Ferrari F1-86, la disastrosa vettura del Cavallino Rampante causata da problemi di motore e telaio



La Ferrari F1-86 è la vettura con la quale la Ferrari partecipa al trentasettesimo Campionato Mondiale di Formula 1, nel 1986. Questa vettura ha l’arduo compito di sostituire la Ferrari 156-85, che si dimostrò molto competitiva anche se non sempre affidabile.


La nuova monoposto prodotta a Maranello, tuttavia, deluderà le aspettative, in quanto l'anno precedente la stessa Ferrari aveva conteso il titolo alla McLaren fino a tre gare dal termine del campionato, mentre la F1-86 non solo denunciò un livello prestazionale inferiore, ma causerà ritiri anticipati dalle gare dovuti a vari inconvenienti tecnici.


Durante l'anno l'auto verrà aggiornata, e il motore guadagnerà soprattutto in potenza: la sua ultima versione verrà chiamata F1-86 B.


La vettura utilizza un telaio e una conformazione aerodinamica innovativa rispetto al modello precedente, in quanto la 156-85, pur essendo diversa rispetto alle precedenti, non verrà evoluta più di tanto perché derivata dalla serie 126, che esordì nel 1981 e subì continui miglioramenti fino all'ultimo modello del 1984, la Ferrari 126 C4.

La 156-85 usa il motore Ferrari 031, derivato da quello utilizzato nel 1984 ma con maggiore potenza e con l'aspirazione posizionata al centro e gli scarichi ai lati, anziché il contrario. In questo periodo tutte le squadre cercano potenze sempre più elevate, tanto che dalla stagione successiva la FIA ridimensionerà, per ragioni di sicurezza, le concessioni fatte ai progettisti. Anche la Ferrari decide di puntare sulla potenza del motore, spingendo al limite il motore 120° in attesa, per il 1987, del nuovo motore a V stretta.


Nasce così l'F1-86, dotato di un motore potente almeno in prova: il suo propulsore, infatti, denominato tipo 032, eroga una potenza iniziale di 850 cavalli, che diventano 890 nel corso dell'anno. Inoltre in qualifica viene usato un motore ancora più potente e capace di toccare i 1.200 cavalli nelle piste più veloci. Queste potenze vengono raggiunte mediante l'utilizzo di due turbocompressori, accoppiati ad un motore V6 di 120°.

Una stagione da dimenticare


Nonostante le premesse, alla Ferrari non basta avere un motore potente per vincere il campionato: durante la stagione si verificano diversi ritiri riconducibili all'inaffidabilità della vettura, dovuta alle temperature troppo elevate che il motore genera, oltre che a delle prese d'aria troppo piccole per garantire un adeguato smaltimento termico, come per altro successe sul finire della stagione 1985.


I tecnici italiani non potranno tuttavia disegnare delle bocche d'aerazione troppo grandi, poiché queste avrebbero compromesso le doti aerodinamiche del mezzo. Se la grande potenza del motore, all'inizio della stagione, poteva considerarsi un punto di forza, nel prosieguo del campionato si rivelerà invece un punto debole perché mal abbinato al cambio trasversale a cinque marce, che non riesce a sopportare le enormi sollecitazioni che il propulsore trasmette, dovute soprattutto alla coppia motrice.


A monte dei vari problemi di questa vettura, si ergono anche le lotte intestine alla squadra: ciò dipenderà dalla presenza di due gruppi di tecnici, di cui uno che lavora al progetto del telaio e un secondo a quello della meccanica, di cui il motore prima di tutto.


Secondo i telaisti il motore dovrebbe essere progettato in funzione della scocca, mentre i motoristi sostengono che il telaio si sarebbe dovuto progettare attorno al propulsore. Nessuna delle due parti troverà mai un accordo e i due gruppi proseguiranno il loro lavoro ognuno per la sua strada: ciò causerà vari problemi nel riuscire a sfruttare adeguatamente la potenza del motore. Infatti la macchina risulterà difficile da gestire per i piloti, avendo reazioni troppo nervose rispetto alle concorrenti.


Uno dei difetti principali della vettura è la configurazione del motore: la V larga a 120°, scelta al tempo degli scarichi alti per non peggiorare ulteriormente il baricentro della vettura, non permette un'adeguata rastremazione della parte posteriore della monoposto, quindi la sezione a Coca-Cola della F1-86 è meno efficace che in altre vetture con motori a V più stretta, quali Honda, Porsche e Renault.


Proprio per questo motivo, parallelamente la Ferrari porta avanti lo sviluppo di una nuova versione del motore turbo con la V tra i cilindri a 90° anziché 120°, dopo che nel 1985 si era concentrata su un quattro cilindri in vista di una riduzione di cilindrata prevista dai regolamenti per il 1986, successivamente annullata.


Quella del 1986 si rivelerà pertanto una stagione da dimenticare per i tifosi di Maranello: i piloti ufficiali sono il vicecampione del mondo Michele Alboreto e lo svedese Stefan Johansson. Dal punto di vista del pilotaggio la Ferrari poteva riporre numerose certezze, in quanto Alboreto aveva dato prova del suo valore mentre Johansson si dimostrò costante, oltre che un fido scudiero dell'italiano.



Durante il 1986 lo svedese avrà più fortuna del compagno, in quanto le vetture da lui utilizzare subiranno meno guasti meccanici: su sedici gare Johansson si ritirerà sei volte, a fronte dei nove ritiri di Alboreto, mentre per sette volte Johansson giungerà a punti rispetto ai quattro piazzamenti di Alboreto.


Complessivamente l'F1-86 conquisterà cinque podi, di cui quattro terzi posti di Johansson (in Belgio, Austria, Italia e Australia) e un secondo posto di Alboreto sul circuito di Zeltweg, che rappresenta il miglior risultato stagionale per la Ferrari e per il milanese.


La Ferrari non vincerà nemmeno una gara; ciò non accadeva dal 1980.

In prova i risultati non sono certo migliori, dato che raramente la Ferrari riesce a qualificarsi entro i primi dieci: il miglior risultato in griglia sarà infatti il quarto posto di Alboreto ottenuto nel corso delle qualifiche del Gran Premio di Monaco.


La Ferrari F1-86 concluderà quindi la sua disastrosa apparizione in Formula 1 con la conquista di 37 punti, utili per acquisire almeno il quarto posto in classifica costruttori, dietro a Williams, McLaren e Lotus, mentre per quanto riguarda la classifica piloti Johansson otterrà il quinto posto, e Alboreto precipiterà al nono.


Andrea Rasponi