Paul Frère, il giornalista che mantenne la promessa fatta ad Enzo Ferrari



Paul Frère, seppur nato a Le Havre il 30 Gennaio 1917, viene ricordato come pilota di nazionalità belga, avendo ottenuta questa nel corso della sua esperienza.


Nonostante non sia riuscito ad ottenere risultati esaltanti in Formula Uno, Frère è comunque riuscito a conquistare la vittoria nell'ambita 24 Ore di Le Mans, nel 1960.


Nei primi anni di carriera, Frère alterna la passione per i motori a quella per il giornalismo fino al 1952, anno in cui, dopo aver vinto il Gran Premio di Frontieres di Formula 2, decide di dedicarsi a tempo pieno alle corse.


Nel corso della stessa stagione, Paul debutta in Formula Uno con la HWM Ecurie Belge. Sulla pista di casa, il pilota francese, naturalizzato belga, dimostra di avere una grande talento, segnando l’ottavo tempo in qualifica e recuperando tre posizioni in gara, conquistando fin dal primo Gran Premio della sua carriera i primi punti iridati.


Saltate le gare in Francia e Gran Bretagna, Frère ritorna in pista al Nurburgring. Paul capisce subito che sarà difficile ripetere le prestazioni di Spa, infatti nelle prove ufficiali è tredicesimo. In gara le cose non andranno meglio, dato che a causa di un problema al cambio si ritirerà al tredicesimo giro.


Stesso copione si svolge Zandvoort, dove al termine degli allenamenti ottiene l’undicesima casella, ed il giorno dopo è costretto di nuovo a parcheggiare la sua T15 lungo la pista, questa volta all'undicesimo giro, a causa di un guasto alla frizione.


Così termina la sua prima stagione in Formula Uno; con il sedicesimo posto in classifica piloti, ottenuto grazie ai due punti assegnati al debutto.


Nel 1953 Frère fa anche il suo debutto nella categoria turismo. Se alla Mille Miglia non va oltre alla cinquantottesima posizione, alla 24 Ore di Le Mans è quindicesimo, in coppia con Van Frankenberg alla guida di una Porsche.


A fine Giugno, in Belgio, inizia il secondo campionato di Formula Uno per Paul, che ha come obiettivo il miglioramento i risultati ottenuti l’anno precedente.


Tuttavia, a Spa non ripete la prestazione della stagione passata.


Dopo l’undicesimo tempo ottenuto nelle qualifiche, in gara il belga non riesce a recuperare sufficienti posizioni utili per portarsi in zona punti, e si deve accontentare di chiudere al decimo posto. Paul non riesce a riscattarsi nemmeno in Svizzera, dato che in gara è costretto a ritirarsi al sedicesimo giro.


Frère, deluso per quella stagione che doveva essere quella della consacrazione, nel 1954 decide di correre con la Gordini in Formula Uno, mentre per prendere parte alla 24 Ore di Le Mans lascia la Porsche, ed accetta l’offerta dell’Aston Martin.


Sul circuito di Le Sarthe, il pilota belga fa il suo esordio stagionale in coppia con Shelby, ma al settantaquattresimo giro i due vedono svanire le loro speranze di essere protagonisti a Le Mans, dato che sono costretti a ritirarsi nel corso dell’undicesima ora.


Il momento negativo prosegue anche nel momento del debutto con la Gordini in Formula Uno, in Belgio. Nelle prove ufficiali, Frère è in quarta fila, decimo, dietro ai nuovi compagni di squadra Pilette e Behra.


Ma come a Bregmarten qualche mese prima, la gara del belga dura soltanto dieci giri, poiché a causa di un problema al motore è costretto a scendere della sua Gordini 16. Stessa situazione si ripropone in Francia, dove in qualifica non riesce nemmeno a fare un tempo cronometrato, ed il giorno dopo è costretto a ritirarsi per la seconda gara consecutiva, a causa di un guasto alla trasmissione.


Il belga, appena ne ha l’occasione, dimostra a tutti di avere il talento per stare in Formula Uno, ed in Germania segna il sesto tempo in qualifica, seppur con la sua Gordini è a 15.8 secondi dal poleman Fangio.


In gara, tuttavia, ancora una volta un problema tecnico non gli permette di completare i giri necessari per vedere la bandiera a scacchi. Questa volta a tradire Paul è una ruota, e per il secondo anno consecutivo finisce il mondiale con zero punti.


Il 1955 sarà l’anno del riscatto di Frère.


L’incidente del Nurburgring darà modo a Paul di decidere di dire addio alla Gordini, offrendosi successivamente alla Ferrari:


Andai da Ugolini a chiedergli un posto sulla Ferrari per la Mille Chilometri del Nürburgring. Lui rispose: È una possibilità. All'inizio del '55 mi chiesero di provare la macchina. C'erano Trintignant, Schell e Nino Farina per fare il tempo di riferimento. Dopo le prove, tornati a Maranello, Ferrari mi chiamò nel suo ufficio e mi disse che c'era un'auto per me. Io precisai che non volevo fare la stagione completa, perché avrebbe interferito con la mia professione di giornalista. E gli chiesi di non debuttare a Moaco, perché Monte Carlo su una Ferrari era una grande responsabilità per un debuttante. Una settimana dopo mi arrivò dalla Ferrari la convocazione per Monte Carlo".


Il debutto sulla 555 F1 avviene quindi nel Gran Premio di Monaco, in coppia con Taruffi. Il duo italo-belga, quindicesimi al via, rimonta fino all’ottavo posto, arrivando a quattordici giri dal vincitore e compagno di squadra Maurice Trintignant. Questo risultato fa ritrovare la fiducia a Paul in vista della 24 Ore di Le Mans, che disputerà ancora alla guida dell’Aston Martin.


Frère parte per la Francia con buone sensazioni, dato che venti giorni prima aveva vinto il Gran Premio di Spa. In una giornata tragica, a causa di un brutto incidente nella prima parte di gara in cui perderanno la vita numerose persone, insieme a Collins, il belga è in lotta per il podio.


Il lungo duello per il secondo posto con Valenzano e Musso termina al mattino, quando la Maserati numero 16 è costretta al ritiro, e Frere/Collins difendono la loro posizione, inserendosi fra le Jaguar di Hawthorn/Bueb e quella di Swaters/Claes, rispettivamente primi e terzi al traguardo.


Nonostante il podio di Le Mans, Paul non è ancora sazio di buoni risultati, e nella gara di casa in Belgio ripaga la fiducia di Enzo Ferrari. In qualifica è ottavo, davanti a Trintignant che è soltanto decimo, mentre in gara risale fino in quarta posizione, alle spalle di Farina, Fangio e Moss, che conquistano una doppietta per la Mercedes.


Con questo piazzamento, Frère torna a conquistare dei punti a tre anni da quelli ottenuti sempre a Spa, ed a fine stagione occuperà la quindicesima posizione nella classifica piloti, proprio grazie a questo risultato.


Durante l’inverno, il belga decide di concentrarsi soltanto sulla 24 Ore di Le Mans: nei suoi programmi non c’è spazio per la Formula Uno, ma durante lo svolgimento della Mille chilometri del Nurburgring Musso si rompe il polso, e la Ferrari, che aveva già mandato la macchina a Spa, chiede a Frère di sostituirlo.


"Il giovedì prima della gara mi telefonò il direttore sportivo Sculati, e mi convocò per il Gran Premio. La prima reazione fu di diniego, per non fare brutta figura. Mi recai a Spa come giornalista, e lì mi chiesero nuovamente di guidare. Chiesi due giri di prova per decidere".


Quando si rimetterà al volante della Ferrari, Frère non saprà resistere, e disputerà l’intero week-end di gara. Se con la D50 nelle prove ufficiali si dovrà accontentare dell’ottavo tempo, in gara si scatenerà, recuperando sei posizioni rispetto alla partenza, e conquistando il primo podio in Formula Uno, arrivando secondo alle spalle del vincitore Collins, completando la doppietta per la Scuderia di Maranello.


La prestazione di Spa, tuttavia, non gli farà cambiare idea, pertanto nelle stagioni successive si dedicherà a tempo pieno al suo sogno: vincere la 24 Ore di Le Mans.


Dopo due quarti posti consecutivi ottenuti con Jaguar e Porsche nel 1957-1958, Frère torna sul podio l’anno successivo, insieme all’ex compagno di squadra Trintignant.


Ma per cercare di raggiungere il suo obiettivo, nel 1960 Frère torna a Le Mans con la Ferrari, accettando una scommessa con Enzo, aneddoto che il Drake racconta nel libro Piloti che gente:


"Ho anche conosciuto un giornalista-pilota, il belga Paul Frère, il quale alternava le corse agli articoli, e non saprei dire dove fosse più bravo. Ha scritto anche un libro sulle sue esperienze, piuttosto bello. Ho un ricordo di lui simile a quello di Taruffi. Cioè contai qualcosa in un momento decisivo per la sua vita. Sapevo ch'egli teneva tanto a disputare, e possibilmente vincere, la 24 Ore di Le Mans. Lo invitai, allora, a fare coppia con Gendebien su una mia macchina, col patto che se avesse vinto avrebbe smesso di correre, esaudendo così la preghiera della moglie e delle sue tre figliole".


Così sarà.


Quando scocca l’ottava ora di gara, Frère e Gendebien riprendono la leadership, superando Clark e Savadori. Poi, durante la notte, un problema tecnico della coppia Maserati permette ai due ferraristi di andare in fuga.


Alle primi luci dell’alba, Frère e Gendebien hanno cinque giri di vantaggio sugli avversari. I due belgi gestiscono il mezzo meccanico nel finale, evitando di prendere alcun tipo di rischio. Paul corona così il suo sogno, e mantiene la parola data al Drake.


Si ritira.


Tuttavia, quasi a voler cementare un ricordo straordinario di un evento tanto importante, Ferrari chiede a Frère un ultimo regalo:


"Dopo Le Mans 1960 gli scrissi chiedendogli in dono il volante della vettura con cui avevo vinto. Me lo spedì: vi aveva fatto incidere sopra anche la sua firma. Era un uomo che sapeva sorprendere".


Frère appende il casco al chiodo dopo aver ottenuto sei vittorie e dodici podi. Il belga tornerà fugacemente in pista nel 1963, partecipando alla Targa Florio, e nel 1966 alla 1000 chilometri del Nurburgring, senza ottenere grandi risultati, prendendosi una pausa dal suo lavoro di giornalista, che aveva ripreso dal giorno del ritiro.


Infatti, Paul non ha mai voluto rinunciare alle sue due passioni, ed anche quando faceva il pilota ha continuato a scrivere. Proprio per questo, si è sempre definito un giornalista che ha corso, e sarà ricordato per la promessa fatta e mantenuta ad Enzo Ferrari, dopo aver vinto la gara più importante, la 24 Ore di Le Mans, con l'auto più importante della storia dell'automobilismo, la Ferrari.


Massimiliano Amato

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