Nigel Mansell, il Leone d’Inghilterra



Nigel Ernest James Mansell nasce a Upton-upon-Severn l’8 Agosto 1953, da Eric e Joyce Mansell. Il futuro pilota della Ferrari è il terzo di quattro figli, e già all’età di sette anni guida un'auto nel campo vicino casa sua. La febbre dell’automobilismo, quella che ti scorre nelle vene e non ti lascia più, il baffuto inglese la conosce nel 1962, quando vede Jim Clark vincere il Gran Premio di Gran Bretagna.


Dopo aver raccolto ottimi risultati nei kart, Mansell debutta in Formula Ford nel 1976, nonostante il padre sia contrario. Per partecipare alle gare ci vogliono molti soldi, quindi Nigel iniziato a lavorare come poliziotto per racimolare il denaro necessario.


La sua prima stagione in Formula Ford è trionfale, poiché si impone in sei gare su nove a cui prende parte. L’anno successivo prende parte all’intero campionato, trionfando nettamente.


Ciononostante, nel 1977 va incontro ad un pericoloso incidente in cui si rompe il collo rischiando di interrompere anzitempo la sua carriera. Ma con la grinta che lo contraddistingue, Nigel recupera e si presenta nel 1978 ai nastri di partenza del campionato di Formula 3, segnando al suo debutto la pole position ed ottenendo un podio.


Ad inizio stagione la March gli promette di ingaggiarlo per l’intero campionato, se l’inglese avesse trovato degli sponsor: Nigel a non esita un istante a vendere l’appartamento dove vive con sua moglie Roseanne, pur di ottenere i soldi necessari per disputare l’intera stagione. Ma poco dopo anche questo auto-finanziamento finisce e dopo quattro gare lo sponsor non arriva; Mansell si ritrova così senza una squadra.


Questo è senza dubbio il momento più critico della sua carriera e il Leone, pur di racimolare qualche quattrino, lavorerà perfino come lavavetri.


Qualcuno comunque si accorge delle sue qualità, e verso metà stagione gli viene consentito di debuttare in Formula 2 a Donington Park, ma un incidente nelle prove gli fa mancare la qualificazione.


Ciò nonostante, dopo un'annata nera le cose cominciano a girare per il verso giusto, dato che, nel mentre, Nigel viene a sapere che nel team di David Price si è liberato un posto, e dopo un paio di colloqui ottiene il sedile. Ma soprattutto, non solo non avrebbe dovuto portare sponsor, bensì avrebbe anche ricevuto uno stipendio, visto che nel contratto è previsto che avrebbe dovuto lavorare come rappresentante per la Unipart, sponsor ufficiale del team.


Il punto debole della monoposto si rivelerà il motore, il Triumph, che soffre parecchio di potenza a bassi regimi. Nonostante ciò, il 25 Marzo 1979, in una piovosa Silverstone, al termine di un accanito duello con Andrea De Cesaris ed Eddie Jordan, Mansell vince la sua prima gara di Formula 3.


Qualche mese più tardi l’inglese parteciperà al Gran Premio di Monaco di Formula 3, e delle cinque March iscritte la sua sarà l’unica a qualificarsi; in quest'occasione, diversi team principal della Formula 1, su tutti Colin Chapman, noteranno le qualità del pilota.


Verso il finale di stagione Mansell sarà vittima di un brutto incidente a Oulton Park, causato da De Cesaris, che per poco non lo paralizzerà. Il recupero sarà lungo e doloroso, ma questo non gli impedisce di ricevere una telefonata che lo riempirà di gioia: quella di Colin Chapman.


Il manager inglese organizza un test privato sul circuito del Paul Ricard, con l’obiettivo di trovare un pilota da affiancare ad Andretti per il 1980. Oltre a Mansell sono presenti De Angelis, Cheever e Lammers. Il sedile titolare viene destinato a De Angelis, mentre Nigel viene scelto come terzo pilota.


Mansell comincia così il 1980 correndo ancora nel campionato inglese di Formula 3, per poi passare a metà stagione in Formula 2 portando al debutto nella seconda serie l'ambizioso motore Honda. I risultati in Formula 2 sono incoraggianti, visto che da quasi debuttante riesce a sfiorare la vittoria nella gara di Hockenheim.


Contemporaneamente, l’inglese collauda le Lotus, ma al Gran Premio d’Austria Chapman decide di schierare una terza vettura da destinare proprio a Mansell, che così debutta in Formula 1.


Un debutto che si conclude con un ritiro per problemi al motore.



Anche in Olanda le cose non vanno bene, a causa di un ritiro per un guasto ai freni, mentre a Monza fallisce addirittura la qualificazione. Ma Colin Chapman adora questo ragazzo burbero e desideroso di mettersi in mostra, al punto che per Nigel sarà come un secondo padre. E, non a caso, il Leone verrà promosso a pilota titolare per il 1981, al fianco di De Angelis.


Nigel inizia la stagione guidando una poco competitiva 81B-Ford, come seconda guida del team. Al Gran Premio del Belgio, a Zolder, dopo aver ottenuto il decimo tempo in qualifica arriva terzo al traguardo, dietro alla Williams di Carlos Reutemann e alla Ligier di Jacques Laffite, conquistando il primo podio e i primi punti.


Al Gran Premio di Monte Carlo la Lotus porta al debutto la nuova e più veloce 87-Ford, con cui Nigel segna il terzo tempo in prova, ma in gara si ritira a causa di una guasto alla sospensione. Nonostante fosse alla sua prima stagione completa nella massima categoria, Mansell riesce a mettersi in luce con alcune ottime prestazioni, attirando sin da subito l'interesse della stampa e di altri team, ma Chapman non vuole proprio privarsi del giovane pilota inglese.


Nell’ultima gara, a Las Vegas, Mansell termina al quarto posto e conclude il suo primo campionato completo con 8 punti e il quattordicesimo posto finale.


Il 1982 non andrà benissimo né per Nigel, né per la Lotus in generale: il team britannico abbraccia il ritorno di Peter Warr, tecnico storico che, forse geloso dello splendido rapporto tra Chapman e Mansell, sviluppa una fortissima antipatia nei confronti di quest'ultimo. Gli appassionati sanno che Warr è solito ripetere questa frase che suona più o meno così:


"Finché avrò un buco nel fondoschiena, Mansell non vincerà nemmeno un Gran Premio".


La stagione prenderà una svolta tragica con gli incidenti fatali di Villeneuve e Paletti, più quello che metterà fine alla carriera di Pironi. Mansell sarà vittima di un brutto incidente in Canada, poiché si procura la frattura di un polso in un urto con Bruno Giacomelli, rimanendo bloccato per qualche gara.


A fine stagione Mansell chiuderà con un solo terzo posto all'attivo, raccolto in Brasile, e un quarto a Monaco. Con i soli sette punti conquistati, Nigel si piazza quattordicesimo nella classifica finale. Il pilota britannico perde anche nettamente il duello a distanza con il suo compagno di squadra Elio De Angelis, che raccoglie il triplo dei punti e vince una preziosissima gara in Austria.



A fine anno un infarto si porta via Colin Chapman, che per il Leone era stato una figura paterna. Inutile dire che il nuovo team principal sarebbe stato Warr, e gli ultimi due anni in Lotus per Nigel saranno durissimi non solo in pista, ma anche e soprattutto fuori.


Warr non vuole Mansell nel team, ma la John Player Special, che sponsorizza la Lotus, gli impedisce di rilasciarlo, poiché vuole un pilota inglese al volante della macchina oro-nera. Pertanto, nel 1983 Nigel viene sfruttato per accumulare esperienza con il motore turbo, tanto che la stagione inizia malissimo. Ma una volta abbandonato il leggendario ma obsoleto Ford Cosworth in favore del turbo Renault, i risultati cominciano ad arrivare.


A fine stagione Mansell conta dieci punti in classifica, riuscendo a fare perfino meglio di De Angelis, grazie ad un terzo posto e il giro più veloce ottenuti al Gran Premio d’Europa.


L’anno dopo la Lotus sarà spinta dal motore turbo Renault, e Nigel si renderà protagonista dell’episodio forse più celebre in tutta la sua carriera: siamo a Dallas, l’asfalto è rovente e l’inglese ottiene la prima pole in carriera. Poi domina la gara, rintuzzando gli attacchi dei suoi avversari, ma a un certo punto le gomme lo mettono in crisi e viene superato.


E' quinto, ma all’ultimo giro la sua Lotus si ferma a pochi metri dal traguardo.


Nonostante la fatica di due ore di gara e il caldo asfissiante, Nigel scende dall’auto per spingerla ma a un certo punto perse i sensi e cade.


Un episodio non consentito dal regolamento, ma che dà l’idea del coraggio e della grinta fuori dal comune di quest’uomo, e che gli permette di entrare nel cuore degli appassionati.



Anche a Monte Carlo andrà vicino alla vittoria: nella gara che consacrerà al mondo il talento di Ayrton Senna, partito in prima fila, sotto il diluvio Nigel conquista subito la testa alla gara, andando fortissimo. Troppo forte. Infatti commette un errore alla salita del Massenet, andando a sbattere con l’ala posteriore, e la sua gara finisce qualche metro più avanti, al Mirabeau.



A fine stagione Peter Warr riesce a liberarsi di lui dopo aver fatto pressioni sulla John Player Special, lo sponsor del team, assumendo al suo posto l'astro nascente Senna.


Mansell si trova così a piedi, ma Frank Williams, che è alla ricerca un pilota da affiancare al coriaceo Keke Rosberg, trova in lui il pilota ideale per la sua scuderia. Da qui inizia il sodalizio più importante di tutta la carriera del Leone inglese.

In realtà Frank Williams già dal 1981 lo seguiva con interesse, e anche Jackie Oliver dell'Arrows fa un'offerta a Nigel, basata sulla stima che ha per le qualità del pilota.


La Williams che sta sviluppando il nuovo motore Honda Turbo è un'incognita, ma Mansell si convince che è la scelta migliore da fare.


Inizialmente il suo arrivo in Williams non viene ben accolto da Keke Rosberg, che non gradisce l'inglese come compagno di squadra. Tuttavia, nel corso della stagione i rapporti fra Nigel e Keke miglioreranno, e i due piloti sapranno collaborare per sviluppare la macchina spinta dal potente ma inaffidabile motore Honda.


Dopo una prima parte di stagione complicata, la svolta arriva nell’ultima fase del campionato: il 6 Ottobre 1985, a Brands Hatch, Nigel vince la sua prima gara iridata nel giorno in cui Alain Prost si laurea Campione del Mondo per la prima volta nella sua carriera, e due settimane dopo il baffuto dell’Isola di Man si concede il bis in Sudafrica.


Con la vittoria di Keke Rosberg nell’ultima gara in Australia, la Williams getta le basi per contrastare il dominio della McLaren già dalla stagione successiva.


Per porre fine allo strapotere McLaren, la Williams mette in campo la formidabile FW11 e al fianco di Nigel ci sarà Nelson Piquet, che ha lasciato la Brabham. Il 1986 della Williams, però, inizia nel modo più brutto possibile, con l’incidente e la conseguente rottura della spina dorsale che paralizzerà le gambe di Frank Williams, costringendolo su una sedia a rotelle.


Con la gestione del team che ricade sulle spalle di Patrick Head, i due piloti si daranno battaglia per tutte e sedici prove del campionato.


In rapida successione, Mansell vince in Belgio, Canada e, dopo un quinto posto negli USA, in Francia e Gran Bretagna, al termine di uno spettacolare duello con Piquet, guadagnando la testa del mondiale a metà stagione.



Visti i risultati straordinari il Leone riscuote consensi e interessi da parte di altre squadre, prima fra tutte la Ferrari, con cui raggiunge un accordo per il 1987, che poi verrà disatteso. Il resto della stagione vedrà un confronto sempre più aspro fra Nelson, appoggiato dalla Honda, e Nigel sostenuto dal team.


Per decidere la tenzone iridata si arriva al Gran Premio d’Australia.


Il 26 Ottobre va in scena una delle gare più drammatiche della storia della Formula 1: Mansell arriva al Gran Premio finale con sette punti di vantaggio su Prost e nove su Piquet che. La gara ha un esito rocambolesco a diciotto giri dal termine: Nigel è terzo, alle spalle dei due rivali, quando sul Brabham Straight la gomma posteriore sinistra esplode, costringendo al ritiro l’inglese.



Per evitare che la stessa cosa succeda anche sulla vettura di Piquet, la Williams richiama il brasiliano per un cambio gomme precauzionale. Così l’astuto Prost prende il comando della gara che terrà fino alla fine, nonostante negli ultimi giri il francese gestisce le ultime gocce di benzina rimaste nel serbatoio.


Il titolo mondiale è suo.


La delusione in casa Williams è enorme. Ciononostante, l’anno seguente la Williams conferma sia Mansell che Piquet, ma se possibile lo scontro fra i due raggiungerà punte mai viste finora. Come, ad esempio, sul velocissimo circuito di Silverstone, dove Mansell umilia Piquet con un sorpasso da cineteca all’Hangar Straight.


La genesi di quel sorpasso inizia al trentasettesimo giro, quando Nigel è costretto a fermarsi per il cambio gomme a causa delle vibrazioni al suo treno di gomme.


Con un treno di gomme nuovo e distante mezzo minuto da Piquet, l’inglese si lancia nella più pazza delle rimonte e al cinquantottesimo giro arriva l’aggancio al leader della corsa. Il giro dopo il sorpasso da cineteca: Nigel sfrutta la scia, finta l’attacco all’esterno di Nelson, il brasiliano ci casca e va da quel lato, lasciando scoperto l’interno. Nigel, con una manovra felina si butta prendendo alla sprovvista Piquet, che prova un’estrema quanto inutile difesa.


Mansell passa e la folla va in delirio, accompagnandolo per gli ultimi giri della gara.



Quando il Leone supera il traguardo, i tifosi inglesi invadono il circuito. Probabilmente la vittoria più bella della carriera del fuoriclasse inglese.


La contesa iridata per il resto del campionato sarà un discorso fra lui e Piquet, ma il brasiliano, grazie ai numerosi piazzamenti, si troverà in testa al mondiale a due gare dalla fine. Il verdetto finale giunge venerdì 30 Ottobre 1987, il giorno delle prime prove libere sul tracciato nipponico di Suzuka.


Mansell avrà un pauroso incidente che lo obbligherà a terminare anzitempo la stagione per la frattura di alcune vertebre, precludendosi definitivamente ogni speranza di lottare per il titolo. Per l'inglese è una brutta botta, sia fisica sia morale, nell'anno in cui ha messo in mostra una netta superiorità dal punto di vista velocistico nel confronto con il pilota brasiliano, con sei vittorie e otto pole position.



Il 1988 sarà probabilmente l’anno più difficile della carriera di Nigel, dato che la Honda abbandona la Williams per fornire il proprio propulsore alla McLaren, costringendo il team britannico a ripiegare sul motore Judd, un motore artigianale che preclude qualsiasi discorso di titolo iridato.


Mansell viene affiancato da Patrese e ottiene solo dodici punti in classifica, frutto dei due secondi posti a Silverstone e a Jerez. Per il resto del campionato, l’inglese colleziona dodici ritiri e sarà addirittura costretto a saltare due gare a causa della varicella.


Alla fine dell’anno Nigel lascia la scuderia inglese per accettare la sfida della Ferrari.


Il debutto del Leone d’Inghilterra al volante della Ferrari è da sogni: nonostante il nuovo cambio semi-automatico della vettura di Maranello denunci la prevista fragilità, con Mansell che addirittura non disputerà il warm-up, in gara avviene il miracolo.


Dopo aver preteso e ottenuto di imbarcare il quantitativo di carburante necessario per effettuare tutta la gara, l’inglese da spettacolo sorpassando varie volte Patrese e Prost, ed andando poi a involarsi verso la più inaspettata delle vittorie.



Il resto della stagione, insieme a qualche podio, sarà tuttavia costellato - come previsto - da problemi di gioventù della vettura, la 640, la quale paleserà diversi guasti di natura meccanica alla trasmissione.


Ma in Ungheria Nigel compie un’altra impresa che lo fa entrare nel cuore dei tifosi italiani. Il britannico parte dodicesimo, ma in virtù di una condotta di gara all’attacco, e sfruttando anche qualche ritiro, l’inglese riesce a portarsi nelle prime posizioni.


Poi, al momento opportuno, sferra un deciso attacco a Senna, e approfittando di un’incomprensione nel doppiaggio della Onyx di Johansson, il Leone passa in testa e si invola verso la vittoria.



Tuttavia, Nigel si rende anche protagonista di un episodio alquanto discutibile in occasione del Gran Premio del Portogallo. Sul circuito dell'Estoril le Ferrari di Berger e Mansell hanno sono molto competitive, e al momento del cambio gomme l’inglese è davanti a tutti.


Ma Mansell si ferma oltre la piazzola del box Ferrari, e decide di rientrarvi innestando la retromarcia; una manovra vietata dal regolamento. Per questo motivo dopo pochi minuti viene esposta la bandiera nera al pilota britannico, che nel frattempo è tornato in pista alle spalle di Senna. Il duello va avanti ma si conclude con un incidente che mette fuori gioco entrambi.


Ai box scoppia la polemica fra Ron Dennis e Cesare Fiorio, con l’inglese che accusa il muretto Ferrari di non aver avvisato Mansell via radio e di averlo lasciato libero di duellare con Senna, impegnato nella lotta mondiale con Prost.


Il comportamento di Nigel gli costerà la squalifica per il Gran Premio di Spagna.


Al ritorno al volante della Ferrari seguono due ritiri, in Giappone e in Australia, sicché la prima stagione con la Scuderia di Maranello si conclude con 38 punti e il quarto posto finale.


Alla sua seconda stagione con le vetture di Maranello, Nigel trova al suo fianco Prost: anche in questo caso, la convivenza fra i due non sarà certo idilliaca. La Ferrari ha una vettura in grado di lottare per il titolo, ma l'inglese sarà sopraffatto più che in velocità pura soprattutto psicologicamente dal nuovo compagno, e resterà ben presto tagliato fuori dalla lotta per il titolo.


Al Gran Premio di Gran Bretagna Nigel ci tiene a fare bella figura davanti al pubblico di casa, e al sabato segna una fantastica pole position. In gara il Leone sembra il naturale vincitore, ma come al solito la sfortuna lo accompagna ed è il cambio a tradirlo, anche se Prost l’aveva superato non rispettando gli ordini di squadra.


Quando Nigel si ferma, dapprima lancia i guanti al pubblico, poi annuncia il suo ritiro per la fine del campionato.


La notizia desta non poco scalpore e shock tra i suoi sostenitori, che nei mesi successivi spediscono al suo indirizzo migliaia di lettere, richiedendo un ripensamento. Ma Nigel sembra inizialmente convinto della sua scelta e chiede a Fiorio una cortesia, di poter vincere un'altra gara soltanto, di modo tale da trionfare per la sedicesima volta in carriera, e raggiungere Stirling Moss nella classifica del maggior numero di vittorie.


In cambio, Nigel si sarebbe impegnato ad aiutare Alain nella rincorsa al titolo.


Ma complice una rimonta della McLaren di Senna in classifica, e una rimandata evoluzione tecnica della Ferrari, i Gran Premi passano e per il pilota britannico non giunge mai l'occasione giusta.


Come l’anno prima, Nigel sarà dunque protagonista nel corso del Gran Premio del Portogallo, in cui si impone anche troppo autorevolmente. Nel corso della partenza, infatti, Mansell, che parte in pole position, stringe verso il muro il compagno Prost, partito secondo, permettendo così alle due McLaren di Berger e Senna di passare in testa.



Dopo aver chiarito quanto accaduto con il team, poiché nel frattempo si viene a sapere che Frank Williams l’ha convinto a sposare il nuovo progetto tecnico, Nigel conquista altri due secondi posti in Spagna e Australia, concludendo al quinto posto il mondiale con 37 punti.


Per il 1991 Nigel quindi non si ritira, bensì torna in Williams, in un momento in cui il team britannico è pronto a rimettersi sulla breccia grazie ai motori Renault ufficiali e ad una vettura disegnata da un giovane ma talentuoso Adrian Newey, il cui estro viene associato all’esperienza di Patrick Head.


Il 1991 partirà in sordina sia per Mansell che per la Williams, che però a fine anno si sostituiranno a Prost e alla Ferrari come sfidanti al regno di Ayrton Senna e della McLaren. La FW14 all’inizio della stagione si mostra inaffidabile, ma dal Gran Premio di Francia, con la sua prima vittoria stagionale, la diciassettesima in carriera, che gli permette di battere il record di Stirling Moss come pilota inglese vincitore di Gran Premi all-time, comincia la caccia a Senna e alla McLaren.


Nigel fa suo i Gran Premi di Gran Bretagna e di Germania, portandosi a soli 11 punti da Senna. La contesa iridata tra i due si fa sempre più aspra, grazie alle vittorie del britannico in Italia e in Spagna, ma a favore del brasiliano ci saranno il ritiro di Mansell in Belgio e l’assurdo episodio in Portogallo.


Il Gran Premio del Portogallo è sempre nel destino dell’inglese, o nel bene o nel male.


In questo caso nel male, per colpa di un assurdo errore del box Williams nel corso del cambio gomme: nel momento della ripartenza, dopo il cambio gomme, dalla Williams dell’inglese si stacca la ruota posteriore destra e Nigel è costretto a fermarsi in mezzo alla corsia dei box.


I meccanici montano un’altra gomma in corsia box, infrangendo qualsiasi norma regolamentare, e Nigel ritorna in pista come una furia. Nei giri successivi, il britannico risale sino al sesto posto, ma l'esposizione della bandiera nera interrompe la sua rimonta. Probabilmente questo episodio, più del fuori pista di Suzuka nel penultimo atto del mondiale, sarà la causa dell’ennesimo mancato titolo iridato.



Nel 1992 arriva finalmente l’occasione giusta per il Leone, e l’arma in più della Williams è costituito dal nuovo sistema di sospensioni attive. Grazie a questo espediente tecnico, la FW14, contrassegnata dalla versione B, permette a Mansell di vincere ben nove Gran Premi su sedici, e fare sue ben quattordici pole position.


Nel dettaglio, Mansell vince i primi cinque Gran Premi in Sud Africa, Messico, Brasile, Spagna, San Marino, e dopo un secondo posto a Monaco, e un ritiro in Canada, il britannico vince ancora in Francia, Gran Bretagna, e in Germania, conquistando in Ungheria il suo primo e unico titolo di Campione del Mondo, grazie al secondo posto finale.



Il titolo non basta però a Mansell per conservare il posto alla Williams, che al contempo si è accordata con Alain Prost, il suo vecchio rivale, che si prende il tanto ambito sedile della monoposto inglese per il 1993.


Vista l'impossibilità di rinnovare il contratto con la Williams, Mansell dopo aver valutato anche il ritiro dalle competizioni firma un contratto con la Newman-Haas Racing con cui corre le stagioni 1993 e 1994 del campionato CART. L'intesa viene formalizzata durante il fine settimana del Gran Premio del Portogallo. Nella stagione 1993 Mansell pilota una Lola T9300-Ford ed ha come compagno di squadra Mario Andretti.


Il debutto avviene al Gran Premio d'Australia a Surfers Paradise, dove ottiene la pole position e vince la gara battendo Emerson Fittipaldi; Nigel è così il primo pilota dai tempi di Graham Hill, nel 1966, a vincere all'esordio nella categoria. Poche settimane più tardi, non essendo ancora abituato alla guida sugli ovali americani, il britannico è vittima di un incidente durante le prove della 200 miglia di Phoenix, ed è costretto a saltare la corsa.


Ripresosi velocemente si piazza terzo a Long Beach, partendo dalla pole, e replica il medesimo piazzamento alla 500 Miglia di Indianapolis, in cui perde la vittoria per un errore di inesperienza a seguito di una brutta ripartenza.


Verrà quindi nominato Rookie of the year, cioè migliore debuttante dell'anno.


Nigel si impone anche nella 200 Miglia di Milwaukee, e segna pole position e giro veloce al Gran Premio di Detroit, dove si piazza quindicesimo. Inoltre, parte dalla pole position alla 200 Miglia di Portland e arriva secondo in gara, si piazza terzo al Gran Premio di Cleveland e ventesimo alla Indy Toronto, vince la 500 Miglia del Michigan segnando anche il giro veloce in gara, e alla 200 Miglia del New England centra pole position, vittoria e giro veloce.


Poi si piazza secondo alla 200 Miglia di Road America, sesto alla Indy Vancouver e dodicesimo al 200 Miglia di Mid-Ohio partendo dalla pole, e alla 200 Miglia di Nazareth ottiene nuovamente pole position, giro veloce e vittoria, l'ultima per lui nella categoria.


Infine, all'ultima gara del Campionato, il Gran Premio di Monterey arriva al traguardo in ventitreesima posizione e vince il titolo con 191 punti all'attivo.



Nel 1994 Nigel guida una Lola T9400-Ford, affiancato ancora da Mario Andretti.


Alla gara inaugurale, il Gran Premio d'Australia, ottiene pole position e giro veloce e si piazza nono in corsa, poi è terzo alla 200 Miglia di Phoenix e secondo al Gran Premio di Long Beach. Alla 500 Miglia di Indianapolis arriva ventiduesimo al traguardo, quinto alla 200 Miglia di Milwaukee e ventunesimo al Gran Premio di Detroit partendo dalla pole.


Quindi si piazza quinto alla 200 Miglia di Portland, sale sul secondo gradino del podio al Gran Premio di Cleveland e arriva al traguardo in ventitreesima posizione alla Indy Toronto. Centra la terza pole position stagionale alla 500 Miglia del Michigan, dove chiude la gara ventiseiesimo, poi si piazza settimo alla 200 Miglia di Mid-Ohio, diciottesimo alla 200 Miglia del New England, decimo alla Indy Vancouver e tredicesimo alla 200 Miglia di Road America, dove segna il giro veloce in gara.


Conclude la stagione con un ventiduesimo posto alla 200 Miglia di Nazareth e un ottavo al Gran Premio di Monterey; questa volta, con solo 88 punti all'attivo, Nigel si piazza ottavo in Campionato.



Nel 1994, come detto, Mansell inizia la stagione ancora in America, ma a metà campionato viene richiamato in Williams per correre alcune gare in sostituzione di Ayrton Senna, deceduto ad Imola. Nigel corre il Gran Premio di Francia, senza fortuna.


Successivamente, viste le scarne prestazioni del debuttante David Coulthard, Frank Williams decide di affidare nuovamente la seconda macchina a Mansell, nella speranza che quest'ultimo riesca ad aiutare Damon Hill ad evitare una sconfitta dalla Benetton-Ford di Michael Schumacher.


Pur a mezzo servizio, dopo un ritiro al Gran Premio d'Europa e un quarto posto in Giappone, l'inglese riesce a tornare alla vittoria nell'ultimo Gran Premio in Australia, dove ottiene anche la sua ultima pole position. Hill perde il Mondiale contro Schumacher per un punto, a causa di un incidente provocato da quest'ultimo, ma nonostante questo Patrick Head decide di guardare al futuro, firmando per l'anno dopo con il giovane Coulthard e non rinnovando l'ormai quarantunenne Mansell.



Nigel allora firma un contratto con la McLaren ma ben presto scopre di non trovarsi a suo agio, e oltretutto fa una gran fatica ad entrare nell’angusto abitacolo della monoposto del team britannico. Nigel prova per la prima volta la McLaren nei test e la trova estremamente inadeguata, un aspetto che inciderà pesantemente sugli della sua seconda breve carriera in Formula 1.


L’inglese salta i primi due Gran Premi in Brasile e in Argentina, per poi rientrare in occasione del Gran Premio di San Marino, a Imola, dove a causa di un contatto con Irvine perde il quinto posto. In Spagna, sia gli oltre due secondi di ritardo dai primi, sia il problema tecnico ai freni che lo costringe al ritiro, convincono Nigel a dire addio alla Formula 1.



Questa volta definitivamente, nonostante Eddie Jordan provi in tutti i modi a convincerlo a guidare una delle sue macchine nel 1996. Riuscirà a strappare una sessione di test alla fine di quell’anno a Barcellona, dove riuscirà a girare solo quattro decimi più lento di Ralf Schumacher che sarebbe divenuto pilota titolare l’anno successivo.



Mansell lascia la Formula 1, ma non il mondo del Motorsport, così decide di provare l’assalto alla 24 Ore Le Mans, nel 2010, ma alla sua prima ed unica apparizione con una Ginetta Zytek in equipaggio con i figli, è vittima di un vero disastro a causa di un incidente tremendo dopo diciassette minuti dal via, a seguito di una foratura.


Nella sua carriera di Formula 1 Nigel disputa 187 Gran Premi di Formula 1, con trentuno vittorie, trentadue pole position, trenta giri più veloci in corsa e 480 punti conquistati.


Inoltre, si è classificato per ottantadue volte a punti e per cinquantanove sul podio, partendo in cinquantasei occasioni dalla prima fila.


Nigel non solo verrà ricordato per i suoi iconici baffi, che tra l’altro ora non ha più, ma anche e soprattutto per la sua tenacia, la sua grinta che lo ha portato sempre a provarci sino all’ultima curva dell’ultimo giro, ad andare sistematicamente oltre il limite. Ayrton Senna, negli anni in cui si sono confrontati in Formula 1, dirà di lui:


"Di tutti io temo Nigel, perché Mansell è l’unico pilota che, se ti attacca, ti compare contemporaneamente in entrambi gli specchietti retrovisori".


Simone Centonze