Piero Carini, un terzo fatale ritorno alla Ferrari



Il 6 Marzo 1921 a Genova nasce Piero Carini. Il ligure diventerà uno dei pochi piloti ad aver indossato le tute delle principali Scuderie italiane, Ferrari, Maserati, Alfa Romeo Lancia e Fiat. Proprio con la squadra piemontese, il 1° Giugno 1947, a Vercelli, Carini farà il suo esordio nel mondo delle corse con una delle sulle auto sportive in cui si cimenterà per la maggior parte della sua carriera.


L'esordio non è felice, dato che Carini è costretto al ritiro, e non arriva al traguardo nemmeno due settimane più tardi a Vigevano.


Fermo per tutto il 1948, Carini torna in macchina nella stagione successiva, accettando la proposta della Maserati di disputare il Gran Premio di Sanremo di Formula 1. Piero dimostra di avere le qualità per essere competitivo anche in pista, transitando sotto la bandiera a scacchi in settima posizione.


Piero, dopo il buon debutto nel circus, disputa anche una delle corse più difficili e affascinanti del mondo, la Mille Miglia, sempre con la Casa del Tridente. Purtroppo anche in quest’occasione non riesce ad arrivare al traguardo, a causa di un ritiro.


Passano trecento sessantacinque giorni, e Piero si prende la rivincita ed ottiene il suo primo piazzamento proprio alla Mille Miglia, arrivando venticinquesimo. Nonostante il leggero passo indietro alla Coppa della Toscana al volante della Lancia-Aprila, dove si classifica trentanovesimo, il pilota italiano trova ancora più fiducia nei suoi mezzi per il proseguo di stagione.


Infatti Carini, alla prima gara che disputa in Europa con la Osca, conquista il primo podio della sua carriera concludendo al secondo posto a un minuto e quattro secondi dall’Alfa di Felice Bonetto sul Circuito di Porto.


Al ritorno in Italia, in seguito al ritiro alla Coppa d’oro delle Dolomiti, Piero si riscatta conquistando il quarto posto al Circuito di Senigallia, sempre con il team romagnolo, e chiude la stagione 1950 con un buon piazzamento sul circuito di Vila Real.


Piero sembra iniziare bene anche il 1951, esordendo con la Osca alla Coppo d’Oro di Sicilia ottenendo un buon sesto posto, ma quando disputa con Maserati e Lancia Aurelia il Giro di Sicilia e Mille Miglia, raccoglie un ritiro e nel secondo appuntamento sportivo peggiora il risultato dell’anno prima arrivando ventiseiesimo.


Carini ottiene il miglior risultato stagionale quando torna a guidare per l’Osca al Circuito di Porto, dove pur non riuscendo a salire sul podio come nel 1950 arriva quinto, prestazione che convincerà la Ferrari ad ingaggiarlo.


L’italiano, che debutta a fine 1951 al Coppa Real con la Scuderia di Maranello, all’inizio della stagione successiva, dopo il sedicesimo posto al Giro di Sicilia, è terzo alla Coppa d’Oro di Sicilia, conquistando il primo podio in Rosso.


Il grande appuntamento della sua prima parte di stagione è la Mille Miglia, dove migliora il piazzamento del 1950, arrivando ventitreesimo insieme a Bianchi, su un Alfa 1900.


Questa prestazione convince il team clienti della Ferrari, la Scuderia Marzotto, a fargli correre il Gran Premio di Monaco.


La sua gara dura poco, poiché al tredicesimo giro a causa di un incidente è costretto al ritiro. Nei mesi successivi Piero correrà soltanto con la Scuderia di Maranello anche con le auto sportive, conquistando un quinto posto sul Circuito di Porto.


Nonostante nel Principato non sia riuscito a portare la macchina al traguardo, ad inizio Luglio Piero Carini debutta in Formula 1, nel Gran Premio di Francia. Il pilota ligure, dopo aver ottenuto il penultimo tempo in qualifica, staccato di un secondo e sette decimi dal compagno di squadra Comotti, è costretto al ritiro a causa di un problema al motore accusato durante il secondo giro.


Il 3 Agosto 1951, sul circuito del Nurburgring, l’italiano gareggia sia con le auto turismo che in Formula 1. Ma se con la Ferrari 340 America conquista una buona sesta posizione, nel Gran Premio di Germania, dopo il ventiseiesimo tempo in qualifica, un nuovo guaio d’affidabilità - questa volta nell'impianto frenante - lo fa scendere dalla 166 F2 al ventisettesimo giro.


La stagione non termina in maniera positiva: in coppia con Mancini, alla 12 Ore di Pescara colleziona un altro ritiro, e nei mesi successivi la scelta della Scuderia di Marzotto di lasciare il circus gli fa perdere la possibilità di continuare a correre in Formula 1.


Nel 1953 Piero torna a gareggiare soltanto nelle auto sportive, a bordo dell’Alfa Romeo, ed i risultati non tardano ad arrivare. Infatti, al Giro di Sicilia sale per la prima volta sul podio in coppia con Artesani, piazzandosi terzo.


Non riesce a ripetersi invece alla Mille Miglia, in cui è costretto al ritiro, ma si riscatta velocemente, conquistando due quinti posti al Trofeo Sardo ed alla Coppa di Toscana.


Viste le buone prestazioni nelle prime gare, l’Alfa Romeo decide di farlo debuttare alla 24 Ore di Le Mans, dove torna per la prima volta dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.


In coppia con Sanesi, Carini parte forte, e nella prima parte di gara è terzo, ma il sogno dei due piloti dell’Alfa di salire sul podio termina durante la notte, quando la sospensione della vettura numero ventuno si rompe, ed i due italiani sono costretti al ritiro.


Anche nelle corse successive alla gara francese non vanno bene, ed al Giro dell’Umbria e alla Coppa d’oro Dolomiti ottiene soltanto un ventiduesimo e diciannovesimo posto. Il ligure torna sul podio quando al Circuito di Senigallia torna al volante di una Ferrari, chiudendo terzo come in Sicilia.


Successivamente, Piero corre per un altro suo ex team, l’Osca, alla 1000 chilometri del Nurburgring, dove arriva settimo, poco tempo più tardi gli arriva una chiamata inaspettata: infatti, la Scuderia di Maranello gli offre di disputare il Gran Premio d’Italia di Formula 1, portando al debutto la 553 F2 Squalo.



Al rientro dopo oltre un anno, l’italiano è il pilota più lento delle vetture del Cavallino Rampante nelle prove ufficiali, facendo segnare il ventesimo tempo. In gara, l’obiettivo di tagliare per la prima volta il traguardo nel circus termina nel ventesimo giro, a causa della rottura del motore della Ferrari.


Questa sarà l’ultima gara disputata in Formula 1 da Piero Carini.


Ma, come spesso era già accaduto, l’ennesima delusione viene smaltita con l’Alfa Romeo, con la quale conquista il secondo posto alla Coppa Sant Ambroeus, per poi chiudere la stagione con la Ferrari, con la quale arriva settimo alla 12 Ore di Casablanca.


Nella stagione successiva, Carini correrà principalmente con l’Alfa Romeo. Al debutto al Giro di Sicilia con la 1900, il pilota ligure è secondo, mentre chiude al settimo posto la Coppa di Toscana, in coppia con Artesani.


Queste gare serviranno per fare le prove generali in vista della Mille Miglia: Piero, nella corsa più importante in Italia, dove da anni cerca di ottenere una grande prestazione, finalmente riesce ad ottenere un buon risultato.


Sempre insieme ad Artesani, al traguardo l'Alfa Romeo di Carini è la prima del suo team, con l'ottavo posto finale, ad un ora e venticinque secondi dal vincitore Alberto Ascari. Piero, anche grazie questo risultato, indossa nuovamente la tuta del Cavallino Rampante alla 24 Ore di Le Mans, in cui farà il pilota di riserva nell’edizione in cui la Ferrari torna alla vittoria dopo cinque anni.


Nel proseguo della stagione, Piero ottiene altri buoni piazzamenti, arrivando nono alla Coppa d’oro delle Dolomiti, quarto alla 10 Ore di Messina e alla Coppa Inter Europa, ottavo al Giro d’Italia, e ventesimo alla Carrera Panamericana.


Nel 1955, con la Ferrari, il pilota ligure sarà protagonista di una delle sue migliori annate della sua carriera. Dopo il ritiro al Gran Premio di Agadir, a distanza di cinque anni dalla vittoria alla Vila Real, risale sul gradino più alto del podio alla 2 Ore di Dakar.


Carini spera di ripetersi alla Mille Miglia, ma la Ferrari 750 Monza lo costringe al ritiro, come nel 1949 e 1953. Il rammarico dura poco: infatti, sette giorni più tardi conquista il secondo successo stagionale alla Coppa Lombardia.


Dopo non essere arrivato al traguardo al Gran Premio di Bari, Supercortemaggiore e al Circuito di Porto, supera nuovamente il momento di difficoltà e di mancanza di risultati salendo per la terza volta sul podio, e chiudendo secondo il Giro di Calabria. Piero termina l’anno arrivando settimo al Targa Florio, dopo essere tornato al volante dell’Osca, e quarto al Gran Premio di Venezuela nell’ultima gara stagionale con la Scuderia di Maranello.


All'inizio 1956, Piero Carini risalirà sui sedili di Alfa Romeo e Maserati.


Con il Quadrifoglio, il pilota ligure spera di prendersi la rivincita in coppia con Favero, ma è costretto ancora al ritiro, mentre al Trofeo Sardo, ed alla 1000 chilometri del Nurburgring, non va oltre un tredicesimo e quattordicesimo posto.


Con la Scuderia del Tridente ottiene invece un buon sesto posto al Targa Florio.


E' tuttavia tornando alla guida di una Ferrari che Piero conquisterà la prima vittoria stagionale. Infatti, dopo aver sfiorato il podio al Circuito di Caserta chiudendo quarto, e arrivando dodicesimo alla Coppa d’Oro delle Dolomiti, vince il Circuito di Reggio di Calabria al volante della 500 Testa Rossa.

Sarà il suo ultimo acuto dell’anno: infatti, sempre con la Scuderia di Maranello terminerà il suo programma di gare con i ritiri al Gran Premio di Bari e alla 5 Ore di Messina, ed alternerà i sesti posti al Gran Premio di Pescara e Venezuela.


Risultati che, tuttavia, non impediranno alla Scuderia di Maranello di confermarlo anche per la stagione successiva.

Proprio l’inizio del 1957 sembra l’antipasto di quello che succederà qualche mese più tardi. Nel Gran Premio di Cuba, in coppia con Edgar, il pilota ligure è costretto al ritiro, ed anche quando viene ingaggiato dalla Mercedes, per disputare il Gran Premio di Sicilia, non giunge al traguardo.


La stagione sembra arrivare ad una svolta nel giorno della festa dei lavoratori, poiché Carini arriva secondo al Trofeo Vigorelli, a ventiquattro secondi dalla Maserati di Luigi Piotti, conquistando il primo podio dell’anno.


Ma quattro settimane più tardi parte per la Francia, in vista della 6 Ore di Forez: su questo circuito, nel tentativo di andare a caccia della prima vittoria stagionale, Piero perde il controllo della sua Ferrari Testa Rossa, finendo prima contro le barriere e poi centrando la vettura del portoghese Borges Barreto.


Fin da subito, chi accorre sul posto capisce che l’impatto è stato terribile ed avrà tragiche conseguenze: infatti, poco entrambi i piloti vengono dichiarati deceduti.


Carini scompare a soli trentasei anni il 30 Maggio 1957, dopo aver conquistato in carriera quattro vittorie e dodici podi.


Massimiliano Amato

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