#6 Hall of Fame: Jenson Button



Jenson Alexander Lyons Button nasce il 19 Gennaio 1980 a Frome, cittadina inglese della regione del Somerset. Figlio di Simone Lyons e John Button, ex-pilota di rally e famoso in patria durante gli anni '70, da cui eredita la passione per i motori.


E' lo stesso John a raccontare che il nome del figlio nasce dalla profonda amicizia che lo lega a Erling Jensen, amico e avversario nel campionato di rally e dallo spropositato amore che nutriva per le auto della Jensen Motors, così che un giorno, dopo aver visto una fantastica vettura proprio della casa automobilistica inglese decide di cambiare la lettera e in o, chiamando il proprio figlio Jenson.


Inutile dire come tutto ciò rappresenti la premessa per una carriera da predestinato.


Così, all’età di otto anni, Jenson sale per la prima volta su un kart, mostrando sin da subito di avere la stoffa del campione: partecipa e vince la sua prima gara sul circuito di Dorchester e l’anno successivo si aggiudica il titolo British Super Prix della sua categoria mentre due anni dopo partecipa e domina il campionato britannico cadetti, imponendosi in tutti e trentaquattro gli appuntamenti stagionali.


Ciò che colpisce del ragazzo è sicuramente il suo stile di guida, molto smooth come direbbero gli inglesi, e la sua notevole capacità di capire i momenti della gara, come ricordato dal suo mentore Fabiano Belletti:


"Facevo il pilota e il talent scout. Nei fine settimana liberi, andavo a vedere le gare di kart. Un giorno del 1993, sulla pista di Buckmore Park, alla periferia di Londra, incontrai questo ragazzino. Mi colpì per lo stile pulito e l’intelligenza in gara. Allora Jenson aveva tredici anni e correva nella 60 minikart con la Rok, una squadra che usava i motori preparati dal padre John, ex rallista. Però il livello in Inghilterra era basso, così gli proposi di venire a correre in Italia".


"Ricordo ancora il primo test. Andammo in Sicilia, sulla pista di Ramacca, e lui al debutto aveva un difetto. Faceva le curve senza togliere il gas, tenendo giù il freno: una tecnica che nella categoria superiore non funzionava, perché faceva surriscaldare tutto. Bastò dirglielo una volta, e non ho dovuto più ripeterglielo nei tre anni successivi. Però Jenson in pratica nelle curve non frenava più. Con un set di pasticche facevamo tutta la stagione".


Costantemente supportato dal suo più grande fan, il padre John, Jenson continua il suo percorso verso l’olimpo dei piloti automobilistici partecipando e ottenendo risultati più che incoraggianti in competizioni internazionali: termina sul podio entrambi i campionati del mondo di Formula A del '95 e del '96, prima di imporsi definitivamente l’anno successivo nel campionato europeo di Formula Super A, la categoria più alta per i piloti della sua età.


Gli ottimi risultati consentono al giovane talento inglese di ritagliarsi un nome importante tra i più promettenti talenti della sua generazione, attirando l’attenzione dei Team Manager di categorie più rinomate. Tra questi è Harald Huysmans che nel 1998, su suggerimento del Team Manager Paul Lemmens, ingaggia Jenson per partecipare al campionato britannico di Formula Ford. L’occasione è di quelle da non farsi scappare: Jenson fiuta il colpo e si impone al suo primo anno, diventando campione di categoria e guadagnandosi il salto nel campionato britannico di Formula 3 per l’anno successivo.


Al termine della stagione del 1999, Jenson sale sul podio della classifica finale e viene insignito del titolo di miglior debuttante. Le notizie sulla lunga sfilza di vittorie e piazzamenti arriva fin negli storici uffici di Grove, sede della Williams F1, che proprio in questo momento è alla ricerca di un pilota da affiancare a Ralf Schumacher. Button viene così contattato per partecipare ad una sessione di test privati nel circuito di Barcellona al fianco del pilota di Formula 3000 Bruno Junqueira, con il quale contendersi il sedile vacante.


"Al test erano presenti anche gli ingegneri e la cosa mi spaventava a morte perché non avevo nessuna delle competenze normalmente richieste. Non sapevo come migliorare la macchina, cosa fare per correggere sottosterzo o sovrasterzo, quali modifiche apportare alle ali per andare più veloce nelle curve lente o quelle veloci. Per mia fortuna ero veloce abbastanza e alla fine ottenni il posto".


Il giovane pilota inglese viene così ingaggiato dal glorioso team di Frank Williams e ai nastri di partenza della nuova stagione, sul circuito australiano di Melbourne, il ventenne di Frome risulta essere il terzo più giovane debuttante della storia della formula 1.


"Sono ovviamente molto nervoso ed emozionato ma non vedevo l’ora di essere qui presente a Melbourne. Sento molta pressione su di me, come normale che sia d'altronde, ma non vedo l’ora di mostrare tutto il mio potenziale".


Il primo Gran Premio tuttavia non risulterà tra quelli da ricordare, con l’inglese che, complice un problema di pescaggio della benzina, subirà in qualifica un pesante distacco dal compagno di scuderia Schumacher, chiudendo la gara con un ritiro per un problema al motore BMW.



Il riscatto non si fa comunque attendere e sul circuito di Interlagos, secondo appuntamento stagionale, Button entra in top ten precedendo di due posizioni il proprio compagno di box. In gara, complici i numerosi ritiri tra i quali quelli di Hakkinen, Barrichello, Coulthard ed Irvine, l’inglese riesce a conquistare un importante sesto posto proprio dietro a Ralf Schumacher, portando a casa il primo punto iridato della sua carriera.


Dopo un fine settimana da dimenticare in occasione del Gran Premio di Imola, in cui è costretto al ritiro, Button torna a far segnare punti importanti per la scuderia inglese proprio in occasione del Gran Premio di casa. Sul circuito di Silverstone, le due Williams sono protagoniste di un’ottima prova, classificandosi rispettivamente in sesta e settima posizione. Al via, complice un acceso duello tra Hakkinen e Schumacher con il finlandese in McLaren a bloccare il proprio rivale per il titolo in Ferrari, entrambe le Williams conquistano una posizione entrando così in zona punti.


Button è protagonista di un primo stint di gara magistrale, riuscendo a rimanere saldamente incollato al gruppetto di testa ma, giunto ai box per il primo rabbocco di carburante che si rivelerà piuttosto lento, perde la posizione in favore del proprio compagno di team. La corsa delle due vetture della scuderia di Grove scorre regolare ed anzi, approfittando del ritiro della Ferrari di Barrichello, avanzano rispettivamente in quarta e quinta posizione, per poi successivamente subire la rimonta di un Michael Schumacher furioso per aver perso terreno al via.


A pochi giri dal termine il colpo di scena della gara, con Frentzen su Jordan, fino a quel momento in quarta posizione che è costretto al ritiro per problemi al cambio e che lascia così strada ai due alfieri Williams che chiuderanno la gara così in quarta e quinta posizione.


"Finire a punti qui a Silverstone è una sensazione straordinaria e lo è di più se nessuno di quelli davanti a te, a parte Frentzen, si ritira. Grande gara".



Dopo una serie di gare intorno alla metà della stagione, nella quale i risultati tardano a riproporsi, il pilota inglese torna a raccogliere punti in occasione del Gran premio d’Austria quando, dopo esser partito dalla diciottesima casella, sfrutta ogni occasione che la gara ad eliminazione possa offrire, riuscendo a concludere in una insperata quinta posizione.


Sul finire di Luglio va in scena l’undicesimo appuntamento stagionale sul circuito tedesco di Hockenheim, sul velocissimo layout originale. Durante il sabato è la pioggia a fare da protagonista, la quale comincia a cadere copiosamente pochi minuti dopo l’inizio della sessione avvantaggiando le vetture che per prime sono riuscite a far segnare un giro veloce.


Tra il gruppo che paga le conseguenze delle avverse condizioni climatiche sono le Williams-BMW, le quali non vanno oltre la quattordicesima e sedicesima piazza con Button. La gara, però è un’altra storia: Fisichella tampona dopo pochi metri Schumacher, ponendo fine alla gara di entrambi i piloti e provocando l’entrata della Safety Car. Ad avvantaggiarsi da questa situazione sono entrambe le McLaren che, senza il proprio rivale, prendono ben presto il largo complice anche un Barrichello vittima di noie idrauliche al sabato ed in quel momento bloccato a metà gruppo.


Il brasiliano, però, lentamente comincia un inesorabile rimonta che lo riporterà, attorno alla metà di gara, in terza posizione ma lontano mezzo minuto dalle due vetture del team di Woking. Il colpo di scena però non tarda ad arrivare: Rober Sehli, ex dipendente Mercedes, invade la pista per protestare contro il suo licenziamento, passeggiando pericolosamente a bordo tracciato e provocando la seconda entrata in pista della vettura di sicurezza che annulla così il vantaggio di Hakkinen e Coulthard.


Contemporaneamente Button, partito dalla pit-lane per non essere riuscito ad inserire la prima marcia al via, grazie ai ritiri Herbert, Alesi, Diniz ed ai problemi accusati da Verstappen, risale il gruppo. Come se non bastasse, pochi giri dopo il rientro in pista della vettura di sicurezza, comincia a piovere ma non uniformemente lungo il tracciato, lasciando ai piloti ed ai muretti le incognite circa le possibili soste ai box.


Button e Heidfeld sono i primi a rientrare, imitati dalla maggior parte del gruppo al giro successivo meno che da Barrichello, Frentzen e Coulthard che, come reciterà la classifica di fine corsa, azzeccano la strategia vincente. Si impone Barrichello al termine di una gara memorabile davanti ad Hakkinen, Coulthard e proprio Button, che manca il suo primo podio per una manciata di secondi in quella che, anni dopo, confesserà essere stata una delle gare più difficili della sua carriera.



Nelle restanti corse della stagione da segnalare un importante terzo posto in griglia a SPA, lontano appena sette decimi di secondo dal poleman Hakkinen, per poi terminare nuovamente in quinta posizione. Dopo due ritiri nei Gran Premi d'Italia a Monza e degli Statai Uniti a Indianapolis, l’inglese coglie un altro notevole quinto posto in Giappone, sul circuito di Suzuka, contribuendo al terzo posto finale del proprio team in classifica costruttori.


La prima stagione in Formula 1 è senz’altro positiva per il giovane ventenne di Frome ma consegna un ragazzo ancora molto acerbo e irruento nella guida, come dimostrano i diversi contatti che durante l’arco della stagione ha con Trulli che, in occasione del Gran premio di Indianapolis, si lascia andare ad un deciso sfogo:


"Button guida come un idiota, è fuori di testa. Mi è venuto addosso due volte solo in questa gara e non è la prima volta che accade".


Jenson Button chiude la stagione con 12 punti, la metà di quelli raccolti da Ralf Schumacher, e si qualifica davanti al proprio compagno solamente in cinque occasioni su diciassette. Questi risultati tuttavia non gli valgono la riconferma a bordo della Williams che preferisce invece virare su un altro ragazzo emergente, Juan Pablo Montoya.


Per Button si aprono dunque le porte della Benetton capitanata da Flavio Briatore, il quale lo ingaggia per affiancare Giancarlo Fisichella per la stagione 2001.


E’ l’inizio di un rapporto molto problematico e fortemente conflittuale, con il manager romano e il pilota inglese che più volte arriveranno ai ferri corti, come nel caso del Gran Premio di Monte Carlo: Button parte dalla diciassettesima piazza e, complice una gara piena di ritiri, giunge settimo dietro ad Alesi su Prost. Il risultato, tuttavia, non accontenta il manager italiano che a fine gara attacca duramente il proprio pilota che, in un’intervista rilasciata qualche anno più tardi, racconterà il retroscena:


"Ovviamente è un ottimo uomo d'affari, ma non ci siamo mai trovati quando lavorai con lui. Mi metteva davvero troppo sotto pressione: al Gran Premio di Monte Carlo, per esempio, mi disse che riteneva che stessi cercando un appartamento da comprare piuttosto che concentrarmi a guidare la macchina. Gesti come questo non mi piacevano e certamente non aiutarono a migliorare il mio atteggiamento nei suoi confronti".


La B201 della scuderia italiana non è certamente la migliore delle vetture in pista così che la stagione 2001 risulta completamente da dimenticare, con il giovane Button che colleziona la miseria di due punti grazie ad un quinto posto finale sul circuito del Nurburgring, terminando il campionato alle spalle di Fisichella il quale colleziona otto punti totali e si toglie la soddisfazione di salire sul gradino più basso del podio sempre in occasione del Gran Premio di Germania.



Button soffre non solo il conflittuale rapporto con Briatore, ma sente aleggiare sulla propria testa la sempre più incombente figura di un altro talento in rampa di lancio, quel Fernando Alonso di cui proprio Flavio Briatore è primo sostenitore. Le pressioni sempre più forti, la costante necessità di dover dimostrare il proprio valore e un ambiente lavorativo che non trasmette ad un giovane pilota la fiducia necessaria saranno gli ingredienti di un percorso di crescita accidentato. Lo stesso Button tornerà in seguito a parlare dell’argomento, raccontando:


"Trascorrevamo spesso dei periodi di vacanze-allenamento in Kenya insieme a Flavio e a tutti gli ingegneri. In qualche occasione ci unì lo stesso Alonso. Erano delle settimane molto costruttive grazie alle quali riuscivo a comprendere cosa fare per poter migliorare il mio stile di guida e le performance, ma il tempo a disposizione era poco. All’epoca Benetton era davvero dura con i piloti e io devo ammettere che non ero abbastanza forte mentalmente".


Nonostante le premesse non incoraggianti, viene confermato per la stagione 2002 e questa volta è affiancato da Jarno Trulli. La scuderia tuttavia affronta un importante cambio gestionale e viene acquisita da Renault, che torna così in Formula 1 dopo un’assenza durata diciassette anni. La nuova R202 è un’evoluzione della precedente B201 e monta un innovativo motore V10 con bancate a 111° ma, risultati alla mano, non otterrà il successo sperato e indurrà i tecnici ad abbandonarlo già dalla stagione successiva.


La stagione risulta essere comunque la migliore tra quelle finora disputate dal giovane Button il quale, dopo un ritiro in occasione del primo appuntamento stagionale a Melbourne, conquista tre consecutivi piazzamenti a punti nelle gare di Malesia, Brasile e San Marino, con due quarti ed un quinto posto, tutti conseguiti in rimonta.


Sembra il preambolo di un prosieguo di campionato ai massimi livelli che, invece, mostrerà il reale valore di una vettura che navigherà costantemente a metà gruppo.


Difatti, dopo il quinto posto di Imola, saranno solamente quattro i piazzamenti a punti nelle restanti tredici gare che permetteranno a Button di riuscire comunque a battere il proprio compagno di scuderia con quattordici punti totali a fronte degli otto di Trulli.


La pur, tutto sommato, positiva stagione dell’inglese non gli vale tuttavia la riconferma a bordo della Renault che, come già intuibile dall’ostile rapporto tra Button e Briatore, vira su Alonso ingaggiandolo per la stagione 2003.


"Fu un duro colpo, devo ammetterlo, ma me l’aspettavo".



E’ tuttavia l’inizio di un nuovo e più splendente capitolo che porterà il giovane Jenson ad accasarsi presso la BAR dove troverà un ambiente completamente diverso rispetto a Benetton, come confermato dallo stesso pilota:


"Qui l’atmosfera è completamente diversa. Sono tutti sorridenti, aperti, mi fanno sentire il benvenuto ma allo stesso tempo sono tutti concentrati sul proprio lavoro".


La stagione che si appresta a cominciare rappresenta per Button un crocevia importante nella sua carriera, vedendosi costretto a dimostrare il talento tanto promesso, quanto ancora solo a sprazzi dimostrato nei primi tre anni in Formula 1.


In BAR, Jenson gareggia al fianco di Villeneuve, un ex Campione del Mondo, veloce, con tanta esperienza e dall'intoccabile posizione all’interno del team, essendo uno degli artefici della costruzione dello stesso durante il 1999: una sfida certamente interessante e non priva di difficoltà. Il rapporto tra i due è complesso e numerose sono le frizioni che si vengono a creare fin dal principio, con Villeneuve protagonista di dichiarazioni non certo di benvenuto:


"Button dovrebbe stare all’interno di una boy band, non in Formula 1".


La relazione tra i due non fa che peggiorare in occasione del primo appuntamento stagionale, quando il canadese è protagonista di uno sgambetto nei confronti dell’inglese.


A Melbourne, Villeneuve scatta dalla sesta casella mentre Button dall’ottava.


Il ritmo di gara dell’inglese è molto veloce e ben presto si porta vicino al proprio compagno che, prima di lui, si sarebbe dovuto fermare per il rabbocco di carburante; il canadese tuttavia, durante il primo stint di gara, ricorre spesso alla strategia di lift and coast che gli permette di risparmiare benzina e di posticipare il proprio rientro ai box cosicchè, durante il venticinquesimo giro, i due alfieri BAR rientrano insieme ai box e a farne le spese è proprio Button il quale è costretto ad attendere in coda alla vettura del proprio compagno di team perdendo una ventina di secondi.


Sembra una gara compromessa ma, al rientro dal pit-stop, l’inglese comincia a girare con un ritmo indiavolato che gli consente di ridurre lo strappo creatosi ai box e di terminare la corsa attaccato alla 005 del compagno di team.


"Non è certo quello che desideravo dalla mia prima gara con la BAR ma quantomeno sono riuscito a mostrare il mio passo e, alla fine, posso ritenermi soddisfatto".



L’episodio aiuta lo stesso pilota a costruirsi una solida reputazione all’interno del team, riuscendo a mostrare di essere un pilota veloce e senza timori reverenziali nei confronti di piloti molto più quotati. Da Melbourne in poi, Button conferma i progressi mostrati nella prima gara e comincia ad imporsi con una certa costanza nei confronti di Villeneuve: i confronti di fine stagione tra compagni di team mostreranno una supremazia in qualifica, seppur non sostanziale, in favore dell’inglese (8-6) il quale si imporrà nettamente in gara battendo il canadese con un perentorio 8-4, frutto di sette piazzamenti a punti, con i due quarti posti in occasione dei Gran Premi di Austria e Giappone come migliori risultati.


La costanza di rendimento convince David Richards, patron del team anglo-americano, di promuovere Jenson a prima guida della scuderia e, conseguentemente, di appiedare Villeneuve prima del termine della stagione, sostituendolo con Takuma Sato in occasione dell’ultimo appuntamento stagionale in Giappone, sul circuito di Suzuka.


Dopo due stagioni in chiaroscuro in Benetton, Button risponde con personalità all’ultima chiamata significativa in Formula 1: annienta un ex Campione del Mondo che ha cercato, ad inizio stagione, di sconvolgerlo psicologicamente e, affermandosi con perentorietà, conferma le belle speranze ed il talento mostrato agli inizi di carriera.


Sulla falsariga della stagione appena terminata comincia quella del 2004: La 006 di casa BAR è un’evoluzione della vettura precedente con alcune modifiche di telaio, ora più rigido, nuove sospensioni ed un serbatoio più piccolo per andare incontro alle nuove normative Fia. La nuova vettura è molto competitiva e permette a Button di inserirsi costantemente nella lotta per il podio.


La gara di apertura a Melbourne regala il solito copione tinto di rosso con le due Ferrari, capitanate da Schumacher imprendibili per tutti, fin tanto da accumulare verso la metà di gara un giro di vantaggio sulla quarta posizione occupata da Button. Lo stesso pilota inglese, tuttavia, verrà sopravanzato dalle due BMW di Montoya e di Ralf Schumacher, terminando così col sesto posto finale.


Il riscatto non si fa attendere: in Malesia, secondo appuntamento stagionale, l’inglese parte in sesta posizione e complice una partenza da dimenticare per Webber, avanza al quinto posto. Battaglia per quasi metà gara con Trulli prima di superarlo con una manovra magistrale all’esterno di curva 9 per poi mantenere la posizione fino al termine della seconda tornata di pit-stop quando, per problemi idraulici, il ritiro di Raikkonen gli permette di avanzare fino alla tanto inseguita terza posizione.


Sembra un finale scritto ma la BAR di Sato accusa noie al propulsore Honda che lo costringono al ritiro e gli ingegneri della scuderia anglo-americana è costretta a limitare il numero di giri del motore di Button, permettendo a Barrichello di rimontarlo in fretta.


Si intravedono i fantasmi dell’anno precedente che, proprio nello stesso circuito, hanno privato Button del podio all’ultimo giro di gara ma una condotta perfetta gli permette però di mantenere il terzo posto fino al termine della corsa e di salire sul podio per la prima volta in carriera, abbandonandosi a dichiarazioni di liberazione:


"Attendevo questo momento da troppo tempo ma sapevo fin dalla prima gara che prima o poi sarebbe avvenuto. Amo questo circuito e ottenere il mio primo podio proprio qui è qualcosa di speciale. Stare lassù con Michael poi, non potevo chiedere di meglio".


Il podio di Kuala Lumpur è il preludio a ciò che per metà stagione diventerà un abitudine per Button e per la scuderia anglo-americana. La crescita del giovane pilota inglese e della monoposto bianco rossa è evidente e gli avversari, McLaren su tutte, soffrono di scarsa costanza e di altrettanta affidabilità.



Dunque, tralasciando una Ferrari di tutt’altro pianeta, solamente la Renault di Alonso e la Williams di Montoya impensieriscono un Button incredibilmente veloce, solido e consapevole della propria forza.


All’incredibile terzo posto della Malesia seguiranno altrettanti piazzamenti in Bahrain, Germania, sul circuito del Nurburgring, e Canada, sul circuito di Montréal, oltre a due incredibili seconde posizioni ad Imola e Monte Carlo. In mezzo anche l’enorme soddisfazione di firmare la prima partenza in pole position in occasione del Gran Premio di San Marino, quando, grazie ad un giro di magistrale precisione, precede di due decimi proprio Schumacher, a bordo di una delle vetture più veloci della storia di questo sport, la F2004.


Nella seconda metà di stagione, però, qualcosa cambia ma è più un problema mentale, piuttosto che di pura velocità: gli impronosticabili risultati fino ad ora raggiunti spingono Button ed il suo entourage a cercare un sedile altrove con la speranza di trovare una scuderia disposta e capace di dare all’inglese una vettura in grado di interrompere lo strapotere di Maranello.


Così, il 5 Agosto firma un contratto di due anni con la BMW, immediatamente contestato dal management della scuderia con sede a Ockham. Il cavillo contrattuale sul quale si basa l’intera disputa riguarda la clausola, inserita nel contratto dell’inglese, di potersi liberare dal proprio team nel caso in cui la scuderia rischiasse di perdere la fornitura di motori Honda. Proprio la BAR aveva poco tempo prima firmato un contratto che prevedeva il prolungamento delle forniture di propulsori per altri due anni, contratto tuttavia contestato da BMW in quanto non definitivo. Il caso, inevitabilmente terminato nella mani della Fia, si conclude con una vittoria in favore della BAR.


"Alla BAR non sono felice e, naturalmente, sono deluso da quanto espresso dalla Fia ma la scuderia è stata estremamente professionale in pista e mi aspetto che ciò continui anche in futuro".


Gli strascichi della vicenda sono evidenti in pista e Button, pur mantenendo uno standard di risultati davvero notevole, perde lo smalto di inizio stagione, cedendo in molte occasioni il passo ai propri avversari.


Nelle seguenti dieci gare che seguiranno al Gran Premio del Canada, Button riuscirà a salire altre quattro volte sul podio grazie a due secondi posti ottenuti in Germania e Cina, e due terzi in Giappone e Italia, chiudendo la stagione al terzo posto della classifica piloti con 85 punti e permettendo alla scuderia di divenire vice-campione del mondo costruttori davanti alla Renault.



La stagione 2005 rappresenta un punto di svolta per la Formula 1, dopo che la Fia interviene sul regolamento adducendo l’esigenza improrogabile di ridurre le prestazioni delle vetture per mantenere le monoposto entro vincoli di sicurezza accettabili.


In effetti, i record sul giro vengono spesso infranti su quasi tutte le piste del mondiale, e le velocità massime toccano punte superiori ai 370 km/h.


Per mettere un freno a tutto ciò, viene imposta una prima regola sui propulsori V10, ora costretti a dover percorrere due gare anziché una sola, come avveniva in precedenza, mentre a livello aerodinamico viene decisa una riduzione del carico, con l’innalzamento di 50 millimetri delle ali anteriori, ed il taglio del profilo dell’estrattore posteriore: l’efficienza delle monoposto è così ridotta circa del 15%.


Viene inoltre eliminato il cambio gomme durante l’arco della gara.


La 007, nuova nascitura della scuderia anglo-americana, risulta essere notevolmente modificata rispetto alla precedente 006. Passo più corto, fiancate più rastremate e un musetto a cucchiaio sono le caratteristiche peculiari della vettura che tenta di recuperare l’efficienza aerodinamica perduta per via dei nuovi regolamenti.


L’inizio di stagione tuttavia mette in luce i limiti di un progetto nato male: se in qualifica i due alfieri BAR riescono, soprattutto con Button, ad entrare nella top ten, è in gara che emergono i limiti della nuova vettura che, oltre ad una cronica carenza aerodinamica, soffrirà di numerosi problemi di affidabilità.


Nelle prime tre corse del campionato Button è sempre costretto al ritiro a causa dei cedimenti del propulsore Honda o per problemi alla frizione e quando al quarto appuntamento stagionale arrivano i primi risultati degni di nota, con Button terzo e Sato quinto, il team viene squalificato dalla Fia per aver installato sulla 007 un secondo serbatoio di carburante che permetteva alla vettura di risultare sottopeso in determinati momenti della corsa. La squalifica viene poi ampliata per le seguenti due corse della stagione con il team che non potrà prendere parte agli appuntamenti corsi sui circuiti di Montmelò e Monte Carlo.


Al ritorno in griglia dopo la squalifica, l’inglese non riesce ad andare oltre il decimo posto in occasione del Gran Premio d'Europa, corso al Nurburgring, ma si riscatta al successivo appuntamento del Canada quando, inaspettatamente, conquista una fantastica pole position davanti alla Ferrari di Schumacher. Alla partenza, tuttavia, viene sopravanzato da entrambe le Renault di Alonso e Fisichella per poi navigare in terza posizione fino a metà gara quando un errore all’ultima variante lo proietta dritto verso il Muro dei campioni ed è costretto al ritiro.



Gli sviluppi portati in pista da BAR nella seconda metà di stagione migliorano notevolmente il pacchetto della vettura, permettendo un'inversione di tendenza davvero notevole. Nelle rimanenti dieci gare del mondiale l’inglese riesce ad entrare costantemente in zona punti, salendo sul gradino più basso del podio ad Hockenheim e Spa.


"Questa è stata una stagione davvero difficoltosa ma fortunatamente, una volta compresi i problemi della nostra monoposto, siamo riusciti a migliorarla e anche molto velocemente e ciò è estremamente importante in Formula 1. Segnare punti nelle ultime dieci gare ed essere l’unico in griglia ad esserci riuscito è un bel traguardo e credo che ci siano tutte le basi per guardare alla prossima stagione con estrema fiducia".


I notevoli miglioramenti della vettura convincono lo stesso pilota, che intanto anche quest’anno aveva firmato un contratto con Williams per la stagione 2006, a tornare sui propri passi.


"Non credo che il contratto sia vincolante e certamente non penso che alcun team voglia un pilota che desideri correre per qualcun altro. Mi sono messo in contatto con Frank Williams e gli ho detto ciò che penso. Io e lui abbiamo un gran bel rapporto e tutta questa situazione non sta certamente aiutando ma sono sicuro che lui comprenda che ho bisogno di fare il meglio per la mia carriera".


Button è ora fermamente convinto di trovarsi nel posto giusto per poter finalmente puntare alla prima vittoria in carriera:


"Sono in Formula 1 da sei anni e ora sono pronto per vincere delle gare e competere per il Campionato del Mondo. Non posso attendere altri tre anni per costruire un nuovo team, ho bisogno di guidare per una scuderia che sia competitiva nel breve termine e che costruisca da sé i motori".


Per la stagione 2006 difatti, la BAR viene acquisita dalla Honda, segnando il ritorno in Formula 1 del costruttore giapponese dopo un’assenza che durava dal 1968. In questo lungo periodo di assenza, Honda rimase tuttavia nel circus come fornitore di motori.


La nuova Honda RA106 progettata da Geoff Willis è sicuramente una vettura migliore della BAR 007, molto veloce in qualifica ma con prestazioni altalenanti in gara. L’inizio di stagione è molto promettente e nei primi quattro appuntamenti stagionali Button si qualifica costantemente nelle prime due file, conquistando la sua terza pole in carriera in occasione del Gran Premio d'Australia, a Melbourne.



In gara, come detto, le prestazioni della RA107 peggiorano notevolmente e l’alfiere inglese riesce a il podio solamente in occasione del Gran Premio della Malesia, arrivando terzo dietro le Renault di Fisichella e Alonso e concludendo in zona punti in Bahrain, Imola e Barcellona.


I risultati che giungono a cavallo della metà della stagione sono tuttavia da dimenticare, con l’inglese che collezionerà tre ritiri e due piazzamenti fuori dalla zona punti, risultati che porteranno alle dimissioni del capo progettista Willis.


Dopo un ottimo quarto posto in occasione del dodicesimo appuntamento sul circuito tedesco di Hockenheim, si giunge in Ungheria.


Sin dalle prove libere Button dimostra di essere a suo agio lungo le insidie del tracciato di Budapest, riuscendo a confermarsi stabilmente tra i tre piloti più veloci in pista fino a quando un improvviso fumo grigio fuoriesce dal retrotreno della RA106 a causa del cedimento del motore Honda. L’inconveniente costa al pilota inglese dieci posizioni di penalità in griglia di partenza e il quarto posto conquistato nelle qualifiche del sabato gli valgono solamente il quattordicesimo posto finale.


Si giunge alla domenica, caratterizzata fin dalle prime ore del mattino da un incessante pioggia. Si parte sul bagnato con Raikkonen in pole position seguito da Massa e Barrichello, con Schumacher undicesimo e Alonso quindicesimo a causa di rispettive penalizzazioni. Button è autore di una partenza magistrale e alla prima curva è già undicesimo. L’inglese scaraventa in pista tutta la frustrazione per la rottura del motore ed è il miglior interprete delle mutevoli condizioni del tracciato che stava, lentamente, andando ad asciugarsi. Tra il quarto ed il quinto giro supera Massa, Fisichella e Schumacher, portandosi persino in quarta posizione. L’inglese sta letteralmente volando e inizia velocemente a recuperare terreno sulle due McLaren che lo precedono.


Al ventiseiesimo giro il primo colpo di scena: Raikkonen, fino a questo momento secondo, e Liuzzi, doppiato, entrano in collisione all’uscita di curva 5 causando l’entrata in scena della Safety Car. Tutti si precipitano ai box per il cambio gomme mentre Button, che già si era fermato durante i primi giri, decide di rimanere fuori e sale in seconda posizione.


Al momento del rientro in pit-lane della vettura di sicurezza, tre vetture doppiate si frappongono tra lo spagnolo e l’inglese, e l’alfiere Renault sfrutta abilmente la situazione in suo vantaggio guadagnando sei secondi in appena un giro. Quando sembra la fine, però, arriva il momento del secondo round di pit-stop: Button tenta l’undercut e mantiene le gomme intermedie mentre Alonso attende che la pista si asciughi e ritarda il pit di cinque giri per montare le slick ma, al rientro sul tracciato, ci si accorge immediatamente che la posteriore sinistra non è ben fissata, con lo spagnolo che perde il controllo in curva 2 e sbatte contro le protezioni. E’ un colpo di scena inatteso che spiana la strada a Button il quale controlla la gara per i restanti venti giri e va a vincere il suo primo Gran Premio della carriera.


"E’ una giornata incredibile. Le condizioni di pista sono state veramente difficili ma rimontare dalla quattordicesima posizione e vincere la gara… beh, credo che non avrei potuto fare di meglio. L’ultimo giro, in particolare, è stato un’altalena di emozioni: sapere di essere primo con oltre quaranta secondi di vantaggio e di apprestarmi a tagliare il traguardo davanti a tutti è una sensazione incredibile! Devo ringraziare tutto il team, ne abbiamo passate tante, compresa una maxi squalifica, tanti podi, sapevamo che prima o poi avremmo vinto ma non ci aspettavamo che accadesse in questo modo. Credo di non aver mai visto così tante persone piangere tutte insieme. Un ringraziamento speciale va a loro".



E’ certamente il momento più alto di una stagione che regalerà all’inglese e al team Honda un altro podio in occasione dell’ultima gara disputata in Brasile, ad Interlagos, e altri quattro piazzamenti in zona punti nelle gare di Turchia, Cina, Giappone ed Italia.


Questi risultati gli consentono di essere il pilota ad aver fatto segnare più punti nelle ultime sei gare del campionato (35) e di chiudere una stagione positiva, seppur lontana dalla vetta del Mondiale, al sesto posto in classifica piloti con un totale di 56 punti.


I promettenti risultati di fine stagione non trovano però conferme in quella successiva: Lucky Strike, sponsor principale della scuderia nipponica, annuncia sul finire del 2006 il proprio disimpegno nei confronti di Honda e della Formula 1, lasciando il team senza uno sponsor rilevante. I mancati introiti derivanti dal contratto con la multinazionale del tabacco si ripercuotono sull’attività in fabbrica e sui risultati in pista.


La stagione 2007 sarà infatti da dimenticare, con Honda che sarà più ricordata per la livrea della propria monoposto rappresentante una foto della terra scattata dallo spazio, che non per i risultati ottenuti in pista. La vettura ecologica, così soprannominata per via appunto della livrea, collezionerà durante tutto l’arco della stagione appena 6 punti, tutti ad opera di Button, il quale riuscirà ad entrare tra i primi otto solamente in occasione del Gran Premio di Francia (ottavo), Italia (ottavo) e Cina (quinto), classificandosi terzultima in classifica costruttori davanti alle cenerentole Super Aguri e Spyker.



Le difficoltà finanziarie della Honda si protraggono anche nel 2008 e la nuova nascitura, la RA108, è una vettura dal potenziale molto ridotto, sulla falsariga della precedente monoposto. Button e Barrichello navigano costantemente nei bassifondi della griglia e collezionano per lo più ritiri e piazzamenti fuori dalla zona punti.


Button va a punti esclusivamente al quarto appuntamento stagionale sul circuito di Barcellona mentre Barrichello fa un po' meglio dell’inglese andando a punti tre volte e togliendosi la soddisfazione di salire sul podio durante il Gran Premio di Silverstone, sfruttando al meglio una gara caotica svoltasi in condizioni di pista mutevoli.


Button chiude una stagione completamente da dimenticare all’ultimo posto in classifica iridata con i soli 3 punti del Gran premio di Spagna e Honda all’ultimo posto in quella costruttori, con un totale di 14 punti.


Le difficoltà finanziarie in cui Honda è incorsa nelle ultime due stagioni vengono acuite dalla massiccia crisi economica globale del 2008 che, tra i numerosi settori economici, non risparmia neanche quello dell’automotive. In un contesto così complicato per tutti i costruttori di auto, la Formula 1 diventa ben presto un progetto troppo costoso per molti, Honda su tutti, e così, ad un mese dal termine della stagione, il Presidente e Direttore Generale del marchio giapponese, Takeo Fukui, gela l’intero circus:


"La Honda deve proteggere quelle che sono le sue attività principali ed assicurare un futuro a lungo termine in un momento di crisi globale. Abbiamo così deciso di prendere misure rapide e flessibili per contrastare questo indebolimento del mercato in tutti i settori commerciali e quindi è stato deciso di ritirarci dalla partecipazione al mondiale di Formula 1".


La notizia si diffonde rapidamente arrivando anche ai più diretti interessati, tra cui lo stesso Button:


"Ero in attesa del mio bagaglio in aeroporto quando ricevetti una chiamata: Ciao, Jenson. Honda si ritira, game over. Non avevo la minima idea di una scelta del genere, fu uno shock terribile".


La necessità di salvaguardare la partecipazione del team al mondiale dell’anno successivo, quella di Button e Barrichello di non rimanere senza un sedile in Formula 1 e quella di centinaia di dipendenti di non perdere il proprio lavoro, porta ben presto un pacchetto di investitori capitanati da Ross Brawn e all’interno del quale sono coinvolti gli stessi piloti, a rilevare il team e tutto ciò che è necessario allo svolgimento dell’attività sportiva, tra cui le stesse strutture di Honda, per la cifra simbolica di una sterlina. Il 6 Marzo 2009 arriva l’annuncio ufficiale, per mezzo dell’addetto stampa Hiroshi Oshima:


"Sin dall’annuncio del nostro ritiro dalla Formula 1 del 5 Dicembre abbiamo esplorato diverse possibilità perché il team continuasse le sue attività sotto nuove vesti. Siamo molti contenti di aver potuto cedere la squadra a Ross Brawn, con il quale abbiamo condiviso le sfide della Formula 1 e gli siamo grati per questa decisione. Facciamo i più sinceri auguri al nuovo team che sarà guidato da Ross"“.


Annuncio a cui seguirà quello dello stesso Ross Brawn:


"Innanzitutto è un gran peccato che dopo aver lavorato insieme alla Honda Motor Company per così tanto tempo non si possa più continuare insieme. Voglio ringraziare Honda per il fantastico supporto che ci ha dato durante questa operazione ed in particolare il management per la fiducia che ha dimostrato nei confronti di me stesso e del team".


La scuderia si mette subito a lavoro, proseguendo e finalizzando il progetto di costruzione della nuova monoposto, lavoro a cui Honda aveva cominciato a concentrare i propri sforzi più di un anno prima. La casa giapponese, visti gli scarsi risultati ottenuti nelle stagioni 2007 e 2008, aveva deciso di concentrare nella realizzazione di una vettura competitiva per la stagione che si appresta a cominciare, complice il cambio di regolamenti che avrebbe consentito di mischiare, e non poco, le forze in gioco.


I nuovi regolamenti, la cui realizzazione avviene per consentire ai team di seconda fascia di poter battagliare con le scuderie più rinomate e dai budget più consistenti e che portò a un duro braccio di ferro tra FIA e FOTA, prevede una semplificazione di massima dell’aerodinamica, con ali anteriori più semplici e grandi e ali posteriori più alte e strette.


I deviatori di flusso non potranno inoltre occupare la loro classica posizione davanti alle pance laterali, dunque la Brawn GP opta per l’adozione di questi componenti in misura più piccola ed in posizione molto più avanzata. Per quanto riguarda l’avantreno, vengono adottati degli schemi delle sospensioni anteriori totalmente rinnovati e soprattutto viene deciso di abbassare più possibile il muso, cosa che andava contro la tendenza di adottare il musetto alto prediletta dagli altri team.



Nella zona posteriore la scuderia di Brackley adotta un doppio diffusore, caratterizzato da una feritoia che divide l’aria proveniente dal fondo in due direzioni: quella classica che porta i flussi a scorrere sulla superficie inferiore dell’estrattore, più un'altra via che sfocia in un buco posto in posizione superiore e centrale. Questa doppia via dell’aria aumenta notevolmente la deportanza generata al posteriore, garantendo un’ottima trazione utile a scaricare a terra i cavalli del motore Mercedes equipaggiato.


Il team si presenta dunque ai consueti test pre-stagionali sul circuito di Barcellona, portando con sé l’entusiasmo dell’intero Circus, come raccontato dallo stesso Button:


"C’è un’atmosfera particolare e allo stesso tempo molto bella: ci danno tutti il benvenuto e si congratulano con noi per essere riusciti in questa impresa. Siamo in pista e possiamo gareggiare e credo che questa rappresenti, a prescindere, una grande vittoria".


La neonata scuderia inglese tuttavia non si limita alla sola partecipazione ma dimostra sin da subito di avere a disposizione un pacchetto aerodinamico dal potenziale enorme, frutto di soluzioni aerodinamiche inusuali e dall’elevato impatto sulle prestazioni. A tal proposito Button prosegue raccontando un aneddoto molto curioso:


"Fu eccitante tornare in pista, feci un paio di tempi sul giro e tornai ai box, lamentandomi purtroppo del bilanciamento della vettura: non ero soddisfatto del comportamento dell’avantreno nelle curve lente e del retrotreno in uscita da quelle veloci, ma il mio ingegnere di pista mi guardò con un gran sorriso sul viso. Perché ridi? Gli chiesi, e lui mi rispose: Siamo i più veloci".


"Non ci credevo, gli dissi che probabilmente gli altri team non avevano ancora fatto segnare giri veloci ma lui mi rispose che, invece, tutti avevano già completato quella parte del programma di lavoro: Siamo cinque decimi di secondo più veloci di tutti. Alla fine dei test avevamo più di un secondo di margine. Ricordo come tutti i meccanici fossero euforici. Era da non crederci".


I sorprendenti risultati dei test di Barcellona scatenano tuttavia i dubbi di gran parte dei team presenti in griglia circa la regolarità della monoposto, scatenando le preoccupazioni del pilota inglese:


"Arrivammo a Melbourne che tutti i team consideravano la nostra auto illegale. Mi sembrava assurdo dover combattere anche contro questa cosa dopo tutto quello che abbiamo passato durante l’inverno. Così, spinto dall’angoscia, chiesi a Ross se la nostra auto fosse in regola e lui, rassicurandomi, mi disse: Si, ora vai lì fuori e dai il massimo. Se vincerai, bene. Il resto lo vedremo dopo".


Dopo una serie di problemi patiti nelle prove libere, Button domina le qualifiche del sabato precedendo Barrichello di tre decimi e Vettel di sei. E’ un dominio assoluto che si ripete anche nella gara del giorno successivo quando, al termine dei cinquantotto giri sul circuito semi-cittadino, senza particolari insidie da parte degli avversari, si consuma una delle pagine più belle della storia della Formula 1: è doppietta Brawn GP. Al termine della gara, tutta l’emozione del vincitore:


"Tutte le nuvole sopra la nostra testa si sono ora diradate. Inutile dire quanto tutto ciò sia emozionante. Un grande, grande ringraziamento va a tutto il team e alle persone che stanno a casa. Avrei voluto avere tutto il team qui con me sul podio perché questa è una vittoria di tutti noi".


Al termine della gara, a Melbourne è chiaro a tutti che le prestazioni di Brawn GP soprattutto, e di Toyota e Williams dopo (anche queste scuderie hanno adottato, sin dalle prime fasi di progettazione, il doppio diffusore posteriore) potrebbero essere irraggiungibili ai più per gran parte della stagione.



Dopo lo splendido successo della gara d’esordio si giunge dunque in Malesia, per il secondo appuntamento stagionale. In qualifica, Button si impadronisce della seconda pole position consecutiva, seguito a poco più di un decimo da Trulli su Toyota e Vettel su Red Bull.


Alla partenza, scatta bene Rosberg che si prende la testa della corsa dalla sesta posizione in griglia, mentre Button scivola in quarta posizione. La gara è caotica e Button risale fino alla terza posizione dopo aver sopravanzato Alonso, per poi effettuare l’overcut quando Rosberg e Trulli si fermano ai box in occasione del primo pit stop.


Pochi giri dopo il rientro dai box comincia a scendere una sempre più insistente pioggia che diventerà in poco tempo un vero e proprio diluvio, dando il via ad un walzer di soste ai box e ad un continuo modificarsi delle posizioni in pista, con Button e Glock su Toyota a dominare la scena. La pioggia scende tuttavia così forte che non ci sono più le condizioni minime di sicurezza e la gara viene così sospesa con Button in testa davanti ad Heidfeld su BMW, Glock e Trulli.


Le condizioni metereologiche non cambieranno e la gara non riprenderà più, consegnando a Button la seconda vittoria consecutiva, seppur con punteggio dimezzato per non aver completato il 75% della distanza totale.



Dopo un terzo posto conquistato in Cina in analoghe condizioni di pista della Malesia, Button domina le quattro seguenti gare in Bahrain, Spagna, Monaco e Turchia, accompagnate da due pole position, andando ad inanellare un impensabile filotto di risultati che gli consente di scavare un solco profondo tra sé (61 punti) e il primo diretto inseguitore, Barrichello (35 punti).


Al termine del Gran Premio corso sul circuito di Istanbul, sono eloquenti le dichiarazioni del pilota inglese:


"Grazie ragazzi, avete costruito un mostro di vettura. Ad ogni giro avevo un gran sorriso: la macchina era così facile da guidare che avrei potuto farlo per altri duecento giri. Questa vettura è oltraggiosa, siete delle leggende".



Nonostante i risultati schiaccianti e le parole che evidenziano la superiorità del progetto della neo scuderia, con l’arrivare della stagione estiva si presentano i primi problemi. La BGP 001 soffre infatti le elevate temperature e i problemi si traducono in un netto calo di prestazioni in favore dei concorrenti, Red Bull su tutte.


La scuderia austriaca, infatti, è una vettura dalle indubbie qualità tecniche, frutto di un sistema sospensivo di tipo pull-rod che consente di sfruttare al meglio gli pneumatici, di una scavatura a V sul muso anteriore che consente di incanalare i flussi d’aria nel sottoscocca e, a partire dal Gran Premio di Monaco, dotata anch’essa del doppio diffusore posteriore che tanto vantaggio aveva dato ad inizio stagione alla Brawn GP, alla Toyota e alla Williams.


Le prestazioni della Red Bull diventano, a partire dal Gran Premio di Gran Bretagna, corso a Silverstone, una seria e costante minaccia alla supremazia di Button e Brawn GP.


Vettel si impone in Inghilterra e arriva secondo in Germania, dove vince il compagno di squadra Webber, e accorcia in classifica su Button (ora a meno 21 punti) che non va oltre un sesto ed un quinto posto.


Una situazione simile si presenta anche nei tre successivi Gran Premi corsi in Ungheria, in Spagna, sul circuito cittadino di Valencia, e in Belgio, a Spa, dove l’inglese arriva addirittura ai margini della zona punti con due settimi posti e si ritirerà in Belgio.


Ad imporsi saranno Hamilton in Ungheria, con Webber terzo e Vettel ritirato, Barrichello a Valencia con entrambe le Red Bull ritirate, e Raikkonen a Spa con Vettel terzo.


L’astinenza da risultati degni di nota permettono ai principali rivali dell’inglese di avvicinarsi pericolosamente in classifica iridata, con Barrichello primo degli inseguitori staccato di sedici punti, Vettel di diciannove e Webber di venti punti e mezzo.


Una situazione preoccupante, come affermato in seguito dallo stesso pilota inglese:


"Ad essere onesti non ci aspettavamo una situazione simile. Oltre al soffrire le alte temperature, una delle ulteriori motivazioni fu sicuramente il mancato sviluppo della monoposto. A differenza di quanto pensato da tutti, la causa non fu il budget ridotto: i soldi li avevamo ma quando ci accorgemmo di dover sviluppare la nostra auto per mantenere un alto livello di prestazioni fu troppo tardi. Non eravamo più la migliore auto in griglia, lo era la Red Bull. Furono loro ad essere così innovativi da cambiare il modo in cui le persone guardavano all’aerodinamica".


A cinque gare dal termine della stagione si giunge a Monza.


Le qualifiche del sabato relegano le due Brawn GP in terza fila, con Barrichello davanti a Button e le due Red Bull più indietro in quinta fila, mentre a firmare la pole position sarà Hamilton. In gara, le due monoposto britanniche partono bene e, sfruttando una strategia differente su un solo pit-stop, ritardano la sosta e accumulano il vantaggio necessario per impadronirsi delle prime due posizioni che conserveranno fino al termine della gara.


Vince Barrichello davanti a Button e accorcia sensibilmente in classifica iridata, mentre per le Red Bull è una giornata da dimenticare con Webber costretto al ritiro per una collisione con Kubica e Vettel solamente ottavo che vede svanire quasi completamente le proprio chance di vittoria del Mondiale.



Nella successiva gara si giunge a Singapore. Button fatica a trovare ritmo sin dalle prove libere, non riuscendo a portare in temperatura gli pneumatici. Le qualifiche consegneranno un verdetto amaro per l’inglese con Vettel secondo, Barrichello in quinta posizione e Jenson, che non riesce a superare il taglio della Q2, in dodicesima posizione.


In un’intervista rilasciata al termine del Campionato, l’inglese racconta le sensazioni che lo hanno accompagnato fino alla partenza della gara del giorno successivo:


"A Singapore realizzai che tutto si poteva trasformare in un incubo, con le Red Bull che partivano dalla prima fila. In qualifica non riuscii a portare in temperatura le gomme anche a causa della mia guida poco aggressiva. Ci provai davvero in tutti i modi ma non servì a nulla. Ad essere onesto, nonostante la classifica dicesse che fosse Ruben il mio primo avversario, non ero preoccupato di lui: avevamo la stessa macchina ed entrambi condividevamo gli stessi problemi. Erano le Red Bull a preoccuparmi maggiormente".


In gara, però, la situazione si ribalta: Webber è costretto al ritiro per un problema ai freni, Barrichello è vittima di problemi al pit-stop che gli fanno perdere la posizione in favore proprio di Button e Vettel, che soffre gli stessi problemi accusati dal compagno di scuderia, è vittima di un drive-through per eccessiva velocità nella pit-lane e non riesce ad andare oltre il quarto posto finale, con Button quinto e Barrichello sesto.


La gara asiatica consegna il Mondiale nelle mani dell’inglese, che deve ora amministrare quindici punti di vantaggio su Barrichello e venticinque su Vettel a tre gare dal termine.


In Giappone vince Vettel, con Barrichello settimo e l’inglese ottavo e, a due gare dal termine, si giunge in Brasile dove Button si gioca il primo match-point. All’inglese basta arrivare quarto o quinto, con Barrichello non vincitore, per laurearsi Campione del Mondo.


Le qualifiche al sabato sono influenzate da una torrenziale pioggia e Button non riesce a far segnare tempi degni di nota: verrà ancora una volta eliminato in Q2 con la quattordicesima posizione finale mentre Barrichello, spinto dall’entusiasmo delle migliaia di tifosi brasiliani segna una strepitosa pole position davanti a Webber e alla Force India di Sutil.


Ancora una volta, però, l’inglese è capace di ribaltare la situazione in gara: approfitta di un primo giro caotico caratterizzato da diversi incidenti per scalare rapidamente la classifica e, una volta rientrata la vettura di sicurezza in pit-lane, riesce a rimontare fino alla settima piazza a suon di sorpassi.


Barrichello intanto mantiene la prima posizione ma è tallonato da Webber che ha più benzina a bordo e, una volta rientrato ai box l’alfiere brasiliano, costruisce in pista il margine che gli consente di conquistare la prima posizione al termine della sosta ai box.


Button, partito con tanta benzina a bordo, ritarda la sosta e dopo il pit-stop supera Buemi e si porta in settima posizione. Barrichello, nel frattempo, perde ritmo e viene superato anche da Vettel prima di essere vittima di una foratura che lo farà retrocedere alle spalle del compagno di squadra che, tagliato il traguardo, si laurea Campione del Mondo.


"E’ stato un anno sicuramente pazzo, a pensare dove eravamo in inverno, senza team, ad ora, Campioni del Mondo piloti e costruttori. E’ stato come andare sulle montagne russe, o essere i protagonisti di un film di Hollywood. Non è stato facile, ci sono state tantissime emozioni contrastanti durante tutto l’anno, in particolare le ultime settimane sono state veramente difficili: vai a letto la notte pensando alle qualifiche e alla gara e quando ti svegli non fai che pensare alle stesse cose. In verità ci pensi anche quando dormi".


"Oggi non è stato particolarmente diverso dalle ultime gare: ho fatto le manovre che dovevo fare quando dovevo e anche il ritmo era buono, soprattutto quando avevo strada libera davanti. Sono Campione del Mondo, è da non crederci. Un ringraziamento speciale va a questi ragazzi, sono unici".



Al termine di una stagione da incorniciare, tuttavia, emergono le prime frizioni tra Button e la Brawn GP circa i bonus che il team avrebbe dovuto corrispondere al pilota, portando ad una frattura netta tra le parti. Se a questa notizia si somma il fatto che la scuderia sarebbe stata di lì a poco acquisita dal gruppo Mercedes, diventa evidente come il pilota Campione del Mondo stesse di nuovo cercando una diversa collocazione per continuare a vincere. Tra i numerosi contendenti la spunta Martin Whitmarsh, Team Principal della McLaren: Button firma un contratto di tre anni con la scuderia di Woking e la scelta è presto giustificata dallo stesso pilota inglese:


"Perché ho scelto la McLaren? sapevo che potevano offrirmi una vettura in grado di vincere ed ecco il motivo per cui ho firmato per loro".


La competitività mostrata verso il finale della stagione appena conclusa, e la possibilità di guidare una monoposto che gli consentisse di lottare nuovamente per il mondiale, sono le principali motivazioni che portano al matrimonio fra le parti.


In McLaren Button va a fare coppia con un altro talento indiscusso e, a dispetto della giovane età già Campione del Mondo, che prende il nome di Lewis Hamilton, andando a formare una delle coppie più forti presenti in griglia.


Il rapporto tra i due, tuttavia, stenta a decollare: Hamilton considera la scelta del team di ingaggiare un Campione del Mondo come una minaccia alla propria leadership. Button dal canto suo è un pilota che necessita di specifiche soluzioni tecniche e aerodinamiche per esaltare il suo stile di guida pulito, e per questo si arriverà spesso a delle incomprensioni e lotte di potere tra i due piloti per vedere le proprie esigenze tradotte in specifiche della vettura.


La nuova MP4-25 della scuderia di Woking è una vettura dal passo ridotto, il che va a scapito di un pilota alto come lo è Button, che presenta una soluzione aerodinamica molto innovativa e, ben presto, contestata dai principali avversari in griglia: la monoposto è dotata di una sorta di vela che collega l’air scope con l’alettone posteriore in cui è posta un’apertura ribattezzata blowhole, che consente all’aria incanalata dall’air scope stesso di giungere direttamente verso il retrotreno e, tramite un movimento del ginocchio del pilota, di mandare in stallo l’alettone nei rettilinei consentendo di raggiungere velocità di punta molto più elevate rispetto alla norma.


Si arriva al debutto della stagione presso il circuito del Bahrain, dove emergono le prime difficoltà di Button con la nuova auto: l’inglese chiude la gara al settimo posto mentre Hamilton supera nei giri finali Vettel e sale sul gradino più basso del podio. Tuttavia, più che sul risultato finale, l’attenzione del team si sposta su un particolare che avviene in pista: durante la gara, un improvviso cambio di 90° della direzione del vento causa una perdita di downforce all'avantreno della vettura. Button si accorge immediatamente dell’accaduto, al contrario di Hamilton. E’ lo stesso Paddy Lowe, capo degli ingegneri di pista, a raccontare il retroscena:


"Dai dati abbiamo potuto vedere esattamente cosa era successo. Il vento aveva completamente cambiato direzione e, mentre la macchina lo attraversava in curva, si è verificata una drastica ma brevissima riduzione del carico aerodinamico anteriore. È successo su entrambe le auto e ha completamente spaventato Jenson; Lewis non se ne è nemmeno accorto".


E’ il segnale che Button rappresenta la figura giusta per garantire un adeguato sviluppo dell’auto ed effettivamente è ciò che avverrà da quel momento in poi, contribuendo a raffreddare ulteriormente il rapporto tra i due compagni di scuderia.


Un ottavo posto nel Gran Premio della Malesia si intervalla a due splendide vittorie, entrambe avvenute in condizioni meteorologiche critiche, sui circuiti di Melbourne e Shanghai, ad ulteriore prova della classe del pilota di Frome per le gare caotiche e in condizioni estremamente difficili e variabili. Al termine delle prime quattro gare stagionali l’equilibrio in classifica iridata è eloquente, e a confermarlo è lo stesso pilota inglese:


"C’è grande equilibrio al vertice. E in un certo senso è sorprendente anche in virtù dei recenti cambiamenti. Penso di non essere stato l’unico - tra piloti e addetti ai lavori - a pensare che il nuovo sistema di punteggio avrebbe favorito maggiormente i piloti più veloci rispetto a quelli semplicemente più regolari. Nelle prime tre gare abbiamo visto quanto conti l’affidabilità della vettura e la costanza di rendimento. Se usassimo ancora lo stesso sistema di punteggio in vigore lo scorso anno, la classifica attuale non cambierebbe rispetto a quella ipotetica. Il che è più che interessante. Penso che ci vorrà ancora qualche gara per avere un quadro più chiaro, ma la regolarità nei risultati sarà sempre importante: credo sarà la chiave di lettura decisiva".



A queste due gare seguono un quinto posto in Spagna e un ritiro per cedimento del motore Mercedes a Monaco, risultati che costano a Button la vetta della classifica iridata, seppur con un distacco di otto punti dal leader Webber.


Si giunge in Turchia, dove va in scena un nuovo episodio dei dissidi interni tra i piloti McLaren. Al termine delle prove libere del venerdì, Button propone un cambio dell’ala anteriore della vettura ed Hamilton si oppone, ma il team opta per la scelta di Button e il risultato è conseguente: la situazione si surriscalda e la tensione tra i due alfieri si riversa in pista.


A dieci giri dal termine le due McLaren, partite in seconda e quarta posizione, si ritrovano a lottare per la vittoria e danno inizio ad una spettacolare battaglia. Button supera Hamilton in curva 12 ma il giovane inglese restituisce il favore al giro seguente con una manovra ruvida che causa un contatto tra le due vetture, seppur senza conseguenze.


A questo punto, per evitare una battaglia fratricida come avvenuto tra le due Red Bull qualche giro prima e che aveva causato il ritiro di Vettel, gli ingegneri ordinano il congelamento delle posizioni.


Vince Hamilton davanti Button e Webber.


A questo risultato fanno seguito il secondo posto a Montréal, il terzo a Valencia e due piazzamenti fuori da podio nella gara di casa di Silverstone e di Hockenheim, ma in tutte e quattro le occasioni Hamilton precede Button e lo scavalca così in classifica iridata, prendendosi la vetta (157 punti contro i 143 di Button e i 136 di entrambi i piloti Red Bull).



Nel momento più caldo della stagione, però, arrivano i risultati più deludenti: il Campione del Mondo in carica parte undicesimo in Ungheria e termina solamente in ottava posizione mentre in Belgio termina un’altra gara complicata con un incidente con Vettel, allontanandosi quasi irrimediabilmente dalla vetta della classifica occupata da Hamilton con trentacinque punti di margine.


Le speranze aumentano in seguito al Gran Premio d’Italia: la McLaren, visti i numerosi dissidi accorsi tra i piloti durante la stagione, permette agli stessi di effettuare privatamente le modifiche che ritengono più opportune. Button effettua le scelte giuste e si qualifica in seconda posizione dietro ad Alonso in Ferrari. In gara, conquista immediatamente la testa della corsa che, tuttavia, perde in seguito all’overcut di Alonso che lo sopravanza, andandosi a prendere una memorabile vittoria davanti al pubblico di casa.


Button, ora distante ventidue punti dalla vetta della classifica, rilancia le proprie pretese al titolo ma due quarti posti negli appuntamenti di Singapore e Giappone e un pessimo dodicesimo posto in Corea lo allontanano definitivamente dal sogno di bissare la vittoria dell’anno precedente.


Chiude la stagione con un quinto posto in Brasile ed un terzo nell’ultimo appuntamento di Abu Dhabi quando a laurearsi Campione del Mondo sarà Vettel al termine di una memorabile rimonta su Webber e Alonso.



Per la stagione 2011 la McLaren decide di premiare il gran lavoro svolto dallo stesso Button nel campionato precedente per migliorare la vettura, e nello sviluppo dell’auto decide di seguire maggiormente gli spunti da lui proposti, a discapito di quelli di Hamilton. Il risultato porta alla creazione della nuova MP4-26, una monoposto che maggiormente si sposa con le caratteristiche di Button e che fanno dello stesso pilota un leader all’interno del team.


"Lo sviluppo della nuova vettura e le modifiche apportate sulla stessa fanno una grande differenza per me. Ho lavorato con il team molto duramente per sviluppare la vettura nella direzione che più mi soddisfa, e sono sicuro che la scelta pagherà lungo il corso della stagione".


"Mi sentivo abbastanza a mio agio l’anno scorso all’interno della monoposto, ho avuto delle gare veramente buone, ma quando la vettura ha preso già una via di sviluppo ci vuole molto tempo per cambiarla nel verso che più ti si addice. Sono sicuro che lo sviluppo della nuova macchina porterà a dei benefici sia per me che per Lewis".


La stagione 2011 porta con sé anche un sostanziale cambiamento: Pirelli è la nuova casa fornitrice di pneumatici e le mescole portate in pista saranno molto morbide, il che risulta un grande vantaggio per i piloti con lo stile di guida pulito, come Button appunto, i quali potrebbero allungare considerevolmente la vita degli pneumatici ed essere così più flessibili con le strategie.


Le buone aspettative che il team e l’alfiere britannico ripongono nella nuova stagione vengono però spazzate via con forza da Vettel e dalla Red Bull, capace di mettere in pista una vettura cannibale e dal potenziale inavvicinabile per tutti i concorrenti.


Nelle prime sei qualifiche della stagione la Red Bull piazza sempre la propria vettura davanti a tutti, dominando anche le gare della domenica con Vettel che centra cinque successi in sei gare e arriva secondo nel Gran Premio di Cina, vinto da Hamilton. Button arriva secondo in Malesia e centra due terzi posti in Spagna e a Monte Carlo, piazzandosi appena alle spalle di Hamilton in classifica generale.



Si giunge dunque in Canada per il settimo appuntamento stagionale. Una qualifica deludente relega le McLaren in quinta e settima posizione, con Hamilton davanti a Button. Una pioggia battente fa da cornice ad una domenica tra le più pazze della storia della Formula 1.


Si parte dietro la safety car con Vettel in pole davanti ad Alonso, e al rientro in pit-lane della vettura di sicurezza cominciano i colpi di scena: Hamilton e Webber entrano in contatto in curva 1, con l’australiano in testacoda e l’inglese bloccato dalla stessa Red Bull. Ad avvantaggiarsi e lo stesso Button, che sale così in quinta posizione. All'ottavo giro, però, un Hamilton furioso per il contatto di inizio gara si porta a ridosso di Button e tenta il sorpasso sul rettilineo del traguardo. Ma Button chiude la traiettoria e i due entrano in contatto: Hamilton danneggia l’ala anteriore e rompe la sospensione posteriore dopo aver toccato anche il muro, ed è costretto al ritiro.


La corsa continua sotto una pioggia torrenziale e al diciannovesimo giro le critiche condizioni del tracciato e di visibilità convincono la Fia a sospendere la corsa. La gara riprende dopo novanta minuti di interruzione e vengono effettuati ben dieci giri dietro la vettura di sicurezza. Al suo rientro in pit-lane, al trentasettesimo giro, Button e Alonso sono protagonisti di un contatto in curva 3, con lo spagnolo che finisce a muro e l'inglese che fora la sua gomma anteriore sinistra ed è costretto al suo quarto pit-stop, finendo in coda al gruppo.


Sembra l’epilogo di una gara sfortunata ma è solo l’inizio di una corsa dai contorni speciali: la pista va asciugandosi e Webber e Button sono i primi ad entrare ai box per montare le gomme slick. E’ la scelta corretta e i due rimontano in pochi giri, rispettivamente fino alla terza e quarta posizione, con Vettel a condurre la gara in solitaria davanti a Schumacher. Il terzetto alle spalle di Vettel comincia ben presto un’intensa battaglia e al sessantaquattresimo giro Webber, intento a sorpassare Schumacher, va lungo alla chicane finale, dando strada libera a Button che sale in terza posizione e comincia a girare con un ritmo indiavolato.


In pochi giri si sbarazza del campione tedesco e inizia la caccia a Vettel, in difficoltà con gli pneumatici. All’inizio dell’ultimo giro i due sono staccati di qualche secondo e Vettel, con le gomme ormai al limite, va largo dalla seconda chicane e lascia la vetta della corsa a Button che va incredibilmente a vincere una pazza gara, tra le più belle dell’ultimo ventennio di Formula 1.


In un’intervista rilasciata qualche anno più tardi, il pilota inglese ripercorre le tappe di quella che è stata definita da lui stesso la sua più bella gara:


"Per quanto riguarda l’incidente con Lewis, posso solo dire di non averlo visto, tanto che immediatamente dopo il contatto non realizzai quanto stesse accadendo. Una volta capito cosa fosse successo, ricordo di aver gridato via radio incolpando Lewis dell’accaduto. Fortunatamente a fine gara chiarimmo e lui, riconoscendo che io l’abbia visto, non mi diede colpe".


"L’incidente con Alonso? Nessuno dei due voleva mollare la posizione, e così ci siamo toccati. Ricordo che una volta entrato in pit, vidi lo sguardo di Ron Dennis, letteralmente senza vita. Uno dei suoi piloti si era già ritirato, l’altro ha pittato cinque volte ed era ultimo. Non penso fosse nel migliore degli stati d’animo".


"Se ho mai pensato di poterla vincere? probabilmente no, ma il mio ingegnere di pista sì invece: continuava ad incitarmi e a dirmi che avrei potuto vincere e all’inizio dell’ultimo giro mi disse che se avessi preso il DRS ci avrei dovuto per forza provare all’ultima chicane. Per fortuna non fu necessario e quando vidi la Red Bull di Vettel andare largo alla chicane fui letteralmente esterrefatto. Trattenni il respiro e continuai a guardarlo anche una volta che lo superai. Alla fine vinsi la gara stando in testa solamente metà giro. Ricordo di non aver mai visto tutti così felici".



E’ il momento più alto di una stagione che regalerà altre due splendidi successi nei Gran Premi di Ungheria (anche qui in condizioni di bagnato) e Giappone, e sei podi, consentendo all’inglese di terminare secondo in classifica iridata, sebbene lontanissimo da un Vettel letteralmente feroce, capace di vincere undici gare sulle diciannove totali e di laurearsi Campione del Mondo in occasione del Gran Premio del Giappone, a Suzuka, con ben quattro gare d’anticipo.


La stagione di Button è tuttavia quella che lo incorona da vero leader della McLaren, dimostrandosi una volta di più di essere un caposquadra silenzioso e sicuro del lavoro da svolgere, veloce ma allo stesso tempo calcolatore e volto allo sviluppo costante della vettura. In un campionato dove è surclassato da Hamilton in qualifica (13-6), Button chiude secondo con ben quarantatré punti di vantaggio sul compagno di squadra, precedendolo in numerose occasioni. Un concetto, quello di un Button molto veloce in gara, ripreso anche da Martin Withmarsh:


"Durante tutta la stagione Jenson ha guidato con grande confidenza e fluidità. Ha quasi sempre avuto un passo molto veloce e allo stesso tempo ha saputo come controllarlo. Ha usato la sua esperienza e intelligenza per preservare gli pneumatici ed essere veramente competitivo. Molte persone sottostimano Jenson perché è sempre così rilassato, ma posso garantirvi che è una persona estremamente competitiva che non molla mai".


Sullo stesso argomento si è espresso anche il suo ingegnere di pista, Phil Prew:


"Jenson sapeva cosa fare. Sapeva esattamente quale fosse il target delle gomme e come stessero andando per fare in modo che la strategia funzionasse, il che comportava anche curare un po' le gomme per fare in modo che durassero fino al termine prestabilito".


Infine, le considerazioni dello stesso Button:


"Penso di aver guidato abbastanza bene durante la stagione del mio mondiale, specialmente nella prima parte di campionato, ma sono senza dubbio un pilota migliore ora grazie all’esperienza accumulata. Sono veramente felice, penso sia una grande opportunità per i prossimi anni lavorare a stretto contatto con McLaren. Siamo così vicini nel lottare con Red Bull, e allo stesso tempo così lontani. Penso che la differenza la farà la continuità".


Per la stagione 2012 la scuderia di Woking decide di presentare una vettura che è la più differente in termini di interpretazione del regolamento. La nuova MP4-27 del team britannico presenta un baricentro molto basso e non ricorre al classico scalino sul muso.


Anche le pance laterali risultano rivisitate e, complici i nuovi regolamenti che non consentono l’utilizzo degli scarichi soffiati, viene abbandonato il disegno ad U che aveva contraddistinto la vettura del 2011. Le sospensioni sono, inoltre, di tipo push-rod all’anteriore e di tipo pull-rod al posteriore.


La stagione comincia sotto una promettente luce, con entrambi gli alfieri a monopolizzare la prima fila del Gran Premio di Melbourne con Hamilton in pole, ma a vincere la gara sarà proprio Button davanti a Vettel e allo stesso Hamilton.



Sembra l’inizio di un’altra stagione folgorante ma il campionato evolve in maniera completamente imprevista. Al secondo posto ottenuto al terzo appuntamento stagionale in Cina, fanno da contraltare ben cinque piazzamenti al di fuori della zona punti nelle prime sette gare.


Button soffre le nuove mescole Pirelli, questa volta molto difficili da mandare in temperatura soprattutto all’anteriore, e la sua guida pulita non lo aiuta a risolvere il problema ma finisce, anzi, per peggiorarlo.


L’alfiere britannico prova in tutti i modi di porre rimedio ad una situazione che ha del paradossale, se solo si pensa a quanto il suo stile di guida abbia influito positivamente nei risultati ottenuti appena una stagione prima: Jenson prova in più occasioni diversi tipi di freni costruiti con altrettanti differenti materiali, ma senza risultati convincenti.


A questo problema si somma inoltre una vettura che, causa l’impedimento nell’utilizzo degli scarichi soffiati, ha perso molta deportanza nell'asse posteriore, il tutto a scapito del suo stile di guida molto più orientato verso retrotreni stabili.


Al termine del Gran Premio del Canada, concluso al sedicesimo posto, arrivano anche le parole dello stesso pilota:


"Non ho la più pallida idea di cosa fare in questo momento e ogni volta che abbiamo buone idee non sembriamo fare alcun progresso. Adoro guidare una macchina di Formula 1, quindi sono fiducioso ogni volta che salgo in sella, ma poi dopo due giri non c'è grip da nessuna parte. Ovviamente la macchina con un certo assetto è molto veloce ma quella di oggi non era per niente una macchina vincente".


"È lo stesso da un paio di gare e non so perché perché, normalmente è qualcosa in cui sono abbastanza bravo. Sto guidando un secondo e mezzo più lento al giro del leader e uno è il mio compagno di squadra, ma non riesco ad andare più veloce".


Button comincia così un lavoro di adattamento del suo stile di guida per tentare di permettere agli pneumatici di lavorare nell’ideale finestra di utilizzo e, complice gli sviluppi della sua McLaren, i risultati della seconda metà di stagione migliorano notevolmente e ritornano entro dei limiti accettabili per un Campione del Mondo.


L’inglese vince in Belgio e in Brasile, conquistando anche il podio ad Hockenheim e a Singapore, terminando al quinto posto della classifica generale appena due punti dietro al proprio compagno di scuderia Hamilton.


Gli scarsi risultati ottenuti durante la stagione, una Formula 1, ormai molto differente da quella che aveva conosciuto ai suoi esordi, portano il campione inglese a lasciarsi ad un’aspra critica nei confronti del circus stesso:


"Un tempo le corse mi piacevano di più. La gara dovevi leggerla, interpretarla, programmare una tattica. Adesso più pensi a una strategia e più fai casino. E’ un anno troppo strano, ci capiamo poco. In una gara devi gestire le gomme e fermarti il meno possibile, quella dopo devi spingere come un matto per fare più soste. E’ frustrante perché sei costretto a scendere in pista e decidere dopo il primo giro cosa fare".



A partire dalla stagione 2013, la scuderia di Woking va incontro ad un lungo periodo di crisi tecnica. La nuova vettura del team inglese, la MP4-28, soffre di instabilità cronica e di sottosterzo, a cui si aggiungono una netta mancanza di deportanza posteriore che causa un alto degrado degli pneumatici.


Button e il nuovo compagno di scuderia Sergio Peréz riusciranno ad entrare con costanza nella zona punti, ma rimarranno per gran parte della stagione molto lontani da Red Bull, che andrà a vincere con Vettel il suo quarto Mondiale di fila, Ferrari e Mercedes, che proprio dal 2013 comincia la sua scalata verso l’olimpo del motorsport.


Il team britannico si posiziona al quinto posto finale del campionato costruttori, con Button che termina la propria stagione al nono posto con 73 punti, con la quarta posizione in occasione dell’ultimo appuntamento stagionale sul circuito di Interlagos come migliore piazzamento.


Nonostante la Ferrari cercasse da anni Jenson Button per sostituire Felipe Massa, il pilota britannico deciderà di rimanere al cospetto della McLaren:


"C’è stata una buona possibilità di correre per la Ferrari, ma alla fine non concludemmo. Sostanzialmente il contratto era pronto da firmare, ma per varie ragioni non è successo. C’è qualcosa di speciale a Maranello, mi sarebbe piaciuto vestire la tuta della Ferrari".


A segnare l’inizio del 2014 è l’avvento dei motori V6 turbo da 1.6 litri, che vanno a sostituire i V8 aspirati da 2.4 litri. A questa fondamentale novità si sommano i nuovi regolamenti tecnici. Viene mandato in pensione il KERS, che viene sostituito dall’ERS, il sistema che raccoglie l’energia termica del turbocompressore. Inoltre, viene imposto il limite di 100 chili di carburante da utilizzare in gara e vengono modificati anche scarichi, altezza da terra del muso e alettoni.


La nuova MP4-29 è la diretta evoluzione della vettura che così pochi risultati aveva portato nella precedente stagione, pertanto il copione è pressoché identico: l’unica novità riguarda il nuovo compagno di scuderia, Magnusson, che va ad affiancare Button.


"Siamo una delle poche squadre che arriva qui senza un kit di aggiornamento sulla macchina, le prove libere saranno molto interessanti. Questa monoposto dà buone sensazioni, ma abbiamo bisogno di svilupparla perché non siamo abbastanza veloci al momento. Abbiamo una buona posizione di partenza ma c’è molto che dobbiamo fare per entrare nella sfida per la prima posizione".


Nonostante una vettura che pecca di deportanza anteriore e di stabilità al posteriore, i due alfieri della scuderia di Woking, complice anche la squalifica di Ricciardo per irregolarità sul flusso di carburante, centrano un doppio podio con Magnussen secondo e Button terzo a raccogliere quello che sarà il suo cinquantesimo e ultimo podio in carriera. Al termine della gara, tutti i pensieri sono però rivolti al padre John, scomparso nel Gennaio dello stesso anno:


"Sicuramente mi mancherà tanto. Che mi piacesse o meno, mio padre è sempre stato l’ultima persona a darmi il cinque o una carezza prima di salire in macchina. Anche se ero già in macchina e cercavo di concentrarmi, lui era sempre lì per assicurarsi di darmi l’ultimo abbraccio".



Il prosieguo della stagione non regalerà altre gioie simili al pilota britannico, che chiuderà la stagione con altri quattro piazzamenti a ridosso del podio e l’ottava posizione in classifica iridata con un totale di 126 punti, più del doppio del giovane compagno di scuderia (55 punti).


Al termine di un’altra stagione sottotono, è tempo di ripartire per riscattare i deludenti risultati delle ultime due stagioni. Per riuscire in questa difficile impresa, McLaren decide di affidarsi non più ai propulsori Mercedes, ma a quelli di Honda, andando a ricomporre un binomio che tanto aveva fatto sognare i tifosi ai gloriosi tempi di Senna.


Inoltre, per il terzo anno consecutivo il team di Woking decide per un altro cambiamento dei propri piloti, optando per il ritorno di un altro campione come Alonso, andando così a schierare una delle line-up più forti tra le presenti in griglia. Senz’altro questa notizia scatena gli entusiasmi non solamente dei tifosi ma anche dello stesso Button:


"Stimo Fernando e sono felice di poter correre in squadra con lui. Alonso è un fuoriclasse, un due volte Campione del Mondo, io amo avere compagni forti come termine di paragone per vedere cosa si può fare con la stessa auto. Sono motivatissimo, merito di questa squadra e anche del ritorno di un colosso come Honda".


"Ho sempre desiderato di confrontarmi con Fernando, sono certo verrà fuori un’ottima collaborazione a vantaggio del team. Siamo piloti esperti, che hanno girato molto, e porteranno questo bagaglio di esperienza in dote ad un team quasi nuovo. Io non vedo l’ora di poter scoprire la forza di Alonso, ma anche i suoi punti deboli. Mi sento come un bambino in un negozio di caramelle".


Nonostante gli entusiasmi del pre-stagione, i piloti ed il team devono fare i conti con un duro ritorno alla realtà: la nuova vettura, la MP4-30, soffre un cronico deficit di trazione che si riflette soprattutto in uscita dalle curve e aerodinamicamente è ancora lontana dai top team.


Inoltre, fin dai test pre-stagionali di Jeréz e poi da quelli di Barcellona, si nota come il vero tallone d’Achille sarà la power unit della casa nipponica, nettamente inferiore ai competitor in quanto a potenza pura, e fortemente problematica dal punto vista dell’affidabilità.


La stagione si rivela sin da subito come una delle peggiori della gloriosa storia del team britannico, con entrambi i piloti che faticheranno a passare il taglio del Q1 in qualifica e in gara stenteranno a rimanere vicini agli avversari. Button concluderà solamente quattro gare in zona punti, grazie al sesto posto negli Stati Uniti, ad Austin, come miglior piazzamento per un totale di 17 punti finali, mentre Alonso farà meglio in termini di piazzamento assoluto con il quinto posto in Ungheria, ma con due soli piazzamenti nella top-ten per un totale di 11 punti finali.



Il principale problema della Power Unit Honda è l’incapacità di riuscire ad utilizzare l’energia recuperata dall’ERS in una maniera efficiente, o comunque allo stesso livello rispetto a quanto fatto dai competitor. Per questo motivo, durante l’inverno che porta alla stagione 2016, la casa giapponese lavora duramente alla turbina e al compressore del propulsore, tentando di risolvere i gravi problemi accusati la stagione precedente.


"Il progresso è massiccio in quell’area. E’ qualcosa che sapevamo di dover fare e su cui Honda ha lavorato duramente durante l’inverno. L’utilizzo dell’energia dell’ERS non è qualcosa su cui avremmo potuto intervenire in modo definitivo lo scorso anno ma durante l’inverno Honda ha svolto un lavoro eccezionale. Non abbiamo avuto problemi di affidabilità durante i test di Barcellona ed è già una grande differenza dallo scorso anno. In alcuni circuiti, lo scorso anno, perdevamo sei decimi al giro perché non avevamo quel surplus di potenza. Ora il sistema lavora bene e il divario dai nostri avversari è marginale, almeno in questi termini, dunque è un grande e necessario passo avanti che dovevamo fare".


Grazie a questi sensibili ma decisivi miglioramenti, la McLaren abbandona i bassifondi della griglia e torna ad affacciarsi in zona punti con una certa regolarità, soprattutto con Alonso, mentre Button soffrirà maggiormente la comunque scarsa competitività della vettura.


Il Mondiale 2016 sarà un’altra annata difficile per l’inglese e per il team, con Button che conquisterà il suo miglior piazzamento nel Gran Premio d’Austria con un sesto posto finale ed un totale di 21 punti in classifica generale.


Un risultato decisamente al di sotto del rendimento di Alonso, il quale entrerà in zona punti con regolarità maggiore e terminerà il campionato con un totale di 54 punti e il decimo posto in classifica.


Dopo diversi anni di poca competitività e di risultati deludenti, Button decide di ritirarsi dal mondo della Formula 1 con uno score di quindici vittorie, otto pole position e cinquanta podi totali, e il ricordo di un fantastico Mondiale vinto con un team, fino a qualche mese prima, praticamente fallito.


Luca Varano

  • Bianco Instagram Icona
  • Bianco YouTube Icona
  • Bianco Instagram Icona
  • Bianco Spotify Icona
  • Bianco Instagram Icona

Magazine

Who Are

© 2021 Osservatore Sportivo