Ferrari F10, il primo anno di Alonso in rosso si conclude con un esito beffardo



Spesso i piccoli dettagli fanno una grande differenza. La Formula Uno è un esempio, perché anche in quelle gare che a volte sembrano così grigie per una squadra, si assegnano punti pesantissimi. Forse pochi, ma comunque parecchio incisivi nell'assegnazione finale del titolo iridato.


A volte i domini incontrastati lasciano spazio a stagioni mozzafiato, dove ogni singola decisione pesa come un macigno. Il 2010 ha tutte le carte in regola per regalare emozioni forti e uniche: la Brawn GP diventa Mercedes e ingaggia Michael Schumacher, la Red Bull si candida a ruolo di grande protagonista dopo un 2009 in netta crescita, la McLaren può contare sul duo Hamilton-Button, quest'ultimo reduce dalla vittoria del Campionato Piloti dell'anno precedente. E Ferrari? La Rossa piazza il grande colpo di mercato, portando a Maranello Fernando Alonso, il quale prende il posto di Kimi Raikkonen, condividendo il box con il rientrante Felipe Massa, protagonista di un bruttissimo incidente in Ungheria nel 2009.

Complessivamente, il Cavallino punta a riscattare un'annata deludente, chiusa al quarto posto della classifica Costruttori, e contrassegnata in positivo soltanto dal successo del pilota finlandese in Belgio. Ed è così, con l'intento di dimenticare il 2009, che nasce la Ferrari F10, monoposto decisamente più competitiva rispetto alla F60, destinata ad alimentare le grandi speranze del popolo ferrarista, spezzate tuttavia proprio sul più bello.

Le novità regolamentari

La stagione 2010 del Campionato Mondiale di Formula Uno presenta una novità regolamentare rivoluzionaria: le monoposto da quest'anno saranno munite di un serbatoio più grande, in grado di consentire alle vetture di percorrere la distanza intera del Gran Premio senza la necessità di effettuare il rifornimento del carburante; in pratica, i meccanici potranno solo ed esclusivamente cambiare gli pneumatici. Si tratta di un cambiamento epocale, il quale incide direttamente sulla forma delle monoposto 2010, le quali saranno quindi obbligate a montare un serbatoio con capacità totale aumentata, implicando così un incremento della lunghezza delle vetture, pari a circa 15/20 cm in più rispetto al 2009.

Inevitabilmente aumenta anche il peso totale delle monoposto, che passa da 605 kg a 620 kg, quando queste sono scariche di benzina, mentre con il pieno di carburante può arrivare addirittura a 800 kg. Le novità tecniche


La Ferrari F10, oltre alle modifiche dettate dai nuovi regolamenti, presenta anche novità tecniche, sviluppate seguendo proprio le nuove direttive della FIA: la nuova Rossa vanta una maggiore lunghezza non solo per via del serbatoio più grande, ma anche per il nuovo diffusore posteriore a doppio profilo. Come spiegato da direttore tecnico Aldo Costa, il nuovo diffusore funge proprio come cuore del progetto della F10 ed è stato pensato dalla primavera dell'anno precedente, quando Ferrari decise di abbandonare lo sviluppo della deludente F60.

I tecnici del Cavallino hanno ricalibrato ogni componente della monoposto, partendo praticamente da un foglio bianco.

Nicolas Tombazis ha evidenziato l'importanza della novità, dichiarando:


"Per rendere il diffusore efficiente abbiamo dovuto rivedere tutto il retrotreno della vettura, ridisegnando anche il cambio e le sospensioni per fargli più spazio. Il risultato è un diffusore molto più grande". Un'altra novità imposta sempre dal regolamento prevede la riduzione di 30 millimetri delle gomme anteriori, implicando così una zona anteriore completamente rivista: muso e telaio vengono sollevati, così come le sospensioni, sia dal punto di vista delle geometrie sia dal punto di vista dell'attacco, con l'intento di massimizzare il grip della monoposto nonostante la riduzione del battistrada degli pneumatici. Anche il motore è oggetto di un grande studio, a causa del divieto dei rifornimenti a gara in corso. Come spiegato dal motorista Luca Marmorini, i nuovi regolamenti implicano un peso ulteriore dato dal pieno del carburante, il quale influisce notevolmente sulla monoposto, soprattutto a inizio gara. Da questo punto di vista, quindi, a Maranello lavorano duramente per trovare ottime prestazioni del propulsore 056, cercando di limitarne il più possibile i consumi e consentendo così alla F10 di imbarcare prima del via della corsa il quantitativo minimo possibile di carburante, cercando di alleggerire così il peso complessivo della Rossa.


Altra novità è l'abbassamento del regime massimo di giri, che passa da 19.000 a 18.000, permettendo agli uomini di Maranello di sviluppare teste motore con un impianto di recupero valvola pneumatico di diametro 23, anziché 19 come era precedentemente, oltre a implementare un nuovo circuito dell'aria e dell'olio, in grado di abbattere i problemi che aveva afflitto il precedente propulsore.

Perfino l'impianto frenante viene rivisto: quest'ultimo era stato progettato nel 2009 per sopportare una monoposto che arrivava a pesare tra i 670 e i 680 chili complessivi, ma i nuovi impianti per il 2010 richiedono un potenziamento, con il quale si è in grado di operare tranquillamente sui nuovi bolidi da 800 chilogrammi, come detto ben 120 in più rispetto all'anno precedente.

Una stagione al cardiopalma

Fin dalla prima prova in Bahrain, la Rossa realizza che la nuova F10 è decisamente competitiva e all'altezza dei rivali. A Sakhir, nonostante una piccola anomalia al motore a causa di una perdita nel circuito di pressione dell'aria, Alonso vince davanti a Massa, e il Cavallino mette subito da parte il 2009 con una doppietta straordinaria.

Per la Ferrari e una grande iniezione di fiducia, ma è anche vero che la Red Bull di Sebastian Vettel mostra un potenziale maggiore rispetto alle due Rosse nel corso del weekend di Manama. Infatti, il tedesco non è riuscito a vincere una gara che stava gestendo ala grande a causa di un problema al collettore di scarico, che lo ha fortemente penalizzato e rallentato.

Alla fine il giovane pilota di Heppenheim chiuderà quarto, ma a Maranello è chiaro che non bisogna adagiarsi sugli allori: la Ferrari c'è, ma per tenere il passo degli altri il lavoro richiesto è tanto.

A Melbourne, dopo una partenza dalla terza posizione, Alonso finisce in testacoda dopo un contatto con Button e Schumacher, vedendosi chiamato ad una difficile rimonta. La Ferrari opta per una strategia ad una sola sosta, permettendo allo spagnolo di risalire fino alla quarta piazza.

In un finale convulso che vede il ritorno di Webber ed Hamilton sui suoi scarichi, con i due che finiranno per tamponarsi nel tentativo di superarlo, Alonso conserva la posizione finendo ai piedi del podio.


Al terzo appuntamento stagionale in Malesia, le Ferrari vengono addirittura eliminate nella Q1, condizionate da una pioggia incessante. Dopo una bella rimonta in gara, lo spagnolo è costretto al ritiro a causa di un problema al cambio che condurrà alla rottura del propulsore.


In Cina, quarta gara del campionato, Alonso si qualifica terzo alle spalle delle due Red Bull, con Vettel in pole position. Al via della gara supera entrambe le vetture rivali, ma viene penalizzato con un drive through ed è costretto ad un’altra rimonta. Al diciannovesimo giro, lo spagnolo decide di mostrare i suoi muscoli quando al tornante che porta alla pit lane supera, con una mossa tanto rude quanto astuta, l’altra Ferrari di Massa, costringendolo ad attendere in coda. Alla fine arriverà quarto, in una gara che vedrà trionfare Button davanti ad Hamilton e Rosberg.



In Spagna, Alonso non fa meglio del quarto posto in qualifica, staccato di 1" dal poleman Webber, ma in gara rimonta fino alla seconda posizione, cogliendo così un ottimo risultato. Storia opposta al Gran Premio di Monaco: il campione spagnolo domina le qualifiche del giovedì, ma durante le prove libere 3 del sabato mattina, perde il controllo della F10 al curvone Massenet, andando a sbattere contro le barriere.


Il poco tempo a disposizione per riparare la vettura non gli consentono di prendere parte alle qualifiche, costringendolo a partire dalle retrovie.

In gara, l’immediato ingresso in pista della Safety Car gli consente di effettuare subito il pit-stop e, al momento del cambio gomme degli altri piloti, riesce a risalire fino al finale sesto posto. Non vanno meglio i successivi appuntamenti dei Gran Premi di Turchia e d’Europa, che intervallati da un buon terzo posto in Canada, vedono Alonso arrivare, in entrambe le occasioni, solamente ottavo.


I mediocri risultati di metà stagione, imputabili sicuramente ad una non indifferente dose di sfortuna, sono da riferire maggiormente ad una Ferrari lenta nello sviluppo della monoposto.


Difatti, nel successivo appuntamento di Silverstone, causa anche un drive through inflittogli per un illecito sorpasso su Kubica, lo spagnolo non va oltre il quattordicesimo posto finale.



Al termine del Gran Premio britannico, la classifica generale non è quella che ci si aspettava ad inizio stagione: lo spagnolo è solamente quinto, dietro a entrambe le Red Bull e ad entrambe le McLaren, staccato di 47 lunghezze dal leader Hamilton.


Il weekend successivo si corre sul circuito di Hockenheim, dove la Ferrari si riscopre molto competitiva. Vettel ottiene la pole, ma viene superato al via da entrambi i piloti del Cavallino, con Massa ritrovatosi leader davanti ad Alonso. Quest’ultimo, al ventesimo giro si lamenta esplicitamente via radio, sostenendo di essere ben più veloce del compagno di squadra. In Ferrari, inizialmente, si decide per congelare le posizioni che rimangono invariate fino al quarantottesimo giro. Il muretto di Maranello decide allora di massimizzare il risultato optando per un cambio di posizioni al vertice.

Laconico il team radio rivolto dall’ingegnere di pista Rob Smedley al brasiliano:


"Fernando is faster than you, sorry".


Qualche giro più tardi il brasiliano lascia il via libera al compagno in uscita dal tornantino. Una manovra vietata dal regolamento dal 2003, che costerà una multa alla Ferrari ma che non comprometterà la prima posizione di Alonso.



Nella successiva corsa in Ungheria, Fernando parte terzo per poi finire in seconda piazza alle spalle di Webber, mentre è costretto al ritiro a Spa, in una caotica gara sotto la pioggia che lo vede protagonista di un testacoda in uscita da Les Combes, prima di finire con la sua F10 contro le barriere. Il successivo appuntamento è quello del Gran Premio d'Italia, a Monza.


Davanti al solito indiavolato pubblico italiano, il campione spagnolo ottiene una magnifica pole position davanti a Button e a Massa, ma al via della gara non riesce a mantenere la prima posizione, vedendosi superare dallo stesso pilota inglese in McLaren. Il ritmo del Campione del Mondo in carica non è tuttavia velocissimo, e le due Ferrari lo seguono senza troppi problemi. La svolta avviene al trentaseiesimo giro, quando Button rientra ai box per il pit-stop, mentre Alonso continua la sua corsa per fermarsi al giro successivo. Gli uomini del Cavallino sono velocissimi, lo spagnolo riparte e all’uscita dall pit-lane è davanti all’avversario.


Un boato proveniente dagli spalti accompagna la manovra.


Alonso va a vincere il Gran Premio di casa, a distanza di quattro anni dall’ultimo successo rosso a Monza, targato Michael Schumacher.

Questa vittoria inverte l’inerzia di un campionato fino a quel momento altalenante per la compagine di Maranello. Fernando viaggia con 21 punti di ritardo da Webber, leader del mondiale, ma è il pilota che ha conquistato più punti (68) nelle ultime quattro corse rispetto ai suoi rivali Webber (59), Vettel (42), Hamilton (37) e Button (32).


La Ferrari si presenta alla successiva gara di Singapore consapevole di essere temuta dai suoi rivali, come confermato da Christian Horner, Team Manager di Red Bull:


"La Ferrari è la più grande minaccia per noi. Hanno una vettura veloce, e probabilmente sono quelli che più si sono avvicinati alle nostre prestazioni sin da metà stagione".


Alonso conquista la pole position e si impone a Vettel nel Gran Premio di Singapore, poi arriva terzo a Suzuka e vince in Corea, in una gara che vede i due alfieri Red Bull ritirarsi per problemi al motore nel caso di Vettel, e per colpa di un incidente con Rosberg nel caso di Webber.


A due gare dalla fine del mondiale, l’asturiano conclude una rimonta che ha del clamoroso, e conduce la classifica con 231 punti, 11 in più di Webber e ben 25 in più di Vettel.


L’appuntamento di San Paolo, penultimo della stagione, vede le Red Bull conquistare la seconda e terza piazza sullo schieramento dietro ad Hulkenberg, con Alonso in quinta piazza. In gara, i due piloti Red Bull sopravanzano il tedesco della Williams e fanno il vuoto, andando a vincere, mentre dietro lo spagnolo lotta con Hamilton prima di conquistare il gradino più basso del podio.


Ad una sola gara dal termine, la classifica recita: Alonso 246, Webber 238, Vettel 231.

Abu Dhabi 2010: l'amaro scherzo del destino

Alla viglia dell'ultimo appuntamento stagionale, Alonso sembra poter gestire il vantaggio in classifica: lo spagnolo parte due posizioni avanti al primo inseguitore Mark Webber, il quale, con un ipotetico quinto posto dello spagnolo, dovrebbe vincere per scavalcarlo in classifica. L'australiano, infatti, con un secondo piazzamento, finirebbe a pari punti con il ferrarista, ma quest'ultimo gode di un successo stagionale in più, e quindi sarebbe premiato rispetto al pilota Red Bull. La minaccia più grande per la Rossa e, contemporaneamente, la speranza iridata più grande per la Red Bull è Vettel, al quale tuttavia non basterebbe il successo di Yas Marina se Alonso non concludesse la corsa quinto o peggio. Al via Vettel tiene la testa, mentre Alonso viene scavalcato da Button, finendo così in quarta posizione, mantenendo però alle sue spalle Webber. Al ferrarista basterebbe questo piazzamento, anche perché dopo pochi giri l'australiano colpisce con la ruota esterna destra le barriere ma può proseguire, e all'undicesimo giro si ferma per il cambio gomme. Il muretto box della Rossa reagisce, e al tredicesimo giro richiama Massa ai box, che però si ritrova sedicesimo al rientro in pista, dietro a Jaime Alguersuari, senza essere in grado di passarlo.


Nonostante ciò, Chris Dyer decide di richiamare Alonso dopo quattro tornate, il quale, dopo il pit stop, rientra davanti a Webber. Sembra ormai questione di tempo e di gestione per Alonso, che sembra avere il titolo tra le mani, ma la verità è che lo spagnolo si ritrova davanti piloti che si erano fermati nel corso del primo giro, sfruttando la Safety Car causata dall'incidente tra Schumacher e Vitantonio Liuzzi, tra cui Vitaly Petrov con la sua Renault. Il ritmo del russo è decisamente più lento, e il ferrarista colma velocemente il gap, ma non riesce a superarlo. Inizia così la frustrante gara del ferrarista, che in tutti i modi cerca di superare Petrov, senza mai riuscire a impensierirlo seriamente: dietro alla Renault, Alonso perde tantissimo tempo, tanto che Kubica arriva ad effettuare la sua sosta per poi rientrare davanti a loro.


In più c'è Nico Rosberg, altro pilota che ha effettuato il cambio gomme al primo giro, ritrovatosi senza problemi in quinta posizione. Al termine di tutti i pit stop, Alonso è settimo, e deve sorpassare ben tre monoposto per recuperare la quarta posizione tanto agognata, ma Petrov non concede nessuna chance al ferrarista, che non riuscirà a schiodarsi da quello posizione, mentre Vettel vince il Gran Premio di Abu Dhabi e si laurea per la prima volta Campione del Mondo. Alonso e la sua F10 sfiorano l'impresa, ed è beffardo che è la Renault, team con il quale l'iberico ha vinto i suoi due titoli, nonché la fornitrice dei propulsori usati dalla Red Bull, ad aver contribuito alla rimonta vincente di Vettel all'ultima gara. Nel complesso, la RB6 è cresciuta tantissimo durante la seconda parte di stagione, e la F10 ha pagato sempre un ritardo importante. Certo che il vantaggio accumulato dopo il Gran Premio di Corea, e la situazione favorevole che si era presentata alla vigilia della gara corsa ad Abu Dhabi, hanno fatto presagire il successo finale della Rossa, infranto contro la superiorità tecnica e strategica del team di Milton Keynes.

Simone Pietro Zazza

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