Ferrari SF90, un'auto molto efficiente e un motore eccezionale



Nel 2019, in casa Ferrari si tratta di una nuova rivoluzione dopo le delusioni e i dolori assorbiti la stagione precedente: la scomparsa del presidente Marchionne, i sogni di gloria di Vettel di diventare Campione del Mondo sfumati da metà 2018 in poi, l’addio del team principal Arrivabene, e infine il secondo addio dell’ultimo Campione del Mondo avuto a Maranello, cioè Kimi Raikkonen; tutto ciò accompagnato da alcune polemiche da parte dei tifosi nel trattamento riservato al veterano finlandese, che chiuse la sua stagione 2018 in netta crescita di prestazioni, condite dalla vittoria conquistata ad Austin.


Per la Ferrari si tratta ancora una volta di un punto e a capo per quanto riguarda i ruoli all’interno della squadra, ma la novità che tanto attendono i tifosi è sicuramente l’approdo, in sostituzione del Campione del Mondo Raikkonen, della promessa Charles Leclerc, appena ventunenne, dopo essersi fatto le ossa per un anno all’Alfa Romeo Sauber, cogliendo ottimi risultati, contando che era una delle matricole approdate nel campionato proprio l’anno precedente.


Si tratta del pilota più giovane ad aver varcato le porte di Maranello come pilota titolare.


Il 2018 si chiude ancora una volta con la supremazia Mercedes, che come accaduto nel 2017, ha dovuto lavorare più del previsto per arginare la Ferrari, unica squadra che avuto la possibilità concreta di credere in sogni iridati dopo le cinque vittorie ottenute da Sebastian Vettel nella prima parte della stagione, e che ha tenuto aperto il campionato piloti fino al Gran Premio del Belgio, corso a Spa-Francorchamps.


La Ferrari, invece, chiude per il secondo anno consecutivo al secondo posto nella classifica costruttori, ottenendo ben sei vittorie, che non capitavano dal lontano 2008 e, nonostante abbia ottenuto grandi prestazioni grazie alla competitiva SF71-H, è mancato l’ultimo passo per tenere testa fino a fine stagione alla Mercedes, vincitrice del campionato per il quinto anno consecutivo.


La realtà dice che la stagione del pilota di punta Sebastian Vettel sia stata funestata da alcuni errori, avvenuti soprattutto in momenti salienti della stagione, che ne hanno compromesso il duello con il rivale Lewis Hamilton, che si è visto spianare la strada verso il quinto titolo piloti personale.


Per la stagione 2019 Vettel cerca il riscatto personale e naturalmente la speranza di poter vincere il campionato con la Ferrari, ma se la dovrà vedere con il nuovo arrivato Leclerc che arriva fresco mentalmente e carico di aspettative per poter dimostrare tutto il suo valore con un team vincente come la Rossa.


E la nuova Ferrari SF90, dedicata al novantesimo anniversario dalla nascita della Scuderia Ferrari, si rivelerà un’auto unica nel suo genere, che farà del motore la sua arma migliore, mettendo in difficoltà anche le imbattibili Mercedes, ma tutto ciò innescherà grandi polemiche da parte degli avversari, incapaci di comprendere e contrastare l’incredibile velocità prodotta nei rettilinei dalla nuova SF90.


Aerodinamica semplificata


Il regolamento tecnico per il 2019 non subisce variazioni considerevoli. Gli unici cambiamenti degni di nota si riversano sulle ali: su quello anteriore vengono rimossi tutti i flap a sbalzo, cosicché viene ridisegnata per facilitare i sorpassi e soprattutto per permettere di subire meno le turbolenze aerodinamiche dalle monoposto che precedono.


L’ala posteriore, invece, diventa più larga. L’effetto down è sicuramente l’incremento della resistenza dell’aria, ma l’effetto up si riversa sul DRS che ha un maggior effetto quest’anno, essendo più grande.


I serbatoi passano da una capienza di 105 kg a 110 kg.


La nuova Ferrari SF90, con a capo del progetto Mattia Binotto, oltretutto disegnato come nuovo team principal, e con la guida degli ingegneri affidata ad Enrico Cardile, si presenta di base con gli stessi concetti della precedente SF71H, ma alcuni di essi sono stati ridisegnati con nuove soluzioni.



Viene nuovamente allungato il passo di circa venticinque millimetri, non solo a causa del nuovo serbatoio, ma anche per motivi di bilanciamento aerodinamico.


Per quanto riguarda l’ala anteriore, che con i nuovi regolamenti tecnici è stata semplificata e allargata, viene adottato lo stesso modello dell’Alfa Romeo. Lateralmente i flap sono sagomati, in modo che i flussi d’aria si indirizzino verso l’esterno degli pneumatici, nonostante sia stato ipotizzato che, a causa dell’assenza dei flap di sbalzo, l’aerodinamica sarebbe stata indirizzata a deviare i flussi nella parte superiore. Invece a Maranello decidono di rimanere sulla stessa linea, sapendo come gli pneumatici siano un vero pericolo perché generano flussi turbolenti.


I lunghi piloni di sostegno mantengono i tre soffiaggi avuti anche l’anno precedente, ma con una portata d’aria maggiore, che si collegano alla presa d’aria dell’S-Duct. Viene riconfermato anche il modello delle sospensioni, di tipo push rod. Arrivano novità anche nella parte centrale della monoposto. Partendo dalle prese d’aria, molto compatte, notiamo frontalmente che sono interamente visibili tra gli pneumatici e la scocca.


Ciò permette di raccogliere al meglio i flussi d’aria composti che scorrono tra le ruote e la scocca. I radiatori sono stati allargati rispetto a quelli presenti sulla SF71H, mentre per l’airscope viene effettuata una modifica netta perché ritorna ad essere molto piccolo e di forma triangolare, incrementando l’efficienza dell’ala posteriore.


Un percorso verso la compattezza


Un cambiamento significativo è svolto dai meccanici di Maranello sul cofano motore, che risulta meno ingombrante e si può capire come si è lavorato sulla power unit per cercare di impacchettare meglio le componenti. Grazie a quest’ultimo accorgimento viene liberato molto spazio nella parte superiore del cofano, che permette di installare una pinna stabilizzatrice più grande.


Ricordiamo che questa pinna aiuta a pulire i flussi che si dirigono verso l’ala posteriore.


Molte altre parti della monoposto sono compattate, per permettere alla superficie del fondo più spazio e una maggior aerodinamicità al diffusore della vettura. Le pance sono accorciate, il nuovo cambio diventa più stretto e infine la zona posteriore, riservata allo sfogo dell’aria calda della Power Unit, viene ridotta.


Altra novità è l’installazione di una doppia T-wing, e per completare il cerchio parlando del retrotreno manca l’ala posteriore. Immutato il suo sostegno con i due piloni centrali: come da regolamento aumenta la larghezza, ma le novità le si vede soprattutto sulle paratie laterali: aggiunto un soffiaggio sul bordo d’entrata, sono presenti alcune frange nella parte sagomata sotto l’ala e infine ben sei soffiaggi nella zona divergente.


Dunque è stato svolto un lavoro particolare sull’ala posteriore, all’insegna della cura dei dettagli.


La vicenda Power Unit


La SF90 viene ricordata per una vicenda che ha scombussolato la stagione della Ferrari. La Power Unit, che è costantemente migliorata nell’arco della stagione, si rivela incredibilmente potente, tanto da raggiungere livelli impensabili, osservando come due anni prima lo svantaggio tecnico in questo reparto dalla Mercedes sembrava incolmabile in poche stagioni. Tutto ciò non lascia indifferenti le principali rivali della Scuderia, cioè Mercedes e Red Bull, che accendono un dibattito sulla presunta irregolarità della Power Unit Ferrari, diventata la più forte del lotto motori presenti in griglia di partenza, in termini di potenza, a partire dalla pausa estiva.


Il team di Maranello viene accusato di usare in modo irregolare il carburante.


Le polemiche scattano soprattutto nel dopo gara del Gran Premio degli Stati Uniti: l’irregolarità partirebbe dal flussimetro, un dispositivo che permette di rilevare secondo per secondo la portata di un fluido, in entrata e in uscita, grazie a dei sensori.


In una monoposto di Formula 1 il flussimetro misura nell’arco di tutta la gara, secondo per secondo, che il limite dei cento kg/h di carburante non venga superato. La Ferrari pare avesse trovato una soluzione per aggirare questo sistema. Tramite una mappatura, secondo quanto emerso, ma mai confermato, si riesce a iniettare più carburante dentro il lasso tempo dove il flussimetro non misura la quantità di carburante in entrata, cioè nell’intervallo tra un secondo e l’altro, superando quindi i cento kg/h.



Questa mappatura permetterebbe l’aumento della potenza del motore endotermico, concedendo circa una decina di km/h in più nei rettilinei, e sarebbe stato utilizzato soprattutto al sabato, quando si esprimono le mappature più aggressive.


Questo carburante sarebbe anche associato a speciali additivi che ne migliorerebbero la qualità. Infatti Ferrari avrebbe utilizzato un additivo speciale per la combustione, a seconda del settaggio utilizzato dai piloti. Il lubrificante viene introdotto al termine del compressore, finendo nell’intercooler dell’olio per il raffreddamento dell’aria, e poi portato in camera di combustione miscelato alla benzina.


Tutto ciò andrebbe a favorire la qualità del carburante, fornendo più spinta e cavalli al motore endotermico. Questo escamotage consente alla Ferrari, in termini di risultati, di ottenere grandi soddisfazioni, soprattutto in qualifica, dove vengono raccolte ben nove pole position, anche se in gara parte di questo vantaggio non verrà concretizzato.


Vettel vs Leclerc, un duello di gerarchie


Al primo appuntamento in Australia si nota fin dalle prove del venerdì e del sabato come la Mercedes W10 sia una macchina straordinaria. In qualifica i principali antagonisti del team tedesco subiscono dai sette ai nove decimi e in gara non ci sarà discussione per l’assicurata doppietta Mercedes. In casa Ferrari bisogna subito agire con gli ordini di squadra.


La SF90 si rivela poco competitiva e Sebastian Vettel lo nota fin da subito, essendo in grande difficoltà con la gestione delle gomme, e nell’ultima parte della gara accuserà anche una perdita di potenza. Nonostante Charles Leclerc abbia la possibilità di attaccare il compagno di squadra, dai box arriva la comunicazione di congelare le posizioni. I due ferraristi giungono rispettivamente quarto e quinto, alle spalle di Bottas, Hamilton e la Red Bull di Verstappen, che si dimostrano avversari troppo veloci.



Ma in Bahrain arriva un riscatto inaspettato da parte della Ferrari. In qualifica il giovane Leclerc conquista la prima pole position in carriera, davanti a Vettel. Ma in gara il monegasco parte male. Poi, però, riesce in pochissimi giri a rimontare e riportarsi al comando della gara, superando il compagno Vettel in fondo al rettilineo del traguardo e resistendo in seguito al contrattacco del tedesco.


Quando tutto sembra andare a gonfie vele, ecco che da metà gara in poi sfuma la possibile doppietta: al giro trentasette Vettel, nel momento in cui subisce il sorpasso da Lewis Hamilton, finisce in testacoda e poco dopo perde anche l’alettone anteriore, costringendolo a rientrare ai box e quindi a cedere delle posizioni. Una decina di giri dopo arriva la brutta sorte anche per Leclerc: a causa di un problema nella centralina si verifica una perdita di potenza e deve bruscamente rallentare il passo gara.


Sia Hamilton sia Bottas lo superano, e solamente l’entrata della Safety Car a due giri dal termine salva il primo amaro podio in Formula 1 per Leclerc, che giunge terzo appena davanti a Verstappen, e ottiene il giro più veloce.


Vettel chiude quinto.



Nel Gran Premio di Cina la Ferrari è alle prese, come in Australia, ancora una volta con gli ordini di squadra per difendere il podio, con Leclerc che cede la terza posizione a Vettel. Il tedesco riuscirà a difendersi dalla pressione di Verstappen, portando a casa il suo primo podio stagionale, con un terzo posto, mentre il giovane monegasco concluderà quinto.



Nella qualifica del Gran Premio successivo, in Azerbaigian, Leclerc finisce a muro e non riesce a prendere parte alla Q3, mentre Vettel sfiora la conquista della prima fila. Il tedesco riesce a concludere terzo, mentre Leclerc, in rimonta, arriva quinto, ottenendo il giro più veloce.



Nel Gran Premio di Spagna si ripropongono gli oramai classici ordini di scuderia in casa Ferrari, che è sinonimo di un confronto molto serrato tra Vettel e Leclerc che si dimostrano sullo stesso livello di competitività. Ma anche qui i ferraristi finiscono rispettivamente quarto e quinto.



Durante le qualifiche a Monaco, prende vita un clamoroso errore di valutazione in Q1 da parte del team: non viene rispedito in pista Charles Leclerc, per effettuare l’ultimo tentativo, pensando che il monegasco sia già salvo dall’eliminazione.


Invece il giovane idolo di casa viene escluso e si qualifica sedicesimo, compromettendo la gara, dove Vettel conquista un’ottima seconda posizione sfruttando anche la penalità inflitta a Verstappen. Per Leclerc, invece, si tratterà di una gara breve, anche se molto intensa: dopo due grandi sorpassi ai danni prima di Norris al tornantino e poi di Grosjean alla curva Rascasse, al monegasco non riuscirà con successo la stessa manovra a Nico Hulkenberg, e finisce per urtare le barriere, andando in testacoda e forando lo pneumatico posteriore destro.


Dopo essere rientrato ai box e poi tornato in pista, si ritira dopo pochi giri, a causa dei gravi danni subiti dal fondo della vettura.



In Canada sarà Sebastian Vettel a cogliere la sua prima pole position stagionale, dimostrando come la SF90 sia una vettura competitiva su tracciati caratterizzati da lunghi rettilinei, come quello di Montreal. La gara, comandata per gran parte da Vettel, verrà decisa da una penalità inflitta al tedesco che farà molto discutere.


A causa di un errore Vettel finisce lungo alla seconda chicane, rientrando in pista appena davanti ad Hamilton. Il pilota inglese, però, si lamenta della manovra dell’avversario, giudicata pericolosa perché l’avrebbe stretto contro il muro. La FIA assegna cinque secondi di penalità a Vettel, servendo su un piatto d’argento la vittoria ad Hamilton, a cui basta gestire lo svantaggio nei confronti di Vettel per portarsi a casa il successo, pur finendo secondo al traguardo.


Il podio è completato dallo stesso Vettel e da Leclerc, che portano per la prima volta in stagione entrambe le Rosse sul podio.



Nel Gran Premio di Francia la Ferrari coglie il gradino più basso del podio con Charles Leclerc, e un quinto posto con Sebastian Vettel, anche se le chance di poter giocarsi la vittoria con le Mercedes sono nulle.



In Austria, altro tracciato caratterizzato da lunghi rettilinei, la Ferrari ottiene la terza pole position con Leclerc, mentre Vettel non può prendere parte alla Q3 per colpa di un problema tecnico. In gara il monegasco, a soli tre giri dal termine, deve cedere la vittoria a uno scatenato Verstappen, rimandando ancora una volta l’appuntamento del primo successo, e arriva secondo, mentre Vettel arriva per pochi decimi ai piedi del podio.



In Gran Bretagna si accende una lunga battaglia tra Charles Leclerc e Max Verstappen, ma il duello si conclude a quindici giri dalla fine quando Vettel, nel tentativo di contrattaccare l’olandese - che nel frattempo aveva distanziato Leclerc - finisce per tamponarlo e mandarlo in testacoda. Questa collisione permette a Leclerc di risalire in terza posizione e di ottenere, infine, il podio. Sebastian Vettel - a cui viene afflitta una penalità - invece paga il grave errore, precipitando in coda il gruppo e concludendo la corsa fuori dalla zona punti.



Nel Gran Premio di casa, in Germania, Sebastian Vettel non riesce a prendere parte alla qualifica, ancora una volta per un problema di affidabilità, collegato al motore. Ma in una gara caratterizzata dalla pioggia il tedesco si rende protagonista di una rimonta spettacolare che lo porta fino alla seconda posizione, dopo essere partito ventesimo, mentre Leclerc, nonostante i buoni propositi, commette un errore e finisce la gara contro le barriere.



Nel Gran Premio d'Ungheria si registra un’altra gara anonima delle due Rosse. Vettel conclude quarto dopo aver passato il compagno di team Leclerc ad appena due tornate dalla fine, con il monegasco che arriva alle sue spalle, ma il distacco totale dal vincitore per entrambi è più di un minuto.



Si vola in Belgio dopo la pausa estiva, in un tracciato dove contano molto i cavalli, e la Ferrari dimostra tutta la forza della sua power unit. In qualifica Leclerc guadagna la sua terza pole, rifilando sette decimi a Vettel e Hamilton. In gara i due ferraristi guidano la corsa, ma si devono guardare dal ritorno di Hamilton nell’ultimo stint. Vettel è preziosissimo nel lavoro per favorire la corsa di Leclerc verso la primissima vittoria.


Leclerc conduce la gara, ma deve stare attento ad Hamilton, che dopo alcuni tentativi è riuscito a sfilare Vettel. Nonostante riesca ad arrivare sotto al monegasco, al pilota britannico non gli riesce un possibile attacco, e Leclerc ottiene la prima vittoria in carriera, e la prima stagionale per la Ferrari.


Oltretutto diventa il pilota più giovane a vincere una gara con la Ferrari. Vettel conclude quarto, ottenendo il giro più veloce e la riconoscenza per essere stato fondamentale per il successo del compagno di squadra.



In Italia, altro tracciato congeniale alla SF90, Charles Leclerc ottiene un altro hat-trick: pole in qualifica, e vittoria tiratissima, con il campione in carica Lewis Hamilton che rimane incollato al giovane pilota della Ferrari fino a un errore dell’inglese che dà strada a Valtteri Bottas. Il finlandese si avvicina al leader, ma Leclerc gestisce e porta a casa il secondo successo consecutivo, riportando la Ferrari sul gradino più alto del podio a Monza, dieci anni dopo la vittoria di Fernando Alonso. Vettel, invece, commette un grave errore alla Variante Ascari finendo in testacoda; tutto questo mentre era quarto, e conclude la gara solo tredicesimo.



A Singapore arrivano degli aggiornamenti importantissimi sulla SF90, all’ala anteriore, al fondo e all’ala posteriore. Il circuito cittadino di Marina Bay, essendo un tracciato molto lento, sembra non offrire opportunità alla Ferrari. E invece arriva la soddisfazione grazie alle novità portate sulla SF90: in qualifica un inarrestabile Leclerc ottiene la terza pole position consecutiva.


In gara, grazie a una sosta anticipata e un giro molto veloce, Sebastian Vettel riesce a mettersi alle spalle prima Leclerc e poi Hamilton, che era rientrato ai box per ultimo dei piloti più accreditati per vincere. Da questo momento il pilota tedesco non molla più la leadership e torna a vincere in Formula 1, dopo l’ultimo trionfo raccolto a Spa l’anno precedente.


Per la Ferrari si tratta della terza vittoria consecutiva, che non accadeva dal lontano 2008. Leclerc conclude secondo, e per la Ferrari si tratterà dell’unica doppietta stagionale, che mancava dal Gran Premio d'Ungheria del 2017.



Nella successiva tappa in Russia Charles Leclerc conquista la quarta pole position consecutiva, confermando quanto la SF90 è diventata competitiva quando c’è da ottenere il giro secco, che sia su un tracciato lento o che sia un tracciato veloce.


Ma questa volta le Ferrari non concretizzano l’ottimo risultato del sabato: Vettel scatta meglio del poleman insidiandosi al primo posto, e per diversi giri c’è un duello a distanza tra i due rivali, che si lamentano platealmente via radio per l’egemonia della gara, con Leclerc che chiede strada al tedesco, ma Vettel non ci sta e anella diversi giri veloci per cercare di mantenere la leadership della corsa.


Poco dopo le soste dei ferraristi, con Vettel che mantiene la testa, si verifica un problema elettrico sulla SF90 del pilota tedesco, costringendolo al ritiro. La Ferrari gestisce male a livello strategico la gara, con le Mercedes che approfittano dell’entrata della Safety Car per montare gomme fresche. Leclerc retrocede in terza posizione e, nonostante il tentativo di pressare Bottas, mantiene la sua posizione fino all’arrivo.



In Giappone la Ferrari si prende tutta la prima fila, ma questa volta è Vettel a ottenere la pole position, spezzando la striscia positiva di quattro pole di Leclerc. La partenza, però, si rivela un disastro. Vettel, per non prendere un jump start, deve fermarsi e ripartire una seconda volta, lasciando così sfilare in testa la Mercedes di Bottas.


Va addirittura peggio a Leclerc che dopo aver toccato Verstappen danneggia l’ala anteriore e dopo due giri deve fermarsi ai box, precipitando in coda al gruppo. Vettel ottiene un’ottima seconda posizione, mentre Leclerc risale fino al sesto posto finale, ma si iniziano a rivedere le difficoltà di inizio stagione, con le Mercedes che si rivelano decisamente più forti sul passo gara.



Nel weekend seguente, in Messico, Charles Leclerc ritorna in pole position per la settima volta in stagione, ma questa volta è fortunato a sfruttare la penalità inflitta a Verstappen, perché l’olandese aveva ignorato l’esposizione delle bandiere gialle nel giro in cui aveva conseguito il miglior tempo; in prima fila si schiera quindi Vettel.


In gara, però, solamente Vettel riuscirà a salire sul podio, giungendo secondo alle spalle di Hamilton, con Leclerc che chiude quarto, prendendosi il punto bonus del giro più veloce. Mentre continua imperterrita la battaglia per il terzo posto nella classifica piloti tra i due alfieri della Ferrari e Max Verstappen, la Mercedes vince con tre gare d’anticipo la classifica costruttori.



Negli USA, per la prima volta dopo sette week-end, la Ferrari non riesce a piazzare una sua monoposto in pole. Vettel viene beffato da Bottas per pochissimi millesimi. Sarà una delusione totale la gara: Vettel si ritira dopo sette giri a causa del cedimento della sospensione posteriore destra, mentre Leclerc conclude quarto, con la soddisfazione del giro più rapido, ma senza avere minimante la velocità per tenere il passo delle Mercedes e di Verstappen.


La Ferrari, nonostante ciò, acquisisce matematicamente la seconda posizione nei costruttori per il terzo anno consecutivo.



Nella penultima gara in Brasile, le Ferrari commettono un disastro. A cinque giri dalla fine, quando il gruppo si è da poco ricompattato per l’entrata di una Safety Car Leclerc sorprende Vettel alla S di Senna ponendosi quarto; il tedesco prova immediatamente a riattaccare il suo compagno di team, ma i due finiscono per toccarsi e danneggiarsi a vicenda, appena prima della staccata in fondo alla Reta Oposta, ed entrambi sono costretti al ritiro.



Nell’ultimo appuntamento ad Abu Dhabi, la Ferrari chiude la stagione con l’anonimo terzo posto di Leclerc, ma senza reali possibilità di giocarsi la vittoria, indice di una SF90 che è calata costantemente di prestazioni da Sochi in poi. Vettel finisce quinto.


Il campionato si chiude con l’ennesima supremazia della Mercedes che domina entrambi i campionati, con Lewis Hamilton campione del mondo davanti al compagno di squadra Bottas. A portare a casa il terzo posto nella classifica piloti è Verstappen, che riesce a battere i ferraristi Leclerc e Vettel, nonostante la Ferrari abbia concluso davanti alla Red Bull il campionato costruttori.



Analizzando la stagione della Ferrari notiamo come ci siano stati degli alti e bassi nel corso dell’annata. La SF90 si è rivelata nella prima parte dell’anno un’auto capace di essere competitiva solo nei tracciati ad alta velocità, come quello di Sahkir, di Montreal e di Spielberg, sfiorando diverse vittorie, ma la vettura ha sofferto tanto nel resto delle gare, a causa delle carenze dal punto di vista aerodinamico, e di un posteriore traballante, che causava un alto degrado delle gomme posteriori.


Da questo punto di vista i ferraristi hanno sofferto molto la gestione delle gomme, ma dalla pausa estiva in poi tutto cambia: i tracciati di Spa e Monza si rivelano, come previsto, congeniali a sprigionare tutta la potenza del motore della SF90, e conquistano due vittorie straordinarie con il giovane Leclerc.


A Singapore arriva un pacchetto aerodinamico molto valido, che permette alla Rossa di Maranello di tirare fuori un uno-due tra qualifica e gara sorprendente, nonostante il tortuoso tracciato di Marina Bay sembrasse non essere adatto alle caratteristiche della SF90.


Nelle gare successive nonostante arrivino numerose pole position, grazie al potente motore Ferrari, non arriva nessuna vittoria, a causa di diversi motivi, affidabilità, sfortuna, ed errori strategici.


In Brasile viene toccato il fondo con il doppio ritiro dei due piloti per un incidente sicuramente evitabile, ma la rivalità in pista tra Vettel e Leclerc si è ormai accesa e condiziona il campionato della squadra, con il giovane monegasco che si è dimostrato un pilota tenace, affiatato e con dei colpi da campione, dopo la consacrazione ottenuta con il doppio successo su due piste cattedrali della Formula 1 come Spa e Monza.


Inoltre si è rivelato molto competitivo sul giro secco, date le sette pole position conquistate, contro le due del ben più esperto Vettel, di cui verranno ricordate soprattutto quelle di Spa e Singapore, ottenute con un giro spettacolare.


Andando ad analizzare meglio il confronto Vettel-Leclerc, vediamo come il pilota tedesco sia riuscito a partire meglio in campionato, ma Leclerc non ha assolutamente sfigurato, contando come il nuovo pilota sia molto giovane e con poca esperienza alle spalle rispetto al ben più esperto e pluricampione del mondo Vettel, mancando una probabile vittoria in Bahrain, sfumata per un problema di affidabilità e rendendosi per alcuni minuti protagonista nella gara di casa a Montecarlo, per aver effettuato dei sorpassi straordinari dimostrando tutto il suo talento e la sua spregiudicatezza in pista. Vettel svolgerà un grande weekend in Canada con la vittoria ottenuta in pista annullata da una penalità.


Due gare dopo, però, c’è la risposta del monegasco che sfiora la vittoria in Austria, perdendola a soli tre giri dalla fine. In Germania sarà Vettel a sfiorare un miracolo, arrivando secondo dopo aver essere partito dal fondo della griglia. A Spa e Monza Leclerc ottiene due grandi hat-trick, mentre a Singapore dopo la sua pole position, sarà Vettel a vincere.


Nelle successive gare il tedesco dovrà ritirarsi due volte per dei problemi alla sua vettura, ma non arriva più nessun successo, con Vettel e Leclerc che si dividono dei piazzamenti sul podio. In campionato la spunta il monegasco con 264 punti; a sorpresa batte Vettel, che arriva a quota 240.


Leclerc batte Vettel anche con le vittorie per due a uno, mentre in qualifica il monegasco domina per sette a due; oltretutto conquista il Trofeo Pole Fia per il maggior numero di pole ottenute.


Bisogna sottolineare anche le vittorie mancate di Leclerc in Bahrain per sfortuna e di Vettel in Canada per una penalità alquanto discutibile, mentre lo stesso Leclerc ha sfiorato la vittoria in Austria.


Anche il numero di podi favorisce il giovane monegasco per dieci a nove.


Si chiude un anno che vede la giovane promessa Leclerc dimostrare tutto il suo valore in pista, garantendo fiducia per le prossime stagioni, dato anche il rinnovo del contratto fino al 2024 guadagnato a fine anno. Mentre Sebastian Vettel, in attesa di un rinnovo, vede la sua stella scendere sempre di più, dopo essere stato in lizza per il mondiale nel 2017 e nel 2018 e aver perso il duello con Hamilton e la Mercedes, con un nuovo compagno di team molto forte e una squadra che sembra non pendere più a favore del campione tedesco.


Le gerarchie in casa Ferrari sembra stiano cambiando.


Quanto può incidere ancora Vettel nel tentativo di riportare il titolo a Maranello, che manca ormai da troppo tempo? Nella squadra sembra si sia alzata un’altra polveriera, oltre a quella abitudinaria del campionato: chi è il vero pilota di punta nel box dopo un confronto teso e quasi paritario tra Sebastian Vettel e Charles Leclerc?


I tifosi, gli addetti ai lavori, e i personaggi più importanti nel paddock si dividono tra chi sostiene che Vettel sia un pilota ormai in fase discendente e chi si debba ormai puntare tutto sul giovanissimo Leclerc, mentre c’è chi sostiene che Sebastian sia ancora una pedina troppo importante per la squadra, sia in pista sia per lo sviluppo della monoposto, e che Leclerc debba ancora crescere tanto e fare esperienza per diventare un pilota affermato e pronto per guidare la Ferrari nella lotta per il campionato.


In mezzo a tutta questa bufera, rimane ancora un obiettivo che il popolo della Ferrari continua a inseguire, ma che ormai sembra stia diventando un’ossessione: la riconquista del titolo iridato, che ora dista ben tredici anni dall’ultimo ottenuto.


Nicola Battello

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