#2 1997: GP d'Australia, Coulthard vince a sorpresa, Schumacher è secondo, debacle Williams



Nel corso del primo week-end della nuova stagione fa sentire la sua immancabile presenza Bernie Ecclestone, presidente della FOCA (una federazione a dire il vero caduta già da un po' nel dimenticatoio) e vice-presidente dell FIA, due ruoli contrastanti tra di loro, ma quando si parla di Bernie spesso e volentieri la logica di certe dinamiche viene a mancare. Il manager inglese è ormai da tempo il vero patron del circus; niente avviene all’interno della Formula 1 senza che lui lo sappia, come ad esempio, la bizzarra richiesta fatta in questo periodo da un’onorevole della Lega Padania a Max Mosley di inserire nel calendario del 1998 un Gran Premio della Padania da disputare ad Imola. Una vicenda che non avrà alcun seguito, con Imola che continuerà ad ospitare il Gran Premio di San Marino.


Ecclestone già da tempo aveva indicato Villeneuve come un futuro Campione del Mondo, sostenendo con decisione un suo approdo in Williams, per poi indispettirsi quando Sir. Frank ha deciso di scaricare Hill a vantaggio di Frentzen.


"Un Hill in una squadra minore mi ammoscia lo show".


Aveva detto contrariato.


La prima qualifica dell’anno è un vero e proprio incubo per il campione in carica Damon Hill, che deve fare i conti con la mediocrità della Arrows e del motore Yamaha: cinque secondi più lento di Villeneuve, e salti mortali compiuti solo per rientrare nel tempo limite del 107%. Hill è ventesimo, davanti solo alla Tyrrell di Jos Verstappen (altra scuderia in caduta libera) e al suo compagno di squadra Pedro Paolo Diniz, incapace nel suo caso di rientrare nel tempo limite necessario per partecipare alla gara, ma comunque graziato dai commissari di gara avendo fatto segnare tempi più rapidi nelle prove libere.


Il giorno dopo la situazione andrà di male in peggio per il povero Damon: ad inizio a gara, già durante il giro di ricognizione il britannico deve parcheggiare la sua vettura al lato della pista a causa di noie all'acceleratore.



Il 10 Marzo 1996, quando a bordo della Williams vinse la gara d’apertura del campionato staccando di quaranta secondi il compagno di squadra, sembra di già soltanto un lontano ricordo, e purtroppo per lui, prima di poter riassaporare posizioni di medio-alta classifica Hill dovrà pazientare un bel po'.


Sapere che ci sia qualcuno messo peggio difficilmente può rincuorare Hill.

La Lola-Ford infatti, arriva a Melbourne con tutta l’intenzione di correre, finanziata da Mastercard e guidata dai malcapitati Vincenzo Sospiri e Riccardo Rosset, i quali accumulano un ritardo di dieci secondi dal poleman Villeneuve.


Originariamente, la monoposto, battezzata T97/30, avrebbe dovuto debuttare nel 1998, ma per volontà della Mastercard, questa fu portata al debutto già in Australia. Nel pre-campionato trapelava ottimismo in merito alla riuscita del progetto; tuttavia l'accorciamento dei tempi imposto alla squadra aveva fatto sì che la monoposto fosse assemblata in gran fretta, senza praticamente essere sottoposta a nessun test in galleria del vento.



La T97/30 equipaggiata con motori Ford obsoleti (utilizzati dalla Sauber nel '95) e con pneumatici Bridgestone, non riesce ovviamente a partecipare alla gara. E non avrà nemmeno altre occasioni per farlo, dato che Mastercard riterrà opportuno eliminare il supporto economico e lasciare il team al suo triste destino.


Chi invece è subito velocissimo è il canadese Jacques Villeneuve, che con la sua Williams-Renault domina le qualifiche, conquistando la pole position con un grande vantaggio sui rivali. Girando in 1'29"369, rifila un secondo e sette decimi al suo nuovo compagno di box Frentzen; a seguire ci sono Ferrari e McLaren, distanziati però di oltre due secondi, con Schumacher e Coulthard in seconda fila, ed Irvine e Hakkinen a comporre la terza. Un risultato sorprendente perfino per Jean Todt, che laconico commenta:


"Mi aspettavo un Villeneuve veloce ma non con due secondi di vantaggio".



Il ribaltone rispetto ai risultati di venerdì è dovuto in gran parte alla scelta delle gomme, un problema sottovalutato da molte scuderie, Benetton compresa, che sulla griglia ha piazzato Alesi a tre secondi e mezzo da Villeneuve. Quest'anno infatti, le scuderie devono scegliere le gomme da utilizzare in qualifica e in gara proprio prima della sessione che delinea lo schieramento di partenza. Villeneuve ha scelto quelle più tenere, la Ferrari quelle più dure, dato che, come ammesso dallo stesso Todt:


"La Williams è una vettura più bilanciata e può usare le gomme tenere, noi no".


Ma la strategia in casa Ferrari è chiara: partire con gomme dure per fare un solo pit stop, mentre la Williams sarà costretta a farne due, ed è quindi costretta ad una gara tutta in attacco per rientrare davanti agli avversari.


Il giorno dopo, allo spegnimento dei semafori, Villeneuve fa pattinare vistosamente le gomme posteriori, compromettendo lo scatto. Frentzen ne approfitta prontamente e si porta in testa, dopodiché, alla prima staccata la Sauber di Johnny Herbert si affianca all’esterno del canadese, ma soprattutto arriva con un’entrata a gamba tesa la Ferrari di Eddie Irvine, fin troppo ottimista nella sua manovra, dopo aver intravisto uno spazio sufficiente da consentirgli di guadagnare posizioni.



Villeneuve rimane schiacciato a sandwich tra Irvine e la Sauber, e insieme a quest’ultima viene spedito nella ghiaia, impossibilitato a ripartire. Dopo aver causato il ritiro di Villeneuve e Herbert, anche la gara di Irvine dura soltanto poche curve in più dei due malcapitati: il danno che riporta la F310B dell’irlandese alla sospensione anteriore sinistra è tale da non poter proseguire la corsa.


Nelle prime battute di gara, Frentzen mantiene agevolmente la leadership, seguito da Coulthard, Schumacher e Hakkinen. Il neo-acquisto del team di Frank Williams impone subito un passo di gara inavvicinabile per i suoi inseguitori, favorito non solo dal vantaggio tecnico della sua vettura, ma anche dalla poca benzina imbarcata e dall'utilizzo delle gomme morbide, essendo il tedesco su una strategia più aggressiva a due soste, mentre le due McLaren e Schumacher, come detto optano per un’unica sosta.


Il ferrarista pare avere più velocità rispetto a Coulthard, ma la conformazione del tracciato non consente di andare con facilità al sorpasso, pertanto Schumacher non può fare altro che accodarsi e sperare in qualche errore dello scozzese, che però non sembra risentire minimamente della pressione che gli arriva da dietro. A dimostrare la fatica della McLaren in confronto alla Rossa, il fatto che Hakkinen fatichi a mantenere il contatto con la coppia, ed anzi, debba guardarsi negli specchietti per difendersi dagli attacchi della Benetton di Alesi, a sua volta incalzato da Berger.


Frentzen spinge giro dopo giro, e una volta trovatosi dietro un gruppetto di doppiaggi si reca ai box per la sua prima sosta, che lo relega in terza posizione dietro Schumacher e Coulthard. Proprio in questa fase, quando è il duo di testa a ritrovarsi in mezzo ai doppiaggi, Schumi tenta di incrementare la pressione su Coulthard, che però si dimostra molto deciso e aggressivo nel liberarsi dei doppiati, non esentandosi in un paio di occasioni dal bloccare le sue gomme anteriori in frenate brusche.


Intorno al trentesimo giro, prima Coulthard e poi Schumacher effettuano il pit-stop, e lo scozzese ex-Williams si ritrova con un buon margine sul suo inseguitore, che nell’attendere quelle due tornate in più per effettuare il cambio gomme ed il rifornimento perde parecchi secondi.


Un curioso colpo di scena arriva al trentaquattresimo passaggio, quando la regia internazionale inquadra Jean Alesi fermo sull’erba in prossimità di curva 11, per poi indugiare sul box Benetton che lo attendeva già da parecchi giri per il pit-stop. Il francese era stato richiamato in tutti i modi possibili ed immaginabili dal suo muretto box per effettuare la sosta, ma Alesi ha proseguito fino a rimanere senza benzina. I meccanici non nascondono il loro disappunto, esattamente come non lo nasconderà nel dopo-gara Flavio Briatore, acido al punto da far scorrere qualche lacrima sul volto del colpevole ex-ferrarista.



Quando siamo ad oltre metà gara, Frentzen è nuovamente in testa con un vantaggio di ventidue secondi su Coulthard e Schumacher, e prosegue nel martellare giri veloci su giri veloci per poter conservare la posizione una volta effettuata la seconda sosta in programma. Nel momento in cui il tedesco si ferma sulla piazzola del suo box però, qualcosa va storto nel montare la gomma posteriore destra, e pertanto il pit-stop si allunga fino a durare 16.4 secondi. Un inconveniente che probabilmente costa la leadership a Frentzen, anche se il suo gap accumulato su Coulthard fino a quel momento non gli dava la piena certezza di rimanere davanti.


Schumacher intanto ha ripreso Coulthard, ma come in precedenza non riesce a trovare chance di sorpasso. Un indiavolato Frentzen ricuce lo strappo che si era formato dal ferrarista, girando sull’1'31 basso, mentre Coulthard raramente riesce a scendere sotto l’1'33.


La preoccupazione al box Williams tuttavia va in crescendo giro dopo giro, poiché una sinistra nuova di fumo nero si innalza dai freni anteriori della vettura di Frentzen ad ogni frenata.


Il terzetto si è ricompattato, tutti sono pronti ad assistere ad un finale di gara scoppiettante, ma a sorpresa, Schumacher imbocca la corsia dei box ed effettua una sosta fuori programma. Un pit-stop rapido, di appena 4.4 secondi, ma che relega Schumi in terza posizione, appena davanti ad Hakkinen. Come spiegato da Jean Todt nel dopo-gara, durante il primo pit-stop nel serbatoio non era entrato tutto il carburante che doveva essere immesso, a causa di un malfunzionamento nel distributore, e pertanto Schumacher è stato costretto ad una ulteriore sosta per non rimanere a secco.



In un primo momento si pensa che la colpa sia da attribuire alla pompa che rifornisce le vetture, la quale avrebbe segnalato l'entrata di settanta litri quando in realtà ne avrebbe erogati venti di meno.


Solo nei giorni successivi, si scoprirà che a causare l'inconveniente è il serbatoio.


Ne rimangono quindi due a giocarsi la prima vittoria stagionale: Coulthard riesce a mantenersi sui due secondi di vantaggio, poi col passare dei giri il gap addirittura aumenta, con Frentzen che sembra voler gestire la vettura ed i suoi freni sempre più in crisi, accontentandosi del secondo posto. Una gestione che però non sarà sufficiente.


A tre giri dal termine, proprio mentre la regia internazionale mostra il suo on-board in diretta, il fumo nero si sprigiona con ulteriore intensità dal disco dell’anteriore sinistra, la Williams si intraversa alla prima staccata e finisce nella ghiaia, proprio dove un’ora e mezza prima si era piantato il compagno di squadra Villeneuve.



Da una potenziale doppietta, la Williams lascia l’Australia con un clamoroso doppio zero e con qualche piccolo interrogativo per quanto riguarda l’affidabilità della sua nuova macchina.


In uno scenario che la dava ottimisticamente ai piedi del podio, la McLaren si ritrova con David Coulthard a festeggiare la sua seconda vittoria in carriera, e con Mika Hakkinen ad accompagnarlo sul podio grazie al suo terzo posto. Di mezzo c’è Schumacher, che grazie al ritiro inaspettato di Frentzen recupera il secondo posto.


Dopo un’attesa infinita che durava da troppo tempo, da quell’ultima vittoria di Senna proprio in Australia ma sul circuito di Adelaide, la scuderia di Ron Dennis torna a gioire.



Una volta uscito dall’abitacolo, Coulthard corre ad abbracciare Jo Ramirez, un uomo legato a doppio filo con Ayrton per gran parte della sua carriera. Molto bella anche la reazione di Hakkinen, che abbraccia lo scozzese e lo alza di peso per celebrarlo.


Sul podio, il bagno di champagne con la gentile collaborazione del finlandese e di Schumacher è inevitabile:


"È fantastico - esclama Coulthard in conferenza stampa - sto provando delle emozioni anche più forti di quando vinsi la mia prima gara con la Williams".



"È una vittoria inaspettata, specialmente dopo lo stra-dominio della Williams visto ieri in qualifica. Ad ogni modo penso che dovrò ringraziare Eddie per il caos che ha causato alla prima curva! Non avere Frentzen davanti ad un certo punto della gara mi ha sorpreso, anche se aveva una strategia a due pit-stop pensavo avesse costruito un tale vantaggio da metterlo al sicuro".


Parole di rito anche per Mika Hakkinen, che elogia il suo team per il duro lavoro svolto nel corso degli anni:


"Un risultato fantastico per il team, finalmente il duro lavoro sta pagando. Sono veramente felice, perché questi sono stati anni duri per noi. Io ho avuto una gara difficile, non sono riuscito ad entrare con costanza in confidenza con la macchina. Ad ogni modo, abbiamo buone chance di lottare per il titolo, la McLaren in sinergia con Mercedes ha ancora ampi margini di miglioramento da qui fino ala fine della stagione".


Dello stesso umore anche Schumacher, e non potrebbe essere altrimenti in una giornata dove entrambe le Williams mancano all’appello:


"Sono felice, oggi pretendere un risultato migliore era impossibile. Certo, non è stato piacevole dover andare di nuovo ai box alla fine della gara, anche se il ritiro di Frentzen ci ha permesso di riprenderci la seconda posizione. Oggi era importante guadagnare dei punti, il podio era il massimo per noi. Sapevo che Heinz non poteva superarmi, ero tranquillo, anche io ero più veloce di David ma non riuscivo a superarlo. Le macchine di oggi non ci permettono di avvicinarci con costanza a chi ci sta davanti, inoltre la conformazione del tracciato non ha aiutato".


"Quando per radio mi hanno detto di rientrare ai box, sono rimasto di stucco. Gli ho perfino risposto: ma state dicendo a me o c'è un errore? Non riuscivo a crederci. Tutta la nostra strategia di gara era basata su una sola sosta ai box e l'avevo già fatta da un pezzo, la macchina andava bene, non avevo problemi, ero secondo e così sarei arrivato sul traguardo visto che superare Coulthard era impossibile. E mi sento chiedere all'improvviso una cosa alla quale non ero preparato e che sicuramente mi sarebbe costata quel secondo posto. Va bene, ho detto, se è così rientro e sono rientrato subito in quello stesso giro. Ho saputo solo dopo che qualcosa non aveva funzionato nel precedente rifornimento e che se ne erano accorti solo quando mi hanno chiamato per radio. Insomma ho rischiato di rimanere fermo da qualche parte".


"Questo è un circuito dove non riesci mai a superare. Non ci riesci neppure se hai una macchina che va due secondi più veloce di un' altra, quindi ti metti l'animo in pace e aspetti. E questo fatto di aspettare non fa parte del mio carattere, a me piace fare subito le cose che devo fare e qui invece...niente".


"Dentro di me pensavo: peccato perché un secondo posto sarebbe stato un gran bel risultato. In fondo non ce lo aspettavamo neppure noi e io invece ero lì proprio al secondo posto. Ed ora sfumava tutto. Per consolarmi ho pensato anche che in fondo la cosa importante è cominciare a prendere punti subito e quindi alla fine anche un terzo posto poteva andar bene".


"Invece la fortuna mi è venuta in aiuto. Quando Frentzen ha rotto i freni, io mi sono ritrovato di nuovo al secondo posto. Va bene così, va benissimo così. Per come erano andate le prove di sabato, direi che il risultato è più che buono".


"È la prima gara, è presto per fare pronostici riguardanti il Mondiale, ma direi che siamo partiti con il piede giusto. La cosa buona per noi ad esempio è che la Williams non ha preso alcun punto e noi sei punti li abbiamo già incamerati. In questa prima fase del campionato è importante per noi prendere punti in tutte le gare perché alla fine questi punti faranno comodo. Ho fatto una cattiva partenza e dovrò cercare di migliorare ma, vedi a volte come vanno le cose: se fossi partito bene forse alla prima curva mi sarei trovato anch'io in quell'imbuto finendo fuori pista. La macchina nel complesso è andata bene ma certamente dobbiamo migliorare. Però dopo tutte le prove fatte questo inverno, sappiamo dove lavorare e i miglioramenti verranno".


Infine Schumacher racconta un piccolo particolare curioso, avvenuto in gara:


"La macchina di Coulthard davanti a me sputava tanto di quell'olio che io a metà gara avevo già strappato quattro visiere perché non ci vedevo".



È invece infuriato (e non potrebbe essere altrimenti) Jacques Villeneuve, che così come Herbert si scaglia contro Eddie Irvine, il quale dal canto suo commenta i fatti giudicandoli come semplici incidenti di gara. In effetti, i commissari gli danno ragione, non punendo in nessun modo il ferrarista.


Villeneuve però non ci sta, ed esclama alla stampa:


"Ero all’interno della curva senza problemi quando una Ferrari mi è arrivata addosso come un kamikaze. Nemmeno un debuttante avrebbe fatto una cosa simile. Dopodiché ci siamo agganciati. È stato uno stupido, mi ha fatto imbestialire, come si fa a tentare una manovra del genere ala prima curva anche quando sai che sei più lento di due secondi al giro. Non sono neppure andato a parlargli, perché tanto Irvine non capisce nulla".


Non c’è da preoccuparsi per Jacques, che avrà ben tre settimane per sbollire l’arrabbiatura e presentarsi in Brasile per ristabilire le giuste gerarchie di un campionato iniziato col botto, in tutti i sensi.


Davide Scotto di Vetta

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