Gerhard Berger, simpatia e velocità al cospetto di Maranello!



Imola, 25 aprile 1982.


Questa data è ricordata soprattutto per le incomprensioni nate tra Gilles Villeneuve e Didier Pironi, e per il terzo posto conquistato da Michele Alboreto, con una Tyrrell che non stava in strada.


Pochi però sanno che alla curva della Tosa c'è un giovane nato a Worgl, il 27 Agosto 1959, che di nome fa Gerhard Berger, e che attraverso le reti assiste al G.P. di San Marino:


"Fu in quel giorno che desiderai guidare una Ferrari e capii il valore di Michele Alboreto, che io considero uno dei migliori piloti della Formula 1 in assoluto".


E' da questo momento che nella mente del giovane austriaco entra il desiderio di diventare un pilota di Formula Uno, ma soprattutto di correre per la Ferrari.


Berger come Niki Lauda proviene da una famiglia benestante. Suo padre è proprietario di una azienda di autotrasporti con oltre 100 Tir e di varie società di importexport.


Ma a differenza del connazionale, Gerhard per arrivare in F1 non si fa prestare i soldi da una banca, bensì comincia a lavorare sodo a vent'anni, in una piccola ditta con una decina di dipendenti.


Garzone, impiegato, magazziniere: ha fatto un po' di tutto, guidando anche pesanti camion per molte ore al giorno. Qualche tempo dopo, l'azienda conterà venticinque mezzi e potrà perfino fare concorrenza a quella del padre.


Ma d'ora in poi Berger avrà poco tempo per occuparsene: sta per iniziare la sua incredibile storia in Formula Uno.

Prima però, Gerhard partecipa al trofeo monomarca Alfasud e poi la Formula 3, approdando nel 1984 in Italia al team di Pino Trivellato, con la vettura del quale ha conquistato il terzo posto nel campionato continentale.


Il preparatore vicentino lo giudicherà cosi:

"Prima di tutto un bravissimo ragazzo, generoso, sensibile, aperto. Ottimo il suo rapporto umano con i meccanici. Poi, a differenza di quanto sostengono alcuni, un tecnico della guida, un pilota che impara velocemente, dotato anche di talento naturale. Insomma un corridore completo che poteva arrivare da qualsiasi parte".


Sempre nel 1984 Berger firma un contratto con la Bmw per disputare il campionato europeo turismo, dove gareggia in coppia con Ravaglia, ma la Formula Uno lo attende:


La sua carriera nella classe regina inizia a fine 1984, ed esattamente al Gran Premio d'Austria, quando il team tedesco ATS iscrive e concede una seconda D7 motorizzata dal Turbo della BMW al pilota austriaco, impegnato fino a questo momento in F3.


In qualifica, Gerhard non va oltre il ventesimo posto, mentre in gara sarà costretto al ritiro a tre giri dal termine a causa di noie al cambio, ma verrà comunque classificato dodicesimo poiché aveva coperto oltre il 90% dei giri previsti.


Gerhard parteciperà anche al Gram Premio d'Italia, d'Europa e del Portogallo, ottenendo punti solamente a Monza, grazie ad un sesto posto finale.



Nell’annata successiva, Berger passa alla Arrows, correndo tutta la stagione a bordo della A8. La stagione è costellata di ritiri, ma anche quando non è costretto a fermarsi non riesce ad arrivare a punti, concludendo molto spesso in settima posizione.


Solamente negli ultimi due Gran Premi della stagione riuscirà ad ottenere un quinto e un sesto posto in Sud Africa e Australia.


Nel 1986 Gerhard passa alla Benetton, scuderia nata dall’acquisizione della Toleman, e con la B186 motorizzata BMW inizia il campionato raccogliendo due sesti posti in Brasile e Spagna, mentre a Imola conquista sorprendentemente il suo primo podio in carriera.


E' destino che Imola rientrerà più di una volta nella storia della sua vita e della sua carriera.


In qualifica, Gerhard non va oltre il nono tempo, ma il giorno successivo conduce una gara attenta, con l'intento di portare la vettura fino al traguardo. Con le posizioni consolidate e un giro di distanza dal primo posto, dapprima Rosberg si ferma a due giri dal termine essendo rimasto senza carburante, poi Patrese rallenta per lo stesso motivo e Stefan Johansson, eroe l'anno precedente con la sua Ferrari, accusa dei problemi ai freni.


Ad approfittare dell'incredibile situazione è Berger, che ha gestito bene la propria vettura e taglia il traguardo al terzo posto, conquistando il suo primo podio in carriera, quattro anni dopo quel colpo di fulmine nato proprio a Imola.



All’ottimo inizio di stagione sussegue una serie negativa che arriva anche a toccare quattro ritiri consecutivi; dopodiché, le prestazioni migliorano in occasione del Gran Premio d’Austria, ma l’austriaco è costretto ad uscire dalla zona punti a causa di un calo di pressione dell’olio mentre conduceva la corsa.


Tre settimane più tardi, a Monza, si ritrova coinvolto nella medesima situazione, quando viene costretto a fermarsi ai box perdendo un giro mentre conduceva la gara.


La B186 è competitiva ma manca di affidabilità.


Sarà però al Gran Premio del Messico che, grazie anche alla competitività degli pneumatici Pirelli, tutto filerà liscio e Gerhard Berger conquisterà finalmente la sua prima vittoria iridata.


In una gara che vedrà tutti i piloti fermarsi più volte ai box per sostituire le gomme, la Pirelli sceglie di montare sulle Benetton pneumatici duri, chereggono splendidamente per tutta la gara su una pista molto abrasiva, che riscalda le mescole a temperature proibitive.


E' la prima vittoria di Berger, è la prima per la Benetton, è la prima anche per i pneumatici della Pirelli, che l'anno successivo lascerà la Formula 1.


L'austriaco della Benetton, futuro pilota Ferrari, costruisce la vittoria non fermandosi per cambiare le gomme.


Alla fine della corsa tutti i piloti sono sconvolti a causa del gran caldo.


Senna è sfinito, Mansell e Piquet sono senza energie, mentre Berger è pallido come un cencio, malgrado la gioia della vittoria, e deve perfino ricorrere a una bombola di ossigeno per rianimarsi, dopo essere quasi svenuto appena uscito dalla macchina:


"Avevamo messo bene a punto la vettura nei giorni scorsi ma non ero molto fiducioso prima del via. Non avevamo programmato nulla per la sosta riguardo ai pneumatici.


"A metà gara mi sono accorto che potevo continuare e che la macchina teneva benissimo".


"Il fattore vincente, insieme a un ottimo telaio e a un motore che è stato questa volta perfetto, sono state senz'altro le gomme Pirelli, in quanto siamo stati gli unici a non fermarci per cambiarle. Sono molto soddisfatto".


"Dedico questa vittoria alla squadra, alla Benetton, che sto per lasciare. Credo che questo sia il miglior regalo che potessi fare ai miei compagni che mi hanno aiutato molto per tutta la stagione".



Le ottime prestazioni portano Berger ad approdare alla corte della Ferrari al fianco di Michele Alboreto, nella stagione 1987.


Inizialmente, Enzo Ferrari aveva chiuso un accordo con Nigel Mansell, ma il rifiuto di quest'ultimo di ottemperare al contratto già firmato porterà l'omonimo fondatore a scegliere Gerhard e a confermare il suo ingaggio, il 24 settembre 1986:


"Una prima intesa con il pilota austriaco risale al 4 agosto 1986. Oggi possiamo dire che sarà della Ferrari, perché la BMW lo ha lasciato libero. Per questo ringraziamo la casa tedesca e la Marlboro che paga l'ingaggio. L'ho scelto perché ritengo che abbia le qualità per diventare un grande pilota".


La Scuderia del Cavallino presenta per l’occasione la F1-87, una vettura che permette a Berger di conquistare un quarto posto all’esordio, in Brasile. Ma nonostante il buon risultato, in Ferrari c'è poco da ridere.


La vettura presenta diversi problemi, tra cui una scarsa tenuta di strada, incombente sottosterzo e beccheggiamenti vari. Perfino la trasmissione presenta dei problemi, a causa delle leve interne che ogni tanto si inceppano.


Le vetture sono molto difficili da guidare ed anche la loro messa a punto è problematica.


Barnard si mette subito a lavoro per effettuare le modifiche necessarie, sul piano aerodinamico, delle sospensioni e dell'assetto.


Ma non sono solo questi i problemi maggiori in Ferrari.


Infatti, quando i giornalisti italiani giungono a Rio, si accorgono che la vettura di riserva è destinata a Berger:


"La macchina è rimasta con il numero 28 in quanto cosi era alla fine delle prove libere della scorsa settimana".


Dichiara Piccinini, ma nessuno ci crede.


Sulla vettura di Berger lavorano direttamente Barnard e lo staff più qualificato, quella di Alboreto viene invece affidata a Nardon, con il quale ogni tanto il progettista inglese ha avuto scambi di informazioni.


La stagione prosegue tra alti e bassi: a Spa, venerdì 15 maggio 1987, complice la pioggia e perfino la grandine, la Ferrari di Gerhard Berger si pone al primo posto della griglia provvisoria di partenza, mentre Alboreto segna il terzo tempo, posizionandosi dietro Mansell.


In Germania, invece, giunge durante le prove del venerdì un nuovo alettone biplano, studiato in galleria del vento da Harvey Postlethwaite: un alettone utilizzato su entrambe le macchine di Alboreto e Berger.


Ma se ad Alboreto il nuovo alettone garantisce la terza fila, a Berger invece non porta grossi benefici, dato che questo si stacca e vola sulle tribune fortunatamente semi deserte, causando uno spettacolare incidente.


Successivamente, Gerhard conquista la sua prima pole position in Portogallo, ma a causa della pressione di Alain Prost commette un errore e si deve accontentare della seconda piazza finale.


Durante le qualifiche, il cielo sopra Estoril si copre prepotentemente di nuvole minacciose di pioggia. Dopo appena ventotto minuti di prove, Piccinini percepisce al volo quel che potrebbe succedere, quindi fa cambiare le gomme a Berger e lo rispedisce in pista; contemporaneamente, ad Alboreto, che era già in pista, l'ingegner Nardon comunica via radio di continuare a girare.


Berger, dopo aver registrato il tempo migliore, rientra con il volto eccitato, sente di aver guidato in condizioni perfette: Gerhard vorrebbe uscire ancora ma i meccanici a spinta lo infilano dentro il garage, perché è iniziato a piovere e lui non se n'è accorto.


Quando poi gli fanno vedere il monitor dei tempi, il pilota austriaco esplode, salta fuori dall'auto agitandosi e inizia a camminare su e giù per il box; non riesce a crederci, parla perfino da solo: ha conquistato la sua prima pole position.


Sceso dalla macchina è talmente confuso che vuole andar via, fare capannello coi giornalisti, infilarsi dentro tutte le telecamere che gli stanno di fronte; per questo motivo, Piccinini lo solleva di peso e lo ricaccia dentro la macchina.


Terminate le prove, Bernie Ecclestone porta lo champagne ai meccanici della Ferrari perché brindassero a questa pole position. Nessuno alla Ferrari aveva pensato ad un simile fausto evento e così le cambuse erano vuote di ogni sorta di alcolici frizzanti da utilizzare in momenti di festa:


"Cosa volete che serva a me lo champagne, con la Brabham che mi ritrovo? E allora brindiamo a questa Ferrari, brindiamo al commendatore di Maranello che sta rimettendo sale e pepe sul campionato".


Esclama Bernie, felice di rivedere la Ferrari nei primi posti.


I meccanici, quelli vecchi incalliti da tante amarezze e tante critiche e quelli giovani che stanno assaporando i primi Gran Premi di una carriera che per loro sarà lunghissima, si abbandonano tutti insieme per una volta a salti di gioia, abbracci e sorrisi. Alla dura realtà quotidiana, fatta di chiavi inglesi e mani bisunte, li ha poi richiamati lo spagnolo Villadelprat, portaordini di John Barnard ancora assente dai campi di gara:


"Ora basta, tutti al lavoro".


Il giorno successivo, Gerhard mantiene la testa della corsa, ma Prost comincia a rimontare. L'ordine di gara rimane stabile fino al sessantottesimo giro, quando la vettura dell'austriaco inizia a soffrire di una perdita di pressione e va in testacoda. Prost ne approfitta per passarlo e vince la gara davanti al ferrarista, che deve accontentarsi del secondo posto quando sembrava essere destinato a vincere.


Alla bandiera a scacchi la gioia è tale che Ron Dennis quasi si getta in pista per festeggiare col suo pilota, mentre il povero Berger invece viene immediatamente consolato dai vertici Ferrari dopo l’errore che gli è costato il primo successo in Rosso; è addirittura Enzo Ferrari a chiamarlo per tirargli su il morale.


"Cosa avrebbero detto la gente, i tifosi, l'ing. Ferrari, se per troppa prudenza, mi fossi fatto raggiungere e superare da Prost? Non avevo alternativa, dovevo spingere al massimo. Ed i rischi c'erano, perché viaggiavamo su ritmi da qualificazione, però con i freni già surriscaldati, con le gomme usurate".


"Lo so: un Lauda, un Prost forse non avrebbero sbagliato. Ma io non sono né Lauda, né Prost, sono Berger. Mi dispiace, perché la vettura era competitiva. Ora però è tempo di pensare alla prossima gara".


Dichiara Gerhard, ma la Ferrari è tornata competitiva e le soddisfazioni arriveranno a Suzuka e Adelaide, dove l'austriaco trionferà illudendo i tifosi ferraristi di aver trovato finalmente la strada giusta per tornare al successo.



Dopo dieci anni di assenza, la Formula 1 ritorna in Giappone, sul circuito di Suzuka, di proprietà della Honda. La casa giapponese, che spera di vedere sul tracciato di casa una battaglia fra i due piloti della Williams da essa motorizzati in lotta per il mondiale, dovrà invece assistere a una gara relativamente calma, con Berger che mantiene la leadership dopo aver conquistato la pole position e domina la corsa su una Ferrari finalmente migliorata anche sotto l'aspetto dell'affidabilità.


Per il pilota austriaco è la seconda vittoria in carriera, mentre per la casa di Maranello si tratta di un ritorno al successo per la prima volta dopo il Gran Premio di Germania 1985.


Curioso errore dopo la fine del Gran Premio: al posto dell'inno austriaco in onore della vittoria di Berger, gli organizzatori, confusi dal nome Ferrari, hanno suonato quello di Mameli.


Berger ci ride su ed applaude.


'Non stata una gara dura. Quando si vince, è tutto facile. Ho ridotto la pressione del turbo dopo il secondo giro e l'ho nuovamente aumentata solo per staccare Johansson dopo i cambi delle gomme. Avrei potuto andare più forte. Mi pare di avere fatto una buona partenza. Avevo qualche difficoltà nell'inserire delle marce, per il resto tutto è filato liscio. In cosa è stata più forte la Ferrari? Nel complesso: telaio fantastico, motore buono".


"Ma dobbiamo migliorare ancora per raggiungere una costante competitività con le vetture spinte dai motori Honda. Per la prossima gara ad Adelaide sono ottimista. Non bisogna tuttavia sottovalutare che qui mancava Mansell, che Piquet era demotivato, che Prost ha avuto dei problemi. Il traguardo non è vincere solo delle gare, ma lottare per il mondiale".


Mentre Berger rilascia questa intervista ai giornalisti italiani, Piccinini strappa l'austriaco, atteso al telefono da Enzo Ferrari. Quando torna a parlare con i reporter, simpaticamente Gerhard racconta di aver detto a Ferrari:


"Buon giorno ingegnere, oggi tutto bene. E lui mi ha risposto: una gara molto bella. Adesso devi impegnarti a fondo. Il prossimo anno lotterai per il titolo mondiale. No, scherzo. Ho capito pochissimo, quasi nulla. Mi sono solo reso conto che anche lui era felice".


Dopo il trionfo in Giappone, Gerhard Berger ri-assembla ordinatamente la sua valigia, telefona a Worgi, paesino nelle Alpi tirolesi, per salutare la sua compagna Rosi e la figlioletta Cristine di sette anni e mezzo, poi saluta tutti e parte per la Thailandia:


"Una settimana di vacanza, voglio dormire dodici ore al giorno, prendere il sole e non pensare alle corse. Ma non sarà facile: sono ospite, per una coincidenza, di Frank Convalexius, un amico che nel tentativo di imbrogliarmi mi fece diventare pilota".


Ed eccola la storia di Gerhard, capitato quasi per caso nel mondo dell'automobilismo:


"E' una storia strana e divertente e voglio raccontarla. Era il 1979. Avevo vent'anni e, come tutti i giovani, amavo gli sport del motore. Mi limitavo allora a seguire le imprese di Niki Lauda, a guardare la televisione e, al massimo, facevo un po' di motocross. Un giorno arriva Frank che invece correva in auto e mi dice: senti, io le prendo sempre. Vuol provare tu? Volentieri, rispondo.


"Mi presta la vettura, una Ford Escort, prendo la licenza e mi presento in pista a Zeltweg".


"Faccio segnare il miglior tempo della categoria, tre secondi più veloce di tutti. Convalexlus sembra stupito e mi offre di noleggiare la macchina: circa un milione di lire".


"Non ho i soldi, rispondo. Appare contrariato e poi mi propone un altro contratto: carri gratis, ma se sbatti paghi tutto. Ci sto e vinco alla grande. E poi vengo a sapere che quel furbone aveva montato un motore maggiorato e che voleva soltanto vendere l'Escort".


"Andava persino a staccare le tabelle con i tempi attaccate alle bacheche del circuito perché gli altri non si accorgessero delle differenze dei tempi. Ma io intanto ero stato colpito dal virus delle corse ed ho continuato".


Poi, parlando del momento positivo per la Ferrari, Gerhard ammette:


"Sapevo che non avrei commesso un errore a puntare sulla Ferrari, anche se questo campionato è stato molto difficile, per le polemiche e le pressioni più che per i risultati negativi. Non è semplice correre per questa grande squadra, non sono semplici i rapporti all'interno ed all'esterno".


"Abbiamo vinto, siamo stati forti per un giorno. La vettura andava bene. Ma non illudiamoci. Si deve ancora lavorare moltissimo, non bisogna dormire sugli allori. Per essere competitivi sempre sarà necessario compiere ancora molti sforzi, prove, ricerche. Insomma siamo solo all'inizio. Le altre squadre sono forti".


E infine scherza, come è abituato a fare da sempre, dicendo:


"Quando sono arrivato in Giappone ho trovato i miei meccanici con la barba lunga. Hanno detto che non se la sarebbero tagliata sino a quando non avessi vinto. E allora, per una questione di decenza, ho fatto il possibile per accontentarli".


"No, scherzi a parte, non basta. Io sono ottimista per il futuro. Ma non saprei accontentarmi di qualche exploit ogni tanto. Il mio obiettivo è lottare per il titolo mondiale. E' per questo che sono venuto alla Ferrari".



In Australia, partendo nuovamente dalla pole, Gerhard perde la prima posizione a favore di Piquet, che ha uno scatto migliore, ma il pilota austriaco si riprende la leadership già al primo giro e si avvia a dominare anche questa gara. Senna tenterà disperatamente di spingere al massimo per riprenderlo, ma il ferrarista riuscirà ad amministrare il suo vantaggio e a vincere il suo terzo Gran Premio in carriera, secondo consecutivo, facendo segnare anche il giro veloce che, aggiunto alla pole position, risulteranno in un hat-trick.


"Non so se si poteva fare di più. Abbiamo lavorato molto, ma i frutti sono arrivati soltanto alla fine. E' stata una stagione particolarmente dura, ma io sono abbastanza soddisfatto. E soprattutto sono contento di essere alla Ferrari".


Dichiara Gerhard al termine della gara, prima di aggiungere:


"Mi sono chiesto più volte se non avessi commesso un errore: potevo restare alla Benetton, avevo ricevuto offerte dalla Williams e dalla McLaren. Forse se fossi andato in una di queste due scuderie i risultati sarebbero stati più immediati. Ma qui, con Maranello, ho maturato un'esperienza inimitabile. L'ambiente è difficile ma reattivo, stimolante. Ci sono state tante pressioni. Però siamo riusciti a trovare una soluzione per ogni problema: L'allontanamento di Barnard dalle piste, i rapporti con Alboreto, con la squadra".


"All'inizio il team era un po' freddo nel miei confronti. Adesso le cose sono cambiate; credo che mi vogliano bene. Con Michele ci sono stati degli attriti, forse delle incomprensioni. E' naturale in uno sport individualistico come questo. Ma non abbiamo mai litigato. Ed ora i rapporti, da qualche settimana, sono ottimi".


"I momenti più difficili li abbiamo vissuti durante le corse di Siverstone ed Hockenheim".


"Avevo del dubbi, ero un po' demoralizzato, poi la situazione si è raddrizzata".


"Anche quando ho commesso l'errore che forse mi ha fatto perdere la corsa in Portogallo, non mi sono sentito colpevole. Lo avevo fatto convinto di agire nel modo migliore, per vincere".


E parlando della preparazione della stagione 1988 e del lavoro di preparazione da fare, Gerhard ammette:


"Questo non mi spaventa. Da casa mia, in Austria, posso arrivare a Mannello in un amen: mezz'ora per andare all'aeroporto, trentacinque minuti di volo per Bologna e altrettanti per Fiorano. L'importante è preparare bene la prossima stagione. Credo di avere raggiunto sinora il mio limite solo nelle qualificazioni. In gara posso ancora migliorare. Ragion per cui sono pronto a lavorare".


"La Ferrari deve lottare per il mondiale. Ci vogliono delle motivazioni per andare forte. E' un discorso vecchio: sei veloce se hai la spinta psicologica giusta. E se c'è la carica puoi migliorare ulteriormente. Se le nostre vetture saranno all'altezza, e ne sono convinto, l'anno prossimo suoneremo un'altra musica, non solo qualche brano esaltante come in Giappone ed Australia, ma un'intera sinfonia".



La stagione 1988 riesce ad essere più continuativa per la Ferrari e per Berger, e i ritiri si diradano con l’arrivo del modello 88C, che è di fatto una semplice evoluzione della F1-87, dato che a Maranello si preferisce sfruttare tutte le energie in previsione della stagione 1989, anno del cambio dei regolamenti tecnici, col divieto della produzione di motori turbo-compressi.


Ma la McLaren realizza una vettura imbattibile, capace di vincere 15 gare su 16 disputate.


All'austriaco rimane la soddisfazione dei numerosi piazzamenti sul podio, tra cui due secondi posti in Brasile e a Monaco, e due terzi posti in Messico e Germania, e la fortunosa vittoria in Italia, chiudendo la stagione in terza posizione con 41 punti iridati.


A Monza, Senna non sbaglia e alla partenza mantiene il comando davanti a Prost, Berger e Alboreto, e non ci sono variazioni importanti fino al trentacinquesimo passaggio, quando il francese si deve ritirare per un problema al motore. A questo punto Senna sembra ormai avere la vittoria in pugno, ma a causa di un'incomprensione, alla Variante della Roggia entra in collisione con Schlesser durante la manovra di doppiaggio a due giri dal termine della gara. Il ritiro del brasiliano permette così a Berger e Alboreto di conquistare una doppietta per la Ferrari, a meno di un mese dalla scomparsa di Enzo Ferrari.


"Una gran soddisfazione, tanto più bella perché inattesa. Ve lo giuro: la folla di Monza in tripudio vale la carriera di un pilota. Ma non è solo per quello. Siamo sulla buona strada, sono convinto che diverremo via via più competitivi. Sono venuto in questa squadra soprattutto per il richiamo del mito Ferrari. Con la scomparsa del costruttore il mito è rimasto ed in più c'è linfa nuova e una gran voglia non soltanto di continuare, ma anche di sfondare, impegnandosi a fondo con tutti i mezzi a disposizione. Che non sono pochi".


"Non sono pentito di essere venuto in Ferrari per tanti motivi. Primo: quando ho lasciato la Benetton c'erano altre alternative, ma nessuna squadra era sulla carta migliore di quella che ho scelto. Parliamoci chiaro: alla McLaren al momento non c'era posto. Onestamente qualche mese dopo l'ingaggio ho avuto delle incertezze. Gran confusione, pressioni enormi, ambiente difficile. Poi mi sono reso conto che si trattava di un periodo particolare, di transizione, di trasformazione. Adesso penso che lo abbiamo superato. E sono felice della mia decisione".


"Credo di non avere problemi di alcun tipo quando sono in pista. Nessuna remora, nessun timore reverenziale. Datemi una vettura valida e non c'è Senna che tenga, anche se riconosco che il brasiliano è velocissimo. Se un pilota di Formula 1 non corre convinto di essere competitivo, è meglio che smetta. Su questo non ci sono dubbi".


Ma se il Gran Premio d'Italia distribuisce grandi emozioni ai tifosi della Ferrari, le tradizionali verifiche tecniche delle vetture, cominciate mentre la maggioranza della gente aveva iniziato a defluire dal circuito, rischieranno di trasformare il successo in una clamorosa beffa per gli uomini del Cavallino.


Nel dopo gara i commissari della Federazione Internazionale svolgono allegramente il loro compito, quando se ne scorge uno sbiancarsi in volto dopo aver controllato la capienza del serbatoio della benzina della Ferrari di Berger che, come vuole il regolamento, deve contenere al massimo 150 litri di carburante.


II commissario inizia a fare più volte i conti: la cifra finale è minacciosa: 151,5 litri, il che avrebbe significato la squalifica immediata del pilota austriaco. La scuderia di Maranello avrebbe ottenuto ugualmente il primo posto con Alboreto, ma il successo avrebbe destato polemiche e sospetti.


Cosa è successo?


Un errore, un semplice e banale errore.


Non potendo disporre di un contenitore da 150 litri i commissari svuotano prima completamente il serbatoio e poi lo riempono con sette taniche da 20 litri, per un totale di 140. La rimanenza viene immessa con bottiglie da 2 litri.


Ne sono state versate sei al posto delle cinque previste, ragion per cui dentro il serbatoio in apparenza dovevano esserci almeno 151,5 litri. A questo punto l'operazione viene completamente ripetuta, ed alla fine si evince che il serbatoio conteneva esattamente 149,5, cioè due litri di meno di quanto si era calcolato in precedenza.


Ovviamente nel parco chiuso delle vetture si raduna una piccola folla, soprattutto con i direttori sportivi delle altre squadre. Ma alla fine i commissari tecnici rimediano alla svista inserendo in un comunicato ufficiale che il serbatoio della vettura di Berger è regolare, facendo tirare un respiro di sollievo agli uomini della Ferrari.


Sebbene fosse da escludere l'ipotesi del dolo, avrebbe potuto trattarsi di un errore nella costruzione del serbatoio, che avrebbe trasformato una giornata di festa in un incubo.



Nel 1989 ad affiancare Gerhard Berger arriva il leone inglese Nigel Mansell, proprio colui che avrebbe dovuto rispettare il contratto e giungere a Maranello fin dal 1987, favorendo però l'arrivo dell'austriaco, dopo il suo ripensamento.


La nuova Ferrari 640 presenza alcune innovazioni degne di nota, tra cui la più importante è l’introduzione del cambio semi-automatico.


La stagione non inizia nei migliori dei modi: infatti, dopo un primo ritiro nella tappa inaugurale in Brasile, l’austriaco è vittima di un terribile incidente al Gran Premio di San Marino, disputato sul circuito di Imola.


Ancora una volta, questo circuito entra nel suo destino.


Al quarto giro, la Ferrari di Berger va a sbattere ad una velocità di circa 290 km/h contro le barriere alla curva Tamburello: dopo l’impatto violentissimo causato dal cedimento dell'alettone anteriore, un radiatore buca la scocca nella zona dei serbatoi benzina, e la vettura del pilota austriaco prende improvvisamente fuoco, riportando alla memoria in men che non si dica il terribile incidente che coinvolse a suo tempo Niki Lauda.


Per fortuna, soprattutto grazie al tempestivo intervento degli uomini del servizio antincendio del circuito di Imola, che spengono il fuoco in meno di venti secondi, Berger esce fuori dall'incidente con solo una costola rotta e delle ustioni alle mani, che lo costringono ad un mese di stop.


La gara viene logicamente interrotta, e solo in seguito all’estrazione dall’abitacolo del pilota, le cure e le precauzioni dovute, si può tirare un sospiro di sollievo.


Il giorno successivo, Ayrton Senna telefonerà Gerhard per sapere come sta. Berger, ancora scosso per l'incidente, confiderà all'amico brasiliano:


"Dobbiamo togliere quel fottutissimo muro, è troppo pericoloso".


Ma, come racconterà successivamente Gerhard, quando i due torneranno sul tracciato di Imola per svolgere dei test:


"Ayrton guardò dietro il muro e vide che c’era un fiume e mi disse...non possiamo spostarlo, dietro c’è un fiume. Ci guardammo l’uno con l’altro e fummo d’accordo. Allora dissi ad Ayrton...non possiamo fare niente però sicuramente qualcuno ci lascerà le penne su questa curva...".



Saltato l’appuntamento monegasco, l’austriaco ritorna in pista in Messico. Il cambio semi-automatico si dimostra fin troppo fragile e Gerhard accusa ben otto ritiri di fila, serie negativa spezzata solamente a Monza, dove ottiene un secondo posto.


Nella gara successiva in Portogallo ottiene la sua quinta vittoria, mentre nell’ultimo appuntamento stagionale ottiene un ulteriore secondo posto in Australia.


Sul circuito dell'Estoril, parendo dalla prima fila, Berger scatta meglio di Senna e prende la testa della corsa. Il pilota austriaco manterrà il comando fino al termine, vincendo la prima ed unica gara stagionale davanti a Prost che grazie al secondo posto aumenterà ulteriormente il suo vantaggio in campionato, mentre al terzo posto giunge il sorprendente Stefan Johansson, che porterà alla Onyx il primo podio della sua storia.


Ma la gara verrà ricordata soprattutto per il contatto tra Mansell e Senna, dopo che il pilota britannico era stato squalificato a seguito della retromarcia eseguita lungo la pit-lane. E lo stesso Gerhard non nasconde di essere dispiaciuto di ciò:


"Questo è un successo che pochi ricorderanno dopo quanto è capitato. Sono comunque soddisfatto della mia gara e della Ferrari che è stata veramente superiore alla McLaren. Ma questa affermazione non cambia di una virgola la mia situazione. Sono convinto di avere fatto bene a lasciare la Ferrari alla fine dell'anno per cercare nuove motivazioni e perché sono convinto che la McLaren sarà ancora competitiva".



Il Gran Premio ad Adelaide è l’ultimo disputato con il Cavallino Rampante, visto che il 12 luglio 1989 la Ferrari decide di interrompere il rapporto con l’austriaco, che qualche giorno dopo ufficializza il suo passaggio in McLaren per il triennio 1990-1992.


"Gerhard Berger non sarà al volante della Ferrari nel campionato 1990 di Formula 1. La squadra ribadisce l'apprezzamento per quanto il pilota ha fatto negli ultimi tre anni e per quanto saprà dare ancora nel prosieguo dell'attuale stagione. La Ferrari ha avviato da tempo contatti con altri corridori, il cui esito sarà comunicato' al momento della formalizzazione dell'accordo".


Alla vigilia del GP di Gran Bretagna, giovedì 13 luglio alle ore 11:00 giunge l'annuncio ufficiale del trasferimento di Gerhard Berger in McLaren per i successivi tre anni, al costo di sette milioni di dollari all'anno:


"La Honda Marlboro McLaren annuncia che il pilota austriaco Gerhard Berger sarà il partner del campione mondiale in carica Ayrton Senna nella stagione 1990".


Gerhard, dal canto suo, commenta il passaggio in McLaren dicendo:


"Volevo nuove motivazioni, stimoli diversi. Dalla Ferrari ho ricevuto molto, sono diventato famoso, ho avuto la fortuna di conoscere Enzo Ferrari. Momenti belli, indimenticabili. E sono sicuro che la scuderia di Maranello tornerà al vertice. Ma ci vorrà un po' di tempo: un anno, probabilmente due. Io ho fretta. Voglio vincere il mondiale, ho firmato per la squadra che negli ultimi anni ha avuto più successi. Questo al di là di tutto, dei soldi, delle simpatie, e anche della presenza nel mio futuro team di Senna, oggi il pilota più forte".


"Un po' di sfortuna mi ha privato di buoni risultati. Ma me ne andrò da amico, spero, senza sbattere la porta. E posso assicurare che fino alla fine del campionato sarò un pilota Ferrari e proverò a vincere con la Ferrari".


Poi Ron Dennis, direttore generale della McLaren, ha aggiunto:


"Noi siamo felici che Gerhard si sia aggregato alla nostra squadra. La sua presenza rafforza la nostra strategia di avere sempre due piloti in grado di vincere il mondiale. Honda e McLaren desiderano, è chiaro, continuare con la politica di fornire a entrambi i corridori lo stesso materiale e supporto tecnico".


Mentre invece Ayrton Senna dirà per l'occasione:


"Berger? Uno vale l'altro. In Formula Uno tutti vogliono vincere. Meglio un bravo pilota che uno scassa macchine. Io e Gerhard abbiamo più o meno la stessa età e lo stesso carattere. In ogni caso è differente da Prost".


Il divorzio tra la Ferrari e Gerhard, differentemente dalle parole espresse a luglio dal pilota austriaco, sarà alquanto burrascoso, con quest’ultimo che durante la stagione accuserà costantemente il team di privilegiare il compagno di squadra inglese.



La prima stagione in McLaren, al fianco di Ayrton Senna, il pilota austriaco la disputa a bordo della MP4/5B, una vettura che presenta non pochi difetti progettuali, ma grazie ad un'ottima affidabilità e bontà del progetto Honda, riuscirà a garantire al pilota brasiliano la conquista del titolo di campione del mondo.


Gerhard non riesce ad ottenere nessuna vittoria, anche a causa del fatto che, essendo molto alto, non riesce a stare comodo all'intero della vettura, disegnata attorno al corpo snello del pilota brasiliano, ma in compenso conquista due secondi posti in Brasile e San Marino, e cinque terzi posti a Monaco, Messico, Germania, Belgio e Monza, definendo quella che è la sua miglior stagione per punti realizzati, anche se nella classifica iridata conclude al quarto posto finale.


La stagione 1991, a bordo della MP4/6, è sulla falsa riga della stagione precedente, a dare un segno distintivo è la prima vittoria con il team inglese in Giappone, ceduta da Senna in segno di gratitudine per avergli coperto le spalle durante il mondiale. Fanno da contorno due secondi posti in Inghilterra, Belgio e San Marino, mentre ottiene due terzi posti in Brasile e Australia.



La terza ed ultima in McLaren è sicuramente peggiore rispetto ai due anni precedenti, data dalla vettura poco performante e poco affidabile.


Ma nonostante questo, l'austriaco, dopo una serie sfortunata di ritiri, ottiene due vittorie in Australia e Canada, due secondi posti in Giappone e Portogallo, e un terzo posto conquistato in Ungheria.


Inoltre, durante la gara portoghese, vi è un incidente con Riccardo Patrese, causato da un'avventata manovra dell'austriaco in fase di rientro ai box, che costerà a Berger un richiamo verbale da parte della FIA.


Gli scherzi ad Ayrton Senna


Nonostante la velocità nettamente superiore di Ayrton, per Gerhard il pilota brasiliano rappresenta più di un collega o un compagno di squadra: Ayrton è un vero amico, con la quale condividere momenti di estrema ilarità.


Eppure non è certo nel 1990 che i due si conoscono.


In realtà, Gerhard e Ayrton si incontrano la prima volta nel 1983 a Silverstone, mentre è in corso il campionato inglese di Formula 3, come racconterà qualche anno più tardi il pilota austriaco:


"Quell'anno andai in Inghilterra per partecipare alla gara di Formula 3, avevo un set-up veramente disastroso, così andai a parlare con Dick Bennets e Ayrton era seduto con lui. Gli chiesi di quali marce avessi bisogno e di quali molle, Ayrton mi guardò come se volesse dire: Chi è questo ragazzo che sbuca fuori all’improvviso e comincia chiedendomi come potrebbe essere il suo assetto?"


Poi, Gerhard e Ayrton si incontrano nuovamente durante il prestigioso GP di Macao per le vetture di Formula 3:


"Ayrton vinse la gara e io arrivai terzo, e il giro veloce venne assegnato a me. Io pensai che si trattasse di un errore, convinto com’ero che era stato Ayrton a farlo, ma fu assegnato a me, così accettai il risultato".


"Quella sera ero ad una festa e lì incontrai Ayrton per la prima volta. Mi disse: Ho fatto io il giro veloce. I risultati ufficiali erano usciti e quindi non c’era niente da discutere, io gli dissi solo: L’hai fatto tu, ma lo hanno assegnato a me!".


"Quindi parlammo e ridemmo".


"Penso che cominciò così la nostra amicizia sebbene non ce ne rendessimo ancora conto".


Negli anni a venire, divengono memorabili gli scherzi che i due elaborano uno contro l’altro, come ad esempio in Australia, quando Berger, in una camera d’albergo, riempie di animali il letto di Senna:


"Ho trascorso l'ultima ora a catturare docici rane nella mia stanza!".


Esclama Ayrton, tra il divertito e l’irritato all’amico austriaco, che gli risponde:


"Hai trovato il serpente?"


Lo stesso Berger spiegherà successivamente:


"Non erano rane, erano più grandi, più simili a rospi. In Australia hanno questo tipo di animali. Pensavo che gli sarebbero piaciuti gli animali, ma chiaramente non è stato così".


L'incidente provoca in Senna un desiderio di rappresaglia, e poco tempo dopo mette una forma di formaggio francese nelle condotte dell'aria condizionata della stanza di Berger.



In Giappone, Senna e il compatriota Mauricio Gugelmin decidono di riempire le scarpe di Berger con schiuma da barba, mentre sono tutti insieme in viaggio su un treno rapido in Giappone, per andare ad una cena: ciò costringe Berger a presentarsi all'appuntamento con le scarpe da tennis abbinate allo smoking.


Poi però, pochi giorni dopo, poco prima dell'inizio del Gran Premio, Gugelmin viene avvicinato da Joseph Leberer, il nutrizionista del team McLaren, che gli offre un'aranciata fresca.


Insospettito, Mauricio declina l'offerta, spiegando poi:


"Un'ora prima della corsa, Berger aveva schiacciato quattro pillole di sonnifero nel succo che mi ha mandato. Sarei rimasto fermo come un fesso all'inizio della corsa in cui si decideva il titolo mondiale. Le auto avrebbero ruggito in pista e io sarei rimasto a russare nel mio abitacolo, potete immaginarlo?"


Più conosciuto è probabilmente lo scherzo in cui Berger sostituisce la foto del passaporto di Ayrton con quella che Ron Dennis descrive come un equivalente degli organi genitali maschili.


La fama di Senna gli consente di vedersi ritirare raramente il passaporto ma in un successivo viaggio in Argentina lo scherzo di Berger costa a Senna la reclusione per 24 ore; come conseguenza, Senna incolla con un super-adesivo tutte le carte di credito di Berger assieme.


Ma gli scherzi più memorabili tra i due rimangono quelli condotti in albergo. In una circostanza, racconta il buon Gerhard:


"Con un tubo improvvisammo un'estensione dell'estintore e lo mettemmo sotto la porta della sua stanza alle 3 del mattino".


"Dopodiché, invitammo alcune persone a guardare e quando azionammo la leva Senna volò fuori dalla finestra come un razzo. Sembrava che una bomba fosse esplosa nella stanza".


"La confusione svegliò molte persone, che iniziarono a rimproverare senna per aver fatto tutto quel baccano. Lui era terribilmente imbarazzato...".



Spesso anche Josef Leberer, il fisioterapista di Senna, era coinvolto nelle goliardate messe in atto da Ayrton e Gerhard Berger, come lui stesso ammise:


"A volte loro due si coalizzavano contro di me facendomi scherzi assurdi, che poi puntualmente ricambiavo: ad esempio, ricordo che durante dei test a Monza smontarono tutti e quattro gli pneumatici della mia auto, sostituendoli con quattro pezzi di legno. Li colsi sul fatto e il giorno dopo restituii loro la pariglia: trattai la macchina che avevano noleggiato insieme con un olio alle erbe giapponese, un potentissimo decongestionante nasale".

"Distribuii gocce ovunque, con abbondanza e imparzialità; tra l'altro faceva caldo e l'auto era stata tutto il giorno al sole, così l'effetto era notevolmente accresciuto. Quando salirono in macchina per poco non svennero e in fretta accesero l'aria condizionata per avere un po' d'aria fresca: quello che non sapevano era che anche il condizionatore era stato trattato a dovere".


Ed anche Ron Dennis rimarrà vittima di uno scherzo da parte di Gerhard.


A Monza, ad esempio, Dennis torna nella sua camera d’albergo, nel lussuoso Hotel a cinque stelle di Villa d’Este, per scoprire che le pareti sono state tappezzate con immagini pornografiche:


"Inutile dire che quando uno del nostro gruppo era tornato nella sua stanza quella sera non trovò davvero nulla. Niente mobili, niente vestiti, nulla. Mi ricordo le risate e il divertimento. Volendo ben guardare ci sarebbero state delle cose al limite della farsa più grossolana e non così divertenti, per semplice fatto che alcune strutture venivano danneggiate. Era una cosa infantile, ma allo stesso tempo contribuiva a mantenere un certo clima all’interno della squadra".


Per Ayrton, in quel mondo fatto di politica e tradimenti, Gerhard rappresenta senza ombra di dubbio una boccata d’aria fresca e inaspettata.


Un’amicizia vera, che durerà molto a lungo.


"Eravamo amici".


"Non si possono dimenticare gli anni passati assieme alla McLaren".


"Era il più forte di tutti, un professionista senza uguali. Lavorava come un ossesso, era il migliore anche per questo. Se ha vinto tanto è perché ha lavorato più di ogni altro per la vittoria".


"Aveva una fiducia estrema nelle sue capacita, e delle intuizioni incredibili come pilota. Da lui ho imparato molto anche se a volte io tentavo di coinvolgerlo con qualche scherzo. Lui sapeva anche quando farli e vi garantisco che alcuni dei suoi scherzi erano tremendi. Un gran campione con cui ho avuto l'onore di lavorare assieme".



Il ritorno a Maranello


Proprio nell'estate 1992 si ha un annuncio clamoroso, Gerhard Berger decide di accettare l'offerta per un ritorno in Ferrari. A Maranello, il pilota austriaco trova come compagno di squadra Jean Alesi, anche se Ayrton, preoccupato per il possibile ritiro della Honda dalla Formula Uno, cerca insistentemente di trasferirsi con l'amico in Ferrari.


La situazione attorno al campione brasiliano rimane comunque molto tesa, al punto che lo stesso Senna dichiara:


"Sono così nervoso che non sopporto nemmeno me stesso".


A stemperare il clima di tensione e di stress ci pensa simpaticamente Gerhard Berger, che come al solito fa uno dei suoi scherzi ad Ayrton. Infatti, giunti a Monza con l'elicottero, Gerhard ha la bella idea di gettare la valigetta del compagno di squadra fuori dal finestrino.


Pochi istanti dopo, un signore presente nelle vicinanze riporta la valigetta ammaccata ad Ayrton, che infuriato grida all'amico-collega che questa gli era costata la bellezza di 1000 dollari. Il collega austriaco ribatte dicendo:


"Hai fatto male, dovresti comprarne una da 50 dollari come ho fatto io! E sei stato fortunato, perché ho provato ad aprila prima di gettarla, ma una delle sue serrature era chiusa!".


A bordo della F93 A ottiene risultati molto al di sotto delle aspettative, questo a causa sia dell’inaffidabilità delle sospensioni attive montate sulla vettura, sia dalla scarsa competitività di quest’ultima.


Dopo tre ritiri nei primi quattro Gran Premi stagionali, l’austriaco segna il secondo miglior tempo sul circuito cittadino di Monaco. In gara lotta a lungo con Damon Hill, ma un contatto con il pilota inglese lo costringe al ritiro, anche se verrà poi classificato come quattordicesimo.


L’unica gioia per Gerhard è il terzo posto nel Gran Premio dell’Ungheria, determinando così l’ottava posizione finale nella classifica iridata, con soli 12 punti conquistati.



Nel 1994 le prestazioni della vettura migliorano, e così anche i risultati per i piloti, con l’austriaco che fa registrare una vittoria in Germania, tre secondi posti nel Gran Premio del Pacifico, Monza e Australia, e un terzo posto a Monaco.


L'annata diventa celebre anche per il famoso scherzo fatto da Gerhard a Jean Alesi e involontariamente a Jean Todt. Infatti, il giorno precedente alla presentazione della nuova F412 T1, i due compagni di squadra sono a Fiorano e, in attesa che arrivasse Jean Todt, stanno svolgendo dei test con la nuova monoposto. Durante una pausa, l’austriaco nota una Lancia Y10 parcheggiata a bordo pista con le chiavi sul quadro, quindi convince Jean a salire sull'auto per fare qualche giro di pista.


Berger, seduto dal lato passeggero, come spesso accade inizia a prendere in giro Alesi per la sua guida e per il ritmo che sta sostenendo, provocando la reazione di Jean che, toccato nell’orgoglio, aumenta il ritmo. Ma è ora che prende vita lo scherzo, dato che l’austriaco solleva la leva del freno a mano nelle curve più strette. All’ennesima curva l’utilitaria cappotta, scivolando sulla pista di Fiorano e terminando la sua corsa pochi metri prima della 412T che il giorno seguente sarebbe stata presentata alla stampa.


I due piloti, estratti dall'auto dagli uomini del servizio di sicurezza della pista, lamentano dei forti dolori. Quindi vengono portati in ospedale per fare degli accertamenti, e nel frattempo scoprono che quella Y10 è di Jean Todt.


Il manager francese, avvisato telefonicamente del ricovero dei suoi piloti, si reca all’ospedale, senza però sapere che la sua auto era stata danneggiata. Qui, Berger si dichiara subito dispiaciuto per l’accaduto e confessa al DS della Ferrari che la sua utilitaria presenta solo leggeri segni del cordolo sul tetto.



Come già accaduto più volte, Imola torna a scrivere pagine di storia nella vita del pilota austriaco.


Questa volta, però, Gerhard non sorriderà perché non ci sarà un lieto fine.


Sabato 30 aprile 1994, il collega austriaco Roland Ratzenberger, da poco giunto in Formula Uno, esce di pista alla curva Villeneuve e perde la vita. Il giorno successivo, Ayrton Senna colpisce il muro che delimita il perimetro della curva Tamburello, e anche per lui non c'è nulla da fare, nonostante i tempestivi soccorsi.


Sgomberata la pista dal relitto della macchina, nel giro di trentasette minuti viene ordinata la partenza, deliberando inoltre di stilare la classifica finale mediante la somma dei tempi delle due tranche.


A seguito della seconda partenza, dopo un tentativo di fuga, Schumacher riprese il controllo della situazione superando Gerhard, che si era portato virtualmente in testa alla corsa. Pochi giri dopo, l'austriaco è bloccato da un guasto meccanico e si ritira.


Solo in questo momento, il pilota austriaco scopre la gravità dello stato di salute dell'amico, e corre in ospedale.


Durante tutto il week-end, Gerhard medita il ritiro dalle corse.


Soprattutto assistendo dallo schermo televisivo ai box ai soccorsi portati a Roland, durante le qualifiche del sabato, il pilota austriaco si domanda più volte cosa stesse facendo e se ne valesse la pena, giungendo però ad un'inequivocabile risposta: le corse sono la sua vita, e non può fermarsi. Non ora.



Pochi mesi più tardi, la vittoria in terra tedesca ad opera di Gerhard interrompe un digiuno durato quasi quasi quattro anni per la Ferrari.


Partito dalla pole position, Gerhard mantiene la testa della corsa, ma nelle retrovie avviene un primo incidente che coinvolge quattro monoposto, e alla fine del rettilineo, Hakkinen stringe verso il centro della pista e causa un contatto con la Williams-Renault di Coulthard; il pilota della McLaren perde il controllo della vettura, che si gira ed esce di pista tagliando la strada alle monoposto che sopraggiungono, coinvolgendo altre sei vetture. Per fortuna non c'è nessuna conseguenza fisica per nessuno dei piloti coinvolti e nonostante il pericolo di detriti in pista e di vetture ferme in vari punti del tracciato, la gara non viene interrotta.


Dunque la gara continua con Berger in prima posizione, seguito a pochi decimi da Schumacher. Il tedesco della Benetton si rivela nettamente più veloce sul giro, tuttavia non riesce a superare il ferrarista poiché sui rettilinei si palesa la superiorità del motore V12 della Ferrari, rispetto al Ford V8 della Benetton.


Schumacher decide dunque di anticipare il pit-stop, cercando di avvantaggiarsi nei confronti di Berger, tuttavia al ventesimo giro è costretto al ritiro a causa della rottura del propulsore della sua Benetton.


Questo da modo a Berger di mantenere tranquillamente il comando della gara e vincere per l'ultima volta con la Ferrari.


Sacrifici, dubbi, polemiche, critiche, delusione, rabbia di quattro anni. Tutto svanisce alle ore 15:26 di una caldissima domenica di luglio. Si fa posto ai sorrisi, alle lacrime, agli abbracci, in una danza di gioia quasi incontenibile.


Nessuno viene risparmiato.


Da Jean Todt all'ultimo meccanico, per un attimo la Ferrari non è più una squadra, ma una festa, un'ubriacatura di felicità, un happening che ricorda i grandi trionfi del passato.


Il modo migliore per porre la parola fine a quello che è stato sinora il periodo più buio della storia di Maranello: cinquantotto gare senza vincere, 1400 giorni giusti di attesa. Dal 30 settembre 1990, quando Prost si aggiudicò il GP di Spagna, mancando poi di un soffio la conquista del titolo mondiale.


Poi, dopo tutte le cerimonie, arriva Berger, con il volto segnato dalla fatica e gli occhi brillanti. E' la sua nona vittoria, cinque con la Ferrari, tre con la McLaren e una alla guida della Benetton, forse quella più agognata:


"Un giorno speciale. Voglio dedicare questo primo posto a me stesso: è la mia risposta a chi mi riteneva in declino".


"So ancora andare forte, l'ho dimostrato. E ora la Ferrari non deve accontentarsi di un successo, deve puntare al titolo. Quando sono tornato a Maranello molti mi avevano criticato, altri avevano detto che la Ferrari aveva preso un pilota in declino. Mi pare di avere dimostrato di saper ancora andare forte. E in più dispongo di un'esperienza che in questo momento non credo abbia riscontro".


"All'inizio Schumacher ha spinto molto per superarmi, era sempre vicinissimo. Sapevo che Michael è un pilota pericoloso, ma una volta di più ho capito che con lui non si può commettere il minimo errore. Ho cercato di mantenere la prima posizione, di non sfruttare troppo gomme e motore, viste le condizioni ambientali, con un caldo terribile. Non sapevo cosa avrebbe fatto il tedesco. Io avevo deciso di fermarmi una sola volta. Quando ho visto che non mi aveva superato pur dovendo fare due stop, ho capito che potevo farcela. Poi lui si è ritirato, ovviamente tutto è stato più facile. Ma non potevo rilassarmi. E negli ultimi giri il cuore mi batteva come se avessi corso i 100 metri. Adesso ci godiamo questo successo. Ma dobbiamo lavorare ancora molto. La Ferrari non può puntare a vincere una gara e basta, deve lottare per il titolo. Dobbiamo molto al presidente Montezemolo che ha dato l'avvio alla ripresa. Speriamo che oggi sia contento".



Nel 1995 Gerhard non conquista alcuna vittoria, ma ottiene ben sei podi, giungendo terzo in Brasile, Monaco, Germania, Ungheria, San Marino e Spagna.


Nel 1996 Gerhard, a causa dell’arrivo del due volte campione del mondo Michael Schumacher, si accasa insieme al compagno di squadra Jean Alesi alla Benetton, squadra che recentemente ha vinto il mondiale con il campione tedesco proprio nel 1994 e 1995.



Per l’austriaco è un ritorno alle origini, ed è forte l'ambizione per il mondiale con una squadra dotata dei migliori motori, ovvero i Renault dominatori degli anni novanta. Ma la Williams mette in pista una vettura eccezionale, che sbaraglia la concorrenza con Damon Hill e Jacques Villeneuve, mentre alla Benetton nulla gira per il verso giusto, e Berger ottiene appena due podi che gli fanno chiudere la stagione al sesto posto con 21 punti.


Nel 1997 le premesse sono le medesime dell’anno precedente, e le conclusioni anch’esse molto deludenti.


La B197 non è affatto all’altezza della concorrenza di Williams e Ferrari, e Gerhard è di nuovo costretto ad arrancare, dovendo inoltre saltare tre gran premi per problemi di salute e per la scomparsa del padre in un incidente aereo.


Gerhard conquista però la sua ultima vittoria in carriera, nuovamente in Germania, proprio al suo rientro.


"Non so se esistono le favole, ma ne ho vissuta una".


"Penso di aver avuto a disposizione una forza speciale a spingermi oggi, e penso di sapere da dove proveniva" - riferendosi al padre, venuto a mancare pochi giorni prima.


"Sono felicissimo".


"Ad un certo punto della gara qualcuno davanti a me aveva rotto il motore, e sul rettilineo il fumo era così denso che non si vedeva più nulla, io ho dovuto quasi fermarmi. In quel frangente avrò perso quattro o cinque secondi. Lì ho creduto di aver perso la gara, e onestamente sono rimasto sorpreso di essere comunque così vicino a Fisichella quando sono uscito dai box. Poi Giancarlo ha commesso un errore alla seconda chicane e sono riuscito a passarlo agevolmente".


"La prestazione odierna dimostra che abbiamo del potenziale, a dire il vero ce l’abbiamo dall’inizio della stagione, ma purtroppo per determinate dinamiche che si sono verificate non siamo stati in grado di sfruttarlo al massimo. Su questo tipo di circuito la macchina si è adattata molto bene ed eravamo molto veloci. La prossima gara sarà su una pista con caratteristiche completamente differenti, e sarà interessante vedere come reagirà la nostra vettura. Credo che potremo essere competitivi sino al termine della stagione, e poterci togliere altre soddisfazioni".



Al termine dell'annata, l’austriaco matura la decisione di ritirarsi dalle competizioni.


Curiosamente, la prima e l'ultima vittoria di Berger in Formula 1 coincidono con la prima e l'ultima vittoria della scuderia Benetton.


Gerhard Berger lascia la Formula 1 dopo aver disputato 210 GP, con dieci vittorie e dodici pole. Il pilota austriaco, pur non essendo stato un campione assoluto, viene ricordato come un buon pilota, in particolare per la prima parte della sua carriera in F1.


Appeso il casco al chiodo, Gerhard si occupa direttamente dal 1997 di un'importante azienda di trasporti in Austria, del quale la famiglia è proprietaria, in seguito alla morte del padre.


L’austriaco non abbandonerà del tutto il mondo delle corse, infatti dopo essersi ritirato dalle competizioni, L'ex pilota austriaco verrà direttamente coinvolto nel programma motoristico della BMW dal 2000 al 2003 e nel febbraio 2006 acquisirà dalla Red Bull il 50% delle quote dell'appena fondata Scuderia Toro Rosso, nell'ambito di un'operazione che prevede l'acquisto da parte di Red Bull della metà delle quote della Berger Logistik.


L'ex pilota austriaco cederà le sue quote a Red Bull nel novembre 2008, dopo aver portato in trionfo Sebastian Vettel e la Scuderia Toro Rosso al Gran Premio d'Italia.



Dal dicembre del 2011 è prima membro, poi presidente, della Single-Seater Commission, una commissione creata dalla FIA per mettere ordine nelle varie categorie di monoposto.


Inoltre, il forte legame tra Senna e Berger si estenderà al di là del della scomparsa del pilota ed amico brasiliano: l'austriaco, sarà infatti consulente di Bruno Senna, nipote di Ayrton, debuttando nel Campionato di Formula Uno con la Hispania Racing Team nel Campionato del Mondo 2010.


Andrea Rasponi