Un'occasione sprecata...



Stavolta, col permesso del direttore, non ci soffermiamo nel racconto di gare memorabili, di grandi imprese su questo o quel circuito, di sorpassi e contro-sorpassi mozzafiato.


Stavolta non possiamo che parlare del presente, della Formula Uno di oggi. Quella stessa Formula Uno dove avremmo trovato, una volta tanto, un finale di gara memorabile, la disputa di un successo per un’incollatura, forse meno di un secondo; un inseguimento leonino e una strenua difesa della prima posizione; staccate sempre più al limite e varchi ostruiti ad arte.


Fino alla fine, fino alle ultime tornate.


Come sarebbe finita?


Con Hamilton che avrebbe alla fine rimontato, grattando anche quei sette, otto decimi che gli mancavano per il raggiungimento di Vettel, o con quest’ultimo che avrebbe resistito, chiedendo alla Ferrari tutto ciò che sul tracciato di Montreal, finalmente, la Ferrari avrebbe potuto dare? Tutti e due gli epiloghi sono da ritenere probabili; nessuno dei due lo vedremo mai.


Non sapremo mai come sarebbe realmente, sportivamente, agonisticamente andata a finire.


Il primo, autentico, vibrante momento di bagarre lo hanno ucciso i giudici. Non mi interessa in questa sede stare a specificare la nazionalità o la provenienza dei giudici, i quali peraltro non sono mai gli stessi e questo già di per sé indebolisce i criteri. Non lo hanno ucciso soltanto per il tifo dei ferraristi: lo hanno sottratto agli estimatori di Hamilton, ai fans della Mercedes che si stavano scrollando di dosso il loro torpore vittorioso, agli spettatori neutrali che avevano appena ritrovato un duello d’altri tempi.


A proposito degli “altri tempi”: quanti secondi di penalizzazione avrebbero totalizzato Mansell, Prost, Senna, Piquet, Schumacher, Coulthard? Quanti punti gli avrebbero tolto dalla licenza?


Non è solamente una provocazione, spolverando il libro dei ricordi.


Poi, nello specifico: quando Vettel compie l’unico errore di un intero fine settimana, sempre guidando a ritmo altissimo con Hamilton che lo incalza, dopo aver messo le ruote nell’erba corregge la traiettoria, ci riesce, si ritrova con la macchina sovrasterzante è appena può riprende la traiettoria.


Cos’altro poteva fare? Hamilton ha dovuto sollevare il piede, vero, ma è stato anche molto furbo nel rendere plateale il suo rallentamento, inchiodando. Poco dopo è finito tutto; tutto ciò che ci stava per regalare un gran finale.


Così non è un grande affare, per Liberty Media, questa Formula Uno. Lo capiamo noi, impossibile che non lo percepiscano loro, che non facciano pressioni sulla Federazione Internazionale dell'Automobile.


Concedeteci poi un finale poetico, oltre che polemico: che una gara così tirata debbano deciderla alcuni burocrati equivale a una bestemmia, nella terra di Gilles Villeneuve.


Paolo Marcacci

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