Lorenzo Bandini, uno straordinario uomo fatto da solo



Lorenzo Bandini, uno dei piloti italiani più amati, nasce a Barce, nella colonia libica della Cirenaica, il 21 Dicembre 1935, da genitori italiani che si erano trasferiti dall’Emilia Romagna nel paese africano per cercare fortuna.


E' qui che Giovanni e Elena Martignoni si conoscono e si sposano.


Dall’unione nasce una figlia, Gabriella, e un figlio, Lorenzo, che quando ha solo sei anni scappa con la famiglia dall’Africa a causa del conflitto, e si trasferisce a San Cassiano di Brisighella, in provincia di Ravenna, paese d’origine del padre.


Lorenzo trascorre i suoi primi anni italiani senza problemi perché la sua famiglia è proprietaria di due case e di un albergo. Il momento più duro arriva nel 1944, quando Lorenzo ha appena nove anni, a causa della scomparsa del padre, sequestrato e fucilato dai partigiani, e della distruzione dell’albergo a causa dei bombardamenti.


La famiglia Bandini è in rovina e la madre, disperata, decide di trasferirsi con i figli da San Cassiano a Reggiolo, in provincia di Reggio Emilia. In questo periodo Lorenzo lavora come apprendista meccanico nell’officina di Elico Millenotti, meccanico di motociclette.


Terminato il conflitto, Bandini preferisce abbandonare la piccola provincia per cercare lavoro in una grande città del nord: è così che all’età di quindici anni raggiunge la sorella Gabriella, a Milano. Grazie al suo carattere, Lorenzo trova subito lavoro presso il Garage Rex, in Via Plinio.


Quest’opportunità di lavorò rappresenterà per lui la svolta più importante di tutta la sua vita, poiché il proprietario del garage è Goliardo Freddi, padre di Margherita, sua futura moglie.


Goliardo rappresenta per il giovane Lorenzo quella figura paterna che il crudele destino della guerra gli aveva portato via, ed è grazie a lui che inizia ad amare il mondo dei motori.


Bandini prosegue nel suo lavoro di meccanico diventando sempre più bravo, ma contemporaneamente sente dentro di lui che la passione per l’automobilismo sta crescendo sempre di più.


Il primo sostegno negli inizi della sua carriera agonistica Lorenzo lo riceve dal suo padrino, Goliardo, e il 10 Giugno 1956 debutta nel mondo del Motorsport prendendo parte alla corsa Castell'Arquato-Vernasca, al volante di una Fiat 1100 TV che Freddi gli aveva prestato per l’occasione.


Nella sua prima corsa arriva quindicesimo ma non si scoraggia, perché capisce che c’è bisogno di tempo prima di poter raggiungere il successo. Lorenzo, infatti, dovrà sgomitare per farsi notare dagli ambienti importanti, e il raggiungimento delle categorie più importanti lo otterrà solo dopo una lunga gavetta e grandi successi.


Bandini inizia a correre tutte le gare a cui può prendere parte, preoccupandosi poco del risultato ma curandosi soprattutto di acquisire esperienza e consapevolezza delle proprie abilità. Lorenzo partecipa alla Bolzano-Mendola piazzandosi ventitreesimo, ma il 9 Settembre 1956 ottiene uno straordinario secondo posto alla Lessolo-Alice, seguito da un altrettanto ottimo terzo posto nella tradizionale corsa in salita Pontedecimo-Passo dei Giovi. Questi piazzamenti li ottiene al volante di una Fiat 8V da due litri di cilindrata.


L’anno seguente ottiene un altro secondo posto nella Garessio-Colle San Bernardo, e un quinto posto nella corsa di Pontedecimo. Il primo importante successo della carriera Lorenzo lo raccoglie appena due anni dopo: è il 1958 quando, alla guida di una Lancia Appia Coupè Zagato, si classifica primo nella sua classe, la 2000 Gran Turismo, alla Mille Miglia.


Negli anni seguenti ottiene sempre ottimi risultati tra i quali un quinto posto nella Coppa Intereuropa a Monza, un terzo posto alla Coppa d'Oro di Sicilia, dove disputa la sua prima corsa in monoposto con una Fiat-Volpini di Formula Junior, e la vittoria nella classe 500 a Monza nel Trofeo Ascari, al volante della sconosciuta Berkeley nel 1959.


Sempre nel 1959 Lorenzo prosegue le sue esperienze in Formula Junior con la Volpini prima e successivamente con la Stanguellini. In totale otterrà tre vittorie, in occasione della Catania-Etna, a Innsbruck e la Coppa Madunina a Monza, un secondo posto nella Pontedecimo, un terzo posto alla Coppa d’Oro di Sicilia, e due quarti nel Gran Prix de Monaco Junior e nella Coppa S. Ambroeus a Monza.


Finalmente la sua tenacia viene premiata nel 1960, quando diviene pilota ufficiale della Stanguellini. Forte di questo accordo, Lorenzo ottiene due grandi vittorie, al Gran Premio della Libertà a Cuba e a Monza, dove fa la conoscenza di un altro giovane appassionato di motori, Giancarlo Baghetti.


La stagione continua così tra alti e bassi, ed è in questo periodo che Bandini si rende conto di quanto fosse difficile, nonostante l’impegno, riuscire a distinguersi dall’immenso gruppo di validi gentleman driver che si cimentano nelle corse in automobile.


Ma la grande occasione arriverà ugualmente nel 1961, quando Ferrari mette a disposizione una delle sue macchine al giovane che si sarebbe distinto di più nel corso della stagione. Il sogno di Lorenzo è quello di avere tra le mani una Ferrari per essere sempre più vicino al mondo della Formula 1.


L’impegno è grandissimo ma ancora una volta viene premiata la volontà, perché Lorenzo conquista il primo posto assoluto a Monza, in occasione della Coppa Junior.


Con questo risultato, Bandini spera di essere selezionato da Ferrari, ma quest'ultimo opta per Baghetti. La delusione è cocente ma qualcuno aveva notato quel giovane talento che stava emergendo: Mimmo Dei, titolare della scuderia Centro-Sud.


A Bandini viene offerta la guida di una Cooper 1500 spinta dal motore Maserati.


L’esordio a Pau è buonissimo, con il terzo posto dietro alle quasi imbattibili Lotus Climax guidate da Jim Clark e Joakim Bonnier. Vista la prestazione più che positiva di Bandini, Mimmo Dei decide di iscriverlo al primo Gran Premio di Formula 1 che si sarebbe corso in Belgio, sul circuito di Spa-Francorchamps.


Così, il 18 Giugno del 1961, il giovane italiano fa il suo debutto in nella massima categoria a ruote scoperte.


Non si tratta, però, di un esordio fortunato, perché Lorenzo è costretto ad un mesto ritiro nel corso del ventesimo giro. La stagione sarà avara di risultati, in quanto Bandini vedrà la bandiera a scacchi solo in Gran Bretagna, dove si piazzerà dodicesimo, e a Monza dove terminerà ottavo.


Ma nel frattempo Bandini è protagonista di una grande vittoria alla 4 Ore di Pescara.


Questo successo, conquistato al volante di una Ferrari 250 Testa Rossa, rappresenta finalmente l’occasione giusta, e di conseguenza numerose scuderie iniziano a cercarlo.


Tra questi anche Enzo Ferrari, che seguì le prestazioni del giovane talento romagnolo, e nel Dicembre del 1961 decide di convocarlo a Maranello per offrirgli un ingaggio.


Mimmo Dei si rivela in questo caso, oltre che un grande manager, un grandissimo uomo, poiché lascia libero Lorenzo di accasarsi con la Ferrari. Bandini diviene così pilota ufficiale Ferrari per il 1962.


Una stagione molto positiva.


Il debutto avviene al Gran Premio di Pau, in una gara non valida per il mondiale dove si classifica quinto, mentre alla Targa Florio conquista il secondo posto in coppia con Giancarlo Baghetti. Lorenzo ha una voglia incredibile di dimostrare a Enzo Ferrari tutto il suo valore, ed i risultati non gli danno certo torto.


Successivamente, vince il Gran Premio del Mediterraneo a Enna e giunge terzo al Gran Premio di Monaco, alle spalle McLaren e del compagno di squadra Hill. Ferrari, però, lo utilizza poco nel corso della stagione di Formula 1, tanto che Bandini disputa solo altre due corse, di cui una in Germania e una in Italia, a Monza, dove raccoglie un ottavo posto.



Il 1962 è anche l’anno del debutto - sfortunato - a Le Mans, che si conclude con un ritiro.


La stagione successiva sarà avara di risultati in Formula 1, poiché otterrà solo tre quinti posti come miglior risultato. In parallelo, però, trionfa a Le Mans in coppia con Ludovico Scarfiotti, al volante della Ferrari 250 P. La vittoria nella corsa francese, unita ad altri ottimi risultati, contribuiscono ad ottenere l’importante titolo di Campione Italiano Assoluto.


Ferrari non rimane indifferente davanti alle grandi prestazioni di Bandini, e decide di offrirgli il posto di pilota ufficiale per il Campionato Mondiale di Formula 1 del 1964, da disputare al fianco di John Surtees.


Il primo anno completo nel mondiale si rivela molto positivo per Lorenzo, tanto che il 23 Agosto 1964 conquista la prima ed anche unica vittoria in carriera in Formula 1, sul circuito di Zeltweg, imponendosi su Ginther e Bob Anderson.



Il terzo posto a Monza farà poi da antifona all'ulteriore podio conquistato nell'ultima gara della stagione, in Messico, dove Bandini giunge nuovamente terzo al traguardo, dopo aver dato un valido contribuito al compagno di scuderia John Surtees, avendo tenuto dietro per diversi giri il diretto rivale di quest'ultimo per la conquista del titolo, Graham Hill, con cui ha anche un piccolo incidente.


Surtees vince il titolo grazie anche al contributo di Bandini, che nella classifica assoluta si ferma al quarto posto, con ben 23 punti conquistati.


Poche settimane dopo la conclusione del mondiale alcuni piloti si lamentarono del comportamento tenuto da Lorenzo nell’ultima gara, e Peter Garnier e Jo Bonnier, rispettivamente segretario e vice presidente della Gran Prix Drivers Association gli inviano una lettera per accusarlo di scarso rispetto nei confronti degli avversari e di comportamento antisportivo.


Bandini respinge le accuse, e spiega che il contatto tra la sua vettura e quella di Hill nell’ultima gara in Messico è stato solo frutto di un banale incidente.


Contemporaneamente, in coppia con Surtees, Lorenzo prova a centrare il bis a Le Mans ma l’equipaggio anglo-italiano ottiene solo un terzo posto.


Il 1965 sarà invece un anno non molto brillante, in cui l’unico risultato positivo rimane la vittoria ottenuta alla Targa Florio in coppia con Nino Vaccarella. La stagione viene resa difficile dal binomio Lotus-Clark, che si rivela inavvicinabile per chiunque. Lorenzo non andrà oltre il secondo posto nel Gran Premio di Monaco, e il suo secondo miglior risultato si concretizzerà a Monza, grazie ad un quarto posto ottenuto in occasione del Gran Premio d’Italia.



A conclusione di un’annata contraddistinta da risultati non proprio esaltati giungerà anche il giudizio tagliente di Enzo Ferrari, che descriverà così Bandini:


"Per ora abbiamo un corridore e mezzo: premesso che da noi lavora l’ingegnere collaudatore Parkes, vincolato fino al 1967, e premesso altresì che abbiamo un pilota, John Surtees, ora purtroppo infortunato, e che è con noi impegnato fino al dicembre del 1966, ci dichiariamo disponibili ad allenare, come abbiamo già iniziato, piloti italiani. Bandini è come un altro, continueremo a farlo correre, continueremo a provarlo. Se Bandini andrà più forte degli altri, ovviamente correrà sempre. Quando uno ha due vetture, bisogna che le affidi ai due che vanno più forte: con questo non intendo sottovalutare Bandini, ma non intendo neanche creare delle inamovibilità per chiunque corre su una Ferrari. Metteremo sopra quelli che ci daranno maggiore affidamento".


A Lorenzo, in poche parole, non erano bastate neanche le vittorie per essere considerato un punto fermo della Scuderia di Maranello. Ma non si arrende, ed anzi vuole dimostrare con i risultati in pista che il giudizio di Ferrari è sbagliato.


L’avvio del mondiale 1966 è incoraggiante, tanto che Lorenzo, grazie al secondo posto conquistato a Monaco e il terzo in Belgio, si trova in testa al mondiale. Poi, però, una serie di sfortunati eventi lo costringerà a dover desistere da qualsiasi iniziativa di ribalta, e a doversi accontentare di raccogliere due sesti posti in Olanda e in Germania.



Diverse circostanze sfavorevoli, come detto, lo accompagnano spesso nel prosieguo della stagione: alla terza gara, in occasione del Gran Premio di Francia, Lorenzo ottiene la pole position e conduce in testa per due terzi di gara, prima di essere vittima della rottura del cavo dell'acceleratore.


Il pilota, che tenta di ovviare al guasto utilizzando un fil di ferro preso da una rete metallica a bordo pista, termina la gara all'undicesimo posto, a ben undici giri di distacco dal vincitore, Jack Brabham.


E anche a Monza diverse circostanze sfavorevoli si accaniscono su Lorenzo.


Il pilota della Ferrari conquista la leadership, ma al secondo giro è costretto a tornare ai box: quando poi rientra in pista, sarà vittima di un guasto alla pompa della benzina che lo costringerà al ritiro.


Nonostante ciò, Lorenzo si presenta al Gran Premio degli USA tra i favoriti e, al termine delle qualifiche, è terzo. In gara sarà poi protagonista di un lungo duello con Jack Brabham, ma, forse per l'eccessivo sforzo richiesto alla propria vettura, il motore cede proprio quando l'italiano è in testa alla corsa.


Al termine della stagione Lorenzo risulta, quindi, solo nono in classifica, con 12 punti.


Il 1967 dev'essere l’anno della svolta: a tal riguardo, Bandini conquista due roboanti vittorie rispettivamente alla 24 Ore di Daytona e alla 1000 Chilometri di Monza, entrambe in coppia con Chris Amon al volante della bellissima Ferrari 330 P4.



Finalmente Lorenzo ha conquistato, dopo anni, la fiducia di tutta la squadra e dell'ingegner Ferrari: ora è lui l’uomo di punta della Scuderia, il pilota diventato beniamino di tutti i tifosi del Cavallino.


Dinnanzi a sé si presenta l'ennesima occasione per ben figurare, il Gran Premio di Monaco, valevole come prima prova del Campionato Mondiale di Formula 1.


Ma la gara della consacrazione si trasformerà in tragedia.


La gara sembra iniziare nel migliore dei modi per Lorenzo, che prende immediatamente la testa del gruppo guadagnando subito un paio di secondi su Denny Hulme. Tuttavia, in testa al Gran Premio Lorenzo ci rimane solo per pochi giri perché, dopo poche tornate, perde diverse posizioni in seguito ad un testacoda causato dal passaggio delle gomme sull’olio lasciato in pista dalla vettura di Jack Brabham, vittima a sua volta di problemi al motore.



Il ferrarista viene passato da Hulme e da Jackie Stewart, ma riesce a rimanere davanti ad un agguerrito gruppetto di concorrenti formato da Surtess, McLaren e Clark.


Questo sfortunato quanto innocuo episodio segna la gara di Lorenzo, che da questo momento inizia a spingere sempre di più, convinto di poter riagguantare quella vittoria che senza quella macchia d’olio nessuno sarebbe stato in grado di strappargli.


In seguito, grazie al ritiro di Stewart, il pilota del Cavallino risale al secondo posto, portandosi a poco più di sette secondi dalla vetta. A dividerlo da Hulme si sono però anche due doppiati, Rodríguez e Graham Hill. Il primo si fa subito da parte mentre il secondo, che forse non ha ancora dimenticato l’episodio accaduto in Messico qualche anno prima, lo ostacola per ben due giri facendo risalire il distacco dal leader fino a dodici secondi.


Superato il pilota inglese, Bandini appare visibilmente stanco, tanto che il ritardo continua a salire passando tra il sessantacinquesimo e l’ottantesimo giro da dodici a venti secondi. Lorenzo sta percorrendo la tornata numero ottantadue quando la sua Ferrari arriva alla chicane dopo il tunnel ad una velocità inspiegabile, di gran lunga superiore a quella con la quale normalmente si affronta quella curva. Il pilota non può fare più nulla per controllare la vettura, che inizia a rimbalzare più volte da una parte all’altra della pista, prima di alzarsi in aria e capovolgersi.


La macchina, già in preda alle fiamme, continua a strisciare sull’asfalto capovolta per oltre trenta metri, e tutti i presenti nel luogo si rendono subito conto della gravità dell’incidente.


I soccorsi sono lenti e caotici, anche perché i commissari e i vigili del fuoco, vedendo gli striscioni strappati a bordo pista, credono inizialmente che il pilota fosse stato sbalzato fuori dalla vettura e fosse finito in acqua, come accadde ad Alberto Ascari nel 1955.


Molti di loro, pertanto, scrutano le acque del porto.


Nel giro di qualche minuto, notando l'inconcludenza dei soccorritori e intuendo la vera natura dell'incidente, il principe Juan Carlos di Borbone e Giancarlo Baghetti, presenti e poco distanti, scavalcano le transenne e richiamano l'attenzione dei pompieri verso la monoposto in fiamme.


Per estinguere l'incendio e raddrizzare l'auto, i pompieri impiegheranno ulteriori tre minuti e mezzo: solo in questo momento si scoprirà che il pilota, ormai in stato comatoso, è rimasto intrappolato all’interno della Ferrari. Lorenzo viene estratto da ciò che rimane della sua Ferrari, e viene trasportato d’urgenza all’ospedale Principessa Grace di Monaco.


Ma si intuisce subito che la situazione è disperata.


Le lamiere sono penetrate nel fianco sinistro del pilota provocando gravi lesioni alla milza e al polmone, e il sessanta percento del corpo presenta ustioni gravi.


Lorenzo viene operato, ma il 10 Maggio 1967, dopo ben settanta ore di agonia, il cuore cessa di battere.


Non si fermerà mai quello dei numerosi appassionati del Cavallino, che avevano visto in lui un uomo, prima ancora che un pilota esemplare. Un simbolo della tenacia di chi ha vissuto sulla sua pelle la sofferenza personale e le fatiche della gavetta per arrivare lì, a un passo dalla consacrazione definitiva.


Nel giorno del suo funerale, a Milano, il 13 Maggio 1967, la moglie Margherita, figlia del primo uomo che aveva creduto in lui quando era ancora un perfetto sconosciuto, viene accompagnata da migliaia di persone giunte nel capoluogo lombardo per rendere il proprio omaggio ad uno dei piloti italiani più amato.


Dal 1992, in onore del compianto ferrarista il comune di Brisighella istituirà il Trofeo Lorenzo Bandini, che verrà assegnato al pilota emergente della Formula 1 ad eccezione del 1997, nel trentennale della morte di Bandini, quando il trofeo verrà assegnato a Luca Cordero di Montezemolo, del 2003, quando a riceverlo sarà Michael Schumacher, del 2013, 2014, quando verrà stato assegnato rispettivamente a Piero Ferrari, alla Mercedes AMG F1, e del 2017, poiché verrà concesso alla Scuderia Ferrari.


Simone Centonze