Rubens Barrichello, una promessa mancata!



Il 23 Maggio 1972 nasce a San Paolo Rubens Gonçalves Barrichello.


Il pilota brasiliano entrerà nella storia del Cavallino rampante, poiché, grazie al suo supporto e alle sue prestazioni, riuscirà a garantire alla casa automobilistica di Maranello ben cinque titoli mondiali riservati ai costruttori, in Formula Uno.


Rubens, soprannominato Rubinho dagli amici, ha l’Italia nel sangue, discendendo da immigrati Italiani; i nonni infatti sono originari di Castello di Godego, in provincia di Treviso. Il giovane brasiliano scopre fin dalla tenera età la passione per il mondo delle corse, partecipando a soli nove anni al campionato nazionale di kart, vincendolo per ben cinque volte.


Nel 1984, Rubens prende parte al campionato di Formula Ford 1600, conquistando la quarta posizione finale, ma la svolta della sua carriera avviene durante alcuni test della Formula Opel Europea.


Di fatti, nel 1990 la Draco Racing gli propone, a soli 18 anni, di trasferirsi in Europa, per partecipare al Campionato Formula Opel-Lotus, che vince al debutto.


Il Brasiliano ottiene lo stesso risultato un anno più tardi nella Formula 3 Britannica.


Nonostante il passaggio in Formula 3000 in un team poco competitivo non gli consente di esprimersi al meglio, nel 1992 la conquista del terzo posto in classifica generale convince Eddie Jordan, patron dell’omonimo team di Formula 1, ad ingaggiarlo.


Rubens realizza così il sogno di diventare un pilota di Formula 1, conoscendo il suo connazionale Ayrton Senna.


Il destino dei due Brasiliani sarà per sempre legato.


Siamo nel 1993, e Rubens Barrichello è costretto al ritiro per un problema tecnico. L’esito non cambia nei successivi tre appuntamenti stagionali, sancendo un inizio molto deludente: la Jordan 193 non è per niente competitiva, e Rubens naviga nelle retrovie, cogliendo solamente un quinto posto nel Gran Premio d’Italia, a Monza.


Se il 1993 è avaro di soddisfazioni, la stagione successiva parte subito forte. Ad Interlagos, davanti al suo pubblico, risale fino al quarto posto, e nel successivo Gran Premio del Pacifico conquista il suo primo podio in carriera, dietro a Michael Schumacher e Gerhard Berger.


Trionfante, Rubens non riesce a trattenere le lacrime durante la premiazione, e in seguito dichiara alla stampa:


"E' la prima volta che salgo sul podio, ed è un'emozione incredibile. Sono molto contento di me stesso e della Jordan. Non credo proprio si potesse fare di più. Mi sembra di sognare. Quarto a San Paolo, terzo in Giappone. Non abbiamo per ora grandi ambizioni. Viviamo alla giornata, ma così si vive bene".



Dopo il convincente inizio di stagione, Rubens arriva ad Imola galvanizzato dal terzo posto appena ottenuto, e si pone l’obiettivo di proseguire il grande momento di forma.


Ma il suo week-end di gara finisce venerdì mattina.


Alle 13:15, un quarto d'ora dopo l'inizio del primo turno di qualificazione, la Jordan di Barrichello vola a oltre 200 chilometri orari contro le barriere di protezione alla Variante Bassa.


In un attimo giungono sul luogo medici, uomini dell'antincendio e commissari di gara, ma per alcuni minuti, Rubens rimane immobile nell'abitacolo.


Con tutte le precauzioni del caso, dopo gli interventi di primo soccorso, i commissari provvedono a liberare il pilota.


Barrichello viene trasportato al centro di soccorso, dove passano circa quindici minuti di febbrile attesa, prima che il dottor Giuseppe Piana, responsabile del servizio medico, dà le prime, confortanti notizie sullo stato di salute del pilota:


"Abbiamo sottoposto Barrichello ad una radiografia alla colonna cervicale e quindi a una Tac cerebrale che hanno escluso lesioni traumatiche a livello dell'encefalo. Adesso sarà trasportato in elicottero all'Ospedale Maggiore di Bologna per altri accertamenti.


Secondo il nostro parere dovrebbe stare sotto osservazione per quarantott'ore. Come prognosi, per sicurezza, viene comunque escluso dalle prove e dalla gara".


Più tardi, dall'ospedale, giungono ulteriori buone notizie.


Ulteriori controlli portano a scoprire che Rubens ha riportato soltanto una frattura al naso e delle contusioni ad una mano e alle costole:


"Non so cosa sia successo, ma credo che in quel momento andassi forte. Mi sento bene, ho appena qualche difficoltà nel respirare causa il dolore al naso. Peccato, non posso neppure giocare con le infermiere; comunque intendo tornare al circuito domani" Ayrton Senna, che intanto ha conquistato la pole position provvisoria, è molto preoccupato per il giovane connazionale. Il pilota brasiliano lascia il circuito in lacrime e corre in ospedale dall’amico, che fortunatamente è fuori pericolo.


Quarantotto ore più tardi Senna alla curva Tamburello perderà la vita.


Il drammatico fine settimana Imolese segnerà per sempre Rubens.


Nelle settimane successive, Barrichello viene contattato da Frank Williams, con l'intento di sostituire il connazionale Ayrton Senna, tragicamente scomparso a Imola.


Tuttavia, per liberarsi del contratto firmato con Eddie Jordan, il pilota brasiliano avrebbe dovuto pagare una multa, che tuttavia sarebbe stata sostenuta dalla società alimentare Arisco. Ma poiché la Williams è sponsorizzata dalla Rothmans, il brasiliano avrebbe dovuto rinunciare anche al suo contratto personale con Marlboro, per realizzare il suo sogno di guidare un'auto davvero competitiva.


Nonostante le buone premesse, l'accordo non andrà a buon fine, e Rubens rimarrà in Jordan.


Sempre durante la stagione 1994, Barrichello firmerà persino una lettera di intenti con la McLaren, ma poiché scoprirà che nel contratto vi è scritto che il pilota brasiliano sarebbe diventato un pilota del team britannico, non specificando se fosse con un kart, per un test o guidando una vettura di Formula 1, Rubens si convincerà che questo modo di operare fosse una gravee mancanza di rispetto nei suoi confronti, e non si accorderà ulteriormente con Dennis.


Il resto della stagione è segnato dal lento recupero, anche se Rubens riuscirà a conquistare la pole position al Gran Premio del Belgio, all'età di 22 anni e 93 giorni, divenendo il pilota più giovane a conquistare tale traguardo (il record verrà poi battuto da Alonso, e successivamente da Vettel).


A Spa, un inaspettato scroscio di pioggia autunnale rende vano il secondo turno di qualificazione, bloccando i tempi segnati al venerdì, che vedono il pilota brasiliano in testa alla classifica:


"Sono stato fortunato, ma nella vita ci vuole anche questo. So benissimo che se la pista fosse stata asciutta non avrei avuto la possibilità di rimanere dove ero. La mia vettura comunque va bene e in qualsiasi condizione di tempo penso di poter concludere la corsa sul podio o almeno nei punti. Se sarà ancora bagnato avrò maggiori possibilità. Dedico questo parziale successo al mio amico Senna e a mio padre. Senza il sostegno della mia famiglia non sarei qui ad assaporare questa soddisfazione".


In gara, tuttavia, Rubens non sarà fortunato, dato che sarà costretto al ritiro a causa di un incidente.



Il pilota brasiliano riuscirà in ogni caso ad arrivare quarto a Monza e sul circuito cittadino di Adelaide, così come in precedenza aveva fatto sul tracciato di Silverstone, chiudendo la stagione al sesto posto nella classifica piloti.


Questo sembra il preludio ad una carriera sfavillante: tuttavia, rispetto all’ottima stagione appena disputata, il 1995 non inizia affatto bene.


Durante il pre-stagione, Barrichello decide di rallegrare i fan brasiliani, scossi per la scomparsa del connazionale Ayrton Senna, con dichiarazioni alquanto altisonanti. In una di queste, il pilota della Jordan si dice convinto di poter vincere la sua prima gara nella categoria, pur sapendo che il motore Peugeot è debole e la Jordan 195 un'auto che non è nata sotto la migliore stella. Ingenuamente, Rubens chiede ai tifosi brasiliani, orfani di Ayrton Senna, la responsabilità di sostituirlo, finendo per diventare la più grande vittima della furiosa ricerca di un successore del campione di San Paolo. E' in questo momento che, pur essendo arrivato in Formula 1 con un curriculum vincente, degno dei grandi campioni, Barrichello impiega appena due anni per distruggere la sua immagine, trasformandosi in un personaggio scherzoso e collezionando più delusioni che trionfi.


"Avevo bisogno di vincere una gara per dimostrare al Brasile che ero capace, che potevano continuare a fare il tifo per me, che era solo un fallimento tecnico, dopo tutto, avevo vinto tutto in passato. È diventata una necessità, una droga. E mi ha fatto male per tutta la stagione".


Ammetterà Rubens, qualche anno più tardi. Durante il Gran Premio del Brasile del 1995, ad esempio, Rubens decide di adattare il layout del suo casco al design tradizionale di Ayrton Senna. Il pilota brasiliano vuole onorare l'amico scomparto, ma per molti suoi connazionali questo atteggiamento suona come una grande eresia, ancor più in vista del deludente risultato che otterrà durante il fine settimana. Completamente perso, Rubens risulterà persino più lento del suo compagno di squadra, Eddie Irvine, che il qualifica lo precederà, mentre in gara sarà costretto al ritiro a causa del cedimento del cambio.



La stagione 1995 è costellata di ritiri, ma a Montreal, in occasione del Gran Premio del Canada, conquista il miglior risultato fin'ora ottenuto in Formula Uno, classificandosi secondo.

Durante la gara, Schumacher, in testa, compie un'ulteriore sosta e riparte al settimo posto, lasciando il comando della classifica a Jean Alesi, che vince per la prima e ultima volta in carriera, precedendo al traguardo le due Jordan di Barrichello e Irvine.



Il 1996 parte sulla falsa riga dell’anno precedente, quindi il Brasiliano decide di lasciare la Jordan per passare alla Stewart Gp, motorizzata Ford, l’anno successivo.


Con la squadra britannica, Rubens eguaglia il suo personale miglior risultato in carriera al termine del Gran Premio di Monaco, classificandosi secondo dietro al futuro compagno di squadra Michael Schumacher, ma il proseguo di stagione sarà fortemente influenzata dalla poca affidabilità della SF01, che lo costringerà a collezionare ben dieci ritiri nelle dodici gare rimanenti.


"Mi sembra ieri che guardavo Senna in tivù vincere a Montecarlo. Per me essere salito sul podio è come una vittoria. E' stata una battaglia durissima, ma anche bella, il miglior risultato della mia carriera. E anche il primo grande risultato della Stewart che è nata da cinque gare".


Dichiara Rubens al termine del Gran Premio di Monaco.



Il 1998 è analogo all'anno precedente: con la SF02, Rubens conquista solamente due quinti posti, in Spagna e Canada.


Nella stagione 1999 i problemi di affidabilità vengono finalmente risolti, e con la SF3 Rubens termina varie volte in zona punti, conquistando perfino ben tre terzi posti nei Gran Premi di San Marino, Francia e nel Gran Premio d’Europa, dove, grazie ai continui ritiri degli avversari causati dalle condizioni difficili del tracciato, completa l’unica doppietta della scuderia britannica.


L’ottima stagione appena disputata e i malumori interni nati tra la Scuderia Ferrari ed Eddie Irvine, valgono al pilota brasiliano l’ingaggio presso la casa automobilistica di Maranello nella stagione successiva.


Il 4 settembre 1999, subito dopo le ore 9:00, l'ufficio stampa della Scuderia Ferrari dirama l'annuncio:

"La Ferrari comunica che il pilota Rubens Barrichello presterà la sua collaborazione tecnico-agonistica alla scuderia per le prossime due stagioni, affiancando Michael Schumacher".


Raggiante, a Monza Rubens ammette:


"E' uno dei migliori momenti della mia vita. Avere la fiducia della Ferrari nelle mie qualità di pilota mi rende estremamente soddisfatto, per me, per mia moglie, per tutta la mia famiglia, per i tifosi brasiliani. Sapere che potrò vincere delle gare alla guida di una Ferrari è qualcosa che accresce la mia soddisfazione". In tale circostanza, Rubens ammette che già nel 1995 c'era già stato un contatto con la Scuderia di Maranello, ma sarà solo a partire dalla stagione 2000 che il brasiliano correrà con il team modenese:


"I contatti con la Ferrari sono iniziati al GP del Brasile. Ma il contratto è stato firmato solo prima del Belgio. Non potevo parlarne. Volevo iniziare questo rapporto in modo corretto senza tradire la fiducia che la Ferrari ha riposto in me". "Penso che Dio ci dia l'occasione giusta nel momento giusto. Penso che lassù ci sia qualcuno che voglia per noi. Ho avuto sempre l'impressione che un bel giorno il mio sogno di guidare una Ferrari si sarebbe avverato. Sento che questo è l'inizio di una carriera meravigliosa, in una squadra competitiva con un'auto che mi permetterà di puntare alla vittoria, guidando a fianco del miglior pilota del mondo". "Penso che ci sarà una prima stagione di assestamento. Comunque se la vettura me lo permetterà cercherò di vincere subito, ho dentro di me questa voglia. Ritengo che la mia esperienza in F1 mi aiuterà. A Monza, ancora nell'abitacolo della Stewart, i tifosi mi incitavano. E' una pressione psicologica a cui sono preparato. Forse nel '95 non sarebbe stato così, ma oggi mi sento pronto".

Poi, parlando del suo futuro compagno, Barrichello dichiara:

"Con Michael ho un approccio molto amichevole, certamente non avrò problemi con lui. Ho l'umiltà necessaria per sapere che avrò tanto da imparare. Schumacher per i tecnici e anche per me è il migliore. Sarebbe assurdo voler arrivare in Ferrari e stargli davanti. Voglio giungerci in punta di piedi, svolgere bene il mio lavoro, in armonia con la squadra". "Gli ho parlato. Mi ha fatto gli auguri per esser stato scelto dalla Ferrari per correre con lui. E so che sarà dura, molto dura. Ma mi sento pronto a superare ogni difficoltà. Da seconda guida? E' molto difficile parlare di queste cose delicate: farò le stesse prove e la mia vettura sarà uguale alla sua. Nero su bianco: Dovrò seguire le istruzioni della squadra, come fa Schumacher. Quindi dipenderà tutto da me. Bisognerà vedere quanto sarò veloce con la Ferrari. Se in una gara mi trovassi con venti secondi di vantaggio su Schumacher, non farebbe gioco alla Ferrari chiedermi di rallentare". "Sono felice di poter guidare una Ferrari e lo sarò di più quando otterrò il mio primo successo. Ma ora devo restare con i piedi a terra. Penso a chiudere bene il mio rapporto con la Stewart, magari vincendo un GP. Ancora non ho fatto nulla, ma so che guiderò per la più famosa squadra del mondo".


L’avventura in Ferrari inizia subito bene: in Australia, Rubens completa la prima doppietta dell’anno, ma nella gara di casa viene tradito dalla rottura del motore.


Nei due successivi appuntamenti, il pilota brasiliano giunge quarto a Imola, mentre a Silverstone è costretto al ritiro.

Rubens ritrova il podio al Montmelò, e da questo momento diventa fondamentale nella lotta per il titolo mondiale, togliendo punti preziosi a Mika Hakkinen, pilota della McLaren in lotta con Michael Schumacher per vincere il campionato del mondo di Formula Uno.


Sul circuito del Nürburgring, Barrichello giunge quarto, poi torna sul podio a Monte Carlo e a Montréal, conquistando in entrambe le occasioni il secondo posto.


E dopo aver raggiunto per due volte consecutive il terzo posto a Magny-Cours, e a Spielberg, finalmente in Germania, sul circuito di Hockenheim, Rubens consegue la sua prima vittoria in carriera, al termine di una gara davvero bizzarra, che lo vede rimontare dal diciottesimo posto.


Le qualifiche del Gran Premio sono decise dalla pioggia copiosa, che cade a pochi minuti dall'inizio della sessione. Tale condizione meteorologica consente a Coulthard, sceso subito in pista, di conquistare la pole position davanti a Michael Schumacher.


Barrichello è invece rallentato da problemi idraulici e, come detto, non riesce ad andare oltre il diciottesimo posto.


Per Michael Schumacher la partenza del Gran Premio di Germania è una replica di quella della gara precedente: alla prima curva viene di nuovo tamponato, stavolta da Giancarlo Fisichella, e finisce contro le barriere di protezione, ritirandosi.


Le due McLaren, con Hakkinen che al via passa davanti a Coulthard, si involano immediatamente distanziando gli inseguitori capeggiati da Jarno Trulli.


Nel frattempo, però, Rubens Barrichello, partito con una tattica di due soste a differenza della maggioranza degli altri piloti, partiti per fare una sola sosta, inizia a rimontare e, sorpasso dopo sorpasso, recupera la terza posizione.


Le due McLaren sembrano imprendibili, ma al ventiquattresimo giro, un ex-dipendente della Mercedes, licenziato dalla casa automobilistica tedesca dopo 18 anni, decide di compiere un'invasione di pista per protestare della decisione presa, costringendo la direzione gara a neutralizzare la corsa mediante la Safety Car.


Questa circostanza favorisce Barrichello, che rientra ai box e annulla lo svantaggio dal duo di testa.


Non rimane che superare le due McLaren, cosa non certo semplice.


Tuttavia, quando la vettura di sicurezza torna ai box, ad Hockenheim inizia a piovere in maniera molto irregolare, ed in particolare nella parte finale del tracciato.


Hakkinen, Coulthard e molti altri piloti decidono di rientrare ai box e montare le gomme da bagnato, mentre Barrichello rischia il tutto per tutto e rimane fuori: è la mossa vincente, in quanto i piloti McLaren non riusciranno a riavvicinare il brasiliano prima della fine della gara.


Gli ultimi giri sono vissuti al cardiopalma: Hakkinen e Coulthard guadagnano terreno nei tratti bagnati, ma Barrichello riesce a recuperare il tempo perso sfruttando le zone asciutte ed a mantenere il distacco.


Fino all'ultimo giro, corso praticamente in apnea.


Appena passato il traguardo, dalla radio collegata con i box giungono urla incomprensibili del pilota brasiliano.


Rubens Barrichello ha appena vinto la sua prima gara di Formula Uno, precedendo sul traguardo Hakkinen e Coulthard, che sul podio festeggiano con il paulista la sua prima affermazione in carriera.


Un'affermazione che avrebbe potuto ottenere già a Montréal, se non fosse che le decisioni di squadra lo avevano privato del primo trionfo a favore di Schumacher, in lotta per il titolo.


Ma poco importa.


Sul podio di Hockenheim, Rubens si lascia andare ad un pianto liberatorio, asciugandosi le lacrime con la bandiera brasiliana stretta tra le dita e il volto piegato dalla fatica e dalla gioia.



Poi, come un maestro d'orchestra, dirige l'inno italiano, guarda il cielo in segno di riconoscenza e bacia il suo capo, Jean Todt, prima di farsi la rituale doccia di champagne.



"Mi sono tolto un peso, non ci posso credere". "Dedico questa vittoria a papà, mamma e a Silvana, che ha detto che mi avrebbe seguito finché non avessi vinto e oggi non c'era. Festeggerò con lei". Queste sono le prime parole di Rubens, che commentando la gara ammette che: "Era il trentaquattresimo giro, quando dai box Ross Brawn mi ha avvertito che Hakkinen stava rientrando a cambiare le gomme. Io ho risposto che due o tre chicane erano ancora asciutte e ho deciso di restare in pista con le slick. Poi Ross mi ha spiegato che se avessi mantenuto il mio ritmo avrei vinto. In quel momento ho provato una gioia grandissima". "Il giro più lungo è stato l'ultimo. Non finiva mai. Ho rivisto la mia vita, i miei cari. In Brasile, quando vinceva Senna, suonavano sempre una musica bellissima. Dai box mi hanno detto che c'è di nuovo quella musica e io, come ho visto la bandiera a scacchi, mi sono messo a piangere e a urlare".



Dopo questo eccezionale successo, Rubens tornerà sul podio in occasione del GP degli USA, a Indianapolis, e in Malesia, consentendo alla Ferrari di vincere il Campionato Mondiale dedicato ai costruttori, e a Michael Schumacher di diventare campione per la terza volta in carriera a Suzuka, riportando il mondiale a Maranello dopo ventun'anni.



Nel 2001, il pilota brasiliano dimostra nuovamente di essere lo scudiero perfetto di Schumacher, con quest’ultimo che si conferma senza problemi campione del mondo.


Anche se non bissa il successo ottenuto in Germania l'anno precedente, ed è di nuovo vittima dell'ennesima delusione in Brasile, dove è costretto al ritiro dopo aver tamponato Ralf Schumacher, durante la stagione Barrichello conquista per ben cinque volte il terzo posto neo Gran Premi d'Australia, San Marino, Austria, Francia e Gran Bretagna, mentre conclude secondo altrettante volte nei Gran Premi della Malesia, Monaco, Germania, Ungheria e in Italia, migliorando la posizione finale nella classifica piloti rispetto all’anno prima, centrando il terzo posto.



Nonostante le due ottime stagioni, il feeling tra Rubens e la Ferrari inizia però a rompersi già nel 2001.


In Malesia, un violento temporale tropicale si scatena sul circuito creando scompiglio e costringendo l'entrata della safety car. Con Barrichello scivolato in decima posizione, e Schumacher subito dietro in undicesima, alla ripartenza le Ferrari scalano la classifica in pochi giri per merito di una felice scelta di gomme, intermedie per le vetture italiane al contrario di quelle da bagnato montate dai concorrenti.


Le due Rosse di Maranello giungono al traguardo prima e seconda, ma con Schumacher davanti a Rubens, a seguito di un sorpasso del pilota tedesco consumatosi subito dopo la ripartenza, sorprendendo il pilota brasiliano:


"Con Ross Brawn eravamo d'accordo che la condizione della pista era pericolosa e che, levata di mezzo la safety car, avremmo dovuto comportarci con prudenza. Ma non appena si è potuto ripartire, io sono andato un po' troppo sotto a Trulli e ho visto Schumacher che mi passava di fianco. Mi sono un po' sorpreso". "Mi trovo in una situazione difficile nella squadra perché corro insieme al pilota più forte del mondo". In pratica, Rubens pensa che le posizioni non sarebbero dovuto cambiare finché la pista fosse rimasta scivolosa. Quindi a Tv Globo racconta questa versione, aggiungendo che questo era l'ordine della scuderia.


La reazione di tutto il team di Maranello non si fa attendere: "Ci siamo parlati via radio sulla necessità  di usare prudenza, ma lui ha capito che esistevano priorità che non c'erano". Risponde Ross Brawn, mentre il team principal della Ferrari, Jean Todt, rincara da dose dicendo:

"Mai dato quell'ordine. Però non facciamone un dramma. Succede che nella tensione della gara un pilota fraintenda la situazione". Perfino il pilota tedesco si allinea a quello che è il pensiero del team, e ammette:

"Essere nello stesso team significa non tirare a farsi male, ma non significa che ciascuno non faccia la propria corsa. Non so cosa abbia detto Ross Brawn in quel momento. Io mi sentivo velocissimo e volevo togliermi subito dal traffico che mi stava davanti perché non sapevo come sarebbe andato Coulthard".


Ma Barrichello non si ferma.


Dopo le dichiarazioni rilasciate in Malesia, in un incontro con un giornalista del quotidiano O Globo, il pilota della Ferrari si lascia scappare anche i pensieri più reconditi: "Non voglio fare da secondo per sempre e punto a vincere il Mondiale, magari anche quest'anno. La mia sfida principale consiste nel battere il tedesco. Sono come uno studente. Nel secondo anno alla Ferrari mi sono ambientato meglio, conosco tutti, ho degli amici, tecnici competenti che curano bene la mia vettura. In ogni caso già  nella scorsa stagione non ero rimasto deluso".

"Sapere che hai un'auto competitiva aiuta molto, specie di fronte ai miei tifosi. Pressione? Ce n'era di più quando guidavo una vettura che non mi dava possibilità di successo". "Grazie a Schumacher sto migliorando, e un fuoriclasse, non ha un giorno negativo. Batterò molti record in F1, quello dei cinque titoli di Fangio e magari delle 65 pole position di Senna. Spero comunque che non eguagli subito i quattro Mondiali di Prost, cosi ne conquisto uno anch'io". "Non ho mai preso un secondo al giro da Schumacher come Irvine. Penso di essermi dimostrato più forte di lui, potevo già vincere una gara a Montreal lo scorso anno. Alla Ferrari ci sono 550 persone che lavorano per Michael e non per me, quindi credo di aver ottenuto buoni risultati. E' normale: lui è nella squadra da sei anni. Sono il driver che gli è stato più vicino nei tempi. Se Irvine accettava di essere un secondo pilota, io non lo voglio e punto su me stesso". "Alcuni giornalisti brasiliano sottolineano sempre cose negative nei miei confronti. La partenza in Malesia, per esempio: cosa ne sanno? Sapevano che avevo quaranta chili di benzina in più nel serbatoio? E' facile dire che prendo un secondo da Schumacher quando non abbiamo le stesse gomme, ma nessuno dice che ne ho dati due ad Hakkinen con pneumatici identici. Non capisco". "C'è sempre una possibilità di vincere il mondiale. Facendo un buon lavoro, anche con Schumacher in squadra. Non sarà facile, non solo per me, ma non lo sarebbe anche per qualsiasi altro pilota. Ma nella vita nulla è impossibile. Se avessi solo una parte della buona sorte che accompagna Michael, la situazione sarebbe diversa. In Malesia siamo usciti di pista insieme, io ho caricato tanta ghiaia nei radiatori, lui nulla. Una delle pietre mi è anche entrata nell'abitacolo. Ho passato buona parte della corsa tentando di farla cadere dal sedile. Quando ci sono riuscito, ho pensato: ne avevo una sotto il sedere e una, cioè Schumacher, mi è rimasta nella scarpa".


Tuttavia, dopo aver rilasciato queste dichiarazioni, il giovedì precedente alla successiva gara che si sarebbe corsa in Brasile, Barrichello torna a parlare dei presunti attriti con Schumacher e ritratta quanto detto, sottolineando che questi non sarebbero mai nati nelle settimane recenti: "Hanno fatto un cocktail fra quello che ho detto a Sepang e le interviste brasiliane, ma una cosa non ha nulla a che vedere con l'altra. Se dico che mi sveglio ogni giorno con l'idea di vincere, non vuol dire che io voglia essere il numero uno in Ferrari". "Non ho mai detto che Schumacher avesse istruzioni di restare indietro. Forse ho pensato che in quel momento non fosse il caso di lottare per le posizioni. Era più un'opinione che mi sono tenuto per me".


Questo però sarà solo il preludio a ciò che accadrà a Zeltweg, il 13 maggio 2001, aprendo uno scenario che, per assurdo, si consumerà l'anno successivo.


Nel finale della corsa Schumacher si avvicina a Barrichello, al quale era stato chiesto più volte via radio di far passare il compagno di squadra: il pilota brasiliano esegue polemicamente l'ordine all'ultima curva, tagliando il traguardo in terza posizione.


"Let him pass", lascialo passare.


L'ordine arriva a tre giri dalla fine, ma viene eseguito a duecento metri dal traguardo. "Non mi sento di parlare a caldo come ho fatto in Malesia. Prima voglio discutere con la squadra". Dichiara lapidario Rubens al termine della gara.


Il brasiliano chiude l'argomento, ma il rancore resta.


L'immagine di Todt che preme il pulsante per mettersi in contatto radio con i piloti è negli occhi di chi ha seguito il Gran Premio d'Austria: le comunicazioni tra i box e i piloti della Ferrari sono state trasmesse al grande pubblico della Formula Uno.


Un perentorio e sintetico lascialo passare, che è diventato all'ultimo giro, quando qualcuno temeva un gesto di ribellione, un più motivato lascialo passare per il campionato. Sceso dalla macchina per andare alla conferenza stampa di fine corsa, Rubens viene chiamato da Todt che lo rassicura con un ti spieghiamo dopo. Il brasiliano replica: "Non ne avrei parlato comunque".

Intanto però, Michael Schumacher offre la sua versione delle comunicazioni con i box: "Mi hanno avvertito che se fossi riuscito ad avvicinarmi a Rubens e avessi dimostrato di essere più veloce, gli avrebbero detto di darmi strada. Così è stato. Qualcuno dirà  che non è stata una mossa leale, altri approveranno. Il pubblico, comunque, tra due settimane avrà  già  dimenticato tutto. Anch'io in passato lasciai passare Irvine". "E' normale che a un certo punto della stagione arrivi un ordine di scuderia. Tutto sta a vedere quando". Ma questa versione non piace al grande pubblico. Quindi Jean Todt cerca di allentare la tensione ammettendo:

"Oggi abbiamo deciso così. Non esistono regole fisse. Finché Rubens era in grado di lottare con Coulthard lo abbiamo lasciato. Spiace sempre dover dire a un pilota che deve perdere la sua posizione, ma alla fine abbiamo considerato che due punti in più potrebbero essere decisivi nei Gran Premi finali". Dopodiché, il team principal della Ferrari nega di aver temuto un gesto di ribellione da parte del pilota brasiliano: "Barrichello è un professionista, ero certo della sua lealtà. La gara Ferrari è stata compromessa al via: qualcosa non ha funzionato bene nel launch control, il sistema elettronico che gestisce la partenza; si è verificato un eccesso di aderenza sull'asfalto e il software ha diminuito i giri del motore".

In parole più semplici, i sensori hanno trasmesso una potenza insufficiente alle ruote, temendo che pattinassero. Schumacher conferma:


"Una partenza sbagliata non è più colpa del pilota. Noi dobbiamo soltanto lasciare la frizione e pigiare sull'acceleratore, al resto pensa l'elettronica. Qualcosa non ha funzionato a dovere sulla mia macchina e su quella di Rubens. Se fossi partito in testa, avrei potuto gestire meglio la gara e probabilmente avrei vinto".


Todt, tuttavia, conclude la sua argomentazione dichiarando:


"Se - Rubens - fosse stato in testa lo avremmo lasciato vincere. E anche se si fosse trovato in terza posizione non gli avremmo negato la gioia del podio. E' stato il sacrificio più piccolo che potesse capitargli. Non ci sentiamo in debito con nessuno: quando si guida una Ferrari si deve stare al gioco".

Non sarà così.


Un anno dopo, il 12 maggio 2002, si ripete la scena.


Ma questa volta Rubens è in testa alla corsa.


Proprio come l'anno precedente, al sessantatreesimo giro dei settantuno previsti, per via di un ordine di squadra già discusso nelle ore precedenti la gara, giunge l'ordine di far passare in testa Schumacher.


Ma è solo all'ultimo giro e a cento metri dal termine della gara che Barrichello rallenta, lasciando avvicinare Schumacher e facendolo passare quasi sotto la linea del traguardo.



Il dopo gara è un delirio.


Todt cerca di difendersi ammettendo che: "Non so se è stata la scelta giusta, ma è la nostra scelta. C'erano pro e contro, abbiamo ritenuto che fossero di più i pro. Il campionato è ancora lungo. Mancano undici prove alla fine e non è detto che la nostra superiorità rimanga immutata. Nel '97, nel '98 e nel '99 ci è sfuggito il titolo all'ultima gara. Nel 2000 abbiamo vinto le prime tre gare e qualcuno sosteneva che fosse tutto deciso. E invece abbiamo avuto una serie di problemi, tanto da rischiare di non farcela. Non è stata una decisione facile, ma era quello che dovevamo fare nell'interesse della nostra scuderia".


"Rubens ha dimostrato di valere la nostra fiducia con una gara stupenda che corona un fine settimana fantastico: è il vincitore morale ed è per questo che abbiamo mandato con lui sul podio il suo ingegnere di pista, Gabriele Delli Colli".


E parlando di immagine rovinata, il team principal della Ferrari dichiara:

"L'immagine si rovina di più quando si perde un Mondiale per quattro punti. I fischi sono nuvole che passano e alla fine tutti si ricorderanno solo chi è arrivato primo. E' stata una decisione per il bene dell'azienda di cui sono un dipendente". "Riteniamo, a torto o a ragione, che Schumacher abbia più possibilità di vincere il mondiale e dobbiamo decidere in suo favore. E' importante approfittare di questa nostra superiorità". "La decisione è stata comunicata a entrambi al sessantatreesimo dei settantuno giri. Avremmo potuto ottenere lo stesso risultato mettendo dieci litri di benzina in più nella macchina di Michael durante il primo pit-stop, in modo da evitargli una seconda sosta, ma sarebbe stato scorretto nei confronti di Rubens".


I fischi del pubblico coprono l'inno tedesco.


Michael Schumacher, per altro dispiaciuto di quanto accaduto, lascia il gradino più alto a Barrichello e gli cede la coppa del primo classificato. Rubens, sul podio, su quel gradino più alto che meritava ma che da regolamento non gli spettava, si lascia andare ad un pianto nervoso, mentre i tifosi continuano ad urlare.



Due minuti dopo, in sala stampa, un lungo ululato accoglie Schumacher, che di nuovo cede il posto centrale, a lui riservato, al compagno di squadra. Il tedesco cerca di giustificare la scelta della sua scuderia facendo autocritica, lodando il compagno e contestando gli ordini ricevuti, dopo che il pilota brasiliano ammette:


"Se non avessi ubbidito avrei compromesso il rapporto con la squadra, non quello con Michael. Tra me e lui l'intesa è ottima".


"L'unico momento critico è stato al rientro della safety car: temevo che il raffreddamento di gomme e freni potesse darmi qualche problema". "Ho già un'esperienza in fatto di sorpassi a pochi metri dal traguardo. Ho appena rinnovato il contratto per due anni, è bene che lo rispetti. Sto attraversando un periodo bellissimo. Sono diventato una persona migliore e un pilota più veloce. Credo che la mia determinazione mi porterà a tante vittorie. Non ho alcun motivo di lamentarmi". "Dovrò cercare di stare davanti a Michael al momento giusto, ma giuro dal profondo del cuore che non gli augurerò mai di avere dei problemi". "Credo, comunque, che non vincerò una corsa finché il campionato non sarà vinto. Ma da questo Gran Premio io non esco certo sconfitto".


Schumacher, come detto, proverà a dissuadere le polemiche, ammettendo che:


"E' stata una decisione del team, ho dovuto ubbidire anche se non ero d'accordo. Non mi piace vincere così. Io speravo che non dessero l'ordine. Durante le ultime curve ho persino rallentato, ma Rubens ha rallentato più di me".


A Schumacher vengono rivolte domande sempre più imbarazzanti, tra le quali la questione di dove va a finire la credibilità dello sport:

"Se ne diranno tante. Qualcuno capirà, qualcuno no. Purtroppo per lui, Rubens è troppo indietro in classifica e non è in grado di lottare per il titolo. Non mi piace quello che è successo, soprattutto considerando l'andamento della stagione, però chiedo a tutti di rispettare la squadra, che è concentrata per la conquista del Mondiale". Se ne avevano parlato prima della gara:

"No, quindi non me l'aspettavo. Non ci sono vincitori oggi, perdiamo tutti". Se gli sponsor gradiranno tale scelta:

"Non credo che saranno dispiaciuti se diventeremo campioni. Un anno fa a Budapest, quando conquistammo il titolo con due mesi di anticipo, nessuno mi chiese dello scorso Gran Premio d'Austria, quando Rubens mi regalò la seconda piazza. Tutti parlavano di Ferrari super". E se le regole della federazione consentono certi accordi:

"La Formula 1 è uno sport di squadra. Non siamo i primi ad aver fatto così". Quando poi i giornalisti chiedono al pilota tedesco se pensa di diventare campione perché è il miglior pilota o perché ha il miglior contratto, Schumacher non risponde.


Barrichello, seduto a fianco, decide di aiutare il compagno e collega mettendogli un braccio sulle spalle e portandolo via.


Dirà qualche anno più tardi l'allora direttore tecnico della Ferrari, Ross Brawn, smentendo di fatto la versione di Schumacher, esposta in quei frangenti per cercare di smorzare i toni:


"Il fatto dell'Austria, riflettendoci, è stato un errore. Le circostanze alla base erano un po' più complesse di quanto la gente possa pensare, in quanto prima della gara avevamo discusso su come avremmo gestito la situazione - se si fosse verificata - secondo cui Rubens sarebbe stato dinnanzi a Michael, ma ad un certo punto lo avrebbe lasciato passare e avremmo continuato la gara".


"Era tutto pre-concordato. Poi in gara, quando Rubens era davanti a Michael, gli abbiamo detto: OK, ora puoi lasciarlo passare? Ma Rubens ha risposto: No! Non farlo! Non fammi fare questo. E' la mia grande possibilità di vincere questa gara. Non puoi farmi questo".


"A questo punto anche Michael era anche alla radio, desideroso di sapere quando Rubens lo avrebbe lasciato passare come precedentemente concordato. Come conciliare tutto ciò se non avessimo fatto quello che dicemmo che avremmo fatto nella pre-riunione? Quindi questo è stato, in definitiva, il motivo per cui abbiamo detto a Rubens che doveva farlo, e ovviamente questo ha avuto un grande risalto".


"La situazione è poi peggiorata, perché Michael ha visto la reazione della folla e ha messo Rubens sul primo gradino del podio, fatto per il quale siamo stati multati di un milione di dollari dalla FIA. Ciò che è seguito è stato molto più dannoso e distraente per la squadra, rispetto a se avessimo lasciato da solo Rubens e gli avessimo dato una sculacciata in privato".

"Se avessi potuto ripeterlo, non avrei fatto quello che abbiamo fatto, perché le conseguenze sono state più profonde di quanto avremmo potuto considerare".


"Qualcosa che avrebbe dovuto essere una questione di squadra interna è diventato politico".

Il 26 giugno 2002 la Ferrari sarà convocata davanti al Consiglio Mondiale dalla FIA, dove inizialmente verrà proposto di riconoscere l'ordine d'arrivo dei piloti del team di Maranello, ma di decurtare 4 dei 10 punti ottenuti da Schumacher ed accreditarli a Barrichello, con il pagamento di una relativa multa a carico della Ferrari; alla fine, però, il team di Maranello sarà sanzionato solo col pagamento di una multa di un milione di dollari per non aver rispettato le procedure previste durante la cerimonia sul podio, mentre l'ordine di scuderia in sé, pur giudicato deplorevole nel modo in cui era stato messo in atto, non verrà considerato punibile dalla FIA.


La delusione per il pilota brasiliano è enorme, anche perché, fino a questo momento, il 2002 aveva riservato a Rubens ben tre ritiri nelle prime gare ed un secondo posto a Imola, mentre al via del giro di ricognizione del Gran Premio di Spagna sulla sua Ferrari si era rotta la trasmissione, costringendolo al ritiro ancora prima dell'inizio della gara.


Ciò nonostante, la stagione 2002 diventerà la migliore della sua carriera, poiché il pilota brasiliano trionferà sul circuito del Nurburgring, all'Hungaroring, a Monza e a Indianapolis, dove per la seconda volta si accendono le polemiche dopo che negli ultimi giri Schumacher e Barrichello rallentano notevolmente, preparando un arrivo in parata.


Le polemiche nascono a seguito del fatto che, sulla linea del traguardo, Rubens supera il compagno di squadra, vincendo per appena undici millesimi di secondo. Inizialmente sembra che Schumacher avesse confuso la linea del traguardo con quella di partenza, posta più indietro, rallentando più del dovuto: a fine gara, però, il pilota tedesco dichiara di aver deciso autonomamente di lasciar passare il compagno di squadra, per ripagarlo del gesto compiuto nel Gran Premio d'Austria, quando Barrichello gli aveva ceduto la vittoria sul traguardo dopo aver ricevuto il controverso ordine di squadra.


"Ho regalato l'America all'amico Rubinho, in fondo dopo quanto era successo in Austria gli dovevo qualcosa; ora siamo pari".


Dichiarerà Schumacher, mentre Todt minimizzerà quanto accaduto dicendo:


"L'importante era di vedere due Ferrari ai primi due posti. Uno-due o due-uno a questo punto per noi è lo stesso. Michael voleva avere vicino Rubens, non c'era bisogno di spingere al massimo, non c'erano ordini di squadra come in altre gare. Hanno disputato una grande corsa, battagliando fra loro sino alla seconda sosta per pneumatici e benzina. Poi doveva essere tutto normale. Schumacher ci ha anche chiesto via radio se il team voleva qualcosa, gli abbiamo risposto che erano liberi di decidere. Il tedesco ha pensato alla parata ma è impossibile calcolare l'arrivo al millesimo. È andata così, a noi va benissimo comunque".


Ma agli americani il finale della corsa non piace, tant'è che qualcuno interpreta male l'episodio, pensando a un altro ordine di scuderia.



Il 2003 è l’anno in cui Barrichello risulta più decisivo.


La McLaren torna ad essere la rivale diretta della Ferrari, che non riesce a dominare come nella stagione precedente.


Per Rubens sono due le tappe principali: Silverstone e Suzuka.


Il 20 luglio 2003, in un'ondata di caldo, si disputa il Gran Premio di Gran Bretagna.


Il pilota brasiliano giunge a Silverstone dopo un deludente risultato ottenuto al Gran Premio di Francia, dove nel primo giro era stato autore di un testacoda che lo aveva relegato in fondo al gruppo, e costretto ad una rimonta che si fermerà solo al settimo posto.


Nei giorni successivi piovono critiche contro il pilota brasiliano, e perfino Schumacher si lascia andare ad un commento pungente:


"Non mi aspetto che Rubinho mi aiuti".


Ma Barrichello non si abbatte e conquista la sua seconda pole position stagionale con quasi due decimi di vantaggio su Trulli, nonostante avesse effettuato per secondo il proprio giro cronometrato, dopo essere uscito di pista nelle sessione di venerdì.


Nel confronto tra i due, risulterà determinante il primo settore della pista, nel quale il pilota della Ferrari guadagnerà oltre due decimi sul rivale: nonostante il pilota italiano avesse fatto segnare i migliori parziali nel secondo e nel terzo settore, il margine del brasiliano sarà sufficiente a consegnargli la prima posizione.


"Oggi è andata meglio a me, ma io evito battute". Commenta Rubens al termine della qualifica, scrollandosi di dosso critiche e sberleffi. "Le battute non contano. L'importante è quello che noi portiamo a casa. Io parto per vincere, se posso. Silverstone è una pista che ci favorisce: la Ferrari è migliorata davvero dopo una settimana di test durissimi e la Bridgestone ha lavorato in maniera eccezionale. Rispetto a Magny Cours c'è una notevole differenza di prestazioni. L'importante è restare con i piedi per terra".

Questa volta è Schumacher a sbagliare: rallentato da un errore alla curva Abbey, il pilota tedesco si deve accontentare della quinta posizione.

"Durante il giro di Michael ho provato sentimenti contrastanti: non volevo che Schumacher mi battesse, però speravo che facesse un buon tempo per spirito di squadra".


Dichiara Rubens al termine delle qualifiche.


In gara però, le cose si complicano.


Barrichello scatta in pole position con Trulli al suo fianco, ma lo spunto del brasiliano non è buono e il pilota italiano riesce così a guadagnare la testa del gruppo. Dopo qualche giro però la corsa viene stravolta dall'entrata in pista di un religioso, Neal Horan, che si lancia tra le vetture mostrando dei cartelli che invitano a leggere la Bibbia.


Deve così entrare in pista la safety car.


Molti piloti ne approfittano per andare ai box e si ritrovano in testa le due Toyota di da Matta e Panis. Dopo poche tornate è però Montoya a comandare la gara, con Barrichello e Schumacher che, nonostante l'entrata della safety, restano in posizioni arretrate. Il brasiliano comincia a rimontare superando sia Kimi Raikkonen sia Montoya, mentre il tedesco rimane a lungo bloccato da Jacques Villeneuve, di cui si libera a fatica e giungendo poi quarto al traguardo.


"Nelle ultime due settimane me ne hanno dette tante per quel testa coda al secondo giro a Magny Cours. Rubens di qui, Rubens di là. Spero che stiano zitti ora. Mi piace stare in questa squadra, dove si lavora alla perfezione. In sei giorni di test siamo riusciti a migliorare la vettura e la Bridgestone è stata eccezionale".

"Soltanto a freddo ho avuto qualche problema di aderenza. Forse è per questo che ho perso due posizioni al via. Nel primo giro ho sofferto e faticato a tenere la posizione, ma appena le gomme sono andate in temperatura ho potuto cominciare ad attaccare Raikkonen. Sul rettilineo andavamo forte tutti e due, è stato un duello duro. Poi ne ho fatti tanti altri, il più bello e il più importante è stato l'ultimo, di nuovo su Kimi".


"Però non ricordo quanti siano stati...". Cinque (Montoya, Trulli, Panis e Raikkonen per ben due volte), con una grinta e un coraggio che il brasiliano pareva avere smarrito. "Non avevo nulla da perdere. Con la macchina che il team mi aveva messo a disposizione non potevo fare altrimenti. Quando c'era da essere aggressivi rispondeva alla meraviglia, la trazione si è dimostrata eccezionale". In una sola gara, Rubens allontana il timore di dover abbandonare la Ferrari, dato che per lui il contratto è in scadenza a fine 2004, e torna in corsa per il Mondiale. "Lo so che cosa volete farmi dire: che punto a battere Michael. No, io penso soltanto ad andare forte. Siamo tanti in lotta per il titolo. Dedico questa vittoria a Dio per la calma e la serenità che mi ha offerto, e ogni notte lo ringrazio per la vita che mi ha dato. La calma e la serenità portano ai risultati, bisogna averli al momento giusto. In una gara come questa, simile a una corsa di go-kart, è un attimo perdere il musetto in un contatto". Sceso dal podio, Schumacher abbraccia Rubens, gli fa i complimenti e lo ringrazia per averlo aiutato.



Il campionato prosegue tra alti e bassi per Rubens, mentre Michael Schumacher e Kimi Raikkonen lottano uno contro l'altro fino all’ultima gara.


L'esito della stagione si decide all'ultima gara.


In Giappone, l'alfiere della McLaren è staccato di nove punti dal pilota della Ferrari: per aggiudicarsi il titolo il pilota finlandese deve vincere la gara e sperare che il rivale al titolo non conquisti alcun punto, perché in caso di parità nel punteggio finale il campionato verrebbe comunque assegnato a Schumacher in virtù del maggior numero di vittorie conquistate dal campione in carica tedesco: sei contro le eventuali due di Raikkonen.


Allo stesso tempo è incerta anche la situazione nel campionato costruttori, nel quale la Ferrari ha soltanto tre lunghezze di vantaggio sulla Williams.


A Suzuka, le qualifiche sono pesantemente condizionate da uno scroscio di pioggia caduto sulla pista negli ultimi minuti della sessione, che compromette le prestazioni degli ultimi piloti a scendere in pista. A inizio sessione le due Toyota di Da Matta e Panis risultano le più veloci, dopo aver fatto segnare rispettivamente il tredicesimo ed il quattordicesimo tempo nella sessione a serbatoi scarichi del venerdì. I loro tempi sono battuti in sequenza da Montoya e Barrichello, ma già nel momento in cui il pilota brasiliano sta realizzando il suo giro cronometrato la pioggia inizia a cadere in modo insistente.


Räikkönen, quinto il venerdì, è costretto a rimanere fermo nei box per l'interruzione pubblicitaria prevista ogni cinque giri cronometrati, scendendo in pista quando ormai il tracciato era nettamente bagnato, non riuscendo a fare meglio del settimo tempo, venendo battuto subito dopo dal compagno di squadra Coulthard e scivolando quindi in ottava posizione.


Schumacher, invece, non va oltre il quattordicesimo posto. Barrichello conquista quindi la pole position, precedendo di quasi sette decimi Montoya.


Diviene chiaro, dunque, che l'esito del campionato piloti e quello costruttori a favore della Ferrari passa per le mani del pilota brasiliano.


Al via della gara, Rubens e Montoya mantengono le prime posizioni.


Il pilota colombiano, però, attaccò il rivale già nel corso del primo giro, sopravanzandolo alla Spoon Curve e guadagnando immediatamente un buon vantaggio, che si stabilizza attorno ai quattro secondi.

Tuttavia, al nono passaggio Montoya è costretto al ritiro per un problema meccanico, cedendo la testa della corsa a Barrichello.

Nei giri successivi, Rubens continua ad aumentare il suo vantaggio sui piloti McLaren, con Raikkonen che, rallentato da un treno di gomme dal rendimento non ottimale, perde terreno anche nei confronti del compagno di squadra.


Così, mentre Schumacher completa la sua rimonta, il pilota brasiliano vince davanti ai due piloti McLaren, permettendo al pilota tedesco di conquistare il sesto titolo mondiale della sua carriera, e alla Ferrari di vincere il titolo costruttori per la quinta volta consecutiva.


"Mi sono solo concentrato sulla partenza, cercando di non fare errori. Non ho chiesto via radio dove si trovava Michael, l'ho saputo soltanto nel giro di rientro dopo aver tagliato il traguardo".


Dichiarerà Rubens al termine della corsa.


E parlando dell'inizio gara e del sorpasso subito da Montoya, Rubens ammette:

"Non potevo resistergli. Nei primi chilometri le gomme della Williams hanno un'aderenza superiore. Io fra l'altro mi trovavo su una zona umida della traiettoria. Ho cercato di accelerare, di spostarmi, ma ho capito che avrei rischiato di uscire di strada. Allora ho subito la manovra di Juan. Pochi giri dopo, però, ho iniziato a recuperare terreno. L'avrei certamente raggiunto, anche se non posso dire che l'avrei anche sorpassato". "E' stata una gara durissima, a causa della tensione. Non dovevo e non volevo sbagliare. Solo nel finale, quando il vantaggio su Raikkonen si era stabilizzato, ho potuto rallentare il ritmo. La mia Ferrari e gli pneumatici sono stati perfetti, come tutta la squadra, fantastica. Avevo difficoltà invece con la visiera che a causa dell'umidità si appannava. C'è stata ima vettura, probabilmente quella di Frentzen, che ha lasciato una lunga striscia d'olio. Me la sono trovata davanti agli occhi, vedevo ben poco, ho dovuto pulirla con il guanto. Temevo anche che cominciasse a piovere. Per questo motivo ho cercato di aumentare il vantaggio sugli inseguitori, per avere un margine di sicurezza. Perché sapete che quando l'asfalto è solo umido siamo in difficoltà".


"E' andato tutto benissimo. Sono la persona più felice del mondo, perché sono convinto di avere fatto dei progressi. Anche se l'anno scorso avevo accumulato più punti e mi ero piazzato meglio in classifica generale, credo di essere stato più brillante nel 2003. La F2003 GA è una vettura un po' particolare, più veloce della F2002, ma sensibile e nervosa. Io ho imparato a sfruttarla al massimo. In fondo quest'anno mi posso imputare un solo vero errore, in Australia, quando uscii di pista al sesto giro. Per il resto è stata una stagione che mi ha soddisfatto molto. Ringrazio la Ferrari e anche i tifosi, specialmente i brasiliani che sono stati svegli tutta la notte per guardare la corsa. Ovviamente faccio i miei complimenti a Michael, è sempre lui".


Complimenti ricambiati anche dallo stesso Schumacher.


Ed a ringraziare Rubens ci pensa anche Jean Todt, che riconosce il grande merito di aver trionfato in una circostanza non semplice, e di aver donato alla Ferrari l'ennesimo trionfo mondiale:

"Barrichello è stato determinante nella conquista del titolo Costruttori e nel sostenere Schumacher nella sua sfida iridata. Abbiamo sempre avuto fiducia in lui e mi pare che l'abbia ricambiata".



Nel 2004 proprio per evitare i rischi dell’anno precedente, gli ingegneri della Ferrari realizzano una delle migliori macchine progettate a Maranello, la F2004.


Con tale vettura, Schumacher vince dodici gare su tredici e in Ungheria il mondiale è già finito.


Il Brasiliano, non riesce a tenere testa al compagno di squadra ad inizio stagione, consolandosi con due secondi posti in Australia e in Bahrain.


La stagione prosegue con il pilota paulista quasi sempre a podio.


Sono, infatti, ben cinque i secondi posti ottenuti nei Gran Premi di Spagna, Canada, Europa, USA e Ungheria, mentre ottiene quattro terzi posti a Monaco, in Francia, in Gran Bretagna e in Belgio, a cui seguono due vittorie di fila nei Gran Premi d’Italia ed in Cina.



Nel Gran Premio conclusivo in Brasile, davanti ai suoi tifosi, Rubens conquista una straordinaria Pole Position al sabato, ma la pioggia del giorno seguente non gli permette di conquistare il gradino più alto del podio undici anni dopo Senna.


Il paulista può però consolarsi con il primo podio ottenuto davanti ai suoi tifosi.


La stagione 2004 è la migliore in carriera per il pilota brasiliano in termini di punti conquistati, ben 114. Questo gli permette di issarsi al secondo posto nella classifica finale, divenendo nuovamente vice-campione del Mondo, come nel 2002.


Intanto, però, il duo Ecclestone-Mosley, per porre fine al dominio della Ferrari e aumentare la sicurezza, durante la stagione 2004 decide di cambiare nuovamente le regole in previsione dell'annata 2005, rivoluzionando il format delle qualifiche e vietando il cambio gomme.


La superiorità del quadriennio precedente è un ricordo per gli uomini della Ferrari, e sia Michael Schumacher, che Rubens Barrichello, non riescono a contrastare i pretendenti al titolo 2005, ovvero il giovane Fernando Alonso con la Renault, e Kimi Raikkonen con la McLaren.


Per il pilota brasiliano, quella del 2005 è la peggiore stagione in Ferrari, dato che non va oltre due secondi posti ottenuti in Australia e negli Stati Uniti, dove completa l’unica doppietta del Cavallino rampante.


La gara svolta ad Indinapolis passerà alla storia a causa del ritiro al termine del giro di ricognizione dei team che utilizzano le Michelin, dopo che il costruttore francese aveva consigliato ai suoi clienti di non correre per motivi di sicurezza, dovuti ad una non corretta conformazione della struttura del battistrada.


Proprio in questa circostanza, Rubens Barrichello decide di lasciare la Scuderia Ferrari alla fine della stagione, perché stanco di una convivenza oramai non più sostenibile con il suo compagno di squadra.


Michael Schumacher, infatti, già a Montecarlo, nonostante fossero lontano dai migliori piazzamenti, a pochi giri dalla fine supera Rubens; nel dopo gara, il pilota brasiliano non esiterà a definire il tedesco un piccolo uomo.


"Un campione del mondo come lui non ha bisogno di fare certe cose. Potevamo finire fuori pista tutti e due. L'unica cosa che posso dire è che io quel sorpasso non l'avrei fatto. Abbiamo preso tre punti, ma potevamo tornare a casa con un bello zero in classifica. Io comunque quando vado a letto dormo sonni tranquilli. Lasciamo da parte i sentimenti: gli ho chiesto subito spiegazioni, lui non ha risposto".


"In ogni caso non è che non ci parleremo più: lavoreremo un po' come robot. Volete sapere se mi farà un regalo per il mio compleanno? Non lo so. Il regalo ce l'ho già. E nel ventre di mia moglie che aspetta il nostro secondo figlio". La risposta del tedesco non si fa attendere: "Questo è il mondo delle gare di F1. Non è una sosta al bar. Ero a sei centesimi da lui. Ho pensato di poter attaccare Rubens. Ho visto uno spazio e l'ho fatto. Non credo che abbiamo corso un grande rischio, anzi la porta era aperta e non ci siamo sfiorati. Poi ho cercato di ripetermi anche con Ralf, ma non ci sono riuscito. Purtroppo. Faccio il pilota e certe situazioni sono parte integrante della mia attività".


Questo fa sì che ad Indianapolis, che per difendere la prima posizione dopo il pit-stop, Schumacher spinge verso l’erba il compagno di squadra, che non la prende affatto bene.



Se negli anni precedenti le delusioni venivano diluite con le vittorie, ora che i successi latitano, nella mente del pilota brasiliano prevale la voglia di cambiare aria e di provare a rincorrere il titolo di Campione del Mondo.


Per questo motivo, nelle settimane successive, Rubens inizia a prendere in considerazione l'offerta giuntagli dalla Honda, che sta per rilevare il team British American Racing (BAR) per puntare alla conquista del titolo iridato.


Un'offerta vantaggiosa anche sotto il profilo economico, dato che alla Ferrari il brasiliano guadagna otto milioni di dollari all'anno, mentre la casa automobilistica giapponese, per convincerlo a cambiare, gli offre oltre dieci milioni di dollari.


"Barrichello è già della Bar. Ha firmato un contratto per il 2006 e il 2007". Sostiene Nelson Piquet durante lo svolgimento del week-end di gara del Gran Premio d'Ungheria. La notizia rimbalza all'Hungaroring dal Brasile, attraverso il quotidiano Estado de Sao Paulo. "Perché non chiedete a Piquet? Non ho niente da aggiungere a quello che ho sempre detto".


Risponde Rubens ai giornalisti, che gli chiedono spiegazioni:


"Ho un contratto che mi lega alla Ferrari fino al termine del 2006. Se uno si inventa una cosa, poi tutti la credono vera. Adesso io annuncio che Michael va alla Red Bull e domani lo leggo sul giornale".


Ma a sorpresa, Rubens, nonostante abbia un contratto fino al 2006, convinto del fatto che il ciclo Ferrari sia finito e di non avere chance di battere il tedesco nella stessa squadra, in realtà ha già accettato l’offerta della Honda, quindi chiede a Jean Todt di potersi svincolare dal contratto che lo lega alla Ferrari.


Il manager francese chiede una settimana di tempo.


Dopodiché, il 2 agosto 2005 la casa automobilistica di Maranello annunciato che Barrichello non correrà per la Ferrari dopo il termine della stagione in corso. Il 17 agosto 2005, intervistato dall'emittente SportTv, il pilota brasiliano rilascia un'intervista molto particolare, nella quale esprime i suoi sentimenti e le sue emozioni che fino a questo momento lo hanno condizionato: "Sono sicuro che quando mi batterò con Michael Schumacher l'anno prossimo la mia radio non suonerà più".


Esordisce Rubens, riferendosi agli ordini di scuderia ricevuti nel corso degli anni, per poi proseguire dicendo:

"L'obiettivo in Ferrari era di avere una sola vettura in grado di vincere e spesso era quella di Michael. Si puntava su Schumacher, ma questo non vuol dire che non abbia potuto avere la possibilità di lottare per centrare i miei obiettivi". "Non ho trovato nulla di meglio in passato; probabilmente sarei diventato campione del mondo con la Ferrari se Michael Schumacher non fosse rimasto così tanto tempo". Successivamente, però, durante la conferenza stampa alla vigilia del GP di Turchia, Rubens userà ben altri toni, e dichiarerà: "Voglio ringraziare la Ferrari. Avevo infatti un contratto in essere a tutto il 2006, senza possibilità di svincolarmi. Quindi è grazie a Jean Todt se il passaggio alla Bar è stato possibile. Io gli ho chiesto se potevo andarmene e lui mi ha risposto che gli serviva una settimana di tempo, perché aveva fatto conto sulla mia presenza nel 2006".


"È da parecchio che parlo con la Bar e in questa stagione le cose hanno preso una piega più concreta. Se non fosse per l'esperienza che ho accumulato in Ferrari, il prossimo anno non sarei certo nella posizione di cercare la vittoria con la Bar e la Honda". "Sono orgoglioso di aver contribuito a trasformare la Ferrari rispetto a ciò che era nel 2000, quando sono arrivato. Penso che ora questa squadra abbia un orizzonte più ampio e sia capace di concentrarsi allo stesso modo su entrambi i piloti. Abbiamo passato momenti difficili, ma anche tanti belli".


"La gente pensa che il Gp d'Austria del 2002 sia stato il frangente più critico, ma a dire la verità io penso che sia stato una delle mie migliori esperienze, perché da quel momento le cose sono cambiate. La squadra ha cominciato infatti a rispettarmi di più perché sapeva che ero anche io in grado di vincere ed è stato un momento di svolta per la mia carriera e per tutto il team".


La scelta di Barrichello si rivelerà ben presto sbagliata, di fatti per tutto l’anno fatica a trovare il feeling con la macchina, mentre il nuovo compagno di squadra Jenson Button, raggiunge il podio in Malesia e vince a Budapest.


Gli unici acuti nel 2006, sono il quarto posto ottenuto a Monte Carlo e all'Hungaroring: nel Principato, Rubens sfiora il podio, ma questo sfuma dopo aver superato i limiti di velocità al rifornimento, fattore questo che gli causa una penalità.


Nella seconda parte di stagione, grazie ad alcuni aggiornamenti, Barrichello riuscirà a lottare costantemente per la zona punti, e a stare davanti al compagno di squadra con regolarità.


Con queste premesse, il pilota brasiliano spera in una evoluzione significativa della vettura l’anno successivo, ma le sue aspettative verranno nuovamente deluse.


La RA107 non è competitiva ed il brasiliano non conquista nemmeno un punto, ottenendo come miglior piazzamento un nono posto a Silverstone.


Nonostante i risultati al di sotto delle sue aspettative, Barrchello decide di prolungare il contratto e rimanere con la Honda anche nel 2008. Ma anche nella stagione seguente, in cui diventa il pilota con più Gran Premi disputati, Rubens non può lottare per il mondiale, ed anzi, nonostante l’arrivo di Ross Brawn nel team, è spesso relegato nelle retrovie.


Il Brasiliano non si arrende, e a Silverstone compie un nuovo capolavoro: scattato dalla sedicesima posizione, sfruttando la pista bagnata, conquista il primo podio con la Honda.



Sarà questa l’unica soddisfazione di un altro campionato difficile poiché, se possibile, il peggio deve ancora venire.


L'8 dicembre 2008 la Honda comunica il suo addio alla Formula 1.


Con tutti i sedili già assegnati, Rubens rischia di rimanere a piedi.


Ma a salvarlo ci pensa Ross Brawn, che rileva la squadra per la cifra simbolica di una sterlina.


Rubens passa in un attimo dall'essere libero, all'avere la possibilità di realizzare l’obiettivo per cui ha lasciato la Ferrari: lottare finalmente per il titolo.


L'ex team Honda, che sembrava già un miracolo fosse riuscita in pochi mesi ad avere una macchina pronta, stupisce i rivali nei test di Barcellona, rifilando due secondi alla Ferrari campione del mondo costruttori, grazie alla grande novità del diffusore posteriore, scatenando una serie di ricorsi prima dell’Australia, che saranno respinti.


Rubens, vista la sua grande esperienza, sembra avere l’occasione della vita.


E invece la sfortuna lo perseguita: in Australia è secondo nelle qualifiche, ma al via prima parte male, poi viene centrato da Kovalainen ed è costretto a rimontare, accontentandosi della seconda posizione.


In Malesia, a causa di un problema al cambio, subisce una penalità in griglia ed è quinto.


In Cina fa la pole, ma i continui problemi, questa volta all’impianto frenante, lo fanno finire quarto.


In Bahrain, durante l'ora di qualificazione, a tradirlo è l’ala posteriore, quindi non va oltre il quinto posto.


Il confronto con il compagno di squadra Jenson Button è impietoso, con quest’ultimo che vince ben tre dei primi quattro Gran Premi.


Al ritorno in Europa, Rubens è determinato a riaprire i giochi, ma Jenson lo batte anche al Montmelò e nel Principato di Monaco; con il ritiro in Turchia, il pilota brasiliano è costretto a dover prendere atto che il compagno di squadra ha un vantaggio in classifica quasi irraggiungibile.


Come se non bastasse, a partire dal Gp di Gran Bretagna la Brawn Gp perde la superiorità avuta fino a questo momento, favorendo la Red Bull, che con Sebastian Vettel riesce a recuperare gran parte dello svantaggio.


Barrichello torna alla vittoria dopo cinque anni a Valencia, per poi ripetersi a Monza, riducendo il distacco dal compagno di squadra, ma a Singapore ed in Giappone non va oltre la sesta ed ottava posizione.



Quando mancano due Gp al termine del campionato, Rubens è secondo, a 14 punti da Jenson Button.


Rubens ha la chance per ribaltare il campionato a suo favore ad Interlagos, in occasione della quale fa la pole sotto la pioggia, mentre il compagno di squadra invece addirittura si ferma in Q2 chiudendo quattordicesimo. Tuttavia, la gara di casa ancora una volta sarà stregata: al via, Barrichello difende la prima posizione, ma a metà gara crolla di prestazione, e nel finale prima subisce il sorpasso di Lewis Hamilton, poi fora un pneumatico e chiude ottavo, mentre Jenson Button, con il quarto posto diventa campione del mondo per la prima volta in carriera.


L'anno successivo, la storia del brasiliano si intreccia di nuovo con quella di Schunacher: la Mercedes, che nel 2009 ha fornito i motori al team britannico, compra la Brawn Gp.


Nel frattempo, Ross Brawn riesce a convincere il pilota tedesco a tornare alle corse, decidendo di non confermare Rubens, che si accetta l'offerta della Williams, ma anche nel 2010, il brasiliano si ritrova ad affrontare le stesse problematiche avute nel triennio vissuto con la con la Honda.



Infatti la FW32, soprattutto ad inizio anno, non sembra essere competitiva, ma nella seconda parte di stagione Rubens riesce ugualmente a togliersi qualche soddisfazione, giungendo quarto a Valencia e quinto Silvestone, dietro all’ex compagno di squadra Jenson Button, nel frattempo passato alla McLaren.


Con il successivo sesto posto ottenuto a Singapore, il pilota brasiliano viene riconfermato anche per l’anno successivo, ma il 2011 è l'esatta replica del 2008.


All'inizio del campionato, Rubens spera che le indicazioni date al termine dell’anno precedente e durante tutto l’inverno ai tecnici di Grove, possano permettere alla Williams di ridurre le distanze dai top team, ed invece fra problemi d’affidabilità e scarse prestazioni, non il pilota brasiliano non va oltre due noni posti ottenuti a Monte Carlo e a Montréal.


Ancora nella carriera di Barrichello c’è di mezzo il destino.


Nonostante nel biennio precedente vince sempre il duello interno con i giovani compagni di squadra Nico Hulkenberg e Pastor Maldonado, per la stagione 2012 la Williams preferisce ingaggiare al suo posto Bruno Senna, il nipote di Ayrton, essendo figlio della sorella Viviane.


Rubens Barrichello, deluso della scelta presa, annuncia nei primo mesi del 2012 l’addio ufficiale dalla Formula Uno; due anni più tardi, il pilota brasiliano penserà ad un clamoroso ritorno in occasione del Gran Premio del Brasile, corso ad Interlagos, ma il successivo fallimento della Caterham farà sfumare l’opportunità.


Il Brasiliano chiude la carriera in Formula 1 con 323 Gran Premi disputati, 11 vittorie, 68 podi, 14 pole position, 4152 km percorsi in testa, 17 giri più veloci, 97 ritiri e 658 punti totali.


Nel 2012 accetta la sfida della IndyCar, dove non ottiene grossi risultati.


Chiusa la parentesi americana nel 2013, Rubens passa alla Stock brasiliana: dopo un inizio difficile, a Salvador ottiene il miglior risultato stagionale giungendo secondo al traguardo.


Quest'esperienza gli sarà utile per il 2014, poiché il pilota brasiliano cambia marcia a metà campionato, e con due trionfi e quattro podi vince il titolo, che sfiora anche nel 2016, arrivando secondo.


Nel frattempo, Rubens parteciperà anche quattro volte alla 24 ore di Daytona, dove otterrà come migliori piazzamenti un secondo e quinto posto, alla 12 ore di Sebring, alla 24 ore di Le Mans con Lammers Van Eerd su una Dallara P217, ottenendo un tredicesimo posto, e alla 24 ore di Spa, dove però sarà costretto al ritiro.


Nel 2013 Barrichello è stato nominato Commendatore ordine al merito della Repubblica italiana, per meriti sportivi.


Per molti, il pilota brasiliano è stato il perfetto scudiero di Schumacher, mentre pochi notano che i cinque titoli dedicati ai costruttori, vinti dalla Ferrari dal 2000 al 2004, sono senza dubbio giunti anche per merito delle qualità di guida del paulista.


"Ricordo esattamente come se fosse ieri il primo giorno al circuito di Fiorano, quando ho visto il mio nome sulla monoposto. Stava nevicando e ho dovuto attendere a lungo prima di poter scendere in pista. È un'immagine che terrò per sempre a mente, così come quella legata al calore del pubblico che mi mancherà molto. Sono contento di aver contribuito a risolvere parecchi problemi. Sono orgoglioso di aver contribuito a risolverli e a far crescere il team".


Per questo motivo, rimane ancora oggi il rammarico per ciò che Rubens avrebbe potuto essere, ma che non è riuscito ad esprimere.


Un enorme talento, una promessa mancata.


Massimiliano Amato

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