Umberto Maglioli, il recordman della Targa Florio



Umberto Maglioli nasce nel 1928 a Bioglio, un comune italiano in provincia di Biella, la patria di icone dell’automobilismo sportivo quali Carlo Felice Trossi, Antonio Brivio e Giovanni Bracco.


Figlio di un medico e di una casalinga, nonché nipote di un preside di scuola, Umberto ha tre fratelli. Il futuro pilota della Ferrari condivide con uno di loro, Claudio, l’amore per le corse. Claudio, per altro, si affermerà dapprima come pilota, ed in seguito come preparatore e responsabile dello sviluppo tecnico per Lancia.


Umberto inizia gli studi di ingegneria presso il Politecnico di Torino, ma abbandona alla fine del primo biennio per dedicarsi alla meccanica. Inizialmente assembla un motore da moto BMW su un telaio Fiat Topolino, a cui aveva montato una carrozzeria che lui stesso ha costruito, ed in seguito porta l’auto, ribattezzata Berenice, in gara sul circuito di Novara e poi di Parma. Non a caso, Umberto si definisce:


"Un metalmeccanico preparatore con un grande rispetto per la meccanica".


Nello stesso anno, il 1947, il pilota biellese incontra Giovanni Bracco grazie a conoscenze in comune: i due si conoscono in ospedale, dove Bracco è ricoverato in seguito ad un incidente a Modena.


Maglioli stringe presto amicizia, e dal 1948 diventa il suo copilota, con Bracco che gli fornisce una preparazione per la guida sportiva. Insieme sono primi di classe al Giro di Sicilia guidando una Lancia Aprilia, ottengono l’ottavo posto assoluto alla Targa Florio, e con la stessa auto sono terzi di classe alla Mille Miglia. La stessa coppia passa ad una Ferrari 166 S per il 1949, con cui corrono la Mille Miglia e la Targa Florio, entrambe terminate con un ritiro, ma i due avranno modo di rifarsi nel 1950, essendo quarti assoluti con una Ferrari 166 MM.


Tornati alla Lancia, nel 1951 guidano una Aurelia B20 e la portano al secondo posto nella Mille Miglia, dietro solo a Luigi Villoresi. Umberto Maglioli in questo periodo inizia anche a correre in solitaria, riuscendo immediatamente ad ottenere buoni risultati: tredicesimo al Giro di Sicilia, poi sesto alla Coppa d’Oro su Maserati A6GCS.

Successivamente è Campione italiano Turismo Internazionale 1952 nella categoria riservata ai motori di oltre 1500 centimetri cubici, e in quello stesso periodo porta la Lancia Aurelia D20 nella Carrera Panamericana in coppia con Bornigia, conquistando il quarto posto.


La vettura soffre rispetto alle nuove Alfa Romeo, tanto che Lancia sta già sviluppando sotto la supervisione di Vittorio Jano la D20, pensata esclusivamente per le corse e non riadattata come l’Aurelia.


Per il 1953 la nuova D20 è pronta: questa monta un motore V6 con una cilindrata di tre litri, per una potenza di 215 cavalli. Nelle intenzioni di Gianni Lancia, questa è una piattaforma per sviluppare un’auto da mandare nel Mondiale Vetture Sport, e pertanto molte delle D20 verranno convertite nelle nuove D23 Spider e D24.


Intanto, però, con la D20 Umberto Maglioli vince a Palermo la cronoscalata Monte Pellegrino, e poco dopo la Targa Florio. In quest'edizione del 1953 già prima della gara si registra un incidente tra Bonetto e Bignami, che si scontrano mentre conducono le loro vetture sulla griglia di partenza; i due piloti non riusciranno a prendere il via, dato che entrambi rimarranno feriti, così come i rispettivi meccanici. Poi, durante la gara Piero Taruffi su Lancia si trova in testa all’inizio dell’ultimo giro sul Piccolo Circuito delle Madonie, ma è costretto al ritiro per un incidente da cui esce illeso.


Maglioli così porta la sua vettura, la numero 76, sul gradino più alto del podio.

Alla Coppa d’Oro sale di nuovo al volante di una Ferrari, la 375 MM, portandola al terzo posto. Poi conduce la stessa auto, dividendola con Hawthorn nella 12 Ore di Pescara, vincendo sul lunghissimo tracciato abruzzese che ancora oggi detiene il record per la pista più lunga ad aver ospitato un Gran Premio di Formula 1 valevole per il mondiale.


Dopo la partenza in stile Le Mans, Marzotto e Villoresi prendono in breve tempo il comando e sembra che niente possa fermarli, fino a quando l’auto riporta un’avaria meccanica che li obbliga a rinunciare.


Così la coppia italo-britannica si trova indisturbata al comando, e ci resta fino alla bandiera a scacchi. Dei quaranta iscritti, solo tredici taglieranno il traguardo. La gara rimane contrassegnata dall’assenza di Jaguar (solo una auto iscritta, peraltro non ufficiale) e dal disastro Ferrari: nonostante la vittoria, delle undici auto iscritte solo due tagliano il traguardo.


Nella Carrera Panamericana Maglioli chiude sesto assoluto ed ottiene tre successi di tappa, in una edizione per lui sfortunata, con episodi come lo sganciamento di una ruota posteriore mentre è in corsa.


A Guadalupe, Umberto torna al successo.


Questi brillanti risultati gli valgono la chiamata di Enzo Ferrari, che lo seleziona per la partecipazione al Gran Premio d’Italia di Formula 1. Con una vettura ufficiale, la 553 con cui Ascari vincerà il mondiale, il pilota biellese si qualifica undicesimo ed in gara arriva ottavo.

Nel Gennaio del 1954 Maglioli partecipa alla Temporada, che come è noto si sviluppa in tre tappe. Nel primo appuntamento, al Gran Premio d’Argentina, valevole per il Campionato del Mondo di Formula 1, Umberto è nono, al volante di una Ferrari 625.


Per il Mondiale Sport Prototipi, invece, Umberto vince la 1000 Chilometri di Buenos Aires in coppia con Giuseppe Farina, a bordo di una Ferrari 375MM.


Successivamente tornerà ancora al trionfo in occasione del Gran Premio di Imola, con una Ferrari 500 Mondial, ed al Gran Premio di Senigallia con una Ferrari 750 Monza.


Nell'edizione 1954 della Mille Miglia ci sono molti grandi nomi dell’automobilismo italiano: Giuseppe Farina, Alberto Ascari, ed ovviamente non manca Umberto Maglioli, che nel corso della gara sarà costretto al ritiro.


Per Maglioli l’anno prosegue con alterna fortuna: al Giro dell’Umbria si ritira per problemi meccanici, ma nel Gran Premio Supercortemaggiore torna al successo in coppia con il britannico Mike Hawthorn, a bordo di una Ferrari 735. La battaglia per il primo posto è con Behra su Gordini e González su Ferrari, ed a complicare la gara arriva la pioggia.


La sorte gira di nuovo in sfavore del bravo pilota biellese in occasione della 10 Ore di Messina, poiché Umberto è costretto al ritiro dopo la prima frazione di gara.

Successivamente, Maglioli torna al volante di una Formula 1 al Gran Premio di Svizzera: il pilota biellese segna il decimo tempo in qualifica, ma riuscirà a giungere settimo al traguardo in una gara ad eliminazione che vedrà fuori gioco undici dei diciannove piloti iscritti.

Maglioli torna ad usare una Ferrari 625 nel Gran Premio d’Italia a Monza, ma non è brillante in qualifica, essendo solo tredicesimo su ventuno iscritti, ed in gara divide l’auto con Josè Froilán González (fermato da un guasto alla sua vettura): il primo guida per i primi trenta giri ed il secondo per i restanti quarantotto. Al traguardo arrivano terzi, e l’argentino segna perfino il giro veloce.


Per Maglioli si tratta del primo piazzamento a punti e del primo podio in Formula 1.


Sono invece magri i risultati ottenuti nelle gare extra-campionato: ritirato all’International Trophy, settimo a Bari, non prenderà il via né a Roma né a Pescara.

Successivamente, Maglioli tenta ancora di far sua la Carrera Panamericana.


Ferrari gli fornisce una 375 Plus da 326 cavalli, e Umberto vince la competizione correndo lungo tutto il percorso a 174 km/h di media, segnando il record assoluto.


Le vittorie di tappa andranno tutte a Umberto Maglioli e Phil Hill, entrambi su Ferrari.


Il 1955 si apre con il secondo posto al Giro di Sicilia, a bordo di una Ferrari 118LM, ed un terzo posto alla Mille Miglia, in coppia con Monteferraio, nell’anno del dominio di Moss e Fangio con le Mercedes 300SL.


Al Gran Premio Supercortemaggiore Maglioli guida una Ferrari 750 Monza in coppia con Hawthorn verso il secondo posto, dietro alla coppia Behra-Musso su Maserati, ma per l’equipaggio Ferrari il disastro che rovina la splendida gara avviene nel corso delle operazioni di rifornimento, poiché impiegano il doppio del tempo necessario a causa di un errore nel cambio pilota e nel rifornimento stesso.


Con la stessa auto, tuttavia, Maglioli vincerà il Gran Premio del Mugello, e successivamente è di nuovo secondo con una Ferrari 500 Mondial in occasione del Gran Premio Shell. Vincerà, infine, l’hillclimb Aosta-Gran San Bernardo a bordo di una Ferrari 750 Monza.


Nonostante una ferita al braccio, Maglioli partecipa alla Mille Miglia e giunge terzo al traguardo, staccato di quarantacinque minuti da Moss.

Poi, per due volte partecipa a gare di Formula 1, prima su Ferrari 625, poi su Ferrari 555, in occasione dei Gran Premi d’Argentina e d’Italia. A Buenos Aires, con Farina e Trintignant che guidano le auto di Maglioli e González alternandosi al volante, al traguardo la vettura dell’italiano è terza, quella dell’argentino seconda.


La qualifica continua a non essere il punto forte di Maglioli, che al Gran Premio d’Italia parte dodicesimo. Tuttavia, in gara recupera, anche grazie ai molti ritiri, e raggiunge la sesta posizione.

Alla fine dell’anno, Umberto abbandona la Ferrari: nel 1956 il pilota biellese correrà con la Porsche nel World Sportscar Championship, e con la Maserati in Formula 1.


Su Porsche 550 ottiene la vittoria di classe nella 1000 Chilometri del Nurburgring in coppia con Wolfgang Von Trips; con Von Hanstein, invece, vince la Targa Florio, marcando il primo successo della Porsche nella gara siciliana.


Con la Maserati corre sui circuiti di Silverstone, Nurburgring e Monza, ma in tutte e tre le occasioni sarà costretto al ritiro: in Gran Bretagna lo ferma un problema al cambio, nelle altre due tappe la rottura dello sterzo.


L'avventura in Formula 1 per Maglioli si può dire conclusa qui, dato che correrà soltanto in un'ultima occasione, nel Gran Premio di Germania del 1957. In questa circostanza, con la Porsche 550RS il pilota biellese completa solo tredici dei ventidue giri previsti, essendo poi costretto al ritiro a causa di un problema al motore.


Nel Maggio del 1957 Maglioli sarà presente alla tragica Mille Miglia, dove giungerà quinto al traguardo, e successivamente con Edgar Barth non andrà oltre il quarto posto nella 1000 Chilometri del Nurburgring.


Nel frattempo, il pilota biellese partecipa al Campionato Europeo della Montagna; ed è proprio in occasione della Salzburg-Gaisberg, in Austria, che Maglioli e Barth, il suo copilota, urtano la Borgward di Rottner, vedendosi scagliare fuori dalle rispettive auto.


Maglioli sopravvive, ma riporta la frattura del femore sulla gamba destra e della mascella: la stagione per lui è finita.


Come se non bastasse, i dottori si mostrano perplessi sulle sue possibilità di tornare anche solo a camminare. Ma Umberto riuscirà a rimettersi, pur rimanendo per quasi due anni lontano dalle gare, e sposerà una ragazza venezuelana di origine austriaca, divenendo perfino padre.


Recuperato dall’infortunio, il pilota biellese è pronto a tornare in pista ma non riuscirà a conseguire risultati di rilievo: nel 1959 l’unico piazzamento degno di nota sarà il quarto posto alla 1000 Chilometri del Nurburgring, alla guida di una Porsche 718RSK.

L’inizio degli anni '60 per Maglioli rappresenta una lunga sequenza di ritiri, interrotta solo da un quinto posto alla Targa Florio del 1961, a bordo di uan Maserati Tipo 61 guidata in coppia con Nino Vaccarella.


Le soddisfazioni tornano nel 1963, poiché Umberto riesce a salire sul podio alla 1000 Chilometri del Nurburgring, a bordo di una Ferrari 250 TRI della Scuderia Serenissima del conte Giovanni Volpi, in coppia con Carlo Maria Abate. Successivamente, con la Ferrari 250P della squadra ufficiale corre la 24 Ore di Le Mans in coppia con Mike Parkes, arrivando a raggiungere nuovamente il podio.


Durante gli anni '60, Maglioli si mantiene in contatto anche con Colin Chapman per sviluppare una Formula 1 a trazione integrale, ma i due non produrranno nessuna auto, e di quest’idea resteranno solo alcuni disegni.


Maglioli torna al successo il 21 Marzo 1964, nel World Sportscar Championship, a bordo di una Ferrari 275P condotta in coppia con Parkes.


I due piloti, nelle le prime dieci ore di gara mantengono la terza posizione, prima di emergere nel corso dell’undicesima ora prendendo il comando e rimanendo primi fino al traguardo.


Per il 1965 Maglioli torna a correre per la Porsche, con la quale consegue il terzo posto alla Targa Florio, a bordo di una 904/6 in coppia con Herbert Linge, mentre nel 1966 sarà solo quinto in coppia con Claude Bourillot su di una Porsche 906 della Scuderia Filippinetti.

Dopo il terribile l’incidente occorso nel 1957, nonostante varie fasi alterne, Maglioli fatica a ripetere i successi che in precedenza otteneva abitualmente.


Gli unici piazzamenti di rilievo saranno il terzo posto nella 500 Chilometri di Zeltweg, nel 1967, in coppia con Nino Vaccarella su di una Ford GT40, la vittoria della Targa Florio nel 1968, ed il secondo posto del 1969 in coppia con Vic Elford, al volante dapprima di una Porsche 907, e poi di una 908/2.


Nella sua ultima Targa Florio, Maglioli guida l’Alfa Romeo 33/3, ma esce di strada e non è in grado di riprendere la corsa. Per il pilota biellese quest’incidente rappresenta il termine di una brillante carriera.


Successivamente Maglioli si trasferisce in Svizzera e fonda un’azienda di orologi, sua grande passione insieme ai mobili antichi, a cui si dedica fino alla sua scomparsa, giunta il 7 Febbraio 1999 a Monza.


Umberto Maglioli rimane uno dei piloti più vincenti della storia del Motorsport per quanto riguarda le gare su strada, e forse il miglior corridore di questa speciale sezione del suo tempo, condividendo con Vaccarella e Gendebien il record di vittorie alla Targa Florio.

Aldo Coletta