Ferrari F310, la prima Rossa guidata dal mitico Michael Schumacher



Nel 1996, dalle idee di John Barnard nasce la Ferrari F310, la prima vettura del Cavallino guidata dal campione del mondo Michael Schumacher.


L'annata 1996 è dominata prepotentemente dalla Williams e da Damon Hill, eppure la F310 è rimasta nel cuore degli appassionati e dei tifosi, grazie alle tre vittorie del pilota tedesco alla sua stagione d’esordio con la Ferrari.


A partire dal'annata 1996 team di Maranello riesce a mettersi alle spalle i tanti anni bui, contrassegnati da poche emozioni, ricominciando a respirare l'aria di alta classifica, pur rimanendo consapevole che il lavoro da fare per tornare in cima è enorme.


La F310, siglata in questo modo per evidenziare il passaggio alla cilindrata da 3 litri e all’architettura a 10 cilindri del propulsore, rilancia il Cavallino, che da quì a quattro anni sarebbe poi tornato sul tetto del mondo, iniziando forse il periodo più significativo della sua storia.

Le novità tecniche della F310

Il salto in avanti che Ferrari effettuò rispetto al 1995 dipendeva da dettagli significativi: le fiancate, con le bocche di ingresso dei radiatori staccate dal corpo del telaio, richiamavano quelle dei jet militari.



Le peculiari e voluminose protezioni ai lati della testa del pilota divetano necessarie in seguito all’introduzione di norme più severe in tema di sicurezza dell’abitacolo dopo gli eventi tragici del 1994.


Distaccandosi dalla filosofia delle squadre rivali, in primo luogo Williams e Benetton, gli ingegneri della Ferrari rimanongo legati inizialmente alla filosofia del muso basso.


Nonostante ciò, l’auto presenta innovazioni importanti, a partire dall’abitacolo, dove il volante integra per la prima volta tutti i comandi precedentemente alloggiati sul cruscotto: cominciano così a prendere forma i volanti multifunzionali in grado di fornire al pilota maggiore concentrazione nella guida.

Il cuore pulsante sotto al cofano è il motore 046 a dieci cilindri, preferito al classico V12 in dotazione fino al 1995. Schumacher prova a Fiorano la 412 T2, rimanendo impressionato dal 12 cilindri e dalla potenza che è in grado di erogare.


Tuttavia, a Maranello optarono per una scelta di compromesso pensata per la riduzione della cilindrata e dei consumi, motivo per il quale il motore viene sostituito con la nuova unità.

Soluzioni in corso d'opera

Il muso alto non viene impiegato fin da subito per per scelta del tecnico inglese Barnard, artefice dei successi McLaren a metà anni ’80, poiché ha in programma di modificare l’auto in corso d’opera.



Non è un caso, quindi, che a partire dal Gran Premio del Canada, anche la F310 sfoggia un profilo anteriore decisamente inclinato verso l’alto, con due piloni di sostegno verticali che reggono l’ala anteriore.


Una caratteristica tipica dei progetti di Barnard è proprio quella di partire con un concetto base dell’auto, concentrando così tutto il lavoro sulla meccanica, per poi introdurre aggiornamenti graduali per l’aerodinamica nel corso della stagione.

Problemi di affidabilità

La F310 certamente non è all'altezza della Williams FW18, ma i problemi seri vengono riscontrati sotto il punto di vista dell'affidabilità. Come raccontato dal compagno di squadra di Schumacher, Eddie Irvine, l'auto palesa spesso problemi e guasti, non solo durante i gran premi (i ritiri nel corso della stagione arrivano a quota tredici), ma anche nelle sedute di prove a Fiorano.


Il problema principale consiste nel fatto che il motore soffre inizialmente per le alte temperature, per via della conformazione della presa d’aria sopra la testa del pilota, con Schumacher e Irvine costretti addirittura ad inclinare il casco in rettilineo per garantire un maggiore apporto d’aria fresca al 10 cilindri con apertura della V a 75 gradi progettato dall’ingegner Paolo Martinelli.


Per fronteggiare l’inconveniente gli ingegneri del Cavallino sono obbligati a rivedere in più sezioni l’area del cofano al quale furono applicate continue modifiche.

Ma gli inconvenienti non si limitano a ciò e includono perfino il serbatoio del carburante in carbonio che inizialmente perde benzina! Il cambio è dotato di una scatola della trasmissione in titanio e di elementi interni miniaturizzati. Anche questa soluzione si rivelò fallace in fase di preparazione invernale, tanto che sulla F310 è temporaneamente installato il cambio della 412 T2, e la reintroduzione della trasmissione originaria, opportunamente modificata, avviene solo in un secondo tempo, in occasione del Gran Premio d’Europa al Nurburgring.


Di conseguenza, facendo il conto dei chilometri percorsi prima dell’apertura iridata a Melbourne, la Ferrari si trova subito in debito di esperienza di collaudo rispetto agli avversari.

La magia di Michael Schumacher

Per tutta la stagione i due alfieri della Rossa devono fare i conti con continue noie meccaniche, e quando la macchina riesce a coprire l'intera distanza del GP, lo strapotere delle Williams motorizzate Renault appare incontrastabile.


Il risultato auspicabile per Schumacher e Irvine è quasi sempre il gradino più basso del podio.


Lo stesso Irvine racconterà poi che la grossa fortuna della Ferrari è proprio quella di avere Schumacher alla guida, non solo per le sue doti al volante, su una vettura che, come affermerà il pilota irlandese, dopo appena tre giri si ritrova con le gomme posteriori completamente distrutte, ma anche per la capacità del pilota tedesco di contribuire allo sviluppo della monoposto, in primis al motore.


Ed è proprio grazie alla tenacia di Schumacher che Ferrari riesce a concludere la stagione con quattro pole e tre successi, ottenuti in Belgio, in Italia e in Spagna, sotto la pioggia, dove Schumacher mostra tutto il suo talento.


A Barcellona, Schumacher vince per la prima volta con la Ferrari, nonostante lo spegnimento di una candela impedisca di erogare correttamente la potenza del motore.


In Belgio, nonostante lo sterzo si danneggia durante la gara, il pilota tedesco riesce a trionfare.


A Monza, nonostante il brivido finale a seguito dell'urto contro le ruote che delimitano il perimetro del circuito, Michael vince dinnanzi al pubblico festante per il ritorno al trionfo della Ferrari in Italia, dopo otto anni.

Per tale motivo, anche se nel 1996 la corona iridata rimane saldamente nelle mani della Williams dall'inizio alla fine, la F310 rappresenta a tutti gli effetti l'inizio di un ciclo epico, una lunga serie di capitoli che occupano ancora oggi tante pagine del lungo libro della storia della Formula 1.

Simone Pietro Zazza

Info Cookie

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull'utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy nella pagina Info, o inviando una e-mail a staffosservatoresportivo@gmail.com Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie.