Willy Mairesse, uno spericolato pilota alla guida della Ferrari



La storia di Willy Mairesse inizia il 1° Ottobre del 1928, a Momignies, villaggio belga vicino alla pista stradale di Chimay, ancora oggi aperta. Nonostante il nome di Chimay faccia pensare più alle birre che alle automobili, la passione di Mairesse è proprio la velocità. Allo scoppio della seconda guerra mondiale Willy ha solo undici anni, al termine ne ha sedici, ma ci vorranno altri nove anni prima che inizi a correre.


La prima gara a cui partecipa è la Liegi-Roma-Liegi del 1953, a cui si iscrive con una Porsche 356 privata. Per l’anno successivo acquista una Peugeot 203, ed in coppia con Pirson termina ventiseiesimo di trentatré piloti al traguardo.


Con la stessa auto riprova la gara nel 1955 e vince nella classe 1300cc in coppia con Maurice Desse, arrivando ottavo assoluto. Successivamente, Willy decide di dedicarsi ai rally, e compra una Mercedes 300SL con cui ottiene il primo posto assoluto alla Liegi-Roma-Liegi 1956 insieme a Willy Genin, battendo un asso del volante come Olivier Gendebien che terminerà terzo su Ferrari 250GT.


Il successo in una gara di contorno al Gran Premio di Germania 1956 attira l’attenzione dell’Ecurie Nationale Belge, fondata e gestita dall’ex-pilota Ferrari Jacques Swaters. Così ottiene un contratto per tre anni alla guida di vetture sport, ma senza grandi risultati. Il miglior piazzamento è un secondo posto alla 12 Ore di Reims.


Nel 1959 Mairesse è in lotta con Olivier Gendebien per la vittoria del Tour de France automobilistico: non vince ma viene notato da Enzo Ferrari, che lo chiama per collaudare e guidare delle Ferrari ufficiali per la stagione 1960.


Willy esordisce nel Gran Premio del Belgio, sua gara di casa, nel 1960, a bordo di una Ferrari 246F1. In qualifica è tredicesimo su diciannove iscritti, ma ultima delle Ferrari. In gara si trova in lotta con il pilota inglese Chris Bristow ed è coinvolto nell’incidente che gli costa la vita a Burneville. Mairesse poi si ritira nel corso del ventitreesimo giro per la rottura della trasmissione.


La stampa lo descrive come un bad boy molto incline alla scorrettezza, ed anche i colleghi hanno scarsa fiducia in lui; ma Mairesse non dà mai peso alle critiche, poiché a suo modo di vedere gli incidenti e i contatti sono parte del gioco.


Nella gara successiva, il Gran Premio di Francia a Reims, Willy è quinto in qualifica, secondo tra i piloti Ferrari. In una gara dominata dalle Cooper-Climax, che ottengono le prime quattro posizioni, Mairesse si ritira nei primi giri, di nuovo per colpa della trasmissione.


Successivamente il pilota belga non partecipa agli appuntamenti di Silverstone e Boavista, ma torna in pista a Monza, dove in qualifica le Ferrari conquistano la prima fila. Mairesse è terzo sulla griglia di partenza, dietro a Hill e Ginther. Più staccato Wolfgang Von Trips, sesto. In gara i primi tre mantengono le posizioni fino al traguardo: per Mairesse si tratta dei primi punti in Formula 1 e del suo primo ed unico podio. La gara è caratterizzata dall’assenza dei team inglesi, che protestano contro la decisione di usare l’anello di velocità.


Nel 1961 Willy guida in Formula 1 tre auto diverse in tre gare: prima una Lotus 18, poi una Lotus 21 ed infine una Ferrari 156 F1. Ma si ritira in tutte le gare: in Belgio per un problema all’iniezione, poi in Francia per la rottura del motore ed infine al Nurburgring per incidente.


Nelle edizioni del 1960 e 1961 del Tour de France automobilistico, Willy ottiene il primo posto, ed ha perfino l’occasione di guidare sulle piste più blasonate, come Le Mans, Spa, e Sebring. Le sue gare sono tuttavia sempre costellate da incidenti e cedimenti meccanici.


Il pilota belga potrà però vantare due successi alla Targa Florio del 1962 e del 1966.


Al volante della Ferrari 156 F1 partecipa ad altre sei gare tra il 1962 e 1963: Quarto in qualifica a Monte Carlo, Willy non riesce a terminare la gara per una perdita di pressione dell’olio, ma viene classificato settimo per aver completato il 90% della distanza prevista.


Nel corso del Gran Premio del Belgio del 1962, Willy va incontro al suo primo grave incidente: in lotta con Trevor Taylor per il secondo posto, il pilota belga viene sbalzato fuori dall’auto a Blanchimont. La machina prende fuoco, e Willy ne esce con ustioni e graffi su tutto il corpo.


Fortunatamente può tornare in pista in breve tempo.


Ed infatti, al Gran Premio d’Italia è decimo in qualifica. In gara, poi, recupera fino al quarto posto: il suo secondo piazzamento a punti sarà anche l’ultimo in Formula 1, giunto sulla stessa pista del primo podio.


Fuori dall'ambito della Formula 1, in coppia con Surtees vince la 1000 Chilometri del Nurburgring nel 1963. Alla 24 Ore di Le Mans, invece, un pit-stop sbagliato causa un incendio all’auto, che li obbliga al ritiro.


La stagione di Formula 1 del 1963 si apre con due ritiri consecutivi a Monte Carlo e Spa, prima a causa della frizione e poi del motore; successivamente, il 4 Agosto 1963 segnerà la fine della carriera di Mairesse in Formula 1. Ferrari lo affianca a John Surtees sulla seconda vettura, nel week-end in cui l’ex-motociclista britannico porta la scuderia di Maranello al successo per la prima volta dal Gran Premio d'Italia del 1961.


Al primo giro Mairesse finisce fuori pista alla Flugplatz, investe un addetto alla sicurezza che perderà la vita, e lo stesso pilota belga rimane gravemente ferito: fratture a gambe e braccia e lesioni ai nervi ed ai muscoli. Le varie lesioni lo costringeranno ad abbandonare la Formula 1.


Successivamente tenterà di partecipare al Gran Premio del Belgio nel 1964 su BRM P57, ma non scenderà in pista in nessuna delle sessioni previste.


Willy, tuttavia, continua a correre nelle categorie endurance e riporta discreti risultati: primo nel Gran Premio d’Angola del 1965 ed alla 500 Chilometri di Spa con una Ferrari 250LM privata nello stesso anno, poi è terzo assoluto alla 24 Ore di Le Mans con una Ferrari 275GTB.


Nel 1966 guida verso la vittoria, in coppia con lo svizzero Herbert Muller, una Porsche 906 alla Targa Florio.


Due anni dopo, partecipando alla 24 Ore di Le Mans del 1968, Willy Mairesse va incontro ad un ulteriore gravissimo incidente: in fase di partenza il pilota belga non indossa correttamente le cinture, e durante il primo giro una portiera chiusa male della sua Ford GT40 lo tradisce sull’Hunaudieres. L’incidente è devastante ed il pilota ne esce vivo ma con gravissime lesioni alla testa, restando in coma per due settimane.


Non si riprenderà mai completamente, e non potrà mai più tornare a correre.


Privato della sua grande passione, Willy prima cade in depressione e poi si spegne suicida in una camera d’albergo a Ostenda nel 1969.


I suoi colleghi, parlando di Mairesse, lo ricordano per i suoi occhi spiritati prima della partenza e per il suo estraniarsi dal mondo durante la gara. Estremamente aggressivo e con una forte propensione alla ricerca del contatto, Willy ha pagato la sua irruenza con numerosi incidenti, che non gli hanno mai permesso di brillare tra le stelle dell’automobilismo nonostante le sue grandi doti velocistiche.


Le parole di Mauro Forghieri raccontano bene l’irruenza e la perizia di uno di quei pochi piloti ricordati non per le grandi vittorie, ma per la loro spericolatezza:


"La GTO era il risultato del lavoro di Giotto Bizzarrini. La macchina all’inizio era veramente brutta da guardare ed una volta omologata e prodotta vennero a galla dei gravi difetti di assetto. Venne incaricato Willy Mairesse delle prove su strada e andò a testarla sui curvoni della Bologna - Firenze dove volò fuori strada distruggendo la vettura. Il pilota belga venne inizialmente incolpato dell’uscita di strada, ma ci dette un sacco di spiegazioni sull’accaduto, convincendoci che la colpa era della vettura e non sua".


"Disse che la GTO in velocità oscillava molto ed aveva un comportamento autosterzante che la rendeva pericolosa ed instabile alle alte velocità. Capimmo allora finalmente il problema. Il belga era un uomo che si faceva volere molto bene, veniva da una famiglia elevata ma era molto umile nel suo lavoro. Mairesse era uno dei piloti più forti e coraggiosi che ho conosciuto. Ebbe un brutto incidente dove si bruciò tutto per colpa di un rifornimento fatto male. La vettura prese fuoco, lui uscì dai box con la macchina in fiamme, e si dovette fermare. Era pieno di ustioni, ma venne comunque da me prima di farsi ricoverare per informarmi dell’accaduto. Aveva un fegato pazzesco, tanto che scelse il suicidio quando si accorse che non poteva più vivere secondo i suoi standard fisici".


Aldo Coletta