Michele Alboreto, il vicecampione italiano con la Ferrari



Michele Alboreto nasce a Milano il 23 Dicembre 1956. Il futuro giovane pilota italiano della Ferrari trascorre un’infanzia tranquilla, e dopo aver conseguito il diploma di perito industriale lavora come rappresentante commerciale. Ma dentro di lui già sta nascendo il sacro fuoco delle corse.


Le prime esperienze nel Motorsport sono in sella alle motociclette, per passare poi definitivamente al mondo delle quattro ruote. Il debutto agonistico di Alboreto avviene negli anni settanta, per la precisione nel 1976, nella Formula Monza, e il suo primo approccio alle competizioni è simile per certi versi a quello di Bruno Giacomelli, il giovane bresciano che emigra in Inghilterra per lavorare alla March, e poi usare i propri risparmi per correre in monoposto.


Michele gareggia per la Scuderia Salvati al volante di una monoposto da lui stesso costruita, con il supporto di alcuni amici. La macchina non è per nulla competitiva ma ben presto gli addetti ai lavori si accorgono che Michele ha un talento innato per le corse, e grazie a collette e piccole sponsorizzazioni il pilota milanese riesce ad approdare nella Formula Italia.


Grazie al supporto della squadra di Mario Simone Vullo, Michele ottiene una vittoria, concludendo quarto in classifica generale piloti. Gli ottimi risultati gli permettono ben presto di esordire in una gara di Formula 3, categoria dove Alboreto correrà negli anni seguenti.


A credere nel suo talento è Giancarlo Pavanello, che nel ’79 lo vuole nella sua scuderia Euroracing per il Campionato Italiano di Formula 3. Il giovane Michele troverà al suo fianco l’esperto Piercarlo Ghinzani, che è fonte di ispirazione per Alboreto. A conferma del suo immenso talento il secondo posto nella classifica finale del campionato, alle spalle proprio di Ghinzani.


Contemporaneamente all’impegno nel campionato italiano, Alboreto prende parte al Campionato Europeo di categoria, che fa suo l’anno seguente nonostante una macchina non proprio all’altezza della situazione. Nel 1980 Michele viene ingaggiato dalla Lancia Corse, complice l’intuito di Cesare Fiorio, capo della scuderia Lancia, e disputa quattro gare nel Gruppo 5 alla guida di una Lancia Beta Montecarlo, conquistando il secondo posto alla 1000 Chilometri di Brands Hatch in coppia con Eddie Cheever, risultato ripetuto anche alla 6 Ore del Mugello ed alla 6 Ore di Watkins Glen.


L’anno seguente vince in Formula 2 a Misano alla guida di una Minardi, e debutta in Formula 1 a Imola, sulla Tyrrell, complice l’appoggio del Conte Zanon, il celebre mecenate dell’automobilismo meritevole di aver rilanciato qualche anno prima la carriera di Ronnie Peterson.


Al Gran Premio di San Marino, Michele si qualifica diciassettesimo davanti al suo compagno Cheever, ed in gara è autore di una rimonta fino al ritiro per un tamponamento di Gabbiani che lo insegue.



Contemporaneamente Alboreto partecipa al mondiale endurance con la Lancia, vincendo in coppia con Patrese la 6 Ore di Watkins Glen, ed esordisce a Le Mans ottenendo un ottimo ottavo posto assoluto e secondo nella categoria di vetture del gruppo 5.


La sua prima stagione in Formula 1 si conclude senza grandi sussulti ed anzi, in due occasioni, in Spagna e in Germania, Michele subisce l’onta della mancata qualificazione.


Nel 1982 l’introduzione da parte della Lancia della nuova LC1 porta Alboreto a ottenere i suoi migliori risultati: il milanese riesce a imporsi alla 1000 Chilometri di Silverstone, a quella del Ring e alla 6 Ore del Mugello.


La vittoria al Mugello lo porta in testa al mondiale, ma due incidenti nelle ultime due gare lo costringeranno a concludere solo al quinto posto nella classifica assoluta.


In Formula 1, invece, continua a correre per la Tyrrell e dapprima ottiene i suoi primi punti iridati in Brasile, con un sesto posto che diviene poi quarto per le squalifiche di Rosberg e Piquet, e poi replica a Long Beach con un altro quarto posto.


Nel frattempo si acuisce lo scontro fra Fisa e Foca e molti team inglesi decidono di boicottare il Gran Premio di San Marino. Anche la Tyrrell sembra intenzionata a non prendervi parte ma dato che il contratto di sponsorizzazione con la Candy è in scadenza, e l'industria italiana avrebbe potuto togliere la sponsorizzazione al team inglese, Ken Tyrrell decide di prendere parte all’evento.


Approfittando della défaillance della Renault e dell'assenza dei costruttori inglesi, in gara Alboreto è terzo ed ottiene così il suo primo podio in carriera, ma si dichiara comunque insoddisfatto perché ritiene di essere salito sul podio solo per via delle defezioni degli altri team inglesi e non per il reale valore della vettura.



Questi ottimi risultati attirano inevitabilmente le attenzioni dei top team, ma Ken Tyrrell non è disposto a privarsene, convinto che le abilità di guida e di collaudo di Michele siano insostituibili, e che un pilota come lui, oltreché ottenere ottimi risultati in gara, è anche capace di far risparmiare denaro nello sviluppo della vettura.


La parte centrale della stagione riserva, però, poche soddisfazioni al pilota milanese, poiché solo in occasione del Gran Premio di Francia riesce a ottenere un sesto posto, seguito da un quarto posto in Germania.


Alla vigilia del Gran Premio d'Italia, a Monza, annunciando i piloti per la stagione 1983 Ferrari riserva parole di stima per il giovane pilota italiano, al quale promette che sarebbe stato ingaggiato qualora egli lo avesse chiesto.


Michele rimane comprensibilmente lusingato, ma esprime il desiderio di volersi concentrare sul presente. Due settimane più tardi il pilota milanese coglie il suo primo successo iridato a Las Vegas, precedendo Watson e Cheever.


Questo successo gli permette di piazzarsi ottavo nella classifica finale, con 25 punti.



L’anno successivo la Tyrrell può avvalersi di una buona dote economica, grazie all'entrata della Benetton come sponsor, e mette a disposizione di Alboreto la Tyrrell 011, che secondo il manager inglese sarebbe potuta essere una monoposto in grado di lottare per il mondiale. Ma la monoposto si dimostra poco competitiva in quanto soffre dell'equipaggiamento di un motore aspirato, il Cosworth.


La Cosworth stessa cercherà di ovviare all'inconveniente affidando ad Alboreto un nuovo motore più potente, ma i risultati non miglioreranno.


Nonostante ciò Alboreto ottiene la sua seconda vittoria in carriera, a Detroit, complice una giusta scelta di gomme e la conformazione della pista, adatta al suo propulsore, dimostrando di essere pilota in grado di esprimersi al massimo nei tracciati cittadini, dato che anche a Long Beach avrebbe potuto lottare per la vittoria, ma viene coinvolto in un contatto con Jean-Pierre Jarier che non gli permette di andare oltre il nono posto.



Questa vittoria lo rilancia nel mercato piloti, tanto che Alboreto affermerà di avere contatti con diversi team per il campionato seguente. Intanto la stagione prosegue senza ulteriori acuti, nonostante l'introduzione di una nuova vettura, la Tyrrell 012, che non gli permette di andare oltre un sesto posto al Gran Premio d'Olanda.


A Settembre viene assegnato a Michele il Premio Varzi, destinato al pilota italiano più promettente, e alla fine del mese viene ufficializzato il suo passaggio alla Ferrari.


Conclusi gli ultimi Gran Premi venendo sempre costretto al ritiro, Alboreto chiude la stagione 1983 al dodicesimo posto con dieci punti ottenuti.


Nonostante i buoni risultati ottenuti durante i test invernali e le elevate aspettative del pilota, la stagione 1984 si rivelerà nel complesso deludente. Al suo debutto ufficiale in Brasile, Michele conquista la prima fila grazie al secondo tempo segnato in qualifica. Il pilota milanese scatta al fianco della Lotus di De Angelis, ma la sua gara si conclude dopo pochi giri a causa di un guasto.


Solamente a Zolder, nel Gran Premio del Belgio, la Ferrari si mostra superiore alla concorrenza. Dopo una deludente qualifica al venerdì, il sabato Alboreto riesce a ottenere la pole position, migliorando il suo tempo sul giro di circa quattro secondi, nonostante fossero state fatte solo piccole modifiche alla monoposto.


In gara Michele riesce ad imporsi davanti a Warwick e al suo compagno Arnoux.



Nel prosieguo dell'annata, complici anche le prestazioni degli pneumatici Goodyear, Alboreto non sarà in grado di conquistare altri successi: a Imola e in Francia è infatti costretto al ritiro.


A Monaco la situazione sembra migliorare, grazie anche ad una conformazione del circuito particolarmente adatta alla 126 C4, e fin dalle prime prove Alboreto risulta competitivo, al punto che ottiene la pole provvisoria al giovedì, poi trasformatosi in un quarto posto al sabato. In gara, però, Michele non andrà oltre il settimo posto, divenuto successivamente sesto per via della squalifica dal mondiale della Tyrrell.


Dopo il Gran Premio di Dallas, che gli vale solo mezzo punto perché la corsa viene sospesa senza che fosse stato coperto almeno il 75% dei giri previsti, il pilota italiano si dichiara comunque fiducioso e attribuisce il risultato alla sua eccessiva irruenza e al meteo sfavorevole. A dispetto di ciò le prestazioni della monoposto non miglioreranno e Alboreto sarà spesso vittima di guasti.


Dopo il Gran Premio degli Stati Uniti-Est, la Ferrari annuncia il rinnovo del contratto per entrambi i piloti e si impegna a mettere in pista una vettura modificata. In Austria vengono infatti portati due differenti modelli, ma a dispetto di ciò si evidenziano solo piccoli progressi in prova, mentre in gara Alboreto, nonostante fosse debilitato a causa della febbre, riesce a cogliere il terzo posto, favorito pure dal ritiro di alcuni dei suoi concorrenti.


Nelle ultime gare comunque vi sarà un miglioramento della situazione che consentirà al pilota italiano di arrivare sul podio in altri due appuntamenti, a Monza grazie al secondo posto, poi replicato al Nurburgring, concludendo con un quarto posto in Portogallo.


La sua prima stagione in Ferrari si conclude con il quarto posto assoluto in classifica, con 30,5 punti.


Il 1985 sembra l’anno d’oro di Alboreto, che alla guida della 156/85 sfiora la vittoria nel mondiale lottando a lungo contro Prost e la McLaren Tag Porsche. Ma come al solito i problemi tecnici, questa volta di affidabilità, frenano le ambizioni del pilota milanese.


Nel Gran Premio inaugurale, in Brasile, Michele Alboreto segna il miglior tempo in qualifica e conquista la pole, ma in gara dovrà cedere il passo ad Alain Prost, che taglierà il traguardo in prima posizione, distanziando di pochi secondi il pilota milanese, mentre René Arnoux chiude in quarta posizione.


Un buon inizio per la Ferrari, se non fosse che a sorpresa il 17 Aprile viene reso noto che René Arnoux termina il suo accordo contrattuale con Enzo Ferrari in accordo con quest'ultimo, che lo ringrazia per la collaborazione degli ultimi anni: il suo posto verrà preso dallo svedese Stefan Johansson, che al termine del 1984 era rimasto libero.


La prima gara della stagione ha dimostrato l’ottima competitività della Ferrari, confermata anche in Portogallo, sul circuito dell'Estoril, dato che sotto il diluvio che vedrà trionfante per la prima volta Ayrton Senna, Michele Alboreto si ripete e giunge secondo al traguardo, ritrovandosi così in testa alla classifica mondiale.



A Imola, tuttavia, la corsa verso il successo per Michele si interrompe a causa di un problema elettrico. A sorpresa, in una gara davvero molto particolare, che vede diversi concorrenti fermarsi per mancanza di benzina, Johansson quasi riesce a vincere il Gran Premio, se non fosse che anch'egli è costretto a doversi fermare per mancanza di carburante nel serbatoio.

A Monte Carlo, Michele Alboreto riesce a ripetersi conquistando per la terza volta il secondo posto in gara, mentre per Johansson il Gran Premio termina al primo giro, a causa di un incidente che lo vede coinvolto.

Dopo questa serie di piazzamenti che lo portano a potersi giocare il titolo, Alboreto vince a Montréal e si porta autorevolmente in testa alla classifica piloti. Stefan Johansson completa la festa della Ferrari con il secondo posto.


Il buon momento della Ferrari prosegue a Detroit, dato che Johansson chiude al secondo posto precedendo Alboreto, che con quest'ulteriore buon risultato allunga il vantaggio su Elio De Angelis, secondo in classifica.

Dopo una battuta d'arresto sul circuito del Paul Ricard, Michele ottiene un ottimo secondo posto a Silverstone, precedendo ora di solo due punti Alain Prost, che nel frattempo è riuscito a recuperare in classifica. Ma soprattutto, vince autorevolmente sul nuovo circuito del Nurburgring.


Al termine del Gran Premio, Alboreto dirà di sentirsi soddisfatto della vittoria ottenuta, in particolare per i progressi evidenziati dal motore della sua monoposto, ma al contempo invita a contenere l'entusiasmo date le molte gare ancora in calendario prima della fine del campionato e si scusa con il compagno di squadra Johansson per la collisione in partenza. Dal canto suo, Alain Prost, pur rammarico dall'esito della gara, si dice fiducioso per il prosieguo della stagione, in particolare modo per il fatto che lo sviluppo della sua McLaren procede regolarmente.



Si può dire che questo è forse il momento in cui il campionato inizia a cambiare volto per la Ferrari e per Michele Alboreto, a causa del già citato improvviso crollo di affidabilità della 156-85.


In Austria, Michele limita la mancanza di prestazioni della vettura cogliendo un terzo posto che lo mantiene in testa alla classifica, a pari punti con il vincente Alain Prost, mentre in Olanda non va oltre il quarto posto. A Monza, dinnanzi ad un pubblico che non attende altro che un'affermazione della Ferrari, Michele è costretto al ritiro nel corso del quarantacinquesimo giro a causa del cedimento del motore, mentre Alain Prost vince e allunga il suo vantaggio in classifica, che ora ammonta a dodici punti.

La ragione del brusco calo di prestazioni può essere trovata nelle modifiche che la Ferrari ha apportato al motore nel corso della stagione. Infatti ci si rende conto, colpevolmente troppo tardi, che l'affidabilità viene a mancare in quanto le pompe di recupero dell'olio del nuovo motore sono insufficienti e tendono a far emulsionare l'olio; inoltre, all'improvviso anche le turbine KKK smettono di funzionare regolarmente.


Anche alcune modifiche come la variazione del fissaggio degli ammortizzatori anteriori al telaio non avranno esito positivo. L'emblema di questa situazione grottesca sarà il Gran Premio del Belgio, che si sarebbe dovuto disputare a Giugno. Tuttavia, dopo le qualifiche, dove Alboreto segna il tempo migliore, il Gran Premio viene rinviato a Settembre perché l'asfalto tende a sfaldarsi.


Ma quando a Settembre, in piena crisi della Ferrari, si torna sul circuito per disputare il Gran Premio, sia la vettura evoluta, sia l'esemplare usato la prima volta risulteranno molto più lente e lontane dai migliori.



In gara, Alboreto si ferma al terzo giro a causa della rottura della frizione, mentre Alain si invola verso il titolo grazie al terzo posto conquistato sul circuito di Spa. Una situazione simile si ripeterà in occasione del Gran Premio d'Europa, corso sul circuito di Brands Hatch, poiché Alboreto si ferma a causa della rottura del motore, e Prost giunge quarto, portando a diciannove punti il vantaggio sul pilota milanese, a sole due gare dal termine: quanto basta per diventare matematicamente Campione del Mondo.


Inutile dire che in Sud Africa e in Australia Alboreto si ritirerà in entrambe le occasioni, dapprima per l'ennesima rottura del motore, e ad Adelaide per il malfunzionamento del cambio.


Quando a fine stagione chiederanno a Prost quand'è che è stato sicuro di poter vincere il mondiale, il francese risponderà:


"Quando la Ferrari ha cominciato a rompere i motori".

Infatti l'affidabilità per la scuderia di Maranello era stato un suo punto di forza negli ultimi anni, e le numerose rotture rappresentano quindi una circostanza alquanto insolita.

Dieci anni dopo, Alboreto ricorderà quella stagione raccontando un aneddoto su Enzo Ferrari: dopo la vittoria in Germania, proprio in casa della Porsche che avrebbe voluto festeggiare una vittoria di Prost, cominciano i guai per la Ferrari. I pezzi che inspiegabilmente cominciano a rompersi provengono da aziende tedesche che forniscono gli stessi componenti alla McLaren-Porsche (segnatamente, le turbine KKK).


Queste verranno esaminate, ma non si riscontreranno difetti.


Pertanto, nasce il sospetto che questi componenti possano essere di qualità inferiore rispetto a quelli forniti alla scuderia di Ron Dennis, mandando su tutte le furie Enzo Ferrari che, in un incontro con Alboreto e Piccinini, il direttore sportivo, dice:


"Mettete quei pezzi in una cesta e buttateli via. Adesso telefono in America e voglio dei pezzi nuovi qui domattina".


Nonostante Piccinini provi a far notare che non si poteva, di punto in bianco e senza test, cambiare una componentistica collaudata per una completamente nuova, Ferrari ordina i pezzi nuovi rivolgendosi alla americana Garrett. I componenti giungono a Maranello nel giro di poche settimane, ma il risultato di questa scelta sono quattro ritiri consecutivi: il motore è infatti stato progettato e sviluppato per utilizzare le turbine tedesche KKK e, ad ormai tre quarti della stagione, è pressoché impossibile riprogettarlo in modo da adeguarlo alle nuove specifiche.


Michele Alboreto non riuscirà pertanto a contrastare l’avanzata di Prost, che fa suo il titolo mondiale piloti. L’amarezza sarà talmente grande a Maranello, al punto da portare lo stesso Ferrari a dire, in un colloquio con il suo fido segretario Gozzi:


"A Michele dobbiamo un mondiale".



Michele apre la sua stagione 1986 annunciando di non avere obiettivi predeterminati, e di puntare semplicemente a ottenere i risultati migliori possibili. Nei test invernali la stessa Ferrari fa girare i propri piloti con la vettura dell'anno precedente, ottenendo tempi più lenti di Williams e McLaren, dirette concorrenti al titolo, e l'ufficio stampa della casa di Maranello rilascia dichiarazioni in linea con quelle del pilota milanese.


A inizio Marzo viene presentata la nuova F1-86, che all'esordio al Gran Premio del Brasile ha avuto pochi collaudi sul circuito di Fiorano, spingendo Alboreto stesso ad affermare di non poter fare una previsione sul comportamento della monoposto in gara.


Nelle prove libere il milanese è protagonista di uno spettacolare incidente, dal quale comunque esce illeso, a causa di una collisione con la vettura di Patrick Tambay, in seguito al quale la sua Ferrari si solleva ricadendo più volte a terra. In gara sarà poi costretto al ritiro per un guasto all'impianto della benzina.


Problemi di affidabilità e di aderenza, a cui un motore potente non riesce a supplire, rappresentano infatti un limite sia per Alboreto sia per il suo compagno di squadra Stefan Johansson. Nonostante l'impegno del pilota milanese, che a Imola è costretto al ritiro a quattro giri dalla fine mentre occupa la terza piazza, e a Monaco, dove si prende diversi rischi in qualifica pur di partire in una buona posizione, i primi punti arrivano solo al Gran Premio del Belgio con un quarto posto.



Proprio nel fine settimana di Spa il milanese viene riconfermato con il ruolo di prima guida anche per il 1987. Il buon risultato ottenuto in Belgio sarà, però, seguito da una pessima prestazione in Canada, portando a un altissimo momento di tensione in squadra, con Alboreto che sbotterà più volte, complici quattro rotture del propulsore nella sola giornata di venerdì. In gara riporterà anche un contusione al ginocchio destro a seguito di un testacoda per evitare Johansson.


Rientrate le tensioni, Michele si dichiara comunque fiducioso per il prosieguo della stagione e desideroso di rimanere in Ferrari, nonostante voci insistenti di un passaggio alla Williams per il 1987.


Continui guasti meccanici ed episodi sfortunati continueranno a colpirlo fino al termine del Campionato, con l'eccezione del Gran Premio d'Austria dove riuscirà a conquistare il secondo posto, che sarà il suo miglior risultato dell'anno, seguito da un quinto posto in Portogallo.


A fine stagione Michele chiude nono nella classifica piloti, con quattordici punti.



Per la nuova stagione la Ferrari ingaggia come compagno di squadra di Alboreto l'austriaco Gerhard Berger. Il rapporto tra i due, inizialmente, non è buono, poiché nonostante Alboreto venga considerato prima guida, John Barnard, progettista della squadra, decide di curare direttamente soltanto la monoposto dell'austriaco.


I primi test non concedono risultati confortanti, visto che Williams e Lotus registrano tempi nettamente inferiori; inoltre viene riscontrato un rilevante problema all'impianto frenante, che non entra in azione se sottoposto a sforzo. In Brasile, a causa dell'eccessiva usura degli pneumatici e di problemi alla sua vettura, Michele esce di pista a tre giri dalla fine, mentre lotta con Berger per il quarto posto.


Già dal primo appuntamento mondiale, però, diviene evidente la preferenza di Barnard nei confronti del compagno di squadra di Alboreto, ponendo l'italiano in un ruolo di secondo piano. Nonostante ciò a Imola riesce a mettersi in mostra, grazie soprattutto a una buona strategia e a un lungo duello con Ayrton Senna, concludendo terzo anche se negli ultimi venti giri un problema a una valvola del motore non gli permette di ottenere un risultato più prestigioso.


I progressi velocistici vengono confermati anche in Belgio; dopo essersi qualificato quinto, Michele occupa la seconda posizione e recupera sul leader della corsa Nelson Piquet, sebbene fosse pressato da Prost, quando, però, è costretto al ritiro per un cedimento al motore.



Il pilota milanese, seppure estremamente deluso dal cedimento sulla sua vettura in quanto intravedeva la possibilità di ottenere un risultato importante, riconosce la bontà del progetto della monoposto. A Monaco, invece, è protagonista di un incidente con Christian Danner durante le prove in cui la sua vettura, dopo essere salita su un guard rail, compie diverse giravolte spezzandosi in varie parti. Uscito illeso dallo scontro, Michele riesce a prendere il via alla gara, che conclude al terzo posto.


Dopo Monte Carlo Alboreto sarà costretto a una lunga serie di ritiri, tra cui quello in Ungheria, avvenuto mentre occupa la seconda posizione. Proprio durante l'appuntamento magiaro, secondo il pilota le prestazioni della vettura segnano un buon miglioramento. Durante l'estate Michele rinnova il contratto con la squadra di Maranello, nonostante si fossero succedute voci di un suo abbandono causate anche dal miglior trattamento ricevuto dal compagno di team da parte della scuderia.


Soltanto al Gran Premio del Giappone riuscirà a concludere nuovamente una gara in zona punti e, all'ultimo appuntamento mondiale otterrà un secondo posto, suo miglior risultato della stagione, dovuto anche alla squalifica di Senna, a causa delle prese d'aria dei freni, ritenute irregolari.


Alboreto conclude quindi il campionato al settimo posto, con 17 punti ottenuti.



Per il 1989 la Fia decide di bandire i motori turbo. La Ferrari preferisce quindi concentrarsi sulla stagione successiva, facendo correre per il 1988 la vettura dell'anno precedente con alcune piccole modifiche. Nonostante ciò la casa di Maranello è considerata tra le favorite nella lotta per il titolo e gli stessi test invernali sembrano dare ottime indicazioni. Nei fatti, però, la stagione viene dominata dalla McLaren, con i piloti Ayrton Senna e Alain Prost in grado di aggiudicarsi quindici gare su sedici.


Dal canto suo Alboreto comincia l'anno con un quinto posto in Brasile, ma si lamenta, così come Berger, per la resa del motore, risultato molto più lento delle aspettative; i medesimi problemi verranno poi confermati anche durante un test sul circuito di Monza.


Dopo un ritiro a Imola in una gara travagliata, il pilota milanese tornerà sul podio a Monaco, ma ammetterà di non poter lottare per la vittoria in gara vista la netta superiorità dei rivali, a meno che questi non si fossero ritirati.



Già dopo il Gran Premio del Messico, concluso in quarta posizione, si diffonde la voce di un possibile arrivo di Nigel Mansell in Ferrari, proprio al posto del pilota milanese; le sue prestazioni, infatti, risultano inferiori a quelle del compagno di squadra, problemi riconosciuti dallo stesso pilota, che afferma di avere difficoltà a guidare la vettura in quanto questa manca di equilibrio. Agli inizi di Luglio verrà confermato l'arrivo di Mansell per la stagione successiva, anche se Enzo Ferrari sarebbe comunque disposto, nel caso Alboreto lo avesse voluto, a rinnovargli il contratto.


Pochi giorni dopo, al Gran Premio di Gran Bretagna le vetture di Maranello riescono in qualifica a battere le McLaren, monopolizzando la prima fila. In gara, però, l'eccessivo consumo di carburante mette in difficoltà entrambi i piloti e Alboreto, ormai costretto a posizioni di rincalzo, tenta di montare le gomme d'asciutto nella speranza che la pista si asciugasse, ma la scelta si rivelerà errata e non riuscirà a ottenere alcun risultato.


Intanto Michele prende contatti con Frank Williams, che gli assicura un posto nella sua scuderia per il 1989, pregandolo però di attendere alcuni mesi per intraprendere le trattative. A Settembre, però, il costruttore inglese non mantiene la parola data ingaggiando Thierry Boutsen, lasciando Michele in una situazione difficile e senza un ingaggio per l'anno seguente.


Nel prosieguo della stagione l'unico acuto arriverà al Gran Premio d'Italia: a meno di un mese dalla scomparsa di Enzo Ferrari, grazie ai ritiri di Senna e Prost, la Ferrari centra la sua unica doppietta stagionale con Berger davanti ad Alboreto.



L'evento decisivo della gara avviene nel finale dopo che Alboreto, in terza posizione, comincia a forzare il ritmo spingendo Berger a fare altrettanto. Poco poco il battistrada Senna, a cui si stanno avvicinando le Ferrari, si ritira per una collisione con un doppiato e Alboreto termina la gara a circa mezzo secondo da Berger.


Michele sperava di essere ricompensato dalla sua scuderia per il lavoro svolto nei suoi cinque anni a Maranello con la vittoria della gara, ma ciò non avviene.


L'ultimo risultato utile della stagione arriva con un quinto posto in Portogallo, dopodiché seguono due ritiri e un undicesimo posto.


Nel 1989 Michele ritorna nel team che l’aveva lanciato in Formula 1, la Tyrrell, nonostante questa fosse in crisi economica. A tal proposito Alboreto non esegue alcun test, e fatica anche solo a entrare nella monoposto dell'anno precedente che sarebbe stata usata nelle prime gare. I risultati iniziali sono deludenti e caratterizzati da diversi problemi meccanici: a Monaco, poi, Michele si rifiuta di prendere parte alle prove in segno di protesta contro il team che ha affidato la nuova monoposto a Palmer, e non a lui.


Quando però avrò tra le mani la nuova vettura, il pilota milanese ottiene subito ottimi risultati, grazie ai primi punti iridati raccolti con il quinto posto di Monaco.


I progressi verranno confermati anche in Messico: in qualifica Alboreto si classificherà settimo e non mancherò di lodare Harvey Postlethwaite, progettista della scuderia, per la competitività della vettura che gli aveva messo a disposizione. In gara sarà a lungo protagonista di un duello con Patrese per la seconda piazza, giungendo infine al terzo posto.



Nonostante ciò, la situazione della Tyrrell è sempre più critica e il pilota stesso conferma l'impossibilità di eseguire qualsiasi tipo di test per la mancanza di finanziamenti. Dopo il Gran Premio del Canada Ken Tyrrell firma un contratto di sponsorizzazione con la Camel ordinando ad Alboreto, appoggiato dalla Marlboro, di fare lo stesso. Il milanese si rifiuta e il sodalizio con il team inglese finisce qui. A sostituirlo sarà il futuro ferrarista Alesi.


Dopo un paio di settimane, Michele riesce a trovare una soluzione alternativa accordandosi con la Larrousse per guidare una delle vetture Lola fino a fine stagione, ma la scarsa competitività della monoposto non gli permette di ottenere nessun risultato di rilievo, portandolo a fallire anche la qualificazione nelle ultime tre gare.



Fin da settembre Alboreto allaccia i contatti con la Arrows per un eventuale passaggio alla scuderia inglese per il 1990: un’annata da dimenticare per Michele, in cui mancherà la qualificazione ad Imola e a Monaco. Il suo miglior risultato sarà il nono posto in Portogallo.


Ancora peggiore sarà la stagione 1991, con l'adozione del motore Porsche. La casa tedesca fornisce alla squadra britannica un motore ingombrante, che eroga una scarsa potenza, pertanto sia Alboreto che Caffi, che per alcune gare verrà sostituito da Johansson a seguito di un incidente, faticheranno anche solo a qualificarsi, tanto che la Footwork Arrows decide, a campionato in corso, di ritornare al propulsore Ford.


Durante alcuni test svolti ad Aprile sul circuito di Imola, Alboreto sarà perfino protagonista di un incidente mentre testa la nuova FA12, a seguito del quale riporterà una ferita a una gamba che gli costerà quindici punti di sutura.


Con questo incidente Michele rischierà di saltare il Gran Premio della Repubblica di San Marino, ma alla fine deciderà ugualmente di correre seppur dolorante, mancando la qualificazione.


A fine stagione il pilota milanese riuscirà a concludere appena due gare, cogliendo un tredicesimo posto nella gara conclusiva in Australia come miglior risultato.



Nel 1992 la Footwork passa ai motori Mugen Honda e la situazione sembra migliorare: il pilota milanese dopo tre anni ottiene i suoi primi punti iridati a Interlagos, grazie ad un ottimo sesto posto, mentre in Spagna, sotto il diluvio, giunge quinto, replicando questo risultato anche a Imola. A Monaco perde il sesto posto a causa di un contatto con Brundle, ma con un’ottima rimonta risale fino al settimo posto finale.


Successivamente Michele sfiora la zona punti in altre quattro occasioni, e ottiene il suo ultimo punto stagionale in Portogallo. Alla fine del campionato, Alboreto è il pilota che ha percorso più chilometri nell’intera stagione, per la precisione 4.418. Ma nonostante questi buoni risultati la Footwork non lo conferma per il 1993.



Durante la pausa invernale antecedente alla stagione 1993, Alboreto viene coinvolto in un grande incidente stradale lungo l'Autostrada A4, da cui esce fortunatamente illeso nonostante la sua auto si fosse incendiata. Il giorno stesso il pilota avrebbe dovuto recarsi in Inghilterra per visionare lo sviluppo della sua monoposto.


La Scuderia Italia ha infatti interrotto la collaborazione con Dallara, facendo costruire il proprio telaio dalla Lola. Per Michele è una stagione priva di soddisfazioni, tanto che manca la qualificazione in ben cinque appuntamenti e la sua stagione finisce con il Gran Premio del Portogallo.


La precaria situazione economica di Minardi e Scuderia Italia spingerà le due squadre a fondersi, e Giancarlo Minardi offrirà a Michele l’opportunità di correre con il team di Faenza.


La stagione 1994 sarà l’ultima in Formula 1 per il pilota milanese, che ottiene il suo ultimo punto iridato a Monaco. A Imola il pilota italiano sarà protagonista di un grave incidente in corsia dei box, perdendo una ruota a 140 km/h e ferendo tre meccanici della Ferrari, uno della Lotus e uno della Benetton.


Questo episodio porterà Michele, voce autorevole nel paddock, a protestare in maniera veemente con la Fia per spronarla a ridurre la velocità in entrata e in uscita dalla pit-lane. Contemporaneamente il milanese si adopererà, insieme ad altri colleghi, per la ricostituzione della Grand Prix Drivers Association, il sindacato dei piloti di cui verranno eletti leader Gerhard Berger, Michael Schumacher e Christian Fittipaldi.


Tuttavia i limiti di velocità ai box, che inizialmente vengono stati fissati a 50 km/h, dopo alcune gare vengono alzati, ma Alboreto continuerà a rispettare la velocità dei 50 km/h come monito per la sicurezza, anche a costo di compromettere i suoi risultati di gara.


Questa forma di protesta non avrà però successo e i limiti non verranno più abbassati fino a tanto. Nel prosieguo della stagione, solo in Ungheria Michele sfiorerà un risultato utile, giungendo settimo.


Ad Agosto decide di uscire dal sindacato piloti in quanto non concorda con la posizione assunta riguardo al Gran Premio d'Italia, accusando alcuni colleghi di essere manovrati per fare sì di trasferire la corsa in un altro luogo. Risolto il problema con un compromesso tra piloti e federazione, nelle ultime gare Michele non ottiene, comunque, risultati utili, e a Dicembre annuncia il ritiro dalla Formula 1



La passione dei motori continua ad albergare nel cuore di Michele, tanto che, una volta terminata la carriera in Formula 1, decide di partecipare al campionato Dtm al volante dell’Alfa Romeo, ma l’esperienza non sarà fortunata. Nello stesso anno parteciperà anche al campionato IMSA, in cui otterrà due pole position, una conquistata in occasione della 24 Ore di Daytona e una alla 12 Ore di Sebring.


Poi, nel mese di Novembre, Michele effettua i primi test con una Lola di Formula Indy per verificare la possibilità di prendere effettivamente parte alla 500 miglia di Indianapolis, nel 1996.


Valutata positivamente tale possibilità, Michele prede parte alla Indy 500 ma termina la gara dopo quarantatré giri a causa di un guasto al cambio.


Contemporaneamente, Alboreto prende parte anche alla 24 Ore di Le Mans dove, partito in pole position, sarà poi costretto al ritiro. Ma l’anno seguente, nel 1997, Michele coglie la vittoria a Le Mans, al volante di una TWR-Porsche WSC-95 del team Joest Racing, in coppia con Johansson e Kristensen.



Nel 1999 il team Joest per cui correva, diviene squadra ufficiale Audi Sport, schierando per conto della casa automobilistica tedesca le barchette Audi R8r. Alboreto terminerà al quarto posto la Le Mans del 1999, mentre l'anno seguente, al volante della rinnovata R8, concluderà al terzo posto finale.


Sempre nel 2000 il pilota milanese vincerà la Petit Le Mans e nel 2001 otterrà la sua ultima vittoria in una competizione motoristica in occasione della 12 Ore di Sebring, in coppia con Capello e Aiello.


Poi, purtroppo, il 25 Aprile 2001, durante una sessione di collaudi sul circuito del Lausitzring in vista della classica 24 Ore di Le Mans, Michele perde la vita. Il pilota sta affrontando il rettilineo quando la sua auto, a causa di una foratura alla ruota posteriore sinistra, esce dal tracciato colpendo una recinzione e capovolgendosi dopo un pauroso volo.


Così il Motorsport perde un signore, un uomo dal grande cuore che in fondo, nonostante la celebrità, è sempre rimasto il ragazzo timido ma determinato della periferia di Milano.


Di sicuro, uno tra i più grandi campioni dell'automobilismo sportivo, tutt'ora amato.


Simone Centonze