Eddie Irvine, un'impresa mancata!

Aggiornato il: gen 1



Edmund “Eddie” Irvine Jr nasce il 10 Novembre 1965 a Newtownards, una cittadina dell’Irlanda del Nord.


Eddie inizia a correre nelle categorie minori britanniche nel 1983 ottenendo ottimi risultati.


Nei primi anni ’90 il pilota nord irlandese ottiene diversi podi e vittorie in Formula 3000 e partecipa a due edizioni della 24 Ore di Le Mans. Gli ottimi risultati e uno sponsor importante come la Marlboro gli valgono il debutto in Formula Uno nel 1993 nelle ultime due gare stagionali: Eddie va a punti al debutto, salvo poi trovarsi invischiato in una diatriba con Ayrton Senna nel dopo gara, a causa di un comportamento discutibile ai danni del pilota brasiliano, dalla quale riceve un pugno in faccia dopo un'accesa litigata.


Nel 1994 Eddie si dimostra un pilota veloce, ma troppo incline ad incidenti e comportamenti pericolosi; in Brasile, dopo aver innescato un incidente multiplo, la federazione lo multa per 10.000 dollari e lo squalifica per una gara, poi commutata successivamente a tre gare. Nel 1995 la storia non cambia, e l'irruenza lo porta a commettere errori e a scatenare incidenti. Ma nel Gran Premio del Canada, Eddie riesce per la prima volta in carriera a salire sul terzo gradino del podio.


Questo risultato gli vale un interessamento della Ferrari, che sta riorganizzando la squadra per il 1996, ed è in cerca di un secondo pilota da affiancare a Michael Schumacher. Con Montezemolo che vuole evitare confronti diretti tra Michael e un eventuale pilota Italiano, la Ferrari ingaggia Eddie Irvine pagando alla Jordan 3 milioni di dollari per liberarlo dalla scuderia Irlandese.



Nel 1996, galvanizzato dall’approdo in Ferrari, Eddie ottiene un podio al debutto e tre arrivi a punti consecutivi nelle gare successive, nonostante abbia provato poco la vettura nei test invernali. L’irlandese durante tutta la stagione si dimostra veloce e più costante delle stagioni precedenti, collezionando otto ritiri in buona parte causati dal cedimento del cambio:


"Stavo per iniziare la stagione del 1996 con una macchina che era un mezzo rottame. Cadeva a pezzi. Di mattina si andava a Fiorano per le prove alle 8, la pista era fredda e le gomme erano nuove, così mi dicevo, la macchina non è tanto male. Poi si verificava un guasto e passavamo la giornata a riparalo. La temperatura della pista intanto saliva, poi scendeva: quando alla fine della giornata si usciva per l'ultima corsa la macchina era di nuovo ok. Ma un giorno che l'avevamo sistemata entro l'ora di pranzo e io sono uscito in pista mentre faceva caldo ho capito che era impossibile guidarla".


"Quella macchina andava bene per tre giri, poi le gomme posteriori erano distrutte".

Nel 1997 la Ferrari schiera la F310B, ossia un’evoluzione della precedente F310 che risulta essere veloce e capace di giocarsi il titolo mondiale contro la Williams. Grazie a questa ritrovata competitività Eddie riesce ad ottenere un secondo posto in Argentina e quattro terzi posti nei Gran Premi di: San Marino, Monaco, Francia e Giappone.


L’irlandese non riesce però a sfruttare in pieno le potenzialità della vettura, cogliendo nelle gare restanti solo ritiri o piazzamenti fuori dalla zona punti causati principalmente per errori o incidenti da lui causati. Conclude la stagione con un quinto posto nel Gran Premio d’Europa e in settima posizione finale, con un totale di 24 punti.



La classifica finale denota i limiti su cui Eddie deve lavorare nelle stagioni seguenti per migliorare, visto che il suo compagno di squadra si è giocato il mondiale finendo al secondo posto.


La stagione seguente si caratterizza con un inizio deludente per l’irlandese, con solo un quarto e un ottavo posto all’attivo, ma dal terzo appuntamento in poi riesce ad ottenere sei podi su sette gare disputate, presentando una costanza mai mostrata fin’ora.

Il 1998 è la sua migliore stagione dal debutto, dato che l'irlandese ottiene cinque terzi posti nei Gran Premi di Argentina, San Marino, Monaco, Canada e Inghilterra, tre secondi posti in Francia, Italia e Giappone, e vari arrivi a punti con solamente tre ritiri stagionali, che gli valgono il quarto posto finale e 47 punti in totale.


Nel Gran Premio di Francia e Italia, Eddie contribuì ad ottenere le prime due doppiette stagionali della Ferrari, a distanza di otto anni dall’ultima realizzata con Prost e Mansell in Spagna, nel 1990. Inoltre Eddie cede varie volte la posizione in gara a favore del team mate, facendo chiaramente capire le gerarchie all’interno della squadra.


Il 1999 è pieno di colpi di scena, e si apre con la prima vittoria dell’irlandese in Australia, sfruttando i ritiri delle McLaren e i problemi del compagno di squadra.


Eddie è in gran forma ma viene rallentato da un problema al serbatoio dell’aria delle valvole pneumatiche in Brasile, chiudendo comunque al quinto posto, e ad Imola con la rottura del motore quando occupava la terza posizione.


Due settimane più tardi a Monaco viene colta la terza doppietta Ferrari dal duo Schumacher-Irvine, con Eddie che conclude al secondo posto.



In Canada l’irlandese torna sul gradino più basso del podio e fa segnare in gara il suo unico giro veloce in carriera. La F399 è una vettura capace di vincere il mondiale ma Eddie non è di certo l’uomo designato a compiere questa impresa.


Nel Gran Premio d’Inghilterra va in scena un terribile incidente alla curva Stowe per Michael Schumacher, infatti la sua vettura accusa un problema all’impianto frenante (dato da una vite di spurgo del circuito idraulico allentata) durante una fase di sorpasso proprio ai danni del team mate irlandese (in questa gara Eddie concluderà in seconda posizione).


La vettura di Michael impatta le barriere a forte velocità, comportando la rottura della tibia e del perone del pilota tedesco. Eddie rileva quindi i ranghi di primo pilota, affiancato da Mika Salo.


Nelle gare successive l’irlandese ottiene due vittorie in Austria e Germania, in quest’ultima aiutato da ordini di scuderia, che gli valgono la prima posizione in classifica iridata.






















La stagione prosegue con un terzo posto in Olanda e un Mika Hakkinen, stretto contendente per il titolo, che riesce a recuperare lo svantaggio dall’irlandese, arrivando al mitico Gran Premio d’Europa a pari punti.


La gara al Nurburgring è piena di colpi di scena, causati da un meteo avverso ed errori di piloti e team.


Uno di questi è stato commesso dalla scuderia Ferrarie da Eddie.


Al ventunesimo giro Eddie si ferma per la sosta ai box, ma dopo aver chiesto pneumatici da bagnato cambia clamorosamente idea all’ultimo momento chiedendo coperture da asciutto.


Nella concitazione del momento i meccanici perdono lo pneumatico posteriore destro, facendo perdere secondi preziosi all’irlandese. Il meteo cambiò varie volte e Irvine concluse al settimo posto, mentre Hakkinen si piazzò in quinta posizione.


Il Gran Premio d’Europa scatena molte polemiche da parte dei tifosi della Ferrari, alcuni dei quali arrivarono a sostenere che la casa di Maranello fece di proposito questo errore per impedire all’irlandese di vincere il titolo iridato.

Per le ultime due gare stagionali torna al volante Michael Schumacher con l’obiettivo di aiutare il team mate a vincere il mondiale. L’aiuto del tedesco si rivela determinante per la vittoria di Eddie in Malesia, gara in cui avviene un altro colpo di scena.



La Ferrari viene squalificata per deflettori non conformi, ma successivamente viene riammessa in graduatoria dopo essere ricorsa in appello.


Si arriva quindi all’ultimo appuntamento stagionale in Giappone, con Eddie Irvine in vantaggio di quattro punti su Mika Hakkinen. Eddie non va oltre la quinta posizione in qualifica, mentre il rientrante Michael Schumacher conquista la pole position, affiancato proprio da Hakkinen.


In partenza il tedesco parte male e viene sopravanzato dal finlandese, che manterrà la testa della gara fino alla fine, mentre Eddie non va oltre un misero terzo posto e perde il mondiale per solo due punti.



Anni più tardi, il pilota irlandese ha commentato quanto accaduto durante la stagione 1999, sostenendo che dopo l’incidente di Micheal seguì un mancato sviluppo della vettura:


"Il problema principale di quella stagione fu che quando Michael ebbe l’incidente, la Ferrari smise di sviluppare la macchina in galleria del vento e si concentrò sulla vettura dell’anno successivo. Per loro era logico, perché le possibilità di vincere il campionato erano basse. La McLaren aveva un’auto migliore e più veloce della nostra, non sapevamo che le circostanze avrebbero occasionalmente lavorato in nostro favore nelle ultime gare. La squadra apportò alcuni sviluppi all’auto del ’99, prendendoli direttamente da quella del 2000, e così facemmo un passo avanti nelle prestazioni".


"Quello che mi ha veramente seccato è stato continuare a correre per i collaudi quando non c'era niente da collaudare. Era solo un'operazione di relazioni pubbliche, così davano l'impressione di aiutare Irvine a vincere il mondiale".


"Dovevano prendere una decisione aziendale molto chiara e si chiesero se Irvine poteva vincere al volante della Ferrari del 1999. Tutti avrebbero detto di no, incluso me, perché quell’anno la McLaren era un secondo al giro più veloce della nostra macchina. Sapevano che Michael sarebbe tornato nella stagione successiva (poi, in realtà Schumacher affrettò i tempi e riuscì a tornare prima del previsto in pista), perciò la cosa aveva totalmente senso".


"Certo, sarebbe stato bello diventare campione del mondo, ma ci sono piloti che hanno vinto il titolo e dei quali sapevo di essere più bravo. Poi ce ne sono altri, che a loro volta non hanno mai conquistato il Mondiale, che erano anche migliori di me. Ma la mia vita va decisamente bene così e non posso assolutamente lamentarmi".



La Ferrari non rinnova il contratto a Eddie per le stagioni successive, e la sua avventura con la casa di Maranello si conclude con 4 vittorie e 18 podi.


Tuttavia, anche grazie al suo supporto, a Ferrari torna a vincere un Titolo Iridato Costruttori sedici anni dopo l’ultimo alloro mondiale conquistato con la Ferrari 126 C3, nel lontano 1983, quando a guidare la Rossa di Maranello erano René Arnoux e Patrick Tambay.


Andrea Rasponi

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