Ferrari F2012, un campionato perso all'ultimo, un'impresa di Alonso



Reduce da un'annata dominata dalla Red Bull, il Circus della Formula Uno attende con trepidazione l'inizio della stagione 2012: la speranza nel vedere Ferrari e McLaren al livello della scuderia di Milton Keynes, il ritorno della Lotus, che dopo la partecipazione nei due anni precedenti poco fortunati come Team Lotus (costretta a causa di una diatriba con la Lotus Cars a cambiare denominazione, divenendo così Caterham F1 Team), diventa Lotus F1 Team, con tanto di livrea nera con scritte dorate, la crescita della Mercedes e alcuni outsider inaspettati, rendono la griglia del campionato 2012 a dir poco promettente. Quello che l'intero ambiente della Formula Uno non può immaginare è l'imprevedibilità della nuova stagione, caratterizzata da ben sette vincitori diversi nelle prime gare, e una lotta serrata fino all'ultimo tra il campione in carica Sebastian Vettel e il ferrarista Fernando Alonso, conclusa con il fiato sospeso in un caotico Gran Premio del Brasile, a favore del pilota tedesco della Red Bull. Resta, tuttavia, la guida epica dello spagnolo, meritevole di aver lottato fino alla fine con una Ferrari F2012 indecifrabile, incostante e complessa da mettere a punto, capace di regalare grandi soddisfazioni e terribili disfatte, rese meno pesanti dalle abilità di Alonso.

F2012: dove nasce lo strappo con la RB8?

Dal punto di vista della prestazione pura, sulla griglia di partenza la RB8 in molte occasioni arranca nei confronti della McLaren MP4-27, ma entrambe godono di un ottimo bilanciamento di base, il che semplifica molto l'adattamento ad ogni pista. Soprattutto la monoposto di Hamilton e Button sembra godere di una sinergia unica, resa possibile dallo sviluppo di tutte le aeree della vettura. Eppure, nessuno dei due piloti McLaren riesce ad arrivare almeno tra i primi tre nel Campionato Piloti, complici i tanti problemi di affidabilità dalla MP4-27. Rispetto a queste due competitor, la F2012 risulta essere molto più nervosa in fase di bilanciamento, mostrando un'incostanza indecifrabile: nei venti Gran Premi disputati, i piloti Ferrari passano dal non riuscire a qualificarsi per il Q3, a vincere la corsa il giorno dopo come nel caso del Gran Premio d'Europa, corso a Valencia. Perché la monoposto del Cavallino non riesce ad avere lo stesso equilibrio della concorrenza?

La parte anteriore della F2012 suscita molto interesse negli avversari: il muso a scalino e la sospensione pull-rod dovrebbero garantire un ottimo funzionamento dell'avantreno, il quale nasce con l'idea di garantire un ottimo inserimento in curva e un valore basso della resistenza all'avanzamento.


I problemi sorgono man mano che ci si sposta verso il retrotreno: sulle fiancate spiccano i pacchi radianti a doppio elemento, in pieno stile Mercedes, progettai per contenere la superficie e il volume, generando tuttavia un valore altissimo di drag. Nel corso del stagione, intervenendo sulle componenti esterne legate al passaggio dei flussi, i tecnici del Cavallino sono riusciti a limitare i danni, ma il punto nevralgico della F2012 sta negli scarichi.

La questione legata agli scarichi

Le tante polemiche legate alle soluzioni adottate nel 2011 hanno comportato a una serie di limitazioni e restrizioni sugli scarichi da parte della FIA, costringendo così i progettisti a lavorare duramente per recuperare in parte il carico perso. Ad inizio stagione, la F2012 si presenta con una soluzione progettata per far sfociare i gas di scarico sull’area del piede della ruota posteriore, poiché in questa particolare zona confluisce anche la parte esterna del canale del diffusore, il quale, se correttamente alimentato, produce ulteriore deportanza. Il carico generato fa sì che la F2012 sia molto veloce in percorrenza e in uscita di curva, consentendo ai piloti di andare sul gas molto presto. Il getto d'aria calda espulso dagli scarichi, tuttavia, finisce per generare un effetto troppo deteriorante sul battistrada delle gomme posteriori, costringendo così il team diretto da Pat Fry a correggere la soluzione a stagione in corso.

Diverse evoluzioni sono state adottate per calibrare gli scarichi, ispirandosi in buona parte a configurazioni adottate dalla concorrenza. Dopo aver ruotato l’andamento dei condotti prima all’interno e poi verso l’esterno, i tecnici della Ferrari hanno introdotto una nuova parte posteriore delle fiancate, modificando così anche le linee del telaio, includendo una diversa disposizione in uscita dei terminali.

In particolare, la specifica usata a Scarperia introduce un cambio di direzione del flusso verso l’alto, in pieno stile Lotus, rivolto verso il profilo inferiore dell’alettone, garantendo così alla F2012 un vantaggio in termini di velocità di punta, e un incremento del carico, sfruttando direttamente la superficie del piano inferiore dell’ala posteriore.


La novità garantisce vantaggi significativi su piste con numerose frenate e accelerazioni intervallate da numerosi lunghi rettilinei, e per trovare un migliore equilibrio tra prestazioni e carico aerodinamico, anche a Maranello sono obbligati ad introdurre - a partire dal Gran Premio del Canada - i terminali ad effetto Coanda, lanciati per la prima volta sulla Sauber.

L’effetto Coanda si ottiene riuscendo a mantenere il flusso costante anche nei punti in cui non ci sono canali nei quali quest’ultimo possa infilarsi. La parte posteriore delle fiancate, in risposta alle nuove norme, ha assunto una forma molto armonica e sinuosa, tale da conciliare un miglior scorrimento dell’aria combinata ai gas di scarico verso il diffusore.


Con l’arrivo dell’ultima configurazione degli scappamenti, il flusso raggiunge il piede della gomma, in maniera molto più controllata e delicata, senza stressarlo o consumarlo, mantenendo con più costanza la giusta finestra d'equilibrio per il funzionamento degli pneumatici. Ma nonostante le migliorie introdotte, la Ferrari continua a faticare rispetto alla Red Bull in termini di aderenza e di trazione, complice forse un soffiaggio irregolare dei motori Renault, in grado di generare una portata d'aria più efficiente, nonostante i vincoli regolamentari imposti dalla FIA dopo il 2011.

Un campionato leggendario


Alla vigilia della stagione 2012 è abbastanza impensabile pronosticare una stagione così aperta e imprevedibile: i primi sette Gran Premi si concludono con sette vincitori diversi, Button, Alonso, Rosberg, Vettel, Maldonado, Webber e Hamilton, e lasciano intendere che oltre ai tre team di vertice ci sono tante squadre pronte a giocarsi le proprie carte: un'incredibile Williams vittoriosa a Barcellona, una Mercedes in crescita, trionfante a Shangai, una sorprendente Sauber seconda a Sepang, una ritrovata Lotus, vincitrice del Gran Premio di Abu Dhabi, sono tutti ingredienti che contribuiscono a rendere frizzante l'annata, la quale resta incerta fino all'ultimo.

In una competizione tanto agguerrita la guida di Fernando Alonso fa la differenza: nonostante la mancanza di carico, lo spagnolo riesce a conquistare due pole in Gran Bretagna e in Germania, entrambe sotto la pioggia, e ben tre vittorie, di cui una epocale. Al Gran Premio d'Europa, disputato sul circuito di Valencia il ferrarista, scattato dall'undicesima piazza, comincia una rimonta furiosa, e a colpi di sorpassi, Alonso riesce a risalire pian piano la classifica. Complice il problema tecnico di Vettel, l'asturiano balza in testa e porta a casa una vittoria fondamentale, mandando in visibilio la folla spagnola accorsa sugli spalti per l'evento.


E proprio da una gara simile emergono i punti di forza della F2012: oltre al talento di Alonso, la Ferrari può contare sull'affidabilità: infatti, per quanto veloci, Red Bull e McLaren contano svariate noie meccaniche, perdendo così punti preziosi in ottica campionato. Al contrario, nella sua rincorsa iridata, Alonso può vantare una resistenza impeccabile delle componenti della sua Ferrari, registrando zero ritiri per noie meccaniche.


Il ferrarista conta nel 2012 solo due ritiri, provocati per due incidenti al via: quello pauroso del Gran Premio del Belgio e quello occorso in Giappone.



Senza queste due carambole, lo spagnolo avrebbe concluso con tutta probabilità l'annata raggiungendo sempre la bandiera a scacchi, salvo ovviamente problemi tecnici mai riscontrati negli altri Gran Premi. E un campionato così emozionante non può vantare un epilogo drammatico e mozzafiato come quello svoltosi a Interlagos, in Brasile. Il leader del mondiale, Sebastian Vettel, si presenta a San Paolo con 13 punti di vantaggio su Alonso, il quale, dopo le qualifiche, si ritrova a partire in settima piazza, tre posizioni indietro rispetto al rivale della Red Bull. Visto lo stato di forma non ottimale della Rossa, prima della partenza si prevede una sfilata trionfale per il campione in carica. Quando i semafori si spengono, inizia una delle gare più caotiche di sempre: sotto la pioggia, dopo sole quattro curve, la gomma posteriore sinistra di Vettel viene colpita dall'alettone della Williams di Bruno Senna, con il conseguente testacoda del tedesco; mentre si gira, la sua RB8 viene colpita violentemente sul fianco destro, sempre dalla Williams del brasiliano. In questi attimi frenetici, Vettel sembra fuori dai giochi, e la corona iridata sembra passare nelle mani di Alonso, il quale comunque, con il tedesco out, deve chiudere almeno in terza posizione per vincere il campionato, un'impresa non semplice viste le difficoltà della sua monoposto sul circuito brasiliano.

Incredibilmente, il pilota della Red Bull si rigira e riprende la sua corsa, senza aver riscontrato danni irreparabili, iniziando così una rimonta che lo porta a chiudere in sesta posizione, complice anche il ritiro di Hamilton dopo il contatto col la Force India di Hulkenberg, sorprendentemente in lotta per la vittoria del Gran Premio. Alonso non va oltre il secondo posto, e per soli 3 punti Vettel è Campione del Mondo per la terza volta consecutiva, lasciando l'amaro in bocca al ferrarista che tanto ha fatto per competere contro l'avversario nel corso della stagione; ma nonostante la sconfitta, resta la guida magistrale dello spagnolo, autore di un'annata da autentico fuoriclasse. Simone Pietro Zazza

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