Patrick Tambay, un sostituto di lusso



Daniel Patrick Charles Maurice Nasri Tambay, conosciuto da molti semplicemente come Patrick Tambay, nasce a Parigi il 25 Giugno 1949. Di famiglia benestante, sin da quando ha dieci anni sente dentro di sé la passione per lo sport, qualunque esso sia.


Inizia con lo sci, riuscendo a entrare nella nazionale B francese, e successivamente, all’età di ventun anni si trasferisce negli States, dove si divide fra sport e studio.


Nel frattempo conosce Christina Cutter, prima statunitense a vincere la coppa del mondo di sci alpino, con cui inizia una relazione sentimentale. Ma per il francese lo sport invernale non è sufficiente a colmare la sua volontà di atleta, pertanto decide di ritornare in patria cercando un nuovo inizio.


Quando Patrick torna in Francia nasce dentro di sé una nuova passione, quella per il mondo delle corse. Pertanto, nel 1970 decide ci partecipare all’inaugurazione del circuito a Le Castellet, nel sud della Francia. Il giovane Patrick è tormentato dentro di sé poiché da una parte vorrebbe continuare con il suo primo amore, lo sci, ma dall’altro la passione per le corse cresce forte dentro di lui.


Alla fine l’amore per le corse ha il sopravvento, e nel 1972 Patrick lascia lo sci per partecipare al Volante Elf, una prestigiosissima gara propedeutica francese per chi aspira a entrare nel mondo del Motorsport.


Patrick vince al debutto, e grazie a questo successo si aggiudica i finanziamenti per accedere al campionato di Formula Renault. Al suo primo anno di partecipazione, il pilota francese termina al secondo posto in classica.


Non passano molti anni per il salto di categoria: è il 1974 quando Patrick passa alla Formula 2, e nella sua prima stagione ottiene come migliori risultati tre quarti posti.


L’anno seguente, sempre in Formula 2, alla guida di una March-Bmw, ottiene il suo primo successo a Nogaro e vince la lotta con il suo compagno di squadra Michel Leclere per la conquista della seconda posizione nel campionato, dominato da Jacques Lafitte.


Alla sua terza partecipazione nella categoria, nel 1976 il francese viene ingaggiato dalla Martini Racing, che dispone del nuovo motore a sei cilindri Renault, e pertanto è considerato tra i favoriti per la vittoria del titolo europeo. Le previsioni non sono del tutto errte, dato che già alla seconda gara prende la testa della classifica, ma alcuni ritiri nel momento clou del campionato gli faranno perdere contatto con Arnoux e Jabouille in classifica.


Nonostante Patrick ottenga sul circuito di Nogaro il suo secondo trionfo, chiuderà al terzo posto in classifica. Ciononostante, Tambay riceve una telefonata da Carl Haas, ex pilota professionista, che è divenuto rivenditore della Lola Racing Cars ed è proprietario di un team nella serie CanAm.


Il team manager sta cercando un pilota che possa sostituire Brian Redman, fuori gioco per un infortunio, e pensa che il francese può fare al caso suo. Patrick accetta l’offerta, e all’esordio vince la sua prima corsa in categoria.


Alla fine della stagione 1977 Tambay si laurea campione con sei vittorie.


Grazie agli ottimi risultati ottenuti in America, il parigino debutta parallelamente in Formula 1, in occasione del Gran Premio di Francia alla guida di una Surtees, non riuscendo però a qualificarsi.


A Silverstone, previo un pagamento di 80.000 dollari, Tambay partecipa al Gran Premio con la Theodore Racing, che corre con telai Ensign. Successivamente, Teddy Yip, manager della squadra, in occasione della gara in Germania tenterà di fargli firmare un contratto scritto completamente in cinese, ma il francese si rifiuterà di sottoscriverlo, costringendo anche Bernie Ecclestone ad intervenire per risolvere la questione e garantirgli la possibilità di correre la gara.


Proprio ad Hockenheim Patrick ottiene i suoi primi punti in carriera cogliendo un prezioso sesto posto, e di conseguenza il paddock inizia a ritenerlo una delle promesse più fulgide dell’automobilismo.


Previsione non del tutto errata, dato che in Olanda il francese è sul punto di conquistare il suo primo podio, quando rimane senza benzina al penultimo giro; viene comunque classificato al quinto posto.


Grazie a questi ottimo risultati, a inizio Settembre viene ufficializzato il passaggio alla McLaren per il 1978, dovuto anche alle pressioni della Marlboro, e poco dopo coglie un ulteriore quinto posto in Canada, concludendo la sua prima annata al diciottesimo posto assoluto in classifica piloti.


Due anni con team britannico fanno crescere le speranze del giovane francese, che però sottovaluta il declino che sta affrontando la McLaren. Inoltre, Teddy Mayer, proprietario della scuderia, non riesce a legare con Tambay e lo sviluppo della vettura non troverà mai la giusta strada. La M26 usata nel 1978 non si mostrerà all’altezza delle precedenti, e seppur verranno proposti diversi aggiornamenti le Lotus risulteranno imprendibili.



Colin Champman aveva portato una novità che avrebbe stravolto la Formula 1, l’effetto suolo. Questo aveva portato ad un livello di aerodinamica nettamente superiore e un guadagno in curva difficilmente pareggiabile.


A Buenos Aires, in Argentina, Patrick Tambay ottiene un ottimo sesto posto, ma è però il resto della stagione che è un disastro, ed il francese alla fine totalizzerà soltanto otto punti.


Le premesse per un altrettanto disastroso 1979 ci sono tutte: Hunt lascia la McLaren per andare alla Wolf, e Patrick rimane nel team al cui fianco viene chiamato James Watson.


Gordon Coppuck è il progettista del team inglese, e per il ’79 prova a ripetere la mossa che Chapman, con successo, aveva portato per la Lotus. Ma il tentativo si rivela un fallimento su tutta la linea. La McLaren ottiene un punto in meno della stagione precedente e con un solo pilota, in quanto Tambay non ottiene nemmeno un risultato utile.


Deluso da tale esperienza, il francese decide di lasciare la Formula 1 per tornare in America e partecipare nuovamente al campionato CanAm, dove nel 1980 trionfa per la seconda volta. Ciononostante, nel 1981 il francese ritorna nella massima serie automobilistica accordandosi con la Theodore Racing.


Alla prima gara stagionale, il Gran Premio degli USA-Ovest, Patrick riesce a conquistare il suo primo e unico punto stagionale giungendo sesto. Poi, a partire dal Gran Premio di Francia Tambay lascia la scuderia e passa alla Ligier, essendo stato chiamato a sostituire Jean-Pierre Jabouille. Con la casa francese disputerà i restanti Gran Premi senza mai concluderne uno; in particolare sarà costretto al ritiro a Monza, mentre è in lotta per il podio, a causa di una foratura, e sarà vittima di un testacoda, per un suo errore, al Gran Premio del Canada in cui avrebbe potuto ottenere un buon risultato.


A fine stagione Guy Ligier, insoddisfatto delle sue prestazioni, sostituisce Tambay con Eddie Cheever, lasciandolo senza un volante per il campionato 1982. Tambay si dichiara amareggiato del trattamento ricevuto, dovuto anche al fatto che durante il campionato la Ligier non lo aveva supportato adeguatamente.


Ma nonostante ciò, il 1982 sarà un anno molto importante nella carriera del pilota francese. Inizialmente accordatosi con l’Arrows per rimpiazzare Marc Surer, convalescente dopo un incidente nei test pre stagionali, il francese lascia la squadra prima dell’inizio della stagione deluso dall’ambiente.


Ritorna in America per affrontare la stagione, ma la scomparsa del suo caro amico Villeneuve, a Zolder, cambia la sua carriera. Patrick riceve la chiamata di Enzo Ferrari, bisognoso di sostituire Gilles, ma in un primo momento il pilota francese chiede tempo per pensarci.


L'amicizia che lo legava a Gilles è importante, pertanto chiama l'oramai ex moglie del canadese, a cui chiede un parere. Ottenuto il consenso, il francese si accorda con Ferrari, e a Giugno inizia la preparazione in vista del debutto, che sarebbe avvenuto nel Gran Premio d'Olanda.


A Zandvoort conclude ottavo, accusando un problema di alimentazione, ma egli stesso ammette che, anche se è vero che sarebbe potuto arrivare in zona punti, difficilmente sarebbe stato in grado di mantenere un ritmo di gara troppo elevato a causa della sua preparazione fisica non ancora eccellente.


Ma già dalla gara successiva, svoltasi in Gran Bretagna, il francese mostra un enorme progresso giungendo terzo, e salendo sul podio per la prima volta in carriera. In Francia, invece, conclude quarto alle spalle del compagno di squadra Didier Pironi, che è lanciato alla conquista del campionato mondiale, e a cui fa da gregario per tutta la corsa.


Proprio Pironi sarà poi vittima di un grave incidente durante le prove del Gran Premio di Germania, in cui rischierà di perdere le gambe. Tambay si ritroverà così ad essere l'unico pilota della Ferrari per alcune gare. Intanto, però, proprio ad Hockenheim il francese riesce, per la prima volta in carriera, a imporsi in una gara di Formula 1 e dedica la sua vittoria a Villeneuve, Pironi ed Enzo Ferrari, ricevendo i complimenti all'unanimità da parte dei manager e dei piloti degli altri team.



A questo punto sembra che Patrick potesse perfino entrare in lizza per il mondiale, seppur tale previsione sembrasse alquanto complessa. Ma dopo un quarto posto in Austria, al termine di una rimonta furibonda causata dallo scoppio di uno pneumatico nei primi giri, Patrick dovrà saltare il Gran Premio di Svizzera, a Digione, a causa di un'infiammazione al nervo della spalla dovuto alle fortissime vibrazioni sviluppate dalla rigidezza del telaio della Ferrari.


Tambay rientra in occasione del Gran Premio di Monza ed ottiene un ottimo secondo posto, ma i problemi alla spalla gli impediscono nuovamente di prendere parte all’ultima gara a Las Vegas.


Patrick chiude il primo campionato con la scuderia di Maranello al settimo posto, grazie ai 25 punti conquistati in appena sei gare. Confermato da Ferrari anche per la stagione 1983, Tambay si ritrova al suo fianco il connazionale René Arnoux.


Al primo appuntamento stagionale, in Brasile, Tambay non va oltre il quinto posto, ma si dichiara comunque soddisfatto per il piazzamento, considerando che la vettura ha mostrato un eccessivo consumo delle gomme e problemi di aderenza.


A Long Beach, il francese conquista la sua prima pole position in carriera, precedendo Arnoux, ma in gara viene speronato da Keke Rosberg mentre è al comando, e sarà costretto al ritiro. Nonostante le parole dure nei confronti del finlandese, Patrick si rivelerà molto ottimista sul prosieguo della stagione e affermerà di poter puntare al successo nelle gare successive.


E infatti, dopo un quarto posto in Francia, arriva l’apoteosi a Imola che gli regala il suo secondo successo con la Ferrari. Al sabato è già René Arnoux a far battere forte il cuore dei tifosi ottenendo la pole, mentre Tambay è terzo. Al via Piquet resta fermo con la sua Brabham e le Ferrari sono in testa. La minaccia per le Rosse è rappresentata dall’altra Brabham, quella di Patrese.


Al cinquantesimo giro Patrick è in testa al Gran Premio ma cinque giri dopo la sua Ferrari perde potenza: cala il gelo su Imola.


La folla urla, incita, spinge il francese a non mollare, tuttavia Patrese è nettamente più veloce e lo passa.


Ma il 1° Maggio 1983 è il giorno del parigino, poiché qualche istante dopo Patrese è vittima di un errore fatale in uscita dalla chicane delle Acque Minerali, andando a sbattere contro le barriere.


Gli ultimi giri per il francese sono una passerella trionfale.


Sarà stato probabilmente il destino a volere che in questo giorno fosse la Ferrari numero 27 , il numero dell’indimenticato canadese, a vincere sul tracciato del Santerno.


Fatto sta che il podio è tutto francese, perché al secondo posto si piazza Prost e al terzo Arnoux con l’altra Ferrari. Le tribune di Imola non reggono, i tifosi sono impazziti di gioia e non ci vuole molto prima che invadano la pista.



Patrick Tambay arriva davanti alla tribuna Ferrari e la sua vettura, quella con il numero 27 si spegne. E' il momento della festa: l'invasione di pista diventa un fiume in piena, il manto stradale viene coperto da bandiere, trombette, urla di gioia e di appassionati che portano in trionfo il francese. Patrick, un po' sconvolto da tutto questo entusiasmo, non può far altro che allontanarsi per salire sul podio, ma molti anni più tardi racconterà:


"Mi commossi nel vedere lo striscione: Tambay vendica Gilles. Per venti minuti piansi, incapace di controllare le mie emozioni. Era più forte di me, mi dicevo di smettere, ma non ce la facevo. I meccanici se ne accorsero e mi lasciarono tranquillo. Non sapevo se sarei riuscito a partire".


Al Gran Premio degli Stati Uniti-Est, però, il rapporto con la casa di Maranello, fino a questo momento ottimo, comincia a declinare: Tambay sarà partecipe di un forte litigio con il direttore sportivo Marco Piccinini, che lo aveva accusato di mancare di professionalità poiché, mentre si stava svolgendo la riunione dei tecnici in preparazione della gara, il francese non vi aveva partecipato, preferendo guardare una partita di tennis in televisione (la finale dell'Open di Francia 1983 vinta dal compatriota Yannick Noah, che è molto sentita in Francia perché erano trentasette anni che un francese non vinceva l'Open), e in gara non riuscirà nemmeno a prendere il via per lo spegnimento del motore alla partenza.


Al Gran Premio del Canada, vinto da Arnoux, arriverà terzo al traguardo, replicando lo stesso risultato pure in Gran Bretagna, gara che segnerà il debutto della nuova Ferrari 126 C3, di cui a Maranello sono entusiasti. In Germania e in Austria Patrick ottiene due pole position consecutive, che in entrambi i casi non si trasformano in vittorie, spingendo Enzo Ferrari a definirlo un pilota con il complesso del semaforo.


Questi due ritiri lo allontaneranno dalla lotta per il mondiale, in cui invece rientra prepotentemente il suo compagno di squadra Arnoux, che così si guadagna i galloni del capitano e la riconferma per la stagione 1984.


In conclusione, a Monza la Ferrari annuncerà che al fianco di René Arnoux sarebbe arrivato Michele Alboreto, e così Tambay si troverà nuovamente senza un contratto per la stagione successiva. Il francese chiuderà il campionato al quarto posto con 40 punti ed il quarto posto assoluto.


Rispetto a quanto accaduto in passato, Patrick non rimarrà senza squadra per molto tempo, dato che la Renault, rimasta orfana di Alain Prost, ripiega su di lui aggiudicandosi le sue prestazioni per il 1984; Tambay si trova al suo fianco come compagno di squadra Derek Warwick.



Durante i test invernali la vettura della casa francese sembra essere tra le più performanti, con Patrick che, a inizio Febbraio, risulta il più rapido a Le Castellet.


Ma a partire da questa stagione vengono vietati i rifornimenti in gara, e a farne le spese è proprio il pilota francese che al primo Gran Premio in Brasile, mentre si trova al secondo posto, a due giri dalla fine rimane senza benzina.


In Sudafrica, durante le prove del venerdì Tambay realizza i migliori parziali, affermando che la vettura è in costante crescita, ma, ancora una volta, non riuscirà a terminare la corsa per un errato calcolo sulla quantità di carburante necessario. L’unico acuto della stagione arriverà in Francia, a Digione, dove Patrick otterrà la pole position e il secondo posto in gara alle spalle dell’imbattibile McLaren di Lauda.


Due settimane dopo, al Gran Premio di Monaco, sarà vittima, assieme al suo compagno di squadra Warwick, di un’incidente al via che gli costerà la frattura del perone e la rinuncia al Gran Premio del Canada.


Nel complesso, la stagione 1984 si rivelerà al di sotto delle aspettative, al punto che chiuderà undicesimo in classifica assoluta con 11 punti.


Per il 1985 la Renault presenterà una nuova vettura, la RE60, a metà Febbraio, proponendo alcune soluzioni innovative. Ma se Warwick si dichiarerà fin dall’inizio ottimista, ben diverso è l’atteggiamento di Tambay, molto più cauto.


La stagione darà ragione al francese, che comunque otterrà buoni risultati, come ad esempio il quinto posto in Brasile e due terzi posti in Portogallo e a Imola. Alla fine della stagione la Renault lascia la Formula 1 e il parigino si trova senza squadra.


Ma a bussare alle porte del francese è ancora una volta una sua vecchia conoscenza: Carl Haas. Il manager americano decide di investire sulla Formula 1 ingaggiando il francese, sperando di ripetere i successi in CanAm. Ma la Formula 1 non è paragonabile alle serie americane, perciò la stagione 1986 si rivelerà un fiasco totale.


Il miglior risultato del francese sarà un quinto posto al Gran Premio d’Austria.


Alla fine di questa deludente stagione, Patrick decide di lasciare la Formula 1 dopo centoquattordici Gran Premi disputati, in cui ha ottenuto 103 punti iridati, undici podi, due vittorie, cinque pole position e due giri veloci.


Nonostante l’addio alla Formula 1 la febbre della velocità continua a rimanere nella mente del francese, che partecipa varie volte alla Parigi Dakar (la prima nel 1987) ottenendo come migliori risultati due terzi posti nel 1988 e nel 1989. E sempre nello stesso anno, prende parte sia al Campionato del mondo sport prototipi, in coppia con Jan Lammers alla guida di una Jaguar, che alla 24 Ore di Le Mans, dove termina al quarto posto.


A partire dal 1991 Patrick si cimenta come commentatore televisivo per la Cinq, e successivamente Canal +, e qualche anno dopo decide, assieme al suo amico e socio Michel Golay, di acquistare alcune quote del team Larrousse, che poi rivenderà dopo il fallimento della squadra.


Nonostante una carriera particolare, fatta di ombre e di sprazzi di successo, il nome di Patrick Tambay resta e resterà legato a quell’indimenticabile 1° Maggio del 1983, a Imola, poiché il popolo ferrarista non dimenticherà mai.


Simone Centonze