Jean Alesi, velocità e un eterno amore per la Rossa di Maranello!



Giovanni Roberto Alesi, noto a tutti come Jean Alesi, nasce a Montfavet l’11 Giugno del 1964, da genitori siciliani emigrati in Francia.


Jean cresce nell’officina del padre insieme al fratello, dove si appassiona da subito ai motori, grazie anche al fatto che il padre è un amante della categoria rally. A 16 anni l’italo-francese inizia a disputare qualche gara con i kart e nel 1984 approda nella Formula Renault francese, partecipandovi anche nei due anni successivi.


Grazie ai buoni risultati ottenuti, nel 1986 Jean passa alla Formula 3, categoria nel quale corre anche nel 1987, riuscendo in quest’ultimo anno a conquistare il titolo a bordo della vettura del team Oreca.


L’anno seguente Alesi corre in Formula 3000 sempre alle dipendenze del team Oreca, classificandosi in decima posizione finale dopo aver ottenuto due podi. A fine stagione, però, sorgono vari dissidi interni alla squadra e nel 1989 l’italo-francese si accorda con Eddie Jordan per disputare la stagione su una delle sue vetture.


Jean vince il titolo della categoria, precedendo in connazionale Erik Comas, e trionfando nelle gare disputate a Pau, Birmingham e Spa-Franchorchamps.


Nello stesso anno Jean partecipa per la prima volta alla 24 Ore di Le Mans, in coppia con Dominic Dobson e Will Hoy, non riuscendo però a concludere la gara a seguito di un incendio innescatosi nell’abitacolo durante la quarta ora di gara.


La stagione 1989 è straordinaria per Jean Alesi, che ottiene il debutto in Formula Uno a partire dal Gran Premio di Francia di Formula Uno al volante della Tyrrell, per sostituire il pilota italiano Michele Alboreto, licenziato per motivi di sponsor. L’italo-francese va a punti al debutto, occupando le zone alte della classifica per una buona parte di gara, e nel prosieguo della stagione ottiene due piazzamenti a punti anche in Italia e Spagna.


Ken Tyrrell, soddisfatto di tale prestazione, gli offre un contratto di 18 mesi nella sua scuderia.


La stagione 1990 inizia con il primo podio in carriera a bordo della Tyrrell 018, un secondo posto ottenuto dopo aver condotto la corse per oltre 30 giri, prima di cedere il comando ad Ayrton Senna.


A Phoenix, l'esito delle qualifiche è fortemente influenzato dalla pioggia, che rende pressoché nulla la sessione del sabato. La griglia di partenza è quindi formata interamente in base ai tempi fatti segnare nella sessione di venerdì; questo porta a diverse sorprese nello schieramento, data l'inaspettata competitività delle gomme Pirelli da qualifica rispetto alle Goodyear, tanto che cinque piloti tra i primi dieci sono equipaggiati con gli pneumatici italiani, tra cui Alesi, quarto.


Da notare che Ken Tyrrell aveva firmato il contratto di fornitura con la Pirelli solo due giorni prima della gara, interrompendo un rapporto con la Goodyear che durava da ben diciotto stagioni.


In gara, il pilota italo-francese passa al comando prendendo immediatamente il largo sugli inseguitori e accumulando un vantaggio di 2.4 secondi al termine del primo passaggio


Nel frattempo Senna comincia a rimontare e, dopo aver superato De Cesaris ed essersi portato in terza posizione, si avvicina a Berger, che perde circa mezzo secondo al giro da Alesi.


Quando Senna raggiunge il secondo posto, accusa un ritardo di 8.2 di distacco da Alesi. Non sapendo se le gomme Pirelli della Tyrrell sarebbero durate fino alla fine della gara, Senna è riluttante a spingere troppo nelle fasi iniziali di gara; tuttavia, la durata degli pneumatici italiani sarà provata quando, dopo trenta giri, Alesi mantiene ancora la testa della corsa.


Dopo aver atteso pazientemente l'opportunità migliore per passare il rivale, Senna attacca Alesi una prima volta nel corso del trentaquattresimo passaggio, infilandolo all'interno della prima curva del circuito dopo il traguardo, ma il francese resiste tenacemente alla manovra del pilota della McLaren, rimanendogli affiancato sul breve rettilineo seguente e ripassandolo alla curva successiva, nella quale aveva una traiettoria favorevole; non può però replicare al sorpasso che il brasiliano gli infligge una tornata più tardi, nello stesso punto in cui si era sviluppato il tentativo precedente.



Dopo diversi tentativi di riconquistare il comando, Alesi decide di preservare le gomme e di lasciar andare Senna. In testa alla corsa, nei giri successivi Senna allunga nettamente su Alesi, portando il suo vantaggio sul rivale a 28.5 secondi prima di dover rallentare per problemi al motore, che comunque non gli impediscono di tagliare il traguardo in prima posizione.


"E' stato come un sogno lottare con Ayrton che due anni fa vedevo soltanto in televisione ed era il mio eroe. Ma non mi faccio illusioni. Le gomme Pirelli e il circuito cittadino che livella i valori delle vetture mi hanno dato una bella mano. Sarà difficile ripetersi a questi livelli in altre piste più veloci".


A seguito del Gran Premio del Brasile viene messa in campo la Tyrrell 019, un'auto con appendici aerodinamiche innovative, come ad esempio l’alettone ad ala di gabbiano. La vettura dispone però di un motore poco potente e fanno quindi seguito solamente un paio di piazzamenti iniziali come un sesto posto ad Imola e un podio a Monaco.


Dopodiché i risultati sono alquanto deludenti nella restante parte della stagione anche a causa della fornitura di gomme Pirelli che garantiscono eccezionali risultati in qualifica, ma non un'eccellente tenuta in gara.


La Ferrari, colpita dalla velocità di questo ragazzo, nonostante la competitività scadente delle vetture che guidava, gli propone un contratto per la stagione 1991, strappandolo alla concorrente Williams con cui aveva già firmato un contratto.


E' per altro curioso che a fare da manager improvvisato e ad aiutare Jean a contrattare il suo ingaggio in Ferrari è il tre volte campione del mondo Nelson Piquet, che prende le redini del discorso intavolato tra l'italo-francese e la casa automobilistica di Maranello e lo consiglia, riuscendo a fargli avere perfino una Ferrari F40.


"A quell'epoca era tutto diverso, nessuno aveva un rappresentante o un agente e ci si confrontava direttamente. Così Nelson, che è stato sempre fantastico nei miei confronti, si improvvisò mio manager e scrisse il contratto, anche perché non era facile per un ragazzo come me, che fino all'anno prima lavorava in officina con il papà, parlare di ingaggio e contratti con gente del calibro di Luca Cordero di Montezemolo".


"Inserì nel contratto che mi venisse regalata una Ferrari F40. Quando lessi mi opposi, ma lui insistette. E così se oggi ho nel garage una F40 è tutto merito suo. Ricordo ancora che quando diedi il contratto a Montezemolo, lui lo lesse e mi disse: Però, hai le idee chiare per essere un giovane pilota".


La Ferrari paga una penale di quattro milioni di dollari per ingaggiare Jean ed affiancarlo al francese Alain Prost; il 19 settembre 1990 la Scuderia di Maranello annuncia l'ingaggio.


"Adesso che tutto è a posto, che sono della Ferrari, mi vengono quasi meno le forze che mi hanno sorretto in questi mesi così difficili, tormentati e tormentosi. Non so se un altro avrebbe resistito in questa situazione. Dovevo correre, pensare a fare i risultati per la Tyrrell e per me stesso, visto che avevo gli occhi di tutti puntati addosso e nello stesso tempo combattere con avvocati, con la carta bollata. Però è finita, ora mi voglio concentrare sulle quattro gare che mancano. Le piste di Estoril domenica e di Jerez, sette giorni dopo, potrebbero aiutarmi a fare bella figura".


Dichiara un raggiante Jean Alesi, che poi aggiunge:


"Io guido all'attacco. E' il mio modo di concepire questo sport. Se c'è un varco ragionevole, mi infilo. Comunque è vero che debbo continuare a studiare. Il professore è Prost, io mi considero un allievo. Ma lasciatemi anche essere un po' presuntuoso: Alain è stato il primo campione del mondo in F1 nato in Francia. Spero, mi auguro, di essere il secondo".


"Ho vissuto intensamente questa avventura sin dal primo giorno, nel luglio scorso quando esordii a Le Castellet. Mi aveva telefonato Ken Tyrrell a casa, invitandomi a venire a provare la vettura che era stata di Alboreto. Non ebbi neppure il tempo di rendermi conto dell'assetto dell'auto e quando saltai dentro l'abitacolo mi accorsi che il sedile era stato fatto per un altro. Tyrrell mi disse: non ti preoccupare, non fare storie, va bene così. Non ti giudicherò dal risultato di questa corsa. Me la cavai bene. In gara fui anche secondo e poi terminai al quarto posto. Quando finii, Ken mi avvicinò e pensai che volesse congratularsi. Invece fu laconico ma chiaro: vieni in Inghilterra a farti preparare un sedile nuovo sulle tue misure".


In realtà, solo gli addetti ai lavori e pochi veri appassionati sanno che Jean Alesi aveva già corso con una Ferrari durante la primavera del 1990, guidando una F40 iscritta da Jean Sage, ex ds della Renault, nel campionato americano Imsa, ottenendo buoni piazzamenti. Un paio di gare, dividendo l'impegno con gli amici Laffitte e Jabouille.


"Fu in quella occasione, al volante di quella vettura rossa, che mi accorsi definitivamente che il mio destino si doveva incrociare con quello della scuderia di Maranello. L'attenzione dei tifosi, quella atmosfera speciale che ti circonda, il senso di entrare a far parte della storia dell'automobile mi presero come una malattia, una febbre che saliva di giorno in giorno. Me la potrò curare solo il 15 novembre, quando andrò alla Ferrari".



Venerdì 22 Settembre 1990, ad Estoril sia Alain Prost che Jean Alesi vengono intervistati a riguardo dell'ingaggio del giovane ventiseienne. E in tale occasione, il professore dichiara:


"Se fosse dipeso solo da me, sulla vicenda non avrei detto una sola parola. E' normale che una squadra dovendo scegliere un pilota prenda quello che ritiene il migliore sulla piazza. E' sempre successo. Mi disturba semmai il fatto che il lato sportivo di ogni questione passi sempre in secondo piano. E' un peccato. Ogni dichiarazione che potresti fare viene interpretata in mille modi differenti. Quindi è inutile fare tante parole. Dico solo due cose: a Monza mi ero sbilanciato affermando che mi faceva paura la presenza in squadra di Alesi perché è un ragazzo ancora impulsivo. Adesso posso assicurare che gli darò tutti i consigli necessari perché si senta a suo agio. Di guerre intestine ne ho già sopportata una l'anno scorso. E non mi è piaciuta".


Di risposta, Jean commenta dicendo:


"Da Prost ho solo da imparare. Per me andare alla Ferrari è ancora un sogno. Soltanto mio nonno Giuseppe, 85 anni, è convinto che sia una cosa normale. Perché lui di auto da corsa ha sentito nominare nella sua vita solo quel nome. La verità è che tutti vorrebbero essere al mio posto: non conosco un pilota che non desideri avere almeno una volta nella carriera questa opportunità. Scommetto che anche Nannini dentro di sé ha qualcosa che brucia per aver rinunciato. Per tutto il resto, aspettiamo, prima deve finire ii campionato. Con Alain, comunque, non ho ancora avuto la possibilità di parlare. Ci siamo scambiati qualche impressione superficiale. Aspetto di avere più tempo a disposizione e approfondiremo i discorsi".


Nonostante i buoni tempi artigliati nei test, la Ferrari 642 F1 è poco competitiva e Jean ottiene solamente un dodicesimo posto al debutto, seguito da un sesto posto in Brasile. Nel Gran Premio di Monaco, Jean conquista il primo podio con la rossa, a cui segue lo stesso risultato anche nei Gran Premi di Germania e Portogallo.


Durante la gara monegasca si scatenano i primi dissidi tra Alain Prost e il team italiano, con il francese che si lamenta dell’eccessiva atmosfera di tensione creatasi attorno alla scuderia; ma in questa circostanza, anche Jean si lamenta con la squadra di Maranello, dopo aver ottenuto un deludente nono posto in griglia.


"La macchina è al massimo delle prestazioni. E le prestazioni della Ferrari oggi sono queste. Abbiamo cambiato assetto ma non è bastato a risolvere i problemi. La vettura non è agile, saltella troppo, va molto male sulle chicane e in generale a ogni cambio di direzione. Io credo che ci sia sotto un grave problema di aerodinamica. Questo Gran Premio si risolverà in una gara di attesa".


La stagione prosegue con tre sesti posti in Francia, Spagna e Ungheria, collezionando però nel mentre ben nove ritiri, il più importante dei quali in Belgio, mentre si trova al comando della gara.



L’italo-francese conclude quindi la stagione in settima posizione con 21 punti ed il divorzio tra Alain Prost e la Ferrari, a causa delle dichiarazioni al termine del Gran Premio del Giappone, portano Jean Alesi a rilevare i ranghi di primo pilota nella stagione successiva.


Nel 1992 viene disegnata la Ferrari F92 A, ennesimo nuovo progetto della scuderia italiana nella vana speranza di risolvere i problemi sorti nelle ultime quattro stagioni. Ma così come è accaduto con la 643 F1 nei confronti della 641/2, la F92 A si dimostra ben peggiore della sorella precedente. La nuova creatura di Maranello costringe Jean a due ritiri nelle prime due gare stagionali, mentre solo al terzo appuntamento stagionale il pilota italo-francese riesce ad ottenere un quarto posto dietro alle due Williams e alla giovane stella Michael Schumacher.


Il miglior piazzamento di tutta l’annata avviene in occasione del Gran Premio di Spagna; partito ottavo e sotto la pioggia, l’italo-francese si tocca prima con Berger, scivolando in fondo alla classifica, e successivamente con Mika Hakkinen andando in testacoda. A questo punto Jean mantiene la concentrazione e recupera varie posizioni, fino a concludere la gara sul podio, in terza posizione.



La stagione prosegue costellata da problemi di natura tecnica. In particolare Jean Alesi viene abbandonato dal propulsore a Imola, mentre è in lotta per il podio, e in Francia, quando con gomme da asciutto su asfalto bagnato, l’italo-francese riesce a girare sugli stessi tempi delle Williams che monta gomme intagliate.


Come intermezzo tra il Gran Premio di Imola e quello corso in Francia, Jean Alesi riesce ad ottenere un podio in Canada.


A seguito di una quinta posizione in Germania, nel Gran Premio del Belgio viene fornita all’italo-francese una nuova vettura, la Ferrari F92 A/T, nel tentativo di ottenere migliori prestazioni. Nelle seguenti gare non riesce tuttavia ad ottenere nessun risultato rilevante, concludendo la stagione con due sesti posti.


Nel 1993 all’italo-francese viene affiancato Gerhard Berger. Jean Alesi e il simpatico Gerhard Berger iniziano una relazione lavorativa accompagnata da continui scherzi, dato che l'austriaco è sempre stato noto nell'ambiente della F1 per la sua simpatia e la voglia di giocare. Tra i più celebri scherzi fatti da Gerhard a Jean, sicuramente quello che ha luogo nel febbraio del 1994, il giorno prima della presentazione della 412T, è il più celebre e divertente.


I due compagni di squadra sono a Fiorano e, in attesa che arrivasse Jean Todt, stanno svolgendo dei test con la nuova monoposto. Durante una pausa, l’austriaco nota una Lancia Y10 parcheggiata a bordo pista con le chiavi sul quadro, quindi convince Jean a salire sull'auto per fare qualche giro di pista.


Berger, seduto dal lato passeggero, come spesso accade prende in giro Alesi per la sua guida e per il ritmo che sta sostenendo, provocando la reazione di Jean che, toccato nell’orgoglio, aumenta il ritmo. Ma è ora che prende vita lo scherzo, dato che l’austriaco solleva la leva del freno a mano nelle curve più strette. All’ennesima curva l’utilitaria cappotta, scivolando sulla pista di Fiorano e terminando la sua corsa pochi metri prima della 412T che il giorno seguente sarebbe stata presentata alla stampa.


I due piloti, estratti dall'auto dagli uomini del servizio di sicurezza della pista, lamentano dei forti dolori. Quindi vengono portati in ospedale per fare degli accertamenti, e nel frattempo scoprono che quella Y10 è di Jean Todt.


Il manager francese, avvisato telefonicamente del ricovero dei suoi piloti, si reca all’ospedale, senza però sapere che la sua auto era stata danneggiata. Qui, Berger si dichiara subito dispiaciuto per l’accaduto e confessa al ds della Ferrari che la sua utilitaria presenta solo leggeri segni del cordolo sul tetto.


L'amicizia con Berger è l'unica nota positiva per Alesi, dato che anche la nuova F93 A si dimostra poco affidabile a causa del sistema di sospensioni attive. L'italo-francese, dopo i primi cinque Gran Premi stagionali, è vittima di ben quattro ritiri.


Si preannuncia una stagione disastrosa, tanto che Jean Alesi dichiarerà perfino di aver pensato di lasciare il team di Maranello, anche per il timore di essere considerato un ripiego temporaneo nell’attesa dell’arrivo in scuderia di Ayrton Senna.


Ma nonostante ciò, a Monaco Jean ottiene un terzo posto.



Nel luglio dello stesso anno la direzione tecnica viene affidata a Jean Todt, che lo convince a firmare per la Ferrari per altri due anni. Nei successivi sei appuntamenti mondiali l’italo-francese ottiene numerosi ritiri e un incidente con Christian Fittipaldi, riportando una contusione a una gamba da cui nasce uno scontro tra i due piloti, sfiorando addirittura una rissa.


La serie negativa di insuccessi viene interrotta in occasione del Gran Premio d’Italia, dove Jean Alesi conclude la gara in seconda posizione (miglior risultato stagionale), mentre ottiene nei successivi Gran Premi del Portogallo e Australia un quarto posto finale.


La stagione si conclude al sesto posto generale con all’attivo 16 punti conquistati.


Nel 1994 la competitività della Ferrari migliora sensibilmente, schierando la 412 T1B. Di fatti l’italo-francese ottiene un terzo posto nel primo appuntamento stagionale, ma un infortunio alla schiena durante lo svolgimento, il 31 marzo 1994, di una sessione di test sul circuito del Mugello lo costringe a saltare i due Gran Premi successivi


In questa circostanza, Jean Alesi, mentre percorre la curva dell'Arrabbiata a bordo della sua Ferrari, sale con forza sul cordolo e perde aderenza ed il controllo della macchina, che si solleva e si schianta con la parte posteriore dell’auto contro il muretto.


Sembra un incidente come un altro, e invece Alesi rimane fermo dentro l’abitacolo: estratto e portato in ospedale, i dottori riscontrano che il pilota francese ha i dischi intervertebrali (gli anelli fibrosi interposti tra le vertebre) della colonna vertebrale schiacciati: anche per lui, come in precedenza era accaduto a Letho, si prospetta un lungo stop.


E invece, tornato in occasione del Gran Premio di Monaco, Jean Alesi conquista un quinto posto, risultato ottenuto anche a causa di un contatto con il pilota della Smitek David Brabham, che gli fa perdere alcune posizioni.


Seguono un quarto posto in Spagna e un terzo posto in Canada, quando problemi al cambio gli fanno perdere la seconda posizione. Dopo un ritiro per collisione con Rubens Barrichello nel Gran Premio di casa, l’italo-francese torna sul podio a Silverstone, ottenendo un secondo posto grazie anche alla squalifica ottenuta da Michael Schumacher.



Le successive corse sono però contrassegnate da vari e continui ritiri, il più importante dei quali in occasione del Gran Premio di Monza, nel quale Jean Alesi ha ottenuto la prima pole position in carriera, nella giornata del sabato.


L’italo-francese è in testa alla gara quando, durante un pit stop, a causa di un guasto alla trasmissione, la sua vettura non riesce a ripartire.


La serie negativa viene interrotta in Giappone, penultimo appuntamento mondiale, con la conquista di un terzo posto dopo aver ingaggiato un duello sotto la pioggia con Nigel Mansell, a cui segue un sesto posto nell’appuntamento finale australiano.


La stagione si conclude con 24 punti totalizzati e la quinta posizione in classifica generale, sancendo la miglior stagione di Formula Uno disputata dal pilota italo-francese.


Nel 1995 la Ferrari progetta la 412 T2, con cui riconquista lentamente la competitività mancata negli ultimi anni. La stagione inizia con un quinto posto per Jean Alesi, a cui seguono due secondi posti in Argentina e a Imola.



Poi, nel Gran Premio di Spagna l'itali-francese deve fermarsi a causa di un ritiro per guasto meccanico mentre si trovava in testa alla corsa, e anche nell’appuntamento monegasco perde la seconda posizione a causa della resistenza di un doppiato che infine incappa in un testacoda proprio davanti al ferrarista, causandone l’incolpevole ritiro.


L’11 Giugno 1995 avviene la tanto ricercata vittoria per il pilota siculo-francese, in occasione del Gran Premio di Montreal. Questa è la sua prima vittoria in carriera, nonché unica con la rossa di Maranello ed in carriera, avvenuta nel giorno in cui festeggia il suo trentunesimo compleanno.


Chi non vorrebbe come regalo di compleanno una vittoria in una gara di Formula Uno?


La condotta di gara di Jean Alesi è perfetta in questo speciale giorno. Partito dalla quinta piazza, il pilota della Ferrari è autore di una gara perfetta sin dalla partenza, occasione nel quale riesce subito a sopravanzare Damon Hill.


La lotta è quindi tra Jean Alesi, Michael Schumacher su Benetton e Gerhard Berger, ma entrambe le auto dei due avversari sono vittime di noie tecniche durante la gara. L’austriaco è rallentato da un problema ai box, che lo relega in quinta posizione, mentre il tedesco è costretto ad un ulteriore sosta ai box mentre è in prima posizione. La condotta magistrale della gara di Jean Alesi fa si che finalmente il pilota italo-francese potesse conquistare una meritatissima quanto imprevedibile vittoria sulla concorrenza.



Durante il giro d’onore il ferrarista spegne involontariamente l'auto a causa della troppa gioia ed esultanza, quindi viene riportato ai box dallo stesso Schumacher, che dimostra con questo atto un enorme rispetto nei confronti dell’italo-francese.


"Volete sapere qual'è stato il momento più difficile della gara? Quando ho saputo che Schumacher si era fermato ai box. Mi si sono riempiti gli occhi di lacrime e non vedevo più nulla. Ho provato una gioia incredibile, ho capilo che avrei vinto. In un certo senso mi dispiace di aver costruito il mio primo successo sulle disgrazie altrui, ma nello stesso tempo ho avuto tanta sfortuna in passato, sono arrivato numerose volte vicino alla vittoria beffato all'ultimo momento, che non posso pensare ad altro che a questa fantastica affermazione".


"Per me è finito un incubo. Ero terrorizzato di passare alla storia come un pilota che non aveva mai vinto nulla. L'eterno secondo. Ma avevo fiducia, sapevo che prima o poi avrei centrato l'obiettivo. Dall'inizio dell'anno eravamo sempre più vicini. Abbiamo superato in gara le prestazioni delle Williams, adesso siamo vicini anche alla Benetton di Schumacher. C'è voluto un colpo di scena, ma quando si preme alla fine si arriva. Del resto le corse sono fatte cosi, in altre occasioni e capitalo ai nostri rivali di vincere sulle nostre sfortune".


"La Ferrari può puntare al Mondiale costruttori, questo e sicuro. Anzi, mi dispiace per Berger, potevamo fare un bellissimo bottino, arrivare primo e secondo. Per quanto riguarda il campionato dei piloti, bisogna essere realisti, sarà molto difficile. Però la stagione è ancora lunga. Se si farà anche Monza, ci saranno ancora undici corse da disputare. E potrà succedere di tutto. Realisticamente Schumacher è sempre il grande favorito".


"Perché mi sono fermato? A dire il vero non è mancato il carburante. Salutavo la folla, ero impazzito di gioia e ho tolto entrambe le mani dal volante. E il motore si è spento. E' stato un mio errore. Però mi ha consentito di guidare la Benetton, anche se stavo sul cofano. Bella vettura, davvero...".


Questa vittoria interrompe la serie maggiore di gare consecutive senza successi per un pilota della Ferrari (67 gare), record negativo battuto, successivamente, nel 2013 dal brasiliano Felipe Massa.


Galvanizzato dal recente successo, Jean Alesi torna sul podio in Gran Bretagna, mentre seguono quattro ritiri in Germania, in Ungheria a causa del motore, in Belgio a causa della sospensione dopo appena quattro giri mentre comandava la gara, e in Italia a sette tornate dalla bandiera a scacchi, sempre quando era al comando della corsa.


Nel frattempo, durante il weekend ungherese viene anche annunciato il passaggio di Jean Alesi al team Benetton. L'italo-francese evita così di diventare il secondo pilota della Ferrari al servizio del campione del mondo Michael Schumacher, che sarebbe subentrato nella stagione successiva.


Nelle gare finali, Alesi giunge in quinta posizione in Portogallo, con un dopo gara caratterizzato da un’accesa discussione con il DT Jean Todt, scatenata dal rifiuto dell’italo-francese di dar strada al compagno Gerhard Berger, e uno sfogo in diretta televisiva:


"Io guido con orgoglio per la Ferrari. E devo andarmene via. Ma se c'è una persona che dovrebbe tornare a casa, questi è Jean Todt. La colpa di tutto quanto succede è sua. Per dieci giri, durante la corsa, mi ha chiesto via radio di far passare Berger. Era già successo in Brasile. Ho dovuto far finta di non sentire per non rispondere in una certa maniera. In pratica ho cambiato il canale Todt".


"Todt mi ha rotto le palle. Tutto nel team funziona male. L'ing. Ascanelli, responsabile in pista, si occupa solo di Berger. Al massimo, se emerge che noi abbiamo trovato qualche buona regolazione, vengono a vedere cosa abbiamo fatto. A questo punto non so proprio cosa deciderò nei prossimi giorni, se correre ancora con la Ferrari. Andrò a parlare con Montezemolo, ma è il colmo che mi debba sempre rivolgere al presidente".


Ma il ds della Ferrari risponde spiegando tale scelta:


"Conosciamo Jean. Ha il sangue caldo. Quando parla non tiene conto delle strategie del team. Avevamo in programma due cambi di gomme per lui e tre per Berger. Gerhard era più veloce e stando dietro alla vettura di Alesi perdeva un secondo al giro. Per questo gli abbiamo chiesto di farlo passare, Poiché non ha accettato, siamo stati costretti a fermare l'austriaco qualche giro prima. E questo poteva compromettere tutta la nostra tattica".


Successivamente, al Gran Premio d’Europa nei primi giri l'italo-francese è in testa alla gara pur utilizzando gomme slick sul bagnato, ma viene superato a soli due tornate dal termine dal rivale Michael Schumacher, anche a causa di un rallentamento dovuto ad alcuni doppiaggi e dalla paura di rimanere senza benzina prima della fine della gara.



Nel Gran Premio del Pacifico, Alesi ottiene un quinto posto mentre nel Gran Premio del Giappone si rende protagonista di una poderosa rimonta sull’asfalto bagnato, fermata però dall’ennesimo ritiro per guasto meccanico quando ha già raggiunto la seconda posizione.


Jean Alesi conclude la sua avventura in Ferrari con un ritiro per incidente nell’ultimo appuntamento finale australiano, chiudendo al quinto posto la classifica generale con un totale di 42 punti.


Nel biennio 1996-'97 Jeanburrasca (soprannome dato dalla stampa italiana all'italo-francese) corre con la Benetton, il team campione del mondo 1995 che però ha perso la competitività mostrata negli ultimi due anni, conquistando in totale sette secondi posti e cinque terzi posti, riuscendo nel primo anno a segnare il miglior risultato finale in carriera con un quarto posto nella classifica generale e 47 punti segnati.


Dopo essere stato lasciato libero da Flavio Briatore, nel biennio 1998-'99 l’italo-francese corre con la Sauber. Il team svizzero è tutt’altro che competitivo, ma ciò non toglie la possibilità ad Alesi di ottenere un terzo posto in occasione del pazzo Gran Premio del Belgio, nel 1998.


Terminata l'esperienza in Sauber, nel 2000 Alesi approda nel team di Alain Prost, con cui ottiene 13 ritiri su 17 gare disputate e un decimo posto come miglior risultato, chiudendo la stagione con zero punti conquistati.


Jean Alesi decide di lasciare il team a fine campionato, anche se ha un altro anno di contratto con la scuderia francese e nonostante le resistenze di Alain Prost, che non vuole perdere il suo pilota di punta. Per risolvere questa spinosa faccenda e liberarsi da ogni vincolo, Jean decide di rivelare il suo mancato pagamento dello stipendio.


Nel 2001 il pilota italo-francese subentra alla Jordan per sostituire l’infortunato Heinz-Harald Frentzen a partire dal Gran Premio d’Ungheria. Rispetto alle recenti esperienze, i risultati con il team irlandese vanno un po’ meglio, dato che Jean ottiene tre sesti posti e un quinto posto come miglior risultato.


Per la stagione successiva Jean spera in una chiamata da parte di Eddie Jordan, ma quest'ultimo annuncia l'ingaggio di Takuma Sato, il quale gode dell’appoggio finanziario della Honda, fornitrice di motori del team.


Vista la situazione e la mancata voglia di correre per scuderie poco competitive come la Arrows, in occasione del Gran Premio degli Stati Uniti l’italo-francese annuncia il ritiro dalla Formula Uno.


Jean Alesi conclude quindi la carriera in Formula Uno con 201 Gran Premi disputati, una vittoria all’attivo e 32 podi, per un totale di 251 punti. Considerato uno tra i piloti più sfortunati piloti della storia della Formula Uno, egli stesso, consapevole di ciò, utilizza negli anni Sauber e Prost, come mascotte per il proprio merchandise, lo sfortunato personaggio dei Looney Tunes Willie Coyote.


Dopo il ritiro dalla Formula Uno, Jean Alesi collabora con la McLaren-Mercedes in qualità di collaudatore e contemporaneamente prende parte al campionato tedesco turismo DTM. Nel 2008 Alesi sfiora il titolo nella serie Speedcar Series, ma nel 2010 l'italo-francese torna un Ferrari, rientrando nell'ambito delle Competizioni GT.


Il transalpino prende infatti parte alla Le Mans Series a bordo di una Ferrari F430 della AF Corse, in coppia con Giancarlo Fisichella e Toni Vilander, disputando anche la 24 Ore di Le Mans, con cui riesce ad ottenere due terzi posti al Circuit de Paul Ricard e Spa-Francorchamps, a cui segue un secondo posto in Portogallo sul circuito di Portimao, concludendo la stagione in seconda posizioni totalizzando 66 punti, mentre alla 24 Ore di Le Mans conclude la gara al quarto posto di classe LMGT2 e al sedicesimo posto nella classifica generale.



Nel 2011 Alesi diventa ambasciatore Lotus con il compito di sviluppare il progetto Type 25, riguardante una vettura ispirata alla Formula Uno, e nel 2012 partecipa alla 500 Miglia di Indianapolis, segnando il suo debutto negli ovali americani. Ma la prestazione è al quanto deludente, data dall’inadeguata preparazione del motore da parte della Lotus, concludendo la gara dopo 10 giri, invitato dai commissari a rientrare ai box in quanto non riusciva a mantenere un ritmo pari al 105% dei piloti avversari.


Dal 2013, Jean Alesi è ambasciatore della Pirelli, e nel 2015 è tornato a bordo di una vettura di Formula Uno per una dimostrazione con Piquet, Berger e Lauda, in occasione del Gran Premio d’Austria.


Jean Alesi è anche insignito del titolo di Cavaliere della Legion d’Onore della Repubblica Francese.


Andrea Rasponi

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