Ferrari 126 C4, l’ultima creatura del duo Forghieri-Postlethwaite



La Ferrari 126 C4 è la vettura destinata a competere nel Campionato Mondiale di Formula 1 del 1984. Progettata da Mauro Forghieri ed Harvey Postlethwaite, e condotta in gara da Michele Alboreto e dall’esperto pilota francese René Arnoux, la vettura viene concepita dopo la cocente sconfitta accusata la stagione precedente con la Ferrari 126 C3, di cui ne eredita la enorme pressione della vittoria di almeno un titolo iridato.


La 126 C4, però, quarta ed ultima evoluzione della 126 CK del 1981, pur se sufficientemente veloce, manifesta vari problemi di affidabilità che non la metteranno in condizione di lottare per le classifiche iridate, portandola a vincere solamente un Gran Premio in Belgio.


Il progetto della monoposto C4, come detto, deriva strettamente dalla C3 del 1983, che i tecnici Ferrari tentano di migliorare in ogni suo aspetto anche nel corso della precedente stagione.


In questa evoluzione vengono rivisti l'aerodinamica, il bilanciamento, i fluidi e la meccanica.


Il risultato è una monoposto dalle forme compatte, con l'abitacolo in posizione molto avanzata rispetto alla C3, pance laterali ancor più corte, basse e spioventi, con i radiatori alloggiati con inclinazione di 45° per una maggior disposizione delle masse, e una carenatura superiore molto corta e molto più lineare nelle sue forme, tanto da lasciare scoperta gran parte dell'unità motrice, solcata lateralmente da due prese di tipo NACA.


Inoltre, viene aumentata la capienza dei serbatoi, fermo restando il limite di 220 litri di carburante imposto dalla FIA, permettendo di decentralizzare il meno possibile i pesi della vettura.



Il cambio rimane a cinque rapporti, ma viene alleggerito e collocato in posizione trasversale, mentre un'ulteriore novità è costituita dall'introduzione dei freni con disco in carbonio della Brembo, che la Ferrari sta sperimentando privatamente già da un anno e mezzo.


Se a livello telaistico si è lavorato di fino, dal punto di vista del motore i tecnici di Maranello hanno lavorato maggiormente: il motore, denominato 031, conserva i medesimi alesaggio e corsa del precedente 021, ma viene ulteriormente potenziato e dotato di una nuova iniezione elettronica costruita dalla Lucas Automotive.


Il motore, denominato 031, subisce rispetto al predecessore un notevole sviluppo sotto molti aspetti. In particolare, si lavora al potenziamento dei cilindri, che vengono allargati e rinforzati, e sul basamento, per alleggerirlo e renderlo più facilmente collocabile sul telaio. Un notevole lavoro è stato fatto anche sul fronte iniezione, disponendo di un nuovo sistema elettronico costruito dalla Lucas Automotive, e con un lavoro di strettissima collaborazione con la Magneti Marelli.


ma nel corso della stagione, molte turbine peccheranno id affidabilità, ed in particolare sulla Ferrari di Michele Alboreto, che a fine campionato conterà ben nove ritiri. Ogni volta che il motore regge, però, Alboreto riesce a stare regolarmente a ridosso dei primi posti, a dimostrazione che questa 126 C4 avrebbe un'enorme possibilità di fare bene.


Non va di sicuro meglio a René Arnoux, che conta ben undici ritiri e qualche podio; un nulla se si pensa che solo un’anno prima si giocò il mondiale contro Prost e Piquet.


Le colpe, però, non sono solo della C4.


Le gomme, tanto per cominciare, si sgretolano e né la Ferrari né la Goodyear vogliono prendersi la responsabilità. Inoltre, il clima all’interno del box è molto pesante. Tuttavia, la Ferrari riesce comunque a salvare la stagione chiudendo seconda nel mondiale costruttori, dietro solo alla imprendibile McLaren Mp4/2.


La Ferrari 126 C4 rimane, tuttavia, una delle vetture di Maranello che hanno segnato la fine di un’epoca. Non solo è l’ultima a fregiarsi del nome 126, ma è anche l’ultima vettura alla quale lavora lo storico direttore tecnico della Ferrari, Mauro Foghieri.


Nel Novembre del 1984, infatti, Forghieri si allontana dal reparto corse di Maranello lasciando a Postlethwaite il lavoro di sviluppo sulla futura 156-85.


Una stagione storta


I test invernali non evidenziano particolari problematiche, e le due Ferrari segnano ottimi tempi, in particolar modo al Paul Ricard, dove Alboreto e Arnoux sono battuti dal solo Elio De Angelis su Lotus: bisogna tuttavia considerare che a tali sessioni non partecipa la McLaren


La pista, però, non da le risposte che la Ferrari si aspetta: la monoposto manifesta infatti frequenti noie meccaniche, in particolare alle turbine KKK, e accusa ben dodici ritiri in gara (otto per Alboreto e quattro per Arnoux). L'unica vittoria stagionale, nonché l'unica pole position, viene conquistata nel Gran Premio del Belgio a Zolder con Alboreto; nell'occasione il compagno di squadra Arnoux segna il giro più veloce e chiude terzo.



Per il resto della stagione la Ferrari di rado è in grado di lottare per primeggiare nei Gran Premi, navigando spesso tra il quarto e il sesto posto.


Un qualche beneficio si ottiene però con l'introduzione della versione M2, dotata di pance laterali notevolmente allungate e con profilo rastremato verso il retrotreno, a descrivere il cosiddetto disegno a Coca-Cola, e di una nuova iniezione digitale Weber-Marelli: portata all'esordio nel Gran Premio d'Italia, la vettura consente ad Alboreto di cogliere due secondi e un quarto posto nei tre Gran Premi conclusivi d’Italia, Europa e Portogallo, comunque non sufficienti ad imprimere una svolta al bilancio della stagione.


La Ferrari riesce comunque a concludere al secondo posto il campionato costruttori, ma con meno della metà dei punti della McLaren, dominatrice indiscussa della stagione con la MP4/2 motorizzata Porsche, segnando un netto peggioramento rispetto ai risultati ottenuti negli anni precedenti.


L'annata è inoltre complicata dalle polemiche sorte in seno alla Ferrari e nei confronti dei partner tecnici. La Scuderia di Maranello accusa infatti la Goodyear di aver costruito pneumatici troppo poco resistenti; ma i gommisti americani rifiutano l'accusa e addebitano le scarse performance delle coperture all'eccessiva temperatura sviluppata dall’impianto frenante della vettura.



Fonte di complicazioni è altresì la coabitazione tra i due piloti: la scelta di riservare le maggiori attenzioni tecniche ad Alboreto ben presto demotiva Arnoux, che più volte verrà attaccato dalla stampa italiana per il proprio scarso rendimento in pista.


A fine stagione Mauro Forghieri verrà spostato ad un altro incarico, e il progetto della nuova vettura sarà affidato al solo Harvey Postlethwaite.


La 126 C4 conclude la sua esperienza nel Campionato del Mondo di Formula 1 con una sola vittoria, tre terzi posti in Belgio, Monaco e Austria, e quattro secondi posti ottenuti nei Gran Premi di San Marino, USA West, Italia, ed Europa, per un totale di 57,5 punti iridati conquistati e il secondo posto nella classifica riservata alle case costruttrici.


Andrea Rasponi