Red Bull RB9, l’ultima iridata nata a Milton Keynes



Presentata il 3 Febbraio 2013 a Milton Keynes, la Red Bull RB9 sembra all’apparenza una semplice evoluzione della precedente RB8, salvo poi scoprirsi piena di soluzioni innovative nel corso della stagione.


Soluzioni tecniche innovative


La sezione frontale della RB9 offre un musetto più basso rispetto a quello della RB8, tuttavia, poiché la sezione anteriore risulta meno alta, lo scalino si evidenzia in misura minore rispetto alla vettura precedente. L’intera superficie appare comunque larga e piatta, a ricordare le ultime monoposto disegnate a Milton Keynes, così come la parte superiore delle pance, anch’essa più bassa e meno voluminosa, andando così a ridurre gli ingombri in tale zona della monoposto.


L’assetto resta picchiato all’anteriore, mentre è rivista la deformazione programmata relativa alla flessibilità del musetto, dopo che la FIA impone ulteriori limitazioni.



Nella zona della curvatura inferiore sono presenti anche due turning vanes simili a quelli adottati sulla Ferrari F138.


Le masse radianti sono rimaste nella medesima posizione variando leggermente l’inclinazione, mentre le fiancate terminano spioventi come sulla RB8 di fine stagione, con gli elaborati canali di soffiaggio, uno per lato, relativi all’incremento dell’effetto coanda.


I collettori di scarico sono collocati sempre in basso ed esternamente, puntando con decisione nell’area al piede della ruota posteriore. La presa d’aria del motore è sempre di forma arrotondata e sostenuta dai due piloncini laterali, mentre il cupolone del cofano è molto più snello nella sezione, che presenta un accenno di restringimento laterale.



Tale caratteristica evidenzia una specie di pinna dorsale, che si genera dalla rastremazione e riduzione dell’intera superficie. Richiamando sempre l’opera degli ingegneri, si vede come essi abbiano lavorato di cesello per determinare ogni singola curvatura dell’intero profilo aerodinamico. Il cofano termina con la consueta apertura a tromba allargata, mantenendo quindi la tradizione delle vetture precedenti.


Molto bassa e miniaturizzata appare inoltre la zona della sospensione posteriore, che mantiene lo schema pull-rod a tirante. Immancabile, ovviamente, la carenatura del semiasse posteriore integrato con il triangolo inferiore, e il tirante della convergenza.


Ad inizio campionato, lo sviluppo degli pneumatici Pirelli con anima in acciaio mette in enorme difficoltà il progetto della RB9, che soffre tremendamente sia sotto l'aspetto prestazionale, che di corretto utilizzo e degrado.



Ma a partire dal Gran Premio del Canada, Newey inizia a studiare un sistema grazie alla quale, sfruttando sia il ritardo di accensione che alcune funzioni di cambiata, la RB9 riesce a produrre una sorta di effetto traction control perfettamente legale.


Infatti, dopo un attento ascolto a bordo pista e dei camera car, si può notare che i passaggi di marcia dal rapporto più basso a quello più alto, avviene molto rapidamente rispetto agli altri piloti.


Questo, però, sarà valido solo per Sebastian Vettel, mentre il compagno di squadra Mark Webber, non riuscendo a utilizzare tale accorgimento, rimarrà fortemente attardato.


Infine, proprio la successiva trasformazione della fornitura Pirelli, che a partire dal Gran Premio di Germania propone ai team l'utilizzo di pneumatici con l'anima in kevlar, e a partire dal Gran Premio d'Ungheria produce gomme con una costruzione più simile a quella del 2012, sfavorirà enormemente la concorrenza, rendendo la Red Bull di Vettel irraggiungibile.


La stagione


In occasione del Gran Premio inaugurale in Australia, Sebastian Vettel e la Red Bull conquistano la prima pole position della stagione, dando un chiaro segno che l’accoppiata anglo-tedesca è ancora il punto di riferimento per la concorrenza. La domenica però, regala una gara molto accesa che, grazie alle variegate strategie ai box, vede uscirne vincitore Kimi Raikkonen a bordo della Lotus, seguito da Fernando Alonso e Sebastian Vettel, che si vede negare la prima vittoria stagionale.


Poco male, perché in Malesia il tedesco conquista la sua seconda pole position stagionale. Il giorno seguente, però, il meteo avverso contribuisce a generare una partenza molto caotica, che vede Fernando Alonso danneggiare l’ala anteriore in un contatto in partenza proprio con Sebastian Vettel. La gara procede senza troppi colpi di scena, se non fosse che al quarantunesimo giro, al termine della quarto cambio gomme, si accende un agguerrito duello tra Mark Webber e il compagno di squadra Sebastian Vettel, che si conclude quattro giri più tardi, con il tedesco che passa il compagno di scuderia, nonostante dai box avessero dato l’ordine di congelare le posizioni, per portare a casa la prima doppietta della stagione.



Il terzo appuntamento stagionale, in Cina, è veramente infausto per il team di Milton Keynes, protagonista di una sfortunata sessione di qualifiche al sabato, mentre in gara deve accontentarsi solamente di un quarto posto conquistato grazie al supporto di Sebastian Vettel, mentre Mark Webber è costretto a registrare il primo ritiro stagionale.


In Bahrain Sebastian Vettel torna protagonista, vincendo senza troppa concorrenza la quarta gara stagionale, dopo essere partito dalla seconda piazza conquistata durante le qualifiche del sabato.



Al Montmelò, sede del quinto appuntamento stagionale, la Red Bull accusa gravi problemi riguardanti l’usura degli pneumatici, che non gli permettono di mantenere un ritmo di gara adeguato, dovendosi così accontentare di una misera quarta posizione.


La RB9 e Sebastian Vettel tornano sol podio nel Principato di Monaco, occasione nella quale ottengono un buon secondo posto, mentre nel successivo Gran Premio del Canada, il tedesco conquista la terza vittoria stagionale.



Giunti a questo punto della stagione, la sfida mondiale vede sempre in lizza Sebastian Vettel e Fernando Alonso.


Il Gran Premio di Gran Bretagna è la gara più caotica dell’intera stagione: al via Lewis Hamilton mantiene il comando, mentre nelle retrovie si fa largo Fernando Alonso, ma all'ottavo giro il leader della corsa, nonché idolo locale, è vittima dello scoppio del pneumatico posteriore sinistro. Eredita dunque la prima posizione Sebastian Vettel, seguito da Rosberg. Due giri più tardi, lo stesso problema tecnico si verifica sulla vettura di Felipe Massa, ed al quattordicesimo giro vi è il terzo scoppio di uno pneumatico in gara: questa volta tocca a Jean-Éric Vergne.


A questo punto, la direzione corsa decide di inviare in pista la safety car, per consentire agli steward di ripulire il tracciato dai detriti di gomma.


Alla ripartenza Vettel mantiene il comando, mentre più dietro Mark Webber passa Sergio Pérez conquistando l'ottava posizione, ma al quarantunesimo giro il tedesco è costretto al ritiro per un guasto al cambio.


Dopo che dechappa anche una gomma sulla vettura guidata da Sergio Pérez al quarantaseiesimo giro, sarà dunque Nico Rosberg a vincere la gara, seguito da Mark Webber e Fernando Alonso in terza posizione, che recupera punti preziosi in ottica mondiale.



In seguito ai cedimenti improvvisi degli pneumatici, la Pirelli, per questioni di sicurezza, decide di fornire pneumatici con anima in kevlar a partire dal Gran Premio di Germania, e con costruzioni simili al 2012 a partire da quello ungherese. Questo provvedimento aiuta indirettamente i team che soffrono di un’eccessiva usura dello pneumatico, tra cui anche la Red Bull, che intanto ha sviluppato il sistema che simula l'effetto traction control, e sul circuito del Nürburgring torna sul gradino più alto del podio, a cui fa seguito un terzo posto in Ungheria.



Dal Gran Premio di Spa, il team austriaco e il pilota tedesco inanellano un ruolino di marcia impressionante, vincendo tutte le nove gare rimanenti in calendario partendo sempre dalla prima fila, non lasciando così alcuna speranza mondiale a Fernando Alonso e alla Scuderia Ferrari.


Dopo aver vinto in Belgio, Italia, Singapore, Corea, e Giappone, Sebastian Vettel e la Red Bull conquistano il quarto titolo iridato consecutivo nell’ultima edizione del Gran Premio d’India con tre gare d’anticipo, chiudendo la stagione con i trionfi ad Abu Dhabi, negli USA e in Brasile, segnando un totale di 596 punti, conquistando undici pole position, dodici vittorie, e undici podi, collezionando solamente quattro ritiri.


Andrea Rasponi

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