Giuseppe Farina, il primo Campione del Mondo di Formula 1 che colpì Nuvolari ed Enzo Ferrari

Aggiornato il: set 24



Il 30 Ottobre 1906 nasce a Torino Giuseppe Farina. L’italiano è entrato nella storia del Motorsport poiché è stato il primo pilota a conquistare una pole, a vincere un Gran Premio, ma soprattutto diventare Campione del Mondo in Formula 1.


Giuseppe, detto Nino, è figlio dell’industriale Giovanni, proprietario dell’azienda Stabilimenti Farina, mentre lo zio Battista diventerà il fondatore della Pininfarina.


Proprio in quegli stabilimenti, il giovane Giuseppe si innamora del rumore dei motori e della bellezza delle automobili, e decide che il proprio futuro non sarà come alcuni dei suoi fratelli, destinati al lavoro in fabbrica, bensì in pista.


Mentre sta prendendo la laurea in legge, nel 1925 Giuseppe esordisce nel mondo delle corse partecipando alla Aosta-Gran San Bernardo al volante di una Chibiri, ma per un incidente non arriva al traguardo. Diversamente da quanto accade a un qualsiasi corridore, la svolta per Giuseppe non sarà immediata: il giovane dovrà infatti attendere ben otto anni.


E' il 1933 quando Bindo Maserati, che ha sentito parlare di lui, lo invita a guidare una delle sue macchine a Modena. Farina non si fa sfuggire l’occasione e segna tempi migliori di quelli di Tazio Nuvolari, che rimane impressionato da quel giovane e decide di prenderlo sotto la sua ala protettrice, consigliando di avere una guida meno aggressiva, un fattore questo che diventerà il suo marchio di fabbrica per il resto della sua carriera.


Grazie anche ai suggerimenti del connazionale, Nino conquista il terzo posto alla Coppa della Principessa nel 1933, a bordo di un’Alfa Romeo, e l’anno successivo si ripete al Giro d’Italia. Prestazioni che confermano a Nuvolari di averci visto giusto: il mantovano decide dunque di proporre a Enzo Ferrari di ingaggiare il pilota torinese per la Mille Miglia.


Ferrari capisce immediatamente il perché Tazio gli ha consigliato questo giovane, dato che al debutto nel 1936 alla Mille Miglia non soltanto taglia il traguardo al secondo posto, ma a soli trentadue secondi dai compagni di squadra Brivio/Ongaro.


Tre mesi più tardi, Nino partecipa alla 24 Ore di Spa, ma si ritira durante la corsa: tuttavia, questo non gli impedisce nel 1937 di confermare che il risultato dell’anno precedente alla Mille Miglia non è stato un episodio, e nella successiva edizione si piazza di nuovo secondo, dietro a Pintacuda e Mambelli.


Venti giorni più tardi giunge la prima vittoria nella Coppa Principessa. Per complimentarsi, al termine della gara Nuvolari manda a Nino via telegrafo questo messaggio:


"Avendo portato vittoria macchina con maestra esperienza confermandosi asso come pronosticai quando all’inizio conobbi tue doti. Bravo valoroso camerata tuo rivale est stato il cronometro. Sono certo di altre affermazioni che attendo per l’automobilismo italiano".


A questa affermazione segue la delusione del ritiro durante la Mille Miglia del 1938, ma Nino si riscatta alla Pontedecimo-Giovi conquistando la prima vittoria della carriera, e arrivando secondo nel Gran Premio d’Italia del Campionato Europeo di Velocità.


Il 1939 sarà un anno difficile a causa dei problemi di affidabilità che affliggono la nuova Alfa. Per questo motivo, Nino si ritira alla Litoranea Libica e al Gran Premio di Liegi, ma appena ne ha l’opportunità nelle tre gare del Gran Premio di Anversa conquista due vittorie, e ottiene un secondo posto.


Purtroppo, però, questo rimarrà l'ultima affermazione per diversi anni.


Nel 1940, Nino disputa una sola gara.


Infatti ormai il secondo conflitto bellico sta per scoppiare, e Farina parteciperà soltanto alla Mille Miglia, dove vede sfumare di nuovo il primo successo, pur transitando all’arrivo di Brescia alle spalle della Bmw di Von Hanstein e Baumer.


Trascorreranno sei anni prima che Farina possa tornare al volante della sua 2500 SS al Gran Premio delle Nazioni, dove dimostra subito che la guerra non ha scalfito il suo talento, salendo sul gradino più alto del podio.


Nel 1947 Nino cambia squadra.


Ferrari, che dopo la collaborazione con l’Alfa ha aperto la Auto Avio Costruzioni, ingaggia il pilota torinese per disputare il Gran Premio di Piacenza, ma un problema tecnico non gli permetterà di arrivare al traguardo.


Nella stagione successiva, oltre a continuare il rapporto con Ferrari, Nino ha la chance di guidare anche per la Maserati, con la quale domina il Gran Premio di Monaco distanziando di ben trentacinque secondi Chiron, e di due giri Trintignant e Ascari, per poi ripetersi nel Gran Premio delle Nazioni, dove conquista la prima vittoria su pista per la Ferrari, sul Circuito di Garda.


Anche Il 1949 sembra iniziare con il piede giusto, dato che Farina vince a metà Giugno il Gran Premio di Losanna. Ma mentre è in Sud America per disputare alcune gare con la Ferrari, Farina scopre che l’Alfa ha deciso di prendersi una pausa dalle corse dopo le recenti scomparse di Varzi (il 1º luglio 1948, durante le prove del Gran Premio di Svizzera a Berna, sotto la pioggia, Varzi perde il controllo della sua Alfetta e si ribalta, perdendo la vita) e Wimille (scompare nel 1949, durante le prove della Temporada Argentina, sul circuito di Buenos Aires).


Quando Nino sembra ad un passo dal ritiro, dato che soltanto la Maserati sembra poterlo ingaggiare, poiché Ferrari ha la squadra al completo, non soltanto arriva dopo mesi difficili una buona notizia, ma perfino la definitiva svolta della sua carriera.


L’Alfa torna sui suoi passi e decide di lavorare per rendere l’Alfetta più sicura, cercando al tempo stesso di migliorare le prestazioni del suo motore, per prendere parte al primo Campionato Mondiale Piloti di Formula 1.


Farina sarà uno dei piloti scelti dalla Casa del Quadrifoglio per partecipare a questo nuovo format nella quale saranno utili solo i migliori cinque risultati ottenuti, ed avrà come compagni di squadra il pilota argentino Juan Manuel Fangio e Luigi Fagioli, che ripagheranno subito la fiducia della loro squadra.


Il caposquadra è Giuseppe Farina, campione collaudato da numerosi successi, anche se poco fortunato: poche settimane prima dell'inizio del campionato, il 18 Marzo 1950, a Marsiglia, il pilota torinese rimane vittima di un incidente che richiede una corretta guarigione, a causa di un'incrinatura alla spalla.


Nonostante questo, dapprima Nino prova la sua auto a Monza, e successivamente a Silverstone conferma di essere uno trai i migliori piloti al mondo, segnando la prima pole position della storia della Formula 1, battendo rispettivamente Fagioli e Fangio di due e quattro decimi di secondo; Reg Parnell, pilota britannico che per l'occasione corre per l'Alfa Romeo, è addirittura staccato di oltre un secondo.


In gara, al termine di un'accesa battaglia fra i tre piloti dell'Alfa Romeo, grazie anche al ritiro di Fangio, Giuseppe Farina diventa il primo vincitore di un Gran Premio di Formula 1, segnando in tale occasione perfino il giro veloce.



Il pilota torinese, raggiante e quasi con le lacrime agli occhi per la gioia, viene premiato con la tradizionale grande corona di alloro, omaggio britannico ai trionfatori nello sport.

Sono circa le ore 17:00 quando, terminate le cerimonie, sia i Reali d'Inghilterra, sia Giuseppe Farina, preoccupati del mare di macchine nella strada del ritorno a Londra, si mettono in viaggio verso Londra: così come si era recato a Silverstone in tuta, allo stesso modo Farina si allontana dal circuito, e giunto a Londra si mette subito a letto e si gode un buon sonno, poiché il giorno successivo è di nuovo in viaggio alla volta di Torino, rinunciando ai festeggiamenti ufficiali.


Farina, tornato alla casa di cura, si sottopone a nuove cure, nonostante i medici rimangono stupiti di come egli ha potuto gareggiare e vincere, nonostante a Silverstone il pilota torinese ha corso col braccio e con il busto stretti da bende, riuscendo in tali condizioni a respingere ogni attacco del compagno di squadra Fangio.


La domenica successiva si corre a Monaco, per la seconda prova del Campionato Mondiale, ma Nino non riesce a ripetersi. Sulla pista dove due anni prima regalò spettacolo, nelle prove ufficiali perde il duello con Fangio e in gara, a causa di un incidente al via, lascia campo libero all’argentino:


"Villoresi aveva passato da poco l'argentino; anch'io stavo superando l'imbocco della curva; ad un tratto ho sentito toccare nel fianco la mia macchina e questa si mise di traverso, tanto è vero che una ruota di González porta ancora tracce di vernice rosea, il colore cioè della mia Alfa".


La sfida con il compagno di squadra continua anche nel Gran Premio di Svizzera.


In qualifica, Farina è ancora costretto ad accontentarsi della seconda posizione, dato che il poleman è nuovamente Fangio, ma in gara l'argentino è costretto al ritiro per un problema al motore: ne approfitta Nino, che come in Gran Bretagna giunge al traguardo per primo, davanti a Fagioli, e torna ad essere il leader del mondiale.


Il nuovo capitolo del duello Farina-Fangio si sposta a Spa.


I due piloti dell'Alfa in qualifica segnano lo stesso tempo ma Nino, essendo stato il primo a registrarlo, partirà in pole. El Chueco non ci sta, e in gara dà una grande dimostrazione di forza vincendo ed approfittando della pioggia caduta negli ultimi minuti, mentre il pilota torinese si deve accontentare del quarto posto poiché afflitto da problemi alla trasmissione.


Farina va in Francia per rispondere al compagno di squadra e rafforzare la leadership del mondiale, ma le cose non vanno come spera: Fangio nelle prove ufficiali si prende la rivincita segnando la pole, con Farina secondo a un secondo e nove.


In gara, grazie ad una grande partenza, il pilota torinese supera l’argentino, ma alla prima sosta un problema alla pompa della benzina lo fa tornare in pista con due giri di ritardo e in nona posizione; dopo qualche giro è costretto a fermarsi nuovamente per lo stesso problema. Ma Farina non demorde e, tornato in gara in quinta posizione, alle spalle dei due ormai imprendibili compagni di squadra, tenta un disperato recupero.


Il pilota torinese spinge al massimo, inanella una serie di quattro giri veloci, e conquista il terzo posto, ma dopo soli due giri è costretto a fermarsi definitivamente lungo il percorso, mentre il rivale conquista il terzo successo dell’anno e gli toglie la leadership del mondiale.


L’ultimo Gran Premio della prima stagione di Formula 1 si disputa in Italia, a Monza.


Fangio sembra essere imprendibile e lanciato verso la vittoria finale, dato che è il poleman del Gran Premio d’Italia, mentre Nino è terzo alle spalle anche della Ferrari di Ascari. Ma la fortuna, questa volta, volta le spalle all’argentino che nel corso del primo giro rompe il cambio, e Farina ne approfitta non soltanto per vincere la gara, ma soprattutto diventando il primo Campione del Mondo nella storia della Formula 1.


Applausi frenetici accolgono il trionfatore afferrato da cento mani, infiorato e portato in trionfo: a Fangio va la magra consolazione del giro più veloce.


Questa grande battaglia, entrata negli annali del circus, sarà commentata cosi da Nino:


"Fangio è un grande campione, anche se oggi ho vinto io. Nello sport è così, oggi a me domani a te. Se gli parlassi, si offenderebbe e io mi sentirei un verme. Purtroppo in questo sport non esiste amicizia: siamo solo rivali. Certo, quando ci si incontra, ci si abbraccia, ma è tutta scena. In pista siamo antagonisti, fuori c’è solo la forma".



La stagione successiva inizia in Svizzera, e le luci dei riflettori sono tutte sui due protagonisti del 1950, con Farina che parte con il ruolo di uomo da battere e Fangio determinato a prendersi la rivincita. I due piloti dell’Alfa non tradiscono le attese, e in qualifica fanno la differenza sugli avversari, con l’argentino che fa la pole battendo il compagno di squadra.


In gara l’argentino domina rifilando un minuto e diciannove secondi a Nino, che si deve accontentare del terzo posto, essendo giunto al traguardo a seguito della Ferrari del connazionale Piero Taruffi.

Il pilota dell'Alfa Romeo sarà rallentato dalla visiera appannata dai fumi dell'olio combusto, che lo infastidiscono limitandogli la visibilità, e per le sospensioni dell'auto che, non modificate né progettate al fine di sostenere il grande carico di benzina iniziale, non garantiscono al pilota italiano una corretta tenuta di strada.


Nino si riscatta in Belgio, dopo aver saltato, come tutti, la 500 Miglia di Indianapolis.


Persa nuovamente la sfida per la pole con Fangio, in gara Nino riesce a superare il rivale al via, e quando l’argentino subisce un problema durante le operazioni del pit-stop ne approfitta per andare a conquistare il primo successo del 1951.


Questo nonostante l'ennesimo infortunio fisico.


Infatti, proprio pochi giorni prima dello spostamento in Belgio, rientrando da Belfast, dove aveva trionfato in un'ulteriore gara disputata, per evitare un imprudente motociclista, Nino era uscito di strada a Bussoleno, riportando contusioni alla nuca e al piede destro, pertanto si era presentato zoppicante alle prove di Francorchamp.


Il quarto round del campionato va in scena in Francia. Per il terzo Gran Premio di fila il poleman è Fangio, ma Farina, secondo nelle prove ufficiali come a Spa, ribalta nuovamente la situazione in gara e fino al secondo pit-stop è al comando: soltanto nuovi problemi tecnici lo costringono a cedere la prima posizione e la leadership del mondiale al rivale, essendo costretto a tagliare il traguardo in quinta posizione.


In gara, infatti, l'Alfa di Farina accusa problemi alle gomme, dato che il battistrada dell’anteriore sinistra si stacca e si avvolge fra il perno e il tamburo del freno, costringendo il pilota torinese ad una sosta ai box di oltre tre minuti.


Quando riesce a ripartire, Farina è in terza posizione, ma la sfortuna non si placa e dopo diciassette giri anche un altro battistrada si stacca, facendogli perdere trentuno secondi che gli costano la propria posizione in favore di Villoresi.


Il pilota torinese spera di rifarsi a Silverstone, dove l’anno precedente conquistò la prima vittoria nella storia del circus. E invece, nelle qualifiche a fare la pole è la Ferrari di González, che il giorno dopo si ripete e vince, seguito da Fangio, mentre Farina è costretto al ritiro quando mancano quindici giri alla fine, a causa di un problema alla frizione.


In Germania Nino vede sfumare definitivamente le possibilità di confermarsi Campione del Mondo.


Sabato è nuovamente un pilota Ferrari ad essere il poleman, dato che Ascari precede González, Fangio e Farina. In gara, a causa di un ulteriore problema di affidabilità, il pilota torinese parcheggia la sua Alfa lungo la pista, e abbandona ogni sogno di gloria.


Giuseppe Farina, di ritorno in Italia, commenta al giornale La Stampa le sue perplessità riguardo la possibilità di difendere il titolo di Campione del Mondo:

"Mi restano ben poche possibilità di conservare il titolo".


"Vinca il migliore e il più fortunato. Anche Fangio, tanto più che l'argentino è mio compagno di squadra nell'Alfa Romeo. lo ho sempre detto che è un gran corridore, va fortissimo. Non mi dimentico però di essere italiano, e sotto questo punto di vista, preferirei passare le consegne ad un mio connazionale, magari ad Ascari. Il titolo sarebbe in ottime mani".

Farina spiega, tra le altre cose, il motivo per cui la sua Alfa si è fermata in Germania:


"Il medesimo inconveniente che mi costrinse al ritiro a Siverstone, nel Gran Premio britannico del 1° Luglio. Al Nurburgring sentii subito, fin al primo giro, che la macchina non funzionava bene, ma già durante le prove, il rendimento meccanico non mi aveva soddisfatto".


"Fangio aveva una vettura un po' diversa, più agile e meglio manovrabile. Gliela spedirono da Milano, quando eravamo già in Germania. Mi avrebbe fatto piacere, nella mia qualità di attuale campione del mondo, pilotare una vettura come quella di Fangio".


"La sua macchina, nelle prove, si è fermata in piedi sulle ruote posteriori, contro una staccionata, davanti ad un salto di una cinquantina di metri: ora può accendere anche lui un cero alla Consolata".


Poi, il pilota dell'Alfa, parlando degli avversari della Ferrari, racconta un curioso aneddoto:


"González ha confermato che la sua vittoria di Silverstone fu meritata. Il Nurburgring è un esame difficilissimo, e González si è piazzato terzo, con un'altra Ferrari, poiché la sua, quella con cui aveva vinto, è stata affidata ad Ascari".


Farina accenna poi alle sue speranze e ai suoi propositi, parlando del suo futuro da corridore:


"Mi sembra di aver capito che la BRM mi concederebbe volentieri una delle sue nuove vetture. Troverei da collocarmi anche altrove, ma per il momento non mi muovo. La mia battaglia non è ancora perduta, pure quella per il Campionato del Mondo, almeno in linea teorica".


"Vorrei soltanto veder più chiara la mia posizione nella squadra, per questo avrò presto un colloquio con i miei dirigenti milanesi".


A Farina torna parzialmente il sorriso a Monza, in occasione del Gran Premio d'Italia.


L'Alfa torna ad essere la vettura più veloce in qualifica, dato che Fangio vince la sfida con il compagno di squadra. In gara, però, durante il trentanovesimo giro il pilota argentino è costretto al ritiro a causa della rottura di un pistone, causata dall’impoverimento della miscela.

Dai box dell'Alfa Romeo vengono fatte continue segnalazioni a Farina, unico superstite della squadra milanese, affinché acceleri ancora nel tentativo di recuperare il terreno perso nei confronti delle Ferrari, che nel frattempo erano balzate in testa.


Infatti, al quinto giro Farina aveva perso due giri poiché i meccanici avevano tentato di riparare un guasto alla pompa, ma quando il pilota torinese era ripartito, era stato costretto a fermarsi definitivamente appena due giri più tardi, prima di prendere l'auto di Bonetto durante il ventinovesimo giro.


Le due successive soste, una per il previsto rifornimento e un'altra accidentale, tolgono al Campione del Mondo in carica ogni speranza di raggiungere Ascari e González.


Nemmeno le nuove soste dei due piloti della Ferrari, eseguite per cambiare le gomme, riescono a mutare le posizioni, tanto più che Farina resta senza benzina, essendosi aperta una falla nel serbatoio, arrivando ai box sullo slancio, a motore spento.


Il pilota dell'Alfa esce a testa alta da una contesa in cui le anziane vetture di Milano cedono a denti stretti il loro antico primato alle Ferrari di più recente costruzione, e di maggiore e sicuro rendimento, giungendo terzo al traguardo.



Nino si ripeterà in Spagna, dove Fangio si laureerà Campione del Mondo, nonostante il grande spavento vissuto in qualifica, poiché nel pomeriggio sulla sua macchina viene a mancare il supporto dei freni mentre è lanciato ad oltre 200 km/h.


Il corridore torinese riesce a mantenere, anche in questa circostanza, quella sicurezza di sé che gli è caratteristica, non perde il controllo e se la cava senza danni. La sua preoccupazione, poco dopo, è soltanto quella di cercare di evitare che i giornali, drammatizzando troppo la notizia di scampato pericolo, possano allarmare i suoi familiari, raccontando che nemmeno per un istante ha dubitato di potersi salvare dal brutto incidente:


"La mia auto filava a grande andatura, ma grazie alla sua stabilità ottima ho potuto controllarla. Tutto è finito bene, anche se dovrò portare ancora un quadro alla Consolata".


In partenza, il poleman Ascari precede il pilota argentino dell'Alfa e Farina, quarto. Ma in gara, mentre il pilota della Ferrari va in crisi con le gomme, l’argentino vince il Gran Premio e il titolo, mentre Farina è di nuovo terzo, chiudendo la stagione al quarto posto della classifica piloti con 19 punti.


Questo sarà il suo ultimo Gran Premio con l’Alfa Romeo, dato che a causa del cambio di regolamento deciderà di lasciare la Formula 1. Enzo Ferrari per vincere il mondiale sfumato nel 1951, decide di riprendere il pilota che gli fu segnalato da Nuvolari, per affiancarlo ad Ascari.


Il debutto di Farina sulla Ferrari nel Gran Premio di Svizzera, che apre il Campionato Mondiale del 1953, è da incorniciare: infatti, durante le qualifiche, approfittando dell’assenza di Fangio, il quale salterà tutta la stagione a causa di un incidente in una gara svoltasi a Monza, segna la pole con il tempo di 2'47"5, precedendo il compagno di squadra Taruffi.


Nelle prime fasi della gara tutto lascia pensare che Farina possa conquistare la prima vittoria con la Ferrari, tuttavia il sogno svanisce al ventinovesimo giro, quando viene tradito da un problema all'alternatore ed è costretto al ritiro.


Come l’anno precedente, a Spa Nino punta al riscatto.


Ma ben presto, da questa gara il pilota torinese deve iniziare a rassegnarsi all'idea che anche senza lo storico rivale Fangio, laurearsi di nuovo Campione del Mondo non sarà facile. Assente a Bregmarten per tentare l’assalto alla 500 Miglia di Indianapolis, Ascari lo batte sia in qualifica segnando la pole, che in gara rifilandogli un distacco di un minuto e cinquantacinque secondi, costringendolo ad accontentarsi di completare la doppietta per la Ferrari.


Stesso copione si ripete in Francia.


Ascari è il poleman e precede di oltre un secondo Farina, che in gara non riesce a ribaltare la situazione a suo favore, e viene perfino doppiato dal compagno di squadra.


A Silverstone, confermando il feeling con la pista inglese, Nino sembra poter rispondere al connazionale facendo segnare lo stesso tempo del rivale e prendendosi la pole per aver fatto il giro qualche minuto prima.


Invece in gara viene superato al via da Ascari, ed un secondo pit-stop a causa di un problema ad una candela gli permette di tagliare il traguardo solamente in sesta posizione, vedendo aumentare a quindici i punti di ritardo nel Campionato Piloti.


Il momento magico di Ascari continua anche in Germania, sul circuito del Nurburgring, dove conquista pole e vittoria in rimonta, mentre Nino deve accontentarsi della seconda posizione dopo aver subito l'onta del sorpasso.


Stesso ordine d’arrivo in Olanda, sicché Ascari a Monza festeggia il primo titolo di Campione del Mondo cogliendo la sesta vittoria di fila, mentre Farina, nonostante giunga quarto, chiude la stagione da vice Campione del Mondo con 24 punti.


Quando a metà Gennaio del 1953 in Argentina inizia la quarta edizione del Campionato Mondiale di Formula 1, Nino punta a prendersi la rivincita. Purtroppo le cose non andranno così, e se in qualifica segna il quarto tempo, in gara, al ventitreesimo giro, mentre è impegnato in un forcing nel tentativo di contenere gli attacchi di Fangio, nel tentativo di evitare un ragazzo che gli taglia la strada perde il controllo della monoposto, finendo in mezzo alla folla ed investendo una cinquantina di persone.


Nino Farina, che si teme ferito a una gamba, esce praticamente illeso dal terribile incidente: il pilota torinese lamenta solo qualche escoriazione a una mano.

Nel frattempo, sembra che la signora Farina, pur abituata alle drammatiche attese, tormento inevitabile di tutte le mogli dei corridori, aspetti una notizia tanto grave, dato che per tutta la giornata rimane accanto alla radio, attendendo le notizie sui preparativi e sullo svolgimento della gara.

Notando la preoccupazione, alcuni amici si raccolgono attorno alla signora per renderle meno penosa l'attesa. Fra questi, l'attrice cinematografica Caterina Baratto, che si esibisce in un numero fuori programma per alleviare la pena dell'amica, e canta con la sua esile, garbatissima voce alcune canzoni inglesi e francesi.

Successivamente, la signora Farina si reca nella sede del giornale La Stampa per cercare rapide notizie sulla corsa del marito, e dal nostro giornale scopre sia dell'incidente, che delle condizioni soddisfacenti in cui Giuseppe è uscito dalla macchina devastata. In un primo momento la signora teme che le fosse nascosta una più amara verità, ma tutte le notizie giunte nel corso dei successivi minuti da Buenos Aires confermeranno che l'asso torinese è rimasto praticamente illeso. Cosi rassicurata, tramite ancora la sede del giornale La Stampa, la signora Farina si mette in nota per parlare al telefono con suo marito.

Nelle ore successive al Gran Premio, Farina telegraferà in piena notte a sua moglie, che ansiosamente attendeva notizie, oneste semplici parole:

"Uscito, incolume pauroso incidente. Ti abbraccio. Nino".


In attesa delle gare europee, Farina torna dopo molti anni a prende parte alle gare per vetture Sport, ma la fortuna non lo assiste: alla Mille Miglia si ritira a causa di un problema d’affidabilità, mentre all’esordio alla 24 Ore di Le Mans, corsa in coppia con Hawthorn, viene squalificato dopo che un meccanico Ferrari aveva fatto modifiche all’impianto frenante durante un pit-stop.


Nella terza prova del campionato di Formula 1, in Olanda, Nino spera di cambiare volto ad un inizio d'anno estremamente negativo, e fin dalle prove ufficiali fa capire di essere determinato a riuscirci conquistando il terzo posto sulla griglia, alle spalle di Fangio e Ascari. Il giorno successivo, in gara è l’unico a tenere il passo del Campione del Mondo in carica, arrivando sotto alla bandiera a scacchi secondo con un distacco di poco più di dieci secondi, nonostante i numerosi pezzetti di macadàm catramato hanno impedito ai piloti di guidare alla perfezione.


Il giorno successivo, Farina ripartirà velocemente alla volta dell'Italia, per poter compiere in tempo il proprio dovere di elettore nelle votazioni politiche che dovranno decidere il rinnovo della Camera dei deputati e il Senato della Repubblica Italiana, come racconta Giuseppe Farina poco dopo il termine del Gran Premio:


"Ho gli occhi rossi come quelli di un porcellino d'India. Colpa del fondo stradale asfaltato di fresco e dei pezzettini di macadàm che volavano per aria. Villoresi è nelle mie stesse condizioni. Ascari sta meglio e benedice un paio di occhiali speciali, che ha avuto la buona idea di mettersi sul naso al momento del via. Bonetto, invece, farebbe una certa fatica a scorgere un passerotto lontano un miglio. Tra un quarto d'ora un oculista olandese ci visiterà, poi partiremo in volata per Bruxelles. Domani, ad ogni modo, per mettere la crocetta sulla scheda elettorale nel punto giusto ci vedrò benissimo".


Orari delle ferrovie, delle linee aeree e tabelle chilometriche alla mano, la pattuglia di piloti italiani in Olanda studia un itinerario speciale per non perdere il diritto di esprimere le proprie idee elettorali. Pertanto, appena terminato il Gran Premio sul circuito di Zandvoort, il gruppetto di italiani si sposta rapidamente a Bruxelles. Duecento chilometri da aggiungere nel più breve tempo possibile: una faticaccia che però vale la pena compiere.

Il giorno successivo, da Bruxelles, i piloti percorrono i seicento chilometri per arrivare a Malpensa, dove Ascari e Villoresi, che abitano a Milano, prima di andare ad abbracciare i familiari, faranno una capatina nelle rispettive sezioni elettorali, mentre per Farina incominceranno invece le difficoltà.


L'arrivo dell'aereo è previsto per le ore 12:20.

Dieci minuti occorrono per le operazioni doganali, cinque per arrivare a Gallarate, il resto sarà una volata lungo l'autostrada. Un amico, il dott. Priggione, aspetta Farina all'aeroporto, pronto a cedergli il volante della sua macchina sport fino alla sezione elettorale di corso Matteotti, dove arriva prima delle ore 14:00, momento in cui chiudono i seggi elettorali.


Svolti i doveri elettorali, in Belgio si ripete il copione dell’Argentina: Farina è quarto nelle qualifiche che vedono Fangio battere Ascari, ed in gara un guasto al motore nel diciannovesimo giro lo costringe a parcheggiare la sua Ferrari 500 in pista per la seconda volta, a causa di noie al motore.


Il riscatto arriva proprio a Spa, dove nella 24 Ore conquista la prima vittoria con la Ferrari, in coppia con Hawthorn. I due compagni di squadra danno vita ad una prestazione opposta nel Gran Premio di Francia, poiché l’inglese vince nonostante fosse partito dietro a Farina, autore di un'altra qualifica difficile chiusa al sesto posto, che chiude al quinto posto.


Anche a Silverstone le cose non cambiano, e Nino chiude le prove ufficiali in quinta posizione. Ma in gara, nonostante perda due giri nel confronto con uno scatenato Ascari, il pilota torinese torna sul podio grazie al terzo posto conquistato.


Questa prestazione gli dà il morale in vista del Gran Premio di Germania.


Il qualifica la storia non cambia: Ascari sigla la pole, mentre Farina è terzo. Poi però, in gara, approfittando dei problemi al motore del compagno di squadra, il pilota torinese domina e conquista la prima e unica vittoria in Formula 1 con la Ferrari.


Al termine della gara, Giuseppe Farina riceve la Coppa del Gran Premio di Germania dalle mani del principe ereditario del Giappone Akihito, che ha seguito tutta la corsa prima dalla tribuna d'onore, poi dalle cabine del cronometristi.



Il buon momento proseguirà fino a fine stagione: in Svizzera, Nino completa la doppietta della Ferrari arrivando dietro ad Ascari che ha già messo in tasca il secondo titolo; poi, vincendo la 24 Ore del Nurburgring, conferma di avere un buon feeling con questa pista.


Farina termina in bellezza l’anno a Monza arrivando di nuovo secondo, perdendo il duello con Fangio per poco più di un secondo, e chiudendo il mondiale al terzo posto della classifica piloti con 26 punti.


Infine, alla 12 Ore di Casablanca ottiene la quarta vittoria stagionale.


L’anno successivo Nino decide di diminuire i suoi impegni nel circus, e concentrarsi maggiormente nelle auto sportive. Il 1954 si apre come si era chiuso il 1953: all’esordio del mondiale di Formula 1, in Argentina, in qualifica riconquista la pole dopo due anni d'attesa, battendo gli idoli di casa González e Fangio, mentre in gara è secondo dietro all’eterno rivale, conquistando il primo podio stagionale.


La gara è caratterizzata dalle proteste di Nello Ugolini, direttore sportivo della Ferrari, che indica ai commissari, e poi alla giuria, che Fangio è stato aiutato da ben cinque meccanici della Maserati anziché da tre, come previsto dal regolamento, e che pertanto, durante la gara, aveva fatto segno a Farina di rallentare, per evitare un'uscita di pista a causa della pioggia incombente sul circuito.


La settimana successiva arriva la prima vittoria stagionale, sempre in Argentina.


Infatti, nella 1000 chilometri di Buenos Aires, il pilota torinese taglia il traguardo per primo in coppia con Maglioli, e trenta giorni più tardi si ripete nel Gran Premio di Agadir.


Il momento magico termina con la 2 Ore di Dakar, dove non giunge al traguardo a causa di noie meccaniche. Poi, pochi chilometri dopo essere partito per la disputa della Mille Miglia, a bordo della sua Ferrari, nei pressi di Peschiera, a soli quaranta chilometri dalla partenza, Nino esce di strada a circa 200 km/h di velocità, terminando la propria corsa contro un platano.

Immediatamente dopo lo schianto, diverse persone si precipitano per intervenire.


E così, tanto Farina quanto il suo meccanico Parenti vengono trasportati con una macchina alla vicina clinica. Nel frattempo, giungono di urgenza con un taxi i giornalisti, che incontrano la vettura di Farina mentre un carro-attrezzi la trasporta via: il muso è ammaccato, la parte posteriore sfondata, un fianco reca molti evidenti segni di una fortissima botta. I carabinieri indicano il posto dell'incidente, poi li accompagnano alla clinica chirurgica Pederzoli, duecento metri più avanti: qui sono ricoverati Farina e Parenti, il meccanico che stava correndo al fianco dell'ex Campione del Mondo. Nel corridoio una piccola folla capeggiata dal pilota Bracco, e dallo stesso professor Pederzoli, fanno il punto della situazione con una doppia diagnosi: niente di eccessivamente grave.


Farina si frattura l'avambraccio destro e riporta una vasta ferita orizzontale sul viso, mentre Parenti lamenta la frattura del bacino e una lussazione con frattura del gomito sinistro. Farina, seduto su un lettino operatorio, è abbastanza tranquillo:

"Sono stato tradito forse dall'ancorizzazione delle ruote. È un sistema adatto per l'acqua, ma quando il terreno è un po' asciutto presenta qualche rischio. O forse andavo un po' svelto. Ho sbattuto contro un paracarro, poi contro un albero. Non sono svenuto, nonostante che la visiera parapioggia mi abbia tagliato il viso e schiacciato il naso. Adesso spero solo che mi arrangino in fretta. Perché? Per ricominciare a correre, no? Del colpo di oggi posso unicamente dire che è andata proprio bene: una fortuna nella disgrazia".


Il pilota torinese lascerà la clinica nel pomeriggio del 3 Maggio 1954, e rientrerà nella sua abitazione a Torino dopo aver compiuto il viaggio su una Ferrari, ma, una volta tanto, non al volante; a guidare la vettura sotto l'occhio vigile dell'ex Campione del Mondo è il professor Re, che lo ha in cura e lo prega continuamente invano di non affaticarsi.


Farina non riesce a restar fermo sulla sua poltrona: si siede un attimo, poi si rialza e passeggia nervoso fino al caminetto per tornare alla poltrona, prima di esaminare la radiografia del braccio fratturato, pur essendo di buon umore, nonostante il suo viso sia ancora gonfio, e il braccio ingessato gli duole.


Nel suo appartamento, il pilota torinese accoglie i giornalisti giunti al capezzale per verificare il suo stato di salute. Giuseppe parla volentieri, non senza una certa foga che lascia intravedere un lieve stato di choc.

"Tra una settimana dovrei correre a Napoli e fra quindici giorni a Silverstone, e per conto mio correrei anche in queste condizioni. Ma mi dicono che dovrò restare a riposo ancora per venti giorni. Questo incidente non ci voleva. Ho voluto forzare troppo nei primi chilometri della Mille Miglia e mi è andata male. A Peschiera c'era una curva piuttosto difficile, e io ho dovuto abbordarla verso l'esterno perché dall'altra parte c'era un gruppo di spettatori. Viaggiavo sui 120 km/h. In quel punto passano le rotaie di una tranvia, che erano forse un po' umide per la recente pioggia o la macchina ha slittato. Ho tentato di frenare, ma ero addirittura sollevato da terra. Cosi la mia vettura è uscita di strada, ha divelto un paracarro ed è andata a fermarsi contro un albero".


"Non so in che modo mi si sia rotto il braccio, ricordo solo d'aver sbattuto il viso contro il cruscotto e poi d'aver sentito in bocca il gusto del sangue. Il mio casco aveva la visiera di vetro, nell'urto questa è andata in frantumi ferendomi al naso e perfino alle gengive. Posso dire che nella sfortuna sono stato abbastanza fortunato. Poteva andar peggio. Del resto la colpa è mia. Avevo fatto un piano troppo rischioso nella speranza di vincere: volevo raggiungere Ascari, che era partito quattro minuti prima di me, e poi viaggiare alle sue spalle fino a Brescia. Dopo dieci minuti di corsa avevo recuperato, viaggiando a 190 km/h di media. A Peschiera ho perso tutto in una volta".


Poco dopo il racconto dell'incidente, Farina viene visitato dal professor Re, il quale decide di sottoporlo ad intervento chirurgico nel tentativo di affrettare la guarigione dell'avambraccio destro fratturato.


Nel frattempo, si vocifera che Mercedes, che sta per rientrare nel mondo del Motorsport, sia intenzionata a prelevare tutti i migliori piloti, in assenza di corridori tedeschi che possano sfidare gli assi del volante. A tal riguardo, Farina dichiara:

"Io, per ora, non posso lamentarmi di Ferrari. È un grande uomo. E se veramente mi darà la macchina per vincere a Indianapolis allora dovrò baciargli le mani. Indianapolis, sogno magico di tutti noi piloti".


Tornato presto in forma, Nino disputa il Gran Premio del Belgio, ma dopo essersi qualificato terzo dietro al duo Maserati Fangio-Gonzalez a ben quattro secondi di distanza, la sua gara dura solo quattordici giri, prima di fermarsi a causa di un problema tecnico.


Nonostante il dispiacere per il ritiro, questo sembra poter essere un nuovo inizio per Farina. E invece, nel pomeriggio del 25 Giugno 1954 un pauroso incidente si sviluppa all'autodromo di Monza, mentre si svolgevano le prove per il secondo Gran Premio Supercortemaggiore, riservato alle vetture della categoria sport internazionale, che si corre domenica 27 Giugno 1954 sulla distanza di 1008 chilometri. Verso le ore 16:00 Giuseppe Farina, sceso in pista al volante di una Ferrari di nuovo modello espressamente preparata per la gara di domenica, proprio al primo giro, mentre sfreccia a circa 240 km/h sul rettilineo davanti alle tribune, richiama l'attenzione dei presenti perché una vampata si è sprigionata dalla macchina.


Il comunicato ufficiale diramato dall'Automobile Club Milano attribuisce l'incidente a un ritorno di fiamma, ma accertamenti più accurati consentiranno di ricostruire così la drammatica avventura vissuta dal pilota torinese. Mentre la velocità aumenta, un organo meccanico - bloccatosi all'improvviso per cause sconosciute - ha determinato un arresto subitaneo della macchina, con la conseguente incrinatura del serbatoio. Si suppone che la benzina, sparsa in un baleno sul collettore di scarico, abbia provocato l'incendio della vettura.


Farina viene investito da una fiammata alle gambe.


Il pilota torinese, prova in un primo momento a dominare la macchina ma, vinto dallo spasimo, riesce con prontezza di spirito a fermare la macchina, nonostante sfrecciasse a oltre 250 km/h, e si mette in salvo gettandosi e rotolarsi nell'erba per lenire le bruciature alle gambe e per spegnere il fuoco che gli si era attaccato alla tuta. L'automobile rimane come liquefatta, mentre lo sfortunato pilota viene trasportato subito all'ospedale di Circolo di Monza, dove i medici di guardia gli riscontrano ustioni di primo e secondo grado agli arti inferiori e qualche ustione alle mani, guaribili in un mese. In un primo momento si temono complicazioni renali; ma in breve tempo tale pericolo viene scongiurato e le condizioni del degente non destano preoccupazioni.


Giuseppe Farina era appena tornato alle competizioni dopo la drammatica avventura della Mille Miglia: appena gli era stato possibile muovere il braccio destro, era tornato ad allenarsi, proteggendo l'arto con una speciale fasciatura, ed aveva gareggiato nel Gran Premio del Belgio.


La moglie, avvertita telefonicamente della disgrazia, si precipita in macchina a Monza, terrorizzata dal pensiero che una bugia pietosa le avesse nascosto una sciagura più grave. Lo stesso Giuseppe abbracciandola la rassicura:


"Sta tranquilla non è niente: tornerò presto a correre".

Tra i primi a visitare l'ex Campione del Mondo sono stati Gonzalez e Maglioli; il pilota argentino, su Ferrari ha fornito durante la prova il miglior tempo, compiendo il giro della pista alla media di 181 km/h, vincendo il primo premio di 150.000 lire. Un tempo notevole lo ha stabilito anche Maglioli, che avrebbe dovuto correre in coppia con Farina, filando alla media di 180 km/h.


Appena arrivato dall'America, il dottor Vecchia apprende della disavventura toccata al pilota torinese, ed immediatamente telefona da Torino durante la sera, ricevendo notizie tranquillanti.


La mattina del sabato 26 Giugno 1954, invece, il dottore viene a sapere che che Giuseppe Farina aveva trascorso una notte piuttosto agitata, pertanto chiede di poter essere accanto al pilota soprattutto in qualità di amico di famiglia. Questo, nonostante i sanitari dell'ospedale di Monza assicurano che le condizioni dell'asso torinese del volante non destano preoccupazioni e che Farina potrà guarire presto, anche se dovrà per almeno un mese curarsi le ustioni di primo e di secondo grado agli arti inferiori (anche le mani sono lievemente ustionate).


Farina, accompagnato dalla moglie, il 16 Luglio 1954 ritorna a Torino e viene ricoverato in una nota clinica torinese. Questa decisione è stata presa dopo il consulto col prof. Dogliotti che ritiene possibile il trasferimento: ora il popolare corridore verrà sottoposto a una nuova cura che si spera possa portarlo in breve tempo alla guarigione.


Sempre durante la sera del 16 Luglio, verso le ore 18:30, Nino riceve una gradita telefonata da parte di Ferrari, che da Modena vuole ricordarsi di lui in un momento di gioia particolare. Il commendatore aveva infatti poco prima ricevuto l'annuncio della strepitosa vittoria delle sue macchine a Silverstone, ed ha voluto condividere la sua soddisfazione col fido pilota, facendogli nel contempo i suoi auguri per una pronta guarigione in modo che l'unico pilota italiano della scuderia Ferrari possa in breve riprendere il suo posto.


"Le Ferrari possono puntare al bis".


Dichiara Nino Farina dalla clinica torinese Fornaca in cui si trova ricoverato dopo il rientro da Milano. Entusiasmo per la vittoria clamorosa delle sue Ferrari, rimpianto per la forzata assenza da una gara In cui avrebbe certo potuto figurare bene.


Questi i suoi sentimenti.


Il rammarico aumenta per il fatto che una quindicina di giorni dopo, il 1° Agosto, si corre al Nurburgring la sesta prova del campionato mondiale, dove Farina, l'anno precedente, aveva vinto la gara valevole per la graduatoria mondiale, davanti a Fangio, e la 1000 Km in coppia con Ascari.


"Restare in un letto, a Torino con l'ansia di tornare alle competizioni e col ricordo di due successi che mi dimostrano almeno di avere possibilità sul tormentato circuito germanico, è duro. Se almeno queste tremende bruciature mi lasciassero In pace".


"Ho ancora dolori fortissimi. Nemmeno sommando tutte le fratture che ho riportato nella mia carriera, penso di aver sofferto tanto come adesso per le ustioni di terzo grado che ho subito a Monza. Di notte rivedo la scena in cui per poche frazioni di secondo ho evitato la morte".


"Al Nurburgring i tedeschi godranno del vantaggio non indifferente del fattore campo, ma le auto del Cavallino Rampante troveranno davanti al loro cofano un percorso ancor più tormentato di Silverstone: curve salite e discese. Le Ferrari poi sanno vincere ancora".


Nino Farina, che è assistito dalla moglie, nell'attesa della guarigione continua a ricevere visite di conoscenti e di sportivi. Lunedì 19 Luglio 1954, tra gli altri, fanno visita Valenzano e Carraroli.


Tuttavia, il recupero sarà lento, ed il riscatto arriverà solo ad inizio 1955, quando parte il sesto Campionato Mondiale di Formula 1, in Argentina. In qualifica Nino è sesto a otto decimi dal compagno di squadra Gonzalez, con il quale, insieme a Trintignant, in gara giunge secondo dietro a Fangio.


Farina è autore di un’altra buona prestazione nel Gran Premio di Monaco. Riscattando delle brutte prove ufficiali chiuse con il quattordicesimo tempo, in gara recupera dieci posizioni e transita sotto alla bandiera a scacchi al quarto posto.


Una settimana più tardi, al volante della 118 LM della Scuderia di Maranello, arriva quinto alla Eifelrennen Nurburgring, e ad inizio Giugno conquisterà il suo ultimo podio in Formula 1 a Spa, dove taglia il traguardo alle spalle di Fangio e Moss che completano la doppietta della Maserati, precedendo il compagno di squadra Frère.


Quella del Belgio avrebbe dovuto rappresentare l’ultima gara in Formula 1 della stagione 1955 per Giuseppe Farina, intenzionato a prendersi una pausa dalle competizioni dopo il dramma occorso a Le Mans, l'11 Giugno 1955; tuttavia, durante un test condotto il 26 Maggio 1955 a Monza, con la Ferrari 750 Ascari è vittima di un incidente nel quale perde la vita.


La Lancia decide di ritirarsi, e cede tutte le vetture alla Scuderia di Maranello.


Ferrari crede che l’unico in grado di sostituire Ascari sia solo un pilota, e chiede a Farina di prendere parte almeno al Gran Premio d’Italia: il pilota torinese accetta.


Nonostante conoscesse poco la D50, nelle qualifiche Nino è quinto, ma in gara non riesce a partire a causa di problemi di gomme.


Monza sarà l’ultima occasione in cui Giuseppe Farina disputa un Gran Premio di Formula 1, chiudendo l’ultimo mondiale della sua carriera al quinto posto della classifica piloti, con 10,33 punti.



Nel 1956 il grande obiettivo della stagione è la 500 Miglia di Indianapolis, terza prova del Campionato Mondiale di Formula 1, per cercare di riuscire dove anche Ascari aveva fallito quattro anni prima.


Saltata la partecipazione alla 500 Miglia di Indianapolis 1955, la vettura viene iscritta all'edizione successiva dalla Ferrari Bardahl per il pilota italiano Nino Farina, con il numero 9. Il pilota torinese, alla prima esperienza sulla pista di Indianapolis, utilizza la 375 Indy, condotta da Alberto Ascari nel 1952, per compiere il rookie test.


Anche i meccanici ingaggiati in loco, Paul Meyer e Jess Beene, sono carenti di esperienza in questa pista, avendo lavorato prevalentemente in altri generi di gare, e pur essendo presenti in squadra anche meccanici della Ferrari, complice la diversità linguistica, non si instaura un rapporto positivo tra americani e italiani, Farina compreso.


L'ex Campione del Mondo fatica fin da subito ad adattarsi alla vettura e alla pista, nonostante i consigli dell'esperto Fred Agabashian, tanto che viene provvisoriamente sostituito da Earl Mutter, che si dimostra subito più veloce; la parte americana del team vuole inoltre sostituire il motore Ferrari con un Offenhauser, ma i dirigenti della Barhal ribadiscono che pilota e motore italiani non sarebbero stati cambiati.


Il giorno stabilito per la qualifica della vettura, un temporale allaga la pista e le qualifiche vengono inizialmente rimandate ed in seguito definitivamente annullate per motivi organizzativi e regolamentari. Come tutti gli altri piloti e le vetture in programma per quel giorno, Nino Farina non ha la possibilità di provare a qualificare la Ferrari Bardahl Special, l'ultima monoposto Ferrari che corre, anche se non in gara, sulla pista ovale di Indianapolis.


Questo rappresenta l’ultimo evento sportivo a cui partecipa Giuseppe Farina, che si ritira dopo aver collezionato otto vittorie, quattordici podi, due pole ed un titolo di Campione del Mondo di Formula 1.


Il 30 Giugno 1966 si spegne ad Aiguebelle.


Giuseppe Farina è ricordato ancora oggi non soltanto per aver vinto il primo campionato della storia della Formula 1, ma per essere stato quel pilota che stregò Nuvolari e Enzo Ferrari, che in uno dei suoi libri dirà:


"Era l'uomo dal coraggio che rasentava l'inverosimile. Un grandissimo pilota, ma per il quale bisognava stare sempre in apprensione, soprattutto alla partenza e quando mancavano uno o due giri all'arrivo. Alla partenza era un poco come un purosangue ai nastri, che nella foga della prima folata può rompere; in prossimità del traguardo era capace di fare pazzie, ma bisognava pur dire, rischiando solo del proprio, senza scorrettezze a danno di altri. Così, aveva un abbonamento alle corsie".


Massimiliano Amato

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