Wolfgang von Trips, il Barone Rosso della Formula 1



Tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX si sviluppa in Europa una corrente artistica destinata a diventare famosa, il Romanticismo. I capolavori nati dalle penne dei più famosi scrittori della letteratura mondiale hanno tutti un comune denominatore, l’eroe romantico.


Più di un secolo e mezzo dopo dall'unione di due nobili tedeschi, il 4 Maggio 1928 a Horrem, una località non lontana da Colonia, nasce l’eroe romantico della Formula 1 e dell’automobilismo, il barone Wolfgang Alexander Albert Eduard Maximilian Reichsgraf Berghe von Trips, passato alla storia con il nome di Wolfgang von Trips.


Per tutta la vita Wolfgang soffrirà di diabete ma questo non gli impedirà di realizzare il suo sogno, diventare un pilota da corsa. Prima di ogni gara il pilota tedesco sarà costretto a portarsi sempre dietro qualcosa da mangiare, per evitare di svenire.


Salute a parte, i soldi non rappresentano certo un problema, considerandoli una cosa naturale, al punto che ama spenderli. Wolfgang prenderà parte a ventinove Gran Premi di Formula 1 vincendone due, a cui vanno ad aggiungersi una pole position e sei podi, per un totale di 56 punti iridati.


Ma Wolfgang è l’eroe romantico dell’automobilismo, è l’uomo che vuole andare sempre più veloce e affrontare ogni ostacolo. Comincia a correre in moto ma ben presto comprende che questa non è la strada che vuole seguire: la disponibilità economica gli consente di trovare una macchina, pertanto la compra e alla Mille Miglia del 1954 si piazza secondo nella categoria sport 1500 al volante della Porsche 356, e trentatreesimo assoluto.


Più veloce di lui, nella sua categoria, sarà solo il connazionale Von Frankenberg.


Alfred Neubauer, leggendario direttore sportivo Mercedes, rimane incantato dalla prestazione del barone von Trips, e lo cerca insistentemente. La Germania, dopo la scomparsa di Rosemeyer, sta cercando il suo erede e von Trips, secondo Neubauer, può essere la persona giusta.


Von Trips cede al corteggiamento del grande ingegnere tedesco e nel 1955 è al volante di una Mercedes 300SLR alla partenza del Tourist Trophy.


Il Tourist Trophy, nel 1955, non è una gara come le altre; è la prima corsa dopo la tragica 24 Ore di Le Mans di due mesi prima, dove erano scomparsi più di ottanta spettatori.


Trips è in coppia con André Simon, ed i due arrivano terzi al traguardo alle spalle di Moss e Fangio. La Mercedes si ritira dalle corse ma Neubauer ci ha proprio visto giusto. Nel 1956 Trips esordisce in Formula 1, in occasione del Gran Premio d'Italia, a Monza, come compagno di Fangio, Collins, Musso e Castellotti. In prova il pilota tedesco distrugge la sua Lancia-Ferrari D50 e tutti pensano che von Trips sia solo un ricco viziato che vuole passare il suo tempo con le auto da corsa.


Niente di più sbagliato, perché il pilota tedesco dimostrerà che le corse sono la sua passione e non un passatempo. La sua eleganza, come nel vestire anche nella guida, è naturale. Non capisce nulla di meccanica, non conosce la differenza fra roll-bar e barra di torsione, ma è comunque benvoluto dai meccanici cui non lesina mance favolose per il metro dei box.


Fra la sorpresa generale resta nell’orbita della Ferrari, cosa non comune per chi, al primo tentativo, ha distrutto una costosa Formula 1.


Trips farà ricredere i suoi detrattori già nel 1957, piazzandosi sesto a Buenos Aires e terzo a Monza, preceduto solo da Fangio e Moss. In questa stessa stagione Trips disputa la Mille Miglia con la Ferrari 335S. A un certo punto della gara Peter Collins, in testa sin dall’inizio, si ritira a causa di un guasto meccanico. Il comando passa nelle mani di Taruffi, con von Trips secondo con una macchina in condizioni migliori di quelle del pilota romano. Arrivati a Bologna, Enzo Ferrari gli comunica che avrebbe gradito un gesto nobile da parte di von Trips; insomma un gesto da barone. Ferrari dirà a Von Trips:


"Lei, barone, è giovane, avrà tempo di vincere nei prossimi anni".


Il tedesco, da gentiluomo qual è, comprende la richiesta del commendatore, e scorterà Taruffi sino a Brescia, lasciando al compagno di squadra la vittoria finale. Nel 1958, un altro anno tragico per la Ferrari a causa della scomparsa di Musso e Collins, Trips si piazza terzo a Reims, ma è profondamente colpito dalla scomparsa di tanti amici.


Poco dopo si spegne anche Mike Hawthorn, sulla sua Jaguar.


Il pilota britannico si era appena ritirato dalle gare, ma non era sfuggito ad un tragico destino che lo accomuna a Castellotti, de Portago, Musso e Collins. Trips lascia Maranello per andare alla Porsche, con la quale si piazza terzo alla 12 Ore di Sebring dietro alle Ferrari. Successivamente sarà costretto al ritiro alla Targa Florio e concluderà settimo la 1000 Chilometri del Ring.


In Formula 1, sempre con la Porsche, Trips è bersagliato dalla sfortuna e forse non solo da quella: dopo che scopre casualmente che Huschke Von Hanstein, il direttore sportivo della casa di Zuffenhausen, pretende il cinque per cento dei premi vinti, ha uno scontro con lui: non per i soldi, che per Wolfgang non rappresentano mai un problema, quanto per il comportamento di un suo pari, un esponente della nobiltà tedesca, che lo offende.


Per Trips non c'è problema a dare il dieci per cento del premio vittoria ai meccanici, ma non concepisce questo ulteriore prelievo da parte di una persona non certo bisognosa di denaro. Da questo momento, Trips non avrà più una macchina vincente.


Von Hanstein gestisce la Porsche Rennende Mannschaft come un reparto della Wermacht, e lo emargina. L’ultimo lampo è al Tourist Trophy, una gara che ama particolarmente: secondo assoluto con l’amico Bonnier, e vittoria di categoria.


Deluso dall’avventura Porsche, Trips decide di tornare alla Ferrari, ma nel 1960 si trova davanti nelle gerarchie della squadra Phil Hill, Richie Ginther e Cliff Allison; Enzo Ferrari non ha dimenticato il tradimento del tedesco, e per questo non figura tra le prime scelte.


Ma Von Trips ha la velocità nel sangue, ed è il migliore in un anno non troppo fortunato per il Cavallino: è quarto ad Oporto, ed a Monaco porta in gara la prima Ferrari a motore posteriore, la 156 ma riconquista Enzo Ferrari, come spesso accade, per un’impresa in una gara tutto sommato secondaria, ma che per il costruttore di Maranello ha un sapore molto particolare.


Siamo a Stoccarda, il giardino di casa della Porsche, per una gara di Formula 2. Von Hanstein vuole il trionfo, e addirittura rinuncia al premio di iscrizione purché lo offrano alla Ferrari. Inoltre bisogna dire che questa non sarà una gara come tutte le altre, dato che il regolamento tecnico della Formula 1 per il 1961 prevede una limitazione dei motori a 1500 cc, pertanto parteciperanno principalmente le vetture tedesche.


Lo schieramento della Porsche è impressionante: cinque nuovissime 718/2 affidate a Hermann, Gurney, Graham Hill, Jo Bonnier e John Surtees, pluricampione del mondo su due ruote. Le Ferrari sono solo due, affidate a Phil Hill e von Trips, a cui viene detto:


"Wolfgang, siamo qui per essere battuti, fai quello che puoi".


Ma la risposta di von Trips è determinata:


"No, qui ci tengo a fare bella figura".


Lo squadrone Porsche verrà completamente umiliato: uno smacco che colpì soprattutto Von Hanstein.


Grazie a queste imprese, nel 1961 Trips è il leader indiscusso della Ferrari. Ma nel frattempo in Formula 1 inizia a farsi vedere un giovanotto scozzese che scriverà importantissime pagine di storia dell’automobilismo: Jim Clark.


La stagione 1961 è senza dubbio la migliore per von Trips, dato che con le vetture Sport coglie una splendida affermazione alla Targa Florio, è secondo a Sebring, e nuovamente terzo al Nurburgring.


Ma soprattutto sembra la sua stagione in Formula 1.


Trips vince il suo primo Gran Premio in Olanda, sul circuito di Zandvoort; a Spa è secondo ad un soffio da Phil Hill, e vince ancora ad Aintree, in Francia. Poi, il secondo posto al Nurburgring, dietro a Moss, a due gare dalla fine, lo lancia verso il titolo mondiale.


Giunti al Gran Premio d'Italia, a Monza, von Trips ha 33 punti, Phil Hill 29.


L’ultimo Gran Premio si correrà negli Stati Uniti.


Se Trips vince, si prende il Mondiale.


Ma nei capolavori della letteratura romantica la vicenda, molto spesso, non ha un lieto fine. Purtroppo è quello che accadde il 10 Settembre 1961. La Ferrari vuole vincere il mondiale ma il commendatore, forse per ragioni commerciali, vorrebbe che a vincere il titolo fosse Phil Hill.


Ma von Trips è in splendida forma, è nel momento migliore della sua carriera, e strappa la pole a Phil Hill, lo specialista che ne aveva messe in fila addirittura cinque. E’ la prima volta che Trips riesce a partire davanti a tutti. Hill invece è demoralizzato e parte dalla quarta posizione. Dopo le qualifiche Romolo Tavoni, direttore sportivo, parla con il pilota tedesco che forse ha un presentimento su ciò che gli sta per essere detto:


"Barone, avrei piacere che lei considerasse la possibilità di favorire Phil Hill nella corsa al Mondiale".


Alla Ferrari vogliono vincere con Phil Hill, se possibile, ma soprattutto vincere. La 156 è nettamente superiore alla concorrenza, ma a Monza l’ingegner Chiti teme le molle spingi valvola che hanno dato qualche problema, e che sul velocissimo circuito che include anche l’anello di alta velocità saranno molto sollecitate.


La 156, Chiti lo sa, ha margine, ma ai piloti viene chiesto di girare a 500 giri/motore in meno.


Poco prima dell'inizio della corsa, Hill parla con Tavoni, a cui confessa di non sentirsela di correre, preferendo lasciare la vittoria a Trips.


"Romolo, non ho nessuna voglia di correre. Trips è bravo ed è più veloce di me. Farò tre giri e poi mi fermo".


Trips, che lo vede agitato, prima parla con Tavoni, poi con Hill, alla quale dice:


"Phil, io starò dietro di te, ti proteggerò le spalle, stai tranquillo: vincerai tu questa gara. Qui non sono tuo avversario".


Hill, stupito, chiede il motivo per cui gli avrebbe lasciato la vittoria:


"Per me l'uomo vale più di tutto il resto. E poi ho già il contratto con la Ferrari. La macchina è forte: vinciamo quest'anno, vinceremo anche nel '62".


Trips ha accanto il giovane messicano Ricardo Rodriguez, dietro di loro altre due rosse, quelle di Ginther e Phil Hill. In quarta fila è presente lo scozzese Jim Clark. Al via il tedesco parte male e viene sorpassato da Rodriguez, Hill, Ginther, Brabham e Clark, poiché Chapman sa del problema della Ferrari, quindi riempie solo a metà il serbatoio della vettura del pilota scozzese. Alla fine del primo giro Hill è al comando ma il gruppo è ancora compatto. Ma al termine del secondo giro Trips frena cinquanta metri prima rispetto al punto di frenata, prima di inserirsi alla curva parabolica, sicché Clark tampona la gomma posteriore destra della vettura del pilota tedesco, che vola contro le reti di protezione falciando numerosi spettatori.


Trips viene catapultato fuori dalla macchina appena questa inizia a girare come una trottola; il corpo del tedesco giace a terra senza vita.


L’eroe romantico non c’è più.


Phil Hill, ignaro di ciò che è successo, vince gara e mondiale ma appena tornato ai box scopre che il suo compagno di squadra non c'è più. Di lui Enzo Ferrari dirà:


"Un giovane di grande nobiltà d’animo".


Nella tragedia, oltre a von Trips perderanno la vita quattordici persone.


Trips verrà sepolto nel Cimitero di Kerpen-Horrem.


Appassionato di Go-kart, precedentemente il pilota tedesco fece costruire a Kerpen, vicino alla villa di famiglia, un kartodromo. In quel kartodromo anni dopo un giovane di Hurth-Hermullheim inizierà a correre nel mondo dei motori.


Trentacinque anni dopo, quel giovane pilota guiderà la macchina più ambita da tutti, la Ferrari. Quel giovane si chiama Michael Schumacher. Il destino vuole che la vittoria più bella di quel 1996 verrà colta a Monza, dove il barone si era spento.


Pochi sanno, tra l'altro, che Trips, pochi mesi prima della sua scomparsa, vendette la proprietà a un certo Rolf Schumacher.


Proprio il padre di Michael e Ralf.


Simone Centonze