Pedro Rodriguez, il campione messicano con un unico sogno: tornare a correre per la Ferrari!



Pedro Rodriguez De la Vega nasce a città del Messico il 18 Gennaio del 1940. Il padre era stato meccanico prima di diventare uno dei più importanti proprietari terrieri del Messico; è quindi da lui che Pedro e suo fratello Ricardo prendono la passione per i motori.


La carriera di Pedro non ripercorre il classico percorso che viene seguito generalmente da un pilota a quattro ruote. Infatti, le prime gare disputate dal giovane messicano sono in bicicletta, mentre il passaggio successivo sono le gare in moto, in cui diventa Campione nazionale nel 1953 e nel 1954.


Nel 1955, Pedro dovrà sospendere l'attività in pista, dato che viene spedito dal padre negli USA, all’accademia militare di Alton, per imparare la disciplina e la lingua inglese.


Il debutto alle gare automobilistiche avverrà dunque a Nassau, nelle Bahamas, nel 1957, alla guida di una Ferrari 500 TR, occasione nella quale suo fratello Ricardo debutta su una Porsche, dopo aver ripercorso l’inizio di carriera del fratello maggiore.


Durante la Speed Week - nome dell'evento sportivo - il giovane messicano dimostra di avere buone doti velocistiche, al punto che nel 1958 l’importatore di auto Ferrari negli USA, Luigi Chinetti, iscrive Pedro alla 24 Ore di Le Mans concedendogli una Ferrari 500 TR con i colori della North American Racing Team, facendolo correre in coppia con Josè Behra, fratello di Jean, dato che gli organizzatori della gara francese vietano la partecipazione al più giovane Ricardo, appena sedicenne.


Anche Pedro viene ammesso con molte riserve da parte della direzione gara perché, seppure diciottenne da pochi mesi, è ritenuto poco esperto.



In gara la coppia deve ritirarsi durante la dodicesima ora per problemi di surriscaldamento. Tuttavia, il giovane diciottenne messicano rimane affascinato dalla grande classica gara francese, tanto da decidere di volerci tornarci ogni anno, collezionando in totale quattordici presenze, giungendo alla vittoria nel 1968, a bordo di una Ford GT40 in coppia con Lucien Bianchi.


Negli anni a venire, la fama dei due fratelli venuti dal Messico si diffonde anche in Europa.


Ma è nel 1961 che i due fratelli si mettono maggiormente in luce: alla 12 Ore di Sebring, a bordo di una Ferrari 250 TR della Nart, Pedro e Ricardo sfidano le Ferrari ufficiali ed arrivano terzi dopo un'estenuante battaglia.



Pochi mesi più tardi, Pedro e Ricardo partecipano alla 1000 Km del Nurbrugring, dove i due giungono secondi al traguardo, guidando una Testa Rossa.


La loro fama cresce al punto che, nel giugno del 1961, a Le Mans, Pedro e Ricardo sono accolti dall’ovazione del pubblico ad ogni pit-stop. I due messicani sono velocissimi, ma giunti all’alba la loro vettura è vittima di un problema elettrico che li costringe ad una sosta forzata di mezz’ora ai box.


Quando tornano in pista dalle tribune il pubblico li incita ancora a gran voce.


I due fratelli percepiscono l'entusiasmo del pubblico, quindi decidono di spremere al massimo la meccanica della loro auto, fino a quando la Ferrari 250 TR61 del team Nart si ferma definitivamente per la rottura del propulsore a meno di un’ora dalla fine della gara. Nonostante il risultato negativo, Pedro e Ricardo sono oggetto della standing ovation degli appassionati presenti e lasciano Le Mans da trionfatori senza neppure avere visto il traguardo.



A fine stagione i fratelli Rodriguez corrono ancora in coppia alla 1000 Km di Parigi e colgono una strepitosa vittoria a bordo di una Ferrari 250 Swb berlinetta.


Queste eccezionali prestazioni non passano certo inosservate; infatti, a fine anno Enzo Ferrari decide di contattare i due fratelli e di ingaggiarli nel suo team. Ricardo, considerato il più veloce tra i due, riesce ad approdare anche in Formula 1, mentre Pedro si concentrerà solamente sui prototipi.


Ma la Le Mans rimane stregata per i due fratelli messicani: nonostante i mezzi a disposizione fossero migliori che in precedenza, nel 1962 giunge l'ennesimo ritiro a metà gara.


Ciò nonostante, il 1962 è ricco di successi per Pedro, che conquista la Targa Florio con Willy Mairesse e Olivier Gendebien a bordo di una Ferrari Dino SP, e trionfa anche alla 400 Km di Bridgehampton al volante di una Ferrari 330 TRI/LM, bissando il successo con il fratello Ricardo alla 1000 Km di Parigi a bordo di una Ferrari 250 GTO, partendo dalla seconda di fila.



E' tuttavia questa l’ultima vittoria dei due fratelli prima della tragica scomparsa di Ricardo nel Gran Premio del Messico di F1.


Nell'ottobre del 1962, Enzo Ferrari valuta l'inutilità di spedire il team di F1 in Messico per disputare l’ultima gara in calendario. Ricardo, però, non vuole rinunciare al GP corso in Città del Messico, quindi ottenne da Ferrari il permesso di disputarlo a bordo di una Lotus privata.


Il primo Novembre 1962, alla vigilia del Dia de Los Muertos, festa cara ai Messicani per ricordare i cari defunti, avviene l’inaspettato: Ricardo Rodriguez, fratello di Pedro, scompare in un incidente automobilistico durante le prove del Gran Premio, dopo essersi schiantato contro il terrapieno all’esterno della curva Peraltada a causa di un cedimento della sospensione della Lotus privata del Rob Walker Racing Team.


La vettura prende fuoco e il pilota messicano rimane intrappolato nelle fiamme.


A seguito di questa tragedia, scosso dal dolore della perdita del fratello, durante l’inverno Pedro medita il ritiro dalle corse automobilistiche. Tuttavia, dopo aver riflettuto sulla sua volontà di proseguire o meno, il giovane messicano decide di rimandare il suo ritiro, ma a partire da questo momento inizia ad indossare al dito un prezioso anello appartenuto al fratello, un oggetto a lui caro di cui non potrà fare a meno e di cui si sentirà parlare ancora nel corso della storia.


"Con le corse non c'è niente da fare. Dopo la morte di mio fratello, ho tentato di stare lontano, ma non ci sono riuscito. E' qualcosa che si ha nel sangue".


Pedro inizia la stagione 1963 con una vittoria a Daytona a bordo di una Ferrari GTO in una gara valida per il Mondiale Marche, successo poi bissato l'anno successivo, mentre poco più tardi debutta in Formula Uno nei Gran Premi degli Stati Uniti e del Messico al volante di una Lotus 25, collezionando un immeritato ritiro.



In questo periodo, pur essendo rimasto solo, Pedro si afferma, diventando una stella di prima grandezza nel mondo delle competizioni a ruote coperte, mentre in Formula Uno dovrà aspettare ad affermarsi. Nel 1964, Rodriguez ottiene i primi punti iridati a bordo di una Ferrari 156 F1-63 arrivando sesto nel Gran Premio di casa, unico GP iridato a cui partecipa durante l’anno, mentre nel 1965 conferma la sua presenza sporadica nel Circus, e a bordo di una Ferrari 158 ottiene un quinto posto nel Gran Premio degli Stati Uniti.


Nel 1966 il messicano ritorna alla Lotus, collezionando tre ritiri nelle tre gare disputate in Francia, USA, e Messico, ma è nel 1967 che avviene la svolta: Pedro approda alla Cooper e con la T81 spinta dal V12 Maserati diventa definitivamente un pilota di Formula Uno.


Nello stesso anno, Rodriguez entra nella storia venendo impresso fotograficamente nell'iconica foto dell'arrivo in parata delle Ferrari a Daytona.


Sul circuito statunitense, lo stupendo successo planetario della Ferrari contro la Ford, con la doppietta dei piloti ufficiali Bandini/Amon e Parkes/Scarfiotti, si completa con il terzo posto della vettura Nart della coppia Rodriguez/Guichet, lasciando di stucco il pubblico americano.



La stagione parte subito con un successo ottenuto nel Gran Premio del Sudafrica, mentre nelle successive gare ottiene diversi piazzamenti a punti, concludendo la stagione in sesta posizione soprattutto a causa della una scarsa competitività della sua vettura.


Questo gli vale la chiamata della BRM, il team britannico con la quale Graham Hill aveva vinto il campionato del mondo di Formula Uno. Tuttavia, la prestigiosa scuderia è da poco entrata in una spirale di crisi dopo gli anni trionfali. Solo il grande talento del messicano permette al team di conquistare un secondo posto in Belgio, e due terzi posti in Olanda e Canada.


La stagione successiva è un totale fallimento per Rodriguez e la BRM, dato che il messicano colleziona tre ritiri nelle prime tre gare. Questi risultati lo portano a decidere di passare alla Ferrari a stagione in corso, quando il fondatore gli offre una 312 ufficiale per proseguire il campionato di Formula Uno. Purtroppo la vettura non è veloce e mentre la Scuderia di Maranello è già al lavoro sulla futura 312 B, Pedro prende parte agli ultimi appuntamenti in calendario e raccoglie qualche piazzamento a punti, tra i quali il sesto posto di Monza e il quinto negli USA.



La sua avventura con la Ferrari finisce inevitabilmente qui.


La Formula Uno sembra non sorridere al campione messicano, mentre nelle categorie a ruote coperte si dimostra un vero e proprio asso del volante, correndo nel 1969 il Campionato Mondiale Marche come pilota ufficiale Ferrari a bordo della Ferrari 312 P.


Ma la più grande soddisfazione Pedro la ottiene nella stagione 1968, poiché vince finalmente la 24 Ore di Le Mans con una Ford GT40. Un successo che ha dell'incredibile, se si pensa che il pilota belga Jacky Ickx, al quale era inizialmente destinata questa vettura, si ruppe una gamba e così il team manager della squadra, John Wyer, dovette convocare proprio il pilota messicano come suo sostituto.


L’anno seguente, Rodriguez viene chiamato a guidare la bella quanto sfortunata Ferrari 312P, con la quale raccoglie solo pochi piazzamenti, prima di decidere di passare alla Matra con cui conclude la stagione. Ma nel 1970, la chiamata e il successivo accordo con John Wyer permette a Rodriguez di diventare pilota ufficiale Porsche. L’unione tra Pedro e la 917 segna l’inizio della leggenda che lo consacra come il migliore interprete di questa vettura assieme al compagno e rivale Jo Siffert.


Al di là di alcuni incidenti, Rodriguez si trovava a meraviglia con la 917 ed i successi giungono di conseguenza; sempre nello stesso anno, il veloce messicano è affiancato dal pilota finnico Leo Kinnunen, ancora famoso oggi per detenere il record sul giro stabilito alla Targa Florio. A fine anno la coppia arriverà a vantare numerosi successi nel Mondiale Marche grazie alle vittorie ottenute a Daytona, Brands Hatch, Monza e Watkins Glen.


Nel 1970 Pedro continua di pari passo anche l’avventura in Formula Uno, e in seno al team BRM ottiene la sua seconda vittoria in carriera in Belgio e un secondo posto negli USA, mentre l'anno successivo, al Gran Premio d’Olanda è protagonista di un duello entusiasmante con Jacky Ickx, giungendo alle sue spalle in seconda posizione.


Nel 1971, oltre a gareggiare con la BRM in Formula Uno, il pilota messicano prosegue la sua partecipazione al Mondiale Marche a bordo di una Porsche 917 del team Wyer-Gulf, sostituendo l’infortunato Jacky Ickx, al fianco del britannico Jackie Oliver. La coppia vince a Daytona, Spa e Monza, mentre con Dick Attwood vince a Zeltweg.



E' senza dubbio questo il periodo migliore della carriera di Pedro, che si diletta anche a prendere parte alla Targa Florio insieme all’amico Herbert Muller, titolare di una squadra corse: il pilota messicano è ormai lanciato sempre di più verso nuovi traguardi.


Tutto sembra finalmente girare per il verso giusto, ma nei primi mesi dell'anno Pedro smarrisce l'anello che portava sempre al dito in ricordo del fratello scomparso Ricardo in un aeroporto statunitense. Essendo molto superstizioso, il pilota messicano chiede di poter riprodurre una copia esatta dell'anello ad un orafo, ma da questo momento inizia a confessare ai giornalisti di non sentirsi più sicuro.


Fatalità vuole che proprio durante l'estate Pedro perde la vita partecipando a una gara del Campionato Interserie, una manifestazione aperta a vetture di tipo diverso, senza limiti di cilindrata, disputata sul circuito del Norisring, in Germania, l’11 Luglio del 1971.


Alle ore 15:13, durante lo svolgimento della prima manche della competizione, al dodicesimo giro Rodriguez è in testa mentre affronta una curva ad U. Ma improvvisamente il pilota messicano perde il controllo della sua Ferrari 512-M non ufficiale e si schianta contro un muretto di cemento a causa del distacco di un pneumatico dal cerchione anteriore destro.


"La vettura si e messa di traverso, si è scontrata contro il muretto di protezione ed è rimbalzata sulla carreggiata rovesciandosi e prendendo fuoco".


Racconteranno i fotografi ed i pompieri raccolti ai margini della pista.


Pochi istanti dopo, il pilota tedesco Kurt Hild si scontra con la sua macchina contro i rottami in fiamme, rimanendo incolume. La corsa viene immediatamente interrotta, mentre un nugolo di pompieri si precipita in soccorso di Rodriguez, che viene estratto a fatica dalla morsa delle lamiere che nel frattempo avevano preso fuoco. Il pilota, cui il casco integrale aveva risparmiato ferite al viso, viene trasportato in stato di incoscienza verso un'ambulanza e poi portato all'ospedale di Norimberga.


Il messicano si spegne poco dopo il ricovero per la gravità delle ferite: nell'impatto, il trentunenne aveva riportato ustioni di terzo grado e fratture alla testa, al bacino e alle gambe.


Ciò che però lascia perplessi è il fatto che numerosi testimoni, dopo l'incidente, confidano agli organizzatori che già da due giri il pneumatico della ruota anteriore destra della Ferrari aveva cominciato a scivolare dal cerchione. Perché Rodriguez decise di proseguire?


Rimane un mistero.


Non è invece un mistero il dolore provato ed espresso pubblicamente dal presidente della Repubblica messicana, Luis Echeverrìa, che in merito alla scomparsa del pilota messicano dichiara:


"Il Messico ha perduto un giovane valoroso, i cui sforzi intesi ad occupare un posto nel mondo delle corse d'auto sono esempio di tenacia. I messicani sono profondamente addolorati per la sua scomparsa".


Il Governo di Città del Messico si assume immediatamente l'Incarico del trasporto della salma dalla Germania e provvede perfino alle spese di viaggio dei familiari che l'accompagneranno nell'ultimo viaggio.


Le autorità accoglieranno successivamente la salma in forma degna di quanto ha fatto lo sfortunato pilota.


La scomparsa di Pedro Rodriguez è tanto più assurda in quanto il pilota messicano non avrebbe voluto partecipare alla competizione. Gli organizzatori avevano dovuto insistere con lui più volte prima di riuscire a convincerlo. Pedro si era infatti accordato con gli organizzatori della manifestazione per disputare la gara del campionato Interserie con una BRM P167 8100 cc solitamente impiegata nella categoria Can Am. Tuttavia, nella fase di preparazione della vettura il motore si era rotto mentre era al banco e quindi la biposto non sarebbe stata pronta in tempo per l’appuntamento prefissato.


In conseguenza dell’accaduto, Gernot Leistner, il patron della gara del Norisring aveva pregato il suo amico Herbert Muller di prestare a Rodriguez una delle sue Ferrari 512M. Il pilota messicano accettò subito la proposta, perché a sua volta era in ottimi rapporti con lo svizzero Muller, visto che pochi mesi addietro avevano condiviso insieme l’abitacolo di una Porsche 908/3 alla Targa Florio.


Considerato uno dei migliori piloti della sua generazione sul bagnato, Pedro Rodriguez ha fornito un importante supporto alla Ford e alla Porsche, portandole a vincere il titolo marche nel 1968 (Ford) e nel 1970 e 1971 (Porsche).


Divenne inoltre un pilota molto eclettico nello sport automobilistico, disputando varie gare rally e correndo nei campionati Can-Am e NASCAR, diventando perfino Campione Nord Americano di Corse su Ghiaccio nel 1970.


A lui è intitolato il primo tornante del Daytona International Speedway, e ai due fratelli è intitolato il circuito di Città del Messico, rinominato Autodromo Hermanos Rodriguez.


Nel 2006, a 35 anni dall’incidente, è stata porta una targa nel luogo dell’incidente a Norimberga, in occasione del quale hanno partecipato tutte le autorità cittadine e la fondazione di famiglia Scuderia Rodriguez.


Pedro lo si ricorda così, con il berrettino alla Sherloek Holmes in testa, le mani nelle tasche di quelle variopinte giacche che quelli del giro portano, l'aria timida, la parlata che era un misto di spagnolo, italiano e inglese. Un tipo tranquillo, che portava con sé pepe e tabacco, rossi pimenti che gli servivano per accendere gli spenti piatti europei.


Ed un amore enorme per la Ferrari.


Il pilota messicano portava nel cuore la speranza di poter tornare a correre per la Ferrari, tant'è vero che la settimana precedente all'incidente fatale, sul circuito Paul Ricard, Pedro aveva confidato alla stampa:


"Mi sogno quella 312-B2. Chissà se a Maranello si sono accorti che non sono un pilota di mezza tacca".


Andrea Rasponi

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