Tony Brooks, un anno alla corte di Maranello, un sogno quasi raggiunto!



Charles Anthony Standish Brooks nasce a Dukinfield il 25 Febbraio 1932.


Insieme a Stirling Moss, il pilota britannico è considerate uno dei migliori piloti a non essere mai riuscito a conquistare un titolo iridato, pur avendo avuto, nel 1959, la migliore occasione della sua carriera, guidando per Ferrari, giungendo secondo in graduatoria mondiale.


inizialmente, Tony segue le orme del padre studiando odontoiatria, e nel tempo libero si dedica alla passione per le automobili.


Il pilota britannico debutta nelle competizioni automobilistiche nel 1952, all’età di vent'anni, partecipando per lo più ad eventi sportivi locali fino al 1955, anno in cui gli viene offerta la possibilità di debuttare a bordo di una Connaught di Formula 2 al Crystal Palace, giungendo quarto al traguardo.


L’avventura parallelamente prosegue a bordo di vetture fornite dalla Aston Martin.

Nonostante la preparazione degli esami universitari, le buone prestazioni ottenute valgono a Tony la possibilità di debuttare al Gran Premio di Formula Uno di Siracusa, non valevole per la corsa iridata.


A bordo di una Connaught, Tony Brooks fece una gara superba, tagliando il traguardo per primo e diventando così il primo pilota inglese dal 1924 a vincere una gara fuori dal Regno Unito.


Tale risultato porta l’attenzione di vari team di Formula Uno, in particolare della BRM, con cui firma un contratto per la stagione 1956, debuttando ufficialmente in Formula Uno al Gran Premio di Monaco.


L’esordio non è semplice, e a tratti, molto sfortunato. Infatti, l’inglese nella gara del principato non riesce a prendere il via, mentre nell’appuntamento successivo in Gran Bretagna si frattura la mascella in seguito ad un incidente causato dal blocco dell’acceleratore sulla sua vettura.


Nel frattempo, Tony continua l’avventura nelle ruote coperte con l’Aston Martin.


Passato nel 1957 alla Vanwall, l’inglese conquista la sua prima vittoria in una gara valevole per il campionato Mondiale di Formula Uno in condivisione con Stirling Moss nel 1957, ad Aintree, in Gran Bretagna, e nello stesso anno conquista un buon secondo posto nel Principato di Monaco.


Nel 1958, sempre con la scuderia inglese Vanwall, Tony Brooks conquista ben tre vittorie in Belgio, Italia e Germania, chiudendo la stagione al terzo posto con 24 punti conquistati.


A fine campionato, tuttavia, il team Vanwall, Campione Costruttori in carica, si ritira ufficialmente dal Mondiale a causa delle condizioni di salute del titolare Tony Vandervell, fortemente provato anche dalla scomparsa del giovane Lewis-Evans a fine 1958.


Tony Brooks abbandona il team, ma grazie ai risultati ottenuti, nel 1959 arriva la grande occasione per il pilota britannico, che passa alla corte di Enzo Ferrari e, per la prima volta, si ritrova a correre con una vettura nata al di fuori della terra Inglese.


Con la scuderia italiana, Tony Brooks riesce ad imporsi nel Gran Premio di Francia a Reims e nel Gran Premio di Germania sul circuito dell’AVUS, mentre giunge terzo negli States e secondo nel Principato di Monaco, e sempre nello stesso anno, il pilota britannico corre con la scuderia di Maranello anche nelle gare sport, conquistando solamente due terzi posti alla 1000 Km del Nurburgring e al Tourist Trophy in coppia con Jean Behra, a bordo della Ferrari 250 TR.


Alla vigilia del primo Gran Premio del campionato del mondo di Formula uno del 1959 è lecito credere in una vittoria della Ferrari, così come tra i conduttori delle macchine inglesi spetta a Stirling Moss il ruolo di grande vedetta. In realtà fino all'ottantesimo dei cento giri previsti, le precisioni sembrano, una volta tanto, realizzarsi.


Al via, si forma subito un gruppetto di tre macchine: la Ferrari di Behra in testa e le Cooper di Moss e Brabham a seguire nello spazio di trenta metri. Tutti gli altri presto lontani, perduti nel grigiore e nel disinteresse dell'enorme folla accalcata ai bordi del circuito. Behra conduce con sicurezza, rintuzzando alla brava gli attacchi di Moss, che com'è noto non tollera di vedersi davanti la coda di altre macchine. Così fino all'undicesimo giro, allorquando il motore della Ferrari di Behra si rompe e il francese si ferma ai box, mentre sotto la pancia del rosso bolide ormai silenzioso si allarga una macchia d'olio a causa della fuoruscita di una biella.


Con Behra uscito di scena, Moss, con un allungo da grande campione, si libera dalla tenace ruota del compagno di marcia dando l'impressione di avviarsi verso una vittoria. La squadra Ferrari sembra invece in piena crisi, con Hill a cinquanta secondi da Moss e Brooks a oltre un minuto.


Sicché tutti avrebbero giurato che la corsa fosse ormai largamente decisa, anche se Brooks, fino a questo momento stranamente apatico, si risveglia e parte alla caccia di Brabham, fornendo uno spunto d'interesse nella monotonia in cui la gara è caduta. Tra l'altro, il pilota australiano segna il miglior tempo sul giro, che equivale ad un punto in più in classifica mondiale: Moss, che fino a questo momento lo detiene, avvisato dai suoi uomini tenta, con successo, di riprenderselo all'ottantesimo giro, ma lo sforzo è esiliale per la sua macchina, che subito dopo cede.


Così passa in testa Brabham, cui frattanto Brooks si è avvicinato a soli dieci secondi. Incitato dai suoi box il pilota della Ferrari forza i tempi. Ma l'australiano risponde da campione stabilendo all'ottantatreesimo giro il miglior tempo assoluto e nuovo record ufficiale del circuito monegasco. Il distacco tra i due riprende lentamente a salire fino al centesimo ed ultimo giro.


Brabham, subito dopo l'arrivo, si reca verso la tribuna d'onore per ricevere la coppa e le congratulazioni del principe e della principessa di Monaco. Seguono l'inno inglese (di quello australiano nessuno aveva evidentemente pensato a procurarsi il disco) e applausi a non finire.


Alla Ferrari, invece, i musi sono lunghi: "se Brooks si fosse svegliato prima...", dicono.



A sorpresa, saltato l'appuntamento statunitense a Indianapolis, nel successivo GP d'Olanda vince la BRM di Bonnier, dopo che il britannico Stirling Moss, pur dando fondo a tutte le risorse della sua classe, è stato costretto al ritiro da un guasto meccanico. Il pubblico accoglie con profondo disappunto la notizia dell'uscita di gara di Moss, il quale, oltre ad aver vinto il Gran Premio d'Olanda dell'anno scorso, deteneva anche il record di velocità sul giro per il circuito di Zandvoort.


La vittoria dello svedese desta meraviglia in larga parte degli spettatori della gara, soprattutto perché Joakim Bonnier, finora, non aveva ancora colto un'affermazione cosi importante come quella di un Gran Premio valevole per il Campionato mondiale conduttori, così come la vettura inglese BRM, a sua volta, mai era riuscita ad imporsi in una corsa titolata.


Sul duro circuito di Zandvoort, anche Tony Brooks è costretto al ritiro al quarantaduesimo giro, a causa di una perdita d'olio.


Il pilota britannico si rifarà nel successivo Gran Premio di Francia e d'Europa, quarta prova di campionato mondiale, vincendo splendidamente. Il simpatico e correttissimo pilota, compie una corsa esemplare, dominando fin dal primo chilometro. Partito in testa, sul circuito di Reims Brooks sgretola progressivamente la resistenza degli avversari fino ad accumulare un margine di vantaggio così consistente da smorzare ogni residua volontà di chi aveva cercato di opporsi alla sua azione.


La grande affermazione della Ferrari è stata completata dal secondo posto di Phil Hill, e dal quarto di Olivier Gendehien. E forse anche più completa sarebbe stata la vittoria della Ferrari senza il ritiro di Behra, che, partito con ritardo, aveva compiuto un inseguimento spettacoloso fino a raggiungere per un attimo la seconda posizione, ma pagando con un'avaria di motore l'eccessiva irruenza.


Fin dal primo giro, Brooks e Moss sono davanti a tutti, incollati ruota a ruota a 250 km/h; successivamente, fino al quindicesimo giro, benché saldamente in testa, Brooks è minacciato dalla coppia Trintignant-Brabham, poi se ne va irresistibilmente, guadagnando sugli inseguitori persino quattro secondi al giro.


L'arrivo di Tony Brooks è trionfale: "era ora", dicono i meccanici della Ferrari, ammattiti di gioia al termine del Gran Premio.



Ad Aintree, in Gran Bretagna, nella quinta prova del campionato mondiale, Brabham, dopo essere scampato ad un incidente su una vettura sport, vince la gara, aumentando così il suo vantaggio nella classifica mondiale dei conduttori. Tony Brooks è invece costretto a correre con una Vanwall, a causa della mancata partecipazione della Ferrari per lo sciopero nazionale dei metalmeccanici, e si ritira al tredicesimo giro, non potendo quindi aumentare il suo bottino di punti.


Il pilota britannico, tornato al volante di una Ferrari, vince il Gran Premio di Germania, corso sull'autostrada dell'AVUS, a Berlino, dinnanzi ad una folla di circa duecendomila persone. Il trionfo delle Ferrari è completato dal secondo posto di Dan Gurney e dal terzo di Phil Hill.


La supremazia delle Ferrari è netta: Tony Brooks, trovatosi perfettamente a suo agio nelle curve rialzate della pista berlinese, è sempre al comando delle due manches, svoltesi entrambe sulla distanza di 249 km/h.


Prima dell'inizio della corsa, in segno di omaggio alla memoria del francese Jean Behra, perito tragicamente nelle prove del sabato, viene osservato un minuto di silenzio; il ministro Lammer che avrebbe dovuto presenziare alla gara, in segno di lutto vi rinuncia.


I concorrenti compiono tre giri di allenamento in attesa che la pioggia cessasse di cadere e la pista si asciugasse. Poi, alle ore 14:00, il mossiere da il via alle quindici vetture iscritte alla corsa. Tony Brooks scatta al comando e al termine del primo giro precede di parecchi metri i suoi avvversari. Già dopo tre giri, le Ferrari hanno praticamente la vittoria assicurata, essendo costretti al ritiro Moss e Brabham. A sei giri dalla fine della prima manche, Gregory, che evidentemente ha forzato la sua Cooper, cede sicché Gurney e Hill possono accodarsi al compagno di squadra Brooks.


Dopo una pausa di un'ora viene data la partenza alla seconda batteria. Data la schiacciante superiorità delle Ferrari, che sin dal primo giro marciano in testa, la corsa acquisisce un aspetto assai monotono. Dopo un'ora e sei minuti netti di gara, Tony Brooks taglia vittoriosamente il traguardo seguito a brevissima distanza dai compagni Hill e Gurney.



Dopo quest'affermazione, Tony Brooks sale a 23 punti e segue Jack Brabham, fermo a 27 punti.


La sfida tra i due contendenti al titolo, a tre gare dal termine del campionato, prosegue in Portogallo, dove però è il pilota britannico Stirling Moss a dominare e a trionfare, confermando pienamente i pronostici della vigilia.


La corsa, penultima ai fini del campionato del mondo, si svolge sul circuito di Monsanto, un tracciato alquanto vario per curve e altimetria, che si snoda lungo la rete stradale periferica di Lisbona. La partenza avviene alle ore 17:00, in un momento in cui il sole è già troppo basso e colpisce i piloti agli occhi, specialmente ad alcune curve pericolose. Per altro, spira un forte vento lungo il rettilineo, tratto dall'autostrada Lisbona-Estoril.


Il primo dei due contendenti, Jack Brabham, vede sfumare l'opportunità di consolidare definitivamente la sua posizione nella classifica conducenti poiché, come raccontato dal pilota statunitense Masten Gregory, al ventitreesimo giro Brabham ha tentato di superare Mclaren, ma allo scopo di evitare il contatto con la Cooper dell'avversario, l'australiano si è spostato un po' troppo sulla sinistra, investendo le balle di paglia e slittando.


Successivamente, il pilota non è riuscito a riguadagnare la carreggiata ed è finito fuori pista, capottando dopo aver abbattuto il palo di un lampione. Condotto immediatamente all'ospedale, l'australiano ne è uscito un'ora dopo, bendato e incerottato ma felice di essersela cavata con tanto poco, giusto in tempo per vedere l'arrivo vittorioso di Stirling Moss.


Non ne approfitta Tony Brooks, che in questa circostanza non brilla per eccessiva combattività; alla vigilia si sperava che il volubile pilota britannico incontrasse la sua giornata buona, ma purtroppo non è andata cosi, e conclude la gara al nono post a cinque giri dal battistrada.



Stìrling Moss, al volante della britannica Cooper, vince a Monza il Gran Premio d'Italia. L'affermazione del pilota, britannico è praticamente incontrastata, molto per merito della sua elevatissima classe, ma in buona parte anche per l'intervento di un fattore per metà previsto, per metà inatteso, cioè le gomme.


Dopo le prove ufficiali di fine settimana, era emersa la preoccupazione sul consumo dei pneumatici, tanto che, in base ai consumi di battistrada riscontrati, si dava per scontato il cambio a metà gara almeno delle ruote posteriori. Si diceva, e gli inglesi dei team d'oltremanica presenti a Monza lo avevano volentieri lasciato credere, che nessuna macchina avrebbe resistito al ritmo dei 200 km/h senza sostituzione di gomme. Invece, soltanto le Ferrari si ritrovano ad essere costrette alla forzata sosta ai box, mentre né le Cooper, né le BRM, né le Aston Martin riscontrano noie del genere, nonostante su tutte indistintamente le macchine in corsa fossero identiche la marca e le misure dei pneumatici montati; le ragioni tecniche del diverso comportamento vanno ricercate non soltanto nel maggior peso delle Ferrari, ma anche nelle caratteristiche della loro sospensione.


Nella parte iniziale del Gran Premio, e così fino a metà gara, la lotta si sviluppa tra i due piloti della Ferrari, Hill e Gurney, e Stirling Moss, che subito avevano formato un gruppetto di testa mai insidiato da altri, poiché Tony Brooks, che con Moss era il favorito della vigilia, brucia in in partenza la frizione e dopo neppure un chilometro di corsa è costretto a fermarsi.


Brabham, inizialmente incollato ai tre al comando, li lascia poi andare, impostando la sua tattica sul miraggio del titolo mondiale, che l'arresto di Brooks traduce in lieta realtà.


Poi, dopo circa 180 chilometri di corsa tiratissima, durante i quali Hill realizza il miglior tempo sul giro e nuovo record assoluto del circuito stradale di Monza, si fermavano, un giro dopo l'altro, lo stesso Hill, Gurney, Allison e Gendebien, alle cui vetture i meccanici sostituiscono o le gomme posteriori, ridotte quasi sulle tele, o addirittura tutte e quattro.


Pertanto Moss rimane solo a condurre, con una cinquantina di secondi di vantaggio su Hill, circa un minuto su Brabham e settanta secondi su Gurney.


In pista, gli addetti ai lavori aspettano la fermata delle Cooper, ma il tempo passa e i piloti delle macchine inglesi proseguono imperturbabili. Moss compie gli ultimi duecento chilometri guidando sul velluto, verso la grande vittoria.


La graduatoria mondiale, dopo che viene confermata la disputa del GP degli Stati Uniti, il 12 dicembre a Sebring, vede Brabham saldamente, e qualcuno inizia a dire definitivamente, insediato al comando con 31 punti, seguito da Moss salito a quota 24, e Brooks, fermo a 23.



Sabato 12 dicembre 1959, il circuito di Sebring, in Florida, ospita per la prima volta un Gran Premio di Formula Uno.


Brabham, Moss e Brooks si sfidano per la corona iridata, mentre Ferrari e Cooper si contendono il titolo dedicato ai costruttori. Date le caratteristiche particolari di questo tracciato, le cui medie sul giro sono attorno ai 160 km/h, le macchine devono avere grande stabilità, ottima frenata e un motore molto elastico, soprattutto ai bassi e medi regimi.


Caratteristiche queste tipiche delle vetture britanniche, rispetto a quelle italiane.


In questa gara, Ferrari porta quattro auto, affidate a Brooks, Allison, Hill e von Trips, mentre Cooepr porta due auto per Brabham e McLaren, e Walker porta altrettante vetture per Moss e Trintignant.


Le qualifiche, che vedono favorite le auto britanniche, come previsto mostrano la competitività della Cooper-Climax in questo particolare tracciato, che conquista l'intera prima fila con Moss, Brabham e Schell, mentre in seconda si qualificano la Ferrari di Brooks e l'altra Cooper-Climax di Trintignant.


Il giorno successivo, davanti a 20.000 spettatori, viene dato il via all'ultima gara del campionato del mondo 1959 di Formula Uno.


Moss scatta in testa, seguito da Brabham e McLaren; anche Brooks scatta bene, ma al primo giro è vittima di un'uscita di pista che lo costringe ai box per un controllo.


Nelle prime tornate, Moss guadagna due secondo ai giro su Brabham, suo diretto inseguitore, ma al sesto giro è costretto al ritiro a causa del malfunzionamento della trasmissione.


Passa in testa Brabham, tallonato da McLaren, mentre dalle retrovie Brooks cerca di recuperare terreno, raggiungendo il quarto posto. Quando oramai il campionato sembra concludersi a favore di Brabham, all'ultimo giro, in vista del traguardo, con il direttore di corsa pronto a dare il termine alla gara con l'abbassamento della bandiera a scacchi, la Cooper-Climax dell'australiano si ferma per mancanza di benzina.


McLaren passa in testa, tallonato da Trintignant, e vince.


Immediatamente, Brabham spinge la sua auto fino al traguardo, guadagnando con fatica il quarto posto dietro a Tony Brooks, cinque minuti dopo che McLaren ha terminato la corsa esanime (il pilota neozelandese verrà infatti estratto di peso dall'auto e, terminata la premiazione, portato in albergo) e diventa per la prima volta Campione del Mondo, mentre Moss e Brooks rimarranno nella storia come piloti di grande capacità, ma mai capaci di vincere il campionato del mondo di Formula uno.


Tony Brooks termina il campionato al secondo posto con 27 punti, staccato di soli 4 punti dal Campione del Mondo Jack Brabham.



Al termine del 1959, dopo una sola stagione, Tony Brooks conclude l’avventura in Formula Uno con la Ferrari e torna ai servigi delle scuderie inglesi nel biennio successivo, guidando le Cooper e le BRM della scuderia Yeoman Credit.


A bordo di tali vetture non riesce però a ripetere le ottime prestazioni maturate negli anni precedenti, collezionando molti quarti e quinti posti, ma mai una vittoria.


Al netto di tali prestazioni, e conscio dei maggiori successi ottenuti nelle ruote coperte, Tony si ritira ufficialmente dalla Formula Uno al termine del Gran Premio degli Stati Uniti del 1961, gara in cui termina al terzo posto a bordo di una BRM P48.


Si conclude quindi la carriera di un eccellente pilota, capace di correre 39 Gran Premi e ottenere ben 6 vittorie, 4 podi e un totale di 75 punti in Formula Uno, conquistando nel frattempo 14 vittorie nelle ruote coperte.


Andrea Rasponi

Info Cookie

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy nella nostra pagina Info. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.