Un punto nel destino di James Hunt e Niki Lauda


Niki lauda in compagnia del suo rivale e amico James Hunt

Quanto vale un punto, James? Quasi tutta una vita, o comunque la parte di essa che varrà la pena ricordare, per chi riesce a metterselo in tasca. Solo che oggi, il 24 ottobre del 1976, quel punto bisogna scovarlo dentro una nuvola  d'acqua che nasconde persino il rischio, che proprio per questo non riesci a individuare finché non ti si presenta davanti togliendoti il tempo di ragionare. Non che tu abbia poi ragionato molto, pensa la gente; in realtà hai sempre ragionato a modo tuo, forse evitando, però, di riflettere: per questo sei così veloce.


Quasi non si vede nemmeno il vulcano, oggi; Fuji è solo una lingua d'asfalto strizzata nei tornanti che oggi ti suggeriscono il destino: il resto è dietro il sipario delle nuvole, talmente scure da far risaltare solo la luce del semaforo.



Dev'essere per questo che gli occhi di Niki, sotto la visiera, puntano verso il cielo: forse lui è in grado persino di contare le gocce, prima di stipulare un patto coi rischi che deciderà di correre. E di percorrere. Col pericolo nessuno più di lui ha dialogato, in quest'anno divenuto già irripetibile, ancora prima di sapere come andrà a finire. Lui che ha una pelle nuova su mezza faccia, ché l'altra metà l'ha lasciata sulla soglia della vita: forse la morte, quel pomeriggio all’Inferno verde del Nürburgring, non se l'è preso per rispetto verso chi è sempre stato in grado di farle i conti in tasca, mentre lei tentava di giocare a dadi con la sua sorte. Sì, dev’essere proprio così: sta contando le gocce, tra la condensa davanti agli occhi e i battiti lenti del cuore, sotto quelle cinture che non avrebbe voluto allacciare. 

Poi la giostra comincia e stare davanti è l'unico modo per tentare di capire come andrà a finire, James; hai lasciato agli altri i calcoli e le convenienze, sai solo che finché non lo vedrai riflesso negli specchietti starai compiendo l'unico dovere che tu riesca a tollerare: schiacciare quel pedale come fosse il mozzicone del tuo ultimo spinello.


Oggi appartieni solo alla pista, James, come se non ci fossero un prima né un dopo; come se non ci fosse più nemmeno Niki, che è sceso dalla Ferrari fradicia senza raccontare balle a nessuno: ci vuole forse più coraggio ad avere paura, per quelli come voi, che a tamponare la morte una seconda volta. Il calcolo delle probabilità lui lo porta cucito sul viso che gli resta, da qualche settimana: uno sguardo antico, di gelida passione, montato dentro la cornice posticcia di una faccia che fatica a ricordare a se stessa i lineamenti lasciati dentro il casco.

E allora questo cielo del Fuji comincia a riflettere il tuo di ritratto, per ogni tornata che tende lo sgambetto alle tue traiettorie. È lì che ora finiscono i tuoi drink, le ore di sonno che mancano alle tue lancette, tutte le donne che hanno lasciato a malapena il nome fra le pieghe delle tue lenzuola, lo sguardo ebete di quando non ci si ricorda più nemmeno il proprio nome, lo stordimento di chi non riesce a scendere mai dalla giostra. Come Dorian Gray, James: per questo sei il più bello di tutti. E non è più soltanto una questione di acqua che defluisce tra le scanalature del battistrada: ora è la storia di un uomo allo specchio, che per una volta, la più importante delle volte, sta sconfiggendo se stesso.

Quella bandiera a scacchi è tale solo per Mario Andretti, che si prende la vittoria di un giorno; per te è il panno che toglie la pioggia dal ritratto: lo hai sempre saputo chi sei, in fondo; ma oggi ti interessa sapere cosa sei stato in grado di essere, almeno per una volta, da festeggiare all’infinito. Guarda che faccia può avere, un Campione del mondo. 

Questo ti basta, come una scommessa che paga tutti i tuoi debiti. Tutto ciò che verrà dopo sarà solo un pretesto per fare bisboccia; pazienza se il quadro adesso invecchierà troppo in fretta: nessuno potrà mai dimenticare questo giorno fradicio del Fuji, che era già la trama perfetta di un film.

Non avrà più senso cercare un'altra sfida, James, una nuova soglia oltre la quale spingere la tua lotta interiore. Quella corona d'alloro è stata una delle tante sventole con le quali hai passato una notte e basta, perché è così che l'avevi sempre immaginato. Questo lo aveva capito Niki per primo, ed è il motivo per cui in fondo ti ha sempre apprezzato.

Lui, come al solito, aveva previsto tutto.


Paolo Marcacci

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