Cesare Perdisa, il pilota amante della dolce vita



Nell’Italia a cavallo fra la fine degli anni '50 e l’inizio degli anni '60 si sviluppa un periodo destinato a fare la storia, la Dolce Vita. È un periodo che coinvolge tutti gli aspetti della vita italiana, anche quelli insospettabili come ad esempio lo sport. In questo periodo, infatti, è presente un pilota che più di tutti è riuscito ad incarnare questo stile di vita: Cesare Perdisa.


Bolognese di origine, Cesare nasce nel capoluogo emiliano il 21 Ottobre 1932.


Di famiglia agiata, il futuro pilota della Ferrari è figlio di Luigi, preside della facoltà di agraria all’università di Bologna e fondatore nel 1935 della Calderini-Edagricole. Il padre auspica che il figlio possa seguirne le orme ma il buon Cesare nutre un’altra passione, quella per i motori. Nonostante l’avversione del padre per l’impegno del figlio nel mondo delle corse, Cesare fa il suo debutto nel mondo delle competizioni nel 1954, al volante di una Maserati T2000 S, ottenendo un quarto posto a Imola, seguito da un quinto al Gran Premio del Portogallo e dal terzo al Gran Premio di Siracusa.


Il giovane Cesare si rivela fin da subito un pilota velocissimo, tanto che già l’anno seguente, a soli ventitré anni, fa il suo debutto in Formula 1 sempre alla guida di una Maserati. La cornice del suo debutto è quella più glamour in assoluto, Monte Carlo.


È il 22 Maggio 1955, fa molto caldo, i giri da percorrere sono cento. Il giovane bolognese parte dalla sesta fila, e conduce una gara costante che lo porta sino al terzo posto finale che condividerà con il pilota francese Jean Behra, che la Maserati aveva ingaggiato per sostituire Stirling Moss, passato alla Mercedes.


In questo stesso anno Cesare disputerà un altro prestigioso Gran Premio, questa volta in Belgio, terminando all’ottavo posto sempre alla guida di una Maserati. Parallelamente, il pilota bolognese otterrà ulteriori successi nelle gare titolate di Bari e al Gran Premio Shell di Imola. Il livello delle sue prestazioni sarà altrettanto di livello nel 1956, poiché sempre alla guida della Maserati, disputerà altre quattro gare di Formula 1, ottenendo un altro podio in Belgio (terzo in condivisione con Moss), un quinto posto in Francia e un settimo posto in Gran Bretagna, ma si ritirerà in Germania.


Grazie a questi ottimi risultati la Maserati lo conferma al volante di una 300S per la 1000 Chilometri del Nurburgring, che però non porterà a termine.


Nel 1957 Cesare rimane a Modena, ma cambia Casa automobilistica coronando il sogno di guidare per la Ferrari. Al primo Gran Premio disputato con le vetture di Maranello si piazza al sesto posto, in occasione del Gran Premio d'Argentina, ma la sua carriera si interromperà bruscamente quando, impegnato nella 12 Ore di Sebring, viene a sapere che il suo amico e compagno di squadra, Eugenio Castellotti, ha perso la vita a Modena a causa di un incidente durante una sessione di prove.


Inizialmente questa tragedia lo scuote al punto di decidere di non partecipare alla gara statunitense, e parallelamente accoglie la richiesta dei genitori, che esprimono il volere di un immediato ritiro dalle competizioni, seppur momentaneo.


L'abbandono alle corse, da momentaneo diventa ben presto definivo, e Cesare si dedicherà alla carriera industriale nel settore editoriale.


Amante della bella vita, amico di cantanti come Gino Paoli e Fred Bongusto, e scrittori del calibro di Luca Goldoni (si racconta del famoso viaggio a tutta velocità da Bologna a Cortina spaventando da matti il famoso romanziere), superstizioso al punto da volere che le sue macchine avessero numeri di corsa con il 7, Cesare si spegnerà a Bologna il 10 Maggio 1998, lasciando un modo di vivere e di intendere le corse come se fosse un D’Artagnan dei tempi moderni.


Simone Centonze