Jody Scheckter, campione per ventun'anni!



Jody David Scheckter nasce a East London, Sud Africa, il 29 Gennaio del 1950, da genitori lituani di origine ebraica.


Jody inizia a lavorare fin dalla tenera età nella concessionaria Renault del padre, luogo che gli permette di imparare a guidare fin da giovane.


Legenda vuole che quando Jody è ancora giovanissimo, il garage del padre viene utilizzato dalla Ferrari per custodire le vetture che dovevano partecipare al Gran Premio. Scheckter ha poco meno di vent'anni e viste le Ferrati, pensa che è assurdo restare in Sudafrica se in qualche parte del mondo ci sono vetture come quelle da guidare.


Così, nonostante il lavoro da apprendista, Jody inizia gli studi al Selborne College e contemporaneamente si dedica dapprima al motociclismo e successivamente all’automobilismo, prendo parte ad alcune gare con vetture berline.


Le prime gare non sono piacevoli per il sudafricano, poiché spesse volte Jody viene squalificato per guida pericolosa, a causa del suo stile troppo irruento.


Ma col passare delle gare il giovane sudafricano riesce a controllare l’eccessiva aggressività in pista e di conseguenza giungono i primi risultati importanti, riuscendo successivamente ad affermarsi perfino come Campione Nazionale di Formula Ford nel 1970.


Questo titolo permette al sudafricano di ottenere una borsa di studio e di potersi trasferire in Gran Bretagna, dove continua la sua carriera automobilistica. Arrivato oltre manica, Scheckter prende parte alla Formula 3 britannica e giunge terzo nella classifica Lombard North.


Ma nonostante quest'ulteriore affermazione, e nonostante fosse riconosciuto come un pilota di notevole talento, molti osservatori sono titubanti nel voler far correre Jody con vetture più importanti, sempre a causa della guida troppo aggressiva e a tratti spericolata.


Il sudafricano riesce però a colpire il management della McLaren, che gli offre un contratto per disputare la Formula 2 Europea nel 1972: Jody ottiene una sola vittoria a Silverstone, ma questo basta al team britannico per decidere di far debuttare il pilota sudafricano in Formula Uno, in occasione del Gran Premio degli Stati Uniti, corsa che Scheckter conclude al nono posto:


"Firmai un contratto con la McLaren. Tremila sterline. Poche settimane dopo arrivò Montezemolo, lo mandava Ferrari a dirmi: Ti diamo sessanta mila sterline se passi da noi. Ma avevo preso un altro impegno. Anni dopo, mi chiamò direttamente Ferrari. Andai al colloquio, ero emozionatissimo. La stanza era tutta scura con i mobili bianchi, fuori c'erano i bodyguard. Neanche ciao mi disse: "Quanti soldi vuoi?". Io rimasi perplesso, poi gli detti una risposta di cui vado orgoglioso ancora oggi: Sono troppo giovane per parlare di soldi".


"Ma non se ne fece nulla. finii sulla famosa Tyrrell a sei ruote. Divertente ma si rompeva sempre. Un giorno sbottai nei box ed esclamai: Ragazzi, quest'auto si rompe talmente spesso che non riesco a concentrarmi".


Nel 1973 Scheckter vince all’esordio la Formula 5000 e partecipa a cinque gare in Formula Uno, sempre con la McLaren ed al fianco di Hulme, che gli fa da mentore. Jody si fa trovare pronto e con la scuderia inglese si fa spesso notare tra le prime posizioni, anche se non riesce mai a concretizzare il risultato per la troppa irruenza che lo accompagna si dalle prime gare della carriera.


Il sudafricano è infatti protagonista di molte collisioni, una su tutte quella con Emerson Fittipaldi nel Gran Premio di Francia, occasione in cui i due si accusano a vicenda. Due settimane più tardi, nel Gran Premio di Gran Bretagna, un testacoda di Jody causa un incidente a catena che pone fine alla carriera di Andrea De Adamich, riportante fratture alla caviglia destra:


"Esagerai alla fine del primo giro e andai in testacoda. Capii subito quello che stava per succedere... una dozzina di macchine mi stava per travolgere in pieno, a tutta velocità". "Alzai le mani dal volante. Sperando che mi vedessero meglio e mi evitassero. Ma non ci fu nulla da fare. Mi presero in pieno, più o meno tutte le macchine della griglia. Il video è su youtube, e ho ancora paura quando lo guardo. Poi appena mi accorsi di essere sopravvissuto cominciai a correre: avevo fatto danni enormi e c'era un sacco di gente negli altri team che mi voleva uccidere".



A seguito di tutto ciò, su pressione della Gran Prix Drivers’ Association, la McLaren mette il sudafricano fuori squadra fino al Gran Premio del Canada, occasione in cui si scontra con la Tyrrell di Francois Cévert, che lo aggredisce infuriato.


I troppi contatti convincono la McLaren a risolvere il contratto con Jody, nonostante abbia ancora un anno di contratto. Per il sudafricano sembra finita, ma Ken Tyrrell gli propone un contratto da secondo pilota per sostituire Jackie Stewart, che si sarebbe ritirato a stagione conclusa.


In occasione del Gran Premio degli Stati Uniti, al Watkins Glen va in scena uno dei più inspiegabili incidenti della Formula Uno, in cui scompare proprio Francois Cévert.


Infatti, confidando nel nuovo telaio, Cévert lancia la sua vettura in cerca del miglior tempo, ma arrivato alle esse, nella parte iniziale del tracciato, la vettura non curva e si schianta ad oltre 200 Km/h contro le vicine barriere metalliche.


I primi a sopraggiungere sono proprio Stewart, Scheckter, e l’amico Josè Carlos Pace, che non possono far altro che attestare la sua scomparsa, dopo aver visto il corpo bloccato tra le lamiere della vettura spezzatasi in due:


"E' curioso ma non ricordo quello che vidi quel giorno. Ripenso a quella scena, io mi fermo, vado verso la macchina, la batteria che scintilla, il fumo, io che vedo qualcosa ma non ricordo cosa, poi mi giro e alzo le mani per dire che è finita. Credo di aver visto il suo corpo ma la mia mente ha cancellato quei fotogrammi".


"Ma quella è certamente stata la volta che ho realizzato davvero che potevo morire anche io. Non avevo mai visto un uomo morire e ora lo vedevo con chiarezza, ed era un mio amico, uno vicino a me. Ma non fu questo a farmi rallentare, a farmi cambiare stile di guida: quando sei in macchina con la visiera abbassata pensi solo a vincere. No, io cambiai solo perché sapevo che era l'unico modo per vincere".


L’incidente del francese sconvolge tutto il mondo della Formula Uno, che ora si chiede cosa potesse essere accaduto; alcuni sostengono la teoria di un malore del pilota dato dall’ingresso in pista subito dopo una crisi di vomito, mentre altri danno la colpa all’infortunio alla sua caviglia destra. Il compagno di squadra Stewart, sostiene invece fin dal primo momento che la colpa fosse la troppa irruenza del francese.


Infatti lo scozzese gli aveva più volte consigliato di non affrontare le esse in terza marcia perché, nonostante il vantaggio di una vettura pronta all’ingresso in curva, si aveva a che fare con una vettura molto nervosa e difficile da controllare in caso di incidente, sostenendo che lui ebbe lo stesso problema, ma che affrontandola in quarta marcia l'auto risultava più docile.


Questa tesi verrà confermata da Niki Lauda anni dopo, nel suo libro Io e la Corsa, parlando di un insidioso avvallamento sull’asfalto su cui Francois sarebbe passato.


A seguito di questo incidente, Jody rileva i ranghi di prima guida per la stagione 1974 e viene considerato da tutti - pubblico e addetti ai lavori - come un outsider al titolo di campione. Anche se tutti aggiungono che difficilmente il sudafricano avrebbe potuto lottare per l'alloro se avesse continuato a commettere gli stessi errori dell’anno precedente.


Ken Tyrrell dal canto suo, cerca di smussare il comportamento aggressivo del pilota sudafricano, oltre che per evitare di commettere i soliti errori durante le gare, soprattutto per scongiurare un’ulteriore tragedia come quella accaduta nell’annata precedente.


Con la Tyrrell 007 Jody ottiene i suoi primi risultati positivi, tra cui un terzo posto in Belgio e un secondo posto a Monaco, mentre ottiene la sua prima vittoria nella gara successiva in Svezia, completando un filotto di tre gare consecutive a podio. Il pilota sudafricano conquisterà poi un’altra vittoria in Gran Bretagna e un secondo a posto in Germania, concludendo la stagione al terzo posto nella classifica conduttori.


Nel 1975 e 1976 Jody rimane in casa Tyrrell, con cui ottiene nel primo anno la vittoria del Gran Premio del Sud Africa, e la vittorie in Svezia nel secondo.



Nel 1977 e nel 1978 il sudafricano si accasa alla Wolf: durante il primo anno, Jody ottiene ottimi risultati, riuscendo a vincere in Olanda, Monaco e Canada, concludendo secondo nel mondiale, mentre il 1978 sarà invece un'annata avara di risultati, conclusa senza alcuna vittoria.


Nel frattempo, già nel 1977 Ferrari cerca di ingaggiare Jody, ma per la seconda volta non si trova l'accordo. Tuttavia, il fondatore dell'omonima squadra non demorde, e prenota il pilota sudafricano per l'anno successivo: a Montecarlo Scheckter firma il contratto in gran segreto.


Jody dirà più tardi di aver accettato per un motivo molto semplice: voleva vincere il Mondiale di Formula 1. Il sudafricano aveva 28 anni e poco tempo da perdere. L'unica scuderia che per serietà, capacità, organizzazione, prestigio poteva garantirgli questo risultato era la Ferrari:


"Ferrari voleva sostituire Reutemann, io ero alla Wolf. Venne da me e mi disse: voglio assumerti. Ci mettemmo d'accordo subito, quella volta".


Scheckter giunge a Maranello con la fama di scassa macchine inveterato, di abile preparatore, di piede pesante nei sorpassi spericolati, ma soprattutto nell'arte di appoggiarsi alle altre auto, di sgomitare a suon di gommate per trovare in varchi millimetrici in cui passare.


Nonostante questa nomina, nel 1979 Jody non solo riesce a disputare la miglior stagione della sua carriera, ma lo fa conducendo la sua auto con enorme intelligenza, sfruttando ogni singolo piazzamento a punti in suo favore.


Il campionato 1979, che inizialmente prevede sedici gare, viene diviso in due gironi da otto gare ciascuno, di cui sono validi solo i quattro migliori risultati per girone.


Al primo appuntamento in Argentina la Ferrari, che aveva presentato a Maranello il 15 gennaio 1979 la nuova 312 T4, preferisce portare le vecchie 312 T3, aggiornate con la presenza delle minigonne.


L'esordio in Ferrari non è dei migliori per il pilota sudafricano.



Alla partenza, alla curva del Cervo, John Watson tocca la vettura di Jody Scheckter, la quale inizia a piroettare lungo il tracciato, coinvolgendo le monoposto sopraggiungenti di Patrick Tambay, Mario Andretti, Didier Pironi, Arturo Merzario e Nelson Piquet, che colpiscono quella del sudafricano. Piquet, aiutato a uscire dalla vettura da Arturo Merzario, viene trasferito all'ospedale, dove gli viene riscontrata la frattura della caviglia sinistra, mentre Scheckter soffre di una lussazione ad un polso, tanto che gli viene vietata la prosecuzione del gran premio, che nel frattempo è stata interrotta e sarebbe ripresa sulla distanza originaria.


Al successivo appuntamento in Brasile, la Ferrari denuncia dei problemi agli pneumatici, tanto che il sudafricano, partito sesto, non riesce a combattere per le prime posizioni ed anzi ne perde a causa di una sosta ai box, necessaria per il cambio gomme. Solo al trentaseiesimo giro il sudafricano riesce a tornare competitivo, sorpassando Jochen Mass.


Ma per la seconda volta consecutiva, Jacques Laffite taglia il traguardo per primo davanti al compagno Patrick Depailler, mentre Scheckter giunge soltanto sesto.


In Sud Africa, finalmente la Ferrari utilizza la nuova 312 T4: la vettura cerca anch'essa la deportanza, pur in presenza di un motore boxer a 12 cilindri, che per la sua forma restringe i flussi d'aria interni alla carrozzeria, necessari per l'ottenimento dell'effetto suolo.


Nella prima giornata di prove ufficiali, al giovedì, Jean-Pierre Jabouille è il più rapido, abbassando il record del circuito a 1'11"80. Il motore turbo, del quale è equipaggiata la Renault, consente una regolazione della pressione che non fa perdere potenza, mentre tutti gli altri motori, aspirati, subiscono una flessione delle prestazioni, dovuta all'altitudine. Dietro al pilota francese si piazzano le due Ferrari di Jody Scheckter e Gilles Villeneuve. Le prove sono caratterizzate da sole e temperature molto alte, tanto che nella sessione pomeridiana i piloti non migliorano le prestazioni ottenute al mattino, con maggiore fresco.


La sessione del venerdì non modifica in maniera profonda la griglia di partenza.


Al via il poleman Jean-Pierre Jabouille viene passato dalle Ferrari ma, sfruttando la potenza del motore turbo, al termine del rettilineo di partenza si riporta al comando davanti a Jody Scheckter.



Al secondo giro Villeneuve supera subito Scheckter alla Crowthorne portandosi al secondo posto, mentre Laffite passa sia Pironi che Lauda. Poche centinaia di metri e alla Leeukop le due Ferrari passano Jabouille. Un giro dopo è il pilota della Renault a ripassare le due vetture di Maranello, prima di essere nuovamente passato da Jody Scheckter e Gilles Villeneuve.


Nel corso del secondo giro inizia a piovere e la direzione di corsa decide di fermare la gara, per permettere alle vetture di montare gomme da bagnato. L'ordine della ripartenza è determinato dalla classifica al secondo giro, mentre quella finale verrà stilata per somma di tempi. Primo quindi è Villeneuve davanti a Scheckter, Jabouille e Laffite. L'interruzione dura per quarantacinque minuti e la ripartenza avviene nell'incertezza della scelta degli pneumatici. Solo Jody Scheckter, Patrick Tambay, Nelson Piquet e Patrick Depailler optano per le gomme slick.


Alla seconda partenza Gilles Villeneuve, che monta gomme da bagnato a differenza di Scheckter, prende un buon vantaggio sul pilota di casa che è seguito da Jean-Pierre Jabouille, Perde invece diverse posizioni Jacques Laffite, autore di una partenza pessima.


In questa fase di gara, i piloti si trovano in difficoltà dato che una parte della pista è ancora umida, mentre la parte più meridionale del tracciato è già asciutta.


Al quinto giro Scheckter, in difficoltà con le gomme da asciutto, viene passato da Jean-Pierre Jabouille. Nello stesso giro Patrick Depailler è costretto al ritiro per un'uscita di pista. Al settimo giro, con la pista che si sta asciugando con rapidità, Scheckter riconquista la seconda posizione.


Poco più tardi, la maggior parte dei piloti iniziano a fermarsi ai box per montare gomme da asciutto.


Il leader della gara, Villeneuve, attende invece il quindicesimo giro per cambiare le sue gomme e ripartire secondo, dietro a Jody Scheckter. La classifica vede ora premiati i piloti che hanno scelto alla seconda partenza gomme slick.


Ma per Scheckter si profilano ben presto dei problemi con le coperture, tanto che al cinquantatreesimo giro decide di fermarsi per sostituirle, lasciando la testa della corsa a Villeneuve.


Il sudafricano cerca negli ultimi giri di avvicinarsi al canadese, ma senza successo; alla fine, Jody deve accontentarsi del secondo posto.


Lo stesso risultato viene bissato a Long Beach, con Gilles che taglia il traguardo precedendo Jody.


Se da una parte il canadese comanda la gara dall'inizio alla fine, nel frattempo si crea una battaglia per il posto d'onore che coinvolge per diversi giri Jean-Pierre Jarier, Jody Scheckter, Patrick Depailler, Mario Andretti e Alan Jones che formano un lungo trenino di vetture.


Al nono giro Depailler manca una marcia, e viene tamponato da Scheckter: ne approfitta Jarier che passa entrambi. Durante il giro successivo Scheckter passa Depailler, che sconta dei problemi al cambio. Intanto Jarier inizia a lottare con delle vibrazioni allo sterzo, rallentando chi lo segue, anche se nessuno è capace di sorpassarlo.


Solo al ventisettesimo giro Jody Scheckter riesce a passare Jarier e a conquistare il secondo posto, mentre Gilles Villeneuve conquista la sua seconda vittoria consecutiva, balzando per la prima volta in testa al mondiale.



A Jarama, in Spagna, nella prima giornata di prove, caratterizzata da un teso vento, il tempo migliore è fatto segnare da Gilles Villeneuve. Il canadese precede il compagno di scuderia Jody Scheckter e Jacques Laffite.


Al sabato le condizioni climatiche variano rispetto al giorno precedente, con meno vento e una temperatura più elevata: ciò favorisce le vetture gommate Goodyear, che hanno portato delle gomme da tempo che durano solo due giri. La prima fila viene così monopolizzata dalle due Ligier di Jacques Laffite e Patrick Depailler, mentre Scheckter deve accontentarsi del quinto posto.


La gara sarà ancora più avara di soddisfazioni per Jody, costretto ad accontentarsi di conquistare un misero quarto posto.


A Zolder, in Belgio, il sabato vede l'arrivo del sole rispetto al venerdì, fattore che favorisce le case fornite dalla Goodyear e sfavorisce la Ferrari, costretta a perdere la pole position e vedere i suoi piloti rilegati al sesto e settimo posto (rispettivamente Gilles e Jody).


Ma la gara regalerà finalmente la prima vera gioia al pilota sudafricano.


Durante il secondo giro, Scheckter passa Clay Regazzoni alla Kleine Chicane. In questa fase, però, la ruota anteriore destra della Williams colpisce la ruota posteriore sinistra della vettura del sudafricano. Successivamente, la gomma montata sulla vettura dell'elvetico si affloscia, facendo si che quest'ultimo rallentasse di colpo tanto da essere tamponato da Villeneuve, che si trova subito dietro. Regazzoni è dunque costretto al ritiro, mentre il canadese rientra ai box per sostituire l'ala anteriore.


Due giri dopo Scheckter passa anche Andretti, che sconta dei problemi all'impianto frenante.


Poco più tardi, Nelson Piquet perde la propria posizione su Scheckter, che è ora al quarto posto.


Al trentanovesimo giro sfuma la possibile vittoria per la Williams di Alan Jones, a causa un guasto all'impianto elettrico, mentre al quarantaseiesimo giro Depailler, leader della gara, è costretto al ritiro a causa dell'afflosciamento di una gomma. Il pilota francese arriva lungo alla curva dopo i box ed esce di pista. Patrick riporta in tal situazione la frattura della mano destra, mettendo in dubbio la sua presenza nel successivo Gran Premio di Monaco.


Grazie a degli pneumatici ancora in buono stato e ai numerosi ritiri, Jody Scheckter riduce il gap su Jacques Laffite e passa in testa al cinquantatreesimo giro, giungendo al traguardo davanti al pilota francese, ora raggiunto anche in testa alla classifica piloti.


Alla vigilia del GP di Monaco, la Scuderia Ferrari conferma, anche per la stagione 1980, la coppia di piloti Jody Scheckter-Gilles Villeneuve, e contemporaneamente nega l'approntamento di un 312 T5, ma conferma l'avanzata creazione di una versione B della 312 T4.


Al sabato le due vetture di Maranello sfruttano il fatto che le vetture gommate dalla Goodyear sono penalizzate da uno sciopero nella fabbrica inglese della casa americana, che non consente l'arrivo delle coperture da qualifica, e migliorano le già ottime prestazioni del venerdì, pur con Villeneuve che sconta dei problemi tecnici all'iniezione che gli fanno perdere quarantacinque minuti della sessione ufficiale: Jody Scheckter conquista la pole, la sua terza e ultima, precedendo il suo compagno di sette centesimi di secondo.


In gara, le due Ferrari guadagnano subito un buon margine anche sfruttando la lentezza della vettura di Niki Lauda, che blocca le più veloci Ligier.


La classifica rimane invariata per diverse tornate fino a quando, al sedicesimo giro, Didier Pironi, nel tentativo di passare Laffite, lo stringe contro il guardrail. Le gomme della Ligier subiscono un danneggiamento, tanto che Laffite è costretto a una sosta ai box.


Al cinquantaquattresimo giro anche Gilles Villeneuve è costretto all'abbandono per un problema alla trasmissione; vano è il tentativo dei commissari di spingerlo nuovamente in pista, all'altezza della Rascasse.


Negli ultimi giri, Scheckter controlla il ritorno di Regazzoni e vince il GP di Monaco.



Con questo risultato, complice anche il ritiro di Laffite avvenuto al cinquantacinquesimo giro, il pilota sudafricano ora comanda la classifica piloti indisturbato, con trenta punti contro i ventiquattro del diretto rivale della Ligier.


A Digione, in Francia, molti piloti, a causa della conformazione del tracciato, pieno di saliscendi, accusarono nausee e vertigini: a tal proposito, Jean-Pierre Jabouille e Jacky Ickx chiedono di montare sulle vetture degli accorgimenti per limitare questo ondeggiamento.


Le qualifiche fanno subito intuire che per il leader del campionato il Gran Premio francese sarà da dimenticare: in qualifica Jody non va oltre il quinto piazzamento, mentre in gara, poiché penalizzato dalle coperture, terminerà perfino fuori dalla zona punti, permettendo a Gilles Villeneuve, autore di una gara mozzafiato, di riavvicinarsi in classifica e di distare solo quattro punti al giro di boa del campionato.


La seconda parte della stagione sarà avara di risultati per Jody, ma nonostante ciò il pilota sudafricano riuscirà a sfruttare a suo favore la distribuzione dei punti in base ai risultati ottenuti nei due gironi e a far suo il campionato del mondo 1979.


A Silverstone la Williams di Alan Jones, favorita dal particolare trattamento riservatogli dalla Goodyear, segna un tempo di ben sei secondi e mezzo più veloce rispetto a quello fatto da James Hunt due anni prima, e conquista la pole position, mentre Jody Scheckter è costretto ad utilizzare il muletto, avendo danneggiato la vettura titolare con un testacoda alla Stowe, e si qualifica solo undicesimo. Non va certo meglio al compagno di squadra, tredicesimo, e al diretto rivale al titolo, Jacques Laffitte, decimo.


Nel corso della gara, Jody riesce a rimontare fino al quarto posto, ma al trentaquattresimo giro Jacques Laffite, in rimonta, passa Villeneuve alla Woodcote, e tenta il sorpasso anche su Scheckter un giro dopo. Il sudafricano resiste, ma viene poi passato al trentaseiesimo giro.


Al quarantaduesimo giro Laffite è costretto a una sosta ai box per un problema alle candele, mentre nei giri successivi Scheckter, con degli pneumatici ormai consunti, non rientra ai box, come richiesto dalla sua scuderia, ma prosegue fino al termine anche se viene sorpassato da Watson.


Al termine della gara il sudafricano si lamenterà di non essere stato avvisato dal muretto dell'avvicinarsi del pilota britannico.


Vince Clay Regazzoni, mentre Scheckter, giunto quinto, approfitta del ritiro di Villeneuve e Laffite per aumentare la distanza in classifica.


L'anomalo risultato ottenuto a Silverstone trova spiegazione a seguito dei controlli tecnici operati sulle Ferrari al termine del GP. La scuderia italiana scopre che durante il week-end di gara è stato utilizzato per errore un carburante meno performante di quello usato solitamente, che è di 100 ottani ed è fornito dall'Agip. La minor qualità della benzina viene per altro considerata quale causa dei problemi di alimentazione che hanno costretto Gilles Villeneuve al ritiro.


Per ovviare a questi inconvenienti, la Ferrari chiede all'Agip la presenza di un tecnico per ogni gran premio.


Ad Hockenheim, nella prima giornata di prove ufficiali il più rapido è Jean-Pierre Jabouille, mentre le due Ferrari di Jody Scheckter e Gilles Villeneuve chiudono rispettivamente al decimo e dodicesimo posto; per altro, in questa fase il sudafricano tampona Carlos Reutemann.



Nella seconda giornata, la Ferrari migliora notevolmente il suo tempo, dato che Scheckter ottiene il quinto tempo, mentre Villeneuve il nono. Il canadese è penalizzato dall'uso del muletto, in quanto il motore della vettura ufficiale aveva subito delle perdite di potenza.


Anche in gara la Ferrari deve cercare di limitare i danni, mentre Alan Jones taglia per primo il traguardo, seguito da Clay Regazzoni, Jacques Laffite e Scheckter, giunto quarto.


Se in pista la gara viene ritenuta estremamente noiosa, nel retro box si registra il malcontento del patron della Williams, che a causa dei regolamenti vede entrambi i suoi piloti fuori dai giochi mondiali, nonostante il team britannico abbia trovato la competitività.


Tra l'altro, proprio la competitività trovata dalla Williams diventa un vantaggio per la Ferrari, dato che i piazzamenti tra i primi posti portano via la speranza a Laffite di poter conquistare quei punti necessari per avvicinare e passare in classifica il rivale sudafricano.


Per continuare a vincere la sfida tra gommisti, a Zeltweg la Goodyear, casa statunitense che rifornisce di pneumatici tutte la scuderie, a eccezione di Ferrari e Renault, porta 200 gomme da qualifica, che affida ai team più competitivi.


Dopo aver terminato entrambi i giorni di qualifica, nonostante l'incombente minaccia di pioggia, René Arnoux conquista la prima pole position della sua carriera in Formula Uno, mentre Laffite e Scheckter segnano rispettivamente l'ottavo e il nono tempo. Anche in Austria, la Ferrari 312 T4 parte svantaggiata, dato che la vettura non sfrutta l'effetto suolo pienamente.


Tuttavia, in gara Gilles Villeneuve scatta dalla quinta piazza molto rapidamente, tanto che alla prima curva è già in testa. Ma al quarto giro Alan Jones conduce la corsa dopo aver superato Villeneuve alla Hella Licht Schikane e vince per la seconda volta consecutiva.


Dopo aver gestito la propria posizione per tutta la gara, all'ultimo giro Jacques Laffite passa Scheckter conquistando il terzo posto, nonostante il francese è stato limitato da problemi al limitatore di giri.



In classifica, grazie al secondo posto, ora sono Villeneuve e Laffite ad inseguire Jody, che con estrema intelligenza in queste ultime gare cerca di sopperire alle mancanze prestazionali della Ferrari gestendo il suo vantaggio.


Per cercare di migliorare le prestazioni, a Zandvoort la Ferrari presenta una 312 T4 modificata, affidata al solo Jody Scheckter. Le modifiche riguardano i tubi di scarico concentrati attorno al motore, consentendo una maggiore pulizia della parte sottostante la vettura e un maggiore sfruttamento dell'effetto suolo.


La nuova vettura viene però provata solo nelle prove libere del venerdì mattina.


Nella prima giornata di prove, caratterizzata da tempo variabile, il più rapido è Clay Regazzoni, ma al sabato René Arnoux conquista la seconda pole position consecutiva, mentre la Ferrari conquista terza, cavanti a Jacques Laffite. La Ligier, pur essendo in corsa per la vittoria mondiale, vive delle prove difficili: la squadra francese si trova perfino nelle condizioni di dover acquistare al sabato, da Shadow e McLaren, delle molle più dure che possano consentire un maggiore carico aerodinamico sugli alettoni.


Al via Jody Scheckter parte male a causa di un problema tecnico e si ritrova quasi subito nelle retrovie.


Nei giri successi anche Laffite viene passato sia da Rosberg che Watson: il francese, penalizzato da problemi tecnici, esce in pochi giri dalla zona dei punti. Jody Scheckter invece recupera in fretta il divario dai primi, tanto da conquistare il sesto posto al decimo giro.


All'undicesimo passaggio Gilles Villeneuve, che è in lotta con il compagno di squadra nella classifica piloti, affianca Jones all'esterno della Tarzan Bocht e lo supera, conquistando la vetta della gara. Simili sorpassi vengono compiuti anche da Rosberg e Scheckter ai danni di Didier Pironi tra il dodicesimo e diciassettesimo giro. Poi, al ventiseiesimo giro Scheckter conquista una posizione anche su Rosberg.


Al quarantasettesimo giro Alan Jones, avvicinatosi a Villeneuve, lo attacca alla nuova chicane: in questa fase si decide il campionato del mondo 1979.


Infatti, il canadese è autore di un testacoda e nel ripartire non si accorge che la gomma posteriore sinistra della sua vettura sta iniziando a sgonfiarsi. Poco dopo la gomma dechappa, ma Gilles decide di proseguire, dopo un lungo alla prima curva. Il canadese percorre quasi un intero giro su tre ruote, fino a quando la ruota posteriore sinistra si strappa e, trattenuta dalle tubazioni dei freni, viene trascinata a rimorchio dietro la vettura. Villeneuve riesce a raggiungere il suo box, ma solo per ritirarsi, dopo aver chiesto invano ai meccanici di riparargli la monoposto. Questa sua manovra verrà successivamente criticata per l'eccessiva pericolosità.


Indisturbato, Alan Jones vince per la terza volta consecutiva, davanti a Scheckter e Laffite.


Giunti al tredicesimo appuntamento, il campionato può seriamente chiudersi a favore di Jody Scheckter, nonostante le ultime gare non siano state entusiasmanti per il pilota sudafricano.



Questo perché, come detto, il regolamento del campionato prevede che possano valere solo i migliori quattro risultati delle ultime otto gare del campionato. Per tale ragione, solo Jody Scheckter a 44 punti, Jacques Laffite a 36 e Gilles Villeneuve a 32 possono ancora aggiudicarsi il titolo piloti. Alan Jones, che ha due punti più del canadese, ad esempio, ha già ottenuto trenta punti nella seconda parte del campionato, sui 36 massimi teoricamente disponibili, ed essendo staccato di dieci punti dal leader del campionato è matematicamente escluso dalla lotta per l'iride.


Stesso discorso vale per Clay Regazzoni: il ticinese, avendo ottenuto solo sei punti nella prima fase, potrebbe chiudere il mondiale a non più di 42 punti.


Alla vigilia del Gran Premio d'Italia, Jody Scheckter si aggiudicherebbe il titolo già a Monza nel caso in cui riuscisse a vincere e Jacques Laffite non dovesse giungere secondo. In tal caso infatti il sudafricano giungerebbe a 51 punti (ai 44 punti sarebbero stati aggiunti 9 punti ma sarebbero stati scartati i due punti ottenuti a Silverstone), mentre Laffite, giungendo terzo sarebbe salito a 40 punti. Ma al termine della stagione, pur vincendo le due restanti gare, avrebbe potuto ottenere solo un massimo di 50 punti validi, dovendo scartare, in questo caso, otto punti, ovvero due dei terzi posti ottenuti.


Se il sudafricano dovesse giungere secondo salirebbe a 48 punti (ai 44 punti si aggiungono 6, scartando però il risultato di Silverstone), mentre Laffite potrebbe ancora chiudere a 50 punti, indipendentemente dal risultato di Monza.


Nonostante gli occhi del pubblico sono tutti rivolti verso i contendenti al titolo, nella prima giornata di prove ufficiali il più rapido è René Arnoux, mentre il leader della classifica mondiale, Jody Scheckter, chiude col quinto tempo e Jacques Laffite, suo principale inseguitore, è solo decimo.


Al sabato Arnoux perde la pole a favore del compagno di scuderia Jean-Pierre Jabouille, mentre Jody Scheckter, nonostante la Ferrari riscontra un degrado eccessivo delle minigonne dovuto all'asfalto particolarmente abrasivo del circuito, conquista il terzo tempo, precedendo Jones di meno di un decimo. Jacques Laffite è settimo.


Il mondiale sembra prendere una direzione molto chiara, tanto è vero che poco prima del via, molto sportivamente, Jacques Laffite fa gli auguri a Scheckter:


"ln bocca al lupo, anche se mi dispiacerebbe perdere questa battaglia".


I due si stringono vigorosamente la mano, mentre i tifosi gridano bravo al francese.


Eppure qualcosa potrebbe strozzare l'urlo di gioia di Jody, dato che qualche minuto dal giro di ricognizione i meccanici della Ferrari si accorgono che la T4 del sudafricano perde il liquido dell'impianto frenante anteriore. Un rapido controllo permette subito di constatare che un caliper è difettoso. I meccanici di Maranello provvedono dunque a cambiare il componente non funzionante. Poco dopo, quando il pilota sudafricano è arrivato nel posto previsto per lo schieramento al termine del giro di ricognizione, il meccanismo si sta ancora registrando, spurgando olio sin dalla partenza.


Al via, Jody Scheckter conquista subito il comando seguito da René Arnoux, Gilles Villeneuve e Jacques Laffite, partito settimo, ma al secondo giro il pilota francese della Renault passa il sudafricano. Arnoux comanda la gara fino al dodicesimo giro, ma un problema al motore dapprima lo rallenta e poi lo costringe a ritirarsi, due giri dopo.


Grazie a questo episodio torna in testa Scheckter, davanti a Gilles Villeneuve e Jacques Laffite.


Il mondiale, di fatto, si conclude al quarantaduesimo giro, quando Jacques Laffite (che sta perdendo circa mezzo secondo a passaggio) rientra ai box con il motore fuori uso, poiché si è piegato il pedale del treno che, schiacciato, urta quello della frizione; ad una staccata il francese ha azionato il pedale, ma la frizione è rimasta bloccata ed il motore è andato fuori giri.


Nel box della squadra di Maranello si vivono gli ultimi attimi di tensione, quando l'altoparlante annuncia che Regazzoni si è portato minacciosamente nella scia di Villeneuve.


Su tutti, Mauro Forghieri troneggia e dirige le ultime battute, gridando ai segnalatori "dite a Gilles di aumentare il vantaggio".



Ma le T4 transitano con perfetto sincronismo davanti ai box ed Iniziano l'ultimo giro.


Sugli spalti i tifosi ondeggiano quando Scheckter e Villeneuve sbucano dalla parabolica facendo esplodere le tribune in un boato di acclamazioni che copre il rombo dei motori. I meccanici della Ferrari balzano in pista a braccia levate.


Eliminato il principale rivale per il titolo, Scheckter non ha più avuto problemi e ha vinto il GP d'Italia scortato da Villeneuve, mentre Regazzoni deve accontentarsi del terzo posto.


In un attimo centinaia di fans costringono gli uomini di Maraneiio ad una rapida ritirata per non essere travolti e per portare la vettura di Jody al parco chiuso, senza riuscire ad evitare l'urto contro alcuni tifosi troppo focosi che finiscono col rovinare leggermente li musetto.



Poi, con una scorta di polizia degna di un capo di stato, Scheckter inizia la faticosa marcia verso il podio.


Quando il pilota sudafricano sbuca sulla terrazza della premiazione la pista è già invasa da migliaia di persone che nel frattempo hanno travolto i cordoni della forza pubblica. Ogni gesto di Jody infiamma la marea umana che diventa incontenibile quando il sudafricano sventola una bandiera della Ferrari.


Dopo Il podio, quando il sudafricano torna al van della Ferrari, i cordoni di protezione vacillano. Tutti vogliono vedere, toccare il vincitore:


"Non riesco a convincermi di aver conquistato Il titolo mondiale. Ogni tanto mi sembra di sognare. Dedico questa vittoria a Enzo Ferrari, che mi ha dato la possibilità di ottenere un titolo che inseguo da sette anni".


"Dal box mi avevano segnalato che Laffite era fuori corsa ma in quel frangente non avevo tempo per pensare ad altre cose se non a mantenere la massima concentrazione sulla gara".


"Nelle ultime corse vorrei cercare di aiutare Villeneuve che è stato un compagno di squadra eccezionale".


Il primo a congratularsi con Scheckter è proprio Gilles, che molto sportivamente ammette:


"Jody è il degno vincitore ed anche se tutto poteva apparire semplice è stata una corsa molto dura. Sono contento per Jody che è un uomo estremamente sincero e leale. Contro Jody non c'era niente da fare. lo ho fatto la mia corsa ma non sarei mai riuscito a passarlo perché oggi Scheckter era fortissimo".



Il lunedì, in gran segreto per non farsi sorprendere da fotografi e giornalisti, nel pomeriggio Jody giunge a Maranello per incontrare Enzo Ferrari, dopo che in mattinata aveva detto:


"Devo ringraziarlo per la possibilità che mi ha offerto facendomi guidare le sue macchine".


Successivamente, prima di partire per Modena, Scheckter rilascia la più lunga intervista della sua vita, parlando di particolari interessanti, tra cui il suo rapporto con Gilles Viìleneuve, compagno di squadra ma anche avversario per il titolo sino alla gara di Monza:


"Io e Gilles, malgrado la giusta rivalità, siamo veri amici. Domenica dopo il Gran Premio d'Italia, abbiamo cenato insieme, fianco a fianco, con i meccanici e i dirigenti della squadra. Non c'è rimasto male per la mia vittoria. Me lo ha confessato tranquillamente. Ora posso dire che io e il canadese avevamo ingaggiato una specie di gioco che alla fine si è rivelato esatto per l'assegnazione del titolo. Nel corso delle prove di qualificazione a seconda del nostro piazzamento ci attribuivamo lo stesso punteggio che si assegna in gara. Ebbene, prima di Monza io ero in testa di 2 punti. Quando sabato mattina, però avevano assegnato a Gilles un tempo migliore di quello che aveva veramente ottenuto, gli avevo detto...questo non vale. Ed infatti poi la giuria dei cronometristi lo aveva annullato".


"In Ferrari c'è una sola regola fissa. Non dobbiamo lottare stupidamente uno contro l'altro, come del resto facevano i nostri predecessori. Sarebbe stupido fare il contrario e noi sinora abbiamo rispettato questa esigenza di squadra".


Jody termina il campionato con un quarto posto in Canada e con un ritiro nel Gran Premio degli USA East al Watkins Glen.


Nell'intervista registrata il giorno successivo al so trionfo, a Scheckter viene chiesto cosa c'è nel futuro della Ferrari e della F1 sul piano tecnico. La risposta del sudafricano, riletta a posteriori, sembra quasi una dichiarazione premonitiva:


"Se avessimo a disposizione un motore turbo-compresso sarebbe meglio per una vettura di tipo wing-car".


Nei fatti, nell'annata 1980 la 312 T5 sarà la brutta copia della T4, poiché l’avvento dei motori turbo-compressi spinge la scuderia del Cavallino a concentrasi sulla stagione 1981. Non è però solo questo il motivo della poca competitività della vettura: il vero tallone d’Achille della T5 è soprattutto la carenza di effetto suolo rispetto alla concorrenza


La stagione è per entrambi i piloti Ferrari è un vero incubo, costellata di ritiri e di risultati lontani dalle posizioni che contano.


Preso dalla frustrazione, durante l'anno Jody ricorre perfino a vecchi trucchi, tanto che durante un turno di prove assale letteralmente la vettura di Watson che gli si è parata davanti bloccandolo, e la colpisce con le gomme, forse più per sfogarsi che per ottenere dei veri vantaggi.



La mancata qualificazione nel Gran Premio del Canada è la goccia che fa traboccare il vaso, ed il sudafricano matura la decisione di ritirarsi al termine della gara successiva, al Watkins Glen:


"Non c'era niente da fare, era lei che non andava, non io".


Nella sua ultima stagione, Jody totalizza solamente due punti.


A fine 1980, alla festa per il titolo dell'anno prima, Jody non solo viene premiato per ultimo ma scopre anche che il cavallino donatogli da Enzo Ferrari ha una zampa rotta. Jody non la prende male, ma capisce che il commendatore di lui sa tutto, e che quella zampa rotta simbolizza la sua personale frattura con il mondo delle corse.


Ferrari lo aveva capito più di quanto non fosse riuscito al pilota sudafricano.


Il ritiro di Jody è definitivo, e non si occuperà più di auto negli anni a venire.


Nel 2019, in occasione del Gran Premio di Formula Uno, Scheckter ha ripreso in mano il volante della sua 312 T4, effettuando alcuni giri d’onore per festeggiare i 40 anni dalla vincita del suo titolo mondiale nel 1979.


La parata è stata accolta dal pubblico con grande entusiasmo e nostalgia, facendo riecheggiare il canto del mitico 12 cilindri nel parco di Monza, per la gioia del pubblico presente.


Ad oggi, Jody David Scheckter è l’unico pilota Sudafricano ad aver vinto un titolo mondiale di Formula Uno, e per ventun'anni è stato l'ultimo pilota a vincere con la Ferrari il campionato piloti.


Andrea Rasponi

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