Williams FW18, dominio assoluto del team britannico nella stagione 1996



Il 1996 dev'essere l’anno del riscatto per la Williams, che nelle precedenti due stagioni, nonostante gli ingenti investimenti e delle auto indiscutibilmente competitive, non è riuscita a portare a casa il titolo piloti dopo quello conquistato con Prost nel 1993 e quello costruttori raccolto l'anno successivo.


La Williams viene da due stagioni difficili non solo per i risultati prospettati che non sono giunti, ma anche perché nel 1994 ha dovuto affrontare la drammatica scomparsa di Ayrton Senna, evento che per la verità non ha sconvolto solo il team britannico, ma l’intero mondo delle corse.


La strana coppia


Il primo pilota diventa di conseguenza Damon Hill, figlio del londinese bicampione del Mondo Graham Hill; l’inglese, che ha lottato per la vittoria del titolo mondiale già nelle due stagioni precedenti con al fianco David Coulthard, arriva all’inizio della stagione 1996 in età matura e con l’esperienza giusta accumulata al fianco di campioni come Alain Prost e Ayrton Senna, dopo aver esordito sulla Brabham nel 1992 sostituendo l’italiana Giovanna Amati.


Dopo l'abbandono di David Coulthard, migrato in McLaren, affianco al pilota londinese viene scelto un esordiente assoluto, ma non uno qualunque: il pilota in questione è infatti il canadese Jacques Villeneuve, figlio del talentuoso padre Gilles scomparso prematuramente a Zolder nel 1982 al volante della Ferrari.


Una coppia decisamente suggestiva, resa ancor più affascinante da un mezzo che promette sin dall’inverno di essere la vettura da battere.


Le novità regolamentari


Le principali novità del 1996 riguardano il regolamento sportivo, il quale rende il format delle qualificazioni più breve, ridotto a una solo sessione al sabato pomeriggio dopo aver eliminato quella del venerdì. Inoltre viene introdotta la regola del 107%: tale norma stabilisce che il tempo di qualifica di ogni pilota deve rientrare nel 107% del tempo fatto segnare dal poleman di giornata per considerarsi qualificati alla gara.


Cambia anche il semaforo del via: non più luce rossa e verde, ma vengono introdotte cinque luci rosse che si accendono in progressione di secondo in secondo per poi spegnersi contemporaneamente.


Cambia anche la numerazione delle auto: non più numero 1 alla scuderia Campione del Mondo e scambio di numeri con quella che lo detiene, ma numero 1 sempre al pilota campione in carica e numerazione progressiva che segue la classifica costruttori dell’anno precedente. In tal modo i due piloti Williams Damon Hill e Jacques Villeneuve prendono rispettivamente i numeri 5 e 6, mentre l’1 finisce su quella che è la prima Ferrari di Michael Schumacher.


I motori dodici cilindri vengono definitivamente abbandonati a favore dei V10, ritenuti il compromesso ideale in termini di ingombri e prestazioni.


Una base solida


La nuova Williams FW18, progettata dal binomio composto da Adrian Newey e Patrick Head, è uno sviluppo delle precedenti FW17 e FW17B, nonché figlie degli stessi progettisti; vetture che l’anno prima avevano mostrato grande competitività senza però riuscire ad andare oltre le cinque vittorie stagionali.


Diventa dunque logico partire da questa solida base e presentarsi con un’auto che possa garantire uno step in più per portare a casa il titolo. Il telaio in fibra di carbonio viene ridisegnato da Adrian Newey sulla falsariga della FW17B, adattandosi alle indicazioni dei nuovi regolamenti: resi obbligatori, vengono introdotti ai lati dell’abitacolo dei bordi rialzati mirati a proteggere capo e collo dei piloti, per limitare la pericolosità di eventuali impatti laterali. Il tema della sicurezza dopo i drammatici eventi del 1994 è infatti uno dei più sensibili per la Federazione Internazionale.



Le pance laterali diventano più alte, esattamente come il nuovo muso che non è più spiovente col naso sull’asfalto ma sollevato come quello della Benetton B195 Campione del Mondo nel 1995.


Anche l’ala posteriore viene modificata per adattarsi al nuovo sistema di sospensioni posteriori, progettato da Adrian Newey, per sposarsi al meglio con il nuovo telaio.


Questa vettura, equipaggiata con pneumatici Goodyear, monta un motore Renault RS8B V10 a 67° da 2998 cm³ di cilindrata. La potenza massima arriva a superare i settecento cavalli, mentre il cambio è semiautomatico sequenziale a controllo elettronico, con sei rapporti più la retromarcia.


Il peso si aggira intorno ai 600 kg con benzina e pilota.


Un dominio mai in discussione


Il primo appuntamento della stagione si disputa sull'inedito circuito di Albert Park a Melbourne: la Williams mette subito le cose in chiaro conquistando la prima fila in qualifica, con l’esordiente Jacques Villeneuve che sorprende tutti e si piazza in pole position davanti al ben più esperto compagno di scuderia.


In gara il canadese commette un errore di gioventù con un fuoripista che lascia strada alla prima vittoria di Hill; la doppietta, tuttavia, non sfugge alla Williams, con la Ferrari di Irvine a completare il podio.



Seguono per Hill altre due vittorie in Brasile e Argentina, accompagnate entrambe dalla pole position. Villeneuve invece si ritira a Interlagos dopo un testacoda e completa la seconda doppietta della stagione a Buenos Aires.


Dopo tre gare Hill è quindi a punteggio pieno, mentre Villeneuve è fermo a 12.


Tutti gli altri inseguitori sono già staccatissimi con la sola Benetton di Alesi a 10 punti.


Si capisce in fretta che la lotta iridata sarà una questione interna tra i due alfieri della Williams, i figli d’arte che stanno rinverdendo i fasti dei due grandi nomi che riportano in griglia.


Il quarto appuntamento è il Gran Premio d’Europa, corso sul circuito del Nurburgring: questo diventa teatro del primo successo in Formula 1 dello spigliato Jacques Villeneuve, dopo un appassionante testa a testa con Michael Schumacher. Hill, che parte dalla pole, sbaglia la partenza e non va oltre il quarto posto: 33 a 22 è ora il raffronto fra i due a favore dell’inglese.



Nel Gran Premio di San Marino ad Imola, Damon vince nuovamente, mentre Jacques viene fermato da un problema di affidabilità mentre era sesto ed in rimonta.


Nel rocambolesco Gran Premio di Monaco sul bagnato giunge il primo ed unico doppio ritiro della stagione, con la vittoria che va alla Ligier del francese Oliver Panis.


Anche a Barcellona, teatro del Gran Premio di Spagna, la gara delle Williams è tutt’altro che indimenticabile, con Hill che si ritira dopo diversi errori sul bagnato e Villeneuve che non va oltre il terzo posto, mentre Michael Schumacher festeggia la sua prima vittoria con la Ferrari.


Dopo sette gare la classifica vede Damon Hill in testa con 43 punti, e Jacques Villeneuve fermo a 26.


Tre gare consecutive senza vittorie sarebbero troppe per la Williams FW18, che infatti torna alla ribalta con due doppiette consecutive in Canada ed in Francia, entrambe vinte da Hill.



I venticinque punti di scarto dopo nove gare sembrano già un solco incolmabile per l’esordiente figlio di Gilles, che nonostante tutto non demorde nelle gare successive.


Il canadese vince infatti a Silverstone (con Hill out) e a Budapest (con Hill secondo), intervallate da un terzo posto in Germania dove Damon Hill conquista l'ennesima vittoria al termine di una gara dominata dalla Benetton di Berger fino a che un problema di affidabilità al penultimo giro lo rallenta.


I 79 punti in favore dell’inglese in confronto ai 62 del pilota canadese, con quattro gare ancora in calendario, non sembrano adesso così impossibili da recuperare.


Dopo la doppietta in Germania, però, a cinque gare dal termine c’è già qualcosa da festeggiare: il titolo costruttori, se mai ci fossero stati dubbi, è già matematicamente conquistato dalla Williams.


Spa e Monza si rivelano due gare difficili per la Williams, che limita i danni in Belgio mentre chiude senza punti in Italia. In entrambe le occasioni a trionfare è la Ferrari di Schumacher, che porta a tre le vittorie stagionali del Cavallino.


Gli 81 punti di Hill, contro i 68 di Villeneuve lasciano la lotta al titolo ancora aperta, con le gare in Portogallo e Giappone che diventano decisive.


Villeneuve, dopo una gara partita male e poi in continuo crescendo, trionfa in Portogallo davanti a Hill, portando il distacco a nove punti e quindi lasciando aperte le sue chance iridate fino all’ultimo appuntamento in Giappone.


A Damon Hill, tuttavia, basterà andare a punti a Suzuka per assicurarsi il titolo matematicamente.


La prima fila del Gran Premio del Giappone è tutta appannaggio del team inglese, con Villeneuve che mette pressione al compagno subito dietro di lui. In gara, però, Hill prende il comando e non lo lascia fino alla bandiera scacchi, mentre Villeneuve si ritira.



Il 13 Ottobre 1996 Damon Hill diventa dunque Campione del Mondo all’età di trentasei anni. Si tratta della prima volta che in Formula 1 due generazioni (padre e figlio) della stessa famiglia conquistano almeno un titolo mondiale.


Il record resterà unico fino al 2016, quando Nico Rosberg aggiungerà la sua famiglia alle dinastie vincenti della Formula 1.


La Williams FW18 chiude quindi una stagione 1996 dominata con numeri impressionanti: dodici vittorie (otto di Hill, quattro di Villeneuve) su sedici gare, sei doppiette, dodici pole position (nove di Hill, tre di Villeneuve) e, naturalmente, il titolo costruttori e quello piloti.


Simone Silvestro

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