Felipe Massa, una promessa mancata!



A San Paolo, il 25 Aprile 1981, mentre in Italia si festeggia la liberazione, in Brasile c’è chi festeggia la nascita di un nuovo figlio.


Chissà, magari è un segno del destino.


Il nome del nascituro è Felipe Massa, Brasiliano di adozione, Italiano di origine, visto che erano i primi anni 20 quando la famiglia Massa emigrò in America, partendo da un piccolo paese situato in Puglia, chiamato Cerignola (di cui tutt’oggi è cittadino onorario).


Felipe non cresce vicino al circuito di Interlagos, come vari suoi connazionali, tuttavia nutre fin dal primo giorno la passione per le corse, iniziando molto presto l'attività con i kart all’età di 9 anni. Nelle categorie propedeutiche vince tutto il possibile e inizia ad essere considerato come la nuova promessa Brasiliana.


Per questo motivo, nell’ambiente di Formula Uno inizia ad essere molto notato, specialmente dalla Ferrari, che sfrutta la collaborazione tecnica con la Sauber per fargli fare un po’ di apprendistato nel 2001. I risultati sono più che soddisfacenti, nonostante qualche spettacolare incidente in gara, quindi dopo i due anni di gavetta ottiene un contratto con la scuderia di Maranello, con il compito di collaudare le auto guidate dai piloti titolari.


Nel 2006 la Ferrari decide di puntare su di lui, offrendogli un contratto come seconda guida, a fianco al Kaiser, in sostituzione del connazionale Rubens Barrichello.


Un Brasiliano per un Brasiliano sostanzialmente.


Felipe non sfigura affatto in termini di risultati, ottenendo subito il primo podio in carriera al Nurburgring, replicando negli USA con un secondo posto, e in Francia con un ulteriore terzo posto. Felipe però ha fame di vittoria, e ottiene così la prima pole position e la prima vittoria in carriera, nel Gran Premio di Turchia. A Monza nello stesso anno, arriva l’annuncio del ritiro del Kaiser, e Felipe vuole dimostrare di essere il pilota su cui puntare per gli anni a venire: così succede, e nel gran premio di casa ottiene la pole position e la vittoria della gara, dopo averla condotta in solitaria dall’inizio alla fine.


L’ultimo brasiliano ad esserci riuscito prima di lui era un certo Ayrton Senna, per far capire la portata di questo risultato.


Il 2007, anno famoso per la Spy-Story Ferrari-McLaren, dovrebbe essere l’anno della consacrazione per Felipe, ma così non è.


Si preannuncia una stagione difficile sin dall’inizio in Australia, con problemi di affidabilità al cambio, ed errori di guida in Malesia, nonostante partisse in pole position. Felipe non si perde d’animo e ottiene le prime vittorie stagionali in Bahrain e Spagna, ottenendo vari podi nelle gare successive. La seconda parte di stagione subisce però un crollo di prestazioni, ottenendo solo un successo in Turchia.


Diviene però importante il suo apporto per la vittoria del primo titolo mondiale di Kimi Raikkonen, compagno di squadra a cui cede la vittoria nel finale di stagione in Brasile.


Con l'anno venturo, Felipe si trova in una situazione difficile, poiché nel confronto diretto in squadra è stato battuto dal compagno di squadra. Per questo motivo, il mondiale 2008 deve essere suo, costi quel che costi.


Il 2008 è una stagione molto combattuta, composta da alti e bassi per tutti i piloti, tant’è che a metà stagione, ben tre piloti si ritrovano in testa alla classifica a pari punti (Raikkonen, Massa, Hamilton). Nella seconda parte di stagione, Felipe sfrutta errori e penalizzazioni altrui per ricucire in parte il gap nei confronti degli altri contendenti per il titolo.


Nel nuovo tracciato di Singapore, prima gara in notturna nella storia della Formula Uno, il brasiliano parte in pole, e in gara non ha rivali. Ma Singapore 2008 è conosciuta per il famoso incidente di Nelson Piquet jr., che decise di sbattere deliberatamente contro le barriere, creando i presupposti per un’entrata della Safety Car, favorendo così la vittoria di Fernando Alonso, ma portando la Ferrari a fare un pit stop anticipato al pilota brasiliano.


Nella concitazione del momento, dal muretto box viene dato il via libera a Felipe nonostante fosse ancora in atto il rifornimento di carburante: la scena che segue è tragica, dato che il pilota brasiliano si trascina per tutta la pit lane il bocchettone rimasto incastrato all'auto, concludendo poi la gara in tredicesima posizione (era primo in gara prima di questo incidente).


La stagione prosegue, e Felipe arriva nell’ultimo GP stagionale con sette punti di svantaggio nei confronti di Lewis Hamilton. Felipe ha dalla sua il pubblico, visto che si corre in Brasile, e deve rispondere presente alla prima opportunità di vittoria.


Felipe vince in Brasile, ma non basta, o meglio, è campione del Mondo per pochi secondi, ma ad Hamilton basta arrivare quinto per laurearsi campione, dopo aver superato Timo Glock nell’ultima curva del circuito abbastanza agevolmente, visto che il team Toyota, decidendo di non fermarsi nonostante la pioggia battente, compie gli ultimi chilometri della gara con gomme da asciutto su asfalto bagnato.


Nulla da fare, festa rimandata al 2009, o almeno questi sono i presupposti.


Il 2009 è l’anno della neonata scuderia Brawn GP ex Honda, comprata da Ross Brawn per la pazza cifra di 1 dollaro, che domina la prima parte della stagione grazie ll'utilizzo del doppio fondo. Durante la stagione però si ha un recupero dei top team sul fronte tecnico, ma la carriera di Felipe subisce un brusco arresto durante le qualifiche del Gran Premio di Ungheria. Il connazionale Rubens Barrichello, a bordo della Brawn GP, lo precede nel giro di lancio, ma sorprendentemente dalla sua vettura si stacca una molla, che c’entra in pieno il casco di Felipe, sfondandolo.


Il brasiliano perde i sensi e urta le barriere di protezione a poco meno di 200 km/h.


Si pensa al dramma.


Felipe viene elitrasportato in ospedale, la stagione per lui è finita, venendo sostituito prima da Luca Badoer, e successivamente dall’italiano Giancarlo Fisichella, dopo che Michael Schumacher rifiuta l'invito a salire sulla vettura lasciata libera dal brasiliano.


Recuperato l’infortunio, Felipe viene minato della fiducia della Ferrari, che lo relega ufficiosamente al rango di gregario, allontanando Kimi Raikkonen e mettendo sotto contratto il due volte campione del mondo Fernando Alonso per il 2010.


Nel 2010, anno del rientro nelle corse, Felipe ottiene buoni risultati, ma non arriva nessun titolo piloti. Il brasiliano recupera alla grande dall’infortunio dell’anno precedente, ma non è più lo stesso, o perlomeno non viene messo a pari condizioni del compagno di squadra. E’ ben nota la tendenza di Alonso, ad accentrare tutta l’attenzione della squadra su di se, che unita al fatto delle troppe opportunità sprecate da Felipe per vincere il titolo negli anni precedenti, spostano il brasiliano in secondo piano.



Felipe, tuttavia, scoprirà solo durante il GP di Germania del 2010 ("Fernando Is Faster Than You") di non essere più ritenuto un pilota di punta, e da questo momento inizierà un declino psicologico e prestazionale non indifferente.


Nonostante tutto, seppur nel 2012 era previsto l'arrivo di Kubica, infine la Ferrari gli rinnova il contratto per altre tre stagioni, fino al 2013 compreso. Le stagioni 2011, 2012 e 2013, sono progressivamente sempre più avare di risultati, complice anche una vettura ben lontana dall’essere costante e competitiva nell’arco dell’intera stagione, venendo surclassato dal compagno di squadra per tutte e tre le stagioni.


Nel 2013, suo ultimo anno in Ferrari, ottiene il primo ed unico podio stagionale in Spagna. A fine stagione Felipe lascia la Ferrari, dopo tre anni non facili da gregario, con un palmarès di 11 vittorie, 14 giri veloci, 15 Pole position, 789 punti in carriera e con un secondo posto come miglior piazzamento in classifica finale.


Un pilota di grande umiltà e umanità, scartato troppo presto e troppo frettolosamente, complice anche quel dannato weekend ungherese, che sicuramente gli ha cambiato la carriera.


Ma questa è la Formula Uno, è un mondo che gira veloce: un giorno puoi essere campione, e il giorno dopo essere trattato come un pilota finito.


Felipe rimane comunque un pilota amato all’interno del paddock, che non recrimina nulla di ciò che ha fatto, senza rimpianti, innamorato della Ferrari e di quella sensazione di essere stato Campione del Mondo per la Ferrari, anche se per pochi secondi.


Andrea Rasponi

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