Jean Behra, il pilota coraggioso che pagò la rabbia per l’addio alla Ferrari

Aggiornato il: giu 29



Il 16 Febbraio 1921 nasce a Nizza, in Francia, Jean Behra.


Nei primi anni della sua carriera, Jean non è un pilota di automobili, bensì è un motociclista, così come accadde prima a Tazio Nuvolari, e alla fine degli anni '30 ad Alberto Ascari.


Dopo aver esordito a Torino, sul circuito del Valentino, nel 1947, con la moto Guzzi Jean si laureerà per quattro volte consecutive campione di Francia, e nel 1949 esordirà in Svizzera nel Motomondiale, da cui si ritirerà due stagioni più tardi, ottenendo come miglior piazzamento un quindicesimo posto nel Gran Premio di Francia dell'edizione 1951.


Questa decisione arriva dopo un primo approccio con le auto: infatti, nel biennio 1950-'51 Behra prende parte alla classica 24 Ore di Le Mans a bordo di una Gordini, insieme a Loyer e Trintignant, collezionando due ritiri.


La Gordini, nonostante in entrambe le occasioni Jean non sia riuscito ad arrivare la traguardo, decide di confermarlo ed inserirlo nella squadra che disputerà il campionato mondiale di Formula Uno del 1952, che parte da Bremgarten, in Svizzera, il circuito dove il francese aveva fatto il suo debutto sulle moto.


Jean è protagonista di una corsa contro il tempo per prendere parte al primo Gran Premio stagionale: infatti, la Gordini è in difficoltà economiche e Behra, per non saltare le qualifiche, guida dalla Francia alla Svizzera la sua T16, riuscendo ad arrivare a pochi minuti dall'inizio delle qualifiche.


Jean capisce subito che con le auto può fare meglio che con le due ruote, tant'è vero che nelle prime prove ufficiali disputate ottiene un buon settimo posto, a oltre otto secondi dal poleman Giuseppe Farina, ed a poco più di tre secondi dal compagno di squadra Manzon, terzo.


Il giorno dopo le cose vanno ancora meglio: fin dalla via della gara Behra è protagonista, e dà vita ad un grande duello per il secondo posto con Simon, finché la caduta del collettore di scarico non lo costringe a rientrare ai box. La sua gara sembra compromessa, ma invece nel finale, approfittando del ritiro di Farina, che era salito nel frattempo sulla macchina di Simon, transita in terza posizione sotto la bandiera a scacchi, conquistando il primo podio in Formula Uno.


Il francese, dopo aver saltato il Gran Premio d’Olanda per concentrarsi sulla 24 Ore di Le Mans, dove collezionerà un altro ritiro con l’argentino Roberto Meres, quando torna in Formula Uno dimostra che quando fatto in Svizzera non è un episodio dovuto alla fortuna del principiante.


Infatti Behra, anche se viene battuto ancora da Manzon in qualifica, scattando dalla quinta casella sulla griglia di partenza, a Spa parte con l'intento di poter lottare nuovamente per un piazzamento sul podio. Obiettivo che non riuscirà a centrare a causa di un incidente di cui è protagonista durante il tredicesimo giro, quando Taruffi sbaglia alla Malmedy e il francese non riesce ad evitarlo.


Il francese va a caccia di riscatto nel Gran Premio di casa, sul circuito di Rouen, dove al sabato è autore di un'altra buona qualifica, poiché preceduto solo dalle tre Ferrari di Taruffi, Farina e Ascari, che monopolizzano la prima fila.


In gara, il sogno di salire sul podio davanti ai suoi tifosi, dopo aver vinto e battuto la settimana precedente le Ferrari nel Gran Premio di la Marne, svanisce dopo un'uscita di pista che lo costringe dapprima a rientrare in pit per riparare la vettura, e dopo ad una grande rimonta che gli permette di tagliare il traguardo in settima posizione, mentre Ascari, Farina e Taruffi piazzano la tripletta della Scuderia di Maranello.



Dopo aver disputato una gara non valida per il mondiale a Sables d'Olonne, dove Jean su Gordini è vittima di un incidente in cui si rompe la clavicola, a Silverstone il francese viene sostituito dal connazionale Maurice Trintignant


Behra torna in pista in Germania, ma la sua prestazione è l’opposto di quella svolta in Francia: nelle prove ufficiali non va oltre l’undicesima posizione, mentre Trintignant e Manzon si inseriscono fra le quattro Ferrari.


In gara, però, Jean ci mette poco a portarsi alle spalle di Manzon, e grazie ad un problema ad una ruota della vettura del compagno di squadra conquista la quinta posizione, preceduto da Taruffi, Fischer, Farina e Ascari.


Poi in Olanda Behra sarà sesto in qualifica, ma in gara un guasto all’impianto elettrico lo costringerà al ritiro durante il decimo giro.


Il francese finisce male il campionato, dato che a Monza scatta dall’undicesima casella, come in Germania, ma questa volta non riesce a ribaltare la situazione a causa di un problema al motore che lo costringe al ritiro al quarantaduesimo giro, e chiude il suo primo mondiale in Formula Uno in undicesima posizione, grazie ai sei punti conquistati ad inizio stagione.


Nel 1953 Behra inizia il campionato come aveva chiuso quello precedente, ottenendo lo stesso risultato di Monza durante le qualifiche. In una giornata molto triste a causa della scomparsa di undici spettatori durante la gara, a seguito dell’incidente che vede coinvolto Giuseppe Farina, il pilota francese è sesto a tre giri dal vincitore Ascari, ma davanti ai compagni di squadra Trintignant e Schell, che si sono divisi l'auto.


Questo sarà il miglior piazzamento del 1953, dato che per il francese giungeranno soltanto delusioni: infatti, dapprima non termina la gara in Belgio ed alla 24 ore di Le Mans, ed addirittura in Francia, durante le prove ufficiali, non riesce a far segnare nemmeno un tempo cronometrato.


In gara, davanti ai suoi tifosi, Jean si scatena e rimonta fino in decima posizione, ma la T16 anche a Silverstone, al Nurburgring ed a Bregmarten si conferma oltre che inferiore a Ferrari e Maserati, anche inaffidabile. Il pilota francese colleziona tre ritiri consecutivi e non può provare a salvare la stagione, in quanto la Gordini non lo schiera a Monza, poiché impegnato nel Tour de France.



Questa scelta gli permetterà di salire sul podio, classificandosi secondo insieme a Barraquete, ma certo questo non basta per dimenticare i zero punti ottenuti durante il Campionato Mondiale di Formula Uno del 1953.


Le prestazioni non cambiano nel corso della stagione successiva.


Behra capisce già in Argentina che la Gordini non ha ridotto il gap durante l’inverno, occupando le ultime due file della griglia di partenza. Il giorno dopo, durante la gara, per il francese l'esperienza sarà perfino peggiore, dato che nel tentativo di recuperare posizioni dalla sedicesima casella, a causa di una falsa partenza viene squalificato nel corso del sessantunesimo giro.


Qualche mese più tardi, per il quarto anno consecutivo non riesce a terminare la 24 Ore di Le Mans, ma si riscatta conquistando la vittoria nel Gran Premio di Pau.


Alla ripresa del Mondiale di Formula Uno, tuttavia, tornano i problemi: in Belgio, Jean non termina la gara, nonostante un buon settimo tempo ottenuto nelle prove ufficiali aveva fatto sperare il team francese in un risultato differente.



Sul circuito di casa, a Reims, dopo una brutta qualifica, chiusa senza far segnare nemmeno un giro cronometrato, in una giornata caratterizzata da molti ritiri, Behra rimonta fino in sesta posizione, ma già dal successivo appuntamento di Silverstone, l’affidabilità della Gordini lo tornerà a far tribolare.


Sabato conquista la seconda fila con il quinto tempo, ma le speranze di lottare con le Ferrari e le Maserati terminano al cinquantaquattresimo giro, a causa di un problema alle sospensioni, dopo aver fatto segnare ad inizio gara il giro più veloce, che gli consentirà di conquistare l’unico punto della stagione nella classifica piloti.


In Germania, pur arrivando al traguardo, chiude soltanto al decimo posto, a due giri dal vincitore: questo rappresenterà l’ultimo piazzamento, dato che in Svizzera, in Italia e nel conclusivo Gran Premio corso in Spagna non taglierà il traguardo.


L’unica soddisfazione arriverà sul Circuito du Cadours e alla Coupes du Salon, dove Behra riuscirà a togliersi la soddisfazione del trionfo.


Questi risultati, nonostante la stagione in Formula Uno sia stata al di sotto delle aspettative, spingono la Maserati ad ingaggiarlo dopo aver dovuto prendere atto dell’abbandono di Stirling Moss, recentemente passato alla corte della Mercedes.


In Argentina, nella prima gara del Campionato Mondiale del 1955, Behra dimostra a tutto il circus di quale talento è dotato: nelle prove ufficiali, il francese conquista la prima fila, a pochi millesimi dall’idolo di casa Fangio, e sette decimi dal poleman González.


In gara, tuttavia, non riesce a ripetersi, ed è soltanto sesto, insieme a Harry Schell.


Nella pausa che segue il Gran Premio d'Argentina, fino ad arrivare al successivo disputato a Monaco, il francese conquista la prima vittoria con la Casa del Tridente nel Gran Premio di Bari, e si ripeterà bissando il successo dell’anno precedente a Pau centrando la tripletta a Bordeaux, risultati che gli faranno ritrovare la fiducia come dimostrerà a Monte Carlo.


Nel Principato, durante le prove ufficiali è ancora protagonista, chiudendo in quinta posizione, mentre in gara, in coppia con Cesare Perdisa, sfruttando la rottura del motore di Moss e l’uscita di pista di Ascari, giunge terzo e dopo tre anni sale sul gradino più basso del podio.



Il francese si ripeterà una settimana più tardi, vincendo la coppa Super Cortemaggiore.


Behra arriva in Belgio, alla quarta prova del Mondiale, con l’obiettivo di proseguire nel suo ottimo momento di forma. Sicché, durante le qualifiche, il francese eguaglia la prestazione di Monaco facendo segnare il quinto tempo, una posizione che manterrà anche in gara, insieme a Mieres, terminando alle spalle di Frère, Farina, Moss e Fangio.


Anche in Belgio Behra è sesto sia nelle prove ufficiali che in gara, mentre a bordo della Maserati 300 S vince sul circuito di Boavista, in Portogallo.


Nel Gran Premio di Gran Bretagna, che eccezionalmente si disputa sul circuito di Aintree, Behra si qualifica incredibilmente terzo, interrompendo l’egemonia delle Mercedes, ma in gara una perdita d’olio nel corso del terzo giro lo costringe al primo ritiro stagionale.


Jean si rifà vincendo la 500 chilometri del Nurburgring e dimostrando il suo talento a bordo delle auto sportive.


Dopo quest'ulteriore risultato positivo, il pilota francese vuole chiudere il Mondiale di Formula 1 con una buona prestazione, e ci riesce. Infatti, a Monza conquisterà il sesto tempo in qualifica, mentre in gara terminerà al quarto posto, concludendo la stagione al nono posto in classifica, dopo aver totalizzato sei punti.


Curiosamente, al termine dell'annata 1955, Jean Behra partecipa al Tourist Trophy, ed in questa circostanza perde l'orecchio destro, a seguito di un terribile incidente. Nel corso degli anni, il francese riuscirà a scherzare su questa mutilazione, anche perché immediatamente gli viene applicato un perfetto padiglione auricolare in plastica.



Rimasto in Maserati, Jean Behra parte forte nel Campionato Mondiale del 1956.


Nel primo Gran Premio della stagione, in Argentina, in qualifica segna il quarto tempo, mentre in gara, oltre a conquistare il primo podio stagionale, è l’unico pilota a non farsi doppiare dal duo Fangio/Musso, chiudendo al secondo posto, con un distacco di circa ventiquattro secondi.


Una settimana più tardi Jean è terzo alla 1000 km di Buenos Aires, un risultato che ripeterà anche a Marzo, nella 2 Ore di Dakar.


Alla ripresa del Campionato del Mondo di Formula Uno, a Monaco, prosegue il suo ottimo momento di forma. Durante le prove ufficiali, Behra è quarto come in Argentina, mentre in gara, pur essendo attardato di un giro dal vincitore, sale sul podio giungendo terzo, come 1955, diventando leader del Mondiale.



Il periodo magico di Behra prosegue con la conquista della vittoria alla 1000 km del Nurburgring: questo dà al pilota francese la motivazione per partire per il Belgio con l’obiettivo di difendere il primato nella classifica del Campionato del Mondo di Formula Uno, e lanciare la sfida a Fangio.


Nonostante il pilota della Ferrari domini le qualifiche, il francese è ancora quarto, ma in gara non approfitta del ritiro dell’argentino e taglia il traguardo al settimo posto, a tre giri da Collins, che insieme a Moss lo scalzano dalla vetta del Mondiale.


Sette giorni più tardi, Jean si riscatta vincendo la 1000 km di Parigi, arrivando con il morale alto in vista del Gran Premio di casa, dove desidera tornare sul podio e riprendersi la leadership del campionato. Le cose sembrano non mettersi bene, poiché in qualifica è settimo, mentre Fangio è in pole, e Collins è terzo.


Tuttavia, Behra, terminando in terza posizione, davanti ai suoi tifosi, sale per la prima volta sul podio nel Gran Premio di Francia, mettendosi alle spalle Fangio e limitando i danni da Collins, che allunga in classifica e si porta a più cinque.



L’aria di casa fa bene a Jean, che centra di nuovo il terzo posto nel Gran Premio di Rouen.


Ma è a Silverstone che il francese è autore di una delle sue più grandi imprese della carriera. Scattato dalla tredicesima casella, Behra recupera dieci posizioni e sale di nuovo sul podio, insieme a Fangio ed al duo Collins/De Portago, rimanendo in lotta per il titolo di Campione del Mondo.


Jean, dopo aver centrato l'ennesima vittoria nel Gran Premio di Bari, occasione nella quale dimostra ancora una volta di essere un pilota completo, in Germania è autore di un'ulteriore rimonta che gli permette di raggiungere il terzo posto, alle spalle di Fangio e Moss, agganciando in classifica Peter Collins, che si è ritirato durante la gara, portandosi così a otto punti dal leader del campionato.


La stagione potrebbe laurearlo Campione del Mondo, tuttavia il francese capisce fin dalle qualifiche che recuperare otto punti a Fangio è quasi impossibile. Infatti l’argentino è il poleman e la Ferrari monopolizza la prima fila, mentre Behra è soltanto quinto.


Le speranze già residue di una vittoria iridata terminano al ventitreesimo giro, quando è costretto a scendere dalla sua Maserati, a causa di un banale guasto ad un magnete. Behra conclude il suo miglior Campionato in Formula Uno al quarto posto, con 22 punti.


Questa delusione non impedisce Behra di disputare e vincere il Gran Premio di Roma, e di salire sul podio in Venezuela, dove è terzo, ed in Australia, dove è secondo.



La stagione 1957 sembra iniziare bene, dato che nella prima tappa del Campionato Mondiale, in Argentina, al termine delle qualifiche è terzo, mentre in gara è l’unico pilota in grado di tenere testa al nuovo compagno di squadra Fangio, chiudendo secondo con un distacco di circa 18 secondi.


Come l'anno precedente, si ripete nella 1000 km di Buenos Aires arrivando secondo insieme a Moss e Mendineguy, mentre con il connazionale Fangio, vince la 12 Ore di Sebring, e da solo centra il tris al Gran Prix di Pau.


A sorpresa, nonostante il buon inizio di stagione, Behra non viene schierato a Monaco, dato che il francese è impegnato nella classica 24 Ore di Le Mans dove, ancora una volta, in coppia con Simon sarà costretto al ritiro.


Behra effettua il suo ritorno in Formula Uno in corrispondenza con il Gran Premio di Francia. In qualifica, il pilota francese sembra avere con la Maserati 250 F lo stesso feeling che aveva dimostrato di avere in Argentina, qualificandosi secondo dietro a Juan Manuel Fangio, ma in gara non va oltre il sesto posto, mentre il compagno di squadra, vincendo, è già in fuga nel Campionato Mondiale.



Le stesse condizioni si sviluppano a Silverstone ed al Nurburgring, dove in entrambi i casi Behra conquista la prima fila al termine delle prove ufficiali, ma in Gran Bretagna è costretto al ritiro durante il sessantanovesimo giro a causa di un problema alla frizione, mentre in Germania è di nuovo sesto al traguardo.


Con il successo nel Gran Premio di Caen, ed in quello di Sverrige, il francese spera di aver messo la parola fine al suo personale momento negativo, ma i successivi risultati ottenuti nel Campionato Mondiale di Formula Uno non saranno migliori. Sia al Gran Premio di Pescara che in quello d’Italia, nuovi problemi d’affidabilità non gli permettono di sfruttare altre due buone qualifiche, concluse rispettivamente in quarta e quinta posizione.


Behra sfoga la rabbia per un Mondiale chiuso con soli 6 punti, nelle gare fuori dal campionato. Infatti, vincendo l’International Trophy, il Circuito di Modena e il Gran Premio del Marocco, conquista la quarta vittoria consecutiva in questa competizione.


Alla vigilia del Campionato Mondiale di Formula Uno del 1958, che non correrà più con il team ufficiale della Maserati, dato che aveva deciso di ritirarsi dalle competizioni, il pilota francese spera di ripetere questi risultati con la Kavanagh, che gli mette a disposizione la 250 F della casa del tridente.


Se questa novità non sembra cambiare i valori in campo in qualifica, con Fangio in pole e Behra quarto, preceduto dalle due Ferrari di Hawthorn e Collins, in gara si ribalta la situazione, e nel duello fra le due squadre italiane si inserisce Moss, che vince battendo le due Ferrari, con Fangio quarto e il francese quinto.



Se a Buenos Aires non è riuscito a riconfermarsi un abile corridore, Jean lo fa invece alla 1000 km, che conclude al terzo posto, ripetendosi una settimana prima del Gran Premio di Monte Carlo nella Targa Florio, dove conquista la seconda posizione.


La Formula Uno, però, pare non portare bene al pilota francese, dato che a Monaco, pur correndo ora con una vettura B.R.M., in qualifica è secondo, ma in gara è costretto al ritiro al ventinovesimo giro, a causa di un malfunzionamento all'impianto frenante.


Il riscatto arriva in Olanda, dove al contrario di quanto successo nell’ultimo periodo, ribalta la situazione fra qualifica e gara, e dopo il quarto posto ottenuto al termine delle prove, in gara torna sul podio a distanza di quattordici mesi da quello ottenuto in Argentina, nella prima tappa della stagione 1957.


Behra spera così di essersi messo finalmente alle spalle il momento negativo, e soprattutto di essere protagonista alla 24 Ore di Le Mans, che disputerà con la Porsche in coppia con Hermann: in questa circostanza, Jean non solo taglierà finalmente il traguardo, ma giungerà terzo, riuscendo a salire sul podio di una corsa che fino a questo momento gli aveva regalato solamente molte amarezze.


Questo, tuttavia, sarà il suo unico buon risultato dell’anno, dato che nelle gare successive collezionerà ben quattro ritiri consecutivi in Formula Uno, e vedrà nuovamente la bandiera a scacchi soltanto in Portogallo, dove giungerà quarto.


I successivi problemi di affabilità della sua B.R.M. non gli permetterà di terminare gli ultimi due Gran Premi corsi in Italia, sul circuito di Monza, ed in Marocco.


Nonostante una stagione difficile, conclusa al decimo posto con soli 9 punti conquistati, al termine del campionato il francese realizza il sogno di ogni pilota, essere chiamato da Enzo Ferrari, che è alla ricerca di nuovi piloti dopo la scomparsa di Musso e Collins, ed il ritiro di Mike Hawthorn.


Infatti, il 5 Novembre 1958 i giornali annunciano che Behra avrebbe partecipato alla Carrera Venezuelana a bordo di una Ferrari, assieme a Gino Munaron e Miro Toselli, successivamente vinta dal pilota francese.


Questo spinge Ferrari a dichiarare alla stampa, il 9 Dicembre 1958 (la notizia verrà poi trasmessa il giorno successivo), le formazioni per la stagione 1959, che avrebbero visto coinvolto Jean Behra, e la totale mancanza di piloti italiani, dopo che l'omonimo fondatore aveva dovuto subire un violento attacco giornalistico a seguito della scomparsa di Luigi Musso:


"Noi abbiamo provato parecchi conduttori italiani, e precisamente Cabianca, Gerirti, Lualdi, Munaron e Scarfiotti, e ci proponiamo di provarne anche altri, fra i quali Govoni, Quadrio, Scarlatti e Taramazzo, ma per tutte le accuse che ci sono state rivolte in merito ai luttuosi ultimi incidenti, particolarmente dopo la scomparsa di Musso, noi non ci sentiamo di assumerci la responsabilità di far correre dei piloti italiani, questo almeno finché saremo soli, come siamo restati nel momento delle critiche e delle disapprovazioni. Non pensiamo pertanto di poter utilizzare piloti italiani, pur essendo convinti che fra questi giovani ci siano elementi che hanno tutte le possibilità di diventare dei campioni".


La storia con la Ferrari inizia subito con il piede giusto, arrivando secondo alla 12 Ore di Sebring in coppia con l’altro nuovo arrivato in casa Ferrari, Cliff Allison.


Questo risultato dà morale al pilota francese, che dapprima scommette con i suoi amici che sarebbe diventato Campione del Mondo di Formula Uno, e con quest'idea si presenta a Monaco, per il primo appuntamento stagionale, con la convinzione di poter fare un ottimo risultato. Ed infatti, Behra non solo dimostra subito di essere quel pilota che riuscì a lottare due anni prima con Fangio, ma di aver già trovato il feeling con la Ferrari 246 F1, dato che in qualifica è secondo, a quattro decimi dal poleman Stirling Moss.



Ma come era già successo nelle precedenti edizioni, corse con la Gordini e la Maserati, la sua gara termina nel corso del ventiquattresimo giro, a causa di un problema al motore, mentre il compagno di squadra Tony Brooks termina al secondo posto, dietro al vincitore Brabham.


Anche in Olanda al termine delle prove ufficiali è quarto, ma in gara non riesce a lottare con le B.R.M. e le Cooper, dovendosi accontentare del quinto posto finale, ad un giro da Bonner. La gioia per il ritorno sul podio alla 1000 km del Nurburgring dura poco, dato che due settimane dopo non arriva al traguardo alla 24 Ore di Le Mans.


Nel frattempo, l'atmosfera in casa Ferrari si è fatta pesante: un inizio di stagione al di sotto delle aspettative ha creato malumori fra Jean Behra e la squadra di Maranello.


Poco prima del Gran Premio di Francia, Behra dichiara alla stampa connazionale che la Ferrari gli ha dato un telaio storto da Gurney in prova a Modena. I commissari tecnici francesi pretendono dunque di verificare le misure del telaio di Behra, ma sul banco questo risulterà perfetto.


Quindi Tavoni, con il documento redatto dai commissari, si reca dal caporedattore del giornale francese L'Équipe, che aveva raccolto la testimonianza di Behra, e chiede di smentirlo:


"Non posso smentire un pilota come Behra".


Risponde il giornalista.


Dunque Ferrari telefona al direttore del giornale, chiedendogli quando sarebbe passato da Modena. Dopo qualche giorno i due si incontrano, e il direttore de L'Équipe chiede a Ferrari se avesse voluto la testa del suo caporedattore:


"No, ma mi piacerebbe che la prossima volta venissero tenute un conto le parole dei miei collaboratori".


In Francia ci sarà l’epilogo finale.


Davanti ai suoi tifosi, in qualifica Behra è quinto e subisce lo smacco di vedere il compagno di squadra Brooks in pole position. In gara le cose non migliorano, dato che dapprima rimane attardato in partenza, e successivamente la furiosa rincorsa porta prima alla rottura di una valvola, e successivamente al danneggiamento irreparabile del motore che al trentunesimo giro cede, mentre il compagno di squadra giunge primo al traguardo.



Al termine del Gran Premio, nei box della Ferrari la tensione è alle stelle: Behra prima accusa la Ferrari davanti alla stampa di avergli dato un motore guasto e un telaio storto, poi nel successivo briefing il direttore sportivo Romolo Tavoni gli risponde di essere troppo aggressivo, aggiungendo anche che è questo il motivo per cui in tre gare ha collezionato due ritiri.


Behra reagisce, e colpisce Tavoni con due schiaffi.


Il direttore sportivo della Ferrari non risponde, ma si reca in albergo, dove scoppia in lacrime per l'umiliazione subita. Mentre è in camera, Amorotti telefona a Ferrari, che il 20 Luglio 1959 convoca Behra:


"Mi dispiace che la macchina non fosse soddisfacente. Le ho dato il meglio che avevo. Piuttosto quella conversazione che le hanno messo in bocca, lei capisce, la Ferrari non può accettarla: non l'avrei mai mandata a correre con un telaio storto. Quindi ho convocato una conferenza stampa per mezzogiorno, affinché lei possa dire a tutti che la macchina era di suo gradimento. Lei è d'accordo, vero?"


Behra risponde:


"Ma, veramente, quello che ho detto non vorrei smentirlo".


Ferrari, stizzito ed incredulo per quest'ultima affermazione, conclude dicendo:


"Benissimo".


Quindi chiama il responsabile amministrativo e ordina di liquidare Behra:

"Si ricordi, Behra, che ogni offesa fatta ai miei collaboratori è come se venisse fatta a me".


Il 20 Luglio 1959, Behra annuncia il suo allontanamento da Maranello, pur dichiarandosi disposto ad acquistare una Ferrari guidandola privatamente. Ma in realtà impiega poco tempo per trovare un altro ingaggio, dato che la Porsche, con cui era salito sul podio a Le Mans, gli offre l'opportunità di diventare il loro pilota ufficiale in Formula Uno. Jean, che rispetto ad altre volte era stato indeciso se accettare la proposta della Casa tedesca, decide di non prendere parte al Gran Premio che si sarebbe disputata in Germania, sull'autostrada dell'Avus, ma prende parte ad una gara di contorno.


Nonostante ciò, Behra vuole dimostrare a Ferrari quel che ha perso mandandolo via, ed in gara spinge forte sull’acceleratore, guidando in modo molto aggressivo.


Questa sua decisione, tuttavia, gli sarà fatale.


Al quarto giro perde il controllo della sua Porsche 1500 Sport, mentre affronta uno dei punti più difficili del circuito, la sopraelevata, finendo fuori pista ad alta velocità. La vettura, dopo aver colpito il muro protettivo, vola oltre le protezioni, mentre Behra viene sbalzato fuori dall'abitacolo, terminando la sua corsa contro un'antenna portabandiera.


Dirà Jo Bonnier, che lo seguiva da vicino:


"Ho visto la macchina sbandare prima a sinistra e poi a destra, impennandosi verso il ciglio della curva rialzata. Poi sono passato io e non ho potuto rendermi conto subito della gravità dell'incidente".


Il 1º Agosto 1959, Jean Behra scompare a soli trentotto anni, pagando il suo grande coraggio.


Proprio cosi lo ricorderà in un’intervista Enzo Ferrari, che nonostante il brusco addio, conserverà un bel ricordo di Jean:


"Un uomo sincero, poco diplomatico e per nulla adulatore. Il pubblico lo capì e lo ammirò. Jean Behra è stato un pilota d’attacco, un vero uomo di grande coraggio. Lasciò la Ferrari non trovandosi più d’accordo con il direttore sportivo dell’epoca".


Al successivo funerale saranno presenti, con molta signorilità, Tavoni, Amorotti, e la squadra di meccanici, tutti con il lutto al braccio, per salutare colui che in patria era ritenuto, dal giornale L'Équipe, il Campione di Francia.


Massimiliano Amato

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