Red Bull RB15, tra cambi di piloti e prestazioni altalenanti



Anno 2019, il circus della Formula 1 si appresta a compiere l’ennesimo cambio regolamentare dell’ultimo decennio e la squadra di Milton Keynes ha la grande possibilità di andare a colmare il gap tecnico con Ferrari e Mercedes, scuderie che negli ultimi anni si sono sempre giocate il titolo mondiale.


La RB15 viene presentata a Silverstone il 13 Febbraio 2019, in occasione del quale vene anche effettuata una giornata di filming day. La vettura viene inizialmente presentata con una livrea speciale per lo shakedown, caratterizzata dal toro stilizzato e delle strisce rosse su tutta la vettura. Successivamente, durante i test viene presentata la livrea ufficiale, uguale a quella dell’anno precedente, che differisce solo per il logo del nuovo fornitore Honda sul musetto e sul cofano motore.


Aspetti tecnici


Andando ad analizzare la vettura si può notare che con buona certezza che non sono state snaturate le caratteristiche della RB14, anche se Adrian Newey sviluppa alcuni concetti che avevano già dimostrato di funzionare molto bene l'anno precedente.


La RB15 è effettivamente dotata di alcune novità che rivelano quanto sia stato accurato il lavoro sull’aerodinamica, nonostante non abbia snaturato con le nuove regole aerodinamiche il concetto che ha spinto lo sviluppo della Red Bull nel recente passato.


L’ala anteriore montata sulla RB15 è una delle più complesse di quelle viste finora, nella semplicità generale che il nuovo regolamento tecnico impone. I flap sono divisi in due macro parti, seguendo la filosofia dell’ala già utilizzata la passata stagione, mentre per quanto riguarda il bordo d’ingresso del main-plane si nota un piccolo ricciolo nella zona di raccordo al profilo neutro, anche se in una soluzione meno aggressiva di quanto visto sulla Mercedes W10.



Il muso rettangolare è più sporgente di 4-5 centimetri di quello 2018, e vi è anche la presenza dell'S Duct, utile per incrementare l’apporto di aria verso la sezione superiore del muso attraverso un abbassamento della pressione.


La sospensione anteriore è di tipo push-rod, mentre la gobba del vanity panel nasconde un terzo elemento a comando idraulico più sporgente del solito.


Nella zona centrale, le pance mantengono la filosofia della precedente RB14: la bocca dei radiatori è compresa fra la cintura del telaio e il cono anti intrusione laterale, che è stato abbassato al suo massimo regolamentare. Gli specchietti hanno i due supporti che fungono da parte integrante del profilo alare che, a sua volta, fa da coperchio alle fiancate con funzione aerodinamica.



Le fiancate sono molto corte e con un andamento tronco-piramidale: più strette in alto e più larghe nella parte sottostante, andando successivamente a sfociare in coda con degli sfoghi di aria calda molto piccoli.


La sospensione posteriore è a schema pull-rod, con il lungo puntone che va a inserirsi nei cinematismi collocati fra motore e cambio. Il triangolo superiore ha il bracket sporgente, anche se meno estremo rispetto ad altre vetture, mentre il supporto dell'ala è a singolo pilone.


Il diffusore è ancora molto simile a quella vista sul finire della scorsa stagione, mentre è molto più interessante notare dove Red Bull ha posizionato gli scarichi in uscita dalla wastegate: infatti, per poter alzare il braccio superiore della sospensione posteriore, il posizionamento dei due piccoli scarichi viene modificato rispetto alla stagione precedente, con una soluzione che permette maggiore distanza tra le varie componenti.


Il collettore è ancora piuttosto inclinato per far sentire l’effetto sul dorso dell’ala posteriore, migliorando leggermente l’efficienza di generazione del carico aerodinamico della stessa.



Infine, l’end-plate dell’ala posteriore è di definizione piuttosto scolastica, con delle soffiature presenti solamente nella parte bassa del macro pezzo interno.


Vi è infine da sottolineare che, nonostante il nuovo regolamento, la Red Bull ha deciso di mantenere un assetto rake, caratteristica storica del team di Milton Keynes.


La stagione


Ad inizio stagione, il team Red Bull si affida a Max Verstappen e Pierre Gasly.


Il team di Milton Keynes parte con l’obiettivo di vincere il titolo mondiale, ma sin dalle prime gare pare evidente che la RB15 giocherà, anche quest’anno, il ruolo da terza forza, con la possibilità di giocarsi la vittoria solamente in alcune occasioni.


Nonostante i presupposti, Max Verstappen inizia la stagione a Melbourne con un solido terzo posto, mentre il compagno di squadra soffre e conclude in undicesima posizione.



Nei successivi tre Gran Premi in Bahrain, Cina, e Azerbaijan, l’olandese conquista tre quarti posti consecutivi, mentre Pierre Gasly, alle prese con la nuova metodologia di lavoro del nuovo team, riesce ad entrare in zona punti solamente nei primi due appuntamenti, mentre nella capitale azera è costretto al ritiro.


La Red Bull torna molto competitiva in Spagna, dove conquista un terzo posto sempre con Max Verstappen mentre il francese conclude in sesta posizione.



La vera delusione arriva nel Principato di Monaco, gara in cui la Red Bull punta alla vittoria, mentre invece non riesce ad ottenere nulla di meglio di una quarta e quinta posizione.


Seguono una quinta e quarta posizione in Canada e in Francia, mentre in Austria Max Verstappen coglie, dopo una gara solida, la prima vittoria stagionale del team, e si ripete in Germania, a cui segue un gran secondo posto in Ungheria, mentre l’ennesima prestazione deludente per Pierre Gasly porta Marko e Horner alla decisione di sostituire il francese con il rookie Alexander Albon, pilota del team di casa Red Bull Toro Rosso.



Il thailandese debutta nel team maggiore in Belgio, dove ottiene un incoraggiante quinto posto dopo una gara tutta in rimonta.


La Red Bull torna sul podio a Singapore sempre con Max Verstappen, mentre nei successivi Gran Premi di Russia, Giappone e Messico, il team anglo austriaco riesce ad inserirsi stabilmente nelle prime cinque posizioni, ad eccezione della tappa in sol levante, dove Max Verstappen è costretto al ritiro.


Il pilota olandese si migliora di gara in gara, e ad Austin, negli USA, conquista l’ennesimo terzo posto stagionale, a cui seguono la vittoria nel Gran Premio del Brasile, e un secondo posto ad Abu Dhabi, mentre ad Alex Albon viene negato il primo podio in carriera in Formula 1 a causa di un contatto con Lewis Hamilton nelle fasi finali del Gran Premio corso ad Interlagos.


Il team di Milton Keynes chiude la stagione al terzo posto nel mondiale costruttori, con un totale di tre vittorie e nove podi, e 417 punti iridati conquistati.


Andrea Rasponi

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