Ricardo Rodriguez de la Vega, il bambino prodigio dell’automobilismo



Pochi sanno che fra la fine degli anni '50 e gli inizi degli anni '60 un giovane pilota messicano si fece strada tra i colossi di quella Formula 1 e il suo nome è Ricardo Rodriguez de la Vega, nato a Città del Messico il giorno di San Valentino, il 14 Febbraio del 1942.


Sin da giovani, sia lui che il fratello si dedicano al ciclismo imponendosi nel campionato nazionale. Successivamente, Ricardo sale a bordo delle moto imponendosi nella classe 125 nazionale a tredici anni, ma la vera passione di Ricardo sono le macchine.


Pertanto il padre, facoltoso uomo d’affari, gli compra una Porsche 550 Spyder con cui vince al debutto a Torreon, e ad appena quindici anni, nel 1957, a Riverside, al suo debutto in una gara internazionale si impone nella sua categoria al volante della Porsche RS; poco più tardi, sempre al volante della Porsche RS, Ricardo si impone anche al Nassau Tourist Trophy.


Ricardo spesso gareggia in coppia con il fratello maggiore Pedro per il North America Racing Team, e talvolta iscrive la sua auto con il nome del padre.


Nel 1958 l’obiettivo del già velocissimo messicano è vincere la 24 Ore di Le Mans, ma a causa della sua giovanissima età gli viene rifiutata l’iscrizione. Credere che la data di nascita lo faccia desistere dal suo sogno è pressoché impossibile, pertanto Ricardo si ripresenta l'anno successivo, il 1959, alla guida di una Osca 750cc, in coppia col fratello Pedro. Ma i due sono costretti al ritiro dopo cinque ore di gara a causa della rottura della pompa dell’acqua.


Le Mans diventa pertanto l’ossessione del giovane messicano, che nel 1960 guida una Ferrari: alla guida di una 250 TR59, che condivide con André Pilette, Ricardo arriva secondo, divenendo così il più giovane pilota nella storia della classica francese a salire sul podio.


Chiaramente l'obiettivo non è ancora raggiunto, ma nelle successive due edizioni a cui prenderà parte lo accompagnerà la sfortuna: in entrambe le occasioni, in coppia con il fratello Pedro, dapprima è il motore a tradirli a un’ora dalla fine, mentre nel 1962 è il cambio ad abbandonare i fratelli Rodriguez.


Parallelamente alla carriera con le vetture sport, Ricardo fa il suo ingresso fra i giganti della Formula 1. Il messicano diviene così il più giovane pilota a debuttare nella massima categoria, record poi battuto dal neozelandese Mike Thackwell nel 1980. Enzo Ferrari gli offre un contratto da pilota ufficiale, impiegandolo con parsimonia, vista la sua giovane età e un carattere alquanto difficile.


La cornice del debutto non sarà, tuttavia, delle più belle, poiché questo avviene il 10 Settembre 1961, a Monza, in occasione del Gran Premio d’Italia, la gara che avrebbe potuto consegnare il titolo mondiale a von Trips e che invece sarà tragico per il tedesco.


Ricardo scatta dalla seconda posizione ma la sua gara finirà dopo tredici giri a causa del sistema che alimenta il carburante.


Il 1962 sarà l’anno della consacrazione ma allo stesso tempo quello che si porterà via questo immenso talento. Ricardo disputa cinque Gran Premi di Formula 1, ottenendo come migliori risultati un quarto posto a Spa (solo perché per un ordine di scuderia dovrà lasciar passare Hill all’ultimo giro) e un sesto al Ring.


Nelle gare non valide per il mondiale di Formula 1 e con le vetture sport, Ricardo da spettacolo piazzandosi secondo a Pau e vincendo la Targa Florio a bordo di una Ferrari 246SP in squadra con due piloti belgi, Willy Mairesse e Olivier Gendebien.


Poi, però, in occasione del Gran Premio del Messico, non valido per il mondiale, la Ferrari non presenzia e quindi lascia libero Ricardo, che volenteroso di parteciparvi accetta l'invito da parte della Lotus e del team di Rob Walker.


Il destino tragico lo attende alla curva Peraltada nel corso del primo giorno di prove, il 1° Novembre 1962: a causa del cedimento della sospensione posteriore destra, la sua vettura si schianta contro il terrapieno all'esterno della curva e prende fuoco, non lasciando scampo al pilota che rimane all'intero della vettura. Le fiamme si portano via forse uno dei più grandi talenti di tutti i tempi.


Chissà cosa sarebbe potuto succedere se avesse seguito la volontà di Enzo Ferrari?


Simone Centonze