Te la ricordi Lella?



Te la ricordi Lella? Non è una popolare canzone romana, non stavolta.

 

È la storia di uno sguardo dolce ma determinato, sotto la visiera del casco, di cui anche i libri di storia, a scuola, dovrebbero parlare ai ragazzi, tutti; alle ragazze ancora di più, in particolare, per spiegare loro che c’è stata una loro coetanea, più o meno, capace di buttare giù muri di convenzioni e cliché quasi indistruttibili senza far leva su nessuna protesta; cavalcando solo l’onda di una passione insopprimibile: quella per i motori, per le quattro ruote; contagio di un’infanzia trascorsa in buona parte sul furgone di suo padre, rappresentante di carni. Olio da cambiare, pneumatici da sostituire, la leva delle marce da fissare come fosse il pendolo di un’ipnosi che profuma di benzina e rolla sui semiassi. E una specie di caschetto corto a incorniciare il viso delicato e simpatico, piccola muraglia di grazia dietro la quale si celavano le motivazioni di una ragazza speciale, che non ebbe mai il tempo di fermarsi a considerarsi tale.


Anche per questo oggi glielo riconosciamo.


Perché Frugarolo nel 1946 era un centro più piccolo ancora del nome che porta, angolo di Piemonte dal quale persino Torino sembra un miraggio, ancora oggi; figurarsi allora. 

Sarebbe stato difficile per un ragazzo, sognare di correre in macchina; figurarsi per uno scricciolo castano dal sorriso timido. Ci ha pensato il talento, soffiato sempre più in alto dal vento di una passione insopprimibile, concessa all’inizio come un gioco, suffragata poi dai risultati, sempre più lusinghieri, dalla kart alla Formula Monza, fino alla Formula Tre, dove si distingue e alla Formula 850, dove si aggiudica il Titolo Italiano.


Dove le battute e lo scetticismo svaniscono del tutto, per diradare un orizzonte impensabile: anno 1974, nel cuore dell’estate, la Brabham le offre la possibilità di esordire in Formula Uno e gli inglesi non danno mai una chance a nessuno, se non sono certi di ricavarne qualche vantaggio. La feroce determinazione, sotto la frangetta corta, ha scritto la storia, anche se la ragazza ancora una volta non ha tempo di rifletterci: deve guadagnarsi la qualificazione, a Brands Hatch, proprio in Inghilterra. Non ci riesce, con grande disappunto, ma questo non la frustra e soprattutto, sorprendentemente, non intacca la fama positiva che Lella comincia a riscuotere tra i suoi colleghi, tra i patron delle varie scuderie.


20 luglio 1974, Brands Hatch: Lella Lombardi su Brabham viene iscritta alle qualifiche del Gran Premio di Formula Uno. È un fatto che qualcuno commenta come se fosse una cosa bizzarra; qualcun altro invece lo fa a mezza bocca, con imbarazzo. Di certo sono in tanti a essere contenti quando lei non riesce a conseguire il tempo utile per la qualifica. Come se avessero corso chissà quale rischio, se fosse riuscita a guadagnarsi il diritto a una casella sulla griglia. Per la medesima mentalità, sono in tanti a ritenere che la sua storia nella massima formula si sia chiusa lì, che non ci siano più "rischi" di vederla a bordo di una monoposto della massima formula.


Invece, la March, motorizzata Ford Cosworth, le offre la vettura per la stagione 1975.


Dodici gran premi su quattordici, saltando i primi due in Brasile e in Argentina.


Si è già presa la storia, se vogliamo, pur non avendo però stabilito un vero e proprio record, in quanto la prima donna in assoluto a prendere il via su una monoposto di Formula Uno era stata Maria Teresa De Filippis nel 1958, su Maserati. Nessuna donna, però, aveva ancora ottenuto alcun punto, in un gran premio.


Il 27 aprile del 1975 si corre dove non si dovrebbe, vale a dire sul pericoloso e mal protetto circuito del Montjuic, a Barcellona. Grandi polemiche alla vigilia, molti piloti vorrebbero evitare di correre, c’è chi decide di non farlo, come Emerson Fittipaldi, Campione del mondo; c’è chi si ferma dopo un giro, come Arturo Merzario.


Lella è in gara, con ritmo regolare e traiettorie nitide, durante il venticinquesimo giro, quando la vettura di Stommelen, una Hill anch’essa motorizzata Cosworth, perde l’alettone divenendo incontrollabile, rimbalzando da un guardrail all’altro, fino a travolgere un nugolo di spettatori. Alla fine si conteranno quattro vittime, travolte dalla monoposto britannica. La direzione di gara interrompe la corsa, con l’ordine di riservare la metà dei punti a chi era, fino a quel momento, nella posizione utile per conseguirli. In sesta posizione, Lella Lombardi. Mezzo punto per lei; 0,5 se preferite. Mai accaduto prima, mai più successo dopo. Fino a oggi, epoca di Hamilton e Leclerc; fino al giorno in cui ve lo stiamo raccontando.


Perché è una storia non di femminismo, come banalmente qualcuno sarebbe portato a pensare; bensì di emancipazione, autentica, meritocratica, naturale. Soprattutto naturale, in quanto conseguita in nome di una passione che, come tutte le passioni autentiche, non avrà mai sesso, o genere come si dice oggi.


Una donna appassionata in un mondo di uomini, di soli uomini prima e dopo di lei: Maria Grazia Lombardi, che ora chiamiamo col suo vero nome e che deve essere ricordata come Lella, perché così la chiamavano tutti, dalla storia. Non dalla storia dell’automobile o del motorsport, ma dalla storia e basta, fra tutti quelli che hanno fatto qualcosa che ha cambiato o arricchito l’umanità; magari senza rendersene conto, forse anche soltanto con un mezzo punto guadagnato in classifica.


Quattro gare anche nel 1976, in Formula Uno; poi tante altre competizioni, sempre onorate con passione e dedizione, in un mare di uomini rispettosi del suo talento e incontrando qualche altra rarissima donna.


Un male inesorabile, anche in quel caso senza sesso né genere, la porta via troppo presto, nel 1992. In pochi si ricordavano di lei, anche per questo noi siamo tornati a raccontarne la storia; affinché la conoscano tutti gli appassionati delle quattro ruote ma anche tutte quelle donne o ragazze che hanno il sogno di poter coltivare il proprio talento, in qualsivoglia campo o ambito. Lella Lombardi c’è riuscita su una monoposto di Formula Uno: il suo esempio parla anche a chi non ha mai guardato un gran premio in televisione, a chi non sa chi siano Hamilton e Leclerc, addirittura a quelli che non hanno nemmeno la patente.


Paolo Marcacci

Info Cookie

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy nella nostra pagina Info. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.