Brawn BGP-001, Un anno, un sogno



Il 2009 è stato un anno estremamente critico nella storia della F1, poco per quanto avvenuto in pista e tanto, tantissimo per quello che è successo al di fuori di essa, dove si è combattuta la battaglia politica più aspra degli anni 2000 e che ha rischiato di vedere il mondo della F1 spezzarsi letteralmente in due: FIA da una parte, FOTA dall’altra.


In un mondo complesso e soprattutto dominato dal fattore economico come la F1, un’annata così caotica può diventare l’occasione giusta per permettere alle figure più geniali di affermarsi pur non avendo a disposizione il budget dei colossi, uno di quei giorni giusti affinché Davide possa battere Golia, e ad approfittare di tutto questo fu l’ingegnere britannico Ross Brawn.


Dalla crisi economica a quella politica


Questa situazione origina in un momento di forte crisi di natura economica: i costi della Formula 1 sono sempre più difficili da sostenere per i team, soprattutto per quelli che nonostante gli ingenti investimenti non hanno mai avuto un ritorno importante sul piano dei risultati e, di conseguenza, sulla crescita del valore d’immagine del brand.


Tutto questo porta Honda ad alzare bandiera bianca e a vendere le quote di maggioranza del team (rilevate appunto da Ross Brawn) e diversi altri marchi a valutare la stessa idea, senza contare che ovviamente si registrava una drastica diminuzione dell’interesse da parte di altri produttori a valutare l’ingresso in F1. Tutto questo portò la FIA a proporre delle novità rivoluzionarie sul regolamento, tra budget cup ed importanti cambiamenti semplificativi sul piano tecnico che verranno (in parte) adottati proprio a partire dalla stagione 2009.


La FIA voleva una Formula 1 più economica, più semplice e di conseguenza più adatta alla possibilità che venissero ribaltate le gerarchie vigenti, esponendo maggiormente i big team ad essere insidiati dalle scuderie con budget minori. Questa situazione portò inevitabilmente ad un braccio di ferro tra FIA e FOTA, alla testa della quale si mise la Ferrari a sua volta sostenuta principalmente da McLaren e RedBull, senza che vi fossero inizialmente prospettive di un punto di incontro tra le parti e portando addirittura la FOTA a minacciare l’uscita dei team principali dalla Formula Uno per andare a costituire un campionato a parte che rispecchiasse maggiormente il significato originario del mondiale per prototipi, ovvero la ricerca di prestazione ed innovazione tecnologica non vincolata ai costi e alla sostenibilità per i team minori.


Questa battaglia si perpetuò per una lunga fase dell’anno 2009 anche mentre il mondiale era in corso, portando piano piano FIA e FOTA e trovare dei compromessi basati soprattutto su delle sottoscrizioni dei team al patto della concordia vincolate ad alcuni passi indietro da parte della FIA. Questo marasma politico sembrò quasi spostare l’attenzione del mondo della Formula Uno all’esterno della pista, sulla quale invece un uomo in particolare si era focalizzato comprendendo la grande possibilità offertagli da questo momento di confusione: stiamo parlando di Ross Brawn.


La nascita della Brawn GP e i suoi segreti


Come detto in precedenza, Honda fu il primo team ad arrendersi ai crescenti costi di gestione derivanti dalla F1 e, complice anche la contrazione del mercato causata dalla crisi economica globale, decise di abbandonare cedendo le quote del team. Quale fu il prezzo di tale operazione di mercato? Una sterlina. Il problema infatti non consisteva di per sé nel valore del team, bensì nei suoi alti costi di gestione, per abbattere i quali Honda era disposta a vendere il team a nulla. All’atto del passaggio di proprietà, l’acquisizione del team da parte di Ross Brawn fu registrata come un’operazione avvenuta alla cifra simbolica di una sterlina.



Una volta rilevato il team, Brawn si trovò a dover affrontare in prima persona proprio quella difficoltà economica che aveva convinto Honda a cedere, trovandosi per altro inizialmente senza l’ombra di uno sponsor. Durante tutta la stagione, l’ingegnere inglese sarà impegnato in una spasmodica ricerca di marchi disposti a sponsorizzare il suo team, alcuni dei quali appariranno sulla livrea della monoposto solo per alcuni gran premi, ma il vero supporto economico sui cui la scuderia ebbe la possibilità di contare proveniva da un'altra figura nota per la propria eccentricità e genialità: Richard Branson. Il patron di Virgin era un noto appassionato di sport estremi e delle sfide in generale, non fu dunque difficile per Brawn convincerlo ad affacciarsi sul mondo della F1 intraprendendo questa sfida che, a priori, sembrava avere davvero dell’incredibile.


Come poteva fare un team neonato, rilevato da un ingegnere a seguito di un fallimento e quasi privo di ogni supporto a cimentarsi nel complesso (e costoso) mondo della Formula 1? L’unico vantaggio della Brawn GP era quello di avere un proprietario estremamente competente in tema di F1 e con un passato strepitoso come direttore tecnico in Ferrari. Partendo proprio da questo punto, in qualità di grande direttore Brawn sapeva puntare sui cavalli giusti, così affidò il progetto della vettura a Jörg Zander e Loïc Bigois, i quali si basarono su un progetto che derivava proprio dalla Honda.



Per la stagione 2009 era prevista una semplificazione di massima dell’aerodinamica, con ali anteriori più semplici e grandi (similmente al passaggio che stiamo vivendo ora tra 2018 e 2019) e ali posteriori più strette ed altre. I deviatori di flusso non potevano inoltre occupare la loro classica posizione davanti alle pance laterali, dunque la Brawn GP adottò questi componenti in misura più piccola ed in posizione molto più avanzata. Per quanto riguarda l’avantreno, vennero adottati degli schemi delle sospensioni anteriori totalmente rinnovati e soprattutto venne deciso di abbassare più possibile il muso, cosa che andava contro la tendenza di adottare il musetto alto prediletta dagli altri team.

Detto questo il vero punto di forza di questa vettura si trovava nella zona posteriore, dove la Brawn adottò un doppio diffusore che portò tanto vantaggio in pista ed altrettante polemiche al di fuori di essa, dove fu bersagliato dagli altri team che lo ritenevano non conforme al regolamento. Questo componente, avvallato dalla FIA nonostante le proteste degli altri team, era caratterizzato da una feritoia che divideva l’aria proveniente dal fondo in due direzioni: quella “classica” che portava i flussi a scorrere sulla superficie inferiore dell’estrattore più un'altra via che sfociava in un buco posto in posizione superiore e centrale. Questa doppia via dell’aria aumentava notevolmente la deportanza generata al posteriore, garantendo un’ottima trazione utile a scaricare a terra i cavalli del potente motore Mercedes equipaggiato.



La stagione venne dominata dalla Brawn e dai suoi piloti, l’inglese Janson Button (che trionferà nel campionato piloti) e il brasiliano Rubens Barrichello, ex pilota Ferrari. La supremazia di questa monoposto fu evidente soprattutto nella prima fase della stagione quando raccolse ben 6 successi nelle prime 5 gare. Col tempo il gap venne recuperato da Redbull la quale stava gettando le basi per il suo lungo dominio che sarebbe iniziato nell’anno successivo, ma i rapidi sviluppi e tutte le intuizioni di Newey arrivarono troppo tardi per compensare l’enorme vantaggio accumulato dalla Brawn nei primi GP.


Al termine della stagione, dopo aver conquistato i titoli piloti e costruttori, la Brawn fu rilevata da Mercedes che mise così in scena il suo grande ritorno in Formula 1 (a dire il vero non poco travagliato nei primi anni).


La scuderia di Ross Brawn partecipò dunque ad un unico campionato mondiale e, approfittando del caos politico e tecnico derivante dai nuovi regolamenti, sfruttò questa occasione per scrivere il proprio nome indelebilmente nell’albo d’oro della F1, senza concedere agli spettatori nessun’altra apparizione. Molto probabilmente l’ingegnere inglese era consapevole del fatto che appena il mondo della F1 avesse ritrovato il proprio equilibrio tecnico e politico non sarebbe più stato possibile per la propria scuderia rivaleggiare per la vittoria, ma questo rende la storia di questo team ancora più affascinante.


Massimiliano Boscarolli

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