Renault RE30, il fascino e l'efficienza del V6 Turbo transalpino

Aggiornato il: mag 6



Primo luglio 1979: i veri amanti della Formula 1 assoceranno immediatamente questa data al duello epico tra Arnoux e Villeneuve a Digione, considerato ancora oggi la sfida ruota a ruota più bella in assoluto nella storia della Formula Uno.

In realtà, oltre al meraviglioso confronto in pista tra il pilota canadese e quello francese, il GP di Francia di quel giorno sancì l'inizio di un mito: il V6 turbocompresso francese.

Scommettere sul turbo si rivelò un azzardo a detta di molti, e tanti addetti ai lavori erano fermamente convinti che il motore turbocompresso non avrebbe portato i benefici sperati alla Casa francese.

Ebbene, dopo il GP di Digione, concluso della scuderia transalpina al primo e al terzo posto, tutti i detrattori del turbo furono pesantemente ammutoliti, e l'azzardo sul quale Renault aveva puntato e lavorato duramente per anni non si rivelò la barzelletta pronosticata, anzi, divenne una soluzione innovativa, ripresa successivamente da altri team.

Dai primi passi all'evoluzione: Renault realizza la RE30

Alla Renault serviva una macchina completa, in grado di poter competere su tutte le piste, e la RE20 necessitava di qualche piccolo ritocco per poter soddisfare tali requisiti.

La monoposto che la Casa transaplina schierò in griglia nel biennio 1981/1982 fu la RE30, un'evoluzione della versione precedente, la quale venne poi ulteriormente migliorata, con una versione B della vettura, conosciuta appunto con la sigla "RE30B".


La monoposto, oltre al motore sovralimentato, poteva contare su soluzioni efficienti ispirate dalle vetture della concorrenza: la RE30 poteva contare su un telaio monoscocca il lega leggera di alluminio, il quale garantiva un peso ridotto rispetto a quello equipaggiato sulla RE20.

Oltre a questa novità significativa, gli ingegneri del team francese introdussero sulla nuova monoposto i famosi correttori d’assetto idraulici, sperimentati inizialmente delal Brabham, i quali sostanzialmente consentivano di aggirare i limiti imposti sull'effetto suolo dell'auto. Un team interamente francese


All’epoca ero lo stato francese ad avere il controllo politico sulla Casa della losanga, e l'ambizione che veniva fortemente portata avanti era quella di voler trionfare anche nella massima categoria automobilistica, dopo i successi ottenuti a Le Mans nella parte conclusiva del decennio precedente.


Tutto ciò comportava la volontà di costruire un team completamente francese, a partire dai piloti: per affiancare Arnoux in Renault nel 1981 venne scelto il promettente Alain Prost, reduce dal suo primo anno con la McLaren-Ford.

Per introdurre sulla RE30 le soluzioni all'avanguardia già testate da altri team l'idea di base coincideva con quella dei piloti, e non sorprende notare che i capi progettisti della Renault erano i due francesi Michel Tétu e François Castaing. Il turbo Renault, tanto potente quanto...inaffidabile

Il propulsore, curato da Dudot, aveva già raggiunto livelli di performance di assoluto livello, ma l'ingegnere francese si pose l'obiettivo di incrementare ulteriormente l'erogazione della potenza complessiva.

Non che ce ne fosse particolarmente bisogno: in condizioni particolari, come per esempio una pista con aria rarefatta, le Renault erano pressoché imbattibili, e godevano già di un vantaggio abissale.

Ma in Formula Uno l'obiettivo è quello di migliorarsi sempre e comunque, e progredire ancora per Dudot rappresentava una sfida stimolante. Sebbene lo scopo di incrementare la potenza complessiva venne raggiunto, presto si presentò un problema ben più serio: l'affidabilità, il vero tallone d'Achille del V6 francese sovralimentato con due turbine.

La curva di coppia risultava essere bilanciata, ma spesso i compressori finivano letteralmente arrostiti, provocando numerose noie durante i Gran Premi.

Non tardarono ad arrivare ottimi risultati per il team transalpino, contrassegnati da successi e numerosi podi, ma la RE30 e la RE30B, sebbene fossero due monoposto veloci a livello prestazionale, ebbero a che fare con un'altra tipologia di problematica: l'affidabilità. La scommessa del turbo non portò mai l'iride alla Renault, visti gli innumerevoli inconvenienti tecnici riscontrati durante le gare; basti pensare che in 27 GP disputati, la RE30 e la RE30B consentirono ai loro piloti di conquistare ben 16 pole position! Un risultato notevole, che però non è stato concretizzato in gara: infatti, nonostante così tante partenze in prima posizione, per i piloti Renault sono arrivate solamente 7 vittorie, un numero comunque non basso, ma che comunque conferma la discrepanza che c'è tra il giro secco e la lunga distanza.


Con la RE30, insomma, il costruttore francese ha fiutato la possibilità di aggiudicarsi il titolo mondiale, per poi vedersi sfumare ogni possibilità per gli inconvenienti tecnici. Eppure il V6 turbo Renault resta nella storia del Circus come uno dei principali elementi rivoluzionari, e da qui molte squadre seguiranno lo stesso percorso intrapreso dagli ingegneri del team transalpino, e la RE30, di conseguenza, come una delle più iconiche monoposto della Formula Uno.


Simone Pietro Zazza

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