Talento, miracoli e due titoli sfiorati: i 5 anni di Alonso al volante della Rossa!


Alonso dopo la vittoria di Silverstone nel 2011

Era mercoledì 30 settembre 2009. I team erano impegnati nel trasloco da Singapore a Suzuka per il quindicesimo appuntamento del mondiale. Insomma, sarebbe stata una normalissima giornata lavorativa come tutte le altre, se non fosse stato per un vero e proprio fulmine a ciel sereno. Proprio quel giorno, sul sito ufficiale della Ferrari comparve un comunicato ufficiale, in cui si diceva che, dall’anno successivo, al volante della Rossa ci sarebbe stato un nuovo pilota al fianco del rientrante Felipe Massa.


L’obiettivo era chiaro, tornare a vincere dopo un’annata complicata, e ciò sarebbe potuto diventare possibile solo con l’ingaggio di un campione. Egli veniva invocato dalla maggioranza dei tifosi del team di Maranello e non poche voci di corridoio cominciavano a circolare nel paddock. Fino a quel giorno, quando fu annunciato. Un ragazzo ormai non più giovanissimo, nato a Oviedo 28 anni prima, vincitore di due mondiali guidando una Renault, che rispondeva al nome di Fernando Alonso.


La sua prima stagione in rosso ebbe inizio in Bahrain. Su un layout allungato del tracciato, il neo pilota Ferrari si qualificò terzo alle spalle di un imprendibile Sebastian Vettel e di Massa. Alla partenza bruciò il compagno di squadra, ma il ritmo della Red Bull guidata dal giovane tedesco era inarrivabile.


Al giro 34, però, Seb lamentò via radio un problema ad uno scarico che lo costrinse a rallentare, così che Alonso lo raggiunse e superò, andando a vincere il Gran Premio davanti a Felipe. Una prestazione incoraggiante per la Ferrari e per i suoi tifosi, che però non trovò conferma nelle successive gare della prima metà di stagione.


A Melbourne e Shanghai, Fernando fu costretto a rimontare dalle retrovie e in entrambi i casi concluse quarto, mentre a Silverstone non fece meglio della 14esima posizione. La classifica generale non era quella che ci si aspettava, con lo spagnolo solo quinto dietro a entrambe le Red Bull e ad entrambe le McLaren. Il weekend successivo si corse sul circuito di Hockenheim, dove la Ferrari si riscoprì molto competitiva. Vettel ottenne la pole ma fu superato al via da entrambi i piloti del Cavallino, con Massa ritrovatosi leader davanti ad Alonso. Quest’ultimo, al giro 20 si lamentò esplicitamente via radio sostenendo di essere ben più veloce del compagno di squadra.


Le posizione rimasero invariato fino al giro 48, quando Rob Smedley disse a Felipe che Fernando era più veloce, ed il brasiliano lo lasciò passare in uscita dal tornantino. Una manovra vietata dal regolamento dal 2003, che costò una multa alla Ferrari ma che non compromise la prima posizione di Alonso. A quella vittoria seguì una serie di ottimi risultati per l’asturiano, che concluse secondo in Ungheria e, dopo lo zero di Spa, vinse a Monza e a Singapore, riportandosi in piena lotta per il titolo. In Corea, dove si correva per la prima volta, Fernando vinse davanti a Hamilton e Massa e balzò in testa alla classifica, grazie al doppio zero di Vettel e Webber.


Quindi si giunse ad Abu Dhabi, dove andò in scena un weekend drammatico per i tifosi. Seb era in testa mentre Alonso si trovava in quarta posizione proprio davanti a Webber, sufficiente per portare a casa il titolo. L’australiano andò ai box al giro 16 e in casa Ferrari si decise di difendersi dal tentativo di undercut, una doppia mossa che stese il tappeto rosso per l’altro pilota della Red Bull.


Alonso e Webber non riuscirono a rimontare e Vettel si fermò ai box tardissimo, così come tanti altri. Il tedesco vinse la gara, diventando il più giovane campione del mondo di sempre, mentre i due favoriti della vigilia non andarono oltre la settima e ottava posizione. Una giornata terribile, che avrebbe potuto sancire il ritorno del titolo a Maranello e che invece si trasformò in un incubo, sportivamente parlando.


Il 2011 fu un monologo di Sebastian Vettel e della Red Bull. Una stagione che si rivelò estremamente difficile per Alonso e per la Ferrari, sommando alcuni difetti in termini di prestazione a qualche episodio sfortunato, uno dei quali accadde a Sepang. Fernando, privato dell’utilizzo del DRS a causa di un guasto, nel tentativo di attaccare Hamilton al giro 45 danneggiò la parte sinistra dell’ala anteriore, vedendosi quindi sfumare una terza posizione più che alla portata. Il primo podio arrivò solo nel Gran Premio della Turchia, quarto appuntamento del mondiale. Una piccola speranza per i tifosi della Rossa, che si accese ancora di più al via della successiva gara sul circuito di Catalunya, quando un enorme boato accompagnò la partenza di Alonso che, dalla quarta posizione, riuscì ad entrare per primo alla curva 1.


Sembrava la volta buona per una svolta, ma il ritmo fu nettamente inferiore a quello degli inseguitori e lo spagnolo concluse solo quinto. Seguirono due ottimi risultati, due secondi posti ottenuti a Montecarlo e Valencia, per poi giungere a Silverstone. Quella domenica tutti partivano con gomme intermedie a causa della pista umida, e Fernando scattava dalla terza posizione alle spalle di Webber e Vettel. Le due Red Bull ne avevano di più e la Ferrari gestiva la terza posizione, ma un colpo di scena avvenne intorno al 25esimo giro. Seb rientrò ai box per il cambio gomme, seguito da Alonso, ma un errore al pit stop permise al pilota spagnolo di passare davanti, per ritrovarsi incredibilmente leader del Gran Premio.


Non mollò più la prima posizione fino al traguardo, andando a cogliere una vittoria che, viste le difficoltà tecniche della monoposto, sembrava impensabile. Seguì un secondo posto al Nurburgring alle spalle di Hamilton e un altro podio all’Hungaroring dietro a Button e Vettel, dopodiché la Red Bull tornò a dominare su tutti gli altri. Alonso si tolse la minima soddisfazione di giungere terzo a Monza davanti al pubblico della Ferrari, ma i podi che ottenne in seguito furono solamente tre. Sebastian Vettel vinse il suo secondo mondiale consecutivo, mentre Fernando chiuse quarto ma con un distacco enorme. Venne comunque elogiato da scuderia e giornalisti per quanto riuscito a fare con una vettura decisamente non all’altezza.


La terza stagione non cominciò nel migliore dei modi per Alonso e per la Ferrari. Fin dai test di Jerez e Barcellona era chiaro che le prestazioni della F2012 non erano all’altezza, soprattutto se l’obiettivo era puntare al titolo. Nel primo appuntamento, a Melbourne, Fernando non andò oltre la 12esima posizione in qualifica, anche a causa di un errore nel Q2, per poi concludere quinto la domenica.


Il secondo Gran Premio si corse a Sepang, in un weekend che tanti tifosi della Rossa ancora oggi ricordano. L’asturiano ottenne l’ottava posizione in griglia, confermando il potenziale visto in Australia, non abbastanza elevato per poter puntare ad una vittoria. Una vittoria che invece arrivò, lasciando tutti a bocca aperta.


Al via, che avveniva sotto la pioggia, Alonso scattò bene andando a prendersi la quinta posizione, dopodiché un rapido peggioramento delle condizioni portò alla decisione da parte dei commissari di esporre la bandiera rossa. Alla ripartenza, la pista era migliorata tanto che i piloti dovettero rientrare ai box per passare da gomme full wet a intermedie.


In Ferrari si scelse il momento giusto e, grazie ad un errore durante la sosta di Hamilton, Alonso uscì alle spalle del solo Perez, che superò dopo poco andandosi a prendere la leadership del Gran Premio. Mantenne la testa aumentando il distacco fino a circa 8 secondi, ma più le condizioni miglioravano, più il pilota della Sauber guadagnava prestazione nei confronti del ferrarista. Il distacco si azzerò a poche tornate dal termine, ma un lungo di Perez alla penultima curva permise ad Alonso di andare a vincere senza ulteriore pressione. Le cinque gare successive videro altri cinque vincitori diversi. Fernando si trovò a remare con la sua monoposto fino al Gran Premio di Spagna quando, a seguito di una nuova sessione di test, la Ferrari alzò il livello di prestazione ponendosi nelle condizioni di poter puntare costantemente alla vittoria. Il weekend di Barcellona si concluse con la vittoria di Maldonado su Williams davanti ad Alonso. Seguì un altro podio a Montecarlo alle spalle di Webber e Rosberg.


Veniamo quindi al Gran Premio d’Europa, che allora si correva a Valencia. Fernando non riuscì a superare il Q2 al sabato e si ritrovò con una misera 11esima posizione. Vettel partiva dalla pole position e, fin dalla partenza, mostrò un ritmo inarrivabile per tutti, anche per Grosjean ed Hamilton che lo inseguivano.


Alonso fu protagonista di una straordinaria rimonta che lo portò a ridosso delle posizioni che contano, ma il fatto decisivo accadde al giro 28, quando un contatto tra Kovalainen e Vergne costrinse i commissari a mandare in pista la safety car. Tutti andarono al cambio gomme, ma l’ennesimo errore al box McLaren fece perdere alcuni posizioni ad Hamilton. Alonso si trovò quindi alle spalle di Vettel e di Grosjean, che superò alla ripartenza all’esterno di curva 2. Poche curve dopo la Red Bull rallentò a causa di un problema al motore, una sorte che toccò anche al francese della Lotus alcuni giri più tardi.


Lo spagnolo vinse la gara davanti a Raikkonen e Schumacher, al suo podio dopo il ritorno in Formula Uno. Una gara commovente per i tifosi della Ferrari. Seguirono due pole consecutive sotto la pioggia, a Silverstone e Hockenheim. In Inghilterra concluse la gara al secondo posto dietro a Webber, che lo aveva superato nel finale, mentre in Germania vinse davanti a Vettel (poi penalizzato). La seconda metà della stagione fu particolarmente sfortunata per Alonso, che vide svanire il sogno mondiale. La ritrovata competitività della Red Bull e di Sebastian Vettel e due incidenti al via dei gran premi di Spa e Suzuka, nessuno dei due avvenuto per colpa dell’asturiano, fecero sì che si arrivasse a Interlagos, ultimo appuntamento del mondiale, con il tedesco in testa al mondiale.


La gara fu ricca di colpi di scena, uno dei quali vide il futuro campione del mondo in testacoda al primo giro, ma un grande secondo posto ottenuto alle spalle di Button non bastò a sopravanzare Seb dalla testa della classifica generale. Un finale drammatico, per come si era messa la situazione dopo i primi giri, ma una stagione definita da molti come la migliore di Alonso alla guida della Ferrari.


La stagione 2013 iniziò invece a fortune alterne per la Ferrari, nonostante questa volta la monoposto fosse chiaramente competitiva fin da subito. Il primo weekend di gara si concluse con la vittoria di Kimi Raikkonen proprio davanti a Fernando che, nonostante un passo gara consistente, non riuscì a battere il finlandese che aveva effettuato una sosta in meno. Il secondo Gran Premio dell’anno si corse a Sepang. Alonso era terzo alle spalle di Vettel e Massa ma scattò meglio del compagno di squadra, andando addirittura a insediare la prima posizione di Seb.


Ma un leggero tamponamento della Red Bull provocò un danno all’ala anteriore della Ferrari, che cominciò a penzolare e toccare l’asfalto. L’idea era quella di provare a resistere in quanto entro pochi giri ci sarebbero state le condizioni per passare da gomme intermedie a slick, ma l’azzardo non pagò e Alonso finì nella ghiaia all’inizio del secondo giro, consegnando di fatto la vittoria a Vettel. Si rifece a Shanghai dove, partito terzo, superò Raikkonen al via e il poleman Hamilton dopo pochi giri, per poi condurre il resto del Gran Premio senza grossi problemi. In Bahrain ancora una sfortuna per Fernando, che fu costretto ad un ulteriore pit stop a causa di un malfunzionamento del DRS. Non poté più utilizzare il sistema per il resto della corsa, concludendo ottavo. Anche in quel caso ci fu un enorme rammarico, poiché egli partiva dalla seconda fila ed il ritmo era sufficiente per poter puntare alla vittoria. Arriviamo dunque al Gran Premio di casa, sul circuito di Catalunya.


La qualifica non fu straordinaria e Alonso dovette accontentarsi della quinta posizione, dietro alle due Mercedes, Vettel e Raikkonen. Al via, però, ne superò due in un sol boccone posizionandosi terzo ed in piena lotta. Il muretto decise di tentare l’undercut, una scelta che si rivelò decisiva poiché, a seguito del pit stop dei primi due, Alonso si ritrovò alle spalle del solo Nico Rosberg, che sopravanzò al giro successivo. Una volta presa la leadership, la gara diventò relativamente facile per l’asturiano, che portò la sua Ferrari alla vittoria senza ulteriori lotte con altri piloti.


Una vittoria che, però, segnò l’inizio di un periodo difficile. A Montecarlo non andò oltre la settima posizione finale, in Canada finì secondo e a Silverstone terzo, ma era evidente che la macchina non aveva più quel vantaggio sugli altri in termini di competitività in gara. Inoltre, durante l’estate vennero modificate le gomme Pirelli, sostituite con un nuovo prodotto che esordì nel Gran Premio d’Ungheria, stravinto da Hamilton.


Tutte le gare successive furono vinte da Vettel, alla guida di una Red Bull mai tanto competitiva, le cui caratteristiche si sposavano alla perfezione con le nuove gomme. Alonso ottenne tre secondi posti consecutivi, a Spa, Monza e Singapore, sempre al termine di rimonte forzate dovute alle scarse performance al sabato, sempre facendo la differenza nei confronti di Massa. Seb si laureò campione del mondo per la quarta volta consecutiva al termine del Gran Premio d’India, gara in cui Alonso non fece meglio della 11esima posizione. Non più un podio per lui dopo la notte di Singapore, anche a causa della crescita di Lotus e Mercedes. Solo in Brasile, nell’ultimo appuntamento, Fernando riuscì a concludere terzo dietro alle due Red Bull. Una seconda parte di stagione amara per lui e per la Ferrari.


A segnare l’inizio del 2014 fu l’avvento dei motori V6 turbo, che andavano a sostituire i V8, accompagnato da numerose modifiche del regolamento in termini di progettazione delle monoposto. La power unit Ferrari si dimostrò da subito non all’altezza di Mercedes, che già sviluppava i nuovi propulsori da alcuni anni, così che Alonso si trovò a guidare una vettura che non gli consentiva di puntare alla vittoria. A Melbourne conquistò il quinto posto, che si trasformò in quarto dopo la squalifica di Ricciardo, mentre a Sepang ottenne la quarta posizione direttamente in pista.


Sul tracciato di Sakhir, dove la potenza e l’efficienza della power unit contavano molto, addirittura Fernando dovette accontentarsi di soli 2 punti, concludendo la gara davanti a al neocompagno di squadra Raikkonen.


Un acuto ci fu a Shanghai. Quinto in griglia, Alonso sfruttò le partenze non perfette di Rosberg e Ricciardo andandosi a posizionare terzo dietro a Hamilton e Vettel, superando poi il tedesco grazie a un undercut. Trovatosi così in seconda posizione, non poté impedire in alcun modo il ritorno di Rosberg, ma riuscì a concludere terzo dopo esser stato pressato da Ricciardo. Tuttavia quella gara non segnò un’inversione di tendenza. La monoposto rimase poco competitiva ed i risultati scarseggiarono. Per arrivare all’unico altro podio ottenuto da Alonso in quella stagione bisogna spingersi fino a Budapest, ben 4 mesi dopo.


Il gran premio cominciava sotto una pioggia che portò i piloti alla decisione di partire con gomme intermedie. Al termine del primo giro la classifica vedeva Rosberg in testa davanti a Bottas, con una Williams che diventava via via più competitiva. Bloccati dietro di lui c’erano Vettel e Alonso.


Una safety car provocata da un botto di Ericsson alla curva 3 e allungata da un incidente di Grosjean mescolò non poco le carte. Quasi tutti montarono gomme soft e si giunse ad una situazione in cui Ricciardo conduceva davanti a Massa, Alonso (che aveva superato Vettel alla ripartenza) e Vergne. Al giro 23 un nuovo colpo di scena, con Perez che andò a sbattere sul rettilineo del traguardo. A seguito di un ulteriore regime di safety car, Alonso si trovò in testa davanti alla Toro Rosso, dopo aver deciso entrambi di non fermarsi. Fernando condusse una gara stupenda, resistendo al ritorno di Hamilton nel finale, ma non poté nulla contro un Ricciardo che, con una sosta in più, in quel momento viaggiava molto più veloce. Concluse quindi secondo, proprio alle spalle dell’australiano.


Da quel momento la Ferrari ri-sprofondò nel tunnel, dal quale non uscì più. Nessun podio ottenuto nei rimanenti gran premi, addirittura due ritiri per problemi tecnici a Monza e Suzuka. Il 20 novembre, quando il weekend di Abu Dhabi era alle porte, fu ufficializzata la rescissione consensuale del contratto che legava Alonso alla Ferrari. A prendere il suo posto sarebbe stato Sebastian Vettel.


Fernando non riuscì a vincere nemmeno un titolo con la Rossa, ma nonostante ciò verrà sempre ricordato per quello che è riuscito a fare al volante della Ferrari.


Egli veniva invocato da tantissimi tifosi dopo la disastrosa stagione 2009, allo scopo di ridare vita e competitività alla squadra. I risultati non sono stati eccezionali, ma dipende dal punto di vista con il quale vengono letti. Perché 11 vittorie, 44 podi e 4 pole position ottenute in 5 anni sono un bottino quasi magro, pensando al numero di gran premi sui quali si contano questi risultati.


Ma se si considerano la supremazia della Red Bull di quegli anni e la scarsa performance della Rossa, allora ecco che si arriva a parlare quasi di un miracolo.


Alonso è stato capace di tenere a galla un team e di portare a vincere una monoposto che non sempre era all’altezza. È stato capace di tenere in vita fino all’ultimo due mondiali in cui partiva da sfavorito rispetto alla concorrenza, guidando sempre al limite e non mollando mai un millimetro. Ha messo tutto il suo talento a disposizione di Maranello, ed è un peccato che se ne sia andato senza alcun titolo, perché almeno uno lo avrebbe meritato eccome.


Alessandro Cappelli

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