Phil Hill, l'americano Campione del Mondo con la Ferrari



Philip Toll Hill Jr nasce a Miami il 20 Aprile del 1927, anche se gli anni dell’infanzia il giovane statunitense li trascorre a Santa Monica. Sin da giovane Phil si appassiona all’automobilismo, e a nove anni guida per la prima volta la Oldsmobile del padre.


Phil si iscrive all’Università del Sud della California, dove studia economia dal 1945 al 1947, e nel frattempo diviene membro del Kappa Sigma, una confraternita piuttosto famosa nelle università americane. Hill la lascia ben presto, perché intenzionato a proseguire nel suo sogno di diventare un pilota da corsa.


Per far ciò la famiglia gli permette di andare in Inghilterra, dove firma un contratto con la Jaguar per svolgere il ruolo di collaudatore. Nel 1954 Phil si mette in luce conquistando, a bordo di una Ferrari 375 MM Vignale, il secondo posto nella Carrera Panamericana, una delle gare più prestigiose che si disputano nel continente americano.


Questa affermazione perentoria attira le attenzioni di Enzo Ferrari, che lo mette sotto contratto per l'annata 1955 con l’obiettivo di vincere a Le Mans e nella Carrera Panamericana. Il 1955, però, è l’anno della tragedia nella 24 Ore di Le Mans, e gli organizzatori della Carrera, spaventati da ciò che era successo in Francia, decidono di annullare la corsa.


Hill debutta a Le Mans proprio nella funesta edizione del 1955, in coppia con Umberto Maglioli al volante di una Ferrari 735 LM, ma il debutto si conclude con un ritiro.


Anche nei due anni seguenti la fortuna non sarà dalla sua, dato che Hill raccoglierà altrettanti ritiri. Il 1958 è invece l’anno del primo trionfo alla 12 Ore di Sebring, del primo successo a Le Mans al volante della Ferrari 250 Testarossa, in coppia con il belga Olivier Gendebien, e anche del suo debutto in Formula 1, in occasione del Gran Premio di Francia, con una Maserati 250 F, in cui si piazza settimo.


La vittoria nella 24 Ore e il suo brillante esordio convincono Ferrari a portarlo nella squadra ufficiale di Formula 1 già nel corso della stagione. L’americano affianca il futuro Campione del Mondo Mike Hawthorn, e si rivela decisivo nel convincere l’inglese a non lasciare la Formula 1 dopo le tragedie di Peter Collins e Luigi Musso.


Dopo aver saltato il Gran Premio del Portogallo, a Monza è terzo ed ottiene anche l'assegnazione del giro più veloce. Sarà ancora terzo in Marocco, nella gara in cui Mike Hawthorn vince il Campionato del Mondo di Formula 1.


L’americano rimane in Ferrari anche l’anno seguente, e con la Scuderia di Maranello si impone nuovamente a Sebring mentre nel mondiale di Formula 1 ottiene 20 punti piazzandosi quarto nel mondiale grazie ai due secondi posti in Francia e a Monza, dove marca per la seconda volta consecutiva il giro più veloce in gara, e del terzo posto in Germania.


Nel 1960, dopo un buon avvio di stagione nella quale ottiene il terzo posto a Monaco, Hill raccoglie il primo successo iridato in Italia, a Monza, piazzandosi poi quinto nel mondiale. Il resto della stagione è alquanto deludente, e grazie ad quarto posto ottenuto in Belgio, Hill conclude il campionato con sedici punti ed il quinto posto in classifica.


Il 1961 inizia alla grande con il terzo successo a Sebring e con il bis a Le Mans, sempre in coppia con Gendebien, al volante della Ferrari Ferrari 250 TRI/61. Contemporaneamente in Formula 1 sembra l’anno buono per conquistare il titolo iridato, dato che Hill vince in Belgio e ottiene numerosi piazzamenti a podio, tra cui il terzo posto a Monaco e in Germania, e il secondo posto in Olanda e in Gran Bretagna.


Ciononostante, dopo sei Gran Premi Hill è secondo in classifica, a quattro punti di distanza dal suo rivale diretto per il titolo di campione, il compagno di squadra von Trips, che ha 33 punti contro i 29 dell'americano.


Si arriva a Monza, è sabato 9 Settembre 1961 e nelle qualifiche il tedesco ottiene la pole mentre Hill, in preda all’ansia e al nervoso, si piazza solo quarto. Chi l’ha conosciuto ha potuto descrive l’americano come una persona semplice e cortese, piuttosto riservata e introversa, che però prima di ogni gara era sempre nervoso e agitato tanto che per rilassarsi ascoltava musica classica.


La Ferrari vuole vincere il mondiale ma il commendatore, forse per ragioni commerciali, vorrebbe che a vincere il titolo fosse Phil Hill.


Ma von Trips è in splendida forma, è nel momento migliore della sua carriera, e strappa la pole a Phil Hill, lo specialista che ne aveva messe in fila addirittura cinque. E’ la prima volta che Trips riesce a partire davanti a tutti. Hill invece è demoralizzato e parte dalla quarta posizione. Dopo le qualifiche Romolo Tavoni, direttore sportivo, parla con il pilota tedesco che forse ha un presentimento su ciò che gli sta per essere detto:


"Barone, avrei piacere che lei considerasse la possibilità di favorire Phil Hill nella corsa al Mondiale".


Alla Ferrari vogliono vincere con Phil Hill, se possibile, ma soprattutto vincere. La 156 è nettamente superiore alla concorrenza, ma a Monza l’ingegner Chiti teme le molle spingi valvola che hanno dato qualche problema, e che sul velocissimo circuito che include anche l’anello di alta velocità saranno molto sollecitate.


La 156, Chiti lo sa, ha margine, ma ai piloti viene chiesto di girare a 500 giri/motore in meno.


Poco prima dell'inizio della corsa, Hill parla con Tavoni, a cui confessa di non sentirsela di correre, preferendo lasciare la vittoria a Trips.


"Romolo, non ho nessuna voglia di correre. Trips è bravo ed è più veloce di me. Farò tre giri e poi mi fermo".


Trips, che lo vede agitato, prima parla con Tavoni, poi con Hill, alla quale dice:


"Phil, io starò dietro di te, ti proteggerò le spalle, stai tranquillo: vincerai tu questa gara. Qui non sono tuo avversario".

Hill, stupito, chiede il motivo per cui gli avrebbe lasciato la vittoria:

"Per me l'uomo vale più di tutto il resto. E poi ho già il contratto con la Ferrari. La macchina è forte: vinciamo quest'anno, vinceremo anche nel '62".


Trips ha accanto il giovane messicano Ricardo Rodriguez, dietro di loro altre due rosse, quelle di Ginther e Phil Hill. In quarta fila è presente lo scozzese Jim Clark. Al via il tedesco parte male e viene sorpassato da Rodriguez, Hill, Ginther, Brabham e Clark, poiché Chapman sa del problema della Ferrari, quindi riempie solo a metà il serbatoio della vettura del pilota scozzese. Alla fine del primo giro Hill è al comando ma il gruppo è ancora compatto. Ma al termine del secondo giro Trips frena cinquanta metri prima rispetto al punto di frenata, prima di inserirsi alla curva parabolica, sicché Clark tampona la gomma posteriore destra della vettura del pilota tedesco, che vola contro le reti di protezione falciando numerosi spettatori.


Trips viene catapultato fuori dalla macchina appena questa inizia a girare come una trottola; il corpo del tedesco giace a terra senza vita.


Hill ancora non sa che Trips è venuto a mancare, perciò corre come un dannato e vince sia la gara che il titolo iridato. Ma tornato ai box viene a sapere che l’amico e compagno di squadra non c'è più. Ed in un istante, il suo titolo passa in secondo piano rispetto alla tragedia che ha colpito la Ferrari e l’automobilismo.


Lo stesso Hill è scosso da questo evento luttuoso.


Nel 1962 il neo Campione del Mondo rimane alla Ferrari, ma la vettura non è competitiva come negli anni precedenti; in più, all’interno vi è stata una profonda ristrutturazione con l’ingresso di Mauro Forghieri nella squadra in qualità di direttore tecnico.


Scosso ancora da ciò che è successo a Monza, Hill non ha più gli stessi stimoli anche se farà ancora in tempo a vincere per la terza volta a Le Mans, in coppia con l’amico Gendebien, e ad imporsi alla 1000 Chilometri del Nurburgring.


In Formula 1 si piazza sesto nel mondiale, salendo sul podio in Olanda, a Monaco e in Belgio, anche se quest'ultimo risultato lo ottiene perché Rodríguez gli lascia strada all’ultimo giro. Stanco e ormai demotivato, lascia la Ferrari a fine stagione, esclamando:


"Non ho più bisogno di correre, di vincere. Non sono più affamato di vittorie. Non sono più disposto a rischiare di uccidermi".


Nel suo libro Piloti che gente Enzo Ferrari esprime un bel ritratto del pilota americano, affermando che:


"I piloti da Gran Premio sono in genere europei, ma a partire dagli anni Sessanta sono apparsi sulle piste del Campionato del Mondo anche piloti nordamericani. Nella mia squadra ne ho avuti tre: Dan Gurney, Phil Hill e Richie Ginther, senza contare Mario Andretti, che considero italiano. Phil Hill, che fu compagno di squadra di von Trips, è stato un solido, emotivo pilota che veniva dalle vetture Sport e che in California aveva avuto una buona esperienza di meccanico. Non era l’uomo di classe eccelsa, ma era sicuro e redditizio soprattutto sui circuiti di alta velocità. Amava le curve di profondità, i lunghi rettilinei, e assai meno i percorsi tortuosi, i circuiti considerati impegnativi, dove è richiesta una continua precisione di guida. Questa precisione Phil Hill la sfoderava là dove la velocità è l’elemento determinante. Era un buon pilota sulle vetture Sport, perché nelle corse di lunga distanza riusciva ad armonizzare le sue innate doti di velocità con la regolarità e il rispetto della meccanica: una combinazione vincente. E di corse ne ha vinte tante. La sua carriera si compendia in dieci anni di attività con le nostre macchine, che gli procurarono il titolo mondiale nel 1961".


L'anno successivo Hill, assieme a Giancarlo Baghetti, segue Carlo Chiti alla ATS italiana, e disputa anche alcune gare con la Lotus, ma entrambe le avventure non saranno per niente positive.


Nel 1964 sarà alla Cooper, ma otterrà solo un sesto posto in Gran Bretagna.


Con le vetture sport, invece, Hill vince la 24 Ore di Daytona in coppia con Pedro Rodríguez, su una Ferrari 250 GTO. Dopo queste annate prive di eventi significativi, il pilota statunitense decide di dedicarsi unicamente alle vetture sport prototipi, e accetta la proposta e la sfida della Ford alla Ferrari.


Con la casa americana, Hill si impone alla 1000 Chilometri del Ring per la seconda volta in carriera. Ringalluzzito da questp successo, il pilota americano decide di riprovare con la Formula 1, ma il suo ritorno si conclude in un disastro: pur essendo ingaggiato dalla Dan Gurney’s All American Racing, Hill fallisce la qualificazione.


L’ultima sua partecipazione in una competizione sarà a Brands Hatch, imponendosi al volante della Ford.


Dopo il ritiro l’americano si dedica alle macchine classiche allestendo un salone con il suo socio Ken Vaughn, che però dovrà vendere al magnate giordano Raja Gargour.


Hill sarà per qualche tempo perfino commentatore televisivo per il canale ABC, e nel 1991 verrà inserito dapprima nella International Motorsports Hall of Fame e poco dopo anche in quella dei piloti americani.


Hill si spegnerà il 28 Agosto 2008 a Salinas, in California, a causa delle complicazioni dovute al morbo di Parkinson che gli era stato diagnosticato qualche anno prima.


Quel giorno ci lascia un signore del Motorsport, che anche se poteva sembrare schivo e riservato, si era rivelato un pilota determinato e sicuro dei propri mezzi.


Simone Centonze