Un viaggio nel passato: Juan Manuel Fangio e una stagione da urlo!



Raccontare di tutti i grandi piloti che si sono messi al volante della Ferrari sarà una vera impresa. Ci sono tantissimi nomi degni di essere messi in risalto, italiani e non.


Quest'oggi vi voglio far tornare ancora più indietro nel tempo, fino a un'epoca in cui la Formula Uno era ben diversa sia da quella di oggi sia da quella degli anni Novanta. Un'epoca che tanti, purtroppo, non hanno avuto l'occasione di vivere.


Ho deciso di raccontare le gesta al volante della Rossa di uno dei piloti più vincenti della storia, nonostante un solo anno di permanenza nel team di Maranello. Un argentino, il più anziano di sempre a vincere un gran premio, il cui nome era Juan Manuel Fangio.


Approdò in Ferrari nel 1956, in seguito ad una stagione corsa al volante della Mercedes della quale non si può dimenticare il terribile incidente accaduto durante la 24 Ore di Le Mans, in cui perse la vita Pierre Levegh. Fangio dichiarò poi che la segnalazione del pilota francese lo salvò, poiché riuscì ad evitare l'impatto con la Austin-Healey di Macklin proprio grazie a quella sorta di estremo gesto d'addio.


La sua stagione in rosso cominciò dal suo gran premio di casa, in Argentina.


Il neo pilota del Cavallino partì dalla pole position ma la sua gara durò ben poco, a causa di un guasto che lo costrinse al ritiro dopo pochi giri. Sembrava tutto finito, ma il muretto chiamò ai box il compagno di scuderia Musso, permettendo così a Fangio di tornare in pista. Un nuovo episodio si verificò quattro tornate più tardi, quando l'argentino finì fuori pista alla curva Ascari e venne aiutato dal pubblico a ripartire, manovra vietata dal regolamento.


Vinse la gara, nonostante tutte le polemiche del caso.


Il secondo appuntamento del mondiale ebbe luogo a Montecarlo, e ad ottenere la pole fu nuovamente Fangio. Il pilota argentino fu però autore di una prima parte di gara piuttosto fallosa, con un testa coda alla Saint Devote e un'uscita di pista alla curva del Tabaccaio che lo costrinsero al ritiro. Ancora una volta dal muretto fu chiamato ai box il compagno di squadra, questa volta Peter Collins, così che fu messo nelle condizioni di riuscire a rimontare fino al secondo posto, alle spalle di Moss che vinse il gran premio.


Proprio Collins fu protagonista nei due weekend successivi, vincendo sia in Belgio, dove Fangio fu costretto al ritiro a causa di problemi alla trasmissione, sia sul circuito di Reims, portandosi così in testa alla classifica generale. Durante la corsa francese ci furono delle tensioni tra Fangio e il team, accusato da quest'ultimo di non consentirgli la difesa del titolo in maniera adeguata, ma tornò alla vittoria nell'appuntamento successivo.


A Silverstone fu Moss a partire dalla pole e dominare la gara per larghi tratti, fino al cedimento del propulsore che lo obbligò a lasciare la leadership a Fangio.


Il pilota argentino fu protagonista di una grande prova di forza al Nurburgring, andandosi a prendere una vittoria che lo portò a Monza, ultimo appuntamento del mondiale, con un buon vantaggio sugli inseguitori, primo di questi proprio Collins.


Durante la gara, Fangio rimase appiedato a causa della rottura dello sterzo, così il muretto chiese a Musso di rientrare ai box per cedere la vettura. Il pilota italiano, che si trovava secondo sul circuito di casa, ignorò l'ordine e proseguì la sua corsa. L'altro compagno di squadra, Collins, si trovava in terza posizione e aveva ottime possibilità di laurearsi campione del mondo, in caso di guasti ai piloti che lo precedevano.


Ma proprio in quella situazione avvenne un episodio che ancora oggi è considerato tra i più sportivi di tutta la storia della Formula Uno e del mondo delle corse in generale.


Peter effettuò il suo pit-stop, e durante il cambio gomme lasciò la sua vettura a Fangio dicendogli: "Maestro, sono ancora giovane e avrò tempo per vincere un titolo, lei forse no, prenda la mia auto e vinca!".


L'argentino rimontò fino alla seconda posizione alle spalle di Moss, favorito anche dal ritiro di Musso, e vinse così il suo quarto titolo mondiale. In un primo momento la sua conferma in Ferrari sembrò sicura, ma in seguito sopraggiunsero numerose divergenze di carattere economico, così che Fangio decise di accasarsi alla rinnovata Maserati 250F.


Lasciò la Rossa dopo una stagione trionfale; fu campione del mondo con tre vittorie e due secondi posti su otto gare disputate.


L'ano successivo corse la stagione 1957 al volante della Maserati, vincendo il suo quinto e ultimo titolo.


Alessandro Cappelli

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