Ferrari 312 T2: il missile rosso progettato dal formidabile Forghieri!

Aggiornato il: mag 6



Il progetto 312 T ideato da Forghieri, le grandi doti da leader di Luca Cordero di Montezemolo nel tener coeso il team e il grande affiatamento tra i due piloti, Lauda e Regazzoni, avevano reso la Ferrari imbattibile nel 1975. Il Cavallino aveva tra le mani tutte le carte in regola non solo per vincere, ma anche per dominare le stagioni successive, e alla vigilia della stagione 1976 la Rossa appare invincibile.

Per i team inglesi le speranze di poter lottare alla pari contro il bolide sfornato dagli uomini di Maranello sembrano essere assai basse. Eppure quest'annata, iniziata con il dominio del binomio Ferrari-Lauda, prende una piega diversa, complice anche l'episodio del 1 agosto del Nurburgring, il quale si rivela fondamentale per stabilire l'esito di questo campionato.

Le modifiche regolamentari

I tecnici federali diramano una drastica riduzione dell’altezza massima delle monoposto, passando da 127 cm a soli 85 cm rispetto al fondo scocca, mentre per ridurre il carico aerodinamico viene modificato lo sbalzo dell’alettone posteriore , riducendolo da 100 a 80 cm dall’asse posteriore, e la larghezza delle vetture dev'essere contenuta in 215 cm.

I cambiamenti prevedono anche dei vincoli per le gomme posteriori, le quali devono rispettare il limite della larghezza massima consentita, pari a 21 pollici su cerchi da 13 pollici: l'idea è quella di ridurre la superficie di contatto con l’asfalto e, di conseguenza, l’aderenza fornita dallo pneumatico.

In materia di sicurezza viene imposto un secondo roll-bar all’altezza del cruscotto: la linea congiungente fra le due gabbie deve passare sopra il casco del pilota, così che in caso di ribaltamento la testa sarebbe stata protetta, evitando così eventuali schiacciamenti.


A livello telaistico, invece, viene resa obbligatoria la creazione di una zona ad assorbimento d’urto nella parte anteriore. Le modifiche introdotte scatenano qualche perplessità, soprattutto in casa Ferrari.


In un'intervista, lo stesso Mauro Forghieri ha voluto ricordare proprio quelle novità, rivelando:


"Erano convinti che la nostra supremazia dipendesse dall’airbox che alimentava il nostro motore 12 cilindri, speravano che limitando la portata d’aria il boxer pagasse in potenza più dei propulsori Cosworth. Si erano sbagliati di grosso…".

Insomma, apparentemente la 312 T aveva spaventato, e non poco tutto, il Circus, spingendo la FIA a modificare il regolamento tecnico, auspicando così a una stagione con una Ferrari meno performante e a un campionato complessivamente più equilibrato.


Nonostante ciò, il 1976 inizia con tre successi della Ferrari nelle trasferte extra-europee (Lauda in Brasile e Sudafrica, Ragazzoni a Long Beach), nonostante il cambiamento di rilievo nella struttura della squadra, con il passaggio di Luca di Montezemolo alle relazioni esterne della Fiat, mentre a Maranello era giunto da Torino il nuovo ds, Daniele Audetto.

La 312 T2 debutta ufficialmente in pista

Il debutto della 312 T2 viene fissato per il GP di Spagna, al quale giunse un Niki Lauda un po' malconcio: si vocifera che l'austriaco fosse caduto guidando il trattore della sua nuova casa sulle colline di Hof.


I risultati non tardano ad arrivare con la nuova monoposto: dopo il secondo posto ottenuto da Lauda a Jarama, la Ferrari vince in Belgio a Zolder e nel Principato di Monaco.



Ma quali sono i segreti della nuova 312 T2?


Come ricordato da Forghieri:


"La T2 non era che l’adeguamento alle regole della T che già dominava. I garagisti inglesi credevano di metterci di difficoltà vietando l’airbox alto, ma non sapevano che avevamo fatto degli studi nella galleria del vento della Pininfarina e avevamo trovato che le due prese d’aria d’alimentazione del motore poste davanti all’abitacolo ci avrebbero fatto perdere meno di quanto non avesse pagato la concorrenza".

Non mancano di certo alcuni piccoli aspetti da migliorare, come la realizzazione delle due orecchie, la quale aveva creato qualche problema d’ingombro e di peso.


Ma nonostante ciò, gli uomini in rosso riescono a superare tutte le avversità: "Anche la scocca era stata alleggerita con l’adozione di materiali in lega e tubi in sezioni diverse, mentre le altre modifiche richieste, gomme posteriori più piccole e larghezza della monoposto più stretta non influirono molto sulle prestazioni".

L'episodio che ribaltò completamente l'annata: Nurburgring 1976

Dopo la battuta d'arresto in Francia, dove le due Ferrari si ritirarono per problemi al motore, Lauda vince a Brands Hatch, complice anche la squalifica di James Hunt.

La 312 T2 è palesemente la vettura migliore della griglia, sia per la prestazione, sia per l'affidabilità. Lauda appare imprendibile, ma in Formula 1 basta poco per cambiare completamente le sorti, e così avviene nel 1976: l'austriaco, durante il terzo giro del GP di Germania, al Nurburgring, perde il controllo della sua Ferrari, sbattendo violentemente contro la roccia di Berwerk.

Nell'impatto, Niki rischia di perdere la vita: il campione in carica rimase intrappolato nella sua abitacolo semi-distrutta e, come se non bastasse, la Surtees di Lunger e la Hesketh di Ertlormai, che sopraggiungono a piena velocità, non riescono a evitare la monoposto danneggiata dell'austriaco, colpendola in pieno. La 312 T2 si tramuta in un rogo di 1000 gradi, e solo grazie all'intervento di Arturio Merzario, che slaccia le cinture e lo prende coraggiosamente dalle ascelle, facendosi aiutare, Lauda viene estratto in tempo dalla sua Ferrari.

Il miracolo sportivo di Niki Lauda

I primi esiti dei medici fanno pensare al peggio: le ustioni e i gas respirati da Lauda sembrano non lasciar scampo all'austriaco, il quale riceve addirittura l'estrema unzione.


Ma Niki lotta duramente, non solo per sopravvivere, ma per tornare il prima possibile in pista. Dopo appena quaranta giorni dall'episodio del Nurburgring, Lauda prima effettua una prova sul circuito di Fiorano, poi si presenta nel Paddock di Monza per partecipare al GP d'Italia.


Il mondo della F1 rimane sbalordito da quel recupero incredibile, e nel GP di casa della Ferrari Lauda conclude quarto, dopo essere scattato dalla dodicesima piazza, conquistando così punti preziosissimi in ottica campionato.

Il pazzo GP del Fuji

Dopo i successi di Hunt di Canada e negli USA, il mondiale 1976 giunge all'ultimo GP, quello del Giappone, con Lauda davanti all'inglese di soli 3 punti.

Sul circuito del Fuji, tuttavia, le condizioni sono a dir poco avverse: la pioggia aveva letteralmente allagato il circuito, e la visibilità era totalmente compromessa. I cinque piloti di rilievo, vale a dire Lauda, Hunt, Fittipaldi, Peterson e Pace, si riuniscono segretamente in una roulotte, stabilendo di non prendere parte alla corsa: senza di loro, il GP non si sarebbe disputato.


Ecclestone, tuttavia, irrompe nella roulotte, e impone ai cinque piloti di gareggiare, poiché il collegamento per trasmettere la corsa in TV era già stato venduto. I cinque fuoriclasse della griglia stabiliscono allora di prendere parte al GP, decidendo però di ritirarsi subito dopo il via.

Lauda rientra dopo un solo giro, e ai giornalisti dice la verità, sottolineando che con quelle condizioni non ha senso prendersi dei rischi.

Alla fine, Hunt rimane l'unico a non rispettare la parola data e, nonostante un foratura a pochi giri dalla fine, l'inglese rimonta, concludendo il GP al terzo posto, laureandosi così campione del mondo con un solo punto di vantaggio su Lauda. Sulla vicenda, Audetto aveva rivelato:


"Io non sapevo nulla dell’accordo che Niki aveva raggiunto con gli altri piloti e al box rimanemmo sbalorditi nel vedere rientrare Lauda al secondo giro. In quel frangente commisi anch’io un errore che ci è costato il titolo: anziché dedicarmi a Regazzoni che era in gara, volevamo sapere cosa era successo all’austriaco".


"Sta di fatto che ritardammo il cambio delle gomme a Clay perché la pioggia fu meno violenta rispetto al via e man mano la pista migliorava".

"Se avessi curato la 312 T2 dello svizzero, Hunt non sarebbe finito terzo e noi avremmo vinto con Niki il secondo mondiale che era strameritato". Per Ferrari il 1976 rappresenta un grosso rammarico: lo strapotere della 312 T2 è palese, così come le abilità di Lauda al volante. Al Nurburgring il mondiale prende sostanzialmente la direzione di Hunt e della McLaren, nonostante il dominio del Cavallino, ma i risultati non tardano ad arrivare.


Nel 1977 Lauda vince il suo secondo titolo Piloti, e Ferrari conclude l'annata da dominatrice assoluta, confermando la netta superiorità della 312 T2.

Simone Pietro Zazza

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