#1990 Alain&Ayrton: La vendetta di Ayrton contro Balestre e la FIA, Prost vicino al miracolo Ferrari



Inverno 1990. Mentre Senna è ad Angra Dos Reis in vacanza, dopo aver sorvolato San Paolo, dove si sta lavorando alla ristrutturazione del circuito, il 10 Gennaio parte l'ultimatum di Balestre al brasiliano:

"Avevo cercato di fare la pace con Senna. Ma lui ha tenuto, in un incontro burrascoso, un comportamento arrogante e sprezzante. Il giorno dopo (l'8 Dicembre 1989) ha detto cose che hanno irritato tutti i membri del Consiglio".


"Poiché il signor Senna tace da tentacinque giorni, ci vediamo costretti a ricordagli pubblicamente queste cose all'unico fine di trovare una soluzione costruttiva: se entro il 15 Febbraio 1990, termine ultimo per ottenere le superlicenza, il brasiliano non ritratta pubblicamente tutte le sue menzogne, rimarrà appiedato".

Un ultimatum che si basa sull'articolo 58 del codice sportivo, il quale prevede che ogni pilota si impegni a rispettare tutti i regolamenti della FIA e le decisioni dell'autorità sportiva. Secondo Balestre, Senna avrebbe trasgredito a questo impegno con il suo comportamento, e pertanto non sarebbe in condizioni di ottenere la superlicenza di guida necessaria in Formula Uno.


In Brasile, Tomas Rohony, un ungherese che per conto di Ecclestone organizza il Gran Premio del Brasile a San Paolo, schernisce la vicenda:


"Squalificare Senna in questo modo è tecnicamente impossibile. Ci vorrebbe un lungo processo sportivo dall'esito molto incerto. Comunque scommetto centomila dollari che Senna alla partenza del Gran Premio del Brasile, e magari anche in pole position. Il ricatto di Balestre appare infatti improponibile. L'art.58 da lui invocato non prevede affatto che il presidente o chi per lui possa costringere un tesserato federale a chiedere scusa. Balestre, se vuole, può squalificarlo e basta. Ma è chiaro che così facendo si renderebbe ancora più malvisto di quanto già non sia nel mondo della Formula Uno. Balestre cerca allora di scaricare su Senna la responsabilità di un atto così grave".


Ron Dennis, intanto, il 12 Gennaio 1990 rilascia una dichiarazione nella quale si dimostra convinto che Senna sarà al via del prossimo campionato:

"Ho parlato con Senna, e vi posso assicurare che sarà al volante di una vettura di Formula 1 nella prossima stagione. Quanto alla possibilità di un suo passaggio in Formula Indy, non ne sappiamo nulla. Comunque credo che a questo punto la cosa migliore sia parlare il meno possibile."


Dennis ha poi ammesso che a questo punto la McLaren deve decidere se intraprendere un' azione legale contro la decisione della FISA di non rinnovare la superlicenza a Senna.


Nel frattempo, il ministro della giustizia brasiliana, Saulo Ramos, chiama Ayrton per spiegargli la strategia che sta pensando di adottare in varie sedi politiche internazionali, perché il ricatto di Balestre va contro i principi della costituzione brasiliana, che garantisce libertà di espressione e di lavoro ai propri cittadini.

Si muove anche Piero Gancia, presidente della CBA, che richiede l'intervento della giustizia ordinaria con un arbitrato internazionale di giudici, per deliberare sulla diatriba in corso, senza vincolare il brasiliano all'umiliazione di dover esporre le proprie scuse, e coinvolge il Presidente della Repubblica del Brasile, Fernando Collor del Mello, che durante un incontro con il Primo Ministro francese, Michel Rocard, parla a sua volta del caso Senna-Balestre.


L'avvocato Carlos Avalone porta mille persone sotto il consolato francese a San Paolo, con striscioni del tipo Balestre nazista e Balestre vattene, e promette a Senna che se non sarà al via del primo Gran Premio della stagione 1990, darà vita a una serie di manifestazioni per ostacolare lo sbarco del materiali dei team di Formula Uno all'aeroporto di Guarulhos in occasione del Gran Premio del Brasile, e bloccherà le strade.


Danno il proprio sostegno a Senna anche Bernie Ecclestone e i costruttori, che iniziano a trovare non poco fastidioso il comportamento del Presidente della FISA.


Le scuse ad ogni modo non arrivano, e nulla si muove.


Dunque, il 25 Gennaio Balestre dichiara di aver apprezzato molto la discrezione di Senna in merito alle polemiche sulle accuse da lui mosse, ed aggiunge di non pretendere dal pilota delle scuse umilianti ma solo una ritrattazione di ciò che ha detto:


"I giornalisti hanno montato questo caso, non io".


"Io voglio la pace, la pace, la pace. Sono stanco, basta con le polemiche. Non è giusto che i piloti siano sottoposti ad ulteriori pressioni. I giornalisti non hanno pietà, vogliono solo scrivere. Non esiste una questione Senna, semplicemente perché non ha ancora chiesto la superlicenza. Ha tempo fino al 15 Febbraio".


"Lui non ha domandato nulla ed io non posso negargli ciò che non ha chiesto. Tutto è stato strumentalizzato. Anzi debbo dire che ho apprezzato la discrezione di Senna, malgrado l'assalto che la stampa gli ha fatto mentre era in vacanza, malgrado anche le insistenze di una giornalista dalla coscia leggera. Abbiate pietà di Senna, lasciatelo riposare".


Ma dal Brasile Senna risponde ironicamente:


"Se sono stati i giornalisti a montare un caso Senna, tocca adesso a loro smontarlo".


Il braccio di ferro quindi, prosegue imperterrito.


Il 30 Gennaio 1990, Balestre, durante un'intervista rilasciata ad una radio francese, aggiunge:


"Abbiamo deciso di rifiutare alla McLaren l'iscrizione al campionato mondiale di Formula 1, poiché il caso Senna non è stato ancora risolto e dato che certamente il pilota brasiliano è sotto l'influenza del manager della squadra, Ron Dennis, aspettiamo che sia il responsabile del team a risolvere la situazione".

Tre giorni dopo, il colpo di scena.

Venerdì 2 Febbraio 1990, la Federazione Internazionale rende noto che Senna ha pagato la multa di 100.000 dollari inflittagli dal Tribunale d'Appello, ma precisa che resta ancora in sospeso la questione delle scuse (in realtà è la McLaren che paga la multa di 100.000 dollari alla FISA al posto di Ayrton, che si è rifiutato di pagare). Il pilota brasiliano, insomma, dovrebbe piegarsi a pubblica ammenda nei confronti del presidente della FISA, dopo le dichiarazioni fatte a ruota del Gran Premio del Giappone, ritenute gravemente ingiuriose. Intanto, per ora al mondiale sono state iscritte due McLaren, una per l'austriaco Berger, l'altra per un pilota da designare.


Il 15 Febbraio del 1990, mentre Senna, terminate le sue lunghe vacanze in Brasile, giunge in Europa dopo mesi tribolati pieni di polemiche, accuse e armistizi procrastinati, proprio il giorno della scadenza fissata da Jean-Marie Balestre, arriva la lettera di scuse indirizzata al Presidente FISA:

"Caro Presidente, durante la riunione del Consiglio Mondiale FIA del 7 Dicembre 1989, ho ascoltato dichiarazioni e testimonianze da varie persone, e le ritengo prove sufficienti per riconoscere che non c'è stato nessun gruppo di pressione e che il Presidente della Fisa non ha influenzato le decisioni relative al risultato del Campionato del Mondo di Formula 1 1989. Richiedo la superlicenza per partecipare al campionato del 1990. Cordiali saluti. Ayrton Senna".


Alla mezzanotte tra giovedì e venerdì, la famosa lettera di scuse pretesa dal presidente francese giace ancora sulla scrivania della McLaren; giovedì mattina il Tribunale d'Appello della FIA compie un gesto distensivo annullando la condanna a sei mesi di squalifica con la condizionale inflitta il 31 Ottobre scorso. Un gesto che ancora non convince molto Senna - "Avevo chiesto al presidente della Honda, Kawamoto, e a Ron Dennis di decidere per me" - quanto il team manager della McLaren, che si è visto costretto a cedere soltanto quando ha visto pubblicata la lista dei piloti con Palmer e Berger nell'organico della sua scuderia.


Ayrton si limita quindi ad assistere alla trattativa tra Balestre, Dennis, la Marlboro ed il vicepresidente della FISA (e presidente della FOCA) Bernie Ecclestone, e ha ringraziato poi Berger, Boutsen, Alboreto e Gugelmin per l'appoggio morale esplicito, criticando invece il presidente della Federazione brasiliana, Piero Gancia:


"Il diritto alla libera espressione del pensiero deve essere rispettato. Quello che succede nell'est europeo lo sta comprovando. Comunque, per fortuna, tutto è finito in pace e armonia. Ho inviato la mia lettera di scuse a Jean Marie Balestre solo dopo la divulgazione da parte della FISA della lista dei piloti iscritti al mondiale di Formula Uno con il nome di Jonathan Palmer al posto del mio".


A dire il vero c’è ben poco di Senna in quella lettera di pace, redatta, firmata e inviata dalla McLaren. Di chiedere scusa a Balestre infatti lui non ci pensa nemmeno, è convinto di essere lui la vittima della situazione, colui che è stato evidentemente svantaggiato nel testa a testa con Prost ed è stato trattato successivamente senza alcun rispetto nei confronti della sua figura nel corso dell’intera vicenda.

Anzi, la lettera che Ayrton invia a Dennis, per porgerla a Balestre, è tutt'altro che consona alla ritrattazione. Ma è evidente che con quella reale, Balestre non avrebbe mai accettato di restituire la superlicenza al pilota brasiliano.


Pertanto, Ron Dennis scrive la lettera e la firma di suo pugno, prima di recapitarla al Presidente della FISA, che messo spalle al muro non può far altro che accettare le false scuse, e restituire la superlicenza a Senna.


Si chiude così un caso che era iniziato il 22 Ottobre in Giappone con la collisione fra Senna e Prost, ora alla Ferrari, e che si è trascinato per mesi fra tribunali e colpi di scena.


Tuttavia, Ron Dennis non è per nulla felice e se la prende con l'universo intero, così come è nervosa anche la squadra che ha lavorato giorno e notte tutto l'inverno per poi mettere in pista la nuova macchina ad una settimana dall'inizio del campionato. I tempi cronometrici sono stati deludenti rispetto a quelli della Ferrari, ma le preoccupazioni più forti vengono dalle modifiche apportate alla vettura e al cambio. Per cinque volte Senna e Berger si sono ritrovati in pista con la macchina messa di traverso sul filo dei duecento all'ora.


La McLaren si è impoverita tecnicamente sia in fatto di uomini che di soluzioni meccaniche. Lo stesso Berger non ne fa mistero e rimpiange il cambio automatico delle macchine italiane.


Prost nel frattempo ha chiuso un’era nel migliore dei modi, lasciando dopo sei stagioni e tre Mondiali Piloti conquistati una McLaren che oramai lo aveva ripudiato come suo leader. Vincere il suo terzo titolo è stato paradossalmente uno smacco al suo ex team, schierato totalmente al fianco di Senna.

È tempo di vestirsi di Rosso, e di rendere la Ferrari una scuderia vincente dopo oltre un decennio di astinenza da titoli piloti. Per riuscirci, la Ferrari ha irrobustito il suo staff: 300 persone lavorano a Maranello, il triplo delle migliori scuderie, e ben 90 motori sono in costruzione. Mai come quest'anno la Rossa ha avuto tanti mezzi tecnici ed economici a disposizione; mai come quest'anno ha lavorato tanto durante l'inverno, percorrendo quasi cinque mila chilometri di prove e collaudi; mai come adesso il morale è stato così alle stelle.

Oltre ad Alain, alla guida della 641 F1 c’è anche Nigel Mansell, che non ha nessuna intenzione di limitarsi a fare da gregario del neo-arrivato, ma vuole giocarsi tutte le sue carte per dire la sua nella lotta al Titolo.

Il 20 Febbraio 1990, l'attenzione dei fan è puntata sulla pista dell'Estoril, dove scendono in pista Ferrari, Williams, Benetton, Lotus e Arrows. Prost non solo è il più veloce con gomme da gara, ma svolge anche un'intera simulazione di gara senza apparenti problemi. Il francese compie circa 400 km, mettendo alla frusta, con risultati soddisfacenti, l'affidabilità della nuova vettura. A tal riguardo, John Barnard, ora alla Benetton, mentre si trova anche lui in Portogallo esprime parole super elogiative per Prost:


"La McLaren non si è ancora resa conto di quanto ha perso lasciando andare via Prost. E' il pilota più sensibile che abbia conosciuto, un grande professionista. Sono convinto che con lui la Ferrari tornerà al vertice, se ha sviluppato la vettura nella direzione giusta e se è riuscita a migliorare il motore".

A Silverstone invece, a porte chiuse ha fatto il suo debutto la nuova McLaren. Il test ha segnato il ritorno al volante di Senna, dopo quasi due mesi ininterrotti di vacanze e polemiche; una conferma indiretta del fatto che il pilota parteciperà al campionato. Ma Ayrton non è stato fortunato: al suo quattordicesimo giro è uscito di strada nella chicane della velocissima curva Woodcote. La monoposto, pare per un colpo di vento e per il bloccaggio dei freni posteriori, è saltata su un cordolo ed è finita contro le protezioni. Il pilota se l'è cavata senza danni, a parte un bello spavento. La McLaren invece è rimasta danneggiata nella parte bassa del telaio ed è stata rispedita nell'officina di Woking per le necessarie riparazioni.

La McLaren riprende la pista il 29 Febbraio 1990 per tre giorni di prove all'Estoril, mentre cinque giorni prima, il 24 Febbraio 1990, in Italia Alain festeggia il suo trentacinquesimo compleanno, fra gli amici, nella bella sala dell'Hotel Cristallo, dove è ospite insieme alla maggioranza dei colleghi.

Un clima nuovo anche per lui, all'italiana, all'insegna del buonumore, della cordialità, dell'affetto, della simpatia, sentimenti che forse non aveva mai trovato alla McLaren, dove tutto era più formale. A differenza del suo rivale, Alain non ha perso tempo e non si è dedicato alle vacanze. Intercettato dai giornalisti, il pilota francese confida:


"Non sono stanco, anche se quest'anno di vacanze ne ho fatte davvero poche. Ma dovevo imparare la Ferrari, capire la nuova squadra, scoprire la vettura, i suoi pregi ed anche i difetti. Mi presento al via pieno di forze. E con un solo obiettivo: vincere il titolo iridato, per la quarta volta. La 641 mi sembra competitiva. Se sarà anche affidabile lotteremo bene con la McLaren e gli altri".


"Sono convinto che ce la vedremo noi e la McLaren. La Williams e la Benetton nelle prove invernali mi hanno deluso. Cresceranno, ma non sono ancora al top, anche se la Renault ha lavorato bene per quanto riguarda le vetture di Patrese e Boutsen. Analizzando la situazione, per quanto mi è dato di sapere, mi pare che la McLaren abbia puntato soprattutto sull'affinamento della vettura dello scorso anno, la Mp4/5 che non era perfetta. Sarà certamente un'avversaria difficile, ma noi siamo pronti, anche se le prime due corse potranno riservare qualche sorpresa".


"Il cambio a controllo elettronico è rapido, preciso, confortevole per il pilota. Ma non so dire quale sia il vantaggio in percentuale. Vedremo di pista in pista. In ogni caso quello che era il tallone d'Achille per la McLaren, alla Ferrari è un punto di forza. Ho fatto 2400 km senza avere il minimo problema. Per il resto stiamo ancora lavorando, cresceremo con il passare dei giorni, venerdì a Fiorano verrà provato un alettone inedito. Sono molto curioso di cominciare, come se fosse il mio primo giorno di gara. Ed è questa una sensazione che mi piace molto, perché mi fa capire che, malgrado i trentacinque anni suonati, come pilota mi sento ancora molto giovane. L'esperienza che ho accumulato sinora mi rende più forte e mi permetterà di farmi valere in una stagione nella quale conteranno anche i piazzamenti".


Pochi giorni più tardi finalmente si comincia: tutti volano negli States, destinazione Phoenix.


Mercoledì 7 Marzo 1990, Senna giunge in Arizona sereno, anche se sotto l'abbronzatura il suo volto e i suoi occhi mandano segnali strani, contrastanti. Da una parte si intuisce la determinazione di sempre, la certezza di chi sa di essere comunque fra i migliori, se non il migliore; dall'altra una certa preoccupazione, un tormento dovuto forse a qualche dubbio:


"In effetti mi sento doppio. Il Senna pilota non ha problemi, ha fiducia nei suoi mezzi, nella squadra, nella possibilità di continuare a vincere. Per contro il Senna uomo è deluso, vorrebbe cambiare, chiudere questo capitolo delle corse. Ci sono altre cose nella vita e non è detto che io non smetta con le corse prima di quanto la gente pensi".


"I rivali per questo campionato sono i soliti. La Ferrari prima di tutto, poi Williams e Benetton. Potrebbe essere un campionato più equilibrato. Ma si illude chi pensa di trovare una McLaren impreparata. La Honda ha lavorato molto e la nuova vettura dispone di un effetto suolo eccezionale. Sarà certamente più veloce del modello precedente, anche se forse non così più avanti come in passato. Meglio, ci saranno gare spettacolari".


"La Ferrari non è solo una istituzione presso la quale ciascuno di noi sogna di fare un giorno la propria più esaltante esperienza. E' una squadra combattiva, con mezzi notevoli. S'è rinforzata parecchio, ha lavorato sodo e dovrebbe raccogliere i frutti. Ma non chiedetemi dove potrà arrivare: lo sapremo solo a fine anno, anche perché le prime gare non saranno determinanti ai fini delle indicazioni sui veri valori. Molte scuderie presenteranno auto più competitive a partire da Imola, in maggio. Bisogna aspettare, anche se buoni risultati qui e a San Paolo saranno un notevole punto di partenza".


Le accuse e le polemiche invernali non sembrano aver turbato Ayrton più di tanto, anche se:


"Provo tanto dispiacere. Ma io non sono cambiato, sono sempre lo stesso e penso di aver avuto ragione in molti casi. Adesso spero di avere in Berger un compagno sincero. Gli chiedo solo questo, per collaborare nella messa a punto delle vetture, giocandoci poi le chance in pista. Il compagno di squadra è il riferimento più diretto sul valore di un pilota, ma questo non deve essere strumentalizzato per tentare di destabilizzare la squadra, come in passato".


La gara d’apertura del campionato si svolge l’11 Marzo 1990 sul circuito cittadino di Phoenix, negli Stati Uniti d’America. La Mp4/5B è un’evoluzione della vettura Campione del Mondo in carica, in dotazione del propulsore V10 fornito dalla Honda, mentre la Ferrari rimane fedele al suo V12 fabbricato in casa e al suo cambio semi-automatico, oramai evoluto dopo gli innumerevoli problemi di affidabilità che esso aveva causato durante la stagione precedente.


In qualifica, al venerdì Ayrton, che non aveva praticamente mai girato con la nuova vettura, è afflitto da numerosissimi problemi, mentre il nuovo compagno di squadra, Gerhard Berger, riesce a segnare il miglior tempo nonostante - essendo molto alto - riscontri enormi difficoltà ad adattarsi alla vettura molto stretta, che gli impedisce perfino di guidare correttamente.


Ma è anche la grande giornata della Pirelli, che a sorpresa piazza le macchine da essa gommate in ottime posizioni, per l'esattezza cinque nei primi dieci posti. Oltre a Martini, secondo con la Minardi, de Cesaris terzo con la Dallara, Alesi con la Tyrrell quarto, alla sua prima stagione da pilota titolare in Formula Uno, anche la Osella di Grouillard è riuscita a piazzarsi all'ottavo posto.

Per la Ferrari, invece, in questa prima giornata di prove si registrano guai a non finire con le gomme e con il cambio semi-automatico. Se Prost limita i danni ed è settimo, Mansell è addirittura diciassettesimo, con poche aspettative per l’indomani.



La prima sorpresa arriva già il sabato: una pioggia torrenziale rende impossibile lo svolgimento della seconda sessione delle qualifiche, dunque la griglia di partenza viene stabilita basandosi sui tempi fatti registrare il venerdì durante la prima sessione.

Di conseguenza, è inaspettatamente Gerhard Berger a ottenere la prima posizione alla sua prima uscita ufficiale in McLaren, con Senna invece solo quinto.


La domenica nuvole grigie aleggiano nel cielo dell’Arizona, ma diversamente dal sabato non portano pioggia; la gara inizia e finisce in condizioni di pista asciutta.


Al via, Berger riesce a mantenere la posizione nei confronti di Martini, che partiva al suo fianco, ma viene sopravanzato da Alesi. Il pilota francese, che aveva esordito nel Gran Premio di casa l'anno precedente, passa così in testa alla corsa, prendendo immediatamente il largo sugli inseguitori e accumulando un vantaggio di 2.4 secondi al termine del primo passaggio.



Nel frattempo Senna comincia a rimontare e, dopo aver superato De Cesaris ed essersi portato in terza posizione, si avvicina a Berger, che perde circa mezzo secondo al giro da Alesi. Il brasiliano ha ormai raggiunto il suo compagno di squadra quando, nel corso della nona tornata, l'austriaco frena su una gobba del manto stradale, finendo in testacoda e danneggiando l'alettone posteriore della sua vettura. Berger è quindi costretto a rientrare ai box per sostituire l'ala danneggiata; in seguito realizza il giro più veloce in gara, ma sarà costretto al ritiro per un problema alla frizione.


Al momento del testacoda di Berger, Senna si trova a 8.2 secondi di distacco da Alesi. Non sapendo se le gomme Pirelli della Tyrrell sarebbero durate fino alla fine della gara, Senna è riluttante a spingere troppo nelle fasi iniziali di gara; tuttavia, la durata degli pneumatici italiani sarà provata quando, dopo trenta giri, Alesi mantiene ancora la testa della corsa.

Dopo aver atteso pazientemente l'opportunità migliore per passare il rivale, Senna attacca Alesi una prima volta nel corso del trentaquattresimo passaggio, infilandolo all'interno della prima curva del circuito dopo il traguardo, a destra, ma il francese resiste tenacemente alla manovra del pilota della McLaren, rimanendogli affiancato sul breve rettilineo seguente e ripassandolo alla curva successiva, nella quale aveva una traiettoria favorevole; non può però replicare al sorpasso che il brasiliano gli infligge una tornata più tardi, nello stesso punto in cui si era sviluppato il tentativo precedente.


Dopo diversi tentativi di riconquistare il comando, Alesi decide di preservare le gomme e di lasciar andare Senna. Nel frattempo, Prost è scivolato in nona posizione alla partenza, in quanto non aveva potuto inserire la terza marcia; risalito al quarto posto nel corso del diciassettesimo passaggio, è però costretto a ritirarsi quattro tornate più tardi, tradito dal cambio. Il ritiro di Mansell, alla guida dell'altra Ferrari, è più spettacolare: nel corso del quarantanovesimo giro, mentre il pilota inglese occupa la quinta posizione, sulla sua monoposto la frizione si disintegra proprio sul rettilineo principale, a circa 260 km/h di velocità. Il serbatoio dell'olio è forato da alcuni pezzi della frizione e il motore esplode, trasformandosi in un enorme palla di fuoco. Mansell riesce in qualche modo a controllare la vettura e a fermarsi in sicurezza.


In testa alla corsa, Senna allunga nettamente su Alesi, portando il suo vantaggio sul giovane francese a 28.5 secondi prima di dover rallentare per problemi al motore, che comunque non gli impediscono di tagliare il traguardo in prima posizione.


Terminata la gara, Senna, salendo sul podio, dove evita accuratamente qualsiasi contatto con Jean-Marie Balestre, chiede:


"Dove sono le Ferrari? Ritirate? Ah".


Terminate le premiazioni, viene chiesto ad Ayrton come mai avesse chiesto immediatamente informazioni sulle Ferrari:


"Non sapevo nulla di quanto è successo. Ho visto solo l'incidente di Berger e poi ho dovuto lottare con Alesi. Non ho avuto il tempo di pensare a Prost e Mansell. La mia domanda aveva un solo preciso motivo: considero la Ferrari, con la Williams e naturalmente con il mio compagno di squadra, che è velocissimo, i rivali per il mondiale. Questa è stata una gara atipica. I valori veri li vedremo soltanto a Imola. Io ho ritrovato tutte le motivazioni, uno stimolo importante per continuare a correre. Quando sono arrivato a Phoenix mi sentivo un elemento estraneo, riuscivo a dimenticare il passato solo guidando. Tornando alla Ferrari, visto il risultato, mi aspettavo qualcosa di più perché sapevo che era andata molto forte nelle prove invernali. Una giornata negativa non significa nulla".


Poi, spostando l'attenzione sulla sua gara, Ayrton ammette:


"E' stata una prova difficile. Potevo sbagliare, cominciare male. Già in qualificazione ero finito al quinto posto dopo essere stato negli ultimi anni sempre al vertice. Alesi mi ha impegnato a fondo, ho dovuto mettere nel duello con tutta la mia concentrazione. Potevamo anche incappare in una collisione. Così l'ho lasciato sfogare e l'ho passato definitivamente solo quando sono stato certo di non rischiare troppo".


"Ho dovuto risparmiare i freni, non sfruttare troppo il cambio e anche il motore che mi aveva dato qualche problema il venerdì. Direi che sostanzialmente è sempre un'ottima vettura, con una tenuta di strada superiore a quella dello scorso anno. Il punto di forza è il dieci cilindri Honda".


"Anche per la squadra è andata molto bene. Mi dispiace per Berger, ma a questo punto sono convinto che entrambi saremo in grado di riportare il numero uno nel nostro team. Dopo il Brasile effettueremo una serie di test a Imola per lo sviluppo della vettura. Anche se la nuova MP4/5B ha debuttato vincendo, non è ancora perfetta. Ci toccherà lavorare a fondo".


"Non mi aspettavo di tornare subito al successo, è stata una sorpresa. Avevo una vettura provata assai poco, venivo da tre mesi di inattività, eravamo su un tracciato cittadino dove dietro ogni curva c'è un muretto che ti minaccia. Questa affermazione mi ha dato energia, come avere innestato il turbo. Non era facile superare tanti problemi. Ora andiamo in Brasile, su una pista vera, dove non ho mai gareggiato. Ma laggiù sarò il Senna di sempre".

Sul fronte opposto, il direttore sportivo della Ferrari, Cesare Fiorio, al termine della corsa, con gran delusione dipinta sul volto fa il punto della situazione:


"Sulla vettura di Prost deve avere ceduto il serbatoio dell'olio del cambio. Su quella di Mansell non sappiamo ancora esattamente cosa sia successo, perché non abbiamo potuto rilevare i dati con la telemetria, dati che sino al giro prima del ritiro erano perfetti. Ma sembra sicuro che si sia trattato del motore".


L'ipotesi è poi stata confermata da Mansell, arrivato a piedi ai box e poi partito quasi subito:


"E' esploso il propulsore. Ho sentito la vettura bloccarsi di colpo e mi sono preso un altro bello spavento. Comunque è andata abbastanza bene, nei limiti di quanto è successo. La mia Ferrari però non era perfetta, andava appena così così".


Prost è stato fra i primi, fra gli attesi protagonisti, a rientrare ai box. Mentre i meccanici della Ferrari si affaccendavano intorno alla vettura che fumava praticamente dall'inizio della gara, il francese si è fatto slacciare le cinture ed è sceso dall'abitacolo:


"Ho subito capito che non sarebbe durata a lungo. Appena preso il via, piuttosto difficile perché ho perso nella bagarre iniziale un paio di posizioni per evitare un incidente, mi sono accorto che la pressione dell'olio del cambio era scesa. Poco dopo ha avvertito un buco fra la quarta e la quinta marcia e mi sono reso conto che sarebbe stato ben difficile continuare. Infatti intorno al ventesimo giro ho dovuto rallentare e rientrare. Peccato, come prestazioni la vettura era più che discreta".


Due settimane più tardi, torna a disputarsi il Gran Premio del Brasile a San Paolo, nell’autodromo ristrutturato di Interlagos, per la gioia di Senna che può così correre nella sua città natale.


La Formula Uno torna a San Paolo dopo dieci anni e trova un circuito nuovo di zecca, dove però i lavori sono ancora in corso, dove niente funziona a dovere, e con la pioggia che rischia di paralizzare tutto.


I box che già ospitavano le macchine e le attrezzature d'officina delle varie scuderie si allagano nonostante le saracinesche chiuse. In pista sono presenti cumuli di fango che legioni di operai volenterosi asportano a suon di braccia, senza rendersi conto che il fango ormai ha impregnato l'asfalto nuovo nuovo, mentre le tribune sono state montate con tubi metallici così esili da far temere seriamente per la sorte dei malcapitati che andranno a sedersi.


Perfino i meccanici delle scuderie sono ridotti alla fame, perché non potendo cambiare il loro denaro non hanno cruzeiros per mangiare. Ognuno si arrangia come può. Malgrado i numerosi problemi, tutti i piloti si dichiarano entusiasti del tracciato.


Al sabato, nonostante fosse già in testa, Senna è riuscito a migliorare il tempo di venerdì. Lo stesso hanno fatto Boutsen e Patrese. Meglio ancora ha fatto il magico Alesi che ha scavalcato Martini e de Cesaris. Solo le Ferrari hanno girato a vuoto senza migliorare e il nervosismo, a prove finite, si taglia a fette nei box del Cavallino grazie anche alla zizzania seminata da Ron Dennis, che stuzzica i rivali affermando che potranno anche aver vinto il Gran Premio invernale, cioè i test, ma non quelli che contano veramente.



Per quale motivo la Ferrari è andata ancora male? Perché c'erano macchie d'olio sull'asfalto, perché un commissario si è messo ad attraversare la pista proprio mentre arrivava Mansell, perché una pietra è andata a incastrarsi fra il volano motore e i sensori elettrici, sostiene l'ingegner Castelli, che poi aggiunge:

"Non c'è niente da fare, con le gomme da qualifica siamo più lenti che con quelle da gara. Ma con le gomme da gara e il pieno di benzina abbiamo fatto dei tempi ottimi, eravamo competitivi con la McLaren".


Anche Prost conferma questo ottimismo:


"Riuscivo a stare dietro Berger con molta facilità".


Comico è invece l'arrivo di Jean Marie Balestre a San Paolo, dopo che appena due giorni prima aveva fatto sapere che non si sarebbe recato in Brasile per ragioni di salute. All'ingresso del circuito lo hanno accolto i bancarellari brasiliani con un defilé di magliette con la sua faccia nasuta stampata sopra, e la scritta Balestre, fuck you.


Balestre però, aveva organizzato le cose diversamente.


Prima di partire da Parigi, aveva mandato un telex in cui imponeva le sue condizioni per venire in Brasile:


  • Accoglienza Vip all'aeroporto;

  • Un elicottero e una scorta di motociclisti;

  • Un drappello di guardie del corpo;

  • L'acqua minerale Evian e le patatine McDonald in camera;

  • Limousine con autista.


E infine, come sempre fa per mettersi in mostra, una bella conferenza stampa in cui ha ringraziato i brasiliani perché tirano soltanto i pomodori, mentre in Corsica diversamente tirano le bombe:


"Vorrei informare il popolo brasiliano che questo è il nostro campionato del mondo, della FIA. In passato abbiamo avuto problemi con la Corsica, nel mondiale Rally, e siamo stati costretti a ricordare loro che se non avessero preso i provvedimenti necessari, avrebbero perso la validità della gara. E guardate ora come sono più bravi dei brasiliani, loro non ci tirano i pomodori, ma le bombe. Anche se dubito che in questo momento i brasiliani abbiano i soldi per comprarli, i pomodori. E' la terza volta che vengo a san paolo, e nel ‘79 e ‘80 furono piloti francesi a vincere".


La risposta del tifo brasiliano non si fa attendere, e sugli spalti viene esposto uno striscione la cui traduzione in italiano è la seguente:


"Piangi Balestre immondo. Senna è il Campione del Mondo".


Balestre però non è ancora soddisfatto, e decide di concedersi una bella passeggiata in pit-lane, sul circuito di San Paolo vicinissima alla tribuna principale: non appena viene avvistato, dagli spalti, gli spettatori iniziano a lanciare decine di arance indirizzate verso di lui, molte delle quali centrano anche il bersaglio. Una situazione tragicomica nella quale Balestre viene tratto in salvo dai vigili del fuoco che lo scortano via, e nella quale avrà comunque il coraggio di dichiarare:


"Affrontare un pubblico rabbioso è un piacere perverso".


Il Presidente della FISA dovrà così passare tutto il week-end chiuso in ufficio, ma avrà la sua piccola rivincita la domenica, quando la sua previsione di vittoria da parte di un pilota francese si avvera.

Con Senna e Berger in prima fila, scatta il Gran Premio del Brasile: alla prima curva si verifica una collisione tra Alesi, Nannini e Andrea de Cesaris; quest'ultimo è costretto al ritiro, mentre Nannini deve tornare ai box per sostituire il musetto. All'ottavo giro, Boutsen supera Berger, portandosi in seconda posizione; nove tornate più tardi, il pilota austriaco viene sopravanzato anche da Prost.


Al ventisettesimo passaggio Mansell effettua una sosta ai box per sostituire le gomme; torna in pista nono, mentre il pit-stop di Boutsen, al trentesimo giro, è disastroso: a causa di freni poco efficienti e di un insidioso avvallamento nella corsia dei box, il pilota della Williams non riesce ad arrestare la propria vettura, andando a sbattere contro le gomme impilate nel garage.


Questo incidente causa la rottura del musetto, che deve essere sostituito, ed il belga torna in pista solo in undicesima posizione.


Quattro mesi dopo Suzuka, Ayrton e Alain i ritrovano di nuovo lì davanti a sfidarsi.


Senna fa l’andatura ma Prost è a dieci secondi, e guadagna con costanza sul rivale.


Quindi Senna prova a velocizzare le manovre di sorpasso sui piloti doppiati per perdere meno tempo possibile, ma quando è il turno della Tyrrell di Nakajima, il giapponese chiude la traiettoria non accorgendosi dell’arrivo della McLaren, che di conseguenza danneggia gravemente la sua ala anteriore.



Ayrton è costretto a tornare ai box per sostituire l'alettone, e vede sfumare la vittoria davanti ai suoi tifosi. Nonostante una furiosa rimonta, al traguardo è solo terzo dietro il compagno Berger.


Alain conquista la sua quarantesima vittoria in carriera, la prima con addosso la tuta della Ferrari. Mansell termina quarto davanti a Boutsen e Piquet, che conquista l'ultimo punto disponibile superando Alesi - in crisi di gomme dopo aver tentato una gara senza pit stop - nel corso dell'ultimo giro. L'emozione di Alain è tale da non riuscire a trattenere le lacrime di gioia nel retro box, abbracciato dal suo nuovo team principal Cesare Fiorio:

"E' forse la vittoria più bella della mia carriera".


Ayrton, dal canto suo, non si prende la responsabilità dell'incidente tra lui e Nakajima, ed anzi, ribatte perfino dicendo che tutti conoscono il suo stile di guida e che quindi il giapponese non avrebbe dovuto comportarsi in quella maniera.


Ayrton Senna vuole lasciare la McLaren alla fine del campionato per andare alla Ferrari.


E' questa la notizia shock che a Imola il pilota brasiliano confida al giornale inglese Today che riporta alcune sue dichiarazioni:


"Devo prendere le mie decisioni con calma, ma è già tempo di pensare all'anno prossimo. Quando si è in Formula Uno da parecchio tempo arriva un momento in cui è naturale prendere in considerazione l'ipotesi di guidare una Ferrari".

Il suo passaggio alla Ferrari appare tuttavia problematico. Prost e Mansell hanno un contratto che scade a fine anno ma c'è già una opzione per il rinnovo. Sembra difficile d'altra parte la convivenza di Senna con Prost o Mansell, visto che con entrambi ha avuto in passato rapporti burrascosi.

Questa confessione arriva nei primi giorni di aprile, mentre tra il 18 e il 20 Aprile 1990, la Formula 1, come ormai di consueto, si sposta a Imola per sviluppare le auto attraverso una sessione di test. Il primo giorno, Mansell compie trenta giri con la nuova Ferrari 641/2, ma quando si ferma è piuttosto deluso:


"Prima la pioggia, poi l'asciutto, non abbiamo avuto tempo di effettuare tutte le regolazioni necessarie. Speriamo che il tempo cambi", commenta Mansell, che non contento polemizza con la squadra, dichiarando che si sente trascurato:


"Ah sì? Mansell vuole una macchina e un muletto tutti per sé? Certo, lo capisco, se uno vuole essere prima guida deve averli. Io per esempio vorrei tanto avere tre macchine e tre muletti tutti per me".


Afferma ironicamente Prost, accompagnato da un sorriso sornione. Dopodiché, al termine delle sue prove personali con la nuova Ferrari 641/2 modificata da Scalabroni, Alain dichiara:


"Il nostro programma non era quello di ottenere una prestazione sensazionale ma di mettere a punto molte soluzioni tecniche. Per esempio, abbiamo dei problemi col cambio elettronico: ogni tanto non entrano le marce. C'è anche un problema sospensioni; quella posteriore, tutta nuova, l'abbiamo rimandata a Maranello per alcune modifiche strutturali e io quindi ho girato col vecchio tipo. Ho fatto prove a serbatoio pieno, in assetto da gara perché mi interessava vedere alcune cose".


"Insomma, questa 641/2 per il momento è ancora una vettura-laboratorio dove si mescolano vecchio e nuovo, soluzioni diverse, in cerca del meglio. Solo nelle prove del 4 e 5 Maggio, potremo girare in una versione quasi definitiva e inseguire prestazioni record".


"Martedì prossimo a Fiorano faremo dei nuovi test con le gomme da qualifica, ma per ora siamo messi male. Le gomme Pirelli invece continuano a fare progressi. Mi diceva Alesi che lui guadagna un secondo e mezzo, mentre io continuo ad andare più veloce con le gomme da gara. Se le cose continuano così temo che a Imola potranno esserci delle spiacevoli sorprese sullo schieramento. Sono ottimista, spero che tutto si risolva perché so che a Maranello si sta lavorando molto e bene, ma siamo un po' in ritardo".

"Lo stesso discorso vale per il motore: è certamente migliorato, ma ci sono ancora molte cose da sistemare. Una settimana di prove in cui la pioggia ha messo in difficoltà tutte le scuderie, ma nella quale alcune macchine e alcuni piloti si sono messi in luce confermando progressi previsti".


Durante queste sessioni di test emergono le enormi differenze sotto ogni aspetto tra due top drivers quali Prost e Mansell. A raccontarlo nel particolare è Steve Nichols, approdato in Ferrari insieme a Prost, ma voluto fortemente anche da Mansell, anche se, col passare delle settimane, il britannico abbia cominciato ad essere ostile all’ingegnere, vedendolo unicamente come uno che lavorava esclusivamente sulla vettura di Alain.


Nigel aveva il suo ingegnere di gara, e Prost a sua volta aveva il suo; io ero neutrale, volevo che entrambi avessero lo stesso trattamento, ma il problema era che io ero arrivato dalla McLaren con Prost. Nigel voleva avere poco a che fare con me, poiché mi considerava solo come ingegnere di Prost. Ho raramente lavorato con lui, infatti pensavo che mi odiasse. È stato solo anni dopo che ho scoperto che fu lui, oltre ad Alain, a chiedere che io fossi ingaggiato. Dunque, il solo ed unico problema era che secondo Nigel, io ero con Prost".


"I loro metodi di lavoro erano molto diversi: Nigel arrivava, faceva qualche giro e poi iniziava una simulazione di gara. Generalmente i collaudatori potrebbero cimentarsi nei long run, ma Nigel insisteva perché lui, effettivamente, poteva andare lì fuori, spegnere il cervello senza doverlo usare troppo e percorrere giri su giri, per poi fare qualche giro da qualifica alla fine della giornata. Il problema è che così non avremmo raccolto assolutamente nulla di utile".


"Mentre lui si cimentava in questo tipo di cose, l’ingegnere di Prost gli diceva: Nigel è mezzo secondo più veloce di te, devi andare in pista e fare un giro veloce. Al che Alain rispondeva: perché? È una perdita di tempo. Abbiamo lavoro da fare, effettuare qualche altro long run".


"No Alain, devi fare un giro veloce perché Nigel ne ha fatto uno, e se tu non lo fai la squadra potrebbe iniziare a gravitare intorno a lui, perché lui è il Leone e tutte quelle cose lì. Alain roteava gli occhi scocciato, chiedeva che dalla macchina fosse tolta della benzina, andava in pista e faceva registrare immediatamente un giro più veloce di oltre mezzo secondo rispetto a quello di Mansell, per poi tornare ai box e dire: fatto, possiamo tornare a lavoro adesso?"


"Mentre il povero Nigel si scervellava e cominciava a lamentarsi di giochi politici”.


Il 4 Maggio Alain si trova coinvolto in uno strano incidente. Durante le prove, la Leyton House di Ivan Capelli compie una paurosa carambola seguita da una fumata bianca, poi piomba come un sasso in mezzo alla pista mettendosi di traverso su di un fianco.

Il pilota milanese reagisce con prontezza alla sventura: svita il volante e, trascinandosi sul terreno cerca di uscire dall'abitacolo della sua vettura, mentre Prost a piedi, corre verso il collega, prima che sopraggiungano gli addetti al soccorso che portano in salvo il pilota. Per fortuna Ivan se la cava con qualche contusione alle gambe, rachialgia cervicale e una prognosi di sei giorni.

Sul circuito di Imola, la Ferrari fa debuttare un nuovo motore V12 che appena il giorno prima ha finito di girare al banco, in officina, per gli ultimi ritocchi. Un motore che la Ferrari vuole utilizzare solo durante le prove ufficiali del Gran Premio di San Marino.


Ma in Ferrari ci sono anche altri problemi da risolvere, oltre la messa a punto del motore.



Si è infatti scoperto che il parabrezza della nuova vettura modificata da Scalabroni manda il vento in faccia al pilota anziché nella presa d'aria che si trova sopra il casco, e che è destinata al raffreddamento del motore. Così, in fretta e furia, vengono sperimentati nuovi deflettori fatti a mano per vedere se e come le cose migliorano.


Contemporaneamente, Enrique Scalabroni conferma alla stampa che la 641/2 altro non è che l'evoluzione della vettura disegnata da Barnard:


"Le caratteristiche di questa vettura che ha tre anni di vita come progettazione non permettono di eseguire rivoluzioni. Perciò abbiamo cercato di ottimizzare tutto quello che era possibile. La vettura ha un musetto più sottile, e nuove prese d'aria anteriori, per cercare di eliminare i vortici marginali d'aria che procuravano qualche difficoltà. Abbiamo allungato le pance laterali e cambiato il cupolino anche se a occhio non si vede molto. Procediamo anche nell'evoluzione delle sospensioni ed abbiamo una nuova generazione di alettoni posteriori il cui scopo è di dare, in parole povere, una maggiore pressione aerodinamica senza ridurre la velocità massima. Un lavoro fatto con il computer, la galleria del vento, lo studio concettuale ed il disegno. A mio avviso dovrebbe portare buoni progressi, nell'ordine del 5-6% sulle prestazioni".

Chi fa segnare ottimi tempi è Riccardo Patrese, con la Williams dotata di un motore Renault nuova generazione, mentre Cesare Fiorio confessa:


"Abbiamo fatto delle buone prove, ma continuiamo ad avere l'handicap delle gomme da qualificazione, che non sfruttiamo così bene. Per il resto abbiamo svolto tutto il programma e questo è già un risultato positivo".


E' invece inspiegabile l'assenteismo delle McLaren di Senna e di Berger. Quasi non si vedono e non si sentono, pur girando come matti. La McLaren è impegnata nel testare nuove prese d'aria per il raffreddamento dei freni e una pinza dei freni più grande, ma i tempi sono scarsi; talmente scarsi da far pensare che sia tutta una finta per confondere le acque.

Finalmente, dopo un mese e mezzo di pausa, si torna a correre sul circuito di Imola per il Gran Premio di San Marino, e non per i test.


Sulla F641/2, come anticipato c'è il nuovo motore che sarà montato sulle due vetture di Prost e Mansell, mentre diversamente il muletto avrà ancora il vecchio dodici cilindri:

"E' stato ridisegnato all'interno, e il suo punto di partenza è quello di arrivo del vecchio motore. La potenza attuale è la stessa, ma permette un'evoluzione che l'altro motore non consentiva più. Viene usato solo nelle prove perché l'affidabilità in gara non è stata sufficientemente collaudata, e dunque non si vogliono correre rischi".


Fa sapere Cesare Fiorio.


Tuttavia, resta il problema gomme.


La Ferrari soffre con quelle da qualifica della Goodyear e sotto questo aspetto non ci sono, purtroppo, buone novità:


"Siamo al punto di prima. Qui non ne soffriremo molto perché la potenza del motore ha il suo peso, ma spero che le cose cambino per Montecarlo dove il motore conta poco e le gomme molto".


Per ora, dopo tre turni di prove private a Imola, i riscontri del cronometro non dicono cose entusiasmanti su tutto ciò che è stato sperimentato dalla Ferrari, ma è anche vero che nelle prove private tutti tendono a mascherare bene le proprie carte, dunque non si può dare nulla per scontato.


Intanto lo Snater regionale, il sindacato del personale tecnico e amministrativo della Rai, minaccia di far saltare la telecronaca del Gran Premio. Il motivo? Non questioni salariali, bensì la sicurezza sul lavoro all'interno dell'autodromo di Imola.


In compenso, l'evento che viene organizzato dalla società Sagis ha una buona risposta da parte del pubblico, tanto che per il fine settimana partecipano circa 200.000 persone.


I biglietti delle tribune, infatti, sono già esauriti da tempo, con una previsione di incasso pari a dieci miliardi di lire italiane. Come eventi di contorno sono previsti il Volvo Hole in One, ossia un mini torneo di golf che vede come vincitori tra i piloti Nigel Mansell e tra i giornalisti Ercole Colombo, e un torneo di tennis, in cui prevale Riccardo Patrese, che batte in finale il presidente di Volvo Italia Luc Bracke. Il sabato pomeriggio viene anche consegnato da un deputato del dicastero del Turismo e dello sport della Repubblica di San Marino il Premio Villeneuve a Senna.

Durante le prove del venerdì, le McLaren monopolizzano la prima fila, con Berger che ottenne il miglior tempo in 1'24"027, staccando di pochi centesimi Senna.


Questo perché il pilota brasiliano, mentre si sta lanciando con il suo secondo set di gomme da qualifica, non può migliorare il suo crono a causa di un grave l'incidente capitato a Pierluigi Martini. Il pilota della Minardi infatti esce di pista alle Acque Minerali andandosi a schiantare violentemente contro le barriere, tanto che la sua vettura si rompe in due parti, lasciandogli scoperte le gambe.

Soccorso immediatamente dai commissari, Pierluigi viene estratto dopo nove minuti e trasportato all'ospedale, dove gli viene diagnosticata una micro-frattura del malleolo con una prognosi di venticinque giorni.


A quattro decimi di distanza dal duo McLaren seguono Patrese, a suo agio sulla pista romagnola, e Mansell, che malgrado diversi inconvenienti ottiene un discreto piazzamento: l'inglese viene infatti ostacolato da ben quattro vetture nel suo giro veloce, e deve compiere una manovra istintiva per evitare Paolo Barilla, intraversatosi lungo la pista mentre lui sta sopraggiungendo.


Quinto Boutsen, rallentato da un problema ai freni, precede Prost, parecchio in difficoltà: il francese, dopo aver iniziato le prove con la nuova 641/2 F1, decide di utilizzare il vecchio telaio, con cui si trova meglio e avverte minori turbolenze, ma lamenta comunque una scarsa aderenza, e risulta staccato di ben due secondi da Berger.



Il nuovo super motore viene rispedito a Maranello, le gomme da qualifica sono sempre un incubo e adesso anche la nuova macchina, modificata da Scalabroni, è sotto inchiesta. Il tutto mentre le McLaren, che durante le lunghe prove di aprile e maggio avevano dato l'impressione di giocare a vuoto, infliggono distacchi abissali.


Ai dubbi e alle incertezze esistenti in fatto di cambio, gomme e motori, ora si è aggiunto un altro motivo di insicurezza: a Prost è venuto il sospetto che forse la macchina di Scalabroni è sbagliata, e va peggio di quella vecchia progettata da Barnard.


Sarebbe stato lo stesso mago inglese a fargli aprire gli occhi nel corso di un lungo incontro notturno.


Prost ha voluto subito verificare, e quindi si è presentato alle prove decisive per la griglia di partenza con la vecchia versione della vettura, ma nonostante pesi una trentina di chili in meno, Alain è risultato più lento di Mansell, che ha girato con la macchina nuova.


Il giorno successivo, la sessione di sabato parte con un ritardo di quasi mezz'ora per pulire la pista dai detriti lasciati dalla monoposto di Moreno, protagonista di un incidente durante la mattinata. Senna conquista la sua seconda pole position stagionale, migliorando il suo tempo di circa otto decimi e girando in 1'23"220. Riesce quindi a scavalcare Berger, secondo e lontano cinque decimi.


La seconda fila è occupata dalle due Williams di Patrese e Boutsen, mentre le Ferrari non vanno oltre la terza fila. Mansell ha trovato traffico nel suo giro lanciato, mentre Prost non è riuscito a trovare ancora il giusto feeling con la vettura, prova a svariare un po' con la scelta degli pneumatici, ma niente da fare.


Alain evidenzia un problema nell'utilizzo delle gomme da qualifica che, a suo dire, non riescono a garantire le prestazioni sperate, mentre Senna si dimostra tranquillo per la gara e non risparmia una frecciata all'ex compagno di squadra:


"E' solo questione di credere in se stessi. E di non fare errori. Bisogna pianificare tutto accuratamente. Credo che sarebbe stato possibile essere più veloci: un 1'23 netto non era impossibile, ma forse avrei dovuto rischiare troppo. Il mio primo giro non è stato abbastanza efficace, perché perdevo velocità slittando lateralmente. Ho fatto piccole regolazioni sulla vettura, poi tutto è andato bene. Ero molto motivato dopo aver visto il tempo di Berger. Difficile dire prima come andrà la gara, certo abbiamo buone possibilità. Ma per il momento penso soprattutto a effettuare una bella partenza. Ho al mio fianco Berger. Siamo compagni di squadra che si rispettano, non ci siamo messi d'accordo. Non credo che ci saranno problemi. Quello là - Prost - quando era alla McLaren si lamentava del telaio, diceva che ci davano motori diversi. Ora alla Ferrari protesta per le gomme, anche per sminuire il valore delle nostre prestazioni".


Alain replica con un semplice:


"Non merita risposta".


Il giorno seguente, la gara si svolge in condizioni di tempo soleggiato davanti a circa 140.000 spettatori. Alla partenza molti piloti scattano anticipatamente rispetto al verde (anche se nei fatti non viene penalizzato nessuno); Senna e Berger mantengono la testa della corsa, ma alle loro spalle un errore di Mansell, che mette due gomme nella sabbia, porta diversa polvere in pista, costringendo Capelli a una brusca frenata; l'italiano viene tamponato da Nakajima che distrugge completamente la sua vettura.

Poco dopo, Boutsen supera Berger, senza comunque riuscire ad avvicinarsi a Senna, mentre Alesi passa le due Ferrari. L'ordine di gara vede quindi Senna in testa, seguito da Boutsen, Berger, Patrese, Alesi, Mansell e Prost, e rimane pressoché invariato fino al terzo giro, quando Senna si deve ritirare con un cerchione rotto, lasciando la prima posizione a Boutsen. Contemporaneamente Mansell sopravanza Alesi, riprendendosi il quarto posto, e poco dopo il francese manda fuori pista Piquet in un tentativo di sorpasso del carioca.

Rimasto orfano del suo leader, Berger forza la propria andatura annullando il distacco di circa cinque secondi che aveva su Boutsen, e comincia a pressare il pilota belga, che commette un errore inserendo la prima marcia al posto della terza, danneggiando in maniera tale il cambio; al diciassettesimo passaggio è poi costretto al ritiro per la rottura del motore. Berger passa quindi in testa alla corsa, seguito da Patrese e Mansell, il quale sta rimontando piuttosto velocemente; dopo aver visto il proprio attacco respinto dal pilota padovano alla Tosa al diciannovesimo giro, ritenta la stessa azione due tornate più tardi, e stavolta, riesce a portarsi in seconda piazza.


Al ventisettesimo giro, il britannico della Ferrari incappa nel doppiaggio di Andrea de Cesaris, che gli chiude improvvisamente la traiettoria alla Rivazza arrivando al contatto, poi rivelatosi innocuo, ma facendogli perdere tempo. Liberatosi dell'italiano, Mansell comincia ad aumentare il proprio ritmo di gara, e al trentaquattresimo giro passaggio raggiunge Berger, cerca di attaccarlo all'esterno sulla salita che porta alla curva Villeneuve, ma la McLaren chiude la traiettoria, mandandolo fuori pista; il ferrarista riesce comunque a proseguire, ma poche tornate più tardi il motore della sua monoposto cede, surriscaldato a causa dei detriti e dalla terra penetrati al suo interno durante l'escursione fuoripista.

A questo punto, il ritiro di Mansell permette a Patrese di portarsi alle spalle di Berger; Riccardo comincia a girare molto rapidamente al punto da raggiungere il battistrada in poco tempo. Al cinquantunesimo giro, Patrese passa al comando, superando Berger alla Tosa tra l'entusiasmo del pubblico e conduce la gara fino al termine per andare a conquistare la prima vittoria dopo sette anni. Terzo sul podio c'è Alessandro Nannini, autore del giro più veloce al penultimo passaggio, e Prost, solo quarto.


A fine gara, Patrese appare visibilmente soddisfatto del successo conquistato e, a differenza di quanto accaduto nel 1983, quando dopo essere uscito di pista fu sommerso dai fischi dei tifosi italiani perché poco prima aveva preso la testa della corsa ai danni di Patrick Tambay che i ferraristi volevano vincente, viene applaudito dal pubblico presente.



Anche Nannini esprime la sua gioia per il risultato ottenuto, mentre Prost lamenta di essere stato danneggiato da un contatto con Alesi a inizio gara che lo ha costretto a cambiare strategia:

"Ho avuto le gomme compromesse da un contatto con Alesi subito all'inizio, erano come gomme dure, le avevo messe per non dovermi fermare a cambiarle, ne ho approfittato per mettere le altre, ormai era ora. Lo stesso incidente mi ha causato scompensi ai freni, tradottosi in logorio degli pneumatici, nonché problemi nel ritorno dell'acceleratore. Sono andato comunque benino quasi fino alla fine, quando lo spurgo dell'olio mi ha creato problemi alla frizione".


Ciò che tiene banco maggiormente al termine della gara è la polemica tra Mansell e Berger: il ferrarista accusa l'avversario di aver fatto una manovra scorretta che gli è costata una probabile vittoria, mentre l'austriaco dice di avere agito regolarmente, e di non sentirsi minimamente responsabile dell'accaduto. Non segue comunque alcun provvedimento nei confronti dei piloti, e il tutto viene considerato un normale incidente di gara.


Sono ancora tempi duri per la Ferrari. In vista della gara successiva a Montecarlo, lo stesso Prost spegne le speranze di rivalsa:


"Vedo male le nostre macchine su questo circuito, le McLaren e le Williams sono favorite".


E infatti al venerdì, Senna rifila più di un secondo a Berger, il quale dispone della stessa macchina e dello stesso motore, e un secondo e mezzo a Jean Alesi, che con le gomme Pirelli vola.

Ovviamente, come spesso accade, non mancano i commenti contro la prestazione di Ayrton, vuoi per invidia o per malizia, di alcuni colleghi:


"E' stato l'unico a trovare un giro pulito, un giro vuoto, senza macchine in pista a ingombrare l'asfalto. Ha delle gomme fantastiche, fin troppo performanti".


Ad onor del vero, anche Senna ha avuto il suo bel daffare a superare i colleghi che vanno a passeggio:

"E poi ho anche sbagliato marcia prima di una curva".


Chi si lamenta delle gomme è soprattutto la Ferrari, dato che i compound da qualifica continuano a non lavorare come si deve, e se a Monaco non si parte in buona posizione sulla griglia è un disastro, perché rimontare è un'impresa impossibile. Fortunatamente, Prost al venerdì registra un ottimo quarto posto col motore vecchio e con le chiacchierate gomme da qualifica:


"Sabato quasi sicuramente utilizzeremo i motori nuovi che potranno darci un margine in più per migliorare ancora. Con le gomme da gara abbiamo fatto quasi gli stessi tempi che con quelle da qualifica. Vorrei proprio vedere che tempi sono in grado di fare le altre macchine con le gomme da corsa".


Il sabato avviene il miracolo. Su una pista che si annunciava essere ostica per la Ferrari, Prost parte in prima fila, otto metri dietro Senna, che facendo numeri da circo ha conservato la pole position del Gran Premio di Monaco:

"C'era quello che viene chiamato il nuovo motore, che poi è nuovo fino a un certo punto, anzi non lo è ma lo potrebbe diventare, insomma fate voi. Il punto importante è questo: una macchina va bene quando tutte le sue componenti vanno bene. Oggi evidentemente il motore è andato come doveva andare e tutto ha funzionato a dovere. In gara però non utilizzeremo questo motore, non siamo ancora pronti, ma questo non è un problema. Col motore da gara e gli assetti da gara la Ferrari va già benissimo, meglio di tante altre".


Dice l'ing. Pierguido Castelli, responsabile tecnico della Ferrari.

Resta il problema Mansell, dato che con la stessa macchina e lo stesso motore, tranne ovviamente le differenze sul set-up volute dal pilota stesso, come ad esempio la ripartizione delle marce, il suo settimo posto lascia perplessi anche i dirigenti della Ferrari. Nigel insiste nel voler usare il cambio a sette marce, mentre Prost ha scelto quello a sei marce.


In Ferrari la questione piloti appare piuttosto ambigua. Pochi giorni prima, Mansell si è pubblicamente lamentato, sostenendo che Prost gli copi tutto, mandando i suoi tecnici a sbirciare di sottecchi (viene però quantomeno il dubbio, dato che Prost fa sempre il contrario del britannico, e a quanto pare lo fa bene), prima di aggiungere:


"Vedrete che mi manderanno via dicendo che sono sempre il più lento".


Va anche peggio in gara, dato che Mansell deve fermarsi a causa di problemi alla batteria, fatto questo che certo non aiuta a migliorare l'umore. Il ritiro di Prost poi, rende la domenica monegasca un vero e proprio incubo per la Rossa.


Al via della corsa, Ayrton mantiene la testa, seguito da Prost, ma alla curva Mirabeau Haute Jean Alesi, con una manovra audace, supera Prost che d'istinto allarga; Berger non se ne avvede e tampona la Ferrari. Anche la Brabham di Modena subisce dei danni nella mischia e rimane ferma.


Il tracciato è bloccato e la gara deve essere sospesa. L'austriaco ed il campione del mondo in carica devono partire con il muletto, ma la vettura di riserva Ferrari è preparata per Mansell, e ha quindi il cambio a sette rapporti.


Al secondo via tutto si svolge regolarmente e Senna mantiene ancora la testa della corsa davanti a Prost, Alesi, Berger, Patrese e Boutsen.


Dopo trenta giri, l'uscita di scena di Prost, la cui batteria esplode:


"A un certo punto il cambio elettronico si è come indurito, quasi bloccato. Poi il motore ha perso potenza. Poi la batteria è come scoppiata. Sono arrivato al box a motore spento. Mi era finito dell'acido della batteria sulle mani, le ho portate agli occhi per togliere gocce di sudore e ho avvertito del bruciore, il medico mi ha ordinato subito di lavarle".


Al trentacinquesimo passaggio, Piquet esce di pista poco prima del tornante del Loews; per ripartire deve essere spinto dai commissari e questo gli costa la squalifica. Con Senna ancora stabilmente in testa e Alesi e Berger in lotta per la seconda posizione, si mette ancora in luce Mansell, che si porta al quarto posto dopo aver sopravanzato Warwick e Boutsen; questo prima del suddetto ritiro.



Gli inconvenienti delle batterie Ferrari, inusuali in Formula 1, sono probabilmente causati dall'eccessiva richiesta di corrente del cambio elettro-idraulico, continuamente sollecitato a Montecarlo, specialmente nella versione a sette rapporti che anche Prost alla fine è stato costretto a usare.

Nelle ultime fasi di gara Senna rallenta, permettendo ad Alesi e Berger di avvicinarglisi, ma ottiene agevolmente la sua terza vittoria in carriera a Monaco.


Al brasiliano è andato tutto benissimo: il ritiro di Prost, le due partenze senza incidenti, lo scampato pericolo quando Warwick si è messo di traverso mentre stava per passare, e il finale con il motore che perdeva potenza, cosa che però non gli ha impedito di conquistare il suo ventiduesimo successo in carriera:


"Sì, sono felice perché questa è stata una bella vittoria. Quello di Montecarlo è un Gran Premio che paga molto l'ambizione di un pilota. Una corsa sempre difficile per l'impegno che richiede il circuito, i doppiaggi, la concentrazione massima".

"In partenza sono riuscito ad infilarmi nella parte della pista che non era scivolosa. Quando, la prima volta, ho visto la bandiera rossa che segnava l'interruzione, quasi mi veniva un colpo. Tutto da rifare. Per fortuna è andata bene. Poi la mancata collisione con la Lotus di Warwick. E' successo alle Piscine. Ho visto un segnalatore che con la bandiera mi faceva segno come di stringere la traiettoria, sono andato ad intuito ed ho allargato. Sono passato per un centimetro. Io rispetto la gente che fa questo mestiere, ma quello là ha sbagliato grosso, gli ho urlato contro tutta la mia rabbia. Poteva rovinarmi la corsa. La Lotus era intraversata sulla strada, sarebbe stata una collisione tremenda e dietro arrivavano Alesi e Berger".

"Nel finale c'era un calo di potenza del motore, ho rallentato, ma ero in sicurezza. Avevo impostato la corsa sul ritmo ed ho continuato a guidare al risparmio, fino a passare il traguardo. Adesso il campionato si mette abbastanza bene, anche se è ancora molto lungo".


"I giapponesi mi dovranno dire perché il propulsore nelle fasi finali della corsa non funzionava bene. Sono convinto che si sia raggiunto il limite estremo di sfruttamento. E i nostri rivali hanno ancora un margine di miglioramento. In luglio a Silverstone proverò il nuovo dodici cilindri Honda. Non era prevista una utilizzazione di questo motore nel corso della stagione. Credo però che forse bisognerà fare uno sforzo, cercare di prepararci a un rapido cambiamento prima della fine del campionato se non vorremo andare incontro a delusioni".


Alain, invece, recrimina per una gara che avrebbe potuto secondo lui, tranquillamente vincere:


"Peccato, la mia monoposto era fantastica. Durante il warm-up ho sentito che il successo era alla mia portata. E, soprattutto alla luce di quanto è avvenuto poi in gara, con i problemi che ha avuto Senna nel finale, non credo che Alesi e Berger avrebbero potuto raggiungermi. Purtroppo è successo quello che tutti avete visto: ho dovuto correre con la vettura di riserva che era adattata per Mansell ed appena ritoccata in pochi minuti. Sono riuscito malgrado ciò a mantenere saldamente la seconda posizione. Nigel è incappato in un incidente, ha perso oltre un minuto, è passato da quarto a sedicesimo ed era già risalito al quarto posto".


"Questo significa che le prestazioni ci sono, che siamo competitivi. Ma ho la convinzione che siamo sulla strada giusta. Forse incapperemo ancora in qualche incidente di percorso, ma la Ferrari adesso è all'altezza della McLaren. E' il momento in cui bisogna stringere i denti, continuare a lavorare, scoprire gli ultimi piccoli difetti. Poi ci prenderemo delle grosse soddisfazioni. Sono in Formula Uno da molto tempo e so quando viene il momento in cui è possibile vincere. Abbiamo perso punti preziosi, ma il campionato è lungo e Senna non ha ancora vinto il mondiale".

Il lunedì mattina successivo alla gara, Ayrton si alza tardi: ha fatto le ore piccole al tradizionale Gala dei Ranieri, dove gli sono stati riservati grandi festeggiamenti. Pantaloncini corti e T-shirt scura, si è affacciato dalla terrazza del suo bellissimo appartamento all'ultimo piano del condominio di Avenue de la Princesse Grace ed ha guardato in un panorama a centottanta gradi, la rocca, il lungomare, ed una parte del circuito dove si è imposto per la terza volta. Anche se solo alla quarta gara in calendario, Ayrton è leader del campionato con tredici punti, +1 su Prost e Berger.


Alla vigilia del Gran Premio del Canada due settimane dopo, la Honda corre ai ripari dopo le difficoltà emerse nel Gran Premio di Monte Carlo. Non contenti di aver vinto due delle quattro gare già disputate, di aver conquistato la pole position in tutt'e quattro, e di essere in testa ad entrambe le classifiche mondiali, la Casa giapponese si è mostrata preoccupata dalle difficoltà accusate da Senna a Montecarlo, dove pur vincendo ha rischiato di perdere la testa della corsa a causa di un calo di potenza del suo dieci cilindri. A tal proposito, Osamu Goto, responsabile tecnico del programma Formula 1 della Honda, dichiara:


"Abbiamo accelerato il programma di messa a punto del nuovo motore a dodici cilindri. Senna lo proverà in pista entro la fine di Giugno".


La Ferrari invece si presenta a Montreal con la certezza di aver superato le difficoltà di Montecarlo. I misteriosi guasti alle batterie hanno trovato una spiegazione e non dovrebbero più ripetersi. Da tenere in conto c'è anche il record stabilito in Francia da Prost, durante i test privati; un record che la McLaren di Senna non è riuscita ad avvicinare.


Del tutto irrisolto invece, rimane il problema delle gomme da qualifica. Il nuovo tipo di pneumatici sperimentato il 29 Maggio in Francia si è rivelato addirittura peggiore del vecchio tipo, cosicché la Ferrari continua ad avere velocità soltanto con le gomme da gara.


Al venerdì, come di consueto, Senna e Berger sono in testa alla classifica dopo la prima tornata di prove ufficiali, ma la Ferrari comincia subito bene con Prost piazzatosi al terzo posto a pochi decimi dai due piloti della McLaren. Mansell invece deve accontentarsi del settimo posto.


Il venerdì pomeriggio canadese si colora per via di un'affermazione polemica di Alain nei confronti del circuito di Montreal, giudicata troppo sporca e pericolosa. Prost se la prende soprattutto con Ecclestone, che a suo dire non sta lavorando per il prestigio della Formula 1.

Ma non è tutto.


Un giornale canadese, proprio quel giorno, riporta una frase di Bernie secondo il quale la Formula 1 è una piccola mafia, e aggiunge nel titolo Lo dice don Ecclestone.


Parafrasando questo titolo, Prost aggiunge nelle sue argomentazioni che forse una mafia c'è davvero in questo sport, altrimenti non si capisce perché si debba correre su una pista malfatta come questa, che il francese si augura possa essere abolita a partire dall'anno successivo.


L'altra notizia del giorno è che il mago John Barnard, dopo l'esperienza deludente con la Ferrari, sembra rinato. Flavio Briatore, direttore sportivo della Benetton, dichiara a riguardo:


"La mattina alle otto è già alla sua scrivania e chiama tutti a raccolta per il primo meeting. Un giorno John mi ha raccontato una cosa, in genere non parla volentieri del suo periodo alla Ferrari. Mi ha detto che facevano anche a Maranello i meeting tecnici in cui decidevano le cose da fare o da non fare, e la mattina dopo trovava tutto spiattellato per filo e per segno sui giornali italiani. Com'è possibile, mi ha detto, nessuno di noi ha parlato con nessuno. Che ci siano delle talpe o delle microspie dentro la Ferrari?"


Poi Briatore prosegue, e sul personaggio Barnard viene fuori un aspetto curioso che all'epoca Ferrari era stato accuratamente occultato:


"Barnard non sa disegnare. Passa l'intera mattinata sedendosi su uno sgabello vicino ai disegnatori e ad ognuno dice fai così, arrotonda là, più inclinato da quella parte, correggi di qua, eccetera. Lui da solo non saprebbe da dove cominciare. Certo è un po' lento, ma la cosa straordinaria è che in ogni momento lui ha una visione globale dell'intera vettura che deve ancora nascere".


"Con i motori del prossimo anno ci vorrà molta più benzina. Il problema è dove metterla. Davanti al serbatoio c'è il pilota, dietro il motore, sotto l'asfalto, ai lati è proibito mettere benzina. Non resta che alzare i serbatoi e spostare il baricentro più in alto. Un grosso guaio, non tanto per noi che abbiamo un otto cilindri ma per gli altri che hanno i dodici cilindri, cioè motori molto lunghi che rubano spazio. Noi oggi ce la caviamo con centonovantacinque litri, quelli ne devono imbarcare duecentoquaranta e l'anno prossimo su certi circuiti avranno bisogno di portarsi dietro duecentosessanta litri".


Una frase, quest'ultima, che spiegherà molte cose riguardo alla Ferrari, che stranamente perderà di colpo tutta la sua velocità.


Intanto, a Montreal, il sabato piove, quindi in qualifica si mantengono le posizioni registrate al venerdì. Alain, che già dopo le prove del venerdì si era lamentato per le condizioni del circuito, dopo la giornata di sabato confida che se le condizioni non lo avessero bloccato, molto probabilmente avrebbe potuto far registrare il tempo migliore:

"Venerdì potevo fare la pole position. Ho superato quattro vetture nel mio giro più veloce, non avevo provato nella mattinata le gomme da qualificazione, e avevo una fessura nella presa d'aria del motore che certo non mi ha aiutato. Siamo competitivi. Manca purtroppo l'affidabilità assoluta e questo, sul piano pratico e psicologico, è il problema maggiore per noi. Se non succederanno imprevisti, non ci saranno limiti per un risultato positivo".


La risposta di Ayrton, seppur carica di emozione, non si fa attendere:


"La nostra McLaren non è perfetta, ma è sempre una vettura che offre garanzie per vincere. Non devi pensare agli altri, ai rivali, ma a te stesso. Sono religioso e questo mi aiuta. Nelle Sacre Scritture non è detto che uno debba emergere a tutti i costi, ma si indica che uno può e deve metterei a frutto il proprio talento e fare del suo meglio. Il mio meglio è vincere le corse".


"Sul piano strettamente psicologico è più difficile essere solo contro tutti, ma diciamo che è anche stimolante. E poi io non sono mai solo, neanche nella mia monoposto".


Il giorno successivo, anche la gara si svolge su un circuito umido, e questo comporta diverse uscite di pista, tra cui quelle di Nannini, Alesi e Boutsen, vincitore dell'edizione precedente del Gran Premio canadese. Carne a cuocere per le lamentele di Alain, che prima dell'inizio della corsa esclama:


"Non è giusto guidare in certe condizioni, quando il controllo delle vetture è impossibile e la visibilità nulla. Il rischio va oltre i limiti delle capacità di un pilota, bisogna solo essere incoscienti per accettare di partire. Lo stesso Senna ad Adelaide nell'ultima gara della stagione '89, ha rischiato molto tamponando la Brabham di Brundle. Su questa pista, poi, sporca e piena di rivoli d'acqua fangosa, correre quando piove è follia".


Purtroppo per lui, in gara Prost andrà incontro ad un banale inconveniente con le prese di raffreddamento dei freni, che gli impediranno di attaccare i piloti che giungeranno al traguardo poco distanti da lui, ed è solo quinto a fine gara.



Inoltre, il vincitore della corsa, Berger, viene penalizzato di un minuto per partenza anticipata, consegnando così la vittoria al compagno di squadra Senna; oltre al danno, la beffa di vedere il rivale trionfare a tavolino.


Afferma Senna ai giornalisti:


"E' stata una gara durissima. Ho rotto ancora una volta la prima marcia quando mi sono fermato per cambiare le gomme, temevo che succedesse qualcosa di grave, di non riuscire più a ripartire. E' vero che negli ultimi anni nessun pilota era riuscito ad avere un vantaggio così ampio in classifica dopo le prime cinque gare. Ma il campionato è lungo e la Benetton sta venendo fuori forte".


Meno stanco ma decisamente nervoso Prost:

"Sin dai primi giri ho avuto problemi con i freni che si surriscaldavano, perché ai box si erano dimenticati di togliere i nastri isolanti alle prese d'aria. Per questo motivo non ho mai potuto rischiare più di tanto e sono stato costretto a subire l'iniziativa dei rivali. Peccato, ancora una volta, potevamo fare molto meglio. La Ferrari non ha più l'abitudine a vincere, deve ritrovare una certa mentalità e la concentrazione giusta".


Così, Senna vola a 31 punti nel campionato piloti, davanti al compagno di squadra con 19 punti, mentre Prost, con soli 14 punti all'attivo, paga già un deficit di punti importante dal leader, in un inizio di stagione fatto di un solo acuto, quello in Brasile, e qualche difficoltà di troppo nell’adattarsi alla F641/2 corretta da Enrique Scalabroni.


È ora di reagire.


Sono passate solamente cinque gare, ma per Alain è già il momento della verità: deve rispondere subito a Senna per evitare che la fuga di quest’ultimo possa concretizzarsi, così come la Ferrari è chiamata a reagire sul piano tecnico nella battaglia con la McLaren.


È proprio per queste ragioni che il week-end di gara di fine giugno all’autodromo Hermanos Rodrìguez di Città del Messico rappresenta uno snodo importante per la stagione. Le qualifiche però sembrano presagire un altro fine settimana di grande crisi per Prost, che fatica tantissimo sotto la pioggia messicana ed è addirittura tredicesimo, distante quasi due secondi dal poleman Berger, il quale porta avanti l’egemonia McLaren in qualifica: sei su sei in stagione, rispettivamente quattro per Senna e due per l’austriaco. Senna, per l’appunto, è solo terzo, preceduto da Patrese e seguito dall’altra Ferrari di Nigel Mansell.


Per la gara, l'incognita che può scombinare un po' le carte è la durata, nonché l’effettiva prestazione, delle gomme, punti interrogativi sia per Pirelli che per Goodyear; è giusto su questo fattore che Prost si focalizza per costruire il suo capolavoro della domenica, in seguito alle pessime qualifiche.


Al via Patrese e Senna sfruttano al meglio un’indecisione di Berger e lo scavalcano, ma il momento di gloria dell’italiano dura poco, dato che è immediatamente risucchiato dalle due inseguitrici biancorosse, che non perdono tempo e si danno alla fuga. La prima avvisaglia che qualcosa non stia andando per il verso giusto è il pit-stop prematuro di Berger, ai box per il cambio gomme quando si è soltanto nel corso del giro numero tredici. Al muretto box McLaren valutano l’eccessivo consumo come una conseguenza dello stile di guida troppo aggressivo di Berger, perciò scelgono di far proseguire Senna senza effettuare il cambio di gomme anche sulla sua vettura.


Chi invece va a nozze con le condizioni della pista e con gli pneumatici da gara è la Ferrari, che con i suoi due alfieri infuoca la domenica messicana: Mansell si porta in seconda posizione in seguito al sorpasso, tra gli altri, inflitto all'odiato ex compagno di squadra ai tempi della Williams, Nelson Piquet; Prost inizialmente è cauto sulle sue gomme, non vuole per nessuna ragione al mondo sfruttarle in modo eccessivo da rischiare di rovinarle, e dà inizio alla sua spettacolare rimonta con qualche giro di ritardo.


Alain diventa inarrestabile, supera tutti con una facilità disarmante, fino a che a quindici giri dal termine aggancia proprio Mansell, l’unico ostacolo a frapporsi tra lui e Senna, che nel frattempo fatica e non poco nella gestione delle sue gomme Goodyear da gara.



Se il primo tentativo non va a buon fine, il giro successivo, approfittando anche di un doppiaggio che disturba il britannico, Prost completa un sorpasso fondamentale non soltanto per imporre con forza delle determinate gerarchie che lo vedono leader all’interno del team, ma anche per mettersi a caccia del primo posto, adesso tutt'altro che un miraggio.


Bastano pochi giri infatti e si forma la coppia, anzi il terzetto di testa, poiché Mansell riesce a non perdere contatto col transalpino. C’è poco da fare però per Senna, che ha provato a non effettuare nessuna sosta ai box al fine di non perdere posizioni, e si ritrova a guidare ora un'auto instabile: Prost non ha alcun problema a sbarazzarsene, esattamente come Mansell.


La delusione per aver perso la vittoria diventa ancor più cocente per Ayrton quando a tre giri dal termine la gomma posteriore destra della sua McLaren esplode, e non gli rimane altro da fare se non parcheggiarla in una zona sicura della pista. Ma avendo completato almeno il 90% dei giri, Senna viene comunque classificato come ventesimo al traguardo, che diventa così il suo peggior risultato in carriera.



La gara offre parallelamente ulteriori emozioni, poiché Mansell e Berger (quest’ultimo in rimonta dopo la sosta forzata) danno vita ad una fantastica battaglia valevole per il secondo ed il terzo gradino del podio, vinta alla fine dal ferrarista, protagonista di una memorabile manovra di sorpasso all'esterno sull'austriaco, incapace di avere la meglio nonostante abbia pneumatici più freschi.


Alain taglia il traguardo per primo, accompagnato da un'esplosione di gioia incredibile che serve a scaricare non solo la tensione di una gara bellissima, spettacolare, incerta, ma anche a rimuovere le angosce di una stagione iniziata male, escludendo la vittoria in Brasile. I tecnici della Ferrari, tutti schierati sul muretto dei box, sventolano bandiere, mentre la folla agita i vessilli di Maranello. Poi, a seguire, le solite ma mai banali scene di commozione e gli spruzzi di champagne.


Conclusa la cerimonia del podio, il vincitore, parlando della gara, dice:


"Partivo indietro e ho dovuto fare una scelta rischiosa, montare un alettone piccolo che mi ha permesso di avere una maggiore velocità di punta in rettifilo per i sorpassi. Mi sono subito reso conto che andava bene. Ero più rapido di Mansell. Credo di avere vinto la gara nella messa a punto. La squadra ha fatto un lavoro incredibile in un momento di pressione tremenda. Il risultato è fantastico, inoltre la prossima settimana avremo il nuovo motore. Adesso otto punti di svantaggio in campionato non sono molti, anche se Senna resta il favorito. La McLaren ha sempre il vantaggio di essere più veloce nelle qualificazioni".


"Dopo una decina di giri ero fiducioso. A metà corsa, accorgendomi che sul giro ero più veloce di Senna, ho forzato al massimo. Ero sicuro. Non mi sono accorto che lui aveva dei problemi con le gomme, la sua vettura mi sembrava stabile. Comunque, se non si è fermato a cambiarle, sono affari suoi".


"Ho studiato per tre giorni la pressione delle gomme: era necessario trovare il valore giusto per non rovinarle. E anche l'alettone è stato azzeccato: abbiamo persino calcolato la pressione atmosferica con le nuvole, cioè con l'ambiente che abbiamo trovato in gara. Se ci fosse stato il sole, avrei preso un'ala ancora più piccola. Poi ho usato un cambio che ha innesti più rapidi".


"Spero che il nuovo motore ci dia più potenza. E intanto cercheremo di affinare la vettura. Bisogna lavorare. Se Mansell toglierà dei punti ai miei rivali sarà di grande aiuto".


Sul fronte opposto, un deluso Senna parla della sua sventura con gli pneumatici:


"Mancavano venticinque giri alla fine, quando ho sentito la vettura diventare instabile, e ho pensato di avere un problema alle gomme. Allora ho avvertito via radio i box che volevo rientrare per cambiarle. La prima volta non mi hanno sentito, la seconda mi hanno risposto di rimanere in pista. Forse hanno pensato che avrei rischiato anche di perdere il terzo posto. In parte è stato un mio errore accettare quella decisione. Dovevo prendere l'iniziativa e fermarmi. Diciamo che la colpa è mia e della squadra".


"Il campionato forse è più aperto, più duro per noi. Ma ho all'attivo tre vittorie e i migliori risultati. Sono sempre stato in testa nelle sei gare che sinora abbiamo disputato. Per noi sarà più facile nelle prossime corse, a Le Castellet e Silverstone".


Anche Ron Dennis ammette che c'è stato un malinteso nel gestire la corsa di Senna:


"Abbiamo sbagliato, anche se il ritiro finale di Senna è stato causato da una foratura, piuttosto che da una scelta errata di gomme. Un frammento di metallo si è inserito nella carcassa dello pneumatico, facendo uscire l'aria poco a poco. Avevo pensato che non avrebbe avuto problemi. Con dieci giri ancora a disposizione ritenevo più opportuno consolidare la terza posizione piuttosto che tornare al box. Amen, non si può sempre vincere".


E la Honda? Semplicemente, per bocca di Osamu Goto, prende le distanze dalla sconfitta:


"Non c'è nulla che si possa dire dal nostro punto di vista. La gara è stata decisa dalle gomme. I nostri propulsori sono al livello di quelli Ferrari. Anzi, col 10 cilindri non siamo neppure al massimo dello sviluppo. Non ci rimproveriamo nulla. Nelle prossime due gare avremo dei motori evoluti per circuiti veloci che potrebbero darci nuovamente qualche vantaggio".


In uno dei Gran Premi del Messico più emozionanti di sempre, arriva la reazione che serviva da parte della Ferrari, resa ancora più importante dal ritiro di Senna, fermo a 31 punti e seguito ora dallo strabiliante Prost a 23, secondo in classifica a pari merito con Berger.


Il Gran Premio di Francia arriva con tempismo perfetto per Alain, deciso a rosicchiare altri punti nel suo Gran Premio di casa. Il Messico ha rinvigorito gli animi del team di Maranello, ed è lo stesso Prost a trasmettere questa energia:


"L'occasione è ghiotta per la Ferrari. Tutto combacia alla perfezione. La vettura è in crescita, ormai vicinissima alla McLaren, e quella di Le Castellet è la mia pista preferita, dove fra l'altro alla fine di maggio ho fatto registrare il record ufficioso del circuito in 1:03.81. Insomma siamo pronti per una svolta decisiva del campionato. Domenica potrei essere molto vicino a Senna, e soprattutto eguagliare il suo numero di vittorie stagionali. Sono molto concentrato, determinato, come se fosse la giornata più importante della mia carriera".


"La McLaren è sempre la squadra da battere, non ci sono dubbi. Ha sette vite come i gatti, un potenziale notevole. Tuttavia la sconfitta del Messico potrebbe avere insinuato dei timori nel team. Anche in Formula 1 il morale, la guerra psicologica può avere un peso determinante. Quando ci si sente addosso il fiato dei rivali si è naturalmente portati a prendere dei rischi. Guardate cosa è successo nell'ultima gara: Senna e Berger sono partiti come forsennati, hanno cercato un ritmo impossibile con il risultato di rovinare gli pneumatici molto prima di noi. Questo può essere un segnale allarmante per loro, anche se, lo ripeto, ritengo che siano ancora i più forti. Hanno l'arma dell'affidabilità che per la Ferrari rimane un'incognita. E' vero che nelle ultime due prove siamo sempre arrivati al traguardo con due vetture, ma è anche chiaro che si trattava di gare che non hanno messo a durissima prova gli organi meccanici. Se avremo una conferma anche in questo campo però, per i nostri rivali sarà molto dura".

La Pole di Mansell in 1'04"402 sul breve circuito del Paul Ricard mette la parola fine al filotto di pole position della scuderia di Woking, che però è sempre e comunque lì, in seconda posizione con Berger e in terza con Senna. Prost dal canto suo fatica a trovare il feeling necessario per trovare quel guizzo necessario per avvicinarsi a chi gli è davanti, ed è quarto a tre decimi dalla pole del compagno:


"Partire in seconda fila va benissimo su un circuito veloce come questo. Sono sicuro di poter vincere ma sento che una Ferrari così può vincere tutti i prossimi Gran Premi. Abbiamo fatto un lavoro immenso sui motori da prove e su quelli da gara, sulla affidabilità, sulla ricerca di potenza, sugli assetti della macchina. Ecco, in gara ci sarà solo il problema delle gomme. L'asfalto qui è molto abrasivo e dunque scegliere le gomme giuste sarà determinante".


In Ferrari, intanto, Enrique Scalabroni è stato licenziato, mentre alla McLaren, com'è facilmente ipotizzabile, non sono per nulla contenti della mancanza di velocità in prova, ma sono convinti di poter recuperare in gara. O almeno questo è quello che pensa Ron Dennis:


"Quando ho capito che non c'era nulla da fare abbiamo preferito lavorare in vista della gara e Ayrton in effetti ha messo a punto la macchina per domani".


La McLaren fa parlare di sé anche per un curioso episodio accaduto nella mattinata prima delle prove. Una circostanza, questa, che dà la misura di come la sfida fra le grandi Case sia vivace in Formula 1. I meccanici della Ferrari si accorgono della presenza di un tecnico della Honda, in divisa, che piazzato davanti ai loro box, con penna e taccuino, segna accuratamente tutto ciò che avviene: scelta di gomme, modifiche tecniche, uscite e rientri di Prost e Mansell, con tanto di orari scrupolosamente annotati.


I foglietti sono stati requisiti all'esterrefatto giapponese fra sorrisi e ammiccamenti, mentre l'ingegner Visconti, uno dei responsabili tecnici della Ferrari, in borghese, adocchiava quanto avveniva alla McLaren, avendo però almeno il pudore di non prendere appunti.


Chi si fa notare in positivo sul Paul Ricard è la piccola Leyton House progettata da un certo Adrian Newey, già partente verso la Williams essendo stato scaricato proprio dalla sua ex squadra; dopo non essere neanche stati in grado di partecipare alle qualifiche in Messico, Ivan Capelli si piazza in una discreta settima posizione, mentre il brasiliano Gugelmin è decimo.


Diversamente dal Messico stavolta Gerhard Berger è felino nello scatto e va in testa, portandosi dietro nell'ordine Mansell, Senna, Nannini, Patrese e Prost, sornione allo spegnimento delle luci rosse. Il gran caldo causa anche qui un repentino consumo delle gomme, di conseguenza tutti devono forzatamente rientrare ai box per sostituirle.

Tutti tranne le due Leyton House, il cui pacchetto aerodinamico sfrutta al meglio la conformazione del tracciato francese e permette ai due piloti di gestire al meglio le Goodyear.



Nel gioco dei pit-stop perdono molto tempo le due McLaren, che devono cedere il passo a Prost, il quale ha anticipato la sosta rispetto agli altri per ravvivare una gara fino a quel momento opaca per lui.


Ancora una volta Alain, attraverso la sua geniale visione di gara, ricorda a chi se ne fosse dimenticato perché viene soprannominato Il Professore.


I sogni di gloria delle due Leyton vanno in frantumi a causa del V8 Judd, che tradisce sia Gugelmin a pochissimi giri dal termine mentre era terzo, forzandolo a ritirarsi, sia Capelli, che incontra problemi in misura meno grave rispetto al compagno di squadra, ma ad ogni modo sufficienti per farsi raggiungere e superare da Prost a tre tornate dalla bandiera a scacchi.



Poco male per il milanese, che conquista il suo terzo podio in carriera, il primo per la Leyton House, mentre la Ferrari festeggia la vittoria numero cento della storia. Ayrton, invece, limita i danni ed è terzo, ma il suo vantaggio in classifica si riduce a soli tre punti.


Prost, dopo esser salito sul podio, aver stretto la mano a Ivan Capelli e non aver degnato di uno sguardo Ayrton, esplode di gioia con i giornalisti:


"E' la quinta volta che vinco il Gran Premio di Francia. E che questa affermazione sia coincisa con il centesimo successo della Ferrari è semplicemente fantastico, favoloso. Ma è stata forse una delle prove più sofferte. Sono partito con calma. Avevo anche previsto di perdere qualche posizione in partenza per evitare collisioni. Poi ho fatto di tutto per riportarmi sui primi. Avevo scelto gomme tenere e non potevo forzare all'inizio: pensavo di non fermarmi a cambiarle. Ma sono stato bloccato a lungo da Patrese e le ho rovinate. Sosta obbligata".


"Quando sono arrivato dietro a Capelli ho stretto i denti, il secondo posto non mi bastava. Ma era assai complicato tentare il sorpasso: dovevo passarlo, ma non potevo stargli troppo attaccato perché nella scia della Leyton House la mia vettura si scomponeva in quanto l'aerodinamica veniva compromessa. Così ho dovuto studiare tutto nei minimi particolari. Ero più veloce di Capelli ed è anche andata bene perché a tre quarti della gara si è staccato un pezzo di battistrada lungo un 25 centimetri e la ruota posteriore sinistra vibrava".

"Questa è una vittoria che dona piena serenità e fiducia alla squadra. Poi è un buon passo avanti in classifica anche se il campionato è ancora lungo. A Silverstone domenica prossima dovremmo essere competitivi. Mansell, che lì ha fatto dei test, mi ha detto che la vettura andava molto bene. Le premesse sono buone, ma non credo che dobbiamo illuderci. Qui c'è sempre da lavorare per migliorare. Avete visto come è andata alla Leyton House. Adesso debbo smettere di partire nelle file di rincalzo, è un handicap troppo pesante".


E a questo punto Alain si lascia andare a una leggera stoccatina nei confronti del suo ex team:


"In McLaren si vede che manca qualcuno che sia capace di mettere bene a punto le vetture, anche se la Honda ha ancora un piccolo vantaggio in accelerazione, ma presto dovremmo avere il motore nuovo".


Quindi Alain saluta tutti e va a chiudersi nel pullman con i tecnici, per dettare l'elenco delle cose da fare per Silverstone.


Atmosfera ben diversa è quella che ora si respira alla McLaren, dove Ron Dennis si esprime senza peli sulla lingua, accusando il lavoro dei meccanici:


"E' stata una corsa che ha avuto come protagoniste le gomme; altre due vetture hanno fatto i cambi meglio di noi".


Parole a cui fa eco Osamu Goto, che non perde occasione per elogiare i suoi motori:

"Con questo caldo i nostri motori hanno funzionato molto bene. Ma la Formula 1 è diventata molto competitiva e noi faremo di tutto dopo ogni gara per aumentare le potenze".


Dulcis in fundo, Senna, nervoso come un leone in gabbia, se la prende con gli pneumatici:


"Nei primi giri ero più veloce di Berger. Ma lui aveva un alettone più piccolo e allungava nei rettilinei. In conclusione però è stato il pit-stop per il cambio delle gomme a farmi perdere la corsa. Il secondo set non andava bene. Ero partito con pneumatici duri e la vettura aveva un assetto apposito. Quando sono state montate quelle morbide, la tenuta era precaria. Spero che a Silverstone e Hockenheim le cose vadano decisamente meglio".


Giunto a Silverstone, ad Ayrton viene chiesto se per caso non sia preoccupato delle recenti prestazioni della Ferrari. Il pilota brasiliano risponde seccamente:


"Preoccupato? Non più di tanto. A questo punto possiamo solo fare meglio di quanto abbiamo fatto nelle ultime due gare".


Apparentemente tranquillo, Senna fa un accurato esame della situazione, con riferimento alla crisi - o presunta tale - della McLaren, spiegando il motivo per cui ritiene di avere perso in Francia, riprendendo il discorso di Dennis sui pit-stop:


"Non so se la Ferrari dispone di un materiale più adatto ad effettuare i cambi gomme: non sono un tecnico. Tuttavia è evidente che è sempre molto veloce in questa importante manovra. Siamo arrivati ad un punto tale di equilibrio che non si può più regalare nulla. E noi abbiamo buttato via manciate di secondi ai box".


Quando gli viene chiesto se il problema della momentanea mancanza di prestazioni derivi solo da un problema di gomme, Ayrton risponde:


"Non solo. Anche se è importante. Noi eravamo al top come vettura e motore nel 1988. Un complesso fantastico, superiore a tutti. A metà della passata stagione la Ferrari ha cominciato a progredire con il motore, in quanto il telaio era già ottimo. E la McLaren che aveva sopperito sino a quel momento alle carenze della vettura con il propulsore Honda, ha cominciato a perdere terreno. Nell'inverno i tecnici Ferrari hanno fatto ulteriori progressi. Ora siamo alla pari in fatto di motore, ma indietro con la vettura".


"La nostra vettura dovrebbe andare abbastanza bene a Silverstone. Nelle prove recenti non abbiamo segnato un gran tempo, ma questo non significa molto. Penso che saremo molto più veloci di allora. Si può anche vincere. Il mondiale è aperto, la Ferrari ha fatto notevoli progressi, la lotta è sul filo dei secondi. Nelle prossime corse avremo del materiale nuovo da collaudare, vedremo. Bisogna lavorare e sperare che molte cose vadano bene. Sul piano dell'affidabilità siamo ancora i più forti e questo è sempre un piccolo vantaggio. E' necessario non sprecare nulla".


Il 15 Luglio si corre in patria di Nigel Mansell, che non sta vivendo un periodo di forma eccezionale.


Reduce dal ritiro in Francia per un guasto meccanico, reso ancora più frustrante dal test anti-doping che lo trattiene per quarantacinque minuti al centro medico, il britannico arriva sul suo circuito di casa coi nervi a fior di pelle.


Alla fine della sessione di qualifiche del venerdì, Mansell esce velocemente dalla vettura, ha una discussione col suo ingegnere e poi, a bordo di uno scooter, scappa via evitando l’orda di giornalisti, dicendo loro:


Se volete sapere cosa è successo oggi, guardare la classifica. Io non ho altro da dire”.


Più che la classifica, che lo attesta provvisoriamente terzo dietro le McLaren, bisogna guardare alle velocità di punta, dove Mansell è più lento di Prost nonostante abbia deciso di montare un alettone posteriore che offrisse meno carico aerodinamico.

I giornalisti non si perdono in chiacchiere e subito sfornano articoli dove si accusa la Ferrari di favorire il campione in carica.


Il sabato, è lo stesso Mansell a spegnere il principio d’incendio da lui creato.


L’aria di casa infondo fa bene al Leone d’Inghilterra, autore di uno dei suoi migliori giri in carriera e della sua seconda pole position consecutiva, stavolta ottenuta con una superiorità schiacciante nel confronto con gli avversari. Senna questa volta non è rinunciatario come era stato il sabato precedente in Francia, ci prova a portar via la pole a Mansell, ma non riesce neanche ad avvicinarsi: è distante sei decimi.


Per rimediare alla sfuriata del giorno prima, Nigel spende parole d’elogio per il motore Ferrari:


Dedico questa pole position al mio Paese, ma la ragione per cui sono in pole è grazie alla potenza del motore Ferrari che mi ha spinto”.

Dopodiché, ammette di aver esagerato nella sua reazione il giorno precedente. Il suo show tuttavia, non è ancora finito.


La Ferrari ora è più veloce della McLaren. Questo grazie anche ai nuovi pneumatici Goodyear, che ora funzionano meglio, come dichiara Cesare Fiorio:


"Si, è vero, abbiamo risolto il problema delle gomme da qualifica che ci ha angustiato per tanto tempo. Cos'è accaduto? Beh, certamente la Goodyear ha cominciato a portare sui circuiti delle gomme diverse, niente di rivoluzionario ma quanto basta ad andare meglio. Ma ci sono ancora delle strane differenze tra gomma e gomma. Prendiamo Prost. Poteva fare anche lui la pole position ma non l'ha fatta a causa delle gomme".


Effettivamente gli pneumatici di Prost sono pieni di macchie e pezzi di gomma arrotolati, nonostante si parli del pilota che guida coi guanti di velluto, che più di tutti è gentile con le gomme. Ma Alain non sembra allarmato. Un tempo di qualifica più alto di nove decimi non sembra preoccuparlo troppo, infondo ha abituato da anni a prestazioni di tutt'altro tenore quando conta veramente farle, e cioè in gara. E' invece Mansell che sembra posseduto, e che adesso parla della sua prestazione:

"Credo sia stato il giro più veloce, più fantastico, più tutto della mia carriera", dichiara Nigel, che, sceso dalla macchina, cammina nervosamente su e giù per i box senza riuscire a frenare le emozioni di gioia, dopo che al venerdì era andato sotto il tendone della McLaren proprio per farsi vedere da quelli del suo team mentre parlava con gli avversari. Mansell sembra voler dire alla Ferrari: se non mi volete voi, c'è tanta gente che mi vuole, che mi corteggia, dunque decidetevi, o mi date i sei milioni di dollari che chiedo per il rinnovo del contratto, o me ne vado, non voglio restare alla Ferrari con la prospettiva di fare da autista a Prost. Ma è subito pronta la risposta di Fiorio e Fusaro, che sono andati a trovare Senna nel suo motorhome ostentando grande felicità al momento del commiato.


Tutte mosse di una lunga partita a scacchi per il rinnovo dei contratti.

Già dal Gran Premio del Brasile Cesare Fiorio aveva cominciato a discutere sui dettagli del contratto che avrebbero portato Senna in Ferrari. E successivamente, Cesare e Ayrton si erano rivisti a Montecarlo, dove in pratica era stato deciso tutto: mancava solo la formalizzazione del contratto, ma i due si erano solo stretti la mano prima di lasciarsi.

Tutto questo all'insaputa di Nigel quanto soprattutto di Prost!


Mentre Riccardo Patrese viene festeggiato perché a Silverstone disputerà la sua gara numero duecento in Formula 1 (palloncini giallo-neri della Renault, targhe ricordo, premi, torta, champagne e gran gavettone di Alboreto e Nannini), nel van della McLaren si svolge una riunione per analizzare la situazione. Sotto accusa è il telaio delle vetture di Senna e Berger, considerato instabile. In precedenza, il brasiliano aveva detto:


"Sapevo che sarebbe andata a finire così. Con il primo set di gomme ho riscontrato un terribile sottosterzo. Allora ho fatto montare un alettone più piccolo per aumentare almeno la velocità di punta, ma non è servito a nulla: a metà del secondo giro mi sono accorto che rischiavo di finire fuori pista e ho rallentato, spingendo solo nel finale. Ma non siamo ancora battuti".


La situazione si è ribaltata: adesso è il team anglo-giapponese che pare essere in crisi, proprio nel momento in cui Ron Dennis vorrebbe concludere la vicenda del contratto con Senna avendo il coltello dalla parte del manico.


Prost, rilassato, è apparso fiducioso:


"Mansell è stato superbo. Lui è velocissimo, quando vuole. Era davanti al proprio pubblico, è giusto che sia in pole. Io avevo due set di gomme da qualificazione: uno era mediocre, l'altro pessimo, tanto è vero che ho fatto un altro giro e gli pneumatici non si sono neppure scaldati. Ci sono delle differenze. Ma poco importa. Per la gara credo di essere messo bene".


"A questo punto debbo anche pensare ai punti per il mondiale. Lasciamo pure che gli altri si scannino per partire davanti. Certo, avrei preferito la seconda fila, ma qui non è impossibile superare. Dipende dalla messa a punto della vettura e dalla scelta delle gomme, che come al solito è molto delicata".


Nelle prime fasi di gara, a dare spettacolo sono proprio i due piloti che scattano dalla prima fila, Senna e Mansell. Il pilota brasiliano parte meglio e scavalca il ferrrarista, che non ci sta e al decimo giro sorpassa Ayrton alla chicane Woodcote.



Senna dunque prova a forzare per mantenersi in scia alla Ferrari, ma esagera e per la gioia di Prost va in testacoda, compromettendo di fatto le sue chance di vittoria.


Ma la gara ha ancora molto da dire.


Si sa, talvolta la Formula Uno sa essere uno sport crudele, che non guarda in faccia nessuno, neanche un pilota, nel caso Mansell, vittima di uno sfortunato inizio di stagione al quale va ad aggiungersi l’ascesa del nuovo arrivato dalla McLaren che ha già vinto tre gare, e può in maniera tale reclamare lo status di prima guida. Vincere in casa, dove ha già trionfato tre volte in passato, sarebbe il modo ideale per lasciarsi alle spalle le prime uscite e ripartire con una mente più libera.


E invece no, il fato ha deciso diversamente.


Heartbreak è il termine che userebbero gli inglesi per descrivere al meglio la gara di Mansell, che col passare dei giri deve fare i conti con problemi al solito cambio che non vuole saperne di dargli tregua da circa un anno e mezzo; Prost, che nel frattempo ha passato Berger, si è fatto sotto minacciosamente, il team order è quello di non attaccare per il momento il compagno di squadra, ma Alain sente l'odore del sangue e va in contravvenzione agli ordini di scuderia, andando a conquistare la leadership al giro quarantatré.


Pochi giri più tardi, la Ferrari numero 2 è parcheggiata fuoripista; Mansell è vicino agli spalti a regalare cimeli quali i guanti e la cuffia ai propri tifosi, per poi dichiarare poco dopo ai giornalisti la volontà di ritirarsi definitivamente alla fine dell’anno, e aiutare in questa stagione Prost a vincere il titolo, regalandosi nel frattempo qualche altra soddisfazione personale.



L'annuncio del ritiro di Mansell coglie di sorpresa la Ferrari, che nel frattempo sta celebrando la terza vittoria consecutiva di Prost. Cesare Fiorio, interpellato in merito, ha dovuto sottoporsi nuovamente al fuoco di fila delle domande:


"Cosa volete che vi dica? Cercheremo di fargli cambiare idea. Gli telefonerò a casa, ma dateci anche il tempo di capire. Sono passati solo quindici minuti da quando ha detto che avrebbe lasciato le corse a fine anno. Gli parlerò con calma. Se non riusciremo a convincerlo, tuttavia, sarà una grande perdita per la Formula Uno perché è un pilota di notevole valore. L'eventuale sostituto? Per questo state tranquilli, non arriveremo in ritardo".


Anche Senna dice la sua su un probabile ritiro del britannico:


"Io spero che lui rifletta, sarebbe una perdita grave per la Formula 1. Mansell è un protagonista, un pilota che dà spettacolo, particolarmente aggressivo e con uno stile combattivo. Forse ha deciso sotto la spinta della delusione. Sovente a caldo ci si lascia andare a risposte e commenti che non corrispondono alle reali intenzioni. Mi auguro che ci ripensi e che capisca che questo fra l'altro non è proprio il momento di lasciare la Ferrari. Se poi confermerà la decisione, vuol dire che almeno darà uno scossone al mercato piloti, creando una situazione nuova. Bisognerà pensarci".


Infine Prost, piuttosto sulle sue, commenta:


"Non volevo contrastarlo a casa sua: mi spiace che abbia avuto dei problemi".


"Mansell è certamente un ragazzo intelligente. Non credo che abbia preso una simile iniziativa con leggerezza. Abbiamo assistito anche a ritiri più improvvisi e inaspettati, come quello di Lauda che lasciò persino una corsa a metà in Canada. Io penso che un uomo debba ritenersi libero di decidere del suo futuro come meglio crede. Ma se dovesse ripensarci, tutti faranno finta di niente".


Insomma, Mansell ruba la scena a tutti, mentre Prost infila la terza vittoria consecutiva in totale scioltezza davanti a Boutsen e Senna, e ruba la leadership in classifica generale proprio a quest’ultimo.


Proprio a tal riguardo, Alain, che proverà nei giorni seguenti il nuovo motore a Hockenheim, in Germania, dichiara:


"Il mondiale? E' aperto e ancora molto lungo. Siamo a buon punto, nel senso che la Ferrari fa continui progressi. Ma la McLaren è sempre un osso duro, in qualche misura superiore a noi nel motore. Avremmo forse potuto andare più forte, partire con gomme più tenere prendendo qualche rischio. Perché ora il nostro telaio è il migliore e ci consente di utilizzare bene gli pneumatici. La guidabilità della vettura mi ha facilitato la rimonta. Ma non è stata una gara che ci hanno regalato, ce la siamo guadagnata, soffrendo come sempre. Confesso di aver fatto dei piani. Mansell era in pole position, questo era il suo Gran Premio. Se le cose fossero andate diversamente, se lui fosse riuscito a tenere la testa, mi sarei accontentato del secondo posto. Ma mi sono accorto che aveva dei problemi e l'ho superato approfittando di una scia favorevole".


"Non credo che la McLaren sia definitivamente in crisi. Può ancora tornare all'attacco. Hanno sempre una buona base. Ma anche noi non saremo da meno. La nostra vettura è quasi perfetta e ha ulteriori possibilità di sviluppo, anche per il prossimo anno".


Ayrton passa da un vantaggio di diciassette punti sul Professore ad un deficit di due in tre sole gare, tra le quali pesa come un macigno lo zero del Messico:


"Fin dall'inizio, come del resto nelle prove, la McLaren mi è sembrata instabile. Ho trovato enormi difficoltà a tenere testa alla Ferrari di Mansell, e alla fine ho dovuto lasciare libero il passo. Il problema nostro è nel telaio: ho consumato le gomme posteriori in maniera paurosa, e più volte ho rischiato di finire fuori pista. I tecnici stanno lavorando per cercare di trovare assetti migliori. Per fortuna il motore va sempre molto bene, ragion per cui non sono troppo pessimista. Certo non si deve lasciare spazio a certi avversari".


Nel gioco dei botta e risposta tra loro due, che si sta protraendo sin dalle prime fasi di stagione, adesso tocca ad Ayrton fare la sua contromossa e rispondere al dominio instaurato tutto d’un tratto da Prost e la Ferrari.


Lunedì 16 Luglio 1990, giorno successivo al Gran Premio di Gran Bretagna, Nigel Mansell, che trascorre la giornata nella sua villa di Port Erin, nell'isola di Man, ribadisce la sua volontà di ritirarsi a fine stagione:


"Non torno indietro. Aiuterò Prost a vincere il mondiale, ma spero che lui mi dia una mano per vincere almeno due gare. Sono a quota quindici, potrei arrivare a diciassette, per superare Stirling Moss che si è imposto in sedici gare e diventare l'inglese che si è aggiudicato il maggior numero di successi in Formula 1".


Il debutto dei nuovi motori Ferrari, indispensabili per vincere ancora a Hockenheim, è rinviato, mentre la McLaren, in una guerra di spionaggio reciproco ormai senza fine, assume l'ingegnere canadese Gordon Kimball, ex braccio destro di Barnard alla Ferrari, nonché specialista del cambio elettronico che tanti vantaggi ha dato alla scuderia italiana. Così la McLaren potrà accingere ai segreti del cambio utilizzato a Maranello nella stessa maniera in cui la Ferrari con Steve Nichols ha accinto ai segreti di Woking.


Inoltre, alla vigilia del del Gran Premio di Germania, ecco che proprio Prost, l'uomo miracolo della Ferrari, crea involontariamente un nuovo caso, quando confida ai giornalisti francesi:

"Alla fine del '91 potrei ritenermi soddisfatto e mollare tutto. Dopo la Ferrari non può esistere altro, escludo che continuerò ad occuparmi di automobili in qualunque veste. Per il mondiale in corso il favorito è Senna".


Poi però, incalzato dai giornalisti italiani, in Germania dichiara:


"Sono infastidito da queste polemiche che la stampa italiana e tedesca creano sulle mie dichiarazioni, da oggi non parlo più, mi limiterò a poche osservazioni tecniche dopo le prove e la gara. Non ho intenzione di ritirarmi e non ci sarà di nuovo una coppia Prost-Senna!".


Ma a preoccupare più di ogni altra cosa è la guerra in atto tra le alte sfere della Ferrari.


Le vittorie di Cesare Fiorio hanno creato invidie a vari livelli, al punto che il presidente Fusaro si sente oscurato, e per far sentire il suo peso politico decide di mettere in atto ristrutturazioni che non si capisce a cosa dovrebbero servire. Per altro, nelle settimane precedenti, Prost è venuto a conoscenza del fatto che Fiorio è riuscito a far firmare un pre-contratto a Senna proprio tramite Fusaro.


Il Direttore Sportivo della Ferrari avrebbe voluto per la stagione 1991 Senna e Patrese, ma Prost, venuto a conoscenza di questo pre-contratto, parla con l'avvocato Agnelli, e da lui riceve la garanzia che Senna non sarebbe arrivato a Maranello, per il semplice fatto che lui, Prost, aveva espressamente richiesto di non avere il brasiliano come compagno di squadra ancor prima di firmare il contratto.


Tornando ai fatti di pista, in qualifica al venerdì Senna stampa un giro praticamente impossibile da battere per tutti, 1'40"198, e constatata l'impossibilità di migliorare il proprio tempo, al sabato Ayrton pensa bene di svolgere una mezza simulazione di gara durante l'ora disponibile.


Il brasiliano scende in pista e inizia un long run spaventoso, al punto che quando negli altri box vedono i responsi cronometrici, esclamano preoccupati:


"Se la McLaren va così, domenica sono dolori".

Tutti incluso Prost, che confida ai giornalisti francesi che si riterrebbe felice di arrivare al terzo posto, dietro le due McLaren.


Rinvigorito dai risultati ottenuti in pista, Ron Dennis spiega il motivo di un tale progresso:


"La Honda ci ha dato un motore nuovo più potente, il tracciato è adatto alle nostre vetture, abbiamo lavorato molto su sospensioni, aerodinamica e assetti. Ma aspettiamo a vedere cosa succederà con il pieno di benzina, in condizioni-gara".


Infatti, in Germania la Honda ha portato l'evoluzione del suo dieci cilindri, caratterizzata dalla riduzione del peso, l'incremento della potenza e una migliorata gestione elettronica. L'unica incognita per i motoristi giapponesi è però rappresentata dalla gara, perché la pista tedesca mette a dura prova i motori sul piano dell'affidabilità.

C'è preoccupazione invece, in casa Ferrari, per lo squarcio visibile sulla gomma di Prost dopo appena mezzo giro in prova. Com'è possibile? chiedono i giornalisti all'ingegner Castelli.


"Ce lo chiediamo anche noi, la settimana scorsa andavamo così bene, le gomme erano perfette. Se avessimo già il nuovo motore...all'uscita dalle curve ci staccano, poi in rettilineo andiamo meglio noi".


Mentre ci si interroga sugli pneumatici tornati ad essere materia di discussione, ai box di Hockenheim torna a farsi vedere Enrique Scalabroni, progettista pronto a lasciare la Ferrari, che commenta il suo addio a Maranello:


"Io sono uno abituato ad andare per la propria strada, secondo le proprie idee. Quando bisogna dare retta a troppa gente o quando qualcuno si intromette...ecco io non sono l'uomo adatto per vivere in una grande struttura. Era un lavoro di grande soddisfazione, avevo un gruppo di giovani ingegneri con cui si lavorava benissimo, avevamo creato parecchie cose, poi s'è rotto qualcosa. E' difficile andare d'accordo dentro la Ferrari, perché è una grande organizzazione, con una struttura molto complessa".

"La Ferrari è la squadra più grande che c'è in tutta la Formula Uno, perché è l'unica che fa tutto, macchine e motori. Quindi tutto è complicato, la struttura, la gerarchia, il processo decisionale. Un sistema che non è adatto alla rapidità e all'elasticità che questo sport richiede. Dentro la Ferrari non basta che un pilota sia bravo in pista, che un ingegnere sia bravo al suo tavolo da disegno. No, bisogna sapere fare anche altre cose, insomma l'uomo è una variabile, sostituibile, cancellabile. E allora tu ti dai un gran da fare e poi t'accorgi che s'è rotto qualcosa, che non è aria per te".


Con queste premesse, il velocissimo circuito tedesco diventa terreno di caccia per il potente motore V10 Honda a disposizione della McLaren, mentre le Ferrari di Prost e Mansell marcano le vetture biancorosse da vicino, in seconda fila. Il divario che li separa però è enorme: un secondo e mezzo di distacco per il Professore, quasi due secondi per il britannico.


Sebbene la McLaren non possa festeggiare quella che sembrava un’auspicabile doppietta, a causa dell’inserimento di un eccellente Nannini su Benetton in seconda posizione, alla domenica per Ayrton la vittoria è una pura formalità, mentre il suo diretto rivale deve guidare in difesa e controllare (senza troppi patemi) la Williams di Patrese alle sue spalle, con quarto posto finale. La leadership in campionato di Prost dura appena una gara; Senna detta di nuovo il passo a +4 in classifica.


Nel dopo gara, in sala stampa, da una parte c'è Ayrton, il simbolo della contentezza:

"Oggi sono veramente al settimo cielo. Ho ottenuto una vittoria che penso conterà molto nel Mondiale. Se avessi perso anche qui, sarebbe stato un disastro. Ma questo successo non è casuale: non avevo mai lavorato tanto duro come in questi ultimi tempi per tornare al vertice. Sapete tutti che avevamo dei problemi al telaio. Non posso dire che siano stati tutti risolti, ma siamo sulla buona strada".


"La gara è stata difficile. Avevo un po' di sottosterzo e sapevo, ad esempio, che le Benetton non avrebbero cambiato le gomme. Per questo ho dovuto contenere la mia azione. All'inizio avevo Berger che mi premeva alle spalle, ma io non volevo forzare. Poi, dopo la sosta ai box, ho cercato di attaccare Nannini ma mi sono accorto che non era facile superarlo, per tanti motivi. La sua Benetton era più veloce nella parte mista del circuito e usciva meglio dalle curve. Per questo motivo non potevo mai agganciarlo bene per tentare un sorpasso. Così ho deciso di attendere che le gomme della sua vettura cedessero. Tutto quello che ho pensato in gara si è poi verificato: al momento giusto sono riuscito a passare".


"Ma già nella prossima gara in Ungheria sarà difficilissimo per noi. Ho detto che abbiamo risolto parecchi problemi, ma ce ne sono ancora. Questa settimana a Monza, dall'1° al 3 Agosto, proveremo molte cose nuove sulla nostra vettura. La squadra si è data da fare, ha preparato modifiche anche radicali alle vetture e molto dipenderà dal risultato dei test".


Dall'altra c'è Alain, che categorico dice:

"Benché avessimo montato il rapporto più lungo della settima marcia a disposizione della squadra, ci sono stati dei problemi. Nei rettilinei andavo sul limitatore di giri del motore. Per questo motivo ad un certo punto ho dovuto accontentarmi di difendere la posizione, perché mettendo il motore alla frusta rischiavo di romperlo definitivamente. Alla fine infatti c'è stato anche un calo di potenza. Purtroppo non è andata bene: avevo detto che mi sarei accontentato anche di un piazzamento, di un terzo posto, ma non doveva vincere quello là".


In pieno Agosto si fa tappa in Ungheria per il Gran Premio di Budapest, e stavolta la vettura più veloce in pista è la Williams.


Infatti, in un anomala fase del campionato dove le gomme Goodyear hanno funzionalità molto ambigue, e le Pirelli non danno più grossi vantaggi in qualifica ai piloti equipaggiati degli pneumatici milanesi, al venerdì, Prost e Senna inseguono in settima e ottava posizione, staccati di circa due secondi. Un fenomeno inspiegabile perfino per gli stessi piloti e responsabili dei team. Quindi al termine della sessione, al posto di Prost, che rifiuta di farsi intervistare, parla Fiorio, con toni accorati:


"Questo problema delle gomme è davvero preoccupante. Abbiamo già riscontrato in altre occasioni difformità di prestazioni che per noi restano misteriose. Si ha l'impressione che le gomme fornite a noi e ad altri team non siano tutte perfettamente uguali. Con questo non voglio dire che si tratta di favoritismi. Probabilmente non c'è ancora in questo settore in continuo progresso un controllo di qualità sufficiente su tutte le coperture approntate per una singola manifestazione e tale da poter garantire l'assoluta uguaglianza di tutte le gomme usate".


Parallelamente, Senna se la prende anche con il pilota della Onyx, Gregor Foitek:


"Mentre stavo tentando di ottenere un buon tempo mi sono trovato nella scia di Foitek che invece di lasciarmi passare mi ha ostacolato a lungo. Ma non credo che sarei riuscito a fare un buon tempo, perché le mie gomme non avevano grip. Non so come spiegare questa situazione, visto che Berger invece è andato benissimo conquistando la pole provvisoria".

Al sabato Senna limita i danni e riesce a posizionarsi al quarto posto, mentre Prost al contrario rimane fermo all'ottavo, dato che proprio mentre stava per utilizzare il secondo treno di gomme da prova, è stato ostacolato involontariamente da Patrese, che poi è corso a scusarsi.


Come anticipato, in una stagione ricca di delusioni e povera di soddisfazioni, trascorsa perlopiù ad osservare Ferrari e McLaren dal basso, con la vittoria di Riccardo Patrese ad Imola come unica vera gioia, sul tracciato dell’Hungaroring splende la stella di Thierry Boutsen. Il belga beffa lo stesso Patrese per una manciata di millesimi a pochi minuti dal termine dell'ultima sessione di prove, soffiando la leadership al compagno, e di un paio di decimi Berger e Senna, che occupano nell’ordine la seconda fila.


Intanto, nei box della Ferrari fa capolino Gianni Agnelli, il quale, nonostante le prestazioni della Ferrari all'Hungaroring non siano delle migliori, dispensa ugualmente giudizi lusinghieri per tutti:


"Finora è stata un'ottima stagione, ben oltre le aspettative. E' importante aver riacchiappato la McLaren. Essere vicino ai giapponesi vuol dire molto. Adesso bisogna mantenere le posizioni. Sul nuovo pilota Ferrari: Non posso dire niente. Io preferirei un pilota giovane".


"Quanto a Mansell bisogna vedere se è vero che abbandonerà. Gli parlai il giorno del Gran Premio d'Inghilterra, dopo il suo annuncio, mi sembrò davvero turbato, ma è un pilota combattivo. Alesi è diverso, è un asso pigliatutto. Mi pare che abbia già firmato un po' con tutti. Di piloti italiani me ne piacciono tanti, ma non fatemi fare nomi altrimenti subito si scatena la caccia a questo o a quello".

"Qui ci sono molti bravi professionisti, ma si vive nella scia lasciata da Lauda. C'è stato quel canadese, come si chiamava? Sì quello mi piaceva tanto (Gilles Villeneuve, ndr), ma oggi è tutto diverso. Mi piace molto Senna, è l'unico che abbia qualcosa più degli altri. Chissà se un giorno ci incontreremo. Dipende da tante cose, non basta un pilota a fare una squadra, vedremo".


Il week-end fantastico di Boutsen e della Williams si perfeziona la domenica; il pilota belga non perde la calma per tutta la gara e resiste con freddezza alla pressione nel finale di Senna, che deve così accontentarsi di un secondo posto, in fin dei conti oro colato, dato che Ayrton è stato ad un passo dal ritiro dopo aver attaccato alla curva 6 in maniera un po' garibaldina Alessandro Nannini, col pilota Benetton che ha avuto la peggio ed è stato costretto a ritirarsi:


"Io penso che Nannini non mi abbia visto. Era il solo posto dove potevo tentare di passarlo. Avevo già provato a farlo il giro precedente. Ma quando sono entrato nella chicane, si è allargato. Ho messo due ruote sull'erba nel tentativo di evitare lo scontro, di più non potevo fare. Sono comunque contento del secondo posto dopo una gara del genere e una foratura al ventesimo giro. Debbo dire che ho corso con giudizio, cercando di centrare il massimo risultato. Ho anche provato a scavalcare Boutsen negli ultimi giri, ma non mi è stato possibile, perché ha resistito assai bene. Ho preso dei buoni punti ma il campionato è ancora lungo".



Curiosamente la stessa identica dinamica tra Senna e Nannini si ripresenta poco dopo con l’altra McLaren di Berger che attacca Mansell, con la differenza che a ritirarsi sono entrambi.

Mansell è l'unico a pagare sul piano fisico il gioco delle carambole in pista che hanno movimentato il Gran Premio d'Ungheria. L'inglese è infatti giunto ai box, dopo l'incidente con Berger, stremato e dolorante al braccio destro. Un contraccolpo gli ha fatto urtare l'arto contro il volante. Subito soccorso dal dottor Bartoletti, medico della Ferrari, Mansell è successivamente andato a farsi visitare in un ospedale, in città, dove i primi esami radiologici hanno escluso fratture. In ogni caso il pilota inglese si trasferirà poi in Spagna, a Maiorca, dove la sua famiglia è in vacanza, e dove si sottoporrà ad altri accertamenti.


La Ferrari, quindi, dovrà attendere una risposta del Leone per definire i programmi della settimana, che prevedevano tre giorni di test organizzati dalla FOCA a Monza. In caso di risposta negativa verrà deciso di convocare uno tra Prost e Morbidelli.


L'incidente arrivai in un momento molto delicato e strano per Mansell: dopo aver annunciato a Silverstone di volersi ritirare a fine stagione, suscitando una ridda di ipotesi sulla sua sostituzione, sembra che il pilota dell'isola di Man avrebbe cambiato idea.


Pare infatti che nei giorni precedenti al Gran Premio abbia inviato un fax alla Ferrari per informare che per le pressioni ricevute dai propri tifosi ha deciso di non abbandonare le corse, rendendo la situazione ancora più complicata, dato che la squadra di Maranello si è già messa alla ricerca di un altro pilota per il 1991, e a questo punto dovrebbe riferire a Mansell che rinuncia al suo supporto per la prossima stagione, lasciandolo automaticamente libero di guidare per un'altra squadra.

Ai test di Monza, la McLaren porta in pista un'innovativa auto-laboratorio che presenta un muso alto, e le paratie laterali dell’alettone di dimensioni enormi per sfruttare meglio e in modo ottimale i flussi aerodinamici lungo tutto il fondo della vettura.

Questo progetto, tuttavia, non ha fortuna e non viene mai portato in gara.



Diecimila persone accorrono a Monza, il 17 Agosto 1990, per vedere ed applaudire Prost in prova e fischiare Senna, nonostante la pioggia blocchi i piloti nei box per molto tempo. La Ferrari continua il lavoro sul nuovo motore 037, che ha ormai sostituito il vecchio 036, con Prost che gira in pista nel pomeriggio assieme a Mansell:


"Abbiamo avuto una risposta positiva sull'affidabilità della vettura. Mansell ha provato una nuova soluzione aerodinamica, un'ala da circuito veloce, mentre Prost due diversi tipi di gomme", dichiara Cesare Fiorio, mentre in McLaren, il solo Berger prova il giorno successivo il nuovo motore Honda a dodici cilindri.


Conclusi i test, la Formula 1 è pronta per spostarsi a Spa, tappa del prossimo Gran Premio in calendario; tuttavia, prima di giungere in Belgio, Senna rilascia un'intervista che lascia tutti sbigottiti, nella quale concede una serie di confessioni, che vanno dalla sua prima esperienza erotica - a tredici anni - con una mulatta ventenne in carne, passando per difesa della sua immagine di maschio autentico, i rapporti con Prost (tra cui il racconto dell'episodio in cui si mise a piangere davanti a Ron Dennis e al rivale francese: "Mi vennero le lacrime agli occhi per la pena che mi faceva"), fino alla sua conversione religiosa e al rapporto con Dio (racconta persino che a Montecarlo venne avvolto da una specie di nuvola di luce ed uscì dal proprio corpo, in levitazione mentre si trovava nell'abitacolo della vettura che non andava bene, e che successivamente la sua McLaren divenne perfetta, tanto che vinse la corsa).

Ricordando il caso esploso qualche anno prima di Senna omosessuale, nato da una battuta ("non gli piacciono le donne") di Nelson Piquet, espressa durante un'intervista rilasciata per Playboy edizione brasiliana, ebbene, quello stesso giornale intervista Ayrton, che rende pan per focaccia.

E' vero che lei si è innamorato di Caterina, l'attuale donna di Piquet?


"Innamorato no, l'ho conosciuta. Conosciuta come donna".


Lei non aveva mai detto una cosa del genere, Piquet potrebbe risentirsi:


"Ma almeno non potrà più sostenere che non mi piacciono le donne".


E Prost?


"E' un campione senza valore, senza vittoria, senza conquista. L'anno scorso non ha avuto neppure il coraggio di festeggiare il suo terzo titolo. Ha screditato tutto".


Di pari passo, la vicenda relativa al rinnovo del contratto con la McLaren mostra un Senna determinato, affarista, che Ron Dennis non ha esitato a definire diabolico.

La situazione in sintesi è questa: Ayrton non è contento, critica la politica della squadra, e accusa i tecnici di non essere capaci di mettere a punto il telaio.


In effetti la McLaren, forte dei risultati e con una certa presunzione, in questi anni ha perso uomini come John Barnard e Steve Nichols, e ha messo da parte Gordon Murray per realizzare l'ambizioso programma di una vettura granturismo.


Ayrton quindi fa la voce grossa: chiede soldi, parte da otto milioni di dollari di richiesta iniziale per rinnovare il contratto, fino ad arrivare a dodici milioni. Dennis nicchia, prende tempo, ha paura di entrare in un giro senza uscita. Quindi, nel frattempo entra in lizza la Williams, spinta dal desiderio di avere un campione in squadra e da uno sponsor, la Camel, che non baderebbe a spese per togliere il fuoriclasse alla Marlboro.


Nei giorni precedenti al Gran Premio, Frank Williams si fa caricare su un aereo preso a noleggio e va a Nizza, dove si trova Ayrton ad attenderlo. Il tempo di aprire e chiudere lo sportello e il piccolo jet è di nuovo nei cieli della Costa azzurra. Frank ha proposto un contratto ad Ayrton per correre in Williams, in cambio di due miliardi di lire dati per mano del patron, quattro miliardi di lire dalla Renault, e altri quattro miliardi di lire dalla Elf.


Questo pone Ayrton in una posizione di vantaggio, dunque chiede ulteriori garanzie a Dennis. Il manager britannico rimane interdetto, sa che potrebbe perdere i motori Honda se il brasiliano dovesse andarsene, mentre dall'altra parte c'è la Renault che fornisce i propri dieci cilindri alla Williams.


Ayrton continua a lamentarsi, agli amici confessa addirittura che gli sembra di non avere a disposizione lo stesso materiale del compagno di squadra Berger. Ron Dennis cerca di bluffare, quindi convoca i giornalisti italiani e afferma:

"In due mesi mi sono venuti i capelli bianchi. Ayrton è un uomo d'affari tremendo, ma adesso siamo più vicini".


Pare che la stessa Honda sia intervenuta, offrendosi di contribuire a colmare a suon di dollari eventuali differenze.

Senna ci pensa, e infine il 25 Agosto 1990 arriva l'annuncio: resta alla McLaren, con un compenso di quattordici milioni di dollari per il 1991, ed altri quindici per il 1992.


"La discussione avveniva su due tavoli diversi; da un lato c'erano i discorsi tecnici e dall'altro quelli commerciali. Io chiedevo dei programmi ben precisi perché voglio che la macchina resti vincente anche nei prossimi anni. Poi c'erano gli aspetti commerciali che non sono mai semplici da risolvere. Non chiedetemi quanto guadagno, oltre una certa cifra sono solo numeri e basta. Comunque è stata una bella lotta. Il mio scopo è quello di sviluppare alla McLaren una macchina vincente. Se ci vorranno due anni resterò anche due anni, sennò vedremo".

Dopo aver stracciato ogni record d'ingaggio, subito dopo Ayrton straccia anche il record della pista di Spa-Francorchamps, conquistando la pole position:


"Prima ero troppo preso dalle trattative, ora posso pensare solo al campionato".

Anche Prost intanto ha incassato dodici milioni di dollari grazie al rinnovo del contratto con la Ferrari, e grazie a degli pneumatici misteriosi che secondo i tecnici sfuggono a tutte le classificazioni attualmente in vigore in Formula Uno, segna il terzo in qualifica, a sei decimi dal suo avversario:


"Adesso che ho firmato il nuovo contratto ho la mente completamente sgombra, e questo sarà un vantaggio. Mi potrò concentrare sulla guida, cercare di sfruttare al massimo le doti di una vettura, la mia 641/2, che è certamente fra le migliori in condizioni da gara. Inutile però preparare tattiche o piani. La pista mi piace molto, sarà necessario attaccare per non correre troppi rischi. L'unico vero dubbio che mi tormenta riguarda il tempo: qui la pioggia è sempre in agguato e l'acqua sull'asfalto sarebbe una vera disdetta. Ma questo varrà per tutti. Sarà determinante mettere bene a punto la vettura, preparare ogni cosa nei minimi particolari".


"Senna è sempre l'avversario più pericoloso. Ma dovrò tenere conto anche delle ambizioni di Berger e della voglia di Mansell di puntare ad un successo che sinora gli è mancato. Purtroppo da Mansell non mi posso aspettare un grande aiuto. E, tutto sommato, Io capisco. II nostro è uno sport da individualisti, non c'è nessuno disposto a sacrificarsi se non è costretto a farlo. Mi auguro soltanto che non si ripetano episodi simili a quelli capitati a Budapest quando Senna e Berger buttarono fuori pista rispettivamente Nannini e Mansell".


A questo proposito, bisogna dire che i commissari sportivi della FISA giovedì pomeriggio convocano Ron Dennis, dicendogli di avvertire i propri piloti che non saranno tollerati altri episodi come quelli visti sul circuito dell'Hungaroring.


Per quanto riguarda la Ferrari, prima della corsa i responsabili dei vari team hanno cominciato a protestare contro gli pneumatici da gara della Goodyear che la scuderia di Maranello aveva provato durante il weekend, provenienti da un magazzino presente sul circuito di Fiorano. Nessun regolamento impedisce di usarle, ma c'è un accordo sulla parola secondo il quale le squadre dovrebbero montare gli pneumatici portati dalla Casa americana per la gara del momento.


Cesare Fiorio, poco prima della partenza, ammette:


"A parte il fatto che non ne abbiamo abbastanza e neppure del tipo richiesto per questa pista, abbiamo solo fatto dei test comparativi. Si tratta di gomme dalla costruzione diversa che erano state prodotte sino al Gran Premio d'Inghilterra. I nostri piloti sono convinti che per le nostre vetture fossero più adatte. Per questo motivo abbiamo chiesto alla Goodyear di rifarle e verranno portate a Monza, ma per tutti i team".


Alla prima curva Senna mantiene la testa della corsa, ma alle sue spalle si crea un groviglio di vetture: Suzuki, Mansell e Piquet entrano in collisione tra loro, coinvolgendo nell'incidente anche i due piloti della Lotus, Warwick e Donnelly. Sempre nel corso del primo passaggio si verifica un incidente tra Modena e Nakajima, e la gara viene per forza di cose sospesa. Anche al secondo via Senna resta al comando, ma la gara viene di nuovo interrotta dopo una violenta uscita di pista di Barilla all'Eau Rouge.


Alla terza partenza, alla quale non prendono parte Suzuki e Barilla, tutto si svolge regolarmente; ancora una volta Senna non sbaglia e resta primo, seguito da Berger e Prost. Dopo pochi giri il ferrarista sopravanza l'austriaco, portandosi al secondo posto e lanciandosi all'inseguimento di Senna. I tre piloti di testa effettuano un cambio gomme; Senna torna in pista al comando, mentre Prost perde la posizione a favore di Nannini; poco dopo il francese supera il pilota della Benetton, riportandosi alle spalle di Senna, senza però riuscire ad impensierirlo realmente.


Anche Berger prova a sopravanzare Nannini, finendo però per toccare la vettura dell'italiano; entrambi riescono comunque a concludere la gara, con il pilota della McLaren in terza posizione. Ayrton fa ancora bottino pieno e incrementa col suo quinto centro stagionale di altri tre punti la sua leadership su Prost, che si accontenta del secondo posto.


Al termine della corsa avviene l'impensabile: un timido ma sincero riavvicinamento fra Prost e Senna.


Ayrton riceve i complimenti indiretti di Alain, che commentando la giornata, pronunciando il nome del nemico per la prima volta dopo tanto tempo (fino ad allora usava espressioni del tipo quello là o lui) dice:


"Ayrton è stato bravo, ha fatto una bella gara".


Un clima appesantito da tempo che non giovava nessuno, e che ha coinvolto anche chi nella nota e spiacevole vicenda del mondiale '89 non c'entrava affatto.


Adesso i rancori sembrano finiti. Sembrano.


Prost afferma in pubblico che a vincere è stato Senna grazie alla sua bravura e non la McLaren; Senna parla di lui dandogli finalmente un cognome. Si guardano negli occhi, si scambiano perfino il microfono.


Dopo la gara, Ayrton, nella solita conferenza stampa, mostra un sorriso trentadue denti, quasi beota:


"E' stata una gara difficile, perché gli start ripetuti mi hanno fatto temere di aver compromesso trasmissione o frizione, invece è andato tutto bene. All'inizio ho sofferto anche per le gomme, in quanto Berger mi ha costretto a tirare più del previsto. Dopo il cambio degli pneumatici però le cose sono andate meglio, e non ho avuto troppi problemi su una pista dove i sorpassi non sono proibitivi. Il mondiale? E' ancora molto lungo, anche se mi sento bene nella mia posizione".

Intanto Mansell conferma la sua volontà di lasciare la Ferrari, ma non esclude di poter restare all’interno del circus in caso di offerte da parte di team che gli garantiscano la lotta al vertice. Proprio in Belgio, ad alcuni amici, Nigel confessa:


"Non riesco a capire. Credo di essere più veloce di Prost almeno in qualificazione. Ma invece di aiutarmi a stare davanti alle McLaren, mi viene dato materiale di seconda scelta. E in questo modo non posso essere utile a nessuno".


La frattura con la Ferrari dunque è ormai completa. Ulteriore dimostrazione il suo rientro al box, dal quale l'ingegner Castelli ha dovuto accompagnarlo alla motorhome per tranquillizzarlo: l'inglese è apparso molto agitato e infuriato.


Chi viene indicato come possibile sostituto del britannico è Ivan Capelli, che si è fatto notare al volante della piccola Leyton House, in particolare con il podio conquistato in Francia. L’italiano, alle voci che lo vedono come nuovo compagno di Prost, risponde di sentirsi pronto per il grande salto. Ma sul nome del pilota che prenderà il suo posto, Fiorio è laconico:

"Abbiamo contatti con piloti italiani e stranieri, ma siamo ancora in attesa della soluzione migliore".


Pochi giorni dopo il Gran premio corso a Spa, Mansell e Fiorio si incontrano a Maranello, poiché a seguito dell'indagine che si è svolta sull'auto del pilota inglese, che si era ritirato perché riteneva la sua vettura inguidabile, si è invece scoperto che la macchina era perfettamente in ordine. Approfittando della situazione, il Leone d'Inghilterra scioglie le sue riserve, ribadendo una volta e per tutte che l'anno successivo non vuole correre per la Ferrari.


Dopo questo incontro, il 30 Agosto 1990 Cesare Fiorio, giunto nel pomeriggio a Monza per seguire la seconda giornata di test, spiega quanto è accaduto e come si è arrivati ad una soluzione tutto sommato positiva per entrambe le parti: la Ferrari permette a Mansell di continuare a correre per la scuderia di Maranello sino alla fine della stagione, quando dovrà poi cercarsi un'altra squadra, sempre che voglia continuare l'attività in Formula Uno, liberandolo così dall'opzione che aveva su di lui, e che era in scadenza al 30 settembre:

"Avevamo convocato Nigel Mansell martedì sera a Maranello (il 28 Agosto 1990, ntd.) per chiarire la situazione in seno alla squadra. Ci siamo guardati a quattr'occhi, abbiamo parlato, discusso e abbiamo trovato dei punti d'accordo, con reciproca soddisfazione. In precedenza avevamo esaminato la vettura del Belgio senza individuare nulla di irregolare. Probabilmente a Nigel non andava bene l'assetto che ere stato preparato per Prost. Noi confermiamo la massima stima nel pilota, di grande valore, un campione. Lui ha ripetuto di essere disponibile a lavorare per il team, ad aiutare eventualmente Prost nella sfida per il titolo. Ha anche riconosciuto di avere assunto posizioni che non doveva prendere. Ci ha chiesto di liberarlo dall'opzione che avevamo nei suoi confronti. Lo abbiamo accontentato".

"Gli forniremo tutto il materiale migliore come a Prost e cercheremo anche di fargli vincere una corsa se ne avremo la possibilità, visto che vuole battere il record di Stirling Moss. In cambio ci ha offerto il suo impegno. Lo abbiamo anche esonerato dai test che trova così pesanti. In ogni caso, per rispondere a certe affermazioni, vogliamo ribadire che saremmo pazzi a non mettere un nostro pilota nelle migliori condizioni possibili per fare un risultato. Continueremo ad alternare la vettura di riserva fra l'inglese e il francese, ma a Monza ne porteremo quattro".


Eccoci dunque ad uno degli appuntamenti più attesi del calendario: Monza, il tempio della velocità, dove nel 1979 Jody Scheckter ha conquistato il suo unico titolo Mondiale ed è al momento l’ultimo pilota ad aver vinto il titolo piloti per la Ferrari.


Undici anni dopo, per continuare a sperare di poter finalmente porre fine al digiuno di trionfi mondiali, Prost necessita di riavvicinarsi a Senna, ergo, deve vincere e magari sperare in un passo falso del brasiliano, che non si è mostrato poi così invulnerabile dal commettere errori, l’ultimo a Budapest dove a farne le spese è stato Nannini. Dopo lo schiacciante dominio ad Hockenheim, coi lunghi rettilinei di Monza è facile presagire un altro soliloquio della McLaren e di Senna; e invece sin dalle prove libere si costituisce il ferreo testa a testa con le due Ferrari.


Dopo l'incontro avuto in seguito al Gran Premio del Belgio, Mansell, arrivato a Monza con il pollice di una mano schiacciato chiudendo un cassetto, promette battaglia:


"L'anno prossimo sarò un ex pilota. Mi restano cinque gare per vincerne almeno una. Spero proprio di centrare l'obiettivo domenica. Intanto cercherò di conquistare la pole position, per scacciare indietro Senna. Sarebbe il modo migliore per aiutare Prost. Intendo dare una bella mano al mio compagno di squadra affinché possa lottare per il titolo mondiale".


Senna riesce comunque a prendersi la Pole numero quarantanove della sua carriera girando in 1'22"533; Prost, ancora a secco di Pole in questa stagione, è secondo a quattro decimi, ma grazie ad un solo millesimo di vantaggio beffa l’altra McLaren di Berger, con Mansell e un ottimo Alesi a seguire più staccati.


"Che venga a prendermi".


Dice Senna, alludendo a Prost che parte alle sue spalle.


Il brasiliano fa il nome del suo rivale quando ammette che le Ferrari hanno raggiunto un livello altissimo, seppur favorite dalla tipologia di circuito. In aggiunta, Ayrton arriva al punto di dirsi provato dalle troppe emozioni, se non addirittura preoccupato:


"Perché a Monza non ho mai vinto e ogni volta, alla vigilia, succede qualcosa di negativo. Ho avuto grossi problemi nella messa a punto della vettura, e non so se farò in tempo a sistemare tutti i particolari per la corsa. Ho fatto il miglior tempo correndo d'istinto, in gara sarà un'altra cosa. La strategia migliore è correre su Prost. In fondo il mio obiettivo è il mondiale, non la vittoria di un giorno".


Anche Alain finge d'ignorare l'ex compagno di squadra, facendo già dimenticare il mezzo disgelo del Belgio, e risponde citando soltanto le McLaren, quasi fossero guidate da un fantasma. La stessa indifferenza che il francese riserva a Mansell, col quale, promette da giorni, parlerà domenica.


"Avrei potuto prendere il via anche in pole position, la macchina e il motore me lo consentivano, ma le gomme da qualifica non sono ancora così buone come sarebbe necessario. La differenza tra me e Senna è nata tutta alla curva Parabolica, l'ultima prima del traguardo. E' li che io non potevo andare più forte".


Prost potrebbe impensierire Ayrton in gara, ma alla partenza il Professore scatta male e viene bruciato da Berger, poi alla Variante della Roggia viene scavalcato anche da un super Alesi, che non perde tempo e si mette subito nella scia dell’austriaco. I bollori del francese della Tyrrell vengono immediatamente spenti dalla bandiera rossa esposta al termine del primo giro: a causarla è Derek Warwick, che alla parabolica mette due ruote sull’erba perdendo così il controllo della sua vettura.


Le barriere sono piazzate molto vicine alla carreggiata, e il pilota della Lotus ci si schianta contro, ribaltandosi a gran velocità. L’incidente è pauroso, ma ciò sembra non tangere minimamente la concentrazione e la motivazione del britannico, che pochi secondi dopo il botto viene inquadrato mentre corre verso i suoi box per salire sulla vettura di riserva e prender parte al secondo via, tra gli applausi del pubblico, che non può fare altro se non apprezzare la sua voglia di correre.


Il secondo start è un frustrante deja-vu per Prost, infilato nello stesso identico modo prima da Berger e poi da Alesi, mentre Senna è perfetto così come lo era stato anche al primo via.


Il giovane Alesi fiuta una grande occasione per mettersi nuovamente in vetrina (magari per farsi notare dalla Ferrari, in cerca di un vice-Prost), essendo un po' calato dopo lo scoppiettante inizio di stagione che lo ha visto protagonista da Phoenix a Montecarlo; peccato che Jean esageri nel cercare l’attacco a Berger, ponendo in tal modo la parola fine alla sua gara a causa di un banale testacoda alla prima curva, conclusosi nelle barriere. Grazie all’errore commesso successivamente anche da Berger, senza nessun merito particolare, Alain si ritrova secondo non lontano dal leader, il quale, esattamente come a Spa-Francorchamps o forse anche in maniera più netta, non ha alcun difficoltà nel tenerlo a bada per il resto della gara.


Pole, ventiseiesima vittoria in Formula 1 e giro più veloce della gara; a Monza la Ferrari si avvicina alla McLaren, ma non si avvicina a Senna, la cui superiorità è in questo momento di stagione ineluttabile.


Ayrton vince nonostante un curioso inconveniente: infatti, a Monza la Honda porta un nuovo carburante che garantisce maggiore potenza, ma che verso il termine della gara provoca un inaspettato calo di potenza.


E' dunque una vittoria speciale per i giapponesi della Honda, guidati dall'ingegner Goto, che grazie alla massiccia informatica di cui dispone riesce a portare quasi una specifica di motore nuova ad ogni gara, sopperendo alle mancanze telaistiche della McLaren.


Inoltre, dato che in più di un'occasione in passato si era chiuso un occhio sulla Ferrari a Monza e su presunte agevolazioni tecniche, per scongiurare tali dinamiche Ron Dennis riesce a farsi dare un bidone di carburante da un uomo dell'Agip presente all'autodromo, per analizzarla ed eventualmente sporgere un reclamo se questa fosse stata fuori norma. Nessun sotterfugio però, i valori in campo sono sotto gli occhi di tutti: la Ferrari ha un miglior telaio, mentre i motoristi della Honda riescono a portare un motore diverso a ogni appuntamento e a sopperire a questo deficit.

A fine gara quindi, arriva la tanto attesa riappacificazione in conferenza stampa, spinta anche dai fatti del dopo gara del Gran Premio del Belgio; una riappacificazione, fittizia o meno che sia, che pare difficile da scalfire, considerando soprattutto il vantaggio di 16 punti di cui Senna dispone in classifica generale.


È la conferenza stampa del post-gara del Gran Premio di Italia 1990, quando l’inviato de La Repubblica Carlo Marincovich prova ad allestire un improvvisato tavolo di pace al quale far sedere sia Senna che Prost, entrambi presenti in quel momento. Chissà, forse il giornalista più che ritrovarsi in mano dichiarazioni che annunciassero la fine delle ostilità, sperava piuttosto di gettare benzina sul fuoco per alimentarne di ulteriori, e invece l’effetto è quello che non ti aspetti, e all’invito di Carlo Marincovich, Alain prende la palla al balzo e risponde:


"Non mi piace ricordare il passato, se anche Ayrton è d’accordo, facciamo pace".


Uscita che coglie di sorpresa tutti, Ayrton incluso, ma nonostante la sentita riluttanza di quest’ultimo a collaborare, è evidente che utilizzare la diplomazia in quel momento è la mossa migliore da compiere, indipendentemente dal fatto che le scuse siano sincere o meno. Inoltre un rifiuto a far pace c’è già stato a Phoenix, in seguito al tentativo di Balestre di riconciliarli:


"Quando il desiderio di far pace è sincero e genuino è sempre il benvenuto. A Phoenix non mi sembrava fosse il caso, e non è facile dimenticare ciò che è successo l’anno scorso, ma siamo professionisti, facciamo la stessa cosa, e sebbene abbiamo poco in comune, condividiamo la stessa passione. Se questo è il suo desiderio e viene dal cuore, accetto senza problemi".

Dopodiché Alain riprende le redini del discorso in mano, e conclude:

"Ayrton ha ragione, basta ricordare il passato. Questo è un momento importante. Lui ha la sua opinione su ciò che è successo l’anno scorso, ma dimentichiamo tutto. Sarebbe interessante per questo sport se potessimo disputare queste ultime quattro gare in un clima diverso. Personalmente tutte le volte che sono di fianco ad Ayrton in griglia, so che non ci saranno problemi in pista. Questa rivalità è stato qualcosa di triste, perché ha fornito immagini diverse da quel che siamo veramente".


Sempre su iniziativa del transalpino arriva anche una stretta di mano, probabilmente una delle meno genuine e sincere della storia di questo sport, ma sta di fatto che i media ci cascano in pieno: dopo anni di rivalità ferrata e senza esclusione di colpi, Ayrton e Alain sembrano aver appianato le loro divergenze. Si, tutto ciò può sembrare una grande barzelletta guardando a ciò che poi accadrà nelle gare successive, proprio in quelle restanti quattro dove Alain predicava di poter correre in un clima diverso. In effetti il clima diverso ci sarà, ma diventerà solo ulteriormente infuocato.



A ogni modo, andiamo per ordine, perché prima della suddetta conferenza di pace, in pista si è continuato a gareggiare, e alla sfuriata di Prost che ha infilato tre vittorie di fila in Messico, Francia e Gran Bretagna, non poteva mancare la pronta reazione di Senna, motivato più che mai a riprendersi la leadership del Mondiale.


D'altronde, un Mondiale senza fotofinish eviterebbe quegli scenari fatti da eventuali tensioni tra i due, che hanno poi portato alla rottura totale del loro rapporto.


Nella Formula Uno ci sono molte situazioni decisamente complicate da gestire all'interno di ogni team, ognuno dei quali costituito da centinaia di persone che lavorano dietro le quinte e la cui sinergia, unita alle loro competenze, può rivelarsi fondamentale per creare una squadra dominante, come lo è stata ad esempio la Ferrari del Kaiser Schumacher o l’attuale Mercedes dell’era ibrida.

Se ciò che accade nelle fabbriche però solitamente rimane allo scuro dell’appassionato, ciò che al contrario viene messo maggiormente in risalto in questo sport è senz'altro la gestione dei piloti da parte della squadra, quella che per ragion di logica attira il maggior interesse dell’opinione pubblica, soprattutto nel caso in cui si vadano a creare schermaglie. Il concetto è semplice: le rivalità tra compagni di squadra hanno da sempre appassionato più di ogni altra cosa i tifosi; la tensione, le polemiche, il battagliare ad armi pari e tutte le sfaccettature che esse portano.


Chi, ad esclusione ovviamente dei Team Principal su cui pende la Spada di Damocle del dover gestire nel modo migliore tale scenario, non ama tutto ciò?


Nel 1988 e nel 1989 Senna e Prost ci hanno offerto uno spettacolo del genere e che abbiamo già raccontato, con Ron Dennis che ha visto la sua perdita di capelli velocizzarsi inesorabilmente per lo stress che i due gli han causato, prima dell’addio del francese con destinazione Ferrari.


E se nel 1990 Gerhard Berger era totalmente cosciente del ruolo di gregario che avrebbe dovuto intraprendere una volta salito a bordo della McLaren, dall'altra parte la gestione del rapporto Mansell-Prost è stato un tabù sin dalle prime contrattazioni avvenute nel Luglio del 1989 per portare Alain a Maranello.


Il Campione in carica non aveva alcuna intenzione di avere qualcuno a mettergli il bastone tra le ruote nella sua personalissima battaglia con Ayrton, dall'altra parte però Mansell non ci pensava nemmeno a fare da scudiero al nuovo arrivato, a prescindere dalla sua caratura.


La pessima prima parte di stagione del Leone d’Inghilterra, contemporaneamente alle quattro vittorie ottenute da Prost fino al Gran Premio di Hockenheim, hanno costretto Nigel al ruolo che lui ripudiava categoricamente sin dal principio, dichiarando a Silverstone nell'intervista dove annunciava anche il suo ritiro dalle corse, di voler ottenere quantomeno un’altra vittoria, ma allo stesso tempo di essere disposto ad aiutare il suo compagno Prost a vincere il campionato.


Dichiarazioni di rito o veramente sentite dal britannico? Lo avremmo scoperto alla prima occasione valida, che arriva due settimane dopo il Gran Premio corso a Monza e vinto da Senna, a Estoril, per il Gran Premio del Portogallo.


Proprio in terra lusitana viene tra l’altro annunciato l’approdo per la stagione successiva di Jean Alesi in Ferrari, in sostituzione di Mansell, col francese che, ad un passo dal passaggio in Williams, scoperto l’interesse della Ferrari ha preferito firmare per la squadra che realisticamente potesse offrirgli maggiori opportunità di battagliare per il Mondiale.

Chissà cosa avrà pensato poi il neo-ferrarista nel vedere la Williams diventare la seconda forza (e a tratti la prima) del Mondiale dietro la McLaren, con la sua Rossa ad arrancare dietro.


Ma rituffiamoci nel 1990.


Dopo il Gran Premio d'Italia, Ron Dennis chiede a Senna di testare un nuovo fondo, così da poter mantenere il vantaggio tecnologico sugli avversari per gli ultimi Gran Premi.


Ayrton è riluttante, ma alla fine accetta l'invito. Jo Ramirez, storico direttore della McLaren, dopo aver ottenuto l'ok dal brasiliano, terminata la fabbricazione del nuovo fondo si precipita in aeroporto, portando con sé il nuovo componente come bagaglio a mano; dopo insistenti richieste, Jo riesce a portare con sé il nuovo fondo in aereo, e si presenta a Budapest giusto in tempo per farlo provare al pilota brasiliano.


Ayrton sale in macchina, fa un paio di giri con fondo nuovo girando due secondi più veloce del collaudatore Jonathan Palmer, e termina le prove. Annichilito dalla velocità di Ayrton, il povero Jonathan dice a Jo Ramirez:

"Penso che domani non avrete bisogno di me. Se vado via subito riesco a prendere il volo di stasera per tornare a casa".


Tuttavia, nonostante le modifiche apportate in McLaren, a Estoril le Ferrari sono straordinariamente veloci sia nel giro secco che soprattutto nel passo gara.


La pista favorevole con i suoi curvoni veloci, la tipologia di gomme messe a punto dalla Goodyear, e i nuovi motori da qualifica, forniscono alla Ferrari quel qualcosa in più per riaprire il discorso campionato.


Soprattutto i motori erano stati sperimentati per la prima volta a Monza, ma solo a Estoril hanno raggiunto una sistemazione ottimale che ha permesso finalmente alla Ferrari di combattere ad armi pari con le McLaren. Tanto per dare un'idea delle sofisticazioni cui è giunta la Ferrari, le valvole dei motori vengono inviate in Francia per essere rivestite e trattate con materiali speciali, per una spesa di un milione a valvola.


Da Maranello però non badano a spese pur di vincere il campionato, specie se si pensa che in un solo motore ce ne sono sessanta di queste valvole.

Così, durante le qualifiche le due Ferrari dettano il passo. Il primo colpo lo mette a segno Mansell, con Senna che nel tentativo di replicare, mai si era visto guidare in modo tanto disordinato e scomposto, lui che riesce a mantenere il controllo della vettura anche nelle situazioni più disperate. Dopodiché esce Prost, il quale con una guida pulitissima si lascia Mansell alle spalle. Sarebbe la situazione ideale per Alain, in pole senza l'handicap iniziale di un Senna lì davanti.


Mansell però ha altri piani: uscito nuovamente in pista, surclassa il tempo di Prost:


"Avete visto cosa succede quando danno anche a me il motore buono?".


Dichiara polemico Nigel, sempre fissato coi presunti giochi politici in squadra, una volta terminate le prove. Senna, invece, rimane un po' frastornato nel vederle volare le due Ferrari in qualifica:


"Credevo di aver fatto un giro bomba, e invece sono terzo. Accidenti".


Il distacco che paga l’altra McLaren di Berger (ben sette decimi) in una qualifica così tirata evidenzia la gran differenza che come al solito Ayrton riesce a fare sul giro secco, ma che stavolta non è bastata a battere le due Ferrari. Cesare Fiorio però rimane coi piedi per terra:


"Si, in gara siamo sempre andati bene, abbiamo già fatto delle prove con il pieno di carburante e abbiamo visto che i tempi sono ottimi, ma non cantiamo vittoria perché la McLaren non è ancora sconfitta. Qui abbiamo il vantaggio di un circuito molto favorevole a noi, dove già l' anno scorso andammo benissimo, ma con la McLaren non si può mai dire".


Lo scenario che logicamente ci si prospetta in gara è assistere ad un Mansell che lasci passare il suo compagno di squadra appena le circostanze lo rendano possibile, per aiutarlo così nella disperata rimonta sul rivale della McLaren, che dispone attualmente di sedici comodi punti di vantaggio.


Del resto Nigel lo aveva anche dichiarato apertamente, in passato, che avrebbe fatto da spalla a Prost, quindi salvo complicazioni l’esito sembra scontato, tenendo presente anche il passo gara della Ferrari nettamente superiore alla concorrenza.


Alla partenza invece la Ferrari numero 2 di nome e di fatto fa tutto quello che non deve fare: scatta male e per difendere la sua posizione chiude Prost, che è costretto ad alzare il piede per evitare il muretto dei box, un po' come fece due anni prima sullo stesso circuito, solo che a stringerlo al muro fu Senna; nel varco aperto dal britannico si infilano prontamente le due McLaren, che alla prima curva fanno in maniera clamorosa l’andatura. Mansell è terzo, Prost è quinto, scavalcato anche dalla Benetton di Nelson Piquet.



Un vero disastro per le Rosse, ma nulla è perduto, poiché dopo qualche giro di assestamento Mansell inizia a metter pressione alle due McLaren, e Prost, che impiega una decina di giri per sbarazzarsi di Piquet, comincia a ridurre il gap che lo divide dal terzetto di testa a suon di giri veloci, scendendo sotto il muro dell’1'19. Le Ferrari son più veloci, ma Berger può sfruttare la scia di Senna e il suo potente V10 Honda, cosicché per i ferraristi sferrare un attacco concreto diventi molto complicato.


Al giro ventisette, un Mansell frustrato dall’impossibilità di ingaggiare un duello con Berger, finisce con due ruote sull’erba, e sebbene riesca a non perdere il controllo della sua vettura, deve cedere la terza posizione a Prost. È subito dopo che comincia il valzer dei pit-stop: il primo a cambiare pneumatici è proprio Mansell, il giro successivo tocca a Senna, con Berger che, privato della scia del suo compagno di squadra viene immediatamente infilato sul rettilineo principale da Prost, il quale conquista una leadership che dura a stento un giro, dovendo effettuare anche lui il suo pit-stop.

In seguito alla sosta di Berger, la situazione è la seguente: il quartetto si è sgranato e ognuno è staccato di qualche secondo dall’altro; Senna fa sempre l’andatura seguito da Mansell, poi Berger e infine Prost, che nel post-gara avrà da ridire non soltanto sulla gestione della partenza, ma anche su una strategia non proprio finalizzata a favorirlo.


Mansell impiega pochi giri ad azzerare il suo distacco da Senna, ma un folto gruppo di doppiaggi ne ritarda l’attacco di parecchi giri. Attacco che arriva finalmente al cinquantesimo passaggio alla fine del rettilineo principale, nello stesso punto dove l’anno prima il britannico aveva centrato in pieno Senna, estromettendo entrambi dalla gara.


Diversamente da quell'occasione, Ayrton è meno avventato nel chiudere la porta, anzi, è estremamente lucido e ragioniere, cosciente del fatto che le Ferrari sono troppo veloci, perciò spalanca il portone e lascia accomodare Mansell in prima posizione. Al giro cinquantatré il doppiaggio della Ligier di Philippe Alliot si rivela più complicato del dovuto per il ferrarista, chiuso alla curva 2 dal sonnecchiante francese. Il contatto tra l’anteriore sinistra della Rossa e la posteriore destra del doppiato è inevitabile, ma per fortuna il leader della gara ne esce indenne, al contrario di Alliot che invece va a sbattere contro le barriere.


Berger e Prost sembrano un po' in difficoltà rispetto al duo di testa, almeno per quanto riguarda l’inizio del secondo stint, poi Alain suona la carica facendo registrare il giro provvisorio più veloce in gara, col tempo di 1'18"426. Una seconda ondata di doppiaggi aiuta il quartetto di inizio gara a ricomporsi nuovamente, per regalare agli spettatori un finale di gara scoppiettante. Le palpitazioni salgono nel corso del giro cinquantanove, con Prost che infila ancora Berger e inizia subito a mordere le caviglie di Senna, pronto ad azzannargliele al momento propizio; Alain non può finirgli ancora dietro, sarebbe un colpo troppo duro per il Mondiale.


Se la fortuna ti volta le spalle però, spesso c’è poco da fare. Al giro sessantatré la regia internazionale inquadra la Arrows di Alex Caffi schiantata nelle barriere di curva 3, col bresciano che non esce con le proprie gambe dalla vettura. Diventa necessario l’intervento dei commissari di gara e della Medical Car per estrarlo con estrema cautela dalla monoposto incidentata.


Caffi se la cava con poco, sebbene non possa partecipare alla gara successiva, ma la bandiera rossa in quel momento è ritenuta giustamente inevitabile, e mancando meno di dieci giri alla conclusione la gara si chiude in anticipo con la vittoria di Mansell, davanti a Senna e a Prost, beffato e forse privato di una probabile vittoria. Probabile perché, analizzate le varie dinamiche di gara, è difficile dare per scontato che una volta passato Senna, Mansell avrebbe ceduto la posizione e di conseguenza la vittoria al transalpino.

Il comportamento di Mansell sul podio, inoltre, alimenta eventuali dubbi sul suo rapporto con Alain, e anche di quest’ultimo con la Ferrari, poiché il britannico sembra sia più il compagno di box di Senna che non di Prost, dal momento che abbraccia ripetutamente il brasiliano finché non gli alza il braccio al cielo quasi come un gesto di vittoria. E stiamo pur sempre parlando di due che qualche anno prima si erano presi a pugni.



Dopo la corsa, Prost rilascia due interviste, una per gli italiani e una per i francesi. In entrambe è molto duro con la Ferrari, ma in modo diverso: nella prima è critico, nella seconda devastante.


Cominciamo con la versione più pesante:


"Oggi avete capito tutti come mai la Ferrari non vince il Mondiale dal 1979, un team gestito così il Mondiale non lo potrà mai vincere".


"Ho fatto un enorme lavoro per la Ferrari. Credevo che il nostro intento fosse comune, vincere il mondiale. Adesso mi accorgo che ero solo. A questo punto potrei rivedere la mia posizione nella squadra per il prossimo anno. Potrei andare in un altro team, da qualsiasi parte. O anche ritirarmi a fine stagione".


"La Ferrari non merita di vincere il mondiale. Per me questa è una grandissima disillusione. La vettura era perfetta, potevo giocarmi il primo posto, anche se nel pit-stop ho perso tempo prezioso. La mia corsa è stata compromessa dalla partenza. Alla Ferrari non c'è nessuno capace di gestire i rapporti fra i piloti. Nessuno ha chiesto a Mansell di aiutarmi, non esiste una politica di squadra come invece c'è alla McLaren".


Di parere diverso è Cesare Fiorio, che sminuisce il tutto, in maniera poco credibile, nel post-gara:


"Non è vero che non abbiamo parlato con Mansell. Da tre o quattro gare avevamo stabilito che in certe situazioni l'inglese avrebbe dovuto aiutare il compagno di squadra. Se si fosse trovato secondo o terzo e così via, gli avrebbe fatto guadagnare un posto senza problemi. Ma Nigel non ha mai accettato di lasciare una vittoria. E noi non lo abbiamo mai chiesto. Non sarebbe giusto: un pilota di Formula Uno vive per questi successi che entrano nella storia, rischiano anche la vita per un primo posto. Ho avuto un colloquio con Mansell alle ore 12:45 e mi ha ripetuto il suo tipo di disponibilità".


"E l'ho riferito a Prost. Se fosse stata l'ultima gara con il titolo in ballo, forse si sarebbe anche arrivati a una soluzione come quella richiesta da lui, ma non è stato possibile con 16 punti di distacco. Alain è stato anche sfortunato per la partenza, un errore di Mansell, ma sicuramente involontario (e Nigel è anche andato a chiedergli scusa), per l'interruzione della corsa quando ancora poteva sperare di superare almeno Senna. Se Prost voleva vincere, doveva andare a prendere Mansell questa volta".

Forse sarà come sostiene Fiorio, sta di fatto che durante la gara Prost è passato in terza piazza solo grazie ad un errore del compagno, per non parlare della strategia che lo ha visibilmente sfavorito.


Secondo il parere del pilota francese, espressa ai giornalisti italiani:


"Il campionato è finito, non ci penso più. Troppo facile per Mansell fare delle scuse. E' la terza volta nella mia carriera che mi succede, non sono disposto a continuare in questa maniera. Al via sono andato a sbattere contro il muretto, poi ho dato l'anima per rimontare. Ed anche quando sono rimasto attardato al cambio delle gomme, sono cose che succedono nelle corse, c'era ancora la possibilità di recuperare. Sono anche rimasto senza la sesta marcia. Ma questa è una gara che potevo vincere tranquillamente".


Sul fronte opposto, Ayrton può invece dirsi soddisfatto, dato che il suo obiettivo di stare davanti a Prost è stato raggiunto senza troppi problemi:

"Sapevo che sarebbe stato difficile vincere questa gara. La Ferrari era superiore, lo era stata già lo scorso anno. Ragion per cui quando Mansell mi ha attaccato, non ho resistito più di tanto, mi sono accontentato e ho allargato la traiettoria per lasciarlo passare, anche perché non vedevo bene dove si trovava. Se avessi resistito attaccandomi ai freni avrei rischiato di compromettere tutto. Gara bellissima, partenza esaltante".


"Ora un pensierino sul Mondiale posso farlo. Anche se bisogna raccogliere ancora qualcosa. Credo che non sarà troppo difficile in quanto, lo ammetto, il vantaggio è piuttosto consistente. Certo questa Ferrari è veramente competitiva".


Fra le righe si può leggere una grande soddisfazione, ma non solo per il risultato in chiave iridata: nessuno può togliere dalla testa degli addetti ai lavori che Ayrton abbia vissuto la giornata anche come una grande rivincita sul rivale sul piano psicologico, più che su quello sportivo; la pace con Prost a Monza era stato un gesto obbligato e più dimostrativo che non sentito, e il fatto di sapere che ora il francese ha portato un bel trambusto anche alla Ferrari, non può che fargli piacere, a conferma delle sue teorie secondo le quali la rana - cosi definisce il rivale quando ne parla con gli amici - ora si trova in un bel guaio.

E ha ragione.


Alain è furibondo, e guardare la classifica generale di certo non lo aiuta: ora sono 18 i punti da recuperare da Ayrton, con tre sole gare dal termine da disputare.

Ma con la variabile della regola degli scarti, che questa volta potrebbe essere a suo favore.


Una settimana dopo il trambusto interno che coinvolge la Ferrari ad Estoril, ci si sposta di qualche centinaio di chilometri per far tappa a Jerez de la Frontera, terzultimo appuntamento di un Mondiale che è saldamente nelle mani di Senna, dall’alto dei 18 punti di vantaggio su Prost di cui Magic dispone.


La variante che potrebbe favorire il transalpino è la regola degli scarti, che prevede il conteggio solamente dei migliori undici risultati ottenuti nel corso della stagione, e che nel 1988 si rivelò cruciale al fine di decretare il Campione del Mondo (Prost ottenne più punti totali di Senna, ma per tale regolamento concluse dietro il brasiliano).


Ayrton conta già undici risultati importanti: sei vittorie, due secondi posti e tre terzi posti; per aumentare il suo punteggio in classifica non può far altro che vincere o salire sul secondo gradino del podio, mentre Prost ha in verità pochi calcoli da fare; deve vincere le tre gare restanti sperando nell’aiuto del suo team e del suo compagno di squadra, che è mancato in terra portoghese.


Dopo i fatti dell'Estoril, arrivato in Spagna, Alain parla ai meccanici della Ferrari e si scusa con loro, dopo aver parlato per telefono con i dirigenti della Ferrari:


"Ho avuto dei colloqui telefonici con Agnelli, Romiti e Fusaro, presidente della Ferrari. Quello che voglio, se resto alla Ferrari la prossima stagione, è che sia assicurato come obbiettivo numero uno la vittoria nel campionato del mondo. Per adesso non prendo nemmeno in considerazione l'ipotesi di lasciare la Ferrari. So che con questa macchina tutti gli avversari mi stanno dietro. Io però ce l'ho con Mansell, che ha dato prova di mancanza di professionalità. Tanto più che non ha lavorato molto quest'anno".


Il week-end spagnolo inizia nel peggiore dei modi, poiché durante la prima sessione di qualifiche del venerdì Martin Donnelly è protagonista di un incidente orribile, che fa pensare inizialmente al peggio.


Alle ore 13:51, a nove minuti dal termine del primo turno di qualificazione, sotto un sole impietoso, la Lotus di Donnelly percorre normalmente la curva a una velocità di circa 225 km/h, quando all'improvviso la vettura scarta verso l'esterno e si schianta a piena velocità contro i guard-rail posti a pochi metri dal tracciato.


Ne segue uno schianto terrificante, un frastuono orribile, un colpo cupo e l'auto che in pratica si sbriciola, dividendosi in tre tronconi, con il motore e il cambio letteralmente staccati dall'abitacolo.


Il pilota, dopo essere volato fuori dalla sua vettura, rimane immobile in mezzo alla pista, una trentina di metri più avanti rispetto al punto di impatto, con il corpo piegato in una posizione innaturale. Il silenzio cala immediatamente sui box, poiché tutti hanno visto le immagini, in televisione.


Passano pochi ma lunghissimi minuti, prima che i soccorsi arrivino sul posto. Nessuno, neppure i medici presenti sul luogo, osano toccare il corpo esanime. Poi finalmente arriva l'autoambulanza e ha inizio l'attività di soccorso. Nel paddock aleggia fin da subito una convinzione generale: non è possibile che Martin si sia salvato dall'impatto a una velocità che la telemetria aveva calcolato con la solita terribile precisione.

E invece, dopo la paura, cresce la speranza.


Dopo che Senna e il compagno di squadra del pilota irlandese Derek Warwick tornano, visibilmente scossi, ai box dopo essere stati sul luogo dell'incidente, giungono le prime informazioni incredibilmente confortanti:


"Donnelly è vivo. Muove una mano e ha parlato".


Poi la corsa verso l'ospedale di Siviglia, Il pilota viene ricoverato in una clinica neurochirurgica.


Alle ore 14:30, mezz'ora dopo l'incidente, gli organizzatori spagnoli emettono un comunicato, firmato dai dottori Watkins e Isserman, nel quale riportano che sul corpo di Martin hanno riscontrato fratture di femore, tibia e perone della gamba sinistra, la frattura della clavicola destra, uno stato di commozione celebrale in via di risoluzione, e funzioni vitali e motrici intatte.


Successivamente si viene a sapere dall'ospedale posto a un'ottantina di chilometri dal circuito, che i sanitari escludono una possibile frattura cranica, seppur il pilota riscontri difficoltà respiratorie; un fatto abbastanza normale dopo traumi di questo genere. I medici lo operano immediatamente per ridurre la frattura alla gamba.

Martin rimane in prognosi riservata.


In quella giornata Senna si rivela il più veloce, ma l'incidente di Martin Donnelly coinvolge sul piano emotivo tutti i piloti. Primo su tutti proprio Ayrton, che era andato a piedi in pista per vedere di persona quanto era successo, mentre Prost fa la solita filippica contro i circuiti dove le misure di sicurezza non sono state attuate con la stessa attenzione dedicata alle vetture.


Sotto la spinta del francese, i piloti chiedono immediatamente agli organizzatori spagnoli di mettere in atto, nel circuito, alcune misure che ritengono indispensabili. E solerti funzionari provvedono ad accumulare pile di vecchie gomme legate da cavi nei punti più pericolosi, all'uscita di alcune curve e nelle zone dove i guardrail sono troppo vicini alla pista.


Al fine di svolgere correttamente questi lavori, le successive prove sono cominciate con mezz'ora di ritardo.

"In questa pista si raggiungono i cinque g di gravità in curva. Quindi si deve diminuire la velocità delle vetture, ma anche pensare alla sistemazione degli autodromi. Se qui a Jerez non verrà cambiato qualcosa, il prossimo anno potremmo anche non correre".


Dichiara Prost.


Intanto, tecnici e i meccanici della Lotus hanno lavorato tutta la notte fra venerdì e sabato per rinforzare le sospensioni delle monoposto. Sembra infatti che sia l'incidente di Donnelly nel primo turno di qualificazione, sia quello di cui era stato protagonista il suo compagno di squadra Warwick a Monza, siano stati provocati dal cedimento dei tiranti che sostengono la ruota posteriore sinistra.


Nel frattempo giungono anche buone notizie per Martin Donnelly.

Dall'ospedale si apprende che il pilota irlandese è stato operato per ridurre le fratture ed è perfettamente cosciente. I medici emettono un bollettino nel quale si dice che, se non sorgeranno complicazioni, la situazione può essere considerata positiva.

Intanto il dottor Watkins, medico della FISA, dopo l'incidente di Martin aveva chiesto una vettura più veloce di quella messa a disposizione per i soccorsi rapidi dagli organizzatori del Gran Premio. Per accontentarlo, era stata fatta arrivare da Madrid una Porsche, ma alle porte di Jerez la vettura è stata protagonista di un incidente e il guidatore è stato ricoverato nello stesso ospedale dove è presente Martin Donnelly.


Le prove del sabato, che come detto iniziano con mezz'ora di ritardo, vedono Ayrton migliorare ulteriormente il proprio tempo al sabato, nonostante le Ferrari si dimostrino ancora una volta estremamente competitive. Il pilota brasiliano raggiunge così la ragguardevole cifra (per usare un eufemismo) di cinquanta Pole Position in carriera.


Per Alain, l'unica speranza di vincere sembra quella di scattare meglio dell'avversario in partenza.


Senna però è autore di una gran partenza, seguito a ruota dalle due Rosse, che non perdono tempo ed iniziano a mettergli pressione per cercare di indurlo ad una piccola indecisione che possa spianar loro la strada, mentre dietro Jean Alesi, scattato dalla quarta posizione, viene toccato da dietro alla prima curva dalla Williams di Patrese, la sua posteriore sinistra viene forata, la Tyrrell diventa incontrollabile e finisce nella ghiaia.



Per il giovane francese la gara dura pochi istanti; un peccato, vista la sua posizione di partenza.


Il primo stint di gara passa indenne per Senna, bravo a non farsi intimidire dalla costante pressione di Prost, dopodiché arriva uno dei momenti chiave della gara, quello di fermarsi ai box per il cambio gomme: il primo ad effettuare la sosta è Mansell, poi tocca a Prost cambiare i suoi pneumatici, con un undercut aggressivo nei confronti di Senna, che non può fare altro che fermarsi il giro successivo e sperare di tornare in pista ancora in testa.


Sul rettilineo principale Mansell si fa da parte e lascia passare Prost, ma non si accorge che Senna si trova proprio lì di fianco a lui, appena uscito dalla corsia della pitlane.


Ayrton coglie l’attimo di indecisione del britannico e si butta in traiettoria interna di curva 1, riuscendo a limitare i danni e rubare una fondamentale seconda posizione virtuale (un terzo posto non gli avrebbe garantito alcun punto, per la regola degli scarti).


In testa in quel momento c’è Piquet, il quale a differenza degli altri non ha ancora effettuato il suo pit-stop. Prost lo tallona, ma prima che possa anche solo abbozzare una manovra di sorpasso, il brasiliano della Benetton va largo finendo fuoripista, lasciando strada libera a Prost e al duo Senna-Mansell.


Il disastro per Piquet si completa al giro quarantotto a causa di un problema alla batteria che è per lui sinonimo di ritiro. Per il carioca sono lontani i giorni di gloria passati a lottare per vittorie e mondiali.

L’andamento della gara non offre parecchie emozioni, Prost scappa via agevolmente tanto da potersi permettere un’altra sosta ai box, per porsi al sicuro da eventuali problematiche con le sue Goodyear, e tornare in pista ancora da leader; intanto dietro di lui Mansell non riesce a trovare spiragli per attaccare Senna.


Il colpo di scena arriva al giro cinquantuno quando una nube di fumo bianca inizia ad uscire dal retrotreno della McLaren. Ayrton perde potenza e deve farsi da parte, consentendo a Mansell e Nannini di occupare le restanti posizioni del podio. Si decide per un cambio gomme che fa scalare Magic al sesto posto, ma bastano poche curve e la MP4/5B viene parcheggiata a bordo pista dal leader del Mondiale, causa problemi al radiatore.


È il terzo ritiro stagionale per Senna, il secondo sulla carta poiché in Messico fu considerato comunque classificato, essendosi fermato a sole due tornate dal termine; tuttavia quest’ultimo potrebbe trattarsi senza dubbio del più pesante in chiave iridata.



L’ultima azione degna di esser messa negli highlights della gara la offre Gerhard Berger, autore di un attacco all’ultima curva del cinquantasettesimo giro: il risultato ottenuto dal campione pesarese delle due ruote fu una vittoria fantastica e ricca di polemiche nel dopo-gara, la staccata che tenta l’austriaco su Boutsen invece provoca il contatto tra i due, con la McLaren che spicca il volo prendendo slancio sulla gomma della Williams, atterrando infine mestamente nella ghiaia senza riuscire a ripartire.


Si chiude così una domenica da dimenticare per il team di Woking, mentre per la Ferrari al contrario si concretizza una splendida doppietta, questa volta con il pilota giusto a tagliare il traguardo davanti all’altro, e cioè Prost, che precede di ventidue secondi Mansell, diversamente dal weekend precedente nel ruolo di scudiero coi fiocchi, ad eccezione della scarsa grinta con cui si è difeso da Senna per la seconda posizione. Poco importa, perché Senna il traguardo non lo taglia, pertanto la logica conseguenza è che non guadagni nessun punto, al contempo Alain ne mette nove in cascina e così facendo dimezza il suo distacco da diciotto a nove punti.



Le scene, dopo le vittorie, sono sempre più o meno le stesse: baci e abbracci e, nel caso della Ferrari, oltre lo champagne, anche il lambrusco. Ma l'atmosfera nel clan di Maranello è diversa, più raccolta e allo stesso tempo più esplosiva, come se la vittoria di Prost e il secondo posto di Mansell li avessero risvegliati da un incubo. In quel momento forse la squadra ritrova compatta intorno a Fiorio, dimenticando sette giorni vissuti nella crisi più nera.


"Nel meeting della mattinata con i piloti avevamo preso alcune decisioni. Sapevamo che i due momenti cruciali sarebbero stati la partenza e le sostituzioni degli pneumatici. Al via non si è riusciti a passare in testa, e allora si è giocata la seconda carta. Abbiamo ottenuto due vittorie in una settimana e soprattutto abbiamo ritrovato, almeno spero, la serenità. Se riusciremo ad avere delle polemiche anche in questa situazione, allora vuol dire che in questo campo siamo proprio bravi".

"Personalmente sono molto contento del fatto che i due piloti si siano ritrovati con uno spirito accettabile per la squadra. Adesso continueremo a lavorare. Da domani saremo nuovamente all'Estoril per quattro giorni di prove. E in officina a Fiorano abbiamo ancora qualcosa di nuovo da provare. Mancano tre settimane al Gran Premio del Giappone e vi posso assicurare che ci presenteremo a Suzuka agguerriti".


Sul podio c’è anche Alessandro Nannini, ignaro del fatto che il suo nono podio in carriera sarebbe stato purtroppo anche il suo ultimo week-end da pilota di Formula 1; un incidente in elicottero avvenuto nella settimana successiva al Gran Premio che gli causa gravi danni al braccio gli precluderà di correre nuovamente al volante della sua Benetton, o di qualsiasi altra monoposto di Formula 1.


Anche il podio mostra una scena ben diversa paragonata a quella a cui si è assistiti ad Estoril, dove Mansell e Senna facevano la parte dei grandi amiconi quasi a voler indispettire Prost. Questa volta i due piloti Ferrari si scambiano sorrisi, una stretta di mano e persino un abbraccio prima di lasciare il podio.



Le schermaglie portoghesi sembrano dimenticate, e a dar man forte a tale teoria ci pensa lo stesso Alain in conferenza stampa:


"Oggi è stato tutto sicuramente diverso rispetto alla settimana scorsa, e in tutta onestà non voglio tornare su ciò che è successo. Sono felice di essere tornato alla vittoria e per come abbiamo vinto questa gara. In qualifica era già andata bene, e in gara tutto il team è stato all’altezza, e sottolineo tutto il team perché sono stati tutti bravissimi, sia noi piloti che i meccanici nei pit-stop, inoltre anche la strategia è stata ottima".


"Sempre in questa stagione è stato decisivo partire in pole position. Da tre gare sono in prima fila, ma non basta. Avete visto tutti: potevo andare più veloce di Senna, forse anche due secondi al giro. Ma sono stato dietro fino a quando non abbiamo cambiato le gomme. E' stata una sosta perfetta, nulla da dire".


"Il campionato? Onestamente non ho ancora fatto i conti. Ma credo che non ci sia bisogno del pallottoliere o del computer. L'unica cosa certa è che Senna sia ancora il grande favorito. In sostanza dovrò cercare di vincere ancora, magari tutte e due le corse che restano da disputare. Non sarà semplice, ma ci proveremo. Io e la Ferrari. Speriamo solo che quei punti persi in Portogallo non diventino troppo pesanti".


Ayrton, come d'abitudine, dopo la corsa non ha cercato scuse e scuro in volto, dopo aver assistito al trionfo Ferrari seduto al muretto dei box afferma:


"E' stato un bello spettacolo, ma per me questo è il peggior risultato che potesse scaturire da questa corsa. Neppure il mio compagno di squadra Berger è riuscito a finire. Quando mi sono fermato ai box per la seconda volta pensavo di avere un problema ad un gomma. In realtà c'era una perdita d'acqua da un radiatore e il liquido gocciolava sulla ruota posteriore destra. Ho continuato, ma senza troppe speranze. E quando ho visto accendersi la spia dell'olio perché la temperatura del motore era andata alle stelle ho deciso di parcheggiare. Penso che un secondo posto sarebbe stato alla mia portata. La vettura non andava male, gli pneumatici non mi hanno dato problemi. Ora si ricomincia da capo".

Per l'ingegner Osamu Goto, responsabile della Honda, non resta che aspettare la possibile rivincita nella gara a Suzuka:


"Fino a quando il motore della vettura di Senna non ha cominciato a surriscaldarsi per la perdita d'acqua dal radiatore, tutti i dati che avevamo erano normali. Tenteremo adesso di vincere in casa a fine mese".


Arrivati a questo punto, con una vittoria Senna conquisterebbe automaticamente il titolo mentre, arrivando primo Prost, la chiusura del campionato si prolungherebbe fino alla gara di Adelaide, in programma il 4 novembre 1990.


Ci risiamo: si va a Suzuka.


Il 21 Ottobre 1990 a Suzuka, dopo un’attesa lunga oltre tre anni con oltre cinquanta Gran Premi disputati dalla sua ultima vittoria a Monza nel 1987, quando era ancora in Williams, il tre volte Campione del Mondo Nelson Piquet torna al successo, e lo fa davanti al compagno di squadra Roberto Moreno, sostituto di Alessandro Nannini dopo l’incidente in elicottero di quest’ultimo pochi giorni dopo il Gran Premio di Jerez, e alla Larrousse - Lamborghini del pilota di casa Aguri Suzuki, capace di portare sul podio per la prima e unica volta nella sua storia la piccola squadra francese.


Il fatto curioso è che al di fuori di una ristretta cerchia di persone, corrispondenti a persone che lavorano nel team e magari a familiari e rispettivi tifosi, a nessuno importi un fico secco di chi abbia vinto quell’edizione del Gran Premio del Giappone, né tanto meno che una scuderia semi-sconosciuta abbia ottenuto il suo primo storico podio. Il motivo è abbastanza scontato, fintanto che ci sono quei due fenomeni (e chi se non loro) di cui abbiamo parlato fino ad ora, Senna e Prost, sui quali si concentra l’interesse totale di tutto il mondo della Formula 1 a cominciare dal giovedì che dà inizio al week-end, che può decretare Senna Campione del Mondo, oppure far slittare il tutto all’ultima gara ad Adelaide, nel caso in cui Prost faccia il suo dovere andando quantomeno a punti.


Desta maggiore attenzione anche la scelta di Nigel Mansell, che il 1° Ottobre 1990 fa dietrofront e diversamente da quanto deciso a Silverstone pochi mesi prima, opta per continuare a correre in Formula 1 anche la stagione successiva al volante della Williams, in sostituzione dell’appiedato Thierry Boutsen:


"E' stata soprattutto la pressione dei tifosi di tutto il mondo a farmi cambiare idea. Mi hanno scritto, telefonato ogni giorno. Io stavo pensando di cambiare attività, magari di partecipare al mondiale endurance. Allo stesso tempo però le richieste dei team di Formula 1 si erano fatte più pressanti. La Williams ha preparato un programma al quale non ho potuto rinunciare. Ho lottato tanti anni per vincere il titolo iridato. Aggiudicarsi le gare è fantastico, ma non basta come motivazione. Adesso la mia vecchia scuderia, per la quale ho già guidato per quattro anni, dal 1985 al 1988, mi ha fatto una proposta concreta, valida sotto tutti gli aspetti, con molte garanzie, ed allora ho deciso di riprovarci. So che mia moglie, per quanto preoccupata, mi sarà vicina come sempre".


E desta attenzione anche e soprattutto la scarsa competitività della McLaren, dato che tutti credevano che la Honda dovesse fare faville su un circuito dove, nelle intenzioni, dovrebbe essere glorificato il lavoro dei giapponesi:


"E' vero, i giapponesi lavorano bene. Il propulsore è perfetto, potente e progressivo. Penso che abbia qualche cavallo in più, ottenuto cambiando il disegno della camere di combustione. Mi hanno anche fatto sapere che le resistenze interne agli attriti sono diminuite e che il peso è stato ridotto di due chilogrammi. Un bello sforzo che spero di ripagare con il titolo mondiale".


Invece la sorpresa viene dalla Ferrari, nonostante non conosca i segreti di questa pista come li conosce la Honda, che ci svolge test tutto l'anno.


"Voglio la pole position, ma anche partendo in quinta fila non lascerò nulla di intentato. Ho avuto in qualificazione un problemino con il motore che si è spento un paio di volte in rettilineo, ma credo che si tratti solo di cambiare regolazioni. Per il resto non ci sono problemi. Debbo vincere ed è ciò che tenterò di fare. Non ci sono altre soluzioni".


E Prost, al venerdì, nonostante il secondo posto in qualifica dietro al diretto rivale, gongola per la piacevole sorpresa:


"Siamo forti. Io sono grande per questo, perché sono l'unico che riesce a cambiare le sorti di una scuderia".


"Beh non solo io, anche Senna è bravo in questo, siamo gli unici. Però mi aspettavo di più dalla McLaren. Hanno rifatto il motore, hanno migliorato la macchina e poi si scopre che vanno come noi, forse anche meno. Vuol dire che abbiamo lavorato proprio bene, siamo forti. Domani correrò praticamente da solo. Solo contro tutti, avrò venticinque avversari".


"La Ferrari vista qui sembra ancora migliore di quella che ha vinto in Spagna. Ma le corse non si vincono solo con queste cose, si vincono anche con altre cose. Per esempio col cambio gomme, e domani dovremo stare attenti. Si vincono con i sorpassi. O si perdono per i sorpassi".


"Ve lo ricordate quello che successe un anno fa? Io posso fare la mia parte e la farò. Per il resto so, e ne sono sorpreso anch'io, che questa Ferrari va benissimo, meglio di tutte le più rosee aspettative".


"Staremo a vedere. Ma anche se non vinceremo il mondiale, avremo ugualmente ottenuto un gran risultato. All'inizio dell'anno eravamo partiti con l'obiettivo di riorganizzare il lavoro e sviluppare telaio e motore. Ci siamo riusciti portando la Ferrari al livello della McLaren. Il vero balzo in avanti dovrà avvenire l'anno prossimo, ed è un obiettivo possibile e probabile".


"Noi avremo un motore che sta dando molto e potrà dare ancora molto. Loro avranno un motore nuovo dal quale non potranno pretendere molto almeno nella prima metà della stagione. Per questo sono contento di restare alla Ferrari. Lo sono ancora di più di quando sono arrivato: perché adesso ho visto qual è il potenziale enorme di una squadra come la nostra e ho visto che questo potenziale comincia a emergere. Perciò scusatemi se non vincerò il mondiale, ma quello che abbiamo fatto finora è tantissimo".


Motivo in più per vincere il Mondiale, il premio che riceverebbe dalla Ferrari di ben due milioni di dollari.


A Suzuka, 150.000 persone assisteranno al Gran premio del Giappone. Sono soltanto una parte, quella più fortunata, di tutti coloro che avrebbero voluto assistere di persona a questo avvenimento che da anni si prospetta come decisivo. Le richieste dei biglietti ammontavano infatti a quattrocentomila, ed ecco spiegate le file chilometriche che da giorni contornano l'autodromo giapponese.


Nel frattempo, nel solito briefing tra piloti che avviene come consuetudine ogni weekend di gara si può capire facilmente che c’è poco di quella presunta pace che Senna e Prost avevano sancito nella conferenza stampa a Monza; i volti sono tesi, in particolare quello di Ayrton. Poi esce allo scoperto Nelson Piquet, che chiede chiarimenti e si pone così sulla situazione controversa dell’anno prima che portò alla squalifica di Senna:


"Se una volta andati lunghi ad una chicane, gli steward ci fermano e ci lasciano ripartire se non c’è traffico, allora sì, possiamo definirlo sicuro. Ma se dobbiamo girarci e andare contromano per rientrare in pista, col rischio che un’altra vettura vada lungo e ci centri in pieno, allora diventa pericoloso".


Il riferimento è ovviamente al taglio di chicane di Senna dopo il contatto con Prost, il motivo cardine a cui si era affidato Jean-Marie Balestre per penalizzare l’asso brasiliano. Alla domanda se tutti fossero d’accordo con Piquet, il resto dei piloti risponde con un secco , al quale si aggiunge un Grazie col sorriso beffardo di Ron Dennis, anche lui presente in quel momento. Ma Senna non ci sta, si sente quasi preso in giro dalla direzione gara. Piquet non ha fatto altro che ripetere concetti che lui stesso aveva espresso l’anno scorso, col risultato di essere totalmente ignorato, oltre a veder confermata la sua squalifica e dunque la sua sconfitta con Prost:


"Una pagliacciata, l’anno scorso fu una pagliacciata".


Esclamato ad alta voce mentre punta il dito verso Prost, che assiste in silenzio al rivale che abbandona la sala arrabbiatissimo.


Dimentichiamo il passato aveva detto Prost in Italia. Beh, dal briefing tra piloti si evince che Senna non ha dimenticato un bel niente, anzi, si è tenuto lo smacco subito dalla Federazione Internazionale dell'Automobile e da Balestre ben legato al dito.


Ad ogni modo, in pista Ayrton si conferma velocissimo anche al sabato, e conquista la sua nona pole position in campionato, grazie ad un gran giro chiuso col tempo di 1'36"996. L’unico in grado di tenergli testa è ancora Alain, che è comunque distante due decimi, mentre in seconda fila si piazzano i rispettivi compagni di squadra, nell’ordine Mansell e Berger, lontanissimi; se Mansell è a mezzo secondo dal compagno, Berger paga addirittura oltre un secondo da Senna.


La pole position però, non rilassa per niente l’animo di Senna, che continua ad essere perseguitato dai fantasmi dell’anno precedente, dalla frustrazione scaturita dal sentirsi derubato dell’ultimo Mondiale, che lo portò a considerare seriamente il ritiro dalle corse, il tutto coadiuvato dalla rimonta di quel Prost, ancora una volta lui, che si sta avvicinando nel Mondiale ed è pronto a strapparglielo ancora dalle mani.


La sua richiesta di cambiare la posizione della piazzola del poleman sulla griglia, che fino a quel momento era sempre stata sul lato sporco e fattispecie su cui Ayrton non si era mai lamentato nelle due edizioni precedenti (dove partiva in Pole e si giocava il Mondiale esattamente come ora), è figlia proprio di questo suo stato di irrequietezza.


Il suo reclamo, che è ad ogni modo sensato e legittimo, tra l’altro viene inizialmente accettato dalla direzione gara, ma poi arriva l’ingiunzione di Balestre e la posizione di partenza del primo sullo schieramento rimane sul lato sporco. Realisticamente parlando, aspettarsi che il presidente della FIA, lo stesso che ha trascorso l’ultima pausa invernale a fare la guerra con Senna, e che in Brasile è stato preso ad arance in faccia dai brasiliani, potesse accogliere tale richiesta che avrebbe avvantaggiato Senna, era pura utopia.


Dal canto suo Alain si trova in una situazione ideale per poter rimandare il discorso iridato all’ultimo appuntamento del calendario da disputare in Australia: il copione sembra lo stesso delle due gare precedenti ad Estoril e Jerez, con Senna che ci mette una pezza in qualifica come può, conquistando la pole o restando sempre lì in zona di vertice, ma è poi incapace di contrastare la velocità delle Ferrari la domenica. Inoltre, il sangue latino del pilota McLaren sta ribollendo di una rabbia mista a tanta pressione, fattore che potrebbe diventare decisivo per la gara.


E in effetti lo sarà, ma non esattamente nel modo in cui Prost spera.


Il primo momento cruciale del Gran Premio di Suzuka del 1990 diventa anche il primo e ultimo colpo di scena della gara in chiave iridata: Prost scatta meglio di Senna e dopo pochi metri percorsi gli è già davanti, alla prima curva Alain chiude la porta convinto di aver conquistato la leadership della gara, ma nel momento in cui va a stringere la traiettoria viene speronato da Senna che sembra non mettere minimamente il piede sul freno. La manovra di Ayrton causa l’uscita di entrambi nella via di fuga, dove rimangono arenati e con vetture danneggiate al punto da non poter rientrare in gara.


Sette secondi.


Tanto è durata la gara dei due contendenti al titolo ma, esattamente come il 1989, la battaglia si sposta fuori dalla pista e gli animi di chi è coinvolto sono incandescenti.



Ai muretti box c’è fermento, mentre tra le piazzole vari personaggi della McLaren alzano, all'indirizzo della Ferrari, quel famoso dito che nel gergo anglosassone lascia poco spazio alle traduzioni.


Senna chiede a Jo Ramirez:


"Non interromperanno la gara, vero?"


Sul fronte opposto, la Ferrari chiede una severa punizione per il pilota McLaren, che però non arriva. Con il ritiro di Prost, Senna è matematicamente Campione del Mondo per la seconda volta in carriera, mentre la McLaren vince il suo sesto Titolo Costruttori. Per la Ferrari è un’altra stagione chiusa a bocca asciutta, e nella maniera più amara possibile. Prost non usa mezzi termini per descrivere l’accaduto, certo del fatto che Ayrton abbia causato volutamente l’incidente per avere la certezza di diventare Campione:


"Non mi aspettavo che mi buttasse subito fuori in quella maniera. Avevo fatto una partenza perfetta. Se fossi riuscito a scappare non mi avrebbe più visto perché la Ferrari era superiore. In ogni caso Senna ha mostrato il suo vero volto, quello di un pilota antisportivo che vuole vincere a tutti i costi. Credo di essere una persona onesta, quando c'è da criticare lo faccio, quando è il caso di lodare non mi tiro indietro. E' stata una cosa molto sporca. Non mi piace questa Formula 1 e mi dispiace per la Ferrari che questa volta meritava la vittoria. In questa maniera non si va avanti perché si arriverebbe a formare le squadre con piloti incaricati di compiti diversi: uno per fare punti, l'altro per buttare fuori i rivali".


"Fra l'altro l'incidente è stato molto pericoloso, è avvenuto in un punto dove si viaggia a 240 km/h. Ho rischiato di farmi male. E' ora che le autorità intervengano, molte cose dovranno cambiare, altrimenti le prossime corse saranno delle autentiche battaglie. Ci vogliono non delle regole, ma qualcuno che giudichi e applichi delle sanzioni. Altrimenti siamo all'autoscontro".


"Chi è davanti ha il diritto di impostare la propria traiettoria. Senna, buttandosi dentro in quella maniera, non avrebbe mai potuto frenare. E' un vero peccato che un campionato del mondo finisca in questa maniera. Ma non è finita. Andremo in Australia per vincere perché in questo momento le nostre vetture sono molto competitive. Per quanto riguarda le autorità sportive, mi auguro che si arrivi a prendere delle decisioni. La Ferrari non fa reclamo, ma presenterà un esposto minuzioso e documentato su quanto è successo quest'anno al fine di sensibilizzare la Federazione".


"Abbiamo fatto un campionato fantastico, forse il più bello della mia carriera. Sapevo che potevo vincere e sapevo anche che non avrei mai dovuto mettermi nelle condizioni di trovarmi a dover superare Senna alla chicane, perché per lui sarebbe stato un gioco chiudermi. Ma non potevo aspettarmi che mi avrebbe speronato in quel modo alla partenza. Lo ha fatto deliberatamente. Ha ragione quando dice che chi fa il miglior tempo in prova ha il diritto di scegliere la posizione di partenza. Ma non è colpa mia se i commissari sportivi non gli hanno consentito di cambiare da destra a sinistra. Così sono riuscito a superarlo, ma è stato tutto inutile".


"Visto come sono andati i fatti, sono convinto che ho fatto bene a resistere al sorpasso. Almeno tutti hanno visto di che pasta è fatto Ayrton. E poi se lo avessi lascialo andare, come avrei potuto tentare di superarlo? Mi avrebbe tirato fuori alla prima occasione, sapendo che la mia vettura era superiore e che avrei potuto vincere. No, non c'era via di uscita. Senna mi ha tamponato deliberatamente perché aveva paura di perdere il titolo. Quando sono sceso dalla vettura mi è anche venuta voglia di prenderlo a pugni, ma poi ho evitato il contatto fisico in quanto i serpenti mi disgustano".


Senna ribatte con tutta la malizia del mondo unita al rancore che ha in corpo da tempo, richiamando in modo abbastanza chiaro all’incidente della stagione precedente:


"Prost mi ha stretto troppo e ci siamo toccati. Mi spiace che il campionato sia finito così. Io però ero all'interno della curva e non potevo certo buttarmi nel prato per farlo passare. Solo un pazzo andrebbe a provocare volontariamente un incidente come questo, pericoloso, perché dietro c'era tutto il gruppo che stava arrivando. E' Prost che ha sbagliato, è lui che doveva fare un'altra traiettoria in curva. Non solo, ma doveva sapere che lui e solo lui aveva qualcosa da perdere in un contatto. Non mi sembra affatto corretto che adesso si incolpi me".


"Io ero in pole position e sono stato costretto a partire dalla parte sbagliata, vale a dire dove la pista è sporca. Lo andavo dicendo da mercoledì che avrei pattinato se la posizione della pole non fosse stata cambiata. Non mi hanno voluto dare ascolto, e poi ne ho dovuto subire le conseguenze. E alla fine della fiera sarebbe anche colpa mia quello che è successo?"


"Cosa dovevo fare? Buttarmi in un prato e dirgli prego si accomodi? Io corro per vincere, per passione, per amore della sfida portata ai suoi limiti estremi e non mi sento violento, non sono violento. Ma l'ambiente delle corse è un po' cambiato negli ultimi anni e qualche volta può succedere di avvertire questo senso di violenza".


"Mi sembra veramente che si stia esagerando. Inoltre, un Gran Premio lo si può perdere subito dopo il via o a sei giri dalla fine".


Non solo, c’è anche tempo per una piccola critica arricchita da una dedica sbeffeggiante nei confronti della Federazione:


"Se la FIA avesse accettato la mia richiesta di cambiare il posizionamento della griglia, tutto questo non sarebbe successo. Questo Titolo lo dedico a tutti quelli che nel 1989 hanno lottato contro di me".


Senza peli sulla lingua Ayrton, come sempre d’altronde, schietto e impulsivo come si è fatto conoscere ed amare da molti, ma anche detestare da altri. Questa volta però, nonostante conquisti il suo secondo Titolo Mondiale, il brasiliano non mostra certo il lato migliore di sé, e benché avesse svariate ragioni per essere inviperito con chiunque gli stesse mettendo i bastoni tra le ruote giocando sporco, ciò non giustifica quella che è una delle pagine più tristi sportivamente parlando di questo sport, e dello stesso Ayrton.



Perfino Prost, che era stato avvisato delle voci che circolavano fin dal Gran Premio del Portogallo sulla presunta idea di Ayrton di vendicarsi, non voleva crederci e aveva bollato queste affermazioni, sorte prima del Gran Premio del Giappone, come congetture.


"Avrei preferito vincere il campionato in altro modo, questo sì. Ma un titolo mondiale non è il premio di una sola corsa bensì di una intera stagione. E allora se guardo alla stagione 1990 penso di poter dire che ho meritato questo titolo mondiale. Ho vinto più di tutti e avrei potuto vincere ancora di più se non ci fossero stati quella collisione con Nakajima in Brasile, o la foratura di Imola e cose di questo genere. Sono anche il pilota che ha fatto il maggior numero di pole position".


"E' anche vero però che ho sofferto un po' a metà stagione quando la Ferrari ha cominciato a vincere. Noi in quel momento non avevamo del materiale adatto per bloccare l'offensiva della Ferrar,i ma ho cercato ugualmente di pensare al campionato e mettere da parte punti e piazzamenti utili. Non credo di demeritare il mio secondo titolo ma certo avrei preferito terminare in altro modo il Gran Premio del Giappone".


"Per quanto riguarda la faccenda della pole position a Suzuka, io do tutto me stesso, il meglio di me stesso per conquistare la pole position, e poi mi costringono a partire dalla parte sbagliata? Questa non è una recriminazione del dopo, l'avevo fatta in modo riservato prima del Gran Premio del Giappone. Avevo detto, se uno parte in pole deve trarne un vantaggio, altrimenti perché un pilota e una squadra fanno tanti sforzi e spendono tanti soldi in ricerca e sviluppo?"


"A Suzuka la posizione da cui parte il pilota in pole è sbagliata, perché pattini con le ruote e parti male. Allora dove vogliamo arrivare? All'assurdo: in questo circuito mi conviene partire in pole in quell'altro no. Queste sono furbizie, non è più sport, perché nello sport ci vuole chiarezza e pulizia. E il modo con cui è finito il mondiale dell'anno scorso? Ce lo vogliamo dimenticare? Io non l'ho dimenticato. Sapeste come mi sentivo male al primo Gran Premio di quest'anno a Phoenix".


E alla dichiarazione di Prost, il quale sostiene che Ayrton parli tanto di Dio ma poi si comporti in maniera opposta di quanto dica il suo Credo religioso, il brasiliano risponde:


"Non voglio entrare in polemica con lui. Però lasci stare Dio che è la cosa più grande che esista".


Ma le polemiche non si fermano qui. Al termine della gara, Jackie Stewart in maniera molto signorile chiede al pilota brasiliano cosa pensa del fatto che egli avesse causato negli ultimi 36/48 mesi più incidenti rispetto a tutti i suoi colleghi.


La risposta di Ayrton è furente:


"Mi sorprende che proprio tu mi ponga questa domanda, perché hai molta esperienza e conosci molto bene il mondo delle corse. Dovresti sapere che essere un pilota di auto da corsa vuol dire rischiare di continuo. Essere un pilota di auto da corsa significa che gareggi con altre persone".


"Se non provi più ad inserirti quando vedi un'apertura non sei più un pilota di auto da corsa. Perché siamo tutti in competizione per vincere. La nostra motivazione principale per gareggiare è vincere. Non arrivare quarti, quinti o sesti".


"E' irrilevante ciò che stai dicendo, Jackie. Ho vinto più Gran Premi di chiunque altro negli ultimi tre anni, sono stato in pole position più di chiunque altro nella storia, e ho vinto due titoli mondiali negli ultimi tre anni. Non riesco a capire come come tu possa rigirare la frittata per dire che ho avuto più incidenti di chiunque altro, che poi non è neanche vero!".


Il clima attorno a Senna è molto teso.


La FIA comunque resta a guardare, e non interviene. Balestre ne pagherà le ovvie conseguenze, a cominciare dal 23 Ottobre 1990, quando il quotidiano sportivo francese L'èquipe pubblica i risultati di un sondaggio lampo realizzato su un campione di 500 francesi, da cui emerge che il 79% ritiene normale il comportamento di Prost, il 77% giudica disonesto il comportamento di Senna, e il 93% è favorevole all'istituzione di sanzioni a carico dei piloti per frenarne l'eccessivo ardore.


Il dato più interessante, soprattutto per Balestre, è quello relativo alla domanda su chi dovrebbe giudicare e applicare le sanzioni: il 36% risponde che tale compito dovrebbe essere svolto dalla Federazione, mentre il 33% preferisce che a decidere possa essere una commissione più imparziale e competente, formata da ex piloti.


Un brutto segno per la FIA, che ora, grazie a Balestre e al suo astenersi dal prendere alcun provvedimento, è la prima a non godere di grande credibilità proprio a casa sua, in Francia.


A questo punto, anche su spinta del presidente della Ferrari, Piero Fusaro, che cinque giorni dopo il Gran Premio del Giappone manda una lettera minacciosa a Balestre:


"Tutto lascia credere che per l'insufficiente fermezza degli ufficiali di gara, alcuni concorrenti abbiano ritenuto che le collisioni rappresentino ormai una tattica di corsa, tollerata se non autorizzata, mettendo così in pericolo la sicurezza di tutti e la ragion d'essere degli investimenti molto ingenti richiesti da questa attività".


La Federazione rende note le proprie preoccupazioni in seguito ai fatti degli ultimi anni, e comunica ad Adelaide la creazione di un’apposita commissione che giudicherà eventuali eventi controversi in futuro.


Questa la risposta di Balestre al presidente della Ferrari, Piero Fusaro:


"A causa della grande importanza, talvolta passionale che io attribuisco al campionato di Formula 1, posso assicurarle che i recenti incidenti non mi lasciano insensibile. Come ho già avuto modo di dichiarare, il consiglio mondiale della Federazione e il suo Presidente non tollereranno che venga portato ancora pregiudizio, sotto qualunque forma, ad un patrimonio sportivo che ha richiesto quarant'anni per essere elaborato, e di cui la Ferrari è il più antico partecipante. La ringrazio per la fiducia che lei ripone nella Federazione. Essa non resterà inappagata".


Dunque, il 31 Ottobre 1990, la FISA annuncia a Parigi la nascita di una commissione speciale d'inchiesta per la sicurezza in Formula Uno. Nei dossier di questa commissione finiranno le storie dei sedici Gran Premi del '90, che hanno registrato molti incidenti. La commissione avrà pieni poteri, potrà esaminare tutte le testimonianze e i documenti che riterrà necessari, e soprattutto potrà decidere se ritirare la superlicenza a qualcuno dei partecipanti del prossimo mondiale.


Al successivo Gran Premio d'Australia, gara conclusiva del campionato, dovrebbe esserci esserci la festa del Cinquecentenario, celebrato in pompa magna con altisonanti invitati da ogni parte del mondo, e la città è tappezzata di grandiosi manifesti. Il titolo è già assegnato, e i due litiganti continuano ad attaccarsi dopo essersi concessi un po' di relax nei giorni precedenti: Prost lungo la Grande barriera corallina a giocare a golf, Senna in Malesia a rilassarsi in riva al mare.


In Australia circola la voce che Alain avrebbe voglia di ritirarsi dalla Formula 1 dopo quanto successo in Giappone; ma Ayrton non crede a questa ipotesi, e dichiara:


"Prost si ritira? Ma figurati, si ritira come si doveva ritirare Mansell".


Poi, tornando a parlare dell'incidente di Suzuka, aggiunge:


"Quella di Prost è una strategia studiata a tavolino. Poiché non riesce e non riuscirà mai a battermi in pista, cerca solo di trovare delle scuse. E' una persona squallida, capace solo di parlare male di tutti. Lo aveva fatto quando era alla Renault, ha ripreso la manfrina alla McLaren, contro la squadra, contro me e contro l'Honda. Arrivato alla Ferrari in poco tempo ha denigrato Berger, ancora me, poi Mansell, quindi la Goodyear, infine la Ferrari e il suo management. Veri e propri insulti. Sono sorpreso, non capisco come un gruppo del livello della Fiat, e quindi della Ferrari, si lasci strumentalizzare e usare da un tipo come lui".


"Il titolo l'ho vinto durante l'intera stagione. Ma Prost ha voluto far credere che il risultato è dipeso solo dalla corsa di Suzuka, e gli stupidi ci sono cascati".


"Arrivare primo è il mio obiettivo. Non ho nulla da dimostrare, il titolo me lo sono meritato. Ma corro per battere gli altri, per essere il più veloce. La mia McLaren va bene, il circuito mi piace, non ho paura dei confronti".


Prost inizialmente non risponde alle domande dei giornalisti, quindi al posto suo è Cesare Fiorio che chiarisce le idee dei fan della Ferrari:


"Non ne so nulla, nel senso che Prost nulla mi ha detto. Mi sembra incredibile, ha liberamente firmato un contratto con noi, abbiamo fatto dei programmi, perché mai dovrebbe ritirarsi? Con Prost dobbiamo ancora discuterne e fare un calendario di lavoro preciso. Per il momento credo che Alain si prenderà una pausa di riposo, poi a dicembre all'Estoril ricominceremo con i test invernali".


"Quando la Ferrari ha veramente perduto il mondiale? Forse anche prima del Gran Premio del Giappone, quando Berger a Montecarlo ha buttato fuori Prost. In quel momento il campionato ha preso un indirizzo che non è stato molto bello e che è culminato con l'episodio di Suzuka. Ma oggi non mi sento di tirare la croce addosso a Senna. Quanto al Portogallo, è stato un momento infelice ma non direi che quello è stato il momento negativo determinante. Guardiamo le cose diversamente: noi abbiamo cominciato il mondiale senza sperare di vincerlo. Poi abbiamo visto che la vittoria era possibile, ci abbiamo creduto, abbiamo profuso molti sforzi. Ci è dispiaciuto perderlo per un incidente ma, ripeto, non mi sento di darne la colpa a Senna. E' andata così, ma abbiamo dimostrato di essere stati competitivi e di aver lottato per il titolo. Erano molti anni che la Ferrari non vinceva tante gare in una stagione".


Perché Alain si è cucito la bocca? il motivo è da imputare a Johnny Rives, suo amico e giornalista, il quale su L'Equipe ha titolato:


"Prost lascia, ha chiesto alla Ferrari di cercarsi un altro pilota per il 1991".


Giunto ad Adelaide, Prost ha bloccato tutti i giornalisti dichiarando:


"Non parlo più. Basta con questa storia di Senna e Prost, non replico nulla a quanto ha affermato lui. Ogni volta che pronuncio una frase, viene deformata. Adesso fate come volete, mi sentirete ancora aprire bocca solo quando lo vorrò io e quando mi farà piacere".


Per Alain il weekend australiano non è roseo. Domenica mattina, abbandona il briefing dei piloti quando Ron Dennis chiede provocatoriamente se i cordoli posti in certi punti del circuito dovevano essere considerati margini della pista o no.


Poiché è stato risposto affermativamente, il manager inglese ha ricordato l'incidente di Suzuka dello scorso anno, quando Senna era stato squalificato anche per avere superato la linea gialla che delimitava l'ingresso dei box durante l'incidente con Prost.


Alain si sente quasi preso in giro e abbandona l'assemblea, per poi venire richiamato e ammonito ufficialmente.

Un provvedimento strano, considerando soprattutto che a Suzuka, Senna aveva fatto la stessa identica cosa, e non aveva ricevuto alcun richiamo.


Il francese è sotto pressione, vittima di uno stress oltre misura, anche per problemi familiari; sta separandosi dalla moglie e vive con Bernadette Laffite, la moglie del suo amico ed ex-pilota Jacques.


Il suo nervosismo si può evincere anche dal fatto che si rifiuti di accettare un invito per fare una foto in onore dei cinquecento Gran Premi, insieme ad altri campioni accorsi per l’evento, quali Jackie Stewart, Jack Brabham, Denny Hulme, James Hunt, Nelson Piquet e ovviamente Senna.


La gara, per quanto possa valere, è vinta ancora da Piquet, il quale alla bella età di trentotto anni si è così giudicato il secondo successo consecutivo dopo tre campionati di digiuno assoluto. Ayrton, dopo aver dominato tre quarti del Gran Premio d'Australia, commette un errore e finisce fuori pista.


Se la Ferrari ha avuto la piccola soddisfazione di rimanere alla pari con la McLaren nel numero di successi stagionali (sei per ciascuna squadra, poi dueper la Williams e due per la Benetton) il risultato di Adelaide - con Mansell al secondo posto e Prost al terzo - ha una doppia faccia. Quella positiva rappresentata dalla conferma della competitività delle vetture e dell'affidabilità delle stesse, anche nelle difficili piste cittadine. Quella negativa sta nell'aver perso un'altra occasione: questa volta il campionato era davvero a portata di mano.


Rimane poi l'incertezza sul futuro di Prost, il quale ha continuato il suo silenzio stampa, pronunciando solo qualche breve frase per una spiegazione puramente tecnica della sua gara:


"La mia corsa è stata condizionata da una scelta aerodinamica sbagliata. Ho voluto un alettone più piccolo di quello montato sulla vettura di Nigel, e questo mi ha creato quasi immediatamente delle difficoltà con le gomme che si sono deteriorate. Nel finale scivolavo da tutte le parti e avevo qualche guaio con i freni. Non potevo puntare a un risultato migliore".


Quando gli viene chiesto cosa farà nelle prossime settimane, Alain risponde acidamente:


"Questi sono fatti miei, sono problemi di un essere umano e non di un pilota".


Un minimo di brio alla conferenza stampa lo porta per fortuna Piquet:


"Sono così vecchio che mi sembra di averli disputati tutti questi 500 Grandi Premi che festeggiavamo oggi".


"Non mi sognavo neppure di raggiungere Senna. Pensavo a risparmiare le gomme, a non commettere errori. Quando mi sono trovato al comando ho anche preso un bel vantaggio su Mansell, ma l'ho perso per i doppiaggi e per una mezza uscita di pista che a momenti mi costava questa bellissima vittoria. Quando Nigel mi è arrivato addosso alla penultima curva ho deciso di tenere la mia traiettoria. Non ci siamo toccati per un soffio".


Approfittando del momento, dato che in passato erano state messe in discussione le sue qualità di pilota in seguito al suo digiuno di tre anni, Nelson si toglie qualche sassolino dalla scarpa:


"C'è gente che non capisce nulla, soprattutto alcuni commentatori televisivi. Le prestazioni di un corridore dipendono al 90% dalla vettura che guida. Nessuno può fare miracoli con un macinino per il caffè. Con una monoposto competitiva posso ancora correre per il mondiale. E sarà ciò che farò nel '91".


Successivamente Nelson si trasforma in difensore di Prost, quando il francese si rifiuta di spiegare perché aveva abbandonato il briefing dei piloti:


"Alain ha voluto protestare contro le autorità sportive che non sono intervenute per quanto è successo a Suzuka. Senna in quell'occasione per superarlo ha usato una parte della pista nella quale non poteva stare. E ha fatto ciò che in una corsa non si potrebbe fare".


Una stoccata ad Ayrton, che come risaputo non ha in simpatia.


Senna intanto se ne è già andato da tempo, dopo aver pronunciato, anche lui, poche parole:


"Ho dovuto fare attenzione ai freni fin dall'inizio. Ero sempre al limite. Sono finito fuori perché non sono riuscito a innestare la seconda marcia e mi sono trovato in folle. Peccato, il successo non poteva sfuggirmi. In ogni caso non avevo bisogno di legittimare il mio secondo titolo mondiale con un'altra vittoria".


Rimasto invece ad Adelaide, lunedì 5 novembre Prost viene intercettato dai giornalisti; stavolta il ferrarista torna a parlare e a sfogarsi:


"Dopo l'episodio da incubo di Suzuka sono andato in vacanza per dimenticare. E c'ero riuscito. Senonché al mio arrivo ad Adelaide mercoledì sera, e poi giovedì mattina, mi sono reso conto di trovarmi in mezzo ad una bufera senza senso e costretto a dover dare delle giustificazioni, a rispondere di dichiarazioni che non avevo fatto o erano state deformate. In un simile frangente ho veramente pensato che era giunto il momento di decidere per il mio avvenire. E allora posso confermare che ho detto alla Ferrari che poteva pensare di cercarsi un altro pilota".


"Ed è altrettanto vero che ho pensato a ritirarmi".


"Ma ci sono ancora molte cose che possono succedere per farmi orientare verso l'una o l'altra decisione, portarmi al ritiro o convincermi a continuare. In ogni caso non sceglierò piccole strade di campagna, vie sotterranee. Io smetterò di fare il pilota o non smetterò, ma la decisione sarà solo mia e senza mezzi termini. Andrò avanti come mi piacerà: potrei tenere una conferenza stampa e vuotare completamente il sacco. E posso assicurare che se parlerò ce ne sarà per tutti. Oppure potrei chiudermi nel silenzio più completo, senza spiegare nulla a nessuno".


L'11 Novembre, facendo ritorno in Brasile, giunto all'aeroporto Congonhas di San Paolo, Ayrton viene a conoscenza di un tentativo di rapimento ai suoi danni da parte dell'organizzazione criminale Comando-Vermelho, che aveva messo a punto un piano per sequestrare, allo scopo di ottenere poi una ingente somma di denaro per liberarlo, il neo campione del mondo di Formula 1.


La rivelazione - di un informatore infiltrato - era trapelata un paio di settimane prima, e l'agguato avrebbe dovuto scattare nei giorni del suo rientro, durante le vacanze che Ayrton ha in programma di trascorrere ad Angra Dos Reis, località balneare situata a centocinquantuno chilometri dalla capitale, dove è sovente ospite dell'imprenditore Antonio Carlos Braga.


In aeroporto, la polizia predispone un servizio di vigilanza del pilota, cercando di non dare troppo nell'occhio, ma lo stesso corridore, informato della situazione, non si mostra troppo allarmato. Anche perché, dopo un incidente di traffico subito nel gennaio dell'anno precedente nel centro della metropoli paulista, Senna si era reso conto della sua vulnerabilità e aveva adottato diverse misure di sicurezza, compresa, fra l'altro, quella di usare quasi sempre per i suoi spostamenti l'elicottero e l'aereo personale.


Il rapimento, sempre secondo le informazioni della polizia, sarebbe stato organizzato dai tre boss della malavita, Antonio Rosa Silva, Daniel Francisco Silva e Marcos Alexandre Lessa, ferocissimi banditi che operano nella favela di Jacarezinho, un autentico labirinto di casette e baracche sulle colline all'interno di Rio, dove vivono centinaia di persone .


Nello stesso mese era stato scoperto anche un progetto per rapire la sua ex-fidanzata nonché famosa presentatrice televisiva, Xuxa.


La famiglia Senna del resto, era già stata nel recente passato vittima di tentativi criminosi analoghi: il padre di Ayrton, Milton da Silva, era scampato qualche tempo fa a un assalto nei pressi della villa di famiglia, sulle colline della Serra da Cantareira, non lontano da San Paolo, ma a bordo dell'auto intercettata dai banditi c'era solo il suo autista.


Senna comunque reagisce con fermezza alla situazione di rischio, accettando la scorta di alcuni agenti che lo accompagnano in tutti i suoi spostamenti.


Malgrado il problema in cui è incappato al suo rientro in Brasile, Ayrton non ha potuto evitare le solite interviste di rito, e come sempre succede in questi casi, su precise domande dei giornalisti sportivi, ha parlato ancora della stagione appena conclusa. E nella specifica occasione, ha ripetuto di essere stato sul punto di lasciare la McLaren per passare alla Ferrari:


"Le trattative erano iniziate quando la mia squadra aveva dei problemi per la messa a punto del telaio che non era all'altezza delle prestazioni del motore Honda. Non conclusi l'accordo in quel momento, perché avrebbe potuto complicare il campionato, che per me era molto importante, proteso, com'ero, a riconquistare il titolo".


"Sono sicuro di avere preso la decisione giusta rimanendo alla McLaren, per adesso. Finché questo team mi offre le migliori condizioni per vincere, continuerò sulla stessa strada".


Già, la Ferrari. Cosa ha deciso di fare Alain?


A dicembre, il neo pilota della Ferrari Jean Alesi gira a lungo sul nuovo autodromo del Mugello in Toscana, con un'auto equipaggiata di sospensioni attive, mentre Prost, durante le prove in Portogallo, minaccia ancora di non voler correre più per la Ferrari, tuttavia promette una risposta definitiva e chiara entro la fine del mese, possibilmente prima di Natale. La Ferrari gli offre un congruo aumento di ingaggio, da dodici a quindici miliardi di lire italiane, ma il Professore vorrebbe estendere il suo contratto a tutto il '92 per bloccare un eventuale arrivo di Senna a Maranello. Se la risposta di Prost dovesse essere negativa, per la Ferrari sarebbe un bel guaio, essendo impossibile ormai sostituirlo con un pilota di pari valore:


"In un caso del genere, Prost si assumerà tutta la responsabilità di una simile decisione".


La Ferrari, insomma, sarebbe persino pronta a citare in tribunale Prost per danni, poi, come promesso, a fine dicembre arriva l’ufficialità che il tre volte campione del Mondo resterà non solo per il 1991, ma anche per il 1992, salvo ovviamente imprevisti.


Davide Scotto di Vetta

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