Ivan Capelli: Un sogno trasformato in un incubo!



Ci eravamo lasciati al termine del 1991. Alain Prost criticò molto duramente la mancanza di prestazione della sua Ferrari, definendola addirittura un camion. Successe tutto al termine del Gran Premio del Giappone, e le conseguenze furono gravi.


Questo portò alla rottura del contratto che legava il pilota francese alla scuderia di Maranello e allo schieramento di Gianni Morbidelli in griglia per l'ultimo appuntamento della stagione al fianco dell'allora esordiente Jean Alesi. A prendersi quel sedile rimasto libero fu un pilota italiano, Ivan Capelli, che però non ebbe molta fortuna in rosso.


Originariamente, come sostituto di Prost per l'annata 1992 era stato scelto Pierluigi Martini, che per altro aveva già un contratto firmato, ma fu poi girato alla Scuderia Italia e quindi non approdò alla Ferrari.


L'eredità di Prost era molto pesante, e non far rimpiangere un pilota del suo calibro sarebbe stato veramente difficile per chiunque. A questo si aggiunse il fatto che alla presentazione della Ferrari F92A, il neo presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, esclamò:


“Da oggi a Maranello torna a splendere il sole, come il sole sta facendo adesso capolino fra le nubi che hanno oscurato il nostro cielo. Sono fiducioso per il futuro e nei nostri piloti”.


Ma la F92A si dimostrò fin da subito una macchina non da titolo, poco competitiva e poco affidabile. Ivan decise di affrontare questa nuova avventura mettendo in campo la sua onestà e la sua sincerità ma, come spesso accade a Maranello, questo si rivelò uno sbaglio. Perché se da un lato Jean Alesi diceva nei test invernali che la macchina col famoso doppio fondo ideato da Jean Claude Migeot era strepitosa, Ivan, molto realisticamente, si lamentava del fatto che fosse instabile e che il comportamento cambiava a seconda delle curve.


Per questo motivo Ivan trovò pochi alleati in Ferrari. Infatti, fino a quando si lamentò della macchina, l’ingegner Lombardi lo appoggiò, ma quando il pilota iniziò ad indicare anche i problemi del motore si ritrovò completamente da solo, abbandonato da tutto il suo team.


Addirittura, come spesso accade a Maranello, negli ambienti si iniziò a pensare che mentre Alesi si impegnava e tirava fuori il massimo dall'auto, l’altro non spingeva sull’acceleratore solo per dare ragione a una fazione interna della Ferrari che avrebbe dovuto dare contro a Migeot e Alesi.


Come prevedibile, la stagione cominciò nel peggiore dei modi per Ivan, con due ritiri consecutivi in Sudafrica e in Messico, ma in Brasile arrivarono i primi punti, con un quinto posto finale.


Tuttavia si trattò solo di un caso isolato, poiché nei successivi quattro appuntamenti fu sempre costretto a terminare le gare in anticipo, spesse volte a causa del comportamento instabile dell'auto: a Montecarlo, alla Rascasse, Capelli finì in testacoda, salendo poi sul guard rail, lasciando la Ferrari in bilico, mentre in Canada, nella veloce chicane opposta ai box di Montreal, a causa di un errore di montaggio della barra di torsione, l'auto saltò sopra il cordolo e volò fuori pista. Nell'incidente, Capelli urtò con violenza il casco contro il muro di cemento, riportando serie conseguenze al fisico e al morale.


Stringendo i denti, Ivan riuscì a raggiungere il traguardo del Gran Premio d'Inghilterra, ma concluse solo nono e fuori dai punti, per poi essere costretto all'ennesimo ritiro in Germania, mentre a Budapest la sua Ferrari vide un nuovo spiraglio di luce, concludendo la gara in sesta posizione.


Fu il secondo e ultimo piazzamento a punti dell'intera stagione.


I successivi tre gran premi si tramutarono in tre ritiri per Capelli, così, dopo il GP corso in Portogallo, la Ferrari decise di convocare Ivan a Maranello il martedì successivo.


Qui, pur essendosi presentato puntuale all'ufficio di Montezemolo, trova il presidente in riunione. E' dunque l’addetto stampa dell’epoca, il giornalista Giancarlo Baccini, ad accogliere Ivan nel suo ufficio e a dargli un foglio col comunicato in cui la Ferrari gli annunciava il licenziamento a favore dell'arrivo di Nicola Larini, che prese il suo posto in squadra sostituendolo nelle ultime due corse della stagione, con lo scopo di collaudare le nuove sospensioni attive.


Ivan restò perplesso e chiese di parlare col proprio manager o almeno con l’avvocato, anche perché c'erano dei pagamenti in sospeso. La risposta fu raggelante:


"Fai come ti pare, questo comunicato lo abbiamo già trasmesso all’Ansa". 


Il presunto motivo secondo cui la Ferrari decise di licenziare Ivan fu che dopo aver ispezionato la vettura usata nel GP del Portogallo, a loro dire, Capelli si era ritirato dalla corsa pretenziosamente, dato che la  monoposto era in ordine e non presentava problemi; quindi, secondo il parere di Ferrari, Ivan aveva commesso una grave inadempienza, costringendoli alla risoluzione del contratto.


Una risposta che Capelli, tornato lì per lì a Milano chiedendosi il perché di quel licenziamento, ottenne solo molti anni più tardi.


Ivan Capelli concluse il campionato e la sua negativa esperienza con la Ferrari al tredicesimo posto in classifica generale, totalizzando solo tre punti, mentre il compagno di squadra Alesi concluse settimo con 18; non certo un grande bottino per un'auto che come aveva detto il pilota italiano, aveva molti difetti.


Per Ivan, nel complesso, l'annata 1992 fu una stagione disastrosa, macchiata da qualche buona prestazione in qualifica e da due buoni piazzamenti a punti, con la Ferrari che sarebbe stata chiamata ad una risposta per il successivo campionato.


Fu ingaggiato Gerhard Berger, ma le cose non migliorarono.


Alessandro Cappelli

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