Ferrari 312 T5, la peggior vettura del Cavallino Rampante in Formula 1



Nella stagione 1980 la Ferrari si presenta in qualità di Campione del Mondo in carica, e per difendere il titolo produce la 312 T5 che però, a differenza della vittoriosa sorella maggiore, risulterà essere un’arma tutt’altro che vincente.


Infatti, la 312 T5 entrerà nella storia della Ferrari per essere stata la vettura da corsa meno competitiva mai realizzata a Maranello, poiché conquisterà appena otto punti iridati, senza mai andare oltre il quinto posto in gara. Progettata da Mauro Forghieri e pilotata da Jody Scheckter e Gilles Villeneuve, sostanzialmente la 312 T5 rappresenta una semplice evoluzione - del tutto errata - della vincente 312 T4.


Lo sviluppo


L'affermarsi dei propulsori turbo spinge la Ferrari a concentrarsi, già durante la stagione 1980, sullo sviluppo della vettura che avrebbe disputato il campionato 1981. La 312 T5, come detto, costituisce quindi un semplice e modesto sviluppo della T4, con il motore dodici cilindri piatto che porta solo piccole modifiche rispetto alla versione precedente, tra cui una riduzione significativa degli ingombri.


Ma non sarà solo questa la causa della disastrosa stagione: il vero tallone d'Achille della T5 è la carenza dell'effetto suolo rispetto alla concorrenza: con gli ingombri laterali del potente motore dodici cilindri non si può certo realizzare una vera e propria wing car.


In più, la Ferrari utilizza ancora un obsoleto telaio tubolare con struttura in lega leggera e pannelli di alluminio, non molto diverso da quello della T4 ma nemmeno all'altezza delle migliori vetture realizzazioni delle squadre inglesi. Inoltre, per assurdo, la 312 T5 viene messa in difficoltà dai miglioramenti aerodinamici attuati rispetto alla vettura precedente, ottenuti grazie agli studi effettuati nella galleria del vento della Pininfarina, con cui vi è una costante collaborazione.


In aggiunta, la Michelin fornirà pneumatici ottimizzati per le vetture turbocompresse, che sulle vetture aspirate renderanno molto di meno.


A questi dettagli tecnici si aggiungerà il fattore umano: Jody Scheckter, Campione del Mondo in carica e ormai appagato per il titolo conquistato, apparirà spesso demotivato, arrivando perfino a mancare la qualificazione al Gran Premio del Canada.


Tutto ciò impedirà alla squadra del Cavallino Rampante qualsiasi velleità di vittoria.


Della 312 T5 saranno costruiti in tutto sei esemplari:


  • 312 T5/042, usata nei primi tre Gran Premi da Villenueve;

  • 312 T5/043, usata in tre gare da Schekter e due da Villeneuve a fine stagione;

  • 312 T5/044, usata in due gare a testa da Scheckter e Villeneuve;

  • 312 T5/045, usata in sei gare da Villeneuve (in Canada nella prima partenza);

  • 312 T5/046, usata in otto gare da Schekter;

  • 312 T5/048, usata in quattro gare da Villeneuve.

La stagione


La stagione, a parte pochi sprazzi di competitività ottenuti quasi con il solo Gilles Villeneuve, è quindi un vero e proprio disastro: la prima senza vittorie dal lontano 1973.


Durante le prove del Gran Premio d'Italia, la scuderia di Maranello svela la vettura dotata di motore turbocompresso, e con Gilles Villeneuve compie i primi giri con la nuova Ferrari 126 CK, che però non verrà portata in gara in quanto non ritenuta abbastanza affidabile.


La stagione viene martoriata dai ritiri, ben dieci su quattordici gare disputate, cui la maggior parte accusati nella prima parte della stagione.


La seconda parte della stagione la vettura si rivela decisamente più affidabile, ma la 312 T5 non va oltre al quinto posto come miglior risultato stagionale, posizione raggiunta in tre occasioni, nel Gran Premio USA West con Jody Scheckter e nei Gran Premi di Monaco ed in Canada con Villeneuve, mentre completano i piazzamenti a punti i due sesti posti conquistati in Belgio e e Germania entrambi ottenuti dal pilota canadese.


La vettura cede il passo senza lasciare troppo il segno nel 1980, con zero vittorie, tanti ritiri, e solamente dieci punti iridati conquistati in totale con entrambi i piloti durante la stagione.


Andrea Rasponi