Michael Schumacher, il migliore pilota nella storia della Ferrari

Aggiornato il: mag 21



Michael Schumacher nasce ad Huerth-Hermuehlheim, in Germania, il 3 gennaio 1969, da una famiglia di modeste condizioni sociali ed economiche.


Il padre Rolf, un appassionato meccanico e proprietario di un circuito di Go-Kart a Kerpen, trasmette a Michael e al secondogenito Ralf la passione per le corse. A seguito dei suoi risultati nelle gare di kart, nel 1984 Michael viene contattato da un imprenditore chiamato Jurgen Dilk, che rimasto impressionato dal talento del giovane tedesco decide di sostenerlo economicamente.


Negli anni seguenti vince sia il titolo junior tedesco, sia il Campionato Europeo a Goteborg, in Svezia. Nel 1988 avviene il salto di qualità e Michael compie il suo esordio sulle monoposto grazie all’aiuto di Jurgen Dilk.

I risultati ottenuti non passano inosservati, e il tedesco comincia a godere di un’ottima fama di pilota.


Nello stesso anno, Michael partecipa a ben tre campionati: nella serie tedesca ed europea della Formula Ford, con cui ottiene rispettivamente un sesto e un secondo posto finale, venendo battuto da Mika Salo; e in Formula Konig, vincendo in quest’ultima nove gare su dieci, laureandosi campione, ripagando così gli sforzi fatti da Gustav Hoecker, concessionario Lamborghini che gli permise di correre anche in questa serie.


Al talento del pilota si scontra purtroppo il problema del budget, cui non è sufficiente per disputare la successiva stagione in Formula 3. Dilk e Michael sembrano rassegnati quando - proprio nel 1989 - un proprietario di un team di Formula 3, chiamato Willi Weber, stupito dal talento del tedesco, gli offre un contratto biennale per gareggiare in Formula 3.


All’esordio nel Campionato Tedesco di Formula 3, Michael lotta subito per il titolo, ma viene battuto da Karl Wendlinger per un solo punto, dovendo di fatto accontentarsi di un secondo posto finale.


Nel 1990 continua a gareggiare nella categoria vincendo il titolo, e ottenendo due vittorie extra campionato molto prestigiose al Gran Premio di Macao e al Gran Premio del Monte Fuji. A fine stagione il tedesco subentra sotto l’ala protettiva della Mercedes, che gli permette di vincere la prima gara iridata della sua carriera, ovvero la 480 Km di Città del Messico sulla C11 Gruppo C, in coppia con Jochen Mass.



Inizialmente, la Mercedes punta al ritorno in Formula Uno dopo il ritiro datato 1955, con Michael primo pilota. Ma i costi elevati fanno abbandonare alla Mercedes questo progetto, e il tedesco corre così nel Mondiale Sport Prototipi nell’anno successivo.


Nel 1991 avviene l’occasione per il debutto in Formula Uno. La Jordan necessita di un pilota che sostituisca Bertrand Gachot nel Gran Premio del Belgio, in stato di arresto a Londra a causa di un litigio con un taxista a causa di un incidente.


La Mercedes gira ad Eddie Jordan il pilota Tedesco. Ma affinché la scuderia Irlandese approvasse tale candidatura, dapprima Eddie Jordan concede a Schumacher un veloce shake-down a Silverstone, e successivamente Willi Weber, manager del Tedesco assicura che Michael conosceva perfettamente il tracciato Belga, dichiarando successivamente vent'anni dopo che non era affatto così:

"Dissi a Eddie che Michael conosceva Spa come le sue tasche, abitando a pochi chilometri dalla pista. Ma non era vero. Più tardi la bugia fu smascherata, ma a quel punto poco importava, visto che Michael aveva ottenuto il settimo tempo in qualifica".



Michael ottiene una possibilità e la sfrutta nel migliore dei modi, stupendo per la prima volta il mondo con un clamoroso settimo posto in qualifica. La magia non ebbe purtroppo un seguito, la gara durò solamente un centinaio di metri a causa della rottura della frizione.

Fatalità vuole che Schumacher, al termine del warm-up, avesse segnalato un problema di slittamento della frizione, ma Eddie Jordan rispose al pilota tedesco:


"Costa troppo, ti tieni quella!".


Michael Schumacher viene notato da tutti nell'ambiente della F1, e in particolare da Flavio Briatore, direttore della Benetton, che gli offre un contratto per la stagione seguente e quelle successive, andando ad affiancare Nelson Piquet. La pratica contrattuale con il team Jordan si chiuse con un scambio tra piloti, alla Benetton Michael Schumacher, e alla Jordan Roberto Moreno.


"Chiamai immediatamente Willy Weber, ci incontrammo a Londra e chiudemmo l’accordo. Fu un grande dramma per Eddie Jordan, perché credeva di avere un contratto con Schumi, ed era molto avido. La prima volta che corse con noi era a Monza. Proposi a Roberto Moreno di pagarlo per tutta la stagione, tanto a fine anno sarebbe stato fuori dal team, con tanto di bonus per lasciare il sedile a Michael. Ma lui non era d’accordo, e questo fu un problema. In primis con Piquet, con il quale ebbi una grossa discussione, perché non voleva il licenziamento di Moreno. E fui vicino anche a mandare via Piquet per prendere Zanardi, all’epoca il nostro test driver. Riuscimmo a mettere in macchina Michael, perché non aveva un contratto, e fu immediatamente incredibilmente veloce. Gli ingegneri vennero da me a dirmi: Boss, aveva ragione, questo ragazzo è fantastico. Io pensai: Ma come, sono qua da tre anni, questa gente c’è da vent’anni…".

"Sui giornali si parlava tanto in quei giorni della controversia relativa a Schumacher, e anche Senna era contro di me, sempre perché Moreno era brasiliano. Dissi a Luciano Benetton che averlo in squadra era l’unico modo per noi di vincere un campionato, con un talento che crescesse con noi. Michael seppe motivare tutti, fu subito più veloce di Nelson. Ci accorgemmo di avere nel team un pilota eccezionale. Chiesi ai progettisti di fare una macchina onesta, poi Michael ci avrebbe messo quei 3-4 decimi che avrebbero fatto la differenza. Iniziammo così a costruire il team e a vincere le gare. Lui non mollava mai".

"Ricordo che fu il primo con una preparazione fisica eccellente. Per questa ragione decisi di costruire una palestra per lui in fabbrica. Non si arrendeva mai, se la macchina aveva un problema, pensava a come risolverlo. Altri piloti avrebbero detto: La macchina è una mer*a. Lui parlava con gli ingegneri anche per delle ore, mettendo pressione ma in una maniera positiva".


"La mia relazione con lui era super. Ho lottato per lui. La notte prima di Monza eravamo a Villa d’Este, con Eddie Jordan e Bernie Ecclestone. Fu la prima volta che vidi Bernie ubriaco, che saltava dal mio divano a quello di Eddie per cercare di risolvere la questione. Questa era la Formula Uno. Bernie non aveva idea di chi fosse Michael Schumacher. Nessuno era convinto della scelta di Michael, mi dicevano che era troppo giovane, troppo questo, troppo quello. Io ero molto determinato, tutti erano dubbiosi".

Nella successiva gara a Monza il tedesco raccoglie i suoi primi punti iridati, giungendo quinto al traguardo. Nelle gare successive, Schumacher terminerà sesto sia in Spagna che in Portogallo.



Nel 1992 il tedesco comincia ad inserirsi nelle posizioni di testa della classifica, facendo nascere un’accesa rivalità con il fuoriclasse brasiliano Ayrton Senna. La rivalità tra il brasiliano e il tedesco si accese già nelle fasi iniziali della stagione, quando in Brasile Michael accusò Senna di comportamenti poco corretti (rallentamenti in realtà dovuti a problemi di natura elettronica al motore Honda della McLaren), e soprattutto in Francia, quando Michael tamponò il brasiliano al primo giro: a seguito dell’interruzione della gara per pioggia, Senna discusse animatamente con il tedesco, rimproverandolo per il comportamento tenuto in Brasile, e chiedendogli spiegazioni mentre erano sulla griglia in attesa di una ripartenza (il tedesco a seguito del contatto riuscì a proseguire la gara).


La rivalità prosegue anche ad Hockenheim in Germania durante i test, occasione in cui Senna accusa il tedesco di averlo ostacolato pericolosamente durante un giro veloce, trovandoselo in piena traiettoria. Questo accade pochi giorni dopo Magny Cours. Il brasiliano, furioso, si presentò nei box della Benetton e prese il tedesco per il colletto della tuta.

La stagione 1992 è senza dubbio eccellente per Schumacher, dato che a tre gare dal termine, con il mondiale già assegnato a Nigel Mansell, Schumacher è coinvolto nella lotta per la seconda posizione in classifica: con solo tre Gran Premi rimanenti, il tedesco precede Senna e Patrese distanti solo una lunghezza. Alla fine, Patrese riesce a concludere secondo, mentre Schumacher deve accontentarsi del terzo in classifica mondiale, davanti a Senna, tradito in diverse occasioni da una McLaren spesso inaffidabile.


Già alla prima stagione completa in F1, Schumacher riesce a inserirsi stabilmente nelle posizioni di testa, ottenendo già al secondo GP, corso in Messico, il primo podio in carriera (terzo), fino ad arrivare alla prima vittoria nel Gran Premio del Belgio.


A Spa, Schumacher parte terzo, ma al via è Senna a conquistare la testa della corsa davanti a Mansell e Patrese. I due piloti della Williams riescono nei giri successivi a superare Senna, ma dopo poche tornate inizia a piovere; la maggior parte dei piloti torna immediatamente ai box per montare gomme da bagnato, mentre Senna rimane in pista fino al decimo passaggio, sperando che la pioggia smetta rapidamente di cadere. L'azzardo non paga e il brasiliano deve fermarsi ai box, tornando in pista molto indietro. Mansell si trova quindi al comando davanti a Patrese e Schumacher. Quando però la pista comincia ad asciugarsi, Schumacher è uno dei primi a montare gomme slick, mentre i due piloti della Williams esitano, perdendo molto tempo.


Quando finalmente Mansell si decide ad effettuare il cambio gomme è ormai troppo tardi: Schumacher è passato al comando. Il pilota inglese rimonta rapidamente sul rivale, ma poi è rallentato da problemi ad uno scarico e deve rallentare, accontentandosi del secondo posto.

Schumacher vince per la prima volta in carriera sul circuito dove aveva esordito l'anno precedente:


"Non posso descrivere le mie emozioni. Oggi quando ero nel mio motorhome mi sentivo che avrei potuto vincere questa gara. E sono felice di aver vinto non perché gli altri hanno fatto incidenti o avuto problemi alla macchina. Ho vinto questa gara da solo".



Nel 1993 Michael rinnova per due stagioni con la Benetton, dichiarando di aver fatto inserire una clausola che stabiliva la volontà di non avere compagni di squadra come Senna o Mansell, per evitare competizioni interne. In questa stagione, la Benetton ottiene una fornitura esclusiva di motori Ford, superiori a quelli versione clienti forniti alla McLaren, che invece ne beneficia dal Gran Premio di Gran Bretagna. Questo permise al pilota tedesco di ottenere una buona costanza di risultati, terminando le gare spesso sul podio e facendo ben sperare per una futura competitività della vettura in modo tale da inserirsi tra i pretendenti per il titolo.

L'annata 1993 si conclude con una vittoria sul circuito dell'Estoril, circostanza nella quale Alain Prost diventa per la quarta volta campione del mondo e annuncia il ritiro dalle corse.

Nel 1994, tutti gli occhi sono puntati sulla Williams di Ayrton Senna, dato per sicuro vincente del Campionato del Mondo di Formula Uno. Purtroppo però, il destino delle due stelle della Formula Uno, Michael Schumacher e Ayrton Senna prendono strade opposte: il tedesco trova la vittoria del primo titolo iridato, mentre la stella brasiliana scompare a seguito del tragico incidente di Imola.


In seguito a quell'evento, Flavio Briatore affermerà che Michael pensò seriamente all’ipotesi del ritiro, salvo poi ripensarci e diventare presidente della Grand Prix Driver Association, riformatasi dopo ben 12 anni proprio per volontà dello stesso pilota brasiliano.


Schumacher è cambiato dopo la scomparsa di Senna. Aveva addirittura preso seriamente in considerazione la possibilità di ritirarsi. Fortunatamente per tutti noi, però, ha deciso di continuare”.

Il 1994 è l'anno del primo titolo del tedesco. Schumacher vince subito le prime quattro gare in Brasile, Giappone (Aida), Italia (Imola), e a Monte Carlo, ottiene un secondo posto in Spagna conquistato con il cambio bloccato in quinta marcia, e torna a vincere in Canada e in Francia. Dopo sette gare, il vantaggio del tedesco sul suo immediato inseguitore, Damon Hill, è di 37 punti (66 punti contro i 29 del pilota inglese).


Tuttavia, a Silverstone il pilota tedesco viene squalificato dopo aver superato Hill nel giro di ricognizione e non aver scontato la penalità comminatagli dai commissari, e sospeso per due gare. Tuttavia, la FIA accoglie la richiesta di non sospendere il tedesco per le successive gare. Briatore, che chiede di scontare la pena nei Gran premi d'Italia a Monza (circuito che sarebbe stato ostile alla Benetton motorizzata Ford, contro i potenti motori Ferrari e Renault) e Portogallo, ottiene quanto proposto anche a seguito dell'enorme seguito di pubblico che Michael avrebbe ottenuto durante il successivo Gran Premio di Germania.


Dopo essersi ritirato a causa di noie al motore in Germania, Schumacher torna a vincere in Ungheria e a Spa, ma al termine di quest'ultima gara il tedesco viene squalificato dai commissari della FIA per un eccessivo consumo del fondo in legno della vettura. La vittoria va quindi al secondo classificato Damon Hill, che con questo trionfo riduce a 21 i punti di distanza dalla vetta.


Nei successivi Gp, complice la squalifica rimediata in Gran Bretagna, Hill riduce il distacco dalla vetta a un solo punto, ma a Jerez Schumacher ottiene un'altra vittoria grazie a un'ottima strategia: infatti Schumacher si è portato in testa dopo le soste ai box e non ha concesso alcuna chance a Hill.


Sarà invece proprio la strategia dettata dal box Benetton a rallentare la corsa al titolo del tedesco, al penultimo appuntamento del campionato. In Giappone diluvia, e Schumacher, partito in pole, comanda la gara. Tuttavia, dopo poco entra in pista la safety car e i piloti si accodano. Martin Brundle, però, esce di pista e investe un commissario di percorso. Si decide quindi per una nuova partenza, con la classifica finale calcolata per somma dei tempi.


Schumacher è in testa, ma la strategia con una sosta in più di Hill, seppur nettamente più lento del rivale sul bagnato, lo relega al secondo posto a soli quattro secondi dalla testa.


Si arriva all’ultimo appuntamento con Hill e Schumacher divisi da un solo punto.


In Australia la pole position è di Nigel Mansell, ma Michael Schumacher, secondo nelle qualifiche e uscito anche indenne da un brutto incidente nelle prove del venerdì, è il più rapido al via portandosi subito al comando. Nella prima parte di gara il pilota tedesco riesce a rimanere in testa, mantenendo un vantaggio su Damon Hill di circa un secondo.

Il ritmo è indemoniato, e al giro 35, alla curva East Terrace, il tedesco urta il muretto con la gomma anteriore destra e danneggia la sospensione; rientrato in pista, alla curva successiva, chiude la traiettoria al sopraggiungente Damon Hill che cerca di frenare, ma l'urto è inevitabile. Schumacher vola in aria, poi finisce con il musetto della sua vettura nella via di fuga, davanti a una catasta di pneumatici, mentre Hill riesce a proseguire.



Tuttavia si capisce subito che anche la vettura del britannico è rimasta danneggiata. E mentre Michael, appoggiato alla rete di protezione, si dispera poiché convinto di avere perso il campionato, Damon rientra ai box. I meccanici si rendono subito conto che vi è un grave danno al braccio del quadrilatero della sospensione anteriore sinistra: ci sarebbero voluti almeno 15 minuti per sostituirlo.


L'incidente, al centro di numerose polemiche sulla presunta intenzionalità del pilota tedesco di danneggiare volontariamente il suo rivale, viene subito giudicato come un normale contatto di gara.


Michael Schumacher conquista il suo primo titolo mantenendo il distacco di un punto in classifica piloti sul suo rivale.


"Dedico questo campionato al grande Ayrton Senna".

Ha poi detto Schumacher, incespicando sulle frasi e dicendo parolacce, incredulo per la fortuna che gli era capitata:


"La mia vettura era sottosterzante, difficile da guidare. Credevo tuttavia che sarei riuscito a staccare Damon. Invece mi sono trovato a superare dei doppiati e lui era sempre lì attaccato. Sono passato su un piccolo dosso e la vettura è partita da una parte. L'ho controllata ma sono finito sull'erba e poi contro il muretto. Mi sembrava di poter continuare, ho infilato la curva quando ho visto che Damon era proprio al mio fianco. Ci siamo urtati. Sono volato in aria e ho avuto paura di capottare. E' stato un momento terribile, perché il mio rivale andava avanti. Poi ho sentito all'altoparlante che aveva un problema. Quando ho visto Mansell passare due o tre volte davanti a me senza Hill, ho capito...".


"Quest'anno ho fatto commenti pesanti nei confronti di Damon, ho detto che non lo stimavo. Devo ammettere di essermi sbagliato, perché quello che lui ha fatto nelle ultime due corse e per quello che deve avere sopportato prima è stato eccezionale. E' stato un grande avversario e sono spiaciuto per quello che ho detto sul suo conto. Voglio congratularmi con lui. Da parte mia non penso di avere demeritato il titolo. In pratica ho saltato quattro gare e ho lottato duro per tutta la stagione, vincendo anche quando sembrava molto difficile. Quando c'era Senna pensavo che il titolo lo avrebbe vinto lui. Era un pilota bravo come nessun altro".


Nel 1995 Michael vince per la seconda volta il titolo iridato in Formula Uno, e nel frattempo accetta l’offerta di Jean Todt, che lo volle fortemente Ferrari per le stagioni successive:


"Incontrai Schumacher assieme all'avvocato della Ferrari, Henry Peter. Il vertice decisivo si svolse nella mia stanza all'Hotel de Paris di Montecarlo e durò 12 ore. Era fine luglio del 1995. Lì venne firmato il pre-accordo. Ogni qualvolta c'era qualche nodo da sciogliere telefonavo al presidente Luca di Montezemolo. Volevo essere sicuro di avere la possibilità di fare ciò che stavo facendo visto che la Ferrari non era di mia proprietà".


Nella stagione 1995 la Benetton monta lo stesso motore Renault V10 utilizzato dalla Williams. La prima fase del mondiale è controversa: in Brasile il tedesco vince la gara, grazie anche al ritiro di Hill, ma la vittoria viene inizialmente annullata per non conformità del carburante utilizzato; la decisione finale della FIA è però quella di confermare il piazzamento dei piloti e di sottrarre i punti alle squadre per il campionato costruttori. Dopo un brutto incidente a Imola, Schumacher torna alla vittoria nel Gran Premio di Spagna, mentre a Silverstone (così come accadrà successivamente a Monza) viene tamponato da Hill mentre erano in lotta per il primo posto. Dopo otto gare Schumacher era in testa alla classifica con 11 punti di vantaggio sul rivale inglese.


Schumacher si rende per altro protagonista di una delle sue vittorie più belle a Spa-Francorchamps. Il pilota tedesco vince la corsa partendo dal sedicesimo posto e duellando per diversi giri su pista bagnata con gomme d'asciutto contro Hill, munito invece di pneumatici da pioggia.



Dopo un secondo posto e una vittoria nel Gran Premio d'Europa, il tedesco conquista il suo secondo titolo con due gare di anticipo in Giappone, sul Circuito di Aida nel Gran Premio del Pacifico.

La Ferrari per il 1996 esegue una profonda revisione interna, a cominciare da tecnici e piloti, con l’obiettivo di riportare i titoli a Maranello, che mancano dal 1979 (quello piloti) e dal 1983 (quello costruttori).

L’esordio di Schumacher in Ferrari, tuttavia, non è semplice. Clima teso e divario tecnico importante rispetto alle scuderie inglesi sono le condizioni con cui il tedesco deve fare i conti per compiere l’ardua sfida di riportare in gloria il cavallino.


La vettura ha nell’affidabilità il problema maggiore, oltre a non riuscire a gestire correttamente il consumo delle gomme posteriori. Nonostante ciò, Michael conquista tre podi nelle prime cinque gare. Il tedesco non si arrende e ottiene una pole position a Monaco, mentre la gara lo vede ritirato già al primo giro dopo essere scivolato su un cordolo bagnato che lo porta a colpire le barriere.


La prima vittoria, quasi insperata, arriva al Gran Premio di Spagna, sotto il diluvio. In seguito ad una pessima partenza, il tedesco è protagonista di una incredibile rimonta, guadagnando quasi 5 secondi al giro al gruppo di testa e vincendo la gara con un minuto di distacco su Jean Alesi arrivato secondo.

Vi è da dire che la sfortuna aiutò Schumacher, dato che durante la gara, a partire dal giro 25, una candela, probabilmente anche a causa delle condizioni umide, smise di funzionare, favorendo un miglior controllo di trazione dell'auto.


Dopo l'esaltante domenica sotto la pioggia, Schumacher festeggia, appena arrivato a casa a Montecarlo, brindando con una birra analcolica:


"Poi ho fatto una passeggiata con i miei cani, Jenny e Floh. E ho pensato alla gara. A quanto è successo. In quel momento, per la prima volta, ho compreso di avere disputato una delle più belle corse della,mia carriera. Ma non è stato solo il successo del pilota. Quel primo posto lo abbiamo conquistato insieme, io e la squadra".

"Tuttavia, non siamo ancora a posto, dobbiamo migliorare. La vettura è troppo sensibile e il suo comportamento varia di circuito in circuito".



Al successo seguono cinque gare in cui il tedesco può raccogliere solo 3 punti a causa della mancata affidabilità della F310. Schumacher torna al successo sul tracciato che lo aveva visto esordire qualche anno prima, ovvero Spa.

Il tedesco è autore di una gara solida e priva di errori, nonostante durante la gara lo sterzo si danneggia e il volante rimane storto. Ma la maggiore potenza del nuovo motore che permette maggiore carico alare e il cambio a sette marce, il tedesco riporta la Ferrari sul gradino più alto del podio.


"Non me l'aspettavo! Sono il primo a essere sorpreso. L'obiettivo era di finire la corsa e, al massimo, di prendere qualche punto. Non eravamo più veloci della Williams, ma evidentemente siamo riusciti a tenere lo stesso ritmo e abbiamo vinto indovinando tutto".

"Il via è stato ottimo. Adesso il sistema della frizione funziona bene. Avrei potuto attaccare anche Villeneuve, ma ero all'esterno e sono stato costretto ad accodarmi. All'inizio per stare dietro a Villeneuve prendevo delle gran botte sui cordoli della chicane. A un certo punto ho sentito che lo sterzo non era più perfetto e il volante era un po' storto. Ho temuto di dover rientrare ai box, perché all'Eau Rouge e a Blanchimont, i due punti più pericolosi del circuito, sentivo che perdevo un po' il controllo della vettura. Mi sono consultato con i box per radio e mi hanno rassicurato, ma non ho più potuto tagliare le curve come avrei voluto".


"Quando è entrata in pista la safety car per l'incidente di Verstappen, lo sapevo. Ma non abbiamo cambiato nulla della strategia, perché era previsto che io mi fermassi proprio in quel giro. Me lo diceva il serbatoio che era quasi a secco. Nel secondo stop abbiamo anticipato Villeneuve e io in quel momento ho tirato al massimo per passare davanti al canadese. Sono arrivato alla curva della Source, lui è uscito dal box davanti a me, ma io ero lanciato e più veloce. E sono rimasto in prima posizione. Poi Jacques mi ha attaccato, ma la mia vettura andava bene e ho potuto resistere".


"Avevamo un motore veramente efficiente e si è potuto montare un alettone con maggiore carico aerodinamico. Poi durante la corsa sull'asfalto si è posata molta gomma, e questo ci ha consentito di avere una migliore tenuta. Quindi i rivali sono stati meno bravi di noi nelle strategie. E c'è il fattore circuito: le curve veloci sono la mia specialità. Mi ha aiutato anche il nuovo cambio a 7 marce, con il quale posso guidare meglio in base alla mie caratteristiche. Forse è tutto insieme. Però mi chiedo anche se non c'è stata una parte di fortuna. Ci vuole anche quella nella vita".

"Quando sono venuto alla Ferrari sapevo esattamente che sarebbe stata una stagione difficile. Come in effetti sinora si è dimostrata. Anzi mi auguro, scrivetelo, che il primo posto a Francorchamps non crei troppe aspettative per Monza".


"Per quanto riguarda la scuderia, tutto è come mi aspettavo. Potenziale notevole, programmi molto validi, grandi progressi possibili. I tifosi li trovo un po' troppo emotivi. Sotto certi aspetti manca il rispetto per la persona. La gioia non deve mai trasformarsi in un eccesso. A Monza tutti cercano di toccarmi, un tipo ha persino tentato di baciarmi sulla bocca. Almeno fosse stata una bella ragazza...".


Il successo viene ripetuto nella gara di casa della Ferrari a Monza, non certo senza qualche brivido, dato che durante la gara urta le gomme di protezione poste nella prima chicane, alla quale si aggiungono due podi nelle restanti due gare stagionali, a conferma della crescita esponenziale dell’intera squadra. La stagione vede la Ferrari e Michael in terza posizione con tre vittorie, tre secondi posti a San Marino, Giappone e al Gran Premio d’Europa, e due terzi posti in Brasile e Portogallo, per un totale di 59 punti.


Il 1997 vede la Williams leggermente avvantaggiata sulla Ferrari, che però trova l’affidabilità necessaria a lottare per il titolo con la F310B, anche grazie all’arrivo del progettista sudafricano Rory Byrne.


La Williams ad inizio stagione risulta più veloce della Ferrari, ma dopo sole 4 gare il distacco del tedesco dalla vetta è di solo 6 punti. L’inizio della rimonta avviene al Gran Premio di Monaco, dove Schumacher ottiene una vittoria leggendaria, staccando Barrichello, secondo, per quasi un minuto. Lo stesso risultato, Schumacher lo ottiene in Canada, dopo che la gara viene interrotta a causa dell'incidente occorso a Olivier Panis, e in Francia dove, complice la pioggia, riesce ad allungare sul rivale in classifica, portandosi a ben 14 punti di vantaggio.


Dalla gara successiva, il distacco tra Schumacher e Villeneuve rimane sempre costante, non superando mai i 14 punti di distacco.


Dopo un ritiro a Silverstone, un secondo posto in Germania, e un quarto posto in Ungheria, Michael ottiene un’ulteriore vittoria in Belgio, disputando ancora una volta una delle gare più belle della sua carriera, rifilando un distacco abissale nei confronti del secondo classificato (ben 26 secondi). Venti minuti prima del via si scatena un improvviso acquazzone, ma durante la corsa la pista si asciuga man mano che ci si avvicina alla prima serie di soste ai box. Approfittando delle condizioni variabili, Michael Schumacher tiene un ritmo inavvicinabile per tutti, ipotecando la vittoria.



Dal Gran Premio di Monza in poi, però, Jacques Villeneuve, aiutato dall’errore di Schumacher in Austria, in cui non si accorge di superare Frentzen in regime di bandiera gialla, e dall’errore di suo fratello Ralf che lo tampona nel Gran Premio del Lussemburgo, recupera lo svantaggio e sorpassa in classifica il pilota tedesco, portandosi a ben 9 lunghezze di distanza.


Al penultimo appuntamento, il pilota canadese della Williams ha il primo match point iridato, ma non ne approfitta a causa di una squalifica nel dopo gara causata da un sorpasso in regime di bandiera gialla durante le prove libere del sabato mattina.


Durante la sessione, Verstappen rimane fermo in pieno rettilineo e i commissari agitano le bandiere gialle di pericolo. I primi sei piloti che transitano non rallentano e vengono poi sanzionati in base all'articolo 4. La pena, come sempre, è associata alla condizionale fino a fine stagione: tra i sei piloti c'è Jacques Villeneuve, che corre già con la condizionale avendo subito analogo provvedimento al Gran Premio di San Marino e al Gran Premio d'Italia. Essendo recidivo scatta la squalifica, ma Villeneuve viene fatto ugualmente correre sub judice, salvo poi essere squalificato per quanto accaduto nelle libere. Schumacher si ritrova così in testa al mondiale, con un punto di vantaggio, rimandando l'assegnazione del campionato piloti all'ultima gara a Jerez de la Frontera.

Durante le qualifiche si verifica un curioso fatto: Villeneuve, Schumacher e Frentzen ottengono lo stesso tempo valevole per la pole position, 1'27"072, ma la partenza dalla pole viene data al canadese in quanto aveva ottenuto il tempo per primo.


La gara viene dominata per buona parte da Michael Schumacher, fino a quando il motore della sua auto accusa problemi relativi alla pompa dell'acqua. Il tedesco viene raggiunto da Villeneuve, che è in seconda posizione dopo il cambio gomme, e al giro 48 alla curva Dry Sec il canadese porge un attacco ai danni del pilota della Ferrari, sorprendendolo. Michael tenta una manovra simile a quella eseguita ad Adelaide nel 1994, ma questa volta l'esito sarà differente.

Il tedesco colpisce la Williams a sorpasso ormai completato, danneggiando la sospensione anteriore destra e uscendo di pista, pregiudicando ogni probabilità di vittoria della gara.


La Williams di Villeneuve riesce a proseguire la gara, anche se il pilota canadese rallenta il ritmo per fari si che la vettura danneggiata lo porti fino alla bandiera a scacchi. Si scoprirà infatti che la batteria della vettura era rimasta attaccata solamente ai fili elettrici, e che quindi una guida aggressiva avrebbe compromesso la gara del canadese.


Il titolo piloti viene dunque assegnato a Jaques Villeneuve, mentre il titolo costruttori va alla scuderia inglese.


Nel 1998 la scuderia da battere è la McLaren, che presenta una vettura molto competitiva grazie all'approdo del progettista britannico Adrian Newey. La squadra inglese pare incontrastabile, compiendo due doppiette nelle prime due gare, mentre in argentina vince la Ferrari.


Tale superiorità fu data anche dal terzo pedale che permetteva di ripartire la forza frenante tra lato destro e sinistro, soluzione poi definita illegale e introdotta dalla McLaren con attivazione per mezzo di un pulsante sul volante.

Il gap tecnico con la casa di Woking pare incolmabile, ma la Ferrari e il tedesco compiono una incredibile rimonta a partire dal Gran Premio d'Argentina, che durerà per tutta l’intera stagione.


A Buenos Aires, la Ferrari presenta varie modifiche alla vettura, in particolare a motore, retrotreno e radiatori, mentre la Goodyear aumenta la larghezza delle gomme anteriori, permettendo a Schumacher di qualificarsi in prima fila alle spalle di Coulthard. E, nonostante alla partenza Coulthard e Häkkinen sorprendono Schumacher, il tedesco attacca il finlandese e lo ripassa alla variante, quindi si getta all'inseguimento dello scozzese, costringendolo all'errore. Al quinto giro, Coulthard sbaglia l'entrata in curva ed il tedesco si getta nel varco lasciato libero dal rivale. Lo scozzese chiude la traiettoria e i due si agganciano, ma ha la peggio il pilota della McLaren, che va in testacoda e riparte sesto.



In testa alla corsa, Schumacher gira costantemente più veloce di Häkkinen, fino a che, nel finale, la pioggia fa diventare la pista scivolosa. Il tedesco arriva lungo nella ghiaia ma controlla la vettura e rientra in pista, vincendo la corsa.


Dopo un secondo posto a Imola, e un terzo posto a Barcellona, a Monte Carlo un contatto con la Benetton di Wurz preclude un buon piazzamento sul podio. Al 37º giro, il pilota austriaco è rallentato da dei doppiaggi e si fa infilare da Schumacher al Loews. Wurz resiste a ruotate e ripassa al Portier, ma Schumacher non demorde e tenta nuovamente il sorpasso; anche questa volta le vetture si toccano e la sospensione del tedesco ne esce danneggiata.



Schumacher rientra ai box, scendendo dalla sua monoposto, ma il DT Ross Brawn lo invita a tornare in macchina mentre i meccanici provvedono alla riparazione, che gli costa due giri di ritardo.


Ma finalmente, dopo queste ultime gare in ombra, nei successivi appuntamenti Michael ottiene tre vittorie consecutive in Canada, Francia e Inghilterra, dove a pochi minuti dalla fine, i commissari infliggono uno stop & go al pilota tedesco. Tuttavia, la comunicazione con il box Ferrari è piuttosto caotica e all'ultimo giro, fra lo stupore generale, Michael Schumacher taglia il traguardo passando nella corsia dei box per scontare la penalità, vincendo la gara. La McLaren sporgerà un reclamo formale per questa azione, che verrà rifiutato dalla FIA in quanto non vi era tempo materiale, per la Ferrari, di far scontare la penalità al proprio pilota, per un ritardo nella comunicazione della stessa.


A seguito di questo episodio verrà modificato il regolamento sportivo con l'imposizione di 25 secondi sul tempo finale per le infrazioni non scontate durante la corsa. Grazie a questa vittoria, la trentunesima in carriera, Schumacher riapre il Campionato, portandosi a soli due punti da Häkkinen.


Seguono un terzo posto in Austria e nuovamente una vittoria in Ungheria. Il tedesco non riesce però a compiere il sorpasso in classifica su Mika Häkkinen, nonostante a Spa il avrebbe potuto approfittare del ritiro del pilota finlandese.

Sotto il diluvio, durante la prima partenza, la perdita di controllo della vettura da parte di Coulthard scatena un’incidente che coinvolge quasi tutti i piloti.

Alla ripartenza della gara, Häkkinen e Schumacher si toccano, con il finlandese che va in testacoda e viene colpito dalla Sauber di Herbert. La gara prosegue in condizioni estreme, contatti, errori, testacoda, esplode pure il motore Ford di Verstappen, mentre in testa Michael Schumacher gira con tempi inarrivabili per qualsiasi altro pilota.

Addirittura, Schumacher si appresta a doppiare la McLaren di Coulthard, appena fermatasi ai box per dei problemi.


Sembra una giornata trionfale per il tedesco, fino a che nel rettifilo verso Pouhon, la McLaren condotta da Coulthard rallenta bruscamente su un tratto molto bagnato e il tedesco, avendo la visibilità ridotta, centra in pieno il retrotreno della vettura del pilota scozzese.



Schumacher compie tutto il giro su tre ruote, rientra ai box e si precipita verso la sezione della McLaren visibilmente arrabbiato, accusando Coulthard della manovra effettuata in pista, arrivando persino a chiedergli se era sua intenzione tentare l'omicidio:


"E' vero, ho perso il lume della ragione per un attimo. Stavo facendo una bellissima gara che è finita nel peggiore dei modi. Sarei andato in testa al Mondiale. E non c'è motivo di non credere che non avrei vinto. Ero assolutamente il più veloce in pista. Me la sono presa con Coulthard perché ha evidentemente cercato di danneggiarmi. Quando era davanti da solo girava sul piede di 2'12". Nel momento in cui gli sono arrivato alle spalle ha calato di molto il ritmo, stabilizzandosi sul 2'17" e oltre. Poi l'ho tamponato perché lui ha alzato 11 piede dal gas improvvisamente, senza motivo. Quando vuoi far passare uno, ti metti da parte e non deceleri in rettilineo. Non è stato corretto, questo è certo".


"David è sempre stato un avversario corretto. E proprio per questo non riesco a pensare che non ci sia qualcosa di strano dietro, visto che sono in lotta con il suo compagno di squadra per il titolo. Noi non abbiamo fatto reclamo ai commissari, che hanno aperto l'inchiesta di loro iniziativa, ma ho voluto far presente le mie opinioni e i miei dubbi".


"E' vero, quando sono andato da Coulthard gli ho chiesto se voleva uccidermi. Un corridore della sua esperienza non rallenta in quella maniera sul diritto. E' stata una manovra molto pericolosa. E sapeva che alle sue spalle non si vedeva nulla".


La rissa viene scongiurata dagli uomini McLaren e da quelli della Ferrari che tengono separati i due piloti.


Nell’appuntamento successivo vi sarà la pace tra i due, e la Ferrari ottiene una straordinaria doppietta, con il tedesco vincitore e Irvine secondo.


Dopo aver corso sul circuito del Nurburgring, Schumacher e Häkkinen arrivano all'ultimo appuntamento stagionale divisi da solo 4 punti in favore del finlandese. Per vincere il mondiale, Schumacher deve conquistare l'ultima gara e sperare che qualcuno arrivi davanti al finlandese.


In Giappone Schumacher conquista la pole position, ma poco prima dell'inizio del giro di ricognizione, a causa della frizione si spegne il motore del pilota tedesco, costringendo quest'ultimo a partire dal fondo.


Dopo una spettacolare rimonta che lo porta in terza posizione, Schumacher deve infine ritirarsi per lo scoppio di uno pneumatico, cedendo così il primo titolo iridato al pilota finlandese.

Il tedesco conclude la stagione con sei vittorie, un secondo e tre terzi posti.



Il 1999 sembra l’annata buona, anche se l'avvio non è dei migliori. A Melbourne, la gara di Michael Schumacher viene compromessa da una serie di problemi al cambio già in occasione del giro di ricognizione. Problemi che costringono il tedesco a partire dal fondo dello schieramento analogamente a quanto successo nell'ultimo appuntamento della stagione precedente. Schumacher cerca di rimontare, fino a quando una gomma tagliata e l'ala anteriore piegata lo costringono ad una prima sosta imprevista; a pochi giri dal termine una seconda sosta non programmata per la sostituzione, a causa di problemi elettronici, del volante lo rallenta ulteriormente. Schumacher chiude così la gara all'ultimo posto.

Il secondo Gran Premio della stagione vede il ritorno alla vittoria di Mika Häkkinen, grazie ad una strategia vincente che ha permesso al finlandese di ritardare la sosta di due giri rispetto a Michael Schumacher.


Ma nelle due gare successive, complice anche un pizzico di fortuna, Schumacher torna alla vittoria. A Imola, la McLaren si conferma la vettura più competitiva e per la terza volta consecutiva, al termine delle qualifiche, porta entrambe le vetture in prima fila.


Al via Häkkinen prende il comando e accumula, giro dopo giro, un grande vantaggio nei confronti degli inseguitori. Tuttavia, nel corso del diciassettesimo passaggio, il finlandese sbanda sul cordolo dell'ultima variante e sbatte contro le barriere ritirandosi. Al comando si ritrova Coulthard, seguito da Schumacher ma il tedesco, grazie ad un'ottima strategia, riesce a portarsi davanti al pilota scozzese al termine della girandola delle soste. A sedici anni di distanza, la scuderia di Maranello torna a vincere sul circuito di Imola.


A Monte Carlo, la Ferrari e Schumacher dominano la gara, conquistando una storica doppietta. Il tedesco compie il suo capolavoro con una partenza incredibile. Dopodiché, il pilota della Ferrari inizia a guadagnare un vantaggio sempre maggiore giro dopo giro. Per il campione del mondo in carica non c'è niente da fare, penalizzato anche da una strategia di gara che prevede un pit-stop ritardato, al contrario della Ferrari di Schumacher, che ha previsto un rifornimento a metà gara.


A Barcellona, Schumacher è costretto ad accontentarsi del terzo posto, poiché termina la gara alle spalle delle due McLaren di Häkkinen e Coulthard; tuttavia, dopo cinque gare Michael è in testa alla classifica del Campionato Piloti con 30 punti, davanti a Mika Häkkinen, fermo a 24 punti.


In Canada, nonostante le continue neutralizzazioni, Scumacher è tranquillamente in testa alla corsa, che continua a condurre il gruppo fino al 30º passaggio, quando affronta troppo aggressivamente l'ultima curva prima del traguardo e sbatte contro il famoso muro dei Campioni. Ne consegue il ritiro e la perdita della leadership in campionato, a favore del vincitore del Gran Premio, Mika Häkkinen.


In Francia, la gara viene condizionata dalle variabili condizioni meteorologiche: a sorpresa, è Frentzen che, avendo risparmiato benzina durante il periodo di interruzione della gara, riesce ad arrivare al traguardo senza rifornire nuovamente ed a ottenere al seconda vittoria in carriera, dopo quella conquistata nel Gran Premio di San Marino 1997 con la Williams. Secondo al traguardo giunge Häkkinen, seguito da Barrichello, mentre Irvine, che è quarto, negli ultimi giri, per cedere la posizione al suo compagno di squadra Michael Schumacher, perde due posizioni, facendosi superare anche da Ralf Schumacher che li precederà entrambi sul traguardo. A fine gara, Michael Schumacher polemizzerà inutilmente col fratello Ralf per il sorpasso subito, ma il pilota della Williams risponderà:


"In Formula 1 non ci sono fratelli".


Ora la classifica vede Häkkinen precedere di ben 8 punti Michael Schumacher.



A Silverstone, Schumacher e la Ferrari arrivano con l'intento di vincere a tutti i costi. Ma le qualifiche si concludono con Schumacher che ottiene come risultato massimo il secondo posto dietro a Mika Häkkinen.


Il giorno successivo, l’11 Luglio 1999, il tedesco è vittima di un grave incidente, il peggiore della sua carriera, che ne pregiudicherà la stagione.


Michael parte male e si fa sfilare sia da Coulthard che da Irvine. La voglia di rimediare all’errore fa si che il tedesco guidi in maniera davvero aggressiva, ma per colpa di un dado di spurgo del freno posteriore sinistro, che si e' allentato all'improvviso, Schumacher esce di pista alla curva Stowe, mentre effettua un sorpasso ai danni del compagno di squadra. L’incidente avviene a gara sospesa, in quanto Villeneuve e Zanardi erano bloccati in griglia di partenza, ma la comunicazione non era giunta ai piloti in tempi brevi.

Con i dati della FIA si scopre che Schumacher è arrivato alla staccata della curva Stowe a 306 km/h, velocità ben più alta di quella del giro teorico (293 km/h). Ha frenato e per un attimo tutto è andato bene (decelerazione di 3,1 g), ma subito dopo la potenza frenante si è ridotta di un terzo (2,1 g), non perché Schumacher abbia alzato il piede sinistro, che si usa per frenare: in realtà il tedesco blocca le ruote anteriori (a 204 km/h secondo la FIA) per poi uscire di pista e rimbalzare sulla ghiaia, fino a schiantarsi nelle gomme a 107 km/h.

Le fasi concitate del soccorso, dopo l'incidente, non lasciano alcun dubbio: la situazione è molto grave.



Schumacher rimane bloccato nella vettura che si è infilata sotto le protezioni. Fortunatamente il pilota tedesco presenta semplicemente una fratture a tibia e perone della gamba destra:


"Credevo di morire. Ho sentito il cuore che si fermava. Sudavo, ho sentito che i battiti cardiaci diminuivano, il mio cuore improvvisamente si è fermato e tutto è diventato nero. Non so esattamente quanto tempo è durato lo stato di incoscienza e da cosa fosse causato, ma è quello che ho sentito".


Esclusi danni gravi al proprio fisico, Schumacher si mette subito al lavoro per recuperare e tornare in pista. Nel frattempo, però, Eddie Irvine vince in Austria e in Germania, e riduce il gap dal leader in classifica, Mika Häkkinen.


"Se il prossimo anno Schumacher sarà ancora prima guida, andrò via".


"Schumacher è il più veloce, a parità di auto non lo batte nessuno, ma la velocità non basta. Bisogna evitare gli errori e lui ne fa tanti, troppi. Quest'anno ne abbiamo fatti meno, sfruttiamo quelli degli altri, siamo fortunati, la macchina è affidabile e stiamo davanti".


"Jean Todt è visibilmente più felice quando vince Michael. Glielo leggi in faccia. Va bene così, per me contano i punti. Con Jean Todt c'è un rapporto professionale, manca il feeling. Lui è diverso da me, come lo è Ross Brawn: stravedono per Michael. Ma io lavoro bene con tutti. Gli amici che ho in Ferrari sono pochi. Con tutti gli altri lavoro e basta. E tra una cosa e l'altra c'è una bella differenza".


Questo è quanto tuona Eddie Irvine durante un'itervista in cui, di fatto, rompe i rapporti con la Ferrari e con il suo compagno di squadra, poco prima del Gran Premio d'Ungheria.


La risposta di Willi Weber, manager di Schumacher, non tarda a mancare:


"Se Irvine vincerà il titolo mondiale, per Michael non sarà una catastrofe perché tutti sanno bene per quale motivo oggi la Ferrari ha questa opportunità. Anche il titolo di Irvine sarebbe il frutto della semina fatta da Michael".

Tuttavia, Schumacher ritorna nel penultimo appuntamento stagionale in Malesia, con il compito di aiutare il suo compagno di squadra Eddie Irvine a vincere il titolo. Dopo sole sei gare di assenza, Schumacher torna in pista e sia lui che Irvine dominano le qualifiche, occupando tutta la prima fila e relegando in terza e quarta posizione Coulthard e Häkkinen. Al via, le due Ferrari scattano al comando, e dopo pochi giri, Schumacher lascia passare il compagno cercando poi di rallentare le due McLaren; Coulthard riesce a passarlo, mentre Häkkinen rimane bloccato dietro al tedesco.


Al 14º giro, però, Coulthard è costretto al ritiro a causa di un guasto all'acceleratore; Irvine può così gestire comodamente la sua corsa, andando a vincere. Schumacher continua a tenere dietro Häkkinen, che nel finale fatica parecchio a passare Herbert. Dopo la gara, le due Ferrari vengono squalificate a causa di un deflettore non conforme alle norme; in questo modo Häkkinen sarebbe campione, ma la scuderia italiana ricorre in appello e riesce a dimostrare la propria innocenza, vedendosi restituita la doppietta.


Ad una gara dalla fine, dunque, Irvine si trova in testa al campionato con 70 punti, contro i 66 di Häkkinen.

Come nel 1998, il mondiale si decide all'ultima gara in calendario sul circuito di Suzuka, in Giappone. I pronostici sono a favore di Eddie Irvine, che si presenta sulla sua pista preferita con quattro punti di vantaggio sul rivale Häkkinen. Tuttavia, la pole position la conquista Michael Schumacher. Il risultato è comunque favorevole alla Ferrari e a Irvine, dato che mantenendo dietro Häkkinen, il tedesco potrebbe regalare la vittoria iridata al suo compagno di squadra. Ma allo spegnersi dei semafori, Häkkinen scatta meglio di Schumacher e si invola.


Häkkinen vince gara e titolo Piloti, mentre alle sue spalle terminano nell'ordine Schumacher ed Irvine, che concedono alla Ferrari la vittoria nel Mondiale Costruttori dopo sedici anni di attesa, con 128 punti contro i 124 della McLaren.

Per il terzo anno consecutivo, la vittoria del titolo, che sembra sempre a portata di mano, continua sfuggire dalle mani del pilota tedesco e della Ferrari.


Nel primo anno del secondo millennio la Ferrari produce la F1-2000, una vettura che non è imbattibile e a tratti non risulta nemmeno la migliore, ma concede a Schumacher l'opportunità di aprire una lunga serie di vittorie mondiali.


Schumacher ottiene cinque vittorie in Australia, Brasile, San Marino, nel Gp d’Europa e in Canada, e un terzo posto in Gran Bretagna, tutto nelle prime otto gare disputate, tant'è che comanda la classifica iridata con 58 punti, mentre Häkkinen insegue con solo 32 punti.


In Australia, le due McLaren-Mercedes monopolizzano la prima fila per il terzo anno consecutivo, con Mika Häkkinen in pole position, mentre in seconda fila si piazzano le due Ferrari. Ma durante la gara David Coulthard accusa problemi al motore, che cede all'undicesimo giro dopo una lunga sosta ai boxe e soltanto sette giri dopo la stessa sorte tocca a Mika Häkkinen: anche per il finlandese il ritiro a causa della rottura del propulsore. La corsa passa così nelle mani di Michael Schumacher, che accumula un consistente vantaggio su Frentzen, che continua a tenere alle spalle Barrichello. Problemi al cambio sulla vettura del tedesco consentiranno comunque a Barrichello di guadagnare la seconda posizione senza problemi. La Ferrari conquista quindi una doppietta nella prima gara della stagione con Michael Schumacher davanti a Rubens Barrichello e al fratello Ralf, che completa il podio.



Anche a Interlagos le McLaren sembrano imprendibili e monopolizzano la prima fila davanti alle due Ferrari. Per questo motivo, la squadra di Maranello opta per una strategia aggressiva, caricando meno carburante per attaccare le frecce d'argento da subito. Dopo la prima sosta le due Ferrari sono al secondo e quarto posto, ma al ventottesimo giro Rubens Barrichello è costretto al ritiro per la rottura del propulsore. Passano tre giri e anche Häkkinen, che è in testa alla corsa, viene fermato da un problema al motore. La gara passa nelle mani di Michael Schumacher, in testa con un grande vantaggio anche perché Coulthard è attardato da problemi al cambio. Schumacher vince così anche il secondo appuntamento stagionale, mentre nel dopo gara si completa la disastrosa giornata McLaren, dato che i commissari trovano un alettone anteriore non regolare sulla vettura di Coulthard e lo squalificano dalla gara. Mika Häkkinen centra la sua terza pole consecutiva anche ad Imola, nel gran premio di casa della Ferrari. Stavolta però Michael Schumacher riesce a strappare la seconda piazza a David Coulthard. Ma durante la gara, mentre Häkkinen rientra al quarantaquattresimo giro ai box per il rifornimento del carburante cedendo la vetta a Michael Schumacher, quest'ultimo, con i serbatoi scarichi, sfrutta i successivi quattro giri per spingere a fondo e rientrare in pista, dopo la sosta, davanti al rivale. Viceversa, la stessa manovra riesce a Coulthard, che soffia la terza posizione a Barrichello. Nelle fasi finali Mika Häkkinen cerca di mettere pressione al battistrada, ma Michael Schumacher non commette errori e vince anche la terza gara della stagione, precedendo il rivale di un secondo.



La serie positiva della Ferrari si interrompe a Silverstone, dove sono le McLaren a fare bottino pieno. Le qualifiche sono condizionate dalle condizioni variabili della pista e Michael Schumacher è solo quinto, mentre il compagno di squadra Barrichello conquista la pole position davanti al sorprendente Frentzen e alle due McLaren in seconda fila. Al via le cose si complicano ulteriormente per Schumacher, che scatta bene ma, chiuso da Häkkinen, finisce sull'erba e scivola in ottava posizione, dove rimarrà bloccato da Villeneuve per diversi giri. Rubens Barrichello mantiene la testa fino al trentesimo giro quando viene superato dallo scozzese della McLaren; la corsa del brasiliano finisce comunque pochi giri dopo a causa di un problema idraulico. La gara passa a questo punto nelle mani del duo McLaren mentre alle loro spalle Michael Schumacher, che è partito con la strategia della sosta unica, riesce a mettersi alle spalle tutti gli avversari rimasti e risalire quindi fino al terzo gradino del podio. La McLaren decide di non dare ordini di scuderia, così David Coulthard va a vincere il suo primo gran premio stagionale davanti a Mika Häkkinen e a Michael Schumacher.


In Spagna Michael Schumacher ottiene la sua prima partenza al palo della stagione precedendo Häkkinen per meno di un decimo, mentre alle loro spalle si piazzano Barrichello e Coulthard. L'indomani, al semaforo verde, pur partendo con la vettura di riserva, Michael Schumacher mantiene la testa davanti ad Häkkinen. Come anche a Imola, il gran premio si decide di fatto ai box: a causa di un errore del meccanico con la paletta, Michael Schumacher riparte dalla piazzola in anticipo e travolge il capo meccanico Nigel Stepney, addetto al rifornimento, che rimedia una distorsione alla caviglia. Il pilota tedesco mantiene la vetta, ma alla seconda sosta il sostituto di Stepney non riesce ad inserire tempestivamente il bocchettone nell'imboccatura del serbatoio: Schumacher perde dieci secondi e con essi anche la testa della gara, che passa ad Häkkinen. In difficoltà a causa di una perdita d'aria da una gomma, Michael Schumacher è costretto a subire la rimonta di Coulthard, che gli porta via il secondo posto. E successivamente prende vita una lotta molto accesa per il terzo posto tra i fratelli Schumacher della quale approfitta però Barrichello, che supera entrambi al quarantanovesimo giro, facendo inferocire Ralf. Poco più tardi, Michael Schumacher rientra ai box per sostituire le gomme e rimane confinato al quinto posto. La McLaren conquista la sua seconda doppietta stagionale, stavolta con Mika Häkkinen come vincitore.


Nel dopo gara, Michael e Ralf Schumacher vanno vicini alla rissa. Non sono venuti alle mani solo per vergogna o perché non si sono incontrati subito dopo la gara. Motivo del contendere, il sorpasso a tre: Ralf e Barrichello, nell'ordine, impegnati in un duello personale, durante la gara hanno raggiunto la Ferrari di Schumacher, in difficoltà con le gomme e più lenta di quasi due secondi. Michael ha resistito all'attacco del fratello, favorendo involontariamente il compagno di squadra:


"In corsa non faccio favori a nessuno e mi spiace se Ralf non lo ha capito. Difendevo la mia traiettoria, il regolamento me lo consente. Sarei stupido se non lo facessi. Le corse sono corse e io non faccio favori a nessuno, neanche a mio fratello. Subito dopo mi hanno richiamato ai box, però in quel momento ancora non sapevo di dovermi fermare".


"Avevo problemi più gravi a cui pensare. La gomma posteriore sinistra aveva perso pressione e in alcune curve la macchina sottosterzava. Non sapevo nemmeno che Rubens fosse là dietro".


"A questo punto, comunque, la gara era persa. Ora dobbiamo capire perché abbiamo avuto problemi con le gomme. I tecnici non riuscivano a capire la causa del mio rallentamento, perché dai dati in loro possesso la macchina funzionava bene. Aspettavo notizie, perciò non sono rientrato subito. L'impressione è che le prestazioni peggiorassero molto con il passare dei giri".


Michael, infatti, per tutta la gara e soprattutto all'inizio ha avuto problemi con le coperture:


"Io ho scelto quelle medie, gli altri avevano le morbide. Non so dire come sarei andato se avessi deciso diversamente".


E successivamente ha perso tempo ai box, a causa di un'errore del meccanico ai box:


"Il meccanico che dà l'alt e il via ha alzato la paletta e poi l'ha subito riabbassata, però non potevo più fermarmi. Ho sentito che ero passato sopra qualcosa (la caviglia sinistra dell'addetto al rifornimento, Nigel Stepney), ho guardato negli specchietti e ho visto un meccanico a terra. Ho chiesto via radio che cosa era successo, senza avere risposta".


La Ferrari in un primo momento parla di foratura. La Bridgestone, fornitrice delle gomme a tutte le undici scuderie della Formula 1, attribuisce invece la perdila di pressione a una fuoriuscita d'aria tra pneumatico e cerchione. Schumacher comunque è sicuro del riscatto:


"Le Ferrari vanno bene e siamo in grado di vincere. Avrei vinto anche oggi, senza tutti quei problemi. Dopo tutto questo casino, il quinto posto mi soddisfa. Ho sempre sostenuto che non avremmo avuto sempre gare fortunate. Oggi è andata così. I due punti vanno bene, tutti nel team hanno dato il massimo".


Sbollita la rabbia, Ralf brinda con Michael, sotto lo sguardo vigile del padre.


Nonostante la sfortuna, nel campionato piloti Michael Schumacher può contare ancora su 14 punti di vantaggio su Mika Häkkinen.


Sul circuito del Nürburgring la pioggia, arrivata a metà sessione di qualifica, congela la situazione presente in quel momento consegnando a David Coulthard la pole position davanti a Michael Schumacher, Mika Häkkinen e Rubens Barrichello. La gara parte sull'asciutto e Häkkinen scatta benissimo, superando sia Michael Schumacher sia David Coulthard. Tuttavia, dopo nove giri di gara comincia a piovere e Michael Schumacher va quasi subito in testa superando Häkkinen prima dell'ultima chicane. Dopo una seconda sosta concitata, con le operazioni rallentate da un problema a un dado ruota, Michael Schumacher conserva la prima posizione su Häkkinen e conclude la gara con 13 secondi di vantaggio sul finlandese, riportandosi a +18 su Häkkinen.



Nelle strette strade del principato Michael Schumacher centra la pole position precedendo un ottimo Jarno Trulli. Dopo tre via annullati, Michael Schumacher scatta in testa e inizia progressivamente a guadagnare terreno sugli inseguitori, con Trulli che tiene tutti alle proprie spalle. Quando al 36º giro si rompe il differenziale sulla Jordan di Trulli, Coulthard ha via libera, ma ormai Michael Schumacher è inattaccabile per lo scozzese, mentre Häkkinen è attardato da una lunga sosta ai box, necessaria per rimuovere un cavo che si era infilato sotto il pedale del freno. La gara è nelle mani di Michael Schumacher, ma al 55º giro la rottura di uno scarico della sua Ferrari, che ha cotto la sospensione posteriore sinistra fino a farla cedere, costringe il pilota tedesco al ritiro. Sul traguardo David Coulthard vince davanti a Rubens Barrichello, che sfrutta al meglio le disgrazie altrui nonostante una gara incolore. Mika Häkkinen chiude sesto a un giro dal vincitore. A Montreal, in qualifica la sfida è tra Schumacher e Coulthard, ma il pilota tedesco la spunta per meno di un decimo. Al via non cambiano le prime due posizioni mentre il padrone di casa Jacques Villeneuve, partito dalla sesta piazza, riesce ad inserirsi in terza posizione iniziando a rallentare il ritmo di Barrichello e Häkkinen. Coulthard segue Michael Schumacher nei primi giri, ma poi viene punito con uno Stop&Go per un'irregolarità in griglia di partenza. Dopo una ventina di giri arriva un primo scroscio di pioggia ma la pista non si bagna a sufficienza e tutti rimangono in pista con le gomme da asciutto. In mezzo ai numerosi cambi Michael Schumacher mantiene saldamente la vetta mentre Mika Häkkinen rischia e rimane in pista un giro in più con le gomme da asciutto, ma la pioggia non cala d'intensità e il Finlandese perde molto tempo. Rubens Barrichello nel finale rimonta su Fisichella e lo passa, consegnando quindi alla Ferrari la seconda doppietta stagionale.



Nella classifica iridata Michael Schumacher aumenta il proprio vantaggio a 22 punti su Coulthard e a 24 su Häkkinen. Con dei risultati così buoni, vien da pensare che il campionato sia ora in discesa. Tuttavia, dopo un inizio così vincente arrivano tre pesanti ritiri consecutivi in Francia, Austria e Germania, e solo un secondo posto in Ungheria, che permettono al duo McLaren di annullare il distacco in classifica. Anche a Magny Cours in qualifica è lotta serrata tra Ferrari e McLaren per la pole position. Come in Canada a spuntarla è Michael Schumacher, che si piazza davanti a Coulthard, Barrichello e Häkkinen. Al via del gran premio il Tedesco mantiene la vetta e Rubens Barrichello guadagna la seconda posizione. Dopo aver superato Barrichello, le due frecce d'argento, con pista libera, iniziano a recuperare su Michael Schumacher, che è in crisi di gomme così come il suo compagno di team, e lo raggiungono. Al trentatreesimo giro Coulthard prova ad attaccare ma Michael Schumacher risponde chiudendo ogni varco; sette tornate dopo però il pilota tedesco deve cedere il passo allo Scozzese e al cinquantaduesimo giro deve ritirarsi per la rottura del motore, consegnando alla McLaren una facile doppietta. Dopo le ultime eccellenti prestazioni in qualifica, Michael Schumacher conferma la sua poca confidenza con il circuito di Zeltweg: il leader del mondiale chiude quarto le qualifiche alle spalle del compagno di squadra Barrichello e a più di mezzo secondo dal poleman Häkkinen. In gara le cose per la Ferrari precipitano subito: Michael Schumacher alla prima curva viene tamponato da Ricardo Zonta, si gira e viene centrato da Jarno Trulli, che gli rompe una sospensione e lo costringe al ritiro.



Mika Häkkinen, senza rivali, conquista la vittoria davanti a David Coulthard. Dopo la gara viene rilevata la mancanza di un sigillo sulla centralina della vettura di Mika Häkkinen, ma nessun segno di manomissione della centralina stessa. La federazione decide di togliere i dieci punti ottenuti solo al team, che avrebbe dovuto assicurarsi che la centralina fosse completamente sigillata, ma non al pilota finlandese.


Le qualifiche del gran premio di Germania sono decise dalla pioggia copiosa che cade a pochi minuti dall'inizio della sessione e consente a Coulthard, sceso subito in pista, di conquistare la pole position davanti a Michael Schumacher, Giancarlo Fisichella e Mika Häkkinen. Per Michael Schumacher la partenza del Gran Premio di Germania è una replica di quella della gara precedente: alla prima curva infatti viene di nuovo tamponato, stavolta da Giancarlo Fisichella, e finisce contro le barriere di protezione, ritirandosi. A sorpresa, però, Rubens Barrichello vince la sua prima gara di Formula 1 dopo essere partito dalla diciottesima posizione, precedendo sul traguardo Häkkinen e Coulthard.


Sul circuito dell'Hungaroring, Michael Schumacher ottiene la pole con un buon vantaggio apparente sul duo McLaren. Ma al via, Mika Häkkinen è protagonista di uno scatto straordinario che, come al Nürburgring, lo porta immediatamente al comando davanti a Michael Schumacher e Coulthard. Il ritmo del Finlandese è insostenibile per il pilota tedesco, che deve invece guardarsi le spalle da David Coulthard. Michael Schumacher riesce a resistere fino alla fine e porta a casa il piazzamento alle spalle dell'imprendibile Häkkinen.



Con questa vittoria, il finlandese supera Michael Schumacher in classifica e si porta in testa al mondiale (64 a 62) mentre perde terreno David Coulthard. Anche alla McLaren riesce il sorpasso nel campionato costruttori, dove ora guida per 112 a 111 nei confronti della Scuderia Ferrari.


In Belgio ci si aspetta il riscatto della Ferrari, tuttavia le qualifiche sono dominate da Häkkinen, che conquista la pole position senza rivali. Michael Schumacher e David Coulthard si piazzano rispettivamente quarto e quinto. L'indomani la gara inizia con una partenza lanciata dietro la Safety Car per motivi di sicurezza, a causa della pioggia caduta in mattinata. Mika Häkkinen va via abbastanza velocemente prima che Michael Schumacher riesca ad avere la meglio di Trulli e Button e trovarsi a sua volta pista libera. La pista va asciugandosi rapidamente e i piloti rientrano ai box per sostituire le coperture: Häkkinen mantiene la testa davanti al rivale Schumacher.


Al tredicesimo giro però il Finlandese commette un errore alla curva Stavelot: tocca la riga bianca e va quasi in testacoda nell'erba, riesce a ripartire ma ormai Michael Schumacher è passato. Fino alla sosta ai box il tedesco della Ferrari sembra riuscire a controllare, ma dopo il cambio gomme la situazione volge a favore di Häkkinen, che inizia a rimontare. Al quarantesimo giro il finlandese attacca la prima posizione di Michael Schumacher sul rettilineo del Kemmel, ma il tedesco lo chiude con decisione costringendolo ad alzare il piede. Il giro successivo, nello stesso punto, i due si trovano davanti la BAR di Ricardo Zonta, che attendeva di essere doppiato. Michael Schumacher passa all'esterno di Zonta ma Häkkinen, dopo aver sfruttato tutta la scia disponibile, riesce a trovare un varco all'interno e sorprende il pilota tedesco, superandolo poi alla staccata e andando a vincere la gara davanti a Michael Schumacher.


"Non me lo aspettavo, ma non potevo farci nulla. Mi volava addosso, era più veloce o non sarei riuscito comunque a tenerlo dietro per più di un giro. Ero convinto che il testacoda di Mika fosso stato l'episodio decisivo. Ho continuato a sperare fino al sorpasso. Complimenti a lui, è stato bravissimo".

Poi Michael parla dell'auto, che oramai già da qualche gara non è all'altezza prestazionale dei rivali al titolo, specificando che:


"Non basta lavorare su aerodinamica e motore. Tutta la macchina è da migliorare. Ma i ragazzi del team sono carichi: sono sicuro che s'inventeranno qualcosa di buono".


"Ci sono stati progressi sostanziali. Purtroppo non sono stati sufficienti. In settimana proveremo proprio a Monza. Il circuito è stato modificato: non sono in grado di dire se saremo avvantaggiati finché non sarò al volante".


La vittoria del finlandese, sulla pista preferita di Michael Schumacher, sembra porre fine ai sogni iridati della Ferrari: Häkkinen aumenta il vantaggio sul rivale a sei punti e anche la McLaren va a +8 sulla Ferrari nel costruttori. Ma a Monza, Schumacher torna finalmente a conquistare la vittoria dopo sei gare di digiuno. La corsa viene ricordata anche per il pianto liberatorio di Schumacher in mondovisione durante la conferenza a fine gara, dopo aver ricevuto la domanda: "Michael, hai raggiunto le 41 vittorie di Ayrton Senna, significa molto per te?". In questa circostanza è bellissimo il gesto di Mika Häkkinen, che al suo fianco cerca di portare conforto al pilota tedesco e rifiuta di esprimersi ai microfoni, concedendo la parola a Ralf Schumacher.



La vittoria ottenuta a Monza permette al pilota tedesco di avvicinarsi a 2 punti da Häkkinen nel campionato piloti, mentre la Ferrari si porta a -4 dalla McLaren. Dal Gran Premio d’Italia Schumacher è autore di una splendida rimonta, vincendo anche in America: il Gran Premio degli Stati Uniti torna in Formula 1 dopo otto anni di assenza, e lo fa dinanzi ad un pubblico di oltre 200.000 persone, sul circuito ricavato a Indianapolis all'interno di quello della 500 Miglia. In qualifica Michael Schumacher firma la seconda pole position consecutiva, precedendo i due piloti della McLaren e il compagno di squadra Barrichello. La gara prende il via su pista umida e David Coulthard anticipa nettamente lo spegnimento dei semafori, riuscendo a guadagnare la prima posizione davanti a Michael Schumacher. Coulthard, in attesa dell'inevitabile penalità, rallenta il pilota della Ferrari per favorire il compagno di squadra Häkkinen, che si trova subito dietro, ma al sesto giro Schumacher, con un sorpasso all'esterno della prima curva proprio ai danni dello Scozzese, guadagna il comando della gara. Mika decide di anticipare la sosta ai box per montare le gomme da asciutto, ma si ritrova imbottigliato nel traffico e per diversi giri addirittura bloccato dietro alla Minardi di Gaston Mazzacane. Michael Schumacher invece ritarda la sosta e, dopo averla effettuata, rientra in pista con il considerevole vantaggio di 16 secondi sul rivale. Sul terreno ormai asciutto Häkkinen può spingere a fondo la sua McLaren e in soli dieci giri riesce a ridurre il distacco dal leader fino a 5 secondi, ma al 26º passaggio il motore cede e il finlandese è costretto al ritiro.



Michael Schumacher vince agevolmente la gara: il risultato del Gran Premio consente il sorpasso degli uomini Ferrari in entrambe le classifiche mondiali a due gare dal termine. Ora, infatti, Michael Schumacher conduce ora con otto punti di vantaggio su Mika Häkkinen nel campionato piloti, mentre la Ferrari allunga a dieci punti il distacco sulla McLaren nel campionato costruttori. A differenza degli anni passati, a Suzuka, se vince, Schumacher può chiudere con una gara d'anticipo il campionato a suo favore. Dopo un'avvincente qualifica, dove entrambi i piloti di testa si sfidano sulla soglia dei decimi di secondo, abbassando di continuo il limite massimo, Schumacher ottiene la pole position ai danni di Mika Häkkinen, battuto per soli nove millesimi di secondo. Ma il duello ha inizio sin dalla partenza: Häkkinen brucia Schumacher e va in testa, ma il suo sorpasso viene reso vano dalla strategia del box Ferrari e di Ross Brawn. Dapprima Michael Schumacher viene caricato con più carburante per permettergli di rimanere in pista più a lungo; successivamente, durante il pit stop, il pilota tedesco riesce a passare davanti ad Häkkinen grazie ad un rifornimento record: sei secondi. Gli ultimi 13 giri vengono vissuti da tutti i ferraristi col fiato sospeso.


Ma l’8 Ottobre 2000, alle ore 16:03, Michael Schumacher riporta finalmente e definitivamente il titolo a Maranello ventitré anni dopo Jody Scheckter.



Tagliato il traguardo, Schumacher batte i palmi delle mani con tutta la sua forza contro il volante, sfogando tutta la frustrazione accumulata negli ultimi tre anni di attesa. Il campionato, rincorso per tanto, troppo tempo, è finalmente suo.


Mentre Schumacner completa il giro d'onore, dopo aver ringraziato il suo team si apre in radio dicendo:


"Date un grande bacio a Corinna da parte mia".


E' lo Schumacher dal volto umano quello che esce dalla monoposto, riceve i complimenti di amici e nemici, e bacia a lungo la moglie Corinna dal volto rigato di lacrime e rimmel. Il neo campione tedesco abbraccia tutto il team, dal cuoco agli ingegneri, riceve i complimenti dell'ex compagno Eddie Irvine, oggi alla Jaguar, e perfino quelli di Jacques Villeneuve, suo acerrimo nemico nell'annata 1997.


Perfino i meccanici della McLaren, sportivamente, si congratulano con i rivali di Maranello. Ai box della Ferrari c'è il sapore di un trionfo tanto atteso, sfuggito per tre volte all'ultima gara, sofferto fino alla bandiera a scacchi.


Non è soltanto una festa, quella nel box rosso di Suzuka: è uno sfogo.



Nel dopo gara, Michael si lascia andare e finalmente festeggia il terzo titolo.


"Non chiedetemi che cosa provo: non ci sono parole per descriverlo. Quando ho tagliato il traguardo, credevo che mi rimanesse in mano il volante dai colpi che gli ho dato. E' il momento sportivo più bello della mia vita. Gli altri due titoli mondiali erano stati troppo facili. Questo ha un fascino speciale per come è arrivato, perché mancava da 21 anni, perché siamo nel 2000".


"Fino all'ultimo giro non ascoltavo la macchina o le mie emozioni. Ero troppo concentrato sulla guida. Il nuovo asfalto del circuito è scuro e non riuscivo a distinguere bene i tratti bagnati da quelli asciutti. Nel finale ho rallentato per precauzione. Credo di aver vinto nei due giri in cui sono stato in pista mentre Häkkinen faceva il pit stop. Ross Brawn oggi ha fatto un capolavoro di strategia, ma mi ha anche spaventato. Alla radio continuava a ripetermi "sembra ok, sembra ok" e io temevo che da un momento all'altro mi dicesse "non va". Quando sono rientrato in pista e ho visto Mika dietro ho capito che ce la potevo fare".


"Alla fine c'era da tremare per la pista, che era bagnata a tratti. E devo ammettere che la mia partenza è stata bruttina. D'altronde, devo dare atto a Häkkinen che al via lui è più bravo. E' stato così fin dall'inizio del campionato. Noi siamo migliorati, ma non basta. Dobbiamo lavorare ancora. Per rimediare, l'importante è adottare la strategia giusta: meno male che ci siamo riusciti. A dire la verità , quando Häkkinen è rientrato per la seconda volta ai box temevo il peggio: ho trovato molto traffico e prima della corsia di rientro ho schivato una Benetton ferma (Wurz era finito in testacoda). Nel finale ho doppiato Zonta. Lui mi ha fatto cenno di passare, poi probabilmente mi ha toccato. Sono episodi che capitano in gara. Ricordo l'anno del mio esordio in Formula 1: a Magny Cours commisi un errore simile. L'importante è che sia finita bene per noi".


"Ora lasciatemi godere questa vittoria. Ci saranno nuovi traguardi da raggiungere, non perderò certo le motivazioni e spero di vivere altri momenti simili in futuro".


poco dopo, dalla Germania arriva il fax del cancelliere Gerard Schroeder, e Schumacher non può che apprezzare:


"Mi fa molto piacere. Devo ringraziare tante persone che mi hanno sostenuto negli ultimi mesi: la mia famiglia, la squadra, i tifosi in Italia e in Germania. Vorrei essere là con loro, ma non posso".


L'anno vincente della Ferrari si chiude anche con la conquista del mondiale costruttori. Schumacher, dopo aver ottenuto la quarta pole position consecutiva, centra anche la quarta vittoria di fila davanti a Coulthard e Barrichello, mentre Mika Häkkinen, penalizzato per la partenza anticipata, giunge quarto al traguardo. Per la Ferrari, che tocca quota 170 punti, per una media di 10 punti a gara, è la decima vittoria stagionale; per Schumacher la nona. Questi record vanno quindi ad aggiungersi appunto al decimo mondiale costruttori, due settimane dopo il decimo titolo piloti conquistato da un pilota Ferrari. La nuova stagione si apre in maniera analoga a quella precedente: Michael Schumacher e la Ferrari dominano la scena dopo aver ottenuto la pole position in qualifica, mantenendo la testa della corsa per tutta la durata della stessa. Sul secondo gradino del podio sale lo scozzese David Coulthard.



In occasione del secondo appuntamento stagionale, corso sul circuito di Sepang, in Malesia, la Ferrari ottiene la prima doppietta e la seconda vittoria consecutiva per mano di Michael Schumacher. Alla partenza le due vetture di Maranello partono bene nonostante un piccolo contatto fra Rubens Barrichello e Ralf Schumacher, ma dopo poche tornate escono entrambe di pista a causa dell'olio perso dalla BAR di Olivier Panis. Al comando passa Jarno Trulli, ma un violento temporale tropicale si scatena sul circuito creando scompiglio, costringendo al ritiro Villeneuve, Heidfeld, Bernoldi ed Irvine e l'entrata della safety car. In prima posizione si ritrova Coulthard, seguito da Frentzen, Verstappen, Häkkinen e Trulli, mentre Barrichello è scivolato in decima posizione, Schumacher subito dietro in undicesima. Alla ripartenza, le Ferrari scalano la classifica in pochi giri per merito di una felice scelta di gomme, intermedie per le vetture italiane al contrario di quelle da bagnato montate dai concorrenti. Favoriti dalla giusta scelta di gomme, i due piloti della Ferrari sono protagonisti di una spettacolare rimonta, portandosi in testa alla corsa già al sedicesimo passaggio e guadagnando rapidamente un gran vantaggio sugli inseguitori. Al terzo appuntamento in Brasile, Michael Schumacher ottiene la terza pole position della stagione. Al via, Mika Häkkinen rimane fermo nella sua piazzola, mentre Barrichello e Ralf Schumacher entrano in contatto. Per consentire ai commissari di ripulire il tracciato dai detriti, la direzione gara manda in pista la safety car: alla ripartenza Juan Pablo Montoya, facendo tesoro delle esperienze accumulate nel campionato statunitense nelle quali la neutralizzazione della corsa tramite una vettura di sicurezza avviene di sovente, si mette subito in luce infilando Schumacher alla prima curva e guadagnando la testa della corsa. Succeessivamente, uno scroscio di pioggia costringe i piloti a fermarsi ai box per montare le gomme da bagnato. Schumacher, riguadagnata la prima posizione, ha molte difficoltà a mantenere la vettura in pista e viene superato da Coulthard dopo alcune uscite di pista, il quale conquista così la sua prima vittoria stagionale. A Imola, nel corso delle qualifiche la McLaren monopolizza la prima fila: Coulthard conquista la pole position mentre Häkkinen ottiene la seconda posizione. Schumacher parte quarto, ma al al terzo giro del GP accusa difficoltà nell'inserimento delle marce all'uscita della Variante Bassa, perdendo la posizione a vantaggio di Montoya e Panis e venendo superato, poco dopo, anche dal compagno di squadra. Al ventitreesimo passaggio, Michael Schumacher rientra ai box con lo pneumatico anteriore sinistro sgonfio. Il pilota della Ferrari torna in pista, ma la scuderia si accorge che il cerchio della ruota è danneggiato irreparabilmente dallo sfregamento con un componente montato male e decide di far ritirare precauzionalmente Schumacher poche tornate dopo. La gara si conclude con il secondo posto di David Coulthard, che affianca Schumacher in classifica, mentre Häkkinen si ritrova staccato di 22 punti in classifica dopo soli quattro Gran Premi. Dal Gran Premio di Spagna però il Kaiser ottiene un ruolino di marcia spaventoso, fatto di otto podi consecutivi, di cui 4 vittorie in Spagna, a Monaco, in Europa e in Francia, mentre nelle restanti tre occasioni ottiene tre secondi posti in Austria, Canada e Inghilterra. Una striscia positiva di risultati che si interrompe con l’unico ritiro stagionale in occasione del Gran Premio di Germania. A Barcellona, nella gara che vede l'introduzione delle nuove norme sull'utilizzo dell'elettronica, Michael Schumacher ottiene la sua terza vittoria stagionale, agevolato anche dagli inconvenienti tecnici nei quali è incorsa la McLaren: David Coulthard non parte durante il giro di ricognizione e viene retrocesso in fondo allo schieramento, mentre Mika Häkkinen si ritira nel corso dell'ultimo giro a causa della rottura del motore Mercedes quando era in testa con quasi un minuto di vantaggio sul suo più immediato inseguitore.



Dal Gran Premio d'Austria la lotta per il campionato si restringe a due soli piloti: Michael Schumacher e David Coulthard. Häkkinen, che prima della gara era ancora considerato da Schumacher il rivale più pericoloso, ha fino a questo momento raccolto soltanto 4 punti in 6 gare.


Alla partenza la procedura deve essere ripetuta in quanto rimangono ferme sullo schieramento le due Jordan di Trulli e Frentzen (tradito dal cambio), la McLaren di Häkkinen (fermo a causa dellla frizione) e la Sauber di Heidfeld.


Grazie alla strategia impostata dai box, Coulthard rifornisce solo al cinquantesimo passaggio, quattro giri dopo Schumacher che si era portato alle sue spalle e tre dopo Barrichello, fino a quel momento leader della gara, ed esce dalla pit-lane in prima posizione. Nel finale della corsa Schumacher si avvicina a Barrichello, al quale viene più volte richiesto via radio di far passare il compagno di squadra: il pilota brasiliano esegue polemicamente l'ordine all'ultima curva, tagliando il traguardo in terza posizione.


A Monaco, dopo aver conquistato la pole position nelle qualifiche del sabato, David Coulthard è costretto a partire dal fondo del gruppo poiché la sua McLaren si spegne al via del giro di ricognizione. Michael Schumacher ne approfitta subito e in partenza prende il comando davanti a Mika Häkkinen e Rubens Barrichello. La gara del tedesco si si agevola ancora di più quando la McLaren di Mika Häkkinen appieda il suo pilota per un guasto al differenziale: Schumacher e Barrichello con le due Ferrari rallentano il ritmo e amministrano il cospicuo vantaggio accumulato, avviandosi così ad una facile doppietta.



In Canada, Michael Schumacher domina la sessione di qualifiche, impiegando solo sei giri sui dodici consentiti per ottenere la pole position. In gara, i fratelli Schumacher mantengono un ritmo inavvicinabile per i rivali, rimanendo staccati tra loro di pochi decimi. Alle loro spalle Coulthard, rallentato da un problema allo sterzo, tiene dietro a fatica un trenino di vetture composto da Trulli, Panis, Verstappen e Räikkönen. Verso metà gara, Ralf Schumacher, nettamente più veloce del fratello, comincia a mettere pressione. Quando il ferrarista rientra ai box per rifornire al 46º passaggio, il pilota della Williams alza nettamente il ritmo, ottenendo più volte il giro più veloce in gara. Ralf Schumacher effettua il proprio pit stop cinque tornate dopo il fratello, rientrando in pista al comando con un buon margine sul rivale. Michael chiude la gara al secondo posto, ma in Campionato il ritiro di Coulthard, causato dalla rottura del motor, permette a Michael Schumacher di aumentare ulteriormente il proprio vantaggio, mettendo una seria ipoteca sul Titolo. Al Nürburgring, in Germania, Michael Schumacher ottiene la sua settima pole position stagionale, seguita da un'eccellente vittoria. Alla partenza è ancora Ralf Schumacher a dare fastidio, dato che il pilota tedesco scatta meglio del fratello e lo affianca, ma è stretto contro il muretto dei box dal pilota della Ferrari e quindi deve frenare e accodarsi al rivale. I due rimangono molto vicini fino alla prima sosta ai box, che effettuano contemporaneamente al ventottesimo giro. Michael Schumacher mantiene il comando della corsa, mentre il fratello, nell'uscire dalla corsia dei box, oltrepassa leggermente la linea di delimitazione della corsia di accelerazione, incorrendo quindi in una penalità. Così, Michael Schumacher ottiene la quinta vittoria stagionale davanti a Montoya e Coulthard, consolidando ulteriormente il proprio vantaggio sui rivali nella classifica iridata.



La lotta tra i due fratelli continua sul circuito di Magny Cours, dove i due duellano per la pole position. In questa circostanza è Ralf che ha la meglio nel proprio secondo tentativo, abbassando il record sul giro del circuito transalpino e battendo il rivale di appena un centesimo di secondo. Alla partenza Ralf Schumacher mantiene il comando davanti a Michael Schumacher, ma la gara si decide durante la prima serie di pit stop, iniziata al ventiquattresimo giro: Ralf Schumacher perde parecchio tempo a causa di difficoltà nel fissaggio della ruota posteriore destra, mentre David Coulthard disattiva involontariamente il limitatore di velocità nella corsia box, subendo una penalità. Michael Schumacher si ritrova così solo in testa alla corsa, potendo gestire un crescente vantaggio sul fratello Ralf, rallentato anche da un set di pneumatici poco efficace. Michael Schumacher ottiene il suo cinquantesimo successo in carriera davanti al fratello Ralf, Barrichello e Coulthard, che nel finale di gara si avvicina al pilota brasiliano della Ferrari senza però riuscire a sopravanzarlo. A Silvrstone le qualifiche sono disputate con il tracciato che va via via asciugandosi e i tempi migliori sono quindi fatti segnare nella parte finale della sessione, caratterizzata però da un intenso traffico in pista. Alla fine Michael Schumacher segna la quarantesima pole position in carriera, battendo di circa otto centesimi Häkkinen, mentre Coulthard si piazza in terza posizione. Al via Michael Schumacher e Häkkinen mantengono le proprie posizioni. Alle loro spalle Trulli prova a sopravanzare Coulthard, ma i due vengono a contatto; lo scozzese riesce a tornare ai box ma deve abbandonare la gara due tornate più tardi per i danni riportati da una sospensione. Nelle tornate successive, Montoya si avvicina a Schumacher e al diciottesimo passaggio il pilota colombiano supera il tedesco, portandosi in seconda posizione. Al trentanovesimo giro si fermano contemporaneamente ai box Häkkinen e Schumacher: il primo mantiene il comando della gara, mentre il tedesco torna in pista alle spalle del compagno di squadra e di Montoya, recuperando la seconda posizione dopo le soste ai box di questi ultimi. Michael Schumacher conclude dunque al secondo posto e porta a 37 i punti di vantaggio su Coulthard. A Hockenheim, Michael Schumacher è dapprima rallentato per un problema al cambio, venendo tamponato da Burti, che con la visuale coperta fino all'ultimo dalla vettura di Panis, non riesce ad evitare il contatto. Mentre, dopo il secondo via, il tedesco è costretto al ritiro a causa di un problema di pressione del carburante, riscontrato subito dopo aver rifornito. La fortuna comunque ride al Kaiser, dato che al ventisettesimo passaggio Coulthard viene tradito dal motore della sua McLaren.



Incredibilmente, Michael Schumacher può chiudere a suo favore il campionato già all'Hungaroring, nel caso dovesse vincere la gara. Il tedesco non perde tempo, e fin dalle qualifiche dimostra di essere il più competitivo, battendo il record del tracciato, che apparteneva a Prost dal 1993, e infliggendo oltre otto decimi di distacco al secondo classificato, Coulthard. Scongiurato il pericolo di una rottura dell'auto durante il giro di ricognizione, dopo essere uscito di pista, al via Michael Schumacher scatta bene e mantiene la prima posizione, mentre Barrichello si inserisce alle sue spalle sopravanzando Coulthard. Durante la gara non si registrano avvenimenti di rilievo fino alla seconda serie di soste ai box, quando Barrichello riguadagna la seconda posizione, nel frattempo persa, ai danni di Coulthard. Il pilota scozzese rimane vicino al rivale fino al traguardo, senza però riuscire a sopravanzarlo.



Grazie a questa vittoria Michael Schumacher si aggiudica matematicamente il titolo mondiale piloti, il secondo consecutivo ed il quarto in carriera. Il pilota tedesco raggiunge Alain Prost al secondo posto nella graduatoria dei piloti più titolati di sempre, eguagliando il record di 51 vittorie in carriera che apparteneva allo stesso pilota francese.


"E' davvero troppo, scusatemi. Forse sono un bravo pilota, ma non sono capace di manifestare il mio entusiasmo. Grazie a tutti i ragazzi di Maranello, è bellissimo lavorare con loro, bravissimo Rubens, vorrei abbracciare i tifosi perché sono stati grandi".


"La festa si improvvisa perché a me non piace prepararla in anticipo. Anche in questo la Ferrari è particolarmente capace e lo ha già dimostrato. Eviterò di passare alla storia come un astemio che non brinda. I segreti del successo? Quando si lavora in una squadra fantastica è normale tirare fuori il meglio di se stessi. Il mio portafortuna qui in Ungheria è stato il bacio di Gina Maria prima che partissi. Per me l'unica cosa più importante del lavoro è la famiglia".


"Ho avuto qualche preoccupazione durante il giro di ricognizione, quando sono finito fuori pista a una chicane e ho temuto di aver danneggiato il fondo della macchina. Lo ammetto, è stato un secondo di terrore. I dubbi sono passati dopo il via e durante la gara non ho avuto nessun problema o situazione difficile. Il primo set di gomme mio e di Rubens era poco stabile, ma la situazione si è risolta dopo i due pit stop".


"Dopo la prima sosta, David Coulthard è rientrato in pista davanti a Barrichello e ha fatto una serie di giri veloci. Sapevo che le gomme nuove gli avrebbero dato un vantaggio per alcuni giri, però non conoscevo esattamente le sue prestazioni perché fino a quel momento era stato alle spalle di Rubens. L'Hungaroring è un circuito molto difficile per i sorpassi, a meno che uno commetta un errore. Ero contento per Rubens, che dopo il secondo rifornimento è rientrato in seconda posizione e con il suo piazzamento ci avrebbe consentito di vincere il campionato dei costruttori. Tanto più che fungeva da cuscinetto e mi metteva al sicuro da sorprese. Era uno scenario perfetto".


"Venerdì ho detto a Jean Todt: Temo che questa non sia la volta buona. Ma negli ultimi tre giri ho pensato: mi sono sbagliato, è proprio il weekend giusto".


"Nel finale, la mia maggiore preoccupazione era di non commettere errori nell'ultimo giro, perché c'era dell'olio sulla pista e avrei fatto la figura dello stupido se avessi avuto un incidente".


"Passando davanti al muretto box mi è venuta la pelle d'oca. I ragazzi del team sono fantastici, umani, lavorano con passione e determinazione. Guidare una Ferrari è meraviglioso, la migliore esperienza professionale della mia carriera".


Contemporaneamente, anche la Ferrari si laurea con largo anticipo campione del mondo costruttori.


Schumacher vince il titolo iridato già a luglio in Ungheria con quattro gare d’anticipo, ma non placa in ogni caso la sua voglia di vincere. Il tedesco sale sul gradino più alto del podio anche in Belgio e Giappone, ottenendo inoltre un secondo posto nel Gran Premio degli Stati Uniti.


L'unica nota stonata riguarda il GP d'Italia, dato che in seguito agli attentati dell'11 settembre 2001 ed al gravissimo incidente occorso ad Alessandro Zanardi in una gara del campionato Cart sul Lausitzring, nel quale il pilota bolognese perde entrambe le gambe, diversi piloti chiedono di non disputare la gara.


La loro richiesta è però respinta da Bernie Ecclestone, principalmente per non perdere i soldi derivanti dai diritti televisivi.


La domenica mattina, in conseguenza delle notizie sull'incidente di Zanardi e dell'incidente avvenuto l'anno precedente nel quale aveva perso la vita un commissario di percorso, durante l'abituale riunione dei piloti viene proposto di non effettuare sorpassi nelle prime due curve. La decisione è però apertamente osteggiata da Flavio Briatore e dai responsabili della BAR e della Arrows, che proibiscono ai propri piloti di aderire all'iniziativa. pertanto, non essendoci unanimità sulla decisione, la gara viene disputata regolarmente.


I piloti, tuttavia, osservano un minuto di silenzio prima della gara per ricordare le vittime degli attentati, ed ottengono l'annullamento della cerimonia di premiazione.


Per lo stesso motivo, la Ferrari decide di rimuovere le scritte ed i marchi degli sponsor presenti sulle tute di tutti i membri della squadra corse, compresi anche altri gadget, sia sulle stesse vetture; i musetti di ciascuna monoposto Ferrari vengono dipinti di nero, così come ciascun pilota porta di nero anche una fascetta su un braccio.



Nel 2002 la Ferrari domina il campionato già dai primi appuntamenti. La Williams è l’unica scuderia che prova ad opporsi allo strapotere della Ferrari, con Juan Pablo Montoya e Ralf Schumacher ma dal Gran Premio di Monaco la squadra di Maranello spicca definitivamente il volo, anche grazie ad una ritrovata competitività di Rubens Barrichello.


La Ferrari sceglie di schierare, nelle prime gare della stagione, una versione evoluta della monoposto dell'anno precedente, basata in gran parte sul telaio utilizzato dal solo Michael Schumacher nell'ultima gara della stagione 2001. A Melbourne, gara inaugurale della stagione, durante le prove libere di venerdì sulle vetture di Schumacher e Barrichello viene montato l'alettone anteriore utilizzato nei test sulla nuova F2002, ma in gara entrambi i piloti preferiscono impiegare gli alettoni già utilizzati nell'ultimo Gran Premio del 2001.


In Australia, durante le qualifiche, dopo circa venticinque minuti di prove regolari, sul tracciato cominciò a cadere la pioggia, congelando di fatto la situazione. Si trovò quindi in pole position Barrichello, tra i pochi ad aver effettuato due tentativi completi nella ricerca del tempo migliore. Il brasiliano staccò di appena cinque millesimi il compagno di squadra Michael Schumacher, nettamente più veloce dei rivali nell'ultimo settore della pista, ma costretto a rinunciare al proprio primo tentativo a causa della bandiera rossa.


Alla partenza Barrichello mantiene la testa del gruppo, mentre Ralf Schumacher sopravanza il fratello e, giunto alla prima staccata, tenta di insidiare il brasiliano. Tuttavia, Barrichello chiude il pilota della Williams, quindi la vettura di Ralf Schumacher decolla di conseguenza, atterrando sulle quattro ruote nella via di fuga. In questa fase, Michael Schumacher e Räikkönen devono compiere un fuoripista per evitare l'incidente. Data l'importanza dell'incidente, la direzione gara decide di fare entrare in pista la safety car.



Dopo l'ennesima neutralizzazione della gara, Schumacher subisce il sorpasso di Montoya.


Il pilota tedesco è, però, nettamente più veloce del rivale e lo tiene sotto pressione fino al 17º passaggio, quando lo sopravanza alla prima curva, accumulando subito un grande vantaggio. In testa alla corsa Schumacher continua ad aumentare il suo vantaggio sugli inseguitori, tagliando il traguardo in prima posizione davanti a Montoya.


In Malesia, in attesa del debutto ormai imminente della F2002, la Ferrari schiera nuovamente due F2001 modificate per Michael Schumacher e Barrichello, sulle cui fiancate vengono aperti degli sfoghi supplementari, di dimensioni maggiori sul lato destro. In qualifica, Michael Schumacher ottiene la prima pole position stagionale, precedendo di poco più di due decimi Montoya.


La gara, però, non porterà grandi soddisfazioni al pilota tedesco. Alla prima curva Montoya, partito meglio, affianca all'esterno Michael Schumacher. I due vengono a contatto e il pilota tedesco perde l'alettone anteriore, mentre il colombiano finisce nella via di fuga, rientrando in pista in undicesima posizione.


Ralf Schumacher vince il Gp, mentre alle sue spalle Button difende fino alla fine la seconda posizione dagli assalti dei rimontanti Montoya e Michael Schumacher, salvo poi dover subire il sorpasso al 44º giro a favore del colombiano, mentre il tedesco, pur essendo molto più veloce del rivale, riesce a raggiungerlo e superarlo solo ad un giro dalla fine, quando sulla Renault dell'inglese cede la sospensione posteriore.


Al terzo Gp, corso in Brasile, la Ferrari porta la nuova F2002 affidata in questa circostanza al solo Michael Schumacher. La nuova monoposto della scuderia italiana presenta diverse caratteristiche tecniche peculiari, che permettono di ottenere un notevole aumento dell'efficienza aerodinamica rispetto alla vettura precedente. Particolarmente curate sono le fiancate, molto basse e con ingombri molto ridotti nella zona adiacente alle ruote posteriori grazie ad un'innovativa disposizione dei radiatori, inclinati verso la parte anteriore della monoposto. Il cambio, realizzato in fusione di titanio (soluzione portata in gara fino a quel momento dalla sola Minardi) è molto compatto, così come tutta la parte posteriore del corpo vettura.


Durante le giornate di prove, le temperature elevate registrate a San Paolo spingono i tecnici di Maranello, così come quelli di molte scuderie rivali, a praticare aperture supplementari sulle fiancate delle monoposto, in modo da migliorare lo smaltimento del calore.


Oltre a ciò, proprio a seguito delle alte temperature, gli pneumatici Michelin si dimostrano più competitivi dei rivali Bridgestone, tanto che dei primi dieci classificati alla fine della sessione di qualifica ben sette sono alla guida di vetture equipaggiate dalla casa francese. La pole position è dunque conquistata da Montoya, più rapido di circa un decimo di secondo rispetto a Michael Schumacher.


Ma alla partenza Michael Schumacher scatta meglio di Montoya e lo affianca all'interno della prima curva. Il pilota colombiano tenta di resistere, ma finisce per allargare troppo la traiettoria, lasciando strada al rivale. Montoya cerca di recuperare immediatamente la testa della corsa, attaccando Schumacher nel successivo rettilineo. Il pilota della Williams sbaglia, però, la manovra, tamponando il tedesco e rompendo l'alettone anteriore della sua monoposto.


La vettura di Michael Schumacher non riporta danni, ma al 14º giro deve subire il sorpasso da parte del compagno di squadra. Il pilota tedesco torna a condurre la corsa due giri più tardi, a causa dell'esplosione del motore sulla vettura di Barrichello.


Nei giri finali, Ralf Schumacher prova a tallonare il fratello, senza però riuscire ad impensierirlo seriamente.



Michael Schumacher vince dunque il Gp del Brasile.


A Imola, per il quarto appuntamento stagionale, la Ferrari porta in gara quattro esemplari della nuova F2002, destinandone una anche a Barrichello, che nella gara precedente aveva gareggiato con la versione B della vecchia F2001.


Al sabato la lotta per la pole position è ristretta ai due piloti della Ferrari, con Michael Schumacher che riesce a far segnare un tempo migliore di Barrichello solo al suo ultimo tentativo, battendolo per 64 millesimi di secondo.


In testa alla corsa Michael Schumacher mantiene la prima posizione fino al termine, dimostrandosi inavvicinabile per i rivali, guadagnando in media quasi un secondo al giro sul fratello.



Il tedesco precede al traguardo il compagno di squadra.


A Barcellona, la Ferrari introduce diverse modifiche per la F2002, che era risultata già vincente nei precedenti Gran Premi del Brasile e di San Marino: in questo week-end di gara, vengono montate delle nuove barre di torsione, modificati gli schermi dietro alle ruote anteriori e introdotti dei nuovi alettoni sia all'anteriore che al posteriore.


Le qualifiche sono nuovamente dominate dai piloti della Ferrari, gli unici in grado di competere per la pole position. Michael Schumacher segna il miglior tempo, battendo il precedente record sul giro, al terzo tentativo, dopo aver modificato l'assetto della propria vettura sul modello di quello adottato da Barrichello, fino a quel momento più rapido del compagno di squadra.


In Spagna sembra dunque che le Ferrari possano dominare la scena. Tuttavia, allo start del giro di ricognizione sulla Ferrari di Barrichello si rompe la trasmissione, costringendo il brasiliano al ritiro ancora prima dell'inizio della gara. Va sicuramente meglio al campione del mondo uscente, dato che dopo il via Schumacher comincia immediatamente a guadagnare un notevole vantaggio sui rivali, incapaci di tenere il suo ritmo. Al termine della gara, il tedesco taglia il traguardo con un vantaggio di 35 secondi sul suo diretto rivale, Juan Pablo Montoya.



La stagione 2002 fa impallidire la concorrenza, ma soprattutto scatena le polemiche sulla gestione dei piloti, specialmente in occasione del Gran Premio d’Austria, in quanto a Barrichello viene dato l'ordine di farsi superare da Michael ma il brasiliano, contrariato per aver dominato la gara, lo fa passare rallentando platealmente negli ultimi metri di gara.


A Zeltweg, Barrichello domina le qualifiche, facendo segnare i migliori tempi in tutti i settori della pista. Schumacher, meno veloce rispetto al brasiliano per tutta la sessione, è anche rallentato dal traffico e dalla bandiera rossa esposta per la rottura del motore sulla vettura di Trulli e si qualifica solo al terzo posto.


Alla partenza Barrichello mantiene la testa della corsa, mentre Michael Schumacher e Heidfeld superano le due Williams, portandosi in seconda e terza posizione davanti a Ralf Schumacher e Juan Pablo Montoya.


Al comando della corsa i piloti della Ferrari mantengono un ritmo inavvicinabile per i rivali, tanto che al decimo giro il distacco tra Barrichello e Ralf Schumacher è già di 17 secondi. Tuttavia, negli ultimi giri, per via di un ordine di squadra già discusso nei giorni precedenti alla gara, Barrichello rallenta, lasciando avvicinare Schumacher e facendolo passare quasi sotto la linea del traguardo.


Ma la manovra dei piloti Ferrari crea diverse polemiche al termine della gara.


Diversi esponenti di rilievo di diverse squadre, tra i quali Norbert Haug e Gerhard Berger, esprimono il proprio disappunto per l'ordine di scuderia imposto dal team di Maranello, ed anche il pubblico accoglie male la manovra, fischiando Schumacher all'arrivo e sul podio. A nulla vale il gesto del pilota tedesco, che fa salire il compagno di squadra sul gradino più alto del podio, consegnandogli personalmente il trofeo del vincitore, infrangendo così la procedura della cerimonia di premiazione.



Dirà qualche anno più tardi l'allora Direttore Tecnico della Ferrari, Ross Brawn:


"Il fatto dell'Austria, riflettendoci, è stato un errore. Le circostanze alla base erano un po' più complesse di quanto la gente possa pensare, in quanto prima della gara avevamo discusso su come avremmo gestito la situazione - se si fosse verificata - secondo cui Rubens sarebbe stato dinnanzi a Michael, ma ad un certo punto lo avrebbe lasciato passare e avremmo continuato la gara".


"Era tutto pre-concordato. Poi in gara, quando Rubens era davanti a Michael, gli abbiamo detto: OK, ora puoi lasciarlo passare? Ma Rubens ha risposto: No! Non farlo! Non fammi fare questo. E' la mia grande possibilità di vincere questa gara. Non puoi farmi questo".


"A questo punto anche Michael era anche alla radio, desideroso di sapere quando Rubens lo avrebbe lasciato passare come precedentemente concordato. Come conciliare tutto ciò se non avessimo fatto quello che dicemmo che avremmo fatto nella pre-riunione? Quindi questo è stato, in definitiva, il motivo per cui abbiamo detto a Rubens che doveva farlo, e ovviamente questo ha avuto un grande risalto".


"La situazione è poi peggiorata, perché Michael ha visto la reazione della folla e ha messo Rubens sul primo gradino del podio, fatto per il quale siamo stati multati di un milione di dollari dalla FIA. Ciò che è seguito è stato molto più dannoso e distraente per la squadra, rispetto a se avessimo lasciato da solo Rubens e gli avessimo dato una sculacciata in privato".


"Se avessi potuto ripeterlo, non avrei fatto quello che abbiamo fatto, perché le conseguenze sono state più profonde di quanto avremmo potuto considerare".


"Qualcosa che avrebbe dovuto essere una questione di squadra interna è diventato politico".


Il 26 giugno 2002 la Ferrari sarà convocata davanti al Consiglio Mondiale dalla FIA, dove inizialmente verrà proposto di riconoscere l'ordine d'arrivo dei piloti del team di Maranello, ma di decurtare 4 dei 10 punti ottenuti da Schumacher ed accreditarli a Barrichello, con il pagamento di una relativa multa a carico della Ferrari; alla fine, però, il team di Maranello sarà sanzionato solo col pagamento di una multa di un milione di dollari per non aver rispettato le procedure previste durante la cerimonia sul podio, mentre l'ordine di scuderia in sé, pur giudicato deplorevole nel modo in cui era stato messo in atto, non verrà considerato punibile dalla FIA.


A Monaco, durante le qualifiche gli pneumatici Michelin si dimostrano più efficaci dei rivali Bridgestone, tanto che al termine della sessione le uniche vetture tra le prime dieci qualificate equipaggiate con le gomme giapponesi risultano essere le due Ferrari di Michael Schumacher e Barrichello, rispettivamente terzo e quinto.


In gara, sin dalle prime tornate Montoya e Michael Schumacher rimangono a pochi decimi di distanza da Coulthard, che comanda la corsa, senza però riuscire ad attaccare il pilota scozzese.


Al 44º giro Michael Schumacher è il primo pilota del terzetto di testa ad effettuare il rifornimento, ma tre tornate più tardi sulla vettura di Montoya si rompe il motore, costringendo il pilota colombiano al ritiro. In seconda posizione viene quindi a trovarsi Ralf Schumacher, il quale si ferma ai box per la sua sosta al 51º, in contemporanea con Coulthard. Il pilota scozzese torna in pista appena davanti a Michael Schumacher, mentre Ralf Schumacher occuperà la terza posizione all'uscita dai box; i tre mantengono le posizioni fino al traguardo.


Anche in Canada, Montoya conquista la seconda pole position consecutiva dopo quella ottenuta al Gran Premio di Monaco, mentre Schumacher e Barrichello devono accontentarsi del secondo e terzo posto.


Alla partenza Montoya mantiene la prima posizione, mentre Barrichello, partito con una tattica sulle due soste, sopravanza Michael Schumacher e si porta al secondo posto. I primi due cominciano a staccare Michael Schumacher, partito per effettuare un solo pit stop, ma nel corso del nono giro sulla BAR di Villeneuve si rompe il motore sul rettilineo davanti ai box: i commissari di percorso non riescono a rimuovere la vettura del canadese, con la trasmissione bloccata, e al 14º passaggio la direzione gara decide di fare entrare in pista la safety car, annullando i distacchi.


Montoya ne approfitta per rifornire anticipatamente, rientrando in pista in quinta posizione. La Ferrari, invece, lascia in pista Barrichello: tuttavia, il pilota brasiliano non riesce ad accumulare un vantaggio sufficiente sugli inseguitori, tornando in pista in sesta posizione dopo la prima sosta, effettuata al 26º passaggio. Ora, in testa alla corsa, Michael Schumacher distanzia progressivamente Montoya, ma quando effettua il suo unico rifornimento, al 38º giro, rientra in gara alle spalle del rivale.


Nel tentativo di mantenere la prima posizione Montoya spinge al massimo, ottenendo anche il giro più veloce, ma dopo la sua seconda sosta, al 51º passaggio, si ritrova terzo. Il pilota colombiano recupera una posizione quando anche Barrichello rientra ai box per la seconda volta, ma è costretto al ritiro al 57º giro per un guasto al motore.



Così, Michael Schumacher vince il Gp del Canada davanti a Coulthard e Barrichello.


Al Nürburgring, nona tappa del campionato, la Ferrari introduce un'evoluzione aerodinamica della F2002, caratterizzata da un cofano motore più basso e stretto nella parte posteriore, e inizia ad utilizzare il sistema di telemetria bidirezionale, che aveva giocato un ruolo fondamentale nella vittoria di David Coulthard nel precedente Gran Premio di Monaco permettendo alla McLaren di modificare il funzionamento della vettura direttamente dai box.


Il sabato, la sessione di qualifica è piuttosto combattuta, tanto che alla fine i primi tre piloti furono separati da appena 13 centesimi di secondo: Montoya risulta il più veloce di tutti, battendo di appena nove millesimi il compagno di squadra Ralf Schumacher, mentre in terza posizione si piazza Michael Schumacher, nettamente più veloce dei rivali nel settore centrale della pista, ma autore di un errore all'ultima curva che gli costa qualche decimo e la possibilità di insidiare il tempo del colombiano.


Alla partenza, Barrichello sorpassa Schumacher ed al termine del primo passaggio il brasiliano supera anche Montoya, alla prima curva dopo il traguardo. Poche curve dopo Michael Schumacher supera il fratello, sorpassando anche Montoya durante la terza tornata, portandosi in seconda posizione.


I due piloti della Ferrari guadagnano immediatamente un gran margine sugli inseguitori: dopo dieci giri Barrichello ha un vantaggio di circa 16 secondi su Ralf Schumacher, terzo, e di diciotto su Montoya, quarto.


Nella parte centrale di gara Michael Schumacher riduce il divario dal compagno di squadra, portandolo a meno di un secondo dopo la seconda sosta di Barrichello. Il box Ferrari decide, però, di non correre rischi con un duello in pista, imponendo ai piloti di mantenere le posizioni fino al traguardo. Così, Barrichello conquista la seconda vittoria in carriera davanti a Michael Schumacher.



A Silverstone le qualifiche sono caratterizzate da un'intensa lotta per la pole position tra Montoya e i due piloti della Ferrari: il colombiano ebbe la meglio al proprio ultimo tentativo, battendo di pochi centesimi Barrichello e Michael Schumacher, terzo nonostante avesse fatto segnare, nel primo settore del tracciato, un intertempo di oltre tre decimi più veloce di quelli ottenuti da tutti gli altri.


Alla partenza Montoya mantiene la testa del gruppo, precedendo i fratelli Schumacher, mentre Barrichello, rimasto fermo sullo schieramento al via del giro di ricognizione, viene retrocesso in ultima posizione sulla griglia di partenza. Nelle prime tornate Montoya cerca di difendersi, con fatica, dagli attacchi di Michael Schumacher, che lo tallona a pochi decimi di distacco. L'inseguimento continua fino a che nel corso del sesto passaggio comincia a piovere: in pochi giri la pista si bagna completamente e al termine della tredicesima tornata la grande maggioranza dei piloti ad eccezione di Coulthard e de la Rosa si fermano ai box per cambiare pneumatici. I piloti della Ferrari scelgono le gomme intermedie, mentre alla Williams preferiscono montare gli pneumatici da pioggia. La mossa della scuderia italiana si rivela migliore e Michael Schumacher recupera rapidamente lo svantaggio accumulato da Montoya, sopravanzandolo nel corso del sedicesimo passaggio.


La pioggia smette di cadere e al trentaseiesimo passaggio, ma solo a venti tornate dalla fine, con la pista ormai asciutta, i ferraristi e Montoya tornano ai box per montare pneumatici da asciutto.


Subito dopo l'ultimo rifornimento Montoya passa Barrichello, venendo però sopravanzato dal brasiliano al quarantaseiesimo giro; da questo momento non si registrano ulteriori cambi di posizione fino al traguardo. Michael Schumacher conquista così la settima vittoria stagionale, ed avendo accumulato una distanza in classifica di ben 54 punti sul suo compagno di squadra (86 punti il tedesco, 32 punti il brasiliano), il pilota della Ferrari può aggiudicarsi il titolo mondiale già dal Gran Premio successivo.



Per l'occasione, a partire dal Gp di Francia la Ferrari introduce delle importanti modifiche al retrotreno della F2002, integrando il punto di fissaggio dell'alettone posteriore con la struttura deformabile sopra al cambio e con la parte superiore del profilo estrattore.


Al termine di una sessione piuttosto combattuta, Montoya ottiene la quinta pole position consecutiva, battendo di pochi millesimi di secondo Michael Schumacher, al quale vengono annullati i tempi in due giri lanciati per dei tagli nelle chicanes.


Anche sul circuito di Magny Cours all'avvio del giro di formazione la Ferrari di Barrichello rimane ferma in griglia. La vettura del brasiliano viene spinta ai box, ma il ferrarista è costretto al ritiro. Al via Montoya mantiene la testa della corsa, seguito da Michael Schumacher. Nei giri successivi, il collombiano, penalizzato da una scelta errata sul tipo di pneumatici da utilizzare in gara, fatica a contenere il gruppo alle sue spalle, mantenendo però la prima posizione fino alla prima serie di pit stop.


Durante la prima serie di stop, Michael Schumacher rifornisce al ventiseiesimo giro e torna in pista davanti a Montoya. Tuttavia, nel rientrare il pilota tedesco oltrepassa la riga di delimitazione della corsia di accelerazione, incorrendo in una penalità. Dopo le soste di Räikkönen e Coulthard, Schumacher passa al comando, ma al 35º giro il tedesco rientra ai box per scontare un drive-through, tornando successivamente in pista alle spalle di Montoya e Räikkönen.


Al termine della seconda serie di pit stop, la situazione si stabilizza con Räikkönen primo davanti a Michael Schumacher, ordine d'arrivo in seguito al quale il campionato piloti sarebbe rimasto matematicamente aperto. Ma a quattro tornate dalla fine, però, sulla Toyota di McNish si rompe il motore, spargendo una gran quantità d'olio sulla pista rendendola scivolosa. Räikkönen, tra i primi a transitare in quella zona di pista, non se ne accorge e arriva lungo alla frenata, venendo sopravanzato da Michael Schumacher. Il pilota tedesco controlla il rivale negli ultimi giri di gara, tagliando il traguardo in prima posizione e conquistando il quinto titolo mondiale piloti in carriera dopo sole undici gare.



Il l 21 Luglio 2002, Schumacher eguaglia il record - rimasto fino a quel momento inavvicinabile - di cinque titoli mondiali vinti appartenente a Juan Manuel Fangio:


"Ho pensato che avrei ottenuto il titolo in casa fra una settimana, poi ho avuto fortuna quando Raikkonen ha sbandato. Dopo il primo pit stop mi sono ritrovato in testa, quindi virtualmente campione del mondo. Poi ho passato la linea bianca uscendo dai box e dopo la penalità ero terzo. Ho tirato un respiro di sollievo, perché mi trovavo ancora nelle posizioni di vertice".


"Fino a cinque giri dalla fine Raikkonen era davanti a me e pensavo che la gara decisiva sarebbe stata la prossima, tra una settimana a Hockenheim, davanti ai tifosi tedeschi. E invece Kimi è finito su una chiazza d'olio. Lui è bravo, guida già come un pilota esperto, ma in circostanze del genere l'esperienza non serve a nulla. Così, con un po' di fortuna, mi sono trovato di nuovo nella condizione di vincere il titolo".


"Guardavo negli specchietti, ascoltavo le comunicazioni via radio e all'improvviso ho visto la bandiera a scacchi".


Dirà al termine della gara il pilota tedesco, commosso per l'incredibile conquista del terzo titolo consecutivo con la Ferrari, aggiungendo una nota d'amore verso la Ferrari e i suoi uomini:


"Fangio non aveva alle spalle il supporto di un team come il mio".



Nelle restanti gare, Schumacher conquista pole e vittoria sull'Hockenheimring, ripetendo questo risultato anche a Spa e Suzuka, mentre all'Hungaroring, a Monza e a Indianapolis ottiene in tutte le occasioni il secondo posto dietro al suo compagno di squadra.


E' per altro curioso l'arrivo in parata sul circuito di Indianapolis, dato che negli ultimi giri Schumacher e Barrichello rallentano notevolmente, preparando un arrivo in parata. Ma sulla linea del traguardo Barrichello supera il compagno di squadra, vincendo per appena undici millesimi di secondo. Inizialmente l pubblico sembra che Schumacher avesse confuso la linea del traguardo con quella di partenza, posta più indietro, rallentando più del dovuto.



Tuttavia a fine gara il pilota tedesco dichiara di aver deciso autonomamente di lasciar passare il compagno di squadra, per ripagarlo del gesto compiuto nel Gran Premio d'Austria, quando Barrichello gli aveva ceduto la vittoria sul traguardo dopo aver ricevuto un controverso ordine di squadra.


"La verità è che volevamo battere un altro record. Volevamo arrivare insieme sulla linea del traguardo. Non siamo riusciti per pochissimo, abbiamo però centrato un altro primato stagionale: il minor distacco tra primo e secondo. Queste cose sono possibili perché siamo un team fantastico, io e Rubens ci siamo sempre appoggiati a vicenda, c'è solidarietà assoluta. Per questo ho pensato che sarebbe stato fantastico, oggi, arrivare insieme".


Nel tentativo di rendere la competizione più avvincente dopo che i precedenti mondiali erano stati dominati dalla Ferrari e di migliorare la situazione economica dei piccoli team, la FIA introdusse per l'annata 2003 delle nuove regole per le qualifiche e lo svolgimento del week end di gara.


Le qualifiche sono ora divise in due sessioni, da disputarsi venerdì e sabato pomeriggio. In entrambe, i piloti sarebbero scesi in pista uno alla volta: la sessione del venerdì, a serbatoi scarichi, avrebbe determinato l'ordine con il quale i piloti avrebbero effettuato il proprio unico tentativo nella sessione di sabato, nella quale le vetture avrebbero dovuto essere già rifornite della benzina necessaria ad affrontare la prima parte di gara. Al termine della sessione di qualifiche del sabato non si sarebbero più potute effettuare modifiche sulle vetture, che sarebbero rimaste in parco chiuso fino all'inizio della procedura di partenza.


Inoltre, viene cambiata la distribuzione dei punti, che adesso premia i primi otto classificati i quali riceveranno rispettivamente 10, 8, 6, 5, 4, 3, 2 e 1 punto, e infine la FIA dispone alcune nuove norme dal punto di vista tecnico, tra cui la più importante è senza dubbio la nuova abolizione, dopo un solo anno dalla sua reintroduzione, della telemetria bidirezionale.


Come già annunciato al termine della stagione precedente, sia la Ferrari che la McLaren scelgono di ritardare il debutto delle proprie nuove monoposto. Tuttavia, mentre la scuderia italiana si limita a schierare la vettura dell'anno precedente, senza modificarla in modo significativo, la McLaren porta in pista una versione ampiamente rivisitata della MP4-17, caratterizzata da un retrotreno completamente nuovo e da diversi affinamenti aerodinamici sia all'anteriore che al posteriore.


In Australia, al primo appuntamento stagionale, la nuova procedura per le qualifiche porta effettivamente ad un rimescolamento dei valori in campo, anche se la prima fila è occupata nuovamente dalle due Ferrari di Michael Schumacher e Barrichello.


Tuttavia, la vittoria viene ottenuta da David Coulthard che, partito undicesimo, riesce a compiere un'importante rimonta anche grazie ai problemi degli avversari. Completa il podio l'altra McLaren Mercedes guidata dal finlandese Räikkönen mentre, a sorpresa, il campione in carica Michael Schumacher chiude ai piedi del podio, fermato dalla perdita del deviatore di flusso destro della sua Ferrari che lo costringe ad un'ulteriore sosta ai box.



La gara è ricca di colpi di scena, dovuti, oltre che all'esordio delle nuove regole, anche alle avverse condizioni meteorologiche e ai conseguenti errori. Schumacher e Barrichello, con gomme da bagnato, scattano alla perfezione e fanno il vuoto nei primi quattro giri, mentre alle loro spalle si scatena una feroce lotta ricca di sorpassi.


Ma durante la gara, Schumacher, proprio a causa del deterioramento delle gomme intermedie montate, subisce la rimonta di Montoya e il veloce pit-stop del tedesco non impedisce al colombiano di passare al comando del Gran Premio.


Montoya si mantiene in testa mentre alle sue spalle Räikkönen e Schumacher ingaggiano un bel duello. L'attacco più importante del tedesco al rivale finlandese avviene all'esterno della prima curva in fondo al rettilineo principale, ma il finlandese si difende bene. L'appassionante duello viene però interrotto a causa di una penalità inflitta al finlandese, colpevole di eccesso di velocità nella corsia dei box. Schumacher eredita così la seconda posizione senza rischi ulteriori e poi, quando Montoya effettua la seconda sosta, la testa della corsa, ma a causa di un'uscita di pista comincia a perdere pezzi del deviatore di flusso destro della sua vettura e deve rientrare ai box per ordine dei commissari. Montoya ritorna in testa ma poco dopo effettua un testacoda che permette a Coulthard di conquistare la testa della corsa e la sua tredicesima ed ultima vittoria in Formula 1.


Il secondo Gran Premio, corso sul circuito di Sepang, vede ancora in sofferenza la Ferrari. In qualifica Michael Schumacher, autore del tempo più rapido nella sessione di venerdì, si piazza in terza posizione, dietro a Fernando Alonso e Jarno Trulli. In gara, primo al traguardo è il giovane Kimi Räikkönen alla sua prima vittoria in carriera in Formula 1. Il finlandese firma il secondo successo della McLaren e si porta al comando della classifica, candidandosi seriamente per il titolo, mentre alle sue spalle si classifica il brasiliano Barrichello, che salva il bilancio Ferrari in una gara condizionata dall'errore alla partenza di Schumacher. Il pilota tedesco, dopo poche centinaia di metri, tampona Trulli e si vede costretto a una gara ad inseguimento, giungendo infine al sesto posto grazie al testacoda della BAR-Honda del pilota britannico Jenson Button.


Nel Gran Premio di casa, in Brasile, Barrichello ottiene la prima pole position stagionale, precedendo di appena undici millesimi Coulthard, mentre Michael Schumacher è solo settimo, rallentato da alcune imprecisioni nel primo settore del proprio giro veloce.


Poco prima della partenza sul circuito di Interlagos comincia a diluviare. La partenza è dunque rinviata di un quarto d'ora, in modo da attendere la diminuzione dell'intensità delle precipitazioni. La gara vedrà diversi piloti uscire di pista, tra cui anche Michael Schumacher al ventisettesimo giro.



Per Schumacher non potrebbe esserci inizio peggiore: dopo le prime tre gare il pilota tedesco è soltanto ottavo in classifica generale con 8 punti, contro i 24 già conquistati da Kimi Räikkönen. Per tornare a vincere, Schumacher chiede e ottiene dalla Ferrari il ritorno di Luca Baldisserri nel ruolo di responsabile tecnico dell'attività in pista, al posto dell'ingegnere australiano Chris Dyer.


Dopo le prime trasferte intercontinentali, la F1 giunge a Imola per il primo appuntamento europeo. La gara viene disputata nel giorno in cui in Italia si celebra la Pasqua, mentre in Germania scompare la madre di Michael e Ralf Schumacher.


Pur correndo anche in questa occasione con la F2002, Michael e Ralf dominano le prove del Gran Premio a Imola, ottenendo rispettivamente il primo e il secondo posto nella griglia di partenza.


Concluse le qualificazioni del sabato, Michael e Ralf volano a Colonia su un aereo privato per un ultimo abbraccio alla madre e in serata tornano di nuovo a Imola.


Ma al via Ralf Schumacher scatta meglio del fratello, portandosi in testa alla prima curva. In testa alla corsa Michael Schumacher è nettamente più veloce del fratello, ma non riesce a superarlo fino al rifornimento di quest'ultimo. Nel ripartire, Ralf incappa in un'esitazione che gli costa parecchio tempo, permettendo a Michael Schumacher di passare in testa alla corsa e di tagliare il traguardo in prima posizione, non festeggiando la vittoria per la scomparsa della madre, avvenuta nella notte prima della corsa. Dietro al pilota tedesco giunge Räikkönen, rafforzando la sua prima posizione in campionato.



Nessuno avrebbe obbligato i due fratelli a mettersi al volante di una monoposto, non la Ferrari e la Williams (non forzeremmo mai un pilota a correre se non se la sente, sostiene Jean Todt), non gli organizzatori, che li avevano esentati dai vari cerimoniali e non si sarebbero presi la responsabilità di insistere perché scendessero in pista in condizioni psicologiche tanto difficili.


Ma entrambi i piloti, prima della gara, decidono di correre anche in onore della madre:


"Mia madre avrebbe voluto vederci correre. Amava essere sulle piste. A lei piaceva quando noi guidavamo con i vecchi kart nella pista di casa. Era contenta di vederci correre. Mamma e papà ci hanno sempre sostenuto, hanno reso possibile che noi diventassimo ciò che siamo ora. Ha reso possibile che noi diventassimo ciò che siamo ora".


Prima di tornare in Germania per i funerali, il campione tedesco ringrazia i ragazzi del team:


"Tutti, dico davvero tutti, dal presidente agli ingegneri ai tecnici ai meccanici ai cuochi, proprio tutti mi hanno offerto un grande sostegno, mi hanno dato il senso di quanto mi siano vicini".



In Spagna la Ferrari porta finalmente in pista la nuova F2003GA, dopo aver affrontato le prime quattro gare della stagione con la F2002. L'elemento più innovativo della vettura è senza dubbio la sospensione posteriore, nella quale il braccetto anteriore del triangolo inferiore non è più vincolato al cambio, ma al basamento del motore, riducendo ulteriormente il peso della scatola. La vettura è anche caratterizzata da una disposizione asimmetrica dell'impianto di raffreddamento del motore, evidenziata anche dalla presenza di aperture asimmetriche sulle fiancate per migliorare lo smaltimento del calore.


La nuova Ferrari F2003GA si dimostra subito molto competitiva, tanto che Michael Schumacher e Rubens Barrichello occupano l'intera prima fila. Il pilota tedesco, in testa alla classifica anche nella sessione a serbatoi scarichi di venerdì, precede il compagno di squadra di due decimi e mezzo, facendo segnare la migliore prestazione nel secondo e nel terzo settore della pista.


Al via Michael Schumacher mantiene la testa del gruppo, mentre Barrichello, girato largo alla prima curva nel tentativo di insidiare il compagno di squadra, resiste a sua volta all'attacco di Alonso, mantenendo la seconda posizione davanti allo spagnolo. A centro gruppo Pizzonia rimane fermo sullo schieramento per un problema col sistema automatico di partenza e rimane coinvolto in un incidente causato da Kimi Räikkönen, che avendo avuto la visuale coperta da altre vetture non si accorge della presenza del pilota brasiliano.


Al termine della prima sequenza di rifornimenti Michael Schumacher rimane al comando, mentre Alonso sopravanza Barrichello, portandosi in seconda posizione. In testa alla gara Michael accumula gradualmente vantaggio su Alonso e al termine della terza serie di rifornimenti il tedesco vince davanti allo spagnolo, portandosi al secondo posto in classifica piloti a quattro punti da Kimi Räikkönen.



Nel successivo appuntamento in Austria, Michael Schumacher conquista la pole position con appena quattro centesimi di vantaggio su Räikkönen, nonostante il pilota tedesco abbia commesso un errore nel primo settore.


Al via del Gran Premio, al terzo tentativo la partenza si svolse regolarmente, con Michael Schumacher che mantiene la testa della corsa, mentre Montoya sopravanza Räikkönen. Dopo una quindicina di giri, alcune gocce di pioggia cominciano a cadere sul circuito senza causare particolari imprevisti, con l'eccezione di un lungo di Schumacher, che costa al pilota tedesco una buona parte del vantaggio accumulato sugli inseguitori.


Ripresosi dall'inconveniente, il pilota tedesco continua a condurre davanti a Räikkönen e Button. Ma quando i tre rientrano ai box contemporaneamente, nel corso del ventitreesimo passaggio, durante il pit stop del pilota tedesco si verificano nuovamente problemi con l'apparecchiatura di rifornimento: della benzina fuoriesce dal bocchettone a causa di una valvola difettosa, finendo sugli scarichi roventi e prendendo fuoco. L'incendio, di entità piuttosto lieve, viene spento rapidamente e il ferrarista riparte, perdendo diversi secondi. Grazie a questo inconveniente Montoya passa in testa davanti a Räikkönen e Michael Schumacher.



Il colombiano è però costretto al ritiro nel corso della trentaduesima tornata a causa del cedimento del motore BMW. Nello stesso momento Schumacher, nettamente più veloce del rivale, supera di forza Räikkönen, portandosi di nuovo in testa alla corsa. Negli ultimi giri Michael Schumacher amministra tranquillamente il proprio vantaggio, mentre Räikkönen deve guardarsi dall'arrivo Barrichello. Tuttavia gli attacchi del brasiliano risultano infruttuosi e il pilota della McLaren conserva la seconda posizione, chiudendo la gara dietro a Michael Schumacher.


A Monte Carlo la Ferrari porta in pista un nuovo alettone posteriore, caratterizzato dalla forma a diedro dei profili, utile a cercare di portare a casa la quarta vittoria consecutiva. Tuttavia, a conquistare la pole è Ralf Schumacher, che precede per appena trentasei millesimi Räikkönen, mentre Michael Schumacher è solo quinto. Il pilota tedesco è più rapido di tutti nella prima parte del tracciato ma quasi mezzo secondo più lento del fratello nel settore centrale.


Al via Ralf Schumacher mantiene la testa della corsa, ma sarà Juan Pablo Montoya a trionfare in una delle edizioni più tattiche del Gran Premio del Principato, non fosse, appunto, per il finale, quando Michael Schumacher spinge al massimo per raggiungere la coppia di testa, dato che dietro al colombiano è presente il finlandese Kimi Räikkönen. Anche in virtù delle nuove regole, il Gran Premio si rivela più tattico di quanto non sia solitamente, lasciando la sensazione che, se avessero disputato delle qualifiche migliori, tanto Schumacher quanto Barrichello avrebbero potuto ottenere di più.



In Canada la Ferrari porta in pista una versione potenziata del motore, oltre a dei nuovi schermi dietro alle ruote anteriori e ad un nuovo alettone posteriore, con la speranza di poter tornare alla vittoria. Tuttavia, non sono le Ferrari a dominare la scena in qualifica, bensì le Williams, capaci di monopolizzare tutta la prima fila.


La sessione a serbatoi scarichi del venerdì si disputa sotto la pioggia, rimescolando l'ordine di uscita nella sessione di sabato che, come detto, sono dominate dalle Williams-BMW di Ralf Schumacher e Juan Pablo Montoya, rispettivamente primo e secondo. Alle loro spalle si piazza Michael Schumacher, più rapido di appena un millesimo di secondo rispetto ad Alonso.


Se durante le qualifiche le Williams sembrano destinate a dominare anche la domenica, in realtà in gara nessuno dei due piloti di Sir Frank è in grado di sfruttare al massimo la propria vettura. Il colombiano si esibisce in un testacoda nel corso del primo giro, mentre Ralf Schumacher non riesce a guadagnare un margine sufficiente a difendersi dal fratello. Durante la prima serie di pit stop Michael Schumacher, rimasto in pista più a lungo del fratello, riesce a sopravanzarlo. Nei giri successivi Ralf Schumacher cerca di tallonare il rivale, senza però rendersi pericoloso neanche nelle ultime fasi di gara, quando il pilota della Ferrari riduce il ritmo al punto da permettere a Montoya e ad Alonso di raggiungerli. Nonostante i distacchi ridotti tra i piloti di testa, non vi sono tentativi di sorpasso degni di nota ed i primi quattro tagliano il traguardo nello stesso ordine, con Michael vincitore e Kimi Räikkönen, principale rivale per il titolo del tedesco, costretto ad accontentarsi del sesto posto.



Al giro di boa, Michael Schumacher ha finalmente recuperato lo svantaggio che aveva accumulato nelle prime gare nei confronti di Kimi Räikkönen ed ora comanda la classifica con 54 punti, tre in più rispetto al rivale.


Sul circuito del Nürburgring, nella sessione di venerdì a serbatoi scarichi, in parte disturbata da un acquazzone improvviso, Räikkönen ottenne il miglior tempo, precedendo di quasi quattro decimi Michael Schumacher. Il pilota finlandese si ripete anche il giorno dopo. Alle sue spalle si piazza nuovamente Michael Schumacher, stavolta staccato di appena tre centesimi di secondo.


In gara Räikkönen imprime fin da subito un gran ritmo finché il suo motore non si rompe. La testa viene ereditata da Ralf Schumacher, seguito dal compagno di squadra Montoya, mentre Michael Schumacher, partito secondo, va in testacoda a causa di un sorpasso di Montoya. Sfruttando le soste ai box Montoya sopravanza Barrichello, rimontando poi rapidamente su Michael Schumacher. Al quarantaduesimo giro il pilota colombiano segna un tempo di quasi due secondi più rapido di quello del rivale, portando il suo attacco nel corso del passaggio seguente. Montoya affianca il rivale all'esterno del tornante Dunlop: Schumacher tenta di resistere all'interno ma finisce a contatto con la vettura del colombiano, andando in testacoda e fermandosi a cavallo del cordolo. Il pilota tedesco riesce a mantenere il motore della vettura acceso e i commissari di pista, vista la posizione pericolosa in cui si trovava la sua vettura, lo aiutano a ripartire spingendo la sua monoposto.


Nel resto la gara riserva ben poche emozioni e si conclude con la doppietta delle Williams con Barrichello a chiudere il podio, mentre Alonso difende il quarto posto dal rimontante Michael Schumacher.


La tappa successiva si corre a Magny-Cours, in Francia. La sessione di venerdì a serbatoi scarichi si svolge con la pista che si asciuga rapidamente, alterando pesantemente a vantaggio degli ultimi piloti a scendere in pista, gli unici a poter montare pneumatici da asciutto, mentre nella sessione di sabato la situazione torna alla normalità, con Ralf Schumacher e Montoya che occupano l'intera prima fila per la Williams. Gli pneumatici Michelin si dimostrano nettamente più competitivi dei rivali Bridgestone, tanto che nelle prime dieci posizioni solo le Ferrari di Michael Schumacher e di Barrichello sono equipaggiate con le gomme del fornitore giapponese.


Anche in Francia si registra la seconda doppietta consecutiva della Williams, con Ralf Schumacher che vince seguito da Montoya e Michael Schumacher.


Al via le due Williams mantengono la testa della corsa, mentre Räikkönen infila Michael Schumacher, portandosi in terza posizione. Nel corso della gara il pilota tedesco, in difficoltà con le gomme, perde terreno nei confronti di Räikkönen e subisce perfino la rimonta ed il sorpasso di Coulthard nella sequenza dei rifornimenti.


Col passare dei giri, Michael Schumacher si avvicina a Coulthard grazie ad una sosta leggermente posticipata, ma non riesce ad insidiare concretamente il pilota scozzese fino a che, al quarantottesimo giro, Coulthard rientra ai box ma durante la sua sosta si verificano dei problemi con il bocchettone del carburante, che non entra nel serbatoio.



I meccanici adoperano quindi l'apparecchiatura di riserva, ma il pilota scozzese riparte quando ancora il rifornimento non era stato completato, perdendo ancora più tempo. In questa fase, Michael Schumacher spinge al massimo per tentare di passare sia il pilota lo scozzese, sia Kimi Räikkönen. Il tedesco, rientrato ai box nel corso della cinquantaduesima tornata, riesce nell'impresa di tornare in pista davanti al finlandese, poiché quest'ultimo è rallentato da alcuni doppiati.


Negli ultimi giri Ralf Schumacher amministra il proprio vantaggio sugli inseguitori andando a vincere, mentre Michael Schumacher, giunto terzo davanti a Räikkönen, incrementa il proprio vantaggio sul finlandese, nonostante le difficoltà di guida create delle gomme Bridgestone.


Dopo che nel Gran Premio di Francia gli pneumatici Michelin avevano dimostrato una netta superiorità rispetto ai Bridgestone, a Silverstone la situazione torna in equilibrio. Barrichello conquista la sua seconda pole position stagionale, nonostante avesse effettuato per secondo il proprio giro cronometrato, dopo essere uscito di pista nelle sessione di venerdì, mentre in seconda fila si piazza Räikkönen. Michael Schumacher, rallentato da un errore alla curva Abbey, si deve accontentare della quinta posizione.


Al via Barrichello scatta male e viene sopravanzato da Trulli e Räikkönen, che si portano in prima e seconda posizione. Al dodicesimo passaggio, un uomo vestito con un kilt (che si scoprì più tardi essere un ex sacerdote irlandese di nome Cornelius Horan) compie un'invasione di pista, mettendosi a correre in senso opposta a quello di marcia delle vetture sul velocissimo rettilineo Hangar Straight. L'uomo, che sventola un cartello con le scritte Read the Bible (Leggete la Bibbia) e The Bible is always right (La Bibbia ha sempre ragione), viene placcato da un commissario, dopo essere stato evitato da diverse vetture. L'invasione di pista porta ad un nuovo ingresso della safety car, durante il quale praticamente tutti i piloti entrano ai box per effettuare il rifornimento.


Al termine della neutralizzazione della gara, le due Toyota di da Matta e Panis comandano la classifica, ma dopo poche tornate Montoya passa in testa, mentre Barrichello e Schumacher restano in posizioni arretrate. Il brasiliano comincia a rimontare superando sia Kimi Räikkönen sia Montoya, mentre il tedesco rimane a lungo bloccato da Jacques Villeneuve, di cui si libera a fatica e giungendo poi quarto al traguardo.


La gara si conclude con la vittoria di Rubens Barrichello, seguito da Montoya e da Räikkönen, mentre Michael Schumacher giunge al traguardo soltanto in quarta posizione. Nonostante ciò, il pilota tedesco riesce a mantenere il comando della classifica piloti, con 69 punti contro i 62 del giovane pilota della McLaren.


Ad Hockenheim, in Germania, con le alte temperature le gomme Michelin si rivelano superiori alle concorrenti Bridgestone, tanto che le uniche vetture tra le prime dieci equipaggiate con gli pneumatici giapponesi sono le due Ferrari. La Williams domina la scena, occupando l'intera prima fila, mentre Räikkönen e Michael Schumacher, penalizzato dalla scelta di pneumatici a mescola più dura, si qualificano al quinto e sesto posto.


Al via Montoya scatta bene dalla pole position, mantenendo la testa della corsa. Alle sue spalle, invece, Ralf Schumacher e Barrichello subiscono il sorpasso da Trulli, che si inserisce in seconda posizione, mentre Räikkönen affianca il pilota brasiliano della Ferrari all'esterno. Ralf Schumacher, nel tentativo di difendere la posizione, attraversa tutta la pista, stringendo Barrichello tra la propria vettura e quella di Räikkönen. Il brasiliano, rimasto senza spazio, urta la Williams del tedesco, intraversandosi e colpendo la vettura di Räikkönen, che perde il controllo della sua McLaren e sbatte violentemente contro le barriere.


La situazione rimane invariata anche dopo la prima serie di pit stop, fino al trentesimo giro, quando grazie ad un errore di Alonso, Michael Schumacher guadagna la terza posizione.


Superata anche la seconda fase dei pit stop, Montoya continua ad incrementare il proprio margine sui rivali, mentre Michael Schumacher deve guardarsi da Coulthard, che rimonta lo svantaggio e comincia a tallonarlo. Nel frattempo il motore Renault della vettura condotta da Jaro Trulli accusa un calo di potenza e Michael Schumacher, che lo segue, ne approfitta per avvicinarsi. Dopo diversi tentativi respinti dal rivale, nel corso del cinquantottesimo passaggio il tedesco ha la meglio su Trulli, superandolo con una manovra decisa e sfruttando anche la parte esterna della pista.



Quando sembra che Schumacher possa terminare la gara conquistando un ottima posizione, al sessantatreesimo giro sulla Ferrari di Schumacher si fora la gomma posteriore sinistra, forse a causa dell'escursione fuori pista compiuta per superare Trulli. Il pilota tedesco riesce a raggiungere i box e scivola al settimo posto. Montoya conquista così la seconda vittoria stagionale, tagliando il traguardo con oltre un minuto di vantaggio su Coulthard, e grazie alle battute di arresto dei fratelli Schumacher e di Räikkönen, il pilota colombiano si rilancia in Campionato, dove sale in seconda posizione, scavalcando il finlandese.


Come nel precedente Gran Premio di Germania, anche in Ungheria le alte temperature e le caratteristiche del tracciato avvantaggiano la Michelin, i cui pneumatici risultano più competitivi dei rivali Bridgestone. Anche in questa occasione le uniche due vetture tra le prime dieci qualificate a montare le gomme giapponesi sono le due Ferrari di Barrichello (quinto) e Michael Schumacher (ottavo).


L'appuntamento ungherese si caratterizza per la prima vittoria in carriera di Fernando Alonso, che diventa così il più giovane pilota a vincere un Gran Premio di Formula 1. Il giovane pilota spagnolo riesce nell'impresa di doppiare il campione del mondo e detentore di vari record, vale a dire Michael Schumacher, alla guida di una Ferrari in grande crisi con le gomme e solo ottavo al traguardo. Il tedesco mantiene comunque un punto di vantaggio sul rivale Juan Pablo Montoya (terzo al traguardo) e due su Räikkönen (secondo al traguardo).


Le settimane precedenti al Gran Premio d'Italia sono caratterizzate da una lunga polemica sulla presunta irregolarità degli pneumatici Michelin. La casa francese viene accusata dalla Ferrari di fornire degli pneumatici anteriori che, sottoposti al carico aerodinamico delle vetture, in curva si deformano aumentando l'impronta a terra ed eccedendo il limite di larghezza del battistrada di 270 mm imposto dalla FIA, pur rientrando nelle verifiche statiche post gara. Nelle settimane precedenti il Gran Premio, il direttore di gara Charlie Whiting invia alle scuderie un avviso ufficiale sulla vicenda. Pertanto, nei test disputati sul circuito brianzolo a inizio settembre la Michelin fornisce delle gomme di nuova specifica con un battistrada più stretto, in modo da evitare eventuali contestazioni nel successivo Gran Premio.


Dopo che nelle due gare precedenti le gomme Michelin avevano dimostrato una netta superiorità di rendimento nei confronti delle rivali Bridgestone, a Monza la situazione diventa più equilibrata. La lotta per la pole position è caratterizzata da un intenso duello tra Michael Schumacher e Montoya: i due piloti segnano dei parziali praticamente identici nei primi due settori, con il colombiano più rapido per pochi millesimi di secondo, ma a risultare decisivo è il terzo tratto di pista, nel quale il pilota tedesco guadagna poco più di un decimo sul rivale. Margine sufficiente per conquistare la pole position con un vantaggio di appena 51 millesimi sul pilota della Williams.


In gara, Michael Schumacher conquista la vittoria dopo essere partito dalla pole position e realizzando il giro più veloce, relegando il suo più diretto inseguitore Montoya al secondo posto. La gara è spettacolare, e vede i due rivali fronteggiarsi per tutto il tempo. Nel corso della prima tornata Montoya tenta di sopravanzare Schumacher alla variante della Roggia: i due affrontano la curva appaiati, venendo anche a contatto, ma il tedesco ha la meglio, respingendo l'attacco del rivale.


Il duello tra i primi due è molto intenso, con Montoya che recupera progressivamente sul rivale fino ad arrivare a meno di un secondo di distacco poco prima della seconda serie di soste. Ma il pilota tedesco rientra in pista davanti al colombiano, recuperando il comando della gara. Schumacher e Montoya riprendono quindi il duello per la testa della gara: il distacco tra i due è di circa un secondo e mezzo, ma durante il doppiaggio di Frentzen il colombiano perde addirittura un secondo. Da questo momento Montoya non riesce più a tenere il ritmo del rivale, cominciando ad accumulare un distacco sempre più consistente.


Grazie a questo evento, nelle ultime fasi di gara Michael Schumacher controlla il rivale a distanza e vince davanti al pubblico di casa:


"E' il giorno più bello della mia carriera".


Dopo 69 successi in Formula 1 e cinque titoli mondiali, Michael Schumacher si entusiasma ancora per una vittoria. Tanta emozione nasce dal fatto che nell'ambiente c'era già chi era pronto a dire che era giunto il declino, cosa che lo ha fatto enormemente soffrire.



Ma Schumacher dimostra ancora una volta di essere il migliore. La grinta e il coraggio nelle prime curve, quando occorre tenere dietro a tutti i costi Montoya, la tecnica quando bisogna allungare, l'intelligenza quando è necessario contenere il ritorno dell'avversario e una piccola rivincita personale, il doppiaggio su Alonso al nono giro:


"Avete visto il duello con Juan Pablo? Duro ma corretto, quello che la gente ama. Ho vinto io".


"Dopo la partenza, in fondo al rettilineo ho bloccato i freni e quasi tagliavo la chicane. Ho dovuto scegliere tra andare dritto o impostare una traiettoria sbagliata e ho optato per la seconda soluzione, anche se avrei potuto perdere il primo posto. E quasi succedeva, perché Montoya mi ha affiancato. Era vitale mantenere la posizione".


Superato indenne il giro iniziale, il momento più emozionante per il pilota tedesco è stato il ritorno in pista al termine del secondo pit stop:


"Mi sono visto sfrecciare davanti una Williams. Ho pensato a Montoya e mi sono chiesto come fosse possibile. Non mi tornavano i conti. Ero sicuro di averlo staccato e di aver fatto un pit stop veloce. Ci ho messo un po' a capire che era Gene. Persino ai box hanno impiegato un po' di tempo prima di rendersi conto di quanto era successo. Io ho pigiato come un matto sull'acceleratore, finché non ho avuto la conferma. La tensione non è svanita subito. Ho continuato a preoccuparmi finché non mi sono accorto che Juan Pablo era stato rallentato dal traffico dei doppiati".


"Juan Pablo si avvicinava. Non so perché, ma il secondo set di gomme non funzionava bene come il primo e il terzo. Comunque nell'ultima parte sono riuscito a recuperare qualcosa".


"Venivo da due gare finite male. Poi c'e il fatto delle cinquanta vittorie alla guida della Ferrari, l'importanza di dieci punti che possono valere il mio sesto titolo mondiale, il piacere di veder gioire i nostri fantastici sostenitori".


"Non ho mai smesso di credere in noi stessi. I momenti brutti vanno e vengono. L'obiettivo era di staccare Montoya; capite bene quanto sia importante avere tre punti di vantaggio a due gare dal termine".


"Il futuro è ancora molto incerto. Qui a Monza avevamo un ottimo pacchetto aerodinamico e un motore eccezionale, che ci ha aiutato moltissimo. E' stato perfezionato anche il nostro sistema di partenza. Dobbiamo continuare a lavorare, il titolo se lo aggiudicherà chi migliora di più. Il futuro ora non mi interessa. Prima devo analizzare la gara con gli ingegneri, perché non dobbiamo trascurare nulla. Dopo penserò a rilassarmi. La grande festa del popolo ferrarista sotto il podio di Monza A quanto ricordo, Indianapolis è un circuito con caratteristiche simili a questo. Insomma, le sensazioni sono buone".


Sul palco, il tedesco fa il suo salto tipico, a gambe larghe e un braccio solo levato. Durante gli anni ha ceduto a un vezzo che gli era stato contestato tre anni prima da Francesco Cossiga; gesticolare come un direttore d'orchestra sulle note del Mameli. Lo ha fatto per un istante soltanto. Dopo i consueti festeggiamenti, dall'alto del palco di Monza, una piattaforma rotonda sospesa sulla pista, Michael saluta la folla rossa in delirio:


"Sono grato a tutti i ragazzi della Ferrari, dai meccanici a quelli che fanno le pulizie. Erano motivati, hanno dato oltre il cento per cento. Li amo tutti. Questo risultato è il miglior modo per motivarli".


"Da lassù lo spettacolo è grandioso. Grazie ancora. A tutti".


La vittoria permette al tedesco di incrementare il proprio vantaggio sugli inseguitori, portandolo a tre punti nei confronti di Montoya e a sette rispetto a Räikkönen. Un margine risicato con ancora due gare da disputare, se si pensa che le gomme Bridgestone non garantiscono un margine di competitività sufficiente a respingere gli attacchi degli avversari.


A due gare dal termine del campionato la maggior parte delle scuderie non portano aggiornamenti consistenti delle proprie vetture, essendo ormai concentrate sulla stagione successiva, ma fanno ovviamente eccezione le tre squadre ancora impegnate nella lotta per i titoli mondiali. Ferrari e BMW portano versioni potenziate dei rispettivi propulsori, oltre a vari affinamenti delle appendici aerodinamiche delle vetture, mentre la McLaren porta piccole modifiche aerodinamiche.


Per via del meteo variabile sia nella giornata di venerdì che il sabato mattina la maggioranza delle scuderie non riesce ad avere dati a sufficienza per definire un assetto ideale, favorendo un rimescolamento dei valori in campo. Kimi Räikkönen conquista la pole, mentre Michael Schumacher, autore di diversi errori e insoddisfatto dell'assetto della sua monoposto, marca solamente il settimo tempo.


Al via Räikkönen mantiene la prima posizione e al termine del primo giro conduce davanti a Panis, Ralf Schumacher e Michael Schumacher, lasciato passare dal compagno di squadra nel corso del primo passaggio. Nel tentativo di recuperare le posizioni perse in partenza, nel corso della terza tornata il pilota colombiano affianca con decisione Barrichello e i due si toccano, costringendo il brasiliano al ritiro. Attorno al sesto passaggio comincia a cadere una leggera pioggia: in queste condizioni le gomme Michelin si dimostrano molto più efficaci delle rivali Bridgestone e Michael Schumacher è costretto a cedere diverse posizioni, mentre Montoya rimonta fino al terzo posto.


La pioggia cessa dopo appena due tornate, ma Räikkönen continua a condurre la corsa davanti a Ralf Schumacher, Coulthard, Montoya, Alonso e Michael Schumacher. Man mano che la pista si asciuga, il pilota tedesco della Ferrari riprende a girare su tempi competitivi, facendo anche segnare il giro più veloce. Verso il quindicesimo giro ricomincia a piovere, ma nessuno dei piloti di testa che effettuano la prima sosta sceglie pneumatici da bagnato. La pioggia però aumenta notevolmente di intensità e anche gli altri piloti sono costretti a tornare nuovamente ai box per montare gomme adatte. Nel frattempo a Montoya viene inflitto un drive-through di penalità per il contatto con Barrichello. Al rientro in pista, il pilota colombiano sprofonda nelle retrovie, rientrando in pista in undicesima posizione.


La classifica della gara viene così rivoluzionata ma ora, in condizioni di pista completamente bagnata, le gomme Bridgestone risultano molto più competitive delle Michelin. Schumacher passa immediatamente i due piloti che lo precedono e alla ventottesima tornata sorpassa anche Räikkönen. Quattro passaggi più tardi il pilota tedesco sopravanza anche Frentzen, recuperando poi rapidamente lo svantaggio da Button e sorpassandolo al trentaseiesimo giro. Col passare dei giri, la pioggia smette di cadere e la pista torna ad asciugarsi. Durante la seconda serie di soste, aperta da Räikkönen nel corso del quarantaduesimo giro, tutti i piloti montano gomme da asciutto, ma non ci sonno cambi di posizione significativi: Schumacher continua a condurre precedendo Frentzen e Räikkönen fino a che, nelle tornate successive,pilota della McLaren recupera progressivamente terreno sul rivale, superandolo nel corso della cinquantaquattresima tornata.


Negli ultimi giri Schumacher gestisce il vantaggio e vince davanti a Räikkönen. Con questa vittoria il tedesco ipoteca il sesto titolo mondiale della sua carriera, dato che l'unico avversario ancora matematicamente in gioco rimane il finlandese, staccato di ben nove lunghezze. Montoya, staccato di dieci punti dalla vetta, deve invece dire addio alla possibilità di conquistare il mondiale, poiché se anche il colombiano dovesse vincere il successivo Gran Premio del Giappone con Schumacher fuori dai punti, il tedesco si aggiudicherebbe comunque il titolo per il maggior numero di vittorie conquistate.


Anche il pilota finlandese, per aggiudicarsi il titolo, avrebbe dovuto vincere la gara con il rivale fuori dai punti, perché in caso di parità nel punteggio finale il titolo sarebbe comunque andato a Schumacher in virtù del maggior numero di vittorie conquistate dal campione in carica tedesco, sei contro le eventuali due di Räikkönen.


All'ultima gara di campionato le uniche scuderie a portare delle novità sulle vetture sono quelle ancora in lotta per i due titoli mondiali. Ferrari, McLaren e soprattutto la Williams effettuano degli ultimi affinamenti alla veste aerodinamica delle proprie vetture, cercando di adattarle al meglio all'esigente circuito giapponese, con l'impiego, da parte della Williams, di nuovi alettoni anteriori e di appendici aerodinamiche modificate sul corpo vettura.


In Giappone, le qualifiche sono pesantemente condizionate da uno scroscio di pioggia caduto sulla pista negli ultimi minuti della sessione, che compromette le prestazioni degli ultimi piloti a scendere in pista. Barrichello conquista la pole position, precedendo di quasi sette decimi Montoya, ma già nel momento in cui il brasiliano sta realizzando il suo giro cronometrato la pioggia aveva iniziato a cadere in modo insistente. Räikkönen, quinto il venerdì, deve perfino rimanere fermo nei box per l'interruzione pubblicitaria prevista ogni cinque giri cronometrati, scendendo in pista quando ormai il tracciato è nettamente bagnato.


Il pilota finlandese non riesce a fare meglio del settimo tempo, venendo battuto subito dopo dal compagno di squadra Coulthard e scivolando quindi in ottava posizione. Peggio va a Michael Schumacher, che finisce solamente quattordicesimo, mentre né Ralf Schumacher né Trulli, i più rapidi nella sessione di venerdì, riescono a terminare le proprie prestazioni cronometrate.


Al via Montoya attacca Barrichello già nel corso del primo giro, sopravanzandolo alla Spoon Curve e guadagnando immediatamente un buon vantaggio, che si stabilizza attorno ai 4 secondi. Al sesto giro Michael Schumacher, risalito in decima posizione, prova a superare Sato, ma finisce per toccare il giapponese danneggiando la propria vettura. Il pilota tedesco deve tornare ai box per sostituire il musetto, scivolando in ultima posizione.


Al nono passaggio Montoya è costretto al ritiro per un problema meccanico, cedendo la testa della corsa a Barrichello. Räikkönen, al quale il compagno di squadra Coulthard aveva dato strada nel corso del terzo giro, passa quindi brevemente in testa alla corsa e, con Michael Schumacher in sedicesima posizione, diventa virtualmente campione del mondo. Il pilota finlandese rifornisce a sua volta al tredicesimo giro, seguito via via da tutti gli altri piloti.


Barrichello continua ad aumentare il suo vantaggio sui piloti McLaren, con Räikkönen che, rallentato da un treno di gomme dal rendimento non ottimale, perde terreno anche nei confronti del compagno di squadra. Michael Schumacher rimonta faticosamente dal fondo del gruppo, trovandosi bloccato per qualche giro insieme al fratello dietro a Sato. I due anticipano quindi la seconda sosta, rientrando ai box al ventiquattresimo giro.


Durante la seconda fase della corsa, Da Matta e i fratelli Schumacher ingaggiano un intenso confronto per la settima posizione, che si conclude quando Ralf Schumacher tampona il fratello, danneggiando l'ala anteriore.


Per fortuna Michael può proseguire mantenendo ben saldo l'ottavo posto, mentre il pilota della Williams è costretto ai box per le riparazioni. L'ottava posizione è sufficiente a Schumacher per ottenere il sesto titolo iridato e il pilota tedesco si accontenta quindi di seguire Da Matta, mentre in testa alla corsa Barrichello controlla la situazione davanti a Räikkönen e vince davanti ai due piloti McLaren.



Michael Schumacher conquista così il sesto titolo mondiale della sua carriera, forse il più difficile a causa delle coperture Bridgestone non sempre all'altezza degli avversari, mentre grazie alla vittoria di Barrichello e alla battuta di arresto della Williams la Ferrari conquista il titolo costruttori per la quinta volta consecutiva.


Dal podio piove champagne e Schumacher rimane a terra.


Gli organizzatori, tuttavia, lo ammettono alla conferenza tv riservata ai primi tre. Il campione racconta di una stagione difficile, di un finale duro e del Gran Premio più emozionante, confuso e vorticoso che mai gli sia toccato vivere:


"E' tutto fantastico, meraviglioso. Però mi sembra così strano. Ero teso anch'io negli ultimi giorni, ma mica potevo farvelo capire. Oggi abbiamo fatto una corsa straordinaria. Sono innamorato di tutti i tifosi e di questa squadra".


"In gara ho commesso una stupidaggine. Ero alle spalle di Sato, stavamo recuperando e andava tutto bene. A un certo punto lui mi ha aperto la porta, cioè mi ha lasciato lo spazio per passare, io ho detto tra me e me...grazie e mi sono infilato. Non pensavo che avrebbe chiuso la traiettoria all'improvviso. Altri piloti si accorgevano che ero più veloce e molto correttamente mi lasciavano passare".


"Ho temuto di perdere il mondiale. Dopo le riparazioni sono rientrato in ultima posizione. Ho dovuto spingere al massimo, per fortuna la vettura è stata eccezionale. Per essere tranquillo dovevo risalire fino all'ottavo posto, perché mi avevano informato via radio che Montoya si era ritirato e le due McLaren tallonavano Rubens. Non si sa mai che cosa può succedere in una gara di Formula Uno".


"Anche con Ralf ha avuto qualche problema...un'altra grande paura. Non ho ben capito il motivo dell'impatto, perché non ho ancora rivisto le immagini televisive. Non so se mi stava attaccando o se era troppo vicino. Io tentavo di superare Da Matta, però ho dovuto frenare bruscamente, così ho spiattellato una gomma. Le vibrazioni erano così forti che avevo problemi di visibilità nel rettilineo. Temevo anche una foratura e cercavo soltanto di arrivare al traguardo. Fino all'ultimo giro sono stato in tensione. Che corsa folle. L'avevo detto che non sarebbe stato facile. Quando parti in quattordicesima posizione, come è successo a me per colpa della pioggia durante le qualifiche, non puoi mai sapere che cosa succede nelle prime file".


"Questo titolo è particolare, completamente diverso dagli altri. Oggi abbiamo realizzato un'impresa incredibile. Non trovo nemmeno le parole per descriverla".


In tribuna, migliaia di tifosi giapponesi vegliano fino a notte fonda per non perdersi la foto di gruppo del Cavallino. Del team che - grazie a Schumacher - è entrato faticosamente nella storia:


"Non è il mio record che conta, l'importante è aver raggiunto assieme alla Ferrari i due obiettivi di inizio anno, cioè il sesto Mondiale mio e il quinto consecutivo dei costruttori. Possiamo dire che io e il team insieme abbiamo scritto la storia. La vittoria di Rubens ha reso la giornata ancora più incredibile".


"A costo di ripetermi, torno a citare i ragazzi del team. Alla vigilia erano tesi come me, ma li avete visti quando sono rientrato con il musetto rotto? Erano pronti sebbene la sosta non fosse preparata, hanno cambiato le gomme e messo benzina. Hanno vinto loro. D'altronde, i numeri parlano da soli. In una stagione ci sono sempre periodi più difficili, fa parte di questo sport. Io ho mantenuto la massima fiducia nella mia squadra. Lavoro con loro da tanti anni, so che sono grandi".


Viste le difficoltà con la quale si era giunti al quarto titolo consecutivo, in Ferrari si inizia a supporre che per l'annata 2004 sarebbe stato impossibile riuscire a bissare i risultati ottenuti negli anni precedenti. Ma Schumacher non ha dubbi, anche il 2004 sarà il suo anno, ed esprime il suo pensiero apertamente all'interno del team:


"Ogni volta che qualcuno mi dice che sono vecchio e mi ricorda che ho 35 anni, mi chiede: come fai ad avere ancora tutti questi stimoli? Io gli rispondo, sto alla grande, non mi sono mai sentito così in forma, e lo dico anche a me stesso. Credo che i miei sentimenti siano noti, mi piacciono la competizione, la velocità, i sorpassi, tutto mi eccita tremendamente. Dimentico in fretta i mondiali vinti, quello del 2003 è già un ricordo. Quando comincia la prima gara della stagione, si riparte da zero. E per me è un grande momento. Un'emozione straordinaria".


"Io sono sempre lo stesso, affamato come al solito. E la nostra nuova macchina, la F2004, sembra molto più forte della vecchia. Anzi, lo è sicuramente. Melbourne ci dirà di quanto e se il passo avanti basta a distruggere gli avversari".


"Questa potrebbe essere la mia stagione più difficile, è probabile, vedremo. Mi aspetto molta concorrenza, tutti i rivali più veloci. Ma ho fiducia nella Ferrari, saremo ancora davanti a tutti".


Certo, il dubbio rimane sulla tenuta delle coperture Bridgestone, ma Schumacher spegne sul nascere ogni illazione:


"Credo che abbiano più importanza le gomme, ma io ho grande fiducia nella Bridgestone, sotto questo aspetto sono tranquillo. Dicono che sia uno svantaggio lavorare solo per un team di punta, che la Michelin è favorita, fornendo i pneumatici a Williams, McLaren e Renault. Per me è vero il contrario, non a caso a vincere gli ultimi mondiali siamo stati noi".


Come era già successo con la F2003 GA e con altre Ferrari, anche la neonata F2004 al suo esordio stabilisce nuovi record. Al cospetto di tutto lo stato maggiore della Ferrari, a partire dal presidente Luca Di Montezemolo, Jean Todt, Ross Brawn, Rory Byrne, Paolo Martinelli e Luca Baldisserri, l'unico in tuta, fra le mani di Michael Schumacher sulla pista di Fiorano la nuova Ferrari infrange il muro dei 57 secondi. Il miglior riscontro cronometrico sui 21 giri effettuati è di 56"850, due decimi sotto il miglior tempo della F2003-Ga al debutto l'11 febbraio 2003.


"Questa nuova macchina promette bene".


Commenta alla fine della giornata Schumacher. Il giorno successivo, il tedesco compie 100 giri stabilendo con la nuova F2004 il record della pista di Fiorano in 56"279, oltre mezzo decimo sotto il primato dell'anno scorso.



Nel 2004 la Ferrari ripete il copione già scritto nel 2002, con Schumacher che vince le prime cinque gare stagionali in Australia, Malesia, San Marino e Spagna.


La stagione 2004 inizia con due importanti modifiche al regolamento tecnico: ciascun pilota avrebbe dovuto disputare tutto il week-end di gara con un solo motore, con una penalità di dieci posizioni sulla griglia di partenza in caso di sostituzione dello stesso (convertita in una partenza dal fondo dello schieramento se il cambio fosse avvenuto dopo le qualifiche), mentre il numero di profili dell'alettone posteriore è portato da tre a due.


Per quanto riguarda le nuove vetture la Ferrari, a differenza di quanto fatto nella stagione precedente, schiera dalla prima gara la nuova F2004, in gran parte un'evoluzione diretta della vettura 2003.


La prima gara della stagione vede un dominio assoluto delle Ferrari: dopo aver stabilito il nuovo record sul giro del circuito nelle prove libere e dopo aver conquistato la pole position nelle qualifiche, Michael Schumacher domina il Gran Premio australiano con autorevolezza guadagnando, giro dopo giro, su tutti gli avversari a cominciare dal combattivo Montoya, che paga cara la sua foga venendo rallentato da numerosi duelli nella pancia del gruppo.



La classifica finale vede quindi Schumacher al primo posto, tallonato dal compagno di squadra Rubens Barrichello mentre al terzo posto si classifica il talento spagnolo della Renault Fernando Alonso.


La Ferrari bissa il successo australiano anche a Sepang, in Malesia, superando egregiamente la prova del caldo e dopo aver conquistato la seconda pole position consecutiva. Michael Schumacher domina nettamente le qualifiche, infliggendo pesanti distacchi a tutti i rivali (più di sei decimi al secondo, Mark Webber, e quasi un secondo a Juan Pablo Montoya, quarto).


Prima del via la pista viene bagnata da una leggera pioggia, ma nessuno dei piloti sceglie di partire con pneumatici da bagnato. Al via Michael Schumacher scatta bene, mantenendo il comando fino al nono giro. Il tedesco torna ai box, lasciando il comando della gara per tre giri al suo diretto inseguitore, Montoya.


Schumacher e Montoya iniziano un duello a distanza, facendo segnare più volte il giro più veloce in gara: in questa fase, il colombiano si avvicina al rivale ma il vantaggio oscilla per tutto il tempo tra i tre e i quattro secondi.


Montoya e Michael Schumacher rientrano ai box insieme al ventiseiesimo giro: la sosta del colombiano è più rapida, ma il distacco tra i due rimane pressoché invariato. La corsa continua senza ulteriori colpi di scena, ed addirittura negli ultimi giri sia Schumacher che Montoya alzano un po' il ritmo, dato che le posizioni sono ormai congelate.


Michael Schumacher vince così nel giorno dell'anniversario di Ayrton Senna, che avrebbe compiuto 44 anni.



Il terzo Gran Premio della stagione conferma la grande competitività della Ferrari, che porta entrambe le macchine sul podio dopo una gara condotta sempre in testa. Come nel Gran Premio d'apertura in Australia, sull'inedito circuito del Bahrein la Ferrari piazza i propri piloti in prima fila, con Michael Schumacher in pole position davanti a Barrichello.


Nella mattina di domenica il circuito è bagnato da una leggera pioggia, evento estremamente raro in Bahrein; l'abbassamento delle temperature favorisce le scuderie dotate di pneumatici Bridgestone, meno efficaci dei rivali Michelin con temperature elevate. Nel pomeriggio il tempo migliora e la gara si svolse con il tracciato completamente asciutto.


Al via Michael Schumacher scatta bene dalla pole position, mantenendo la testa del gruppo davanti a Barrichello e Montoya. Le due Ferrari conquistano rapidamente un buon margine sui rivali e durante la gara mantengono un ritmo insostenibile per gli inseguitori, che vengono sempre più distanziati.


A circa dieci giri dalla fine, mentre i due ferraristi amministrano senza problemi il vantaggio sui rivali, Montoya comincia a rallentare per problemi al cambio. In assenza di ulteriori avvenimenti, Michael Schumacher taglia il traguardo davanti a Barrichello, ottenendo così la terza vittoria su tre gare stagionali.



A dieci anni dall'incidente in cui scomparve Ayrton Senna, il campione del mondo in carica Schumacher mette a segno il quarto successo consecutivo insinuando nella mente di molti operatori del settore che il Campionato mondiale di Formula 1 possa già dirsi concluso a causa della grande forza della casa di Maranello, sebbene si sia solamente al quarto appuntamento stagionale.


Alla prima gara in Europa dopo le lunghe trasferte in Australia, Malesia e Bahrain, la maggioranza delle scuderie introduce delle novità sulle proprie monoposto. In particolare, la Ferrari monta sulle F2004 di Schumacher e Barrichello un nuovo cofano motore, più stretto e basso soprattutto nella parte posteriore.


Tuttavia, nelle qualifiche del sabato la pole position è appannaggio di un ottimo Jenson Button, che sfrutta al massimo la sua BAR motorizzata Honda. Il pilota inglese, quinto nella sessione a serbatoi vuoti, segna un ottimo tempo infliggendo sette decimi di distacco a Barrichello, fino a questo momento il più veloce. Schumacher segna un tempo in linea con quello del rivale nel primo settore, risultando poi più veloce nel secondo per poco meno di due decimi, ma il pilota tedesco commette però un errore nella terza parte del tracciato, perdendo quasi mezzo secondo rispetto a Button.


Al via Button parte bene e mantiene la testa della corsa, sfruttando anche le difficoltà di Schumacher, costretto a difendersi piuttosto rudemente dall'attacco di Montoya, spingendolo anche sull'erba e conservando così la seconda posizione. Superata la fase iniziale, i primi due impongono un ritmo insostenibile per gli inseguitori, con Schumacher che segna più volte il giro più veloce in gara. Nei giri successivi Button, nonostante la pressione del pilota tedesco, non commette errori e mantiene ben salda la prima posizione fino al nono giro, quando si ferma a rifornire. Nel frattempo, con pista libera, Schumacher spinge al massimo, rientrando ai box due tornate più tardi nettamente davanti al rivale.


In testa alla corsa, nei giri successivi Michael Schumacher scava un divario via via più ampio fra sé e Button, e dopo aver completato anche il secondo e terzo rifornimento, Michael Schumacher amministra senza affanni il vantaggio sui rivali e vince la quarta gara consecutiva davanti a Button e Montoya.



Sul circuito catalano Schumacher ottiene la quinta vittoria consecutiva, dopo che nelle prime battute aveva ingaggiato un bel duello a distanza con l'italiano Trulli. Il pilota tedesco della Ferrari si conferma sempre più leader della classifica allungando sui più immediati inseguitori.


il tedesco impone la sua superiorità fin dalle qualifiche, ottenendo la pole position e infliggendo oltre sei decimi di distacco al più vicino inseguitore, Montoya.


Ma al via della gara scatta benissimo Trulli, che riesce a superare Montoya, Sato e Michael Schumacher, portandosi al comando della gara. Al termine del primo giro, Trulli conduce davanti a Michael Schumacher. Come a Imola, i primi due distanziano il gruppo, con il pilota tedesco che incalza minacciosamente il rivale, facendo segnare più volte il giro più veloce in gara. Non si verificano tuttavia sorpassi fino alla prima serie di pit stop. Il leader della corsa rientra al nono giro, mentre Michael Schumacher effettua la prima sosta al decimo giro, tornando in pista davanti al rivale e distanziandolo immediatamente.


Al ventitreesimo giro Trulli si ferma nuovamente ai box, e viene imitato due giri più tardi da Michael Schumacher. Il pilota tedesco, nonostante avesse effettuato una sosta in più, torna in pista in testa, davanti al compagno di squadra Barrichello.


A venti giri dal termine Montoya è costretto al ritiro, a causa di un problema ai freni che lo aveva già rallentato in precedenza. Gli ultimi giri non riservano colpi di scena e Michael Schumacher vince agevolmente la quinta gara consecutiva dall'avvio della stagione.


Dopo appena cinque gare, Schumacher comanda la classifica con 50 punti, contro i 32 del compagno di squadra, Rubens Barrichello, e i 24 di Jenson Button. I più accaniti rivali sono invece fermi a 18 punti per Montoya e un solo punto per Räikkönen.



La striscia di vittorie di Michael Schumacher si interrompe nelle anguste strade del Principato: la vittoria va alla Renault di Jarno Trulli, autore di una grande partenza alla pari del compagno di squadra Alonso.


Fin dalle qualifiche Jarno Trulli si dimostra velocissimo e conquista la prima pole position della sua carriera, battendo per circa tre decimi Ralf Schumacher. Il pilota tedesco viene però retrocesso di dieci posizioni sullo schieramento per aver sostituito il motore sulla sua vettura. Il secondo posto è quindi assegnato a Button, seguito da Alonso e Michael Schumacher.


La Ferrari, che a Monte Carlo introduce sulle F2004 di Schumacher e Barrichello delle nuove ciminiere di sfogo dei radiatori, orientate verso l'esterno e aventi funzioni di miglioramento dei flussi d'aria nella zona posteriore della monoposto, oltre che di sfogo del calore, sembrano non trovarsi a loro agio sul circuito cittadino.


Al via scatta bene Trulli, che mantiene la prima posizione. Al termine della prima serie di soste ai box Trulli continua a condurre davanti ad Alonso e Michael Schumacher, autore anche del giro più veloce in gara nel tentativo riuscito di sopravanzare Button e Räikkönen.


Tuttavia non si verificano ulteriori cambi di posizione fino al quarantesimo passaggio, quando Alonso, durante un tentativo di doppiaggio ai danni di Ralf Schumacher, rallentato da problemi al cambio, esce di traiettoria sotto il tunnel, perdendo il controllo della monoposto e sbattendo violentemente contro le barriere. L'incidente dissemina la pista di detriti, al punto da richiedere l'ingresso in pista della safety car. Tutti i piloti tranne i due della Ferrari ne approfittano per effettuare il secondo rifornimento.


Michael Schumacher si trova così in testa, seguito da Montoya, quarto e doppiato, Trulli e Button. Ma nel corso del quarantacinquesimo giro, mentre la vettura di sicurezza si prepara a farsi da parte, per scaldare le gomme, il pilota tedesco frena bruscamente all'uscita del tunnel cogliendo di sorpresa Montoya, che lo tampona.


La vettura del tedesco si intraversa, andando a sbattere contro le barriere e danneggiandosi irreparabilmente. Al termine del Gran Premio Montoya e Schumacher vengono entrambi convocati in direzione gara, ma a nessuno dei due vengono inflitte sanzioni per l'incidente.



Michael Schumacher torna alla vittoria sul circuito del Nurburgring, seguito da Rubens Barrichello, firmando la doppietta Ferrari che viene dedicata al recentemente scomparso Umberto Agnelli. La scuderia di Maranello, infatti, non festeggia sul podio e il solo Jenson Button, terzo al traguardo, stappa la bottiglia di champagne.


Il dominio di Michael Schumacher inizia dalle qualifiche, ottenendo la quinta pole position stagionale con un vantaggio di oltre sei decimi sul secondo miglior tempo, fatto segnare da Sato.


Al via Michael Schumacher mantiene la testa della corsa e da vita a una serie di giri irripetibili per chiunque, tanto è vero che il pilota tedesco guadagna quasi due secondi al giro. Kimi Räikkönen, secondo, in questa fase rallenta il gruppo degli inseguitori, che, pur nettamente più veloci, non riescono a superarlo, accumulando così un consistente ritardo da Schumacher.


Grazie ad un ritmo insostenibile per chiunque, Michael Schumacher vince la sesta gara su sette da inizio stagione.



In Canada, nel corso delle qualifiche Ralf Schumacher ottiene la pole position davanti a Button, Trulli e Montoya. Sembrano invece in clamorosa difficoltà la Ferrari, con Schumacher e Barrichello che ottengono rispettivamente il sesto e il settimo tempo ad oltre un secondo di distacco dal pilota della Williams, nonostante sul veloce circuito canadese la scuderia di Maranello porta al debuttare la versione B del suo propulsore, con una potenza maggiorata di 15 cavalli circa rispetto alla versione base.


Tuttavia, il campione del mondo in carica si dichiara fiducioso per la gara, dato che i tecnici della Ferrari, sapendo che gli pneumatici Bridgestone sono meno efficaci dei rivali Michelin sul giro secco ma garantiscono una buona costanza di prestazioni in gara, hanno optato per la scelta di caricare un quantitativo consistente di benzina sulla sua vettura, sacrificando la posizione di partenza in favore della possibilità di effettuare una sosta in meno rispetto ai rivali.


Al via scatta bene Ralf Schumacher, mentre Michael Schumacher recupera fin da subito due posizioni. Nei passaggi seguenti il pilota tedesco della Williams guadagna del margine sugli inseguitori mentre Michael, approfittando del problema ai box accusato da Alonso, guadagna un'altra posizione e si attesta al terzo posto.


La gara si rivela molto tattica e pone un grande accento sulle soste di rifornimento: Ralf Schumacher e Jenson Button, nel tentativo di sfruttare il minor carico di carburante di cui dispongono, cercano di distanziare il resto del gruppo ma i più carichi Alonso e Michael Schumacher riescono a tenere il loro ritmo. Il tedesco, tra l'altro, tenta più volte di sopravanzare Montoya senza però riuscire nell'intento.


Al ventinovesimo giro Montoya, che sta tallonando Michael Schumacher da diversi giri, entra ai box per la sua seconda sosta. Seguono poi Räikkönen, Button e Ralf Schumacher, rispettivamente al trentesimo, al trentunesimo ed al trentaduesimo passaggio, lasciando il comando a Michael Schumacher, seguito dal compagno di squadra e dal fratello.


Michael Schumacher rifornirà al quarantaseiesimo passaggio, rientrando in pista davanti a Button, mentre due tornate più tardi rientrerà ai box anche Ralf Schumacher, lasciando definitivamente il comando della gara a Michael, che vince per la settima volta in stagione davanti a Ralf Schumacher, Barrichello, Button e Montoya (a fine gara le Williams e le Toyota verranno squalificate per le dimensioni irregolari delle prese d'aria dei freni anteriori).



Sul circuito di Indianapolis, la Ferrari torna a dominare le qualifiche, con Barrichello in pole position davanti al compagno di squadra Michael Schumacher.


Al via scattano bene le due Ferrari, con Rubens Barrichello che mantiene al testa della corsa davanti a Michael Schumacher, ma un'incidente nelle retrovie costringe i commissari a far entrare la safety car.


Conclusa la pulizia della pista dai detriti, alla ripartenza Michael Schumacher attacca il compagno di squadra, affiancandolo sul rettilineo d'arrivo e superandolo alla prima curva. E' incredibile il fatto che il pilota tedesco riesce a transitare sotto il traguardo staccato di appena tredici millesimi da Barrichello, non violando quindi la regola che impone ai piloti di conservare le posizioni fino alla linea di arrivo dopo l'uscita di scena della safety car.


Le due Ferrari iniziano a guadagnare numerosi secondi sugli inseguitori, ma il loro vantaggio viene nuovamente neutralizzato a causa di un incidente occorso alla Williams di Schumacher oltre che allo scoppio di uno pneumatico sulla Renault di Alonso.


I rifornimenti vedono Barrichello sfruttare il maggior carico di benzina della sua vettura per recuperare posizioni, arrivando a prendere il comando per poi cederlo a seguito della sua sosta ai box: all'uscita si ritrova alle spalle di Schumacher, con il quale ingaggia un duello durato un paio di giri.


Ma Michael Schumacher resiste agli attacchi ed ottenne la sua ottava vittoria stagionale davanti al compagno di squadra e Sato.



Al ritorno in Europa dopo la doppia trasferta in Nord America, in Francia la Renault conquista la pole position grazie a Fernando Alonso, più veloce di poco meno di tre decimi rispetto a Michael Schumacher.


Ma in gara si assiste alla grande prova di Michael Schumacher e della Ferrari che, similmente a quanto fecero nel 1998 a Budapest al termine del quale risultarono i primi a vincere una gara effettuando tre soste, sfruttando il breve tempo che si perde nella corsia dei box, impostano una strategia su quattro soste, una in più rispetto a quelle previste degli avversari, ottenendo la vittoria con un vantaggio abbastanza consistente.


Al comando della corsa Alonso sembra in grado di controllare Michael Schumacher, nonostante il tedesco avesse fatto segnare più volte il giro più veloce in gara. I due guadagnano rapidamente un discreto margine sugli inseguitori.


Al termine dell'undicesima tornata Michael Schumacher torna ai box per effettuare il primo pit stop, e tre tornate più tardi tocca ad Alonso. In testa alla corsa, Alonso sfrutta alcuni doppiaggi per tenere a distanza Schumacher, che è però più veloce dello spagnolo e durante la seconda serie di pit stop passa davanti al rivale, conquistando la testa della corsa.


A questo punto Schumacher allunga su Alonso, dato che nel tentativo di avere la meglio sul pilota spagnolo, non riuscendo il sorpasso in pista, la Ferrari ha cambiato la strategia del pilota tedesco, prevedendo addirittura quattro soste. Il ferrarista rifornisce già al quarantaduesimo passaggio, effettuando una sosta breve e rientrando in pista in seconda posizione, mentre Alonso torna ai box quattro giri dopo, cedendo nuovamente al rivale il comando della corsa. A questo punto Schumacher spinge al massimo per avere un margine sufficiente sul pilota della Renault per effettuare un'altra sosta e tornare in pista davanti. La manovra gli riesce e al cinquantottesimo passaggio Schumacher, dopo aver effettuato la quarta sosta, rientra in pista al comando, con un vantaggio consistente su Alonso, e vince il nono Gran Premio sui dieci fin qui disputati.



A Silverstone, in griglia di partenza il finlandese Kimi Räikkönen, a distanza di un anno dall'ultima volta, parte dalla pole position precedendo Barrichello, Button e Michael Schumacher. Le qualifiche sono determinate da un'anomala situazione.


Infatti, come di consueto, le qualifiche sono divise in due sessioni di un'ora ciascuna, in entrambe delle quali i piloti dispongono di un singolo tentativo di giro lanciato, e la griglia di partenza viene determinata dai tempi della seconda sessione, nella quale i piloti scendono in pista in ordine inverso alla classifica della prima sessione, disputata a serbatoi vuoti. In condizioni normali, effettuare il proprio tentativo per ultimi viene considerato vantaggioso, perché permette di girare su un tracciato pulito e gommato. Ma a Silverstone diversi piloti ottengono volutamente dei tempi elevati nella prima sessione, rallentando sul traguardo o, nel caso dei piloti Ferrari, simulando degli errori di guida, per poter scendere in pista nelle prime fasi della sessione decisiva ed evitare la pioggia prevista nella seconda metà della sessione stessa. In seguito a questo episodio Bernie Ecclestone torna a proporre delle modifiche al sistema di qualifica, già messo in discussione nella prima parte della stagione.


Ma la sessione di qualifiche vera e propria fu disputata interamente sull'asciutto. Kimi Räikkönen conquista così la terza pole position in carriera, predecendo di appena sette centesimi di secondo Rubens Barrichello.


Nel corso dei primi giri di gara, Räikkönen, sfruttando la grande competitività degli pneumatici Michelin, riesce a costruire un buon margine sul più diretto inseguitore, il brasiliano Rubens Barrichello: il pilota della Ferrari inizia a ridurre lo svantaggio prima di doversi fermare per rifornire, analogamente a Jenson Button. Michael Schumacher, la cui sosta è prevista più tardi a causa di un maggior carico di carburante, eredita il comando e grazie ad una serie di giri veloci oltre che al traffico incontrato dagli inseguitori, riesce a mantenerlo anche dopo il pit stop senza più cederlo e nonostante l'ingresso della safety car, dovuto ad un pauroso incidente occorso a Jarno Trulli.


In questa fase, il distacco tra il finlandese e Schumacher si azzera e Räikkönen potrebbe contare sulla maggior efficacia delle gomme Michelin a freddo, se non fosse che tra il pilota della McLaren e quello della Ferrari sono presenti due doppiati; quando la safety car si fa da parte, al quarantacinquesimo giro, Räikkönen li sorpassa immediatamente, avvicinandosi in modo minaccioso a Schumacher, senza però riuscire a superarlo; esaurito il momento di superiorità delle gomme Michelin, a Räikkönen non resta che accodarsi al pilota tedesco, difendendosi dal recupero di Barrichello. Controllando agevolmente il resto della gara, Michael Schumacher coglie la decima vittoria stagionale su undici gare disputate e l'ottantesima in carriera.



Il dominio di Michael Schumacher continua anche sul circuito di Hockenheim, dove conquista la pole position precedendo Montoya, rallentato da un errore nell'ultimo settore.


La gara risulta spettacolare, nonostante Michael Schumacher riesca a gestire abilmente il vantaggio sul resto del gruppo dopo che Kimi Räikkönen, unico pilota che sembra essere in grado di tenere testa al campione del mondo, rimane appiedato al tredicesimo giro a causa della rottura dell'alettone posteriore proprio sul rettilineo d'arrivo.


Per Michael sono undici vittorie su dodici partecipazioni, e in campionato il distacco sugli inseguitori aumenta: ora il tedesco conta ben 110 punti, contro i 74 accumulati da Barrichello ed i 61 di Jenson Button.



Continuando così, la settima affermazione mondiale sembra davvero ad un passo.


Nel frattempo, la Ferrari domina e vince già in Ungheria il campionato costruttori, grazie all'ennesima doppietta conquistata. Al termine della gara ungherese, il vantaggio della scuderia di Maranello sui suoi rivali è abissale: 202 punti contro i soli 91 della diretta concorrente, la Renault, per altro unico team capace di vincere un GP oltre la Ferrari.


Il dominio di Schumacher continua anche in qualifica, conquistando la pole position davanti al compagno di squadra Barrichello.


La gara inizia con un attimo di suspense per una breve indecisione di Barrichello sulla linea di partenza che però parte subito regolarmente.


Al via scattano bene sia Michael Schumacher che il pilota brasiliano, che però deve difendersi da Alonso, partito benissimo dalla quinta posizione. La gara non concede nessun motivo di grande interesse, se non i record che giro dopo giro le Ferrari mettono a segno sulla pista ungherese. I rifornimenti non portano grossi cambiamenti e Michael Schumacher ottiene la dodicesima vittoria stagionale davanti al compagno di squadra Barrichello e, come anticipato, grazie a questa doppietta la Ferrari è matematicamente Campione del Mondo Costruttori per la sesta volta consecutiva e con ben cinque gare di anticipo.



Inoltre, Jenson Button esce definitivamente dalla lotta per il Titolo Piloti, ristretta quindi ai soli Schumacher e Barrichello.


A Spa, sul circuito tanto amato, Schumacher ha già la possibilità di chiudere a suo favore il camponato del mondo piloti, ma le qualifiche sono disputate con una pioggia intermittente: ne approfitta Trulli che, sfruttando un momento in cui la pioggia si calma, conquista la pole position davanti a Michael Schumacher, staccato di soli settantadue millesimi.


Al via lo spunto di Schumacher non è buono e pertanto le due Renault e Coulthard sono in grado di superare il pilota della Ferrari. Alle loro spalle Webber tampona Barrichello danneggiando l'alettone anteriore della sua Jaguar e dando vita ad un grosso incidente all'Eau Rouge che richiede l'impiego della safety car. A causa del contatto con Webber, il brasiliano deve rientrare due volte ai box nel corso dei quattro giri trascorsi sotto il regime della vettura di sicurezza.


Alla ripartenza le gomme Michelin riescono ad entrare in temperatura ottimale più velocemente rispetto alle Bridgestone condizionando il rendimento della Ferrari di Schumacher, che pertanto viene superato da Räikkönen e Montoya.


La gara prosegue però frammentata dai numerosi ingressi della safety car: il secondo ingresso di giornata avviene in seguito all'incidente che coinvolge Button, sulla cui vettura esplode improvvisamente lo pneumatico destro, e Baumgartner, il quale viene centrato in pieno dall'inglese, privo del controllo della sua monoposto; il terzo ingresso è invece conseguente il contatto tra Coulthard e Klien, che vede lo scozzese tampona l'austriaco in cima alla salita dell'Eau Rouge; lo scozzese dovrà poi tornare ai box per sostituire il musetto della sua McLaren.


Il finlandese Räikkönen ottiene il primo successo della stagione a coronamento di una gara condotta impeccabilmente, ma mentre al terzo posto chiude Barrichello, autore di una grande rimonta dopo le difficoltà avute nei primi giri, alle spalle del pilota finlandese si classifica Michael Schumacher, che grazie ai punti guadagnati grazie al secondo posto si assicura matematicamente il suo settimo titolo mondiale piloti, il il quinto consecutivo con la Ferrari.



Stavolta sul podio Schumacher non festeggia col classico salto, ma con una doccia di champagne, attorno a una coreografia presente sul circuito belga: un tifoso espone un manichino di Schumacher col numero sette:


"Sì, è successo di tutto. Ero scivolato indietro, poteva essere tutto compromesso. E' andata bene. Se si immagina cosa è capitato a Barrichello, travolto nel traffico, fermo ai box per tre minuti e poi terzo al traguardo. Per noi è un risultato eccezionale, nel giorno della 700° corsa del team. Ha vinto Raikkonen e lo ha meritato. E' stato il migliore. Stavolta non si poteva fermare, aveva un ritmo imprendibile. Anche se lo avessi avvicinato probabilmente non sarei stato in grado di superarlo. Certo, avrei preferito conquistare il titolo con un primo posto. Però non posso non essere felice".


"Un momento veramente speciale, commuovente, toccante. Non ho le qualità di un poeta per descrivere quello che ho provato. Un titolo differente dagli altri sei, per molti motivi. Mi ricordo che quando venne presentata la F2004 a Maranello, mi dicevano che sarebbe stato impossibile vincere ancora. Guardate cosa abbiamo combinato. Io dopo i primi test e alla vigilia della gara d'apertura in Australia ero fiducioso. Ma sapendo che avrei potuto faticare avevo ancora più voglia di dimostrare il contrario".


"Sono contento per Luca Montezemolo, il nostro presidente. Martedì potrà festeggiare nel migliore dei modi il suo compleanno. Credo con tanta gioia".


"Nelle prossime gare, anche se ho messo in tasca il titolo, proveremo sempre a vincere. Anzi lo faremo senza dover badare alla classifica. A Monza saremo liberi di gareggiare al massimo. E anche di divertirci. Cercheremo di fare festa con i tifosi, il che significa tentare di vincere. Non posso assicurarlo, ma prometto che ci proveremo".


Maranello è ancora una volta in festa. Nelle strade della patria del Cavallino sono subito iniziati i festeggiamenti: squilli di trombe, caroselli di auto e le tradizionali campane della chiesa dì San Biagio che il parroco don Alberto Bemardoni suona sempre a festa per le vittorie della Rossa (giusto con qualche minuto di ritardo: era impegnato in un battesimo).


"La Ferrari gli deve un grazie enorme" commenta Luca Cordero di Montezemolo, dopo l'ennesimo trionfo iridato del suo pilota, che segue quello straordinario della scuderia.


"Un campione come ce ne saranno pochi nella storia anche futura dell'automobibsmo. Un campione che ha vinto come nessun altro al mondo e che nei momenti belli, come in quelli meno belli, ha sempre saputo essere un tutt'uno con la squadra. Michael ha vinto il titolo con intelligenza, precisione, coraggio e grandissima determinazione, dimostrando anche nei momenti difficili autentiche doti umane. Per questo a lui la Ferrari deve dire un enorme grazie".


Con dodici vittorie su quattordici partenze, Schumacher conquista il titolo e chiude un cerchio di vittorie che hanno un valore aggiunto del tutto differente rispetto a qualsiasi dominio che era o è già stato eseguito, o che prenderà forma in futuro. Schumacher ha saputo scommettere su un team che a fatica vinceva un GP all'anno, a causa di un difficile momento di confusione e restaurazione, contribuendo con il suo immenso carisma e la sua professionalità a raggiungere livelli di perfezione diversamente raggiungibili, in un'epoca in cui gli avversari sono stati tanti ed agguerriti, a cominciare da Mika Häkkinen, per poi passare a Juan Pablo Montoya, suo fratello Ralf, Kimi Räikkönen e l'emergente Fernando Alonso.


Michael ha saputo soffrire, attendere, piangere, sacrificarsi e perfino trasformare un ambiente dilaniato da endemici difficoltà politiche e sociali come quelle che vivono a Maranello, all'interno della sezione sportiva, ma alla fine ha avuto ragione lui, vincendo una scommessa che solo lui poteva vincere, ottenendo ciò che tanti altri campioni del passato come Ascari, Surtees, Lauda, Villeneuve o Prost non erano riusciti ad ottenere.


Vincere con la Ferrari per cinque volte consecutive il campionato del mondo di Formula Uno.


Entrando per sempre nella storia.


Andrea Rasponi

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