Nanni Galli, un signore alla guida!



È proprio vero che signori si nasce; indipendentemente da quanto si è ricchi. Anzi, se da ricchi si riesce a meritare questa definizione allora vale doppio, in un certo senso: non vi appaia un paradosso.


Giovanni Giuseppe Gilberto "Nanni" Galli era un signore, nell’accezione migliore del termine: nobile nei comportamenti e schivo nelle esternazioni; poi l’uomo, appena indossava il casco, lasciava strada al pilota. Il casco tra l’altro era giallo, come non ce n’erano mai stati prima, come solo Ayrton Senna l’avrebbe avuto, più di dieci anni più tardi, ma con le strisce verdi della bandiera brasiliana.


Veloce, grintoso, estremamente tecnico nelle gare su strada. Il meglio nei prototipi, nelle classiche di lunga durata; le monoposto in fase matura, fino alla massima formula, con un passaggio complessivamente fugace, eppure significativo per il solco tracciato.


In Formula Uno ha guidato monoposto non casuali, Nanni Galli, segno del suo spessore di pilota, della sua affidabilità, in un panorama variegato e a volte bizzarro com’era quello dell’automobilismo dei primi anni settanta. Ma quanto affascinante, quanto rimpianto nelle epoche successive.


Venti gran premi in tutto, tra il 1970 e il 1973, riuscendo a qualificarsi per partire dalla griglia diciassette volte. In principio fu una McLaren, motorizzata Alfa Romeo; poi la March 711, dalla competitività limitata; quindi la Tecno, un’affascinare avventura italiana, per chi ancora se la ricorda. Infine la Williams, quando si chiamava ancora FWRC, Frank Williams Racing Car.


In mezzo, nel 1972, la possibilità di disputare il Gran premio di Francia del 1972, a Clermond Ferrand, al volante di una Ferrari, dovendo sostituire Clay Regazzoni infortunato a un braccio. Poco performante, la 312 B2, l’unica occasione di Nanni Galli con la Rossa frutta al gentiluomo di Prato, ma nativo di Bologna, soltanto un tredicesimo posto, dopo che in prova aveva ottenuto il ventesimo tempo.


Si faceva chiamare Nanni, con quel soprannome così curioso, quasi confidenziale, perché la sua famiglia non aveva mai digerito il suo ingresso nel mondo delle corse: quel soprannome doveva servire a celare, almeno in parte, la sua identità. Una questione di rispettabilità borghese, se vogliamo.


Aveva settantanove anni, la maggior parte dei quali trascorsa curando gli affari di famiglia. La testa occupata dal settore tessile, il cuore rimasto alle corse, fino alla fine.


Un passo oltre la ristretta cerchia dell’ élite dei campionissimi, sta una schiera di personaggi che per talento e generosità avrebbero avuto tutte le carte in regola per giocarsela contro i più grandi. Nanni Galli è stato uno di questi è se le cose in pista non sono poi andate come avrebbero dovuto e potuto, in ogni caso nessun rimpianto.


Gli sia lieve la terra, come gli fu dolce l’asfalto, soprattutto quello della strada: a Sebring, o alla Targa Florio, passando per la 500 chilometri di Imola.


Paolo Marcacci

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