Ferrari 365 California, il Cavallino sforna il modello di riferimento per la categoria Spider-lusso



Nata come l'erede della 500 Superfast, la Ferrari 365 California viene presentata al Salone di Ginevra 1966. L'eleganza del modello disegnato da Pininfarina, il quale riesce a disegnare un corpo vettura elegante e raffinato, spicca fin sa subito, e non è un caso che tale modello rappresenti una delle migliori vetture scoperte realizzate nel pieno rispetto dello stile italiano.


Unita a una meccanica avanzatissima, caratterizzata da un V12 da 4,4 litri, la 365 California diviene il modello di riferimento della categoria spider-lusso ad alte prestazioni. Un'automobile da livello élite, e non solo perché ne sono prodotti soltanto quattordici prototipi; considerando anche il prezzo elevato, il lusso di poter acquistare tale modello spetta ad una fortunata e ristretta cerchia di clienti.

La 365 California rappresenta la conclusione della produzione limitata ed esclusiva dei modelli Ferrari degli anni sessanta.


Il telaio numero 08347 diviene la base della serie ed è costruito su uno chassis tipo 571, il quale era già stato utilizzato per la 330 GT 2+2. La produzione di serie, invece, inizia con il numero di telaio 09127, impiegando uno chassis avente il numero di riferimento interno 598. Così come per la produzione della 500 Superfast, i telai sono inviati a Pininfarina, il quale li carrozzava e li rifinisce nella sua azienda di Grugliasco; le vetture successivamente sono riconsegnate alla Ferrari, con lo scopo di installare la parte meccanica dell'automobile.

La 365 California, in sostanza, è visivamente molto somigliante al modello 500 Superfast, fatta eccezione per alcuni dettagli non particolarmente rilevanti, come i gruppi ottici anteriori ricoperti in Plexiglas, i faretti antinebbia a scomparsa sul musetto, la mancanza di sfoghi per l’aria sui pannelli laterali, la presenza di un rigonfiamento centrale sul cofano motore e la nervatura ai lati della carrozzeria.



Le differenze di importanza primaria sono evidenti a partire dai montanti, e proseguono verso la coda della vettura. Nella parte superiore delle portiere è presente un incavo a forma di freccia, che si estende nella parte iniziale del parafango posteriore, ed è diviso in due parti da un listello di metallo cromato, che incorpora la maniglia per l’apertura.


Questo tipo di dettaglio era già stato presentato dallo stesso Pininfarina sul prototipo della Dino un anno prima, al Salone di Parigi 1965, diventando poi, per oltre vent'anni, una peculiarità dei modelli delle serie 206/246 e 308/328.


Il parafango posteriore s’incurva leggermente verso l’alto nei pressi del passa-ruota, per poi scendere accompagnando la linea piatta del cofano bagagli, e terminando in una coda tronca distintiva, dai tratti piuttosto tesi, che si allontana completamente dallo stile adottato per la parte frontale della vettura, caratterizzata invece da linee sinuose.

Come sulla 500 Superfast, la 365 California è provvista di gruppi ottici posteriori realizzati esclusivamente per questo modello: dovendo seguire la linea della coda, il loro design è piuttosto angolato, e sono muniti di tre luci rotonde circondate da materiale riflettente. Tale progetto non sarà tuttavia rispettato del tutto, ed anzi si differenzierà da vettura a vettura, nel tipo di colore adottato per il materiale riflettente, e addirittura in certi esemplari le tre luci circolari si presenteranno diverse l'una dall'altra.


Sempre come già visto sulla 500 Superfast, sono previsti quattro semi paraurti avvolgenti, uno per ogni angolo della carrozzeria, ma anche in questo caso non mancano le eccezioni, come l'esemplare su telaio n. 08631, dotato di un paraurti posteriore unico; quando nel 1970 il prototipo sarà inviato in Ferrari per un rinnovamento, sarà necessario modificare anche le luci posteriori.



Su queste automobili verrà confermata la presenza delle ruote a raggi Borrani, anche se ormai la maggior parte delle Ferrari prodotte in serie utilizza i cerchi in lega leggera, divenute di fatto l'equipaggiamento standard delle vetture del Cavallino.


L’abitacolo rivestito in pelle offre la comodità e l'eleganza tipica di una 2+2, mentre le grandi portiere assicurano un accesso agevole e comodo alla zona posteriore. La plancia è realizzata con un pannello piatto in legno tek impiallacciato, che scende con due ampie curve nella zona centrale, andando a formare la parte anteriore della struttura situata al centro della vettura.


Il tutto prosegue poi attraverso i sedili anteriori e raggiunge la zona posteriore, quella retrostante, formando un comodo poggia braccia tra le poltroncine posteriori.


Il tachimetro e il contagiri sono due strumenti separati l'uno dall'altro, ma entrambi si distinguono per le loro grandi dimensioni, posti proprio davanti al guidatore, mentre nel centro della plancia sono sistemati tre strumenti più piccoli, che forniscono informazioni indispensabili per la gestione della vettura, come la temperatura dell’olio, quella dell’acqua e la pressione del lubrificante.



Sotto di loro viene ricavato uno spazio utile per posizionare la radio, affiancata dall’indicatore di livello carburante e da un amperometro. I finestrini elettrici sono comandati da due pulsanti a doppia via messi ai lati dell’accendisigari sulla console centrale, dietro alla leva del cambio e al portacenere, mentre non è disponibile un comando che consenta l'apertura del cofano bagagli dall’esterno, così come non esiste la possibilità di aprire da fuori lo sportello per accedere al tappo del serbatoio carburante: queste operazioni possono però essere effettuate adoperando le due levette cromate, situate nella parte posteriore dell’abitacolo.

I corpi vettura sono montati su un telaio con un passo da 2650 millimetri, il quale ha come numero di riferimento interno 598, e riceve la numerazione dispari tipica delle automobili stradali, senza l'aggiunta di nessun suffisso. Queste vengono costruite su una linea di montaggio molto simile a quella della contemporanea 330 GT 2+2, e come su quest’ultima le sospensioni anteriori sono caratterizzate da ruote indipendenti, il ponte rigido posteriore con molle a balestra e ammortizzatori idraulici, oltre a quattro freni a disco con circuito di comando separato per l’assale anteriore e per quello posteriore. Il modello fornisce anche l'ausilio di servosterzo, un optional che Ferrari introdusse già sulle ultime serie della linea 330 GT 2+2.

Il motore è un V12 da 4,4 litri a singolo albero a camme in testa per bancata, con numero di riferimento interno 217B, cilindrata totale di 4390 centimetri cubici, alesaggio e corsa 81x71 millimetri. Le candele d’accensione sono alloggiate nella parte esterna della V formata dai cilindri, mentre una batteria di tre carburatori Weber doppio corpo 40 DFI/4 si occupa dell'alimentazione.



E' inoltre presente una doppia bobina, mentre i distributori d’accensione sono sistemati nella parte posteriore dell’unità motrice. La potenza dichiarata è di 320 cavalli.


Il propulsore è abbinato ad un cambio con cinque velocità tutte sincronizzate più la retromarcia, il moto era trasferito al ponte rigido posteriore tramite un albero di trasmissione. Questo dodici cilindri nacque prendendo spunto dal progetto ideato da Gioachino Colombo a “blocco motore corto”, per poi essere aggiornato e affinato, divenendo così il propulsore equipaggiato sui modelli 365 GTC/S e 365 GT 2+2.


SCHEDA TECNICA

Spider, due posti Lunghezza 4900 mm Larghezza 1780 mm Altezza 1330 mm Passo 2650 mm Carreggiata anteriore 1405 mm Carreggiata posteriore 1397 mm Peso 1320 kg a vuoto

Motore

Anteriore, longitudinale, 12V 60° Alesaggio e corsa 81x71 mm Cilindrata unitaria 365,86 cm³ Cilindrata totale 4390,35 cm³ Rapporto di compressione 8,8:1 Potenza massima 235 kW (320 CV) a 6600 giri/min Potenza specifica 73 CV/litro Distribuzione monoalbero, due valvole per cilindro Alimentazione con tre carburatori Weber 40 DFI/5 Accensione mono, con due spinterogeni Carter umido Frizione monodisco

Telaio

Tubolare in acciaio

Sospensioni anteriori indipendenti, quadrilateri trasversali, molle elicoidali, ammortizzatori telescopici, barra stabilizzatrice Sospensioni posteriori con ponte rigido, puntoni, balestre semiellittiche longitudinali, molle elicoidali coassiali con gli ammortizzatori telescopici

Freni a disco Cambio a cinque rapporti + RM Sterzo circolazione di sfere con servosterzo Capacità serbatoio di 100 litri Pneumatici anteriori 205x15 Pneumatici posteriori 205x15

Prestazioni

Velocità massima 245 km/h Simone Pietro Zazza

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