Kimi Raikkonen, un gigante di ghiaccio alla guida della Ferrari


Era il lontano 2006. Era il periodo d’oro di Alonso, che l’anno prima aveva vinto il suo primo titolo con la Renault e si apprestava a vincerne un altro. Era la stagione in cui Raikkonen non riusciva a vincere nessun Gran Premio con la McLaren. Ma era soprattutto il mondiale che, dal weekend di Monza, si trasformò nell’ultimo mondiale di Michael Schumacher, che annunciò il ritiro proprio alle porte del weekend di gara italiano. Correvano già alcune voci di corridoio riguardanti il suo possibile sostituto, e la Ferrari non ci mise molto ad annunciarne il nome. Dall’anno successivo, al volante della Rossa a far coppia con Felipe Massa ci sarebbe stato proprio "Iceman", che fin dal 2005 aveva firmato il contratto con la casa di Maranello, salvo poi attendere il ritiro del pilota tedesco per prenderne il posto. L’obiettivo non era dei più semplici: riportare un titolo piloti a Maranello dopo due anni di digiuno.

La prima stagione in rosso iniziò in modo straordinario per il finlandese. In Australia fece la pole position al sabato e vinse la gara il giorno dopo davanti ad Alonso, alla sua prima in McLaren, ottenendo addirittura il giro più veloce. Solo Fangio e Mansell erano riusciti a fare di meglio al debutto con la Ferrari.



Ma una perdita d’acqua sul finire del gran premio compromise il successivo appuntamento. Si correva a Sepang e i meccanici furono costretti a limitare i giri del motore, permettendo comunque a Raikkonen di finire sul podio in terza posizione, anche grazie ad un errore di Massa nel tentare un sorpasso su Hamilton. In generale, fatta eccezione per l’Albert Park, la prima parte di stagione non fu per niente positiva per Kimi. Dopo un altro terzo posto ottenuto in Bahrain arrivò il primo ritiro in Spagna, dopo soli 9 giri, a causa di un problema elettronico.


Nel successivo weekend di Montecarlo, un suo errore nel Q1 causò la rottura di una sospensione e lo obbligò a scattare dalla 15esima posizione in griglia. La conformazione del tracciato rendeva molto difficili i sorpassi, se non impossibili, ma Kimi riuscì comunque a rimontare fino alla zona punti, concludendo all’ottavo posto.



Era però staccato di 15 lunghezze nella classifica generale dal duo Alonso-Hamilton.

In seguito si gareggiò in Canada, gran premio che tutti ricorderete per la prima vittoria in carriera di Lewis e per il terribile incidente, fortunatamente senza conseguenze, che vide protagonista Robert Kubica. Fu la prima gara che si concluse senza nessuna Ferrari sul podio, con Raikkonen solo quinto e Massa squalificato per aver violato il semaforo rosso all’uscita della pit lane.


La lotta per il mondiale sembrava procedere sempre più in direzione McLaren. Il Gran Premio degli Stati Uniti, appuntamento che vide anche l’esordio di Sebastian Vettel, si concluse, invece, con una doppietta del team inglese davanti alle due rosse, con Massa davanti a Raikkonen.


Si tornò quindi a correre in Europa, e come d’incanto tornò anche la luce in casa Ferrari. Kimi ottenne due vittorie consecutive in Francia, davanti a Felipe, e a Silverstone, dopodiché fu costretto al ritiro sul tracciato del Nurburgring. Seguì una serie infinita di risultati utili consecutivi.


In seguito a due secondi posti ottenuti in Ungheria e Turchia e ad un terzo ottenuto a Monza dopo un brutto incidente nelle prove libere, arrivò la netta vittoria di Spa. Sul circuito belga era chiaro fin dalle libere che la Ferrari e Raikkonen ne avessero nettamente di più rispetto alla McLaren, e la domenica le aspettative furono rispettate, con il finlandese che dominò dal primo all’ultimo giro senza farsi impensierire nemmeno da Massa. Ci si trasferì poi in Giappone, dove Kimi fu protagonista di una rimonta forzata che lo portò fino al podio.

La lotta per il mondiale sembrava però compromessa per l’alfiere della Rossa, poiché mancavano 2 gran premi ed il distacco da Hamilton era di 17 punti (con 20 disponibili). Il penultimo appuntamento della stagione 2007 era a Shanghai. Lewis partiva dalla pole con accanto Kimi, le previsioni meteo davano pioggia per la gara.

Ma la pioggia non era costante così i piloti, rimanendo in pista, cominciarono a consumare parecchio le gomme intermedie, tanto che da metà gara in poi Hamilton cominciò a risentirne pesantemente.


Raikkonen lo raggiunse e lo superò, ma anche con quel risultato il mondiale si sarebbe chiuso con una gara d’anticipo. Poco dopo accadde il colpo di scena. Hamilton rientrò ai box, anche a causa della posteriore destra che cominciava a sfaldarsi da quanto era usurata, ma rimase bloccato nella ghiaia all’ingresso della pit lane.


Kimi vinse la gara e si portò a sole 7 lunghezze dalla testa della classifica, con un solo gran premio ancora da disputare.


Nella lotta per il titolo c’era anche Alonso, a sandwich tra il compagno di squadra e Raikkonen. Ma veniamo ora al Brasile. Dal 1986 non accadeva che tre piloti arrivassero a giocarsi il mondiale all’ultima gara. La pole la fece Massa battendo Hamilton e Kimi, che alla partenza superò immediatamente l’inglese.

Lo stesso Hamilton, sbagliò alla curva 4 nel tentativo di chiudere Alonso e perse tante posizioni, per poi finire in fondo al gruppo a causa di un momentaneo problema al cambio. Intanto Massa conduceva, ma venne sorpassato al secondo pit stop da Raikkonen, che andò così a vincere il gran premio.


Alonso concluse terzo, mentre Hamilton non andò oltre la settima posizione. Kimi fu così campione del mondo alla sua prima stagione con la Rossa.


Ci fu un dibattito a causa di un’investigazione dovuta alle irregolarità rilevate nella temperatura della benzina di BMW e Williams, ma il titolo venne confermato, seppur dopo mesi di attesa. La Ferrari vinse anche il titolo costruttori con 204 punti.



Il 2008 non fu un anno roseo né per Raikkonen né per Massa. La Ferrari partì malissimo in Australia, con nessuno dei due piloti sul podio e Kimi costretto al ritiro a 4 giri dal termine.

In seguito al weekend di Melbourne arrivarono però quattro vittorie consecutive per la Rossa. Il neo campione del mondo vinse il Gran Premio della Malesia davanti al compagno di squadra, superandolo con un “overcut”, mentre sul tracciato di Sakhir i due si invertirono le posizioni.



Ci si trasferì quindi in Europa, e quello spagnolo fu per Raikkonen il miglior weekend della stagione, nel quale ottenne pole position, vittoria e giro veloce in gara.

Quindi si tornò in America, più precisamente in Canada, dove Kubica ottenne la sua prima vittoria in carriera. Spiacevole epilogo per Kimi, costretto al ritiro dopo essere stato tamponato da Hamilton mentre era fermo all'uscita della pit lane a causa del semaforo rosso. Il finlandese fu perseguitato dalla sfortuna anche in Francia dove, dopo aver condotto la gara per più della metà dei giri, fu vittima di un problema allo scarico che ne compromise le prestazioni, grazie al quale a vincere il gran premio fu il compagno di squadra.


Dopodiché si corse prima a Silverstone e poi ad Hockenheim, dove Kimi concluse rispettivamente quarto e sesto. Rivide la luce a Budapest, tornando sul podio al termine di una gara vinta da Kovalainen davanti a Glock, ma una luce che si spense immediatamente. Fu costretto nuovamente al ritiro a Valencia. Quindi si giunse al weekend di Spa, in cui Raikkonen cercava un riscatto.

Cominciò la gara con il coltello tra i denti, superando Kovalainen al via e successivamente Massa in fondo al rettilineo del Kemmel. Al giro 2 superò anche Hamilton, sempre allo stesso punto, andando a guadagnarsi la leadership del gran premio.

Kimi condusse la gara senza grossi problemi, ma nei giri finali la temperatura dell’asfalto e dell’aria scesero di tanto e Kimi iniziò a risentirne nei confronti di Lewis, anche a causa di una leggera pioggia.


A tre giri dal termine scoppiò il diluvio e i due entrarono in bagarre. Hamilton attaccò Raikkonen alla Source, dopo averci già provato alla Bus Stop, e prese la prima posizione.

Un doppiato creò caos alla chicane prima di Blanchimont e Kimi tornò davanti, ma ci rimase per mezza curva poiché proprio in uscita dalla chicane andò in testacoda restituendo la leadership. Una serie di colpi di scena che si conclusero con il botto di Raikkonen proprio sul rettilineo, con Hamilton che non dovette fare altro che rimanere in strada per andare a vincere.


Il Gran Premio di Monza fu ricordato per la prima vittoria in carriera di Vettel su Toro Rosso, che diventò anche il più giovane di sempre a vincere una gara. Lì Kimi non andò oltre la nona posizione, per poi essere costretto ad un nuovo ritiro alla prima a Singapore, che vide Alonso tornare al successo. Quella notte segnò la fine delle sue sventure, ma ormai non c’era più niente da fare se non accettare di fare da scudiero a Massa che si trovava ancora in lotta per il titolo piloti.


In Giappone, Cina e Brasile Raikkonen ottenne tre terzi posti, purtroppo inutili ai fini del mondiale, poiché ricordiamo tutti molto bene cosa successe nell’ultimo gran premio.

L’anno successivo non fu sicuramente un anno migliore per Raikkonen, né tanto meno per il suo compagno di squadra, che fu costretto a terminare la stagione anzitempo a causa di quella molla che lo colpì durante le prove libere del Gran Premio d’Ungheria.


La Ferrari non era veloce e mancava di tanta prestazione rispetto agli anni precedenti, e a dimostrare ciò furono i tre zeri consecutivi ottenuti da Kimi nei primi tre appuntamenti.



La Brawn GP era inarrivabile, con Button che vinse sei dei primi sette gran premi mancando il successo solo a Shanghai, dove a salire sul gradino più alto del podio fu il neo pilota Red Bull, Sebastian Vettel.


Raikkonen ottenne i suoi primi punti in Bahrain, chiudendo in sesta posizione, per poi essere costretto al ritiro in Spagna. A Montecarlo si riscoprì competitivo, perdendo la pole per soli 40 millesimi a vantaggio di Button e concludendo la gara in terza posizione. Seguì un’altra pessima serie, con un solo punto raccolto in tre gare. Quindi si arrivò in Ungheria, dove Massa si infortunò ed il suo posto venne preso per due gran premi da Luca Badoer.

Un peccato, poiché da quel weekend le prestazioni della Rossa iniziarono a migliorare costantemente. A Budapest vinse Hamilton davanti a Raikkonen, al miglior risultato stagionale. Kimi si riconfermò a Valencia, giungendo terzo, arrivando dunque piuttosto carico per la sua pista, il tracciato belga di Spa.


Si qualificò sesto sulla griglia, ma alla partenza guadagnò immediatamente quattro posizioni, mettendosi alle spalle di Fisichella, che partiva dalla pole. Entrò in pista la safety car a causa di una carambola che coinvolse Button, Hamilton, Algersuari e Grosjean, allo scopo di permettere la pulizia della pista. Alla ripartenza Kimi si prese la leadership del Gran Premio in fondo al rettilineo del Kemmel.


Condusse tutti i giri con Fisichella subito dietro, e i due si copiarono le strategie, rientrando contemporaneamente per entrambi i pit stop, senza cambi di posizioni.


Raikkonen andò così ad ottenere quella che sarebbe stata la sua unica vittoria del 2009.



A Monza salì nuovamente sul podio sfruttando un incidente di Hamilton nell’ultimo giro, ma quel giorno segnò la fine della sua striscia positiva. Non ottenne altri podi nelle restanti corse, anche a causa del fatto che lo sviluppo della Ferrari fosse stato fermato da tempo.


Inoltre, a seguito del weekend di Singapore venne annunciato il suo addio alla scuderia di Maranello. Concluse in quarta posizione il Gran Premio del Giappone e in sesta quello del Brasile, per poi doversi accontentare di una 12esima posizione nell’ultima gara della stagione, ad Abu Dhabi, chiudendo così sesto in classifica generale con soli 48 punti.


Chi lo avrebbe mai detto che la storia di Kimi in Ferrari non sarebbe finita nel 2009?


Iceman fece ritorno nel mondo della Formula Uno nel 2012, mettendosi al volante della Lotus, scuderia per la quale avrebbe corso per due anni ottenendo due vittorie. Poi, l'11 settembre 2013 venne annunciato il suo ritorno in Ferrari, dove avrebbe lottato al fianco di Alonso. Inoltre, per il 2014 era previsto l'avvento di motori V6 turbo, che avrebbero preso il posto dei V8 utilizzati fino ad allora.


Proprio il 2014 segnò l'inizio dell'era Mercedes, che fin dai primi test invernali si dimostrò nettamente superiore rispetto agli altri in campo motoristico, aerodinamico e meccanico. La Williams, grazie al motore tedesco, fu protagonista di una grande evoluzione rispetto agli anni precedenti, trovandosi addirittura nelle condizioni di lottare per la vittoria su alcuni tracciati. Il team di Maranello si trovò in seria difficoltà, venendo spesso battuto anche dalla Red Bull, oltre che dalle squadre sopra citate. Furono soltanto due i podi ottenuti dalla Ferrari in quella stagione, entrambi grazie ad Alonso.


Kimi non salì mai sul podio e non concluse mai una corsa davanti al compagno di squadra, fatta eccezione per il Gran Premio del Belgio, unico appuntamento in cui si videro sprazzi del Raikkonen che avevamo ammirato nella prima esperienza in rosso.



Una macchina che sul rettilineo accusava uno svantaggio tale da essere battuta anche da McLaren e Force India su circuiti in cui la velocità di punta veniva maggiormente messa in risalto. Per il finlandese il bottino fu veramente magro, con soli 55 punti conquistati che non gli permisero di andare oltre la 12esima posizione nella classifica generale.


Il 2015 fu un anno decisamente migliore per Raikkonen e per la Ferrari. Vettel prese il posto di Alonso e le prestazioni della Rossa erano nettamente in ripresa, al contrario di quelle della Red Bull che crollarono. In Australia Kimi fu costretto al ritiro, ma il ritmo messo in mostra era buono e lasciava ben sperare per gli appuntamenti successivi, tanto che il suo compagno di squadra vinse il Gran Premio della Malesia solo due settimane più tardi.


Anche Raikkonen fu protagonista quella domenica.


Ritrovatosi ultimo a causa di una foratura al termine del primo giro, fu capace di costruirsi una grande rimonta che lo portò quarto al traguardo, alle spalle di Vettel e delle due Mercedes.


Il primo podio arrivò in Bahrain, dopo 25 gare di digiuno, quando giunse secondo dietro a Hamilton dopo aver superato Rosberg a una manciata di giri dal termine.



Seguì una serie di risultati che non lo videro classificarsi tra i primi tre. In particolare, in Canada buttò via una comoda terza posizione andando in testacoda al tornantino e permettendo così a Bottas di sopravanzarlo, chiudendo infine quarto davanti a Vettel che rimontava dalle retrovie a causa di un problema avuto in qualifica.


Per trovare un altro podio ottenuto dal finlandese dobbiamo scorrere fino al Gran Premio di Singapore, quando giunse terzo alle spalle di Vettel e Ricciardo. Prima di allora, i suoi weekend furono spesso tormentati da sfortuna ed errori. In Austria fu coinvolto in un incidente al primo giro e costretto al ritiro, mentre in Ungheria fu tradito dal motore elettrico mentre si trovava secondo dietro al compagno di squadra. A Monza si qualificò secondo al sabato ma vanificò il risultato con un errore nel rilascio della frizione, trovandosi a dover rimontare dal fondo.


Dopo la notte di Singapore ci fu una nuova striscia senza podi per Iceman. A seguito del quarto posto ottenuto in Giappone, fu sfortunato in Russia quando andò al contatto con Bottas mentre lo attaccava per guadagnarsi la terza posizione, per poi venire addirittura penalizzato e retrocesso ottavo.


Concluse quarto in Brasile e ad Abu Dhabi ottenne il suo terzo e ultimo podio stagionale, classificandosi terzo dietro alle due Mercedes e mantenendo la quarta piazza nella classifica generale.



La stagione successiva cominciava con grosse ambizioni in casa Ferrari, tanto che si optò per progettare una monoposto estrema con l'unico scopo di spodestare dal trono la Mercedes. Ma il primo weekend, svoltosi sul tracciato di Melbourne, si concluse per Kimi con lo stesso epilogo dell'anno precedente, ossia un ritiro. Le cose per lui andarono decisamente meglio in Bahrain.


Vettel non prese nemmeno parte alla gara a causa della rottura della power unit durante il giro di formazione, mentre invece Raikkonen condusse un'ottima corsa concludendo in seconda posizione alle spalle di Rosberg. Una Ferrari che sembrava all'altezza dal punto di vista della prestazione ma non da quello dell'affidabilità.


In Cina fu colpito nuovamente dalla sfortuna, che prese le sembianze del suo compagno di squadra con il quale ebbe un contatto al via che lo costrinse a rimontare dal fondo, per poi chiudere in quinta posizione.


A seguito di un nuovo podio ottenuto a Sochi, per Kimi si presentò in Spagna una ghiotta occasione per puntare alla vittoria.


Le due Mercedes si auto-eliminarono a vicenda solo poche curve dopo la partenza mentre le Ferrari, nonostante partissero dalla terza fila, sembravano avere un ritmo migliore di quello della Red Bull. Verstappen e Raikkonen optarono per una strategia con una sosta in meno, dandosi battaglia per la vittoria fino all'ultimo giro.


Iceman ne aveva chiaramente di più ma il punto debole della sua monoposto, ossia il terzo settore, gli impedì di tentare un vero e proprio attacco, costringendolo a tagliare il traguardo alle spalle dell'olandese e davanti al compagno di squadra.



Gli appuntamenti successivi non portarono buoni risultati al finlandese, costretto al ritiro a Montecarlo e costretto ad accontentarsi di un sesto e quarto posto rispettivamente a Montreal e Baku.


Ritrovò il podio in Austria, concludendo terzo dietro a Hamilton e Verstappen, ancora una volta tallonato fino all'ultima curva, ma fu l'ultimo della sua stagione. Fu autore di una bella gara in Ungheria, chiudendo al sesto posto dopo essere scattato dalla 14esima piazza a causa di un errore di strategia in qualifica, mentre in Belgio fu costretto ancora una volta a una rimonta forzata a causa di un contatto al via con Vettel e Verstappen. A Monza finì quarto e a Singapore perse il podio nell'ultima parte di gara per il pit-stop anticipato di Hamilton, che lo sopravanzò con un undercut.



Un nuovo quarto posto arrivò in Malesia, dopodiché concluse quinto a Suzuka in seguito ad una penalità inflittagli in griglia per la sostituzione del cambio. Negli ultimi quattro weekend dell'anno arrivarono due ritiri, ad Austin a causa del mancato fissaggio di uno pneumatico e in Brasile in seguito ad un incidente sul rettilineo del traguardo.


Nel Gran Premio di Abu Dhabi non andò oltre la sesta posizione finale, che coincise anche con la sua posizione nella classifica generale. Una stagione che, visti gli obiettivi prefissati, non poté che essere considerata deludente per la Ferrari e per Kimi.


Nel 2017 le cose cambiarono. Furono introdotti nuovi regolamenti che riguardavano la progettazione della monoposto, i quali consentirono alla Ferrari di ridurre non poco il gap che la separava dalla Mercedes. Nel primo appuntamento della stagione, a Melbourne, Kimi si qualificò quarto e mantenne la medesima posizione fino al traguardo, con il compagno di squadra che andò a vincere il gran premio.



In Cina ottenne lo stesso piazzamento in griglia, ma un presunto problema alla power unit non gli consentì di esprimere al meglio il potenziale in gara, così dovette accontentarsi di una quinta posizione finale. In seguito ad un nuovo quarto posto in Bahrain, a Sochi arrivò il primo podio stagionale, quando giunse terzo alle spalle di Bottas e Vettel.


Fu poi colpito dalla sfortuna in Spagna, dove un contatto alla prima curva con Verstappen e Bottas lo costrinse al ritiro pochi secondi dopo il via.


A Montecarlo tornò in pole position a nove anni di distanza dall'ultima volta, ma la gara ebbe una storia diversa. Scattato bene al via, condusse il primo stint davanti al compagno di squadra senza essere messo troppo sotto pressione. Al giro 33 ci fu il pit stop di Kimi, momento nel quale Vettel cominciò a sfornare giri veloci su giri veloci, giungendo al momento della sosta con un vantaggio tale da riuscire a mantenere la leadership del gran premio. Raikkonen giunse secondo al traguardo alle spalle del compagno di squadra. Seguirono due weekend sfortunati per il finlandese.


In Canada, dopo essere scattato dalla quarta posizione, non riuscì a far meglio della settima a causa di seri problemi ai freni avuti nei giri finali, mentre a Baku venne mandato a muro da Bottas subito dopo il via, episodio che compromise la sua corsa.

Dopo un quinto posto ottenuto in Austria, fu nuovamente colpito dalla sfortuna durante il Gran Premio d'Inghilterra. Partì secondo dietro a Hamilton e mantenne saldamente la posizione per quasi tutta la gara, riuscendo anche a contenere il ritorno di Bottas, che si trovava in fase di rimonta con gomme più morbide.


A due giri dalla fine forò clamorosamente, venendo così costretto ad una sosta in più. Venne superato anche dal compagno di squadra, il quale a sua volta forò al giro successivo, consentendo a Kimi di guadagnare quanto meno il gradino più basso del podio.



A Budapest fu un nuovo trionfo per la Ferrari, con una doppietta prima in qualifica poi in gara. Raikkonen giunse secondo alle spalle di Vettel, per tanti giri "scortato" dallo stesso compagno di squadra a causa di un problema allo sterzo che ne compromise in piccola parte le prestazioni.


Iceman ottenne l'ennesimo quarto posto in Belgio, al termine di un gran premio rocambolesco, in cui fu costretto anche ad uno stop & go a causa di una violazione delle bandiere gialle, riuscendo poi a rimontare grazie anche ad una safety car entrata in pista nel finale. Dopo una gara anonima disputata a Monza, accadde un grosso colpo di scena a Singapore. Vettel partiva dalla pole davanti a Verstappen, con Kimi quarto. La pista era bagnata a causa di una pioggerellina.


Il finlandese scattò benissimo e affiancò Max, che però stava venendo chiuso da Seb, andando così al contatto dal quale nessuno ebbe scampo. Hamilton vinse la gara davanti a Ricciardo, ipotecando così il quarto mondiale. Dopo un quinto posto ottenuto a Suzuka al termine di una bella rimonta dalla decima posizione, arrivò un altro podio nel Gran Premio degli Stati Uniti, dove giunse terzo alle spalle di Hamilton e Vettel, anche a seguito di una penalità inflitta a Verstappen che lo aveva superato irregolarmente nell'ultimo giro.


In Messico, nonostante una pessima partenza riuscì a rimontare fino alla terza posizione, anche grazie ad una virtual safety car che lo favorì nel momento del pit-stop.



Stesso risultato lo ottenne in Brasile, dove a vincere fu il compagno di squadra, per poi concludere la stagione con una quarta posizione nel Gran Premio di Abu Dhabi.


Anche la stagione 2018 si aprì con una vittoria per la Ferrari, ancora una volta ottenuta da Sebastian Vettel. Raikkonen concluse in terza posizione alle spalle di Hamilton. Le prime gare della stagione misero in mostra una Rossa estremamente competitiva, tanto da riuscire ad insidiare costantemente la Mercedes.


In Bahrain Kimi si qualificò secondo alle spalle del compagno di squadra, ma al giro 36 fu costretto al ritiro a causa di un inconveniente al pit-stop, che vide anche l'infortunio di un meccanico. Anche la qualifica di Shanghai diede lo stesso risultato della precedente, e alla partenza Raikkonen fu nuovamente sopravanzato da Bottas.


Tentò una strategia alternativa che non sembrava ripagarlo, ma l'ingresso di una safety car contribuì a riportarlo sul podio alle spalle di Ricciardo, nettamente favorito dagli episodi, e dello stesso Bottas.


Il weekend di Baku non cominciò nel migliore dei modi per il finlandese, poiché due errori nel Q3 lo relegarono in una misera sesta posizione. In gara ebbe un contatto poco dopo il via con la Force India di Ocon e fu costretto ad un pit-stop.


Grazie al contatto tra le due Red Bull e alla conseguente safety car riuscì a recuperare fino alla quarta posizione, che poi si tramutò in seconda per il tentativo di attacco fallito da parte di Vettel su Bottas e per la foratura di quest'ultimo al giro successivo.



Fu costretto al ritiro in Spagna per un problema alla power unit, per poi doversi accontentare di un'anonima quarta posizione a Montecarlo, frutto di una gara senza alcun colpo di scena, e di un'altrettanto anonima sesta posizione in Canada.


Tornò sul podio in Francia, dopo aver superato Ricciardo nelle tornate conclusive, per poi mancare una vittoria in Austria, dove concluse secondo appena alle spalle di Verstappen e davanti al compagno di squadra, dopo che le due Mercedes erano state costrette al ritiro. Seguirono tre terzi posti consecutivi, in Inghilterra, Germania e Ungheria.


A Silverstone ricevette addirittura una penalità per un contatto con Hamilton subito dopo il via, per poi essere favorito nel finale da una safety car, mentre a Hockenheim chiuse a podio al termine di una gara abbastanza rocambolesca, condita anche dal ritiro di Vettel.



Fu costretto al ritiro dopo soli nove giri nel Gran Premio del Belgio, a causa dei danni riportati in seguito ad un contatto al via, per poi doversi accontentare di una seconda posizione ottenuta a Monza dopo essere partito dalla pole position.


Importante ricordare che, alle porte del weekend italiano, fu annunciato il passaggio di Kimi all'Alfa Romeo Sauber per la stagione successiva, con Leclerc che avrebbe preso il suo posto in Ferrari. Seguirono tre risultati non straordinari, ovvero due quinti posti a Singapore e in Giappone e una quarta posizione finale a Sochi.


Ad Austin ebbe luogo un weekend commovente per Raikkonen e per i tifosi della Rossa. Kimi scattava dalla seconda posizione in griglia, ma sfruttò al meglio la gomma più morbida e infilò subito Hamilton, andandosi a prendere la leadership del gran premio.


L'inglese optò per una strategia alternativa a causa dell'eccessiva usura degli pneumatici, ma ciò non bastò nemmeno per insidiare la seconda posizione di Verstappen, in rimonta, che a sua volta tallonava il finlandese. Iceman tornò alla vittoria 114 gare dopo la sua ultima, avvenuta cinque anni prima.



Arrivò a podio in Brasile, per poi concludere nel peggiore dei modi la sua avventura in Ferrari. Ad Abu Dhabi vinse Hamilton davanti a Vettel, con Kimi che fu costretto al ritiro dopo soli nove giri a causa di un guasto tecnico, riuscendo però a mantenere la terza posizione nella classifica generale.


Si concluse così la seconda avventura di Kimi Raikkonen al volante della Ferrari. 10 vittorie, 7 pole position e un titolo mondiale per in finlandese, non certo numeri da buttare. Ma da quel 2007 sono passati 12 anni, e la domanda sorge più che mai spontanea. Quanto si dovrà ancora attendere prima di poter tornare a festeggiare un campionato del mondo a Maranello?


Alessandro Cappelli

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