Cliff Allison, il combattente che colpisce Mike Hawthorn ed Enzo Ferrari



L’8 Febbraio 1932 nasce a Brough, in Gran Bretagna, Henri Clifford Allison. All’età di vent'anni, grazie all'aiuto della famiglia, che è proprietaria di un’azienda di garage, Cliff acquista una Cooper-Norton con cui partecipa al campionato di Formula 3.


Le prestazioni di Allison, ma soprattutto i suoi successi non passano inosservati, infatti sui taccuini degli scout inglesi c’è da tempo il suo nome: Cliff viene notato anche da Colin Chapman, che gli offre la possibilità di diventare un pilota della Lotus.


Nel 1956, dopo aver vinto a Brands Hatch, essere giunto secondo a Rouen, e quarto a Goodwood e Silverstone, gli viene data l’opportunità di esordire alla 24 Ore di Le Mans in coppia con Keith Hall, ma durante la decima ora, i due si ritirano.


Dopo aver finito l’anno riuscendo a salire costantemente sul podio, la stagione successiva sarà quella della svolta: bissando la vittoria a Brands Hatch, con la quattordicesima posizione a Le Mans, e due ulteriori vittorie, Cliff riesce a convincere Chapman ad offrirgli l’opportunità di diventare un pilota di Formula Uno.


Il debutto nel circus avviene a Monte Carlo, il 18 Maggio 1958, dove già al sabato dimostra di aver meritato questa chance segnando il tredicesimo tempo, ed in gara rimonta e raggiunge il sesto posto, arrivando ad un passo dalla zona punti.


Lo stesso risultato lo ottiene una settimana più tardi, in Olanda: scattato dall’undicesima posizione, ancora una volta Cliff recupera cinque posizioni, chiudendo sesto a due giri dal vincitore Moss, e davanti alla Ferrari di Musso.


Allison riesce a migliorarsi sul circuito di Spa, dove parte quattordicesimo, ma è nuovamente autore di una straordinaria rimonta che gli permette di ottenere i primi punti, dopo esser giunto quarto al traguardo.


A questo punto ci si aspetta che a Reims Allison possa continuare a stupire, tuttavia nelle prove ufficiali è solo penultimo, e al ventesimo giro è costretto al ritiro per un guasto al propulsore. Il riscatto sembra poter arrivare a Silverstone, infatti sul circuito di casa è quinto in qualifica, ma un altro cedimento al motore della sua Lotus, al quinto giro, gli impedisce di terminare al gara.


Al Nurburgring, così come a Reims, Cliff è costretto a partire dall’ultima fila, ma il britannico dimostra nuovamente di essere un pilota da gara, recuperando quattordici posizioni rispetto al giorno precedente, e chiudendo al decimo posto.


Cliff fatica anche nelle qualifiche di Monza, dove non riesce ad andare oltre la sedicesima posizione, ma in gara taglia il traguardo settimo, dietro al compagno di squadra Graham Hill.


A questo punto, Allison, nell’ultimo Gran Premio stagionale in Marocco spera di riscattarsi, ma non ci riesce: infatti, anche ad Ain Diab, Cliff segna soltanto il sedicesimo tempo nelle prove ufficiali, ma in gara non va oltre il decimo posto, e conclude la prima stagione in Formula Uno in diciottesima posizione, con i 3 punti conquistati in Belgio.


Tuttavia, le prestazioni del 1958 colpiscono Mike Hawthorn.


Il connazionale, che da poco ha deciso di lasciare le corse, convince Enzo Ferrari a scegliere Cliff come suo erede. Il fondatore dell'omonima Scuderia, dopo averlo visto guidare in un test, gli offre subito un contratto.


Questo episodio rimarrà per sempre nella mente di Cliff, che in una delle sue ultime interviste ha raccontato:


"Penso che quando Mike Hawthorn si ritirò alla fine dell'anno, avrebbe potuto menzionare Graham Hill e me come potenziali candidati per sostituirlo nel team Ferrari. Sono andato molto d'accordo con Mike, e abbiamo trascorso molto tempo insieme. Penso piuttosto che Graham fosse un po troppo filo-britannico per essere veramente interessato, ma sono andato a Modena e ho fatto un accordo per l'anno successivo, per correre con la squadra di macchine sportive e per iniziare come pilota di riserva nella squadra del Grand Prix".


Il suo rapporto con la Ferrari inizia subito con un piazzamento sul podio.


Con la Ferrari 25 Testa Rossa, l’inglese trova subito il feeling, e a Sebring è secondo; un risultato che non lascia indifferente Ferrari, che decide di schierarlo sulla griglia di partenza a Monaco, per il primo Gran Premio valevole per il Campionato del Mondiale di Formula Uno.


Tuttavia, se con le auto sportive il suo debutto era stato da sogno, non altrettanto lo sarà in Formula Uno. Come con la Lotus, Cliff fatica in qualifica (è quindicesimo dietro all’ex compagno di squadra Hill), mentre in gara viene coinvolto un incidente durante il quindicesimo giro.


Anche a Le Mans le cose non vanno bene: insieme al brasiliano Da Silva Ramos, Cliff segna buoni tempi durante le prove, ma nel corso della quarta ora i due piloti sono costretti al ritiro, a causa di un problema ad una guarnizione della testata.


Il primo piazzamento nel circus con il Cavallino Rampante arriva in Olanda. Nonostante a Zandwoort si palesano nuovamente i suoi limiti sul giro secco, ed è costretto a partire dall’ultima casella, Allison conclude in nona posizione.


Dopo aver saltato gli appuntamenti in Francia e Gran Bretagna, Cliff parte per la Germania con l’obiettivo di conquistare i primi punti con la Ferrari, ma dopo essere scattato nuovamente dall’ultima fila, un guasto alla frizione lo costringe per la seconda volta al ritiro, su tre Gran Premi disputati.


L’inglese torna sul podio al Tourist Trophy insieme a Gendebien, Phil Hill e Tony Brooks.


Questo risultato gli permette di ritrovare la fiducia in vista del Gran Premio d’Italia, dove finalmente può dimostrare ad Hawthorn e a Ferrari di averci visto giusto qualche mese prima. A Monza, in qualifica Allison segna l'ottavo tempo, ed il giorno successivo recupera fino alla quinta posizione, piazzandosi dietro al compagno di squadra Gurney, ed a quarantasei secondi dal vincitore Moss, conquistando i primi punti stagionali.


Nelle prove ufficiali dell’ultimo Gran Premio della stagione 1959, corso negli Stati Uniti, sul circuito di Sebring, Cliff sembra poter chiudere l’anno con un altro buon risultato: tuttavia, dopo essere partito dalla settima posizione, il britannico si porta subito tra i primi, ma mentre è terzo alle spalle delle due Cooper di Brabham e McLaren, che poi vincerà la gara, al settimo giro viene tradito dalla frizione che si stacca, ed è costretto a terminare il campionato al diciassettesimo posto, con i soli due punti conquistati al Gran Premio d'Italia, a Monza.


Nonostante la delusione per un campionato in cui è stato poco attivo, e altrettanto poco fortunato, nella stagione 1960 Cliff parte subito forte, vincendo con Phil Hill la 1000 chilometri di Buenos Aires. L’Argentina porta bene al pilota britannico, dato che anche nel primo Gran Premio stagionale di Formula Uno si prende di forza quel podio sfuggito a Sebring.


A Buenos Aires, Allison in qualifica è settimo, ma il giorno dopo si scatena e rimonta diverse posizioni, fino a raggiungere la seconda e terminare la gara a ventisei secondi da Bruce McLaren, conquistando il primo podio in Formula Uno con la Scuderia di Maranello.



Nei mesi successivi, Allison si concentra sulla 24 Ore di Le Mans, e per fare le prove generali in vista di quest’appuntamento, partecipa al Targa Florio. La corsa italiana, però, non gli regalerà emozioni positive, come racconterà il pilota britannico qualche anno più tardi:


"Stavo andando giù per uno dei lunghi rettilinei, e improvvisamente mi sono reso conto di una vibrazione. Mi sono arretrato leggermente, ma quando sono tornato sull'acceleratore non è stato poi di nuovo così male. Mi chiedevo se potesse esserci un problema con lo sterzo, ma si è scoperto che una gomma anteriore si era sgonfiata e la forza centrifuga a 160 mph stava quasi permettendo alla macchina di rimanere sotto controllo. Quando ho provato a rallentare mi sono trovato in guai seri, dirigendomi dritto verso la fine di un muro sul lato di un ponte. Sono riuscito a deviare da quello, ma l'auto è decollata, prima di schiantarsi in un campo sul lato opposto della strada. Abbassai lo sguardo cercando di capire dove ero finito, e appena vidi fango e terra non si può immaginare quanto mi sentissi sollevato, ma se non avessi tenuto i piedi sui pedali avrei potuto finire piuttosto male".


Questo grosso spavento sembra essere solo un caso isolato ed un brutto ricordo quando Cliff giunge a Monaco per la disputa del Gran Premio di Formula Uno, ed invece a Monte Carlo è protagonista di un altro terribile incidente. Il fine settimana inizia subito male, poiché a causa di un problema con i cronometraggi vengono cancellati tutti i tempi, e per questo il britannico, durante il secondo giorno di prove, torna in pista anche per provare il nuovo telaio che gli aveva messo a disposizione la Ferrari.



Allison è alla chicane del porto, quando va in testa coda e sbatte contro il guardrail. I commissari giungono immediatamente sul posto, ma Allison è privo di sensi. Quando viene portato in ospedale entra in coma, e si inizia a temere il peggio. Invece Cliff dimostra di essere un combattente sorprendendo i medici, non tanto perché in pochi credevano che ce l’avrebbe fatta, ma per quello che fa nel momento in cui apre gli occhi:


"Mi sono svegliato sedici giorni dopo in ospedale parlando francese, il che era abbastanza strano, perché non conoscevo il francese".


Nonostante in molti avessero dubbi sulle possibilità che il britannico potesse tornare a guidare un'auto da corsa, Enzo Ferrari gli offre il ruolo di collaudatore. Ma Allison rifiuta, in quanto vuole stupire di nuovo tutti, e dimostrare che quest'incidente non ha scalfito il suo talento. Per questo motivo, Cliff decide di abbandonare la Scuderia di Maranello, rimanendo però legato affettivamente al suo fondatore.


Ancora una volta Allison riesce a vincere la sua sfida, ed all’inizio del 1961 accetta l’offerta della Udt Laystall, prendendo così parte ad alcune gare britanniche. Al ritorno in auto, Cliff dimostra di essere competitivo, e con il terzo posto ottenuto al National Open Oulton Park, Aintree 200 e Silverston 200, convince la British Racing Partneship ad ingaggiarlo.


Quando inizia il mondiale di Formula Uno a Monaco il 14 Maggio 1961, gli occhi del paddock sono puntati su Allison, che a distanza di undici mesi torna sulla pista dove avvenne l’incidente che avrebbe potuto stroncare la sua carriera. Cliff, fin dai primi turni dimostra di non avere la minima paura dei muretti del Principato.


Al volante della sua Lotus del team BRP, Cliff si difende nelle qualifiche ed è quindicesimo, ed il giorno seguente conferma di essere un pilota da gara, recuperando sette posizioni rispetto alla partenza, e chiudendo all’ottavo posto.


Allison ricorda come se fosse ieri l’emozioni di quel ritorno, ed anche i motivi che l’hanno spinto a fare una simile scelta:


"Mi mancava la vita e l’adrenalina in macchina, ed il fatto di essere parte di quel mondo. Volevo soltanto risentire il gusto di guidare, e tornare l’eccitazione di tutto questo".


Cliff decide di tornare anche a Le Mans con la Udt, ma la corsa francese è ancora una volta stregata, ed insieme a Mckee è costretto a ritirarsi nel corso dell’undicesima ora, a causa di un problema al motore.


Allison parte per il Belgio con l’obiettivo di cancellare la delusione di Le Sarthe, ma il suo week-end finisce presto, a causa di un altro incidente venutosi a creare appena scende in pista, nell'intento di vincere il ballottaggio con Henri Taylor.


Questo perché la BRP può schierare un'unica vettura a Spa, ed allora il britannico entra in pista fin dal primo turno di prove libere, spingendo forte e cercando subito il limite, ma perde il controllo della sua Lotus a Blanchimont.


Cliff si rompe entrambe le gambe, ma questa volta non riesce a compiere un nuovo miracolo e si arrende al destino, decidendo di ritirarsi. Il pilota britannico lascia le corse con settanta gare all'attivo, sei vittorie, quindici podi, due pole position, ed 11 punti in totale conquistati nei vari Campionati Mondiali di Formula Uno.


Dopo aver appeso il casco al chiodo, Allison si è allontanato dal mondo dei motori, decidendo di occuparsi dell’attività di famiglia. La scelta di aver lasciato il mondo delle corse è stata, per molto tempo, una ferita difficile da rimarginare:


"Sono passati anni prima che volessi andare di nuovo vicino a una gara. Ci è voluto molto tempo prima che venissi a patti con la mia situazione. Ero molto amareggiato per l'intera faccenda. Ricordo un week-end terribile qualche anno dopo, a Silverstone: i miei amici erano quasi tutti lì, a correre, e io a fare da spettatore. Mi sentivo amareggiato. Anzi, fregato".


Il suo nome, fino agli ultimi giorni della sua vita, è rimasto legato alla Ferrari.


Ogni mattina mentre portava o andava riprendere gli studenti, quei ragazzi rimanevano stupiti nel vedere al volante del pullman quel pilota che aveva conquistato Ferrari, a cui soltanto il destino impedì di vincere di più con la Scuderia di Maranello.


Massimiliano Amato

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