Peter Collins: da un gesto di estrema sportività ad una tragica fine...



Ormai ci ho preso gusto. Dopo aver raccontato le storie in rosso di Fangio, Whitehead e Musso, oggi vorrei parlarvi di un altro pilota che battagliò in pista durante quegli anni '50 che tanto mi affascinano. Un inglese nato a Kidderminster il 6 novembre 1931, che giunse alla Ferrari per la stagione 1956 dopo averne corse altre cinque con HWM, Vanwall e Maserati. Il suo nome era Peter Collins.


Nel suo primo anno si trovò a dover dividere il box con un certo Juan Manuel Fangio, con già tre mondiali sulle spalle. Il primo gran premio si corse proprio a casa sua, in Argentina, ma l'esordio di Collins non fu dei migliori, in quanto fu costretto a terminare anzitempo la sua gara. A Montecarlo le cose non andarono molto meglio. Fangio fu protagonista in negativo nella prima parte di gara per una serie di errori che lo costrinsero al ritiro.


Venne così chiamato ai box il povero Peter con l'ordine di cedere la monoposto al compagno di squadra, con la quale poi rimontò fino al secondo posto. A seguito di un inizio non dei migliori, scese in pista per il Gran Premio del Belgio e ottenne la sua prima vittoria in carriera, per poi addirittura ripetersi nell'appuntamento successivo in Francia. Quindi si andò a correre in Inghilterra, dove la gara fu vinta da Fangio proprio davanti a Collins, giunto così sul podio davanti al pubblico di casa. Un podio che, però, ebbe dell'amaro poiché l'inglese conquistò tre soli punti a causa della divisione del punteggio con Alfonso De Portago.


Quel fatto, sommato al ritiro a cui fu costretto nel successivo appuntamento sul Nurburgring, lo portarono a Monza con un netto svantaggio nei confronti del compagno di squadra. L'ultimo gran premio dell'anno fu molto particolare. Fangio fu appiedato a causa della rottura dello sterzo, così la scuderia chiese a Luigi Musso di tornare ai box per cedergli la vettura. L'italiano rifiutò poiché si trovava in seconda posizione, così Collins, terzo e con buone possibilità di laurearsi campione del mondo al suo primo anno in rosso, alla sosta decise di cedere la macchina all'argentino. Più giovani di vent'anni, egli affermava che avrebbe avuto altre chance per vincere un titolo in futuro. Fangio vinse così il mondiale.


Il 1957 fu un anno negativo. Fangio si era trasferito alla Maserati e Collins non riuscì a ripetere i risultati ottenuti nella stagione precedente. Ottenne un sesto posto in Argentina, per poi essere costretto al ritiro a Montecarlo. Vide qualche spiraglio di luce in Francia, dove riuscì ad arrivare a podio, per poi ripetersi in Germania in seguito a un quarto posto ottenuto in Inghilterra. Concluse la stagione ritirandosi durante il Gran Premio d'Italia. Il mondiale fu vinto nuovamente da Fangio e Collins fu solo nono nella classifica generale.


La stagione successiva iniziò esattamente come era finita quella precedente, ossia con un ritiro nel Gran Premio d'Argentina. A Montecarlo giunse a podio, ma si trattò solamente di un miraggio, poiché in Olanda fu costretto nuovamente ad un ritiro. La stessa sorte la ebbe in Belgio, mentre in Francia riuscì a giungere quinto al traguardo. Quindi si corse in Inghilterra, dove il pubblico di casa portò bene a Peter, che vinse il gran premio davanti ai suoi tifosi. Fu la sua ultima apparizione sul suolo britannico.


Collins fu vittima di un brutto incidente durante la gara sul circuito del Nurburgring, con la sua Ferrari 246 che uscì di pista alla curva Pflanzgarten, finendo in fosso e capottandosi a ripetizione. Il pilota finì contro un albero, fratturandosi il cranio. Ferite gravissime, che purtroppo non gli lasciarono scampo. Peter Collins spirò durante il tragitto verso l'ospedale di Bonn. Era il 3 agosto 1958 e lui era un ragazzo di soli 27 anni.


Alessandro Cappelli

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